Chi avesse veduto la Maddalena custodire Nanni nella sua malattia,
avrebbe detto davvero che una buona e amorosa assistenza è la migliore
di tutte le medicine. Il dolore che l’aveva oppressa quando lo vide
ridotto agli estremi, era stato chiaro indizio pe’ suoi genitori
che la si fosse da lungo tempo affezionata a lui con quell’ingenuo
abbandono dell’innocenza che ama il buono ed il bello, e d’altro
non si cura. Poi la riflessione dell’età e l’esempio di ciò che le
altre fanciulle oneste e dicono e fanno, dovevano averla naturalmente
condotta a celare con gelosa ritenutezza quel sentimento, al giovine
per modestia, ai genitori per temenza che non potessero approvarlo.
Ma l’affezione fraterna s’era già convertita in amore d’innamorata; e
sapesse o no d’essere corrisposta, avesse o no la speranza di divenire
sposa di Nanni, il suo cuore ormai era dato, e per sempre, a lui solo.
Fortuna dunque che i genitori avessero ragione di tener Nanni in conto
di giovine virtuoso, che sapessero vincere il pregiudizio che gli
stava contro per la nascita, e avessero conosciuto, anche prima della
figliuola, com’egli ne fosse amante segreto, e rispettoso, rassegnato
se mai, a non possederla, credendolo cosa impossibile. Ebbero quasi
a pentirsi che la fredda prudenza, la quale in simili negozj si suol
dire non è mai troppa, gli avesse fatti indugiare soverchiamente a
render palese ai due giovani l’animo loro; perchè temerono che se
Nanni non avesse potuto scampare dal fiero morbo, la fanciulla se ne
sarebbe accorata tanto, da perderne anch’essa la salute e la vita.
Ma poichè il pericolo sembrò del tutto svanito, essi medesimi fecero
animo alla figliuola, mostrandole che già da lungo tempo conoscevano
e non biasimavano i suoi desiderj onestamente occulti, e lasciando
a lei principalmente, in tutto ciò che non poteva offendere il suo
pudore, la custodia d’una vita che ormai a lei medesima apparteneva.
E di questo seppero intanto fare accorto il buon giovine, quando
videro che il giubbilo di così bella speranza poteva dargli coraggio
ed ajutare la sua guarigione. Oh! come allora la pallida faccia di
Nanni si ricoperse tutta d’insolita serenità! Che palpiti di non mai
più goduta consolazione, quando Andrea, dopo essersi con prudenti
domande assicurato della sua inclinazione per la Maddalena, gli ebbe
detto addirittura: — Potevi tu dubitare che noi che ti vogliamo bene da
tanto tempo come a un figliuolo, perchè tu lo meriti, dovessimo avere
difficoltà a farti propriamente della nostra famiglia? Se tu non ti
fossi portato sempre bene, t’avrei io tenuto con questa fanciulla per
casa? Dunque pensa intanto a guarire, e a suo tempo, questo, possiamo
dire, è un negozio fatto. —
Nanni non aveva parole da rispondere, tanta era la sua gioja! E
difatti la guarigione già incominciata progrediva sollecitamente.
La Maddalena poi, il suo angiolo custode, vegliando al capezzale di
colui ch’ella poteva considerare suo fidanzato, aveva ripreso quella
vereconda franchezza, che usava con lui nei primi anni che si conobbero
da fanciulli; e sulla faccia di Nanni non appariva più la mestizia,
nè le sue parole erano rade come prima, nè i suoi sguardi sfuggivano
d’incontrarsi con quelli della Maddalena. Fosse anche stata nei loro
costumi tutta la rozzezza che si può immaginare nei montanari incolti,
l’amor virtuoso educa a gentilezza gli amanti e mirabilmente sublima le
loro anime.
Intanto la Carolina, benchè tornando a rivedere il suo Nanni avesse
potuto a gran fatica reprimere la subitanea commozione, e fosse venuta
in compagnia del Parroco e di Pippo che intavolarono tosto lieti
colloqui, si mostrò tuttavia così affettuosa verso l’infermo, ch’ei ne
rimase maravigliato, e pensava fra sè stesso: — Che cosa mi farebbe
una madre, se questa pietosa donna che appena mi conosce mi dimostra
cotanto amore? Ah! è vero; lo fa perchè crede che io le abbia salvato
il figliuolo. Felici quei figliuoli che conoscono la loro madre, e che
l’hanno così amorosa! — Pippo nascondeva a gran fatica il suo giubbilo
con le facezie; e tutti erano più lieti del solito in quella comitiva;
nè Andrea e la sua famiglia sapevano ancora quale altra maggior cagione
di letizia fosse apparecchiata per tutti.
