VI.

Chi avesse veduto la Maddalena custodire Nanni nella sua malattia,

avrebbe detto davvero che una buona e amorosa assistenza è la migliore

di tutte le medicine. Il dolore che l’aveva oppressa quando lo vide

ridotto agli estremi, era stato chiaro indizio pe’ suoi genitori

che la si fosse da lungo tempo affezionata a lui con quell’ingenuo

abbandono dell’innocenza che ama il buono ed il bello, e d’altro

non si cura. Poi la riflessione dell’età e l’esempio di ciò che le

altre fanciulle oneste e dicono e fanno, dovevano averla naturalmente

condotta a celare con gelosa ritenutezza quel sentimento, al giovine

per modestia, ai genitori per temenza che non potessero approvarlo.

Ma l’affezione fraterna s’era già convertita in amore d’innamorata; e

sapesse o no d’essere corrisposta, avesse o no la speranza di divenire

sposa di Nanni, il suo cuore ormai era dato, e per sempre, a lui solo.

Fortuna dunque che i genitori avessero ragione di tener Nanni in conto

di giovine virtuoso, che sapessero vincere il pregiudizio che gli

stava contro per la nascita, e avessero conosciuto, anche prima della

figliuola, com’egli ne fosse amante segreto, e rispettoso, rassegnato

se mai, a non possederla, credendolo cosa impossibile. Ebbero quasi

a pentirsi che la fredda prudenza, la quale in simili negozj si suol

dire non è mai troppa, gli avesse fatti indugiare soverchiamente a

render palese ai due giovani l’animo loro; perchè temerono che se

Nanni non avesse potuto scampare dal fiero morbo, la fanciulla se ne

sarebbe accorata tanto, da perderne anch’essa la salute e la vita.

Ma poichè il pericolo sembrò del tutto svanito, essi medesimi fecero

animo alla figliuola, mostrandole che già da lungo tempo conoscevano

e non biasimavano i suoi desiderj onestamente occulti, e lasciando

a lei principalmente, in tutto ciò che non poteva offendere il suo

pudore, la custodia d’una vita che ormai a lei medesima apparteneva.

E di questo seppero intanto fare accorto il buon giovine, quando

videro che il giubbilo di così bella speranza poteva dargli coraggio

ed ajutare la sua guarigione. Oh! come allora la pallida faccia di

Nanni si ricoperse tutta d’insolita serenità! Che palpiti di non mai

più goduta consolazione, quando Andrea, dopo essersi con prudenti

domande assicurato della sua inclinazione per la Maddalena, gli ebbe

detto addirittura: — Potevi tu dubitare che noi che ti vogliamo bene da

tanto tempo come a un figliuolo, perchè tu lo meriti, dovessimo avere

difficoltà a farti propriamente della nostra famiglia? Se tu non ti

fossi portato sempre bene, t’avrei io tenuto con questa fanciulla per

casa? Dunque pensa intanto a guarire, e a suo tempo, questo, possiamo

dire, è un negozio fatto. —

Nanni non aveva parole da rispondere, tanta era la sua gioja! E

difatti la guarigione già incominciata progrediva sollecitamente.

La Maddalena poi, il suo angiolo custode, vegliando al capezzale di

colui ch’ella poteva considerare suo fidanzato, aveva ripreso quella

vereconda franchezza, che usava con lui nei primi anni che si conobbero

da fanciulli; e sulla faccia di Nanni non appariva più la mestizia,

nè le sue parole erano rade come prima, nè i suoi sguardi sfuggivano

d’incontrarsi con quelli della Maddalena. Fosse anche stata nei loro

costumi tutta la rozzezza che si può immaginare nei montanari incolti,

l’amor virtuoso educa a gentilezza gli amanti e mirabilmente sublima le

loro anime.

Intanto la Carolina, benchè tornando a rivedere il suo Nanni avesse

potuto a gran fatica reprimere la subitanea commozione, e fosse venuta

in compagnia del Parroco e di Pippo che intavolarono tosto lieti

colloqui, si mostrò tuttavia così affettuosa verso l’infermo, ch’ei ne

rimase maravigliato, e pensava fra sè stesso: — Che cosa mi farebbe

una madre, se questa pietosa donna che appena mi conosce mi dimostra

cotanto amore? Ah! è vero; lo fa perchè crede che io le abbia salvato

il figliuolo. Felici quei figliuoli che conoscono la loro madre, e che

l’hanno così amorosa! — Pippo nascondeva a gran fatica il suo giubbilo

con le facezie; e tutti erano più lieti del solito in quella comitiva;

nè Andrea e la sua famiglia sapevano ancora quale altra maggior cagione

di letizia fosse apparecchiata per tutti.