Così trascorse quel tempo, che il medico e il priore giudicarono
necessario perchè Nanni fosse in istato di ricevere senza rischio
una nuova e sì straordinaria consolazione. Intanto Andrea aveva dato
licenza che si parlasse del matrimonio di Nanni con la Maddalena; e se
ne faceva da ognuno quella festa che potete pensare, coi fidanzati e
coi genitori.
— Oh, — scappò detto una volta a Pippo, mentre ne parlava con Nanni,
— tempo fa involontariamente ti offesi.... Tu m’hai perdonato, non ne
parliamo più. Ma io ti preparo un regalo di nozze, che tu non potrai
ricusare davvero! —
Nanni arrossiva, ma senza ombra di sdegno. S’era già molto affezionato
a Pippo, e gli pareva propriamente un altro, perchè non s’era più
arrischiato a prendersi con la Maddalena quelle confidenze le quali
altra volta, sebbene non avessero potuto offendere il pudore della
fanciulla, nondimeno gli passavano l’anima; e tollerabili certo non
erano, nè a lei stessa potevan piacere, nè a Pippo giovavano, facendolo
passare per giovine frivolo e ineducato. Che s’egli si fosse imbattuto
in montanari meno cauti e garbati, gli sarebbe forse intravvenuto di
pagar molto care quelle leziosaggini in luoghi dov’era tanta abbondanza
di legna verdi.
Infine il Parroco, rimasto da solo a solo con Nanni, prese a parlare di
Pippo e della Carolina, rivelando le loro buone qualità e compiacendosi
d’averli conosciuti.
— Sì davvero, che son persone per bene, e io rimango delle garbatezze
che mi fanno; io, povero garzone di contadini in montagna....
— Oh! questo poi.... Che cosa vuol dire che tu sia semplice garzone,
quando i tuoi portamenti sono da uomo onesto, quando ti rendi utile
col lavoro e con l’abilità nella tua arte? Un gran signore che fosse
vizioso o stolido, non sarebbe nemmeno da mettersi a paragone con te.
L’essenziale consiste nel meritare la stima delle persone di proposito;
e tu l’hai meritata, lo vedi? fino al punto che Andrea di semplice
garzone che eri ti fa suo genero.
— Davvero che una fortuna così grande io non me l’aspettava!
— Ma è una giusta ricompensa....
— Anche lei, signor Priore, ha troppa bontà per me....
— Oh! non dir questo! Io ti voglio bene, io parlo così perchè sono
persuaso che tu lo meriti; e così fanno il pittore e sua madre.
Potresti tu dubitare che le loro parole e le loro attenzioni affettuose
per te non fossero sincere?
— No certo! Non l’ho mai dubitato. Si figuri!
— E se tu sapessi quante cose la Carolina mi ha detto di te! O lei sì,
che ti vuole un bene dell’anima!
— Eh lo vedo! Io non so se una madre potrebbe fare di più col suo
figliuolo! — Ed era questa l’idea fissa di Nanni, ch’ei manifestava pur
sempre con una certa mestizia, quasi dicesse: Eppure alla mia felicità
mancherà sempre dimolto!
— Senti, Nanni, io vorrei che tu potessi avere un’altra consolazione....
— Oh! quale, signor Priore? Crede ella che non sia contento?
— Sì; ma se si trattasse di qualche ricerca per sapere dei tuoi
genitori?
— Ah! che cosa dice? magari! Ma perchè volere l’impossibile?...
— Oh! impossibile? Come puoi tu asserirlo?
— Se mi avessero voluto conoscere, non mi avrebbero abbandonato. Per
carità, non mi rammenti queste cose!...
— Tu sai che questo abbandono può essere dipeso solamente dalla
disgrazia; e che poi, dopo un certo tempo, ancorchè la volontà di
ricercare una creatura vi sia, possono darsi tali e tanti ostacoli....
Se questo fosse stato il caso dei tuoi genitori, e che poi una
combinazione fortunata, rara sì, pur troppo delle più rare, ma
nondimeno possibile.... Insomma, vorresti tu impedirmi di fare delle
premure?
— Oh! no, signor Priore! Anzi sarebbe carità....
— E quando si scoprisse che la sola disgrazia fosse stata cagione del
tuo abbandono, sapresti tu compatire una madre, che dalla povertà
e dalla sola volontà del marito fosse stata costretta a lasciarsi
strappare dalle braccia la sua creatura, e che poi l’avesse pianta e
desiderata sempre, e cercata con ogni premura, ma invano; finchè una
combinazione dopo molti anni?....
— Ah! che cosa mi dice? Ma scusi, perchè affacciarmi queste speranze?
Dopo tanto tempo, non posso credere....
— Sai tu perchè? perchè le premure che io ti diceva sono state
fatte.... perchè tu non hai più in seno la tua medaglia....
— Oh! è vero. Chi me l’ha presa? E perchè?
— L’ho io; eccola qui; te la rendo; e questa medaglia è indizio
dell’intenzione che i tuoi genitori avevano di riprenderti, subito che
avessero potuto....
— Ma dunque; la sa già qualche cosa.... E ora.... Oh Dio! potrei
figurarmi.... forse...
— Intanto sappi che tua madre vive.
— Ma dov’è? Presto....
— Ti sentiresti tu la forza di sostenere una consolazione così grande?
— Sì!
— Se io potessi condurtela qui ora....
— Oh! andiamo a cercarla.... subito! anderei in capo al mondo.... — E
si alzava dalla sedia con la franchezza di giovine robusto.
— Pensa che tu dovresti far coraggio a lei! — aggiungeva il Priore nel
trattenerlo.
— Sì; lo farò; non dubiti....
— Or bene; andiamo da tua madre!.... —
E sostenendolo, o piuttosto raffrenando la sua impazienza, lo condusse
nella stanza accanto, dov’era la Carolina con Pippo e col medico.
La madre gli corse incontro, e si abbracciarono e si baciarono senza
poter proferire altre parole che, mio figliuolo! mia madre! Poi le loro
lagrime scorsero lungo tempo in silenzio, nell’estasi d’un piacere
soprumano. La Carolina ebbe infine bisogno di abbandonarsi sopra una
sedia, e l’assistenza del medico non fu inutile; Nanni si resse, andò
a gettarsi nelle braccia di Pippo che lo aspettava impaziente, e che
dopo averlo stretto al suo seno con tutto l’impeto dell’amore fraterno:
«Eccoti,» esclamò additando la madre, «eccoti dunque il regalo di nozze
ch’io t’ho promesso.»
Nè meno smaniosi di rallegrarsi di così fausto avvenimento erano,
come potete figurarvi, tutti gli altri, in specie la Maddalena, che fu
chiamata la prima ad assistere la Carolina. Questa era assisa nel mezzo
ai suoi figliuoli, tornata in sè, tenendo strette nelle sue le mani di
Nanni; e Pippo al sopraggiungere della fanciulla, subito le cedè il suo
posto.
Io non vi starò a dire i nuovi trasporti di giubbilo per tante
consolazioni ad un tempo. Quella, che ormai, se ne togliete il
Parroco e il Medico rimasti da parte a godere di così tenera vista,
poteva considerarsi tutta una famiglia, passò in gran festa la intera
giornata. Il parroco e il Medico doverono rimanere con loro fino alla
sera, quando la Carolina e Pippo si separarono dagli altri per tornare
a inebriarsi nei giorni successivi, di più riposati ma non meno soavi
godimenti.
Qui potrei metter fine al racconto con la descrizione delle nozze di
Nanni e della Maddalena fatte pochi mesi dipoi, e senza dubbio furono
liete e commoventi: ma io voglio lasciare questa cura alla vostra
immaginazione, e dirvi piuttosto che la riuscita di quel matrimonio
fu ottima; sebbene anche di ciò possiate da voi medesimi agevolmente
persuadervi, riflettendo che gli sposi erano bene accoppiati, e che
tutta la parentela era composta di persone di garbo.
Dirò nondimeno qualche altra cosa dei fatti loro, senza tema di essere
indiscreto, perchè mi pare che confermino la buona opinione che ormai
possiamo averne. Nanni, benchè ritrovato avesse una madre cittadina,
e un fratello pittore paesista di molto merito, il quale co’ suoi
guadagni poteva ormai vivere e mantenere agiatamente la madre, non
lasciò peraltro la sua onorata arte d’agricoltore, nè si separò dalla
famiglia, che lo aveva con tanto amore raccolto da giovinetto e salvato
chi sa da quali pericoli! Bensì divenne agricoltore possidente, perchè
sua madre coi cinquecento scudi redati dal merciajo, e Pippo col frutto
dei suoi risparmi, comperarono alcune terre in vicinanza di quelle che
erano lavorate da Andrea, e posero in assetto una casa ove la Carolina
andò a passare lietamente la sua vecchiaja in compagnia del figliuolo
ricuperato, di quell’angiolo della sua nuora, e di una bella corona
di nipotini, che con grande consolazione si vide crescere attorno.
Pippo si godeva i domestici affetti passando spesso dalia città alla
campagna, lavorando per tutto, viaggiando, facendo quadri da valente
paesista, e rammentando con la maestria nel dipingere, con la viva
copia della bella natura, con la scelta sapiente dei luoghi e delle
gesta da ritrarre, le glorie e le sventure della patria, e col generoso
intendimento di risvegliare magnanimi sensi ed emulazione di egregi e
forti fatti, in un’età e in un popolo come ripeteva Nicodemo, che di
questi ricordi hanno dovizia e pur sempre tanto bisogno.
Nè la Carolina nè Pippo dimenticarono mai la buona Clarice, che
tuttavia sosteneva con lieta e veramente eroica rassegnazione la
sua infermità e le tribolazioni crescenti per la vecchiaja, tra le
quali a ottantacinque anni, la perdita della vista. Allora sì che le
divenne opportuno il soccorso di coloro che migliorando stato, seppero
essere riconoscenti verso una donna, la quale sebbene fosse povera gli
aveva assistiti e consolati tante volte! Eppure benchè cieca, benchè
d’ottantacinque anni, e debole e inferma, io l’ho veduta lavorare al
tasto con la tanta pratica che aveva del suo mestiere; io l’ho udita
benedire con lagrime di tenera riconoscenza l’ajuto offertole dai suoi
pochi amici, attribuendolo tutto alla loro carità e alla mano della
Provvidenza, non ai meriti che avesse potuto acquistare con le sue
buone azioni verso di essi e di molte altre persone, alle quali era
stata utile in varj modi.
Pippo narrò a Nicodemo le felicità di sua madre, le sue e quelle di
Nanni. L’afflitto valentuomo le udì volentieri, ne fu commosso, se
ne rallegrò con sincero affetto verso di loro; pure non potè fare a
meno di dire in segreto; — Ma io non riavrò una sorella, nè potrò
vendicarla! Ah! che cosa dico vendicar lei? La mia patria, la mia
sventurata patria!
Ma confortati, povero Nicodemo! il dì del riscatto suole a volte
spuntare quand’uno men se lo aspetta. Lo preparano, è vero, gli eventi
lontani, lo contrastano i tentativi infelici; e molti che hanno perduto
nell’esilio la cara patria, nelle carceri la libertà, nelle stragi
e nei supplizj la vita, non lo vedranno risplendere; ma anch’esso
è pur segnato dalla mano della Provvidenza nei destini e nella vita
dei popoli, e verrà, e sarà principio di novella e più felice e più
gloriosa età per la nazione che lo aspetta e che ne è fatta degna dal
lungo patire. Benedetti coloro che lo sperarono, che lo prepararono,
che lo santificarono con le virtù cittadine, con l’eroismo, col
martirio! Forse tu sei destinato a vederlo splendere dalla tua
povera soffitta, prima che i tuoi occhi moribondi spremano le ultime
lagrime sulla perduta sorella, sulla sventurata patria, sulle vittime
invendicate. Allora tu scioglierai a parole di giubbilo e di speranza
vera le labbra per tanti anni chiuse dal doloroso silenzio; allora non
ti pentirai d’averlo una volta interrotto per dare utili e generosi
consigli a quel giovine, che ti mostrava di non averli ascoltati
invano. E tu, o madre popolana, che hai patito e pianto per sì lunghe
sventure, non aver paura per la salvezza dei figliuoli ricuperati nella
vecchiaja. Il giorno del riscatto spunterà sereno per la loro patria;
la forza del vero otterrà alfine una vittoria tutta pacifica; e se al
valor cittadino non bastasse di risorgere per trionfare, rammentati
che con quel valore sta il diritto dei popoli, e che la vita spesa per
la patria non è perdita, ma acquisto di gloria immacolata, fruttuosa,
immortale. Anche la patria aveva smarrito, come te, i suoi figliuoli,
e giaceva derelitta co’ suoi figliuoli infelici, dimentichi di lei, e
il suo dolore non aveva confini! Ma quando anch’essa udì le note voci,
rivide gli amati sembianti, e scòrse balenare un raggio di speranza
che i suoi figliuoli tornassero a lei per salvarla, per sostenerla,
sorrise allora di celeste giubbilo, si sentì rigenerata nei valorosi,
e non le dolse che con una mano stringessero l’ulivo, con l’altra il
ferro per compiere e assicurare la sua salvezza. Narra pur le tue gioje
alle altre madri popolane che ti somigliano, mostra loro i tesori che
rinvenisti, godi dei godimenti della tua nuora, delle speranze dei
tuoi nipoti; ma non essere avara del tuo sangue alla patria comune
quand’essa lo chiedesse per la comune salute. I piaceri domestici sono
grandi, ineffabili; prima di essi vi sono i doveri dei cittadini; ma
in mezzo alle tribolazioni della moltitudine derelitta perderebbero
ogni dolcezza se li amareggiasse il rimorso di non aver nulla operato a
sollievo dei fratelli infelici.