Così trascorse quel tempo, che il medico e il priore giudicarono

necessario perchè Nanni fosse in istato di ricevere senza rischio

una nuova e sì straordinaria consolazione. Intanto Andrea aveva dato

licenza che si parlasse del matrimonio di Nanni con la Maddalena; e se

ne faceva da ognuno quella festa che potete pensare, coi fidanzati e

coi genitori.

— Oh, — scappò detto una volta a Pippo, mentre ne parlava con Nanni,

— tempo fa involontariamente ti offesi.... Tu m’hai perdonato, non ne

parliamo più. Ma io ti preparo un regalo di nozze, che tu non potrai

ricusare davvero! —

Nanni arrossiva, ma senza ombra di sdegno. S’era già molto affezionato

a Pippo, e gli pareva propriamente un altro, perchè non s’era più

arrischiato a prendersi con la Maddalena quelle confidenze le quali

altra volta, sebbene non avessero potuto offendere il pudore della

fanciulla, nondimeno gli passavano l’anima; e tollerabili certo non

erano, nè a lei stessa potevan piacere, nè a Pippo giovavano, facendolo

passare per giovine frivolo e ineducato. Che s’egli si fosse imbattuto

in montanari meno cauti e garbati, gli sarebbe forse intravvenuto di

pagar molto care quelle leziosaggini in luoghi dov’era tanta abbondanza

di legna verdi.

Infine il Parroco, rimasto da solo a solo con Nanni, prese a parlare di

Pippo e della Carolina, rivelando le loro buone qualità e compiacendosi

d’averli conosciuti.

— Sì davvero, che son persone per bene, e io rimango delle garbatezze

che mi fanno; io, povero garzone di contadini in montagna....

— Oh! questo poi.... Che cosa vuol dire che tu sia semplice garzone,

quando i tuoi portamenti sono da uomo onesto, quando ti rendi utile

col lavoro e con l’abilità nella tua arte? Un gran signore che fosse

vizioso o stolido, non sarebbe nemmeno da mettersi a paragone con te.

L’essenziale consiste nel meritare la stima delle persone di proposito;

e tu l’hai meritata, lo vedi? fino al punto che Andrea di semplice

garzone che eri ti fa suo genero.

— Davvero che una fortuna così grande io non me l’aspettava!

— Ma è una giusta ricompensa....

— Anche lei, signor Priore, ha troppa bontà per me....

— Oh! non dir questo! Io ti voglio bene, io parlo così perchè sono

persuaso che tu lo meriti; e così fanno il pittore e sua madre.

Potresti tu dubitare che le loro parole e le loro attenzioni affettuose

per te non fossero sincere?

— No certo! Non l’ho mai dubitato. Si figuri!

— E se tu sapessi quante cose la Carolina mi ha detto di te! O lei sì,

che ti vuole un bene dell’anima!

— Eh lo vedo! Io non so se una madre potrebbe fare di più col suo

figliuolo! — Ed era questa l’idea fissa di Nanni, ch’ei manifestava pur

sempre con una certa mestizia, quasi dicesse: Eppure alla mia felicità

mancherà sempre dimolto!

— Senti, Nanni, io vorrei che tu potessi avere un’altra consolazione....

— Oh! quale, signor Priore? Crede ella che non sia contento?

— Sì; ma se si trattasse di qualche ricerca per sapere dei tuoi

genitori?

— Ah! che cosa dice? magari! Ma perchè volere l’impossibile?...

— Oh! impossibile? Come puoi tu asserirlo?

— Se mi avessero voluto conoscere, non mi avrebbero abbandonato. Per

carità, non mi rammenti queste cose!...

— Tu sai che questo abbandono può essere dipeso solamente dalla

disgrazia; e che poi, dopo un certo tempo, ancorchè la volontà di

ricercare una creatura vi sia, possono darsi tali e tanti ostacoli....

Se questo fosse stato il caso dei tuoi genitori, e che poi una

combinazione fortunata, rara sì, pur troppo delle più rare, ma

nondimeno possibile.... Insomma, vorresti tu impedirmi di fare delle

premure?

— Oh! no, signor Priore! Anzi sarebbe carità....

— E quando si scoprisse che la sola disgrazia fosse stata cagione del

tuo abbandono, sapresti tu compatire una madre, che dalla povertà

e dalla sola volontà del marito fosse stata costretta a lasciarsi

strappare dalle braccia la sua creatura, e che poi l’avesse pianta e

desiderata sempre, e cercata con ogni premura, ma invano; finchè una

combinazione dopo molti anni?....

— Ah! che cosa mi dice? Ma scusi, perchè affacciarmi queste speranze?

Dopo tanto tempo, non posso credere....

— Sai tu perchè? perchè le premure che io ti diceva sono state

fatte.... perchè tu non hai più in seno la tua medaglia....

— Oh! è vero. Chi me l’ha presa? E perchè?

— L’ho io; eccola qui; te la rendo; e questa medaglia è indizio

dell’intenzione che i tuoi genitori avevano di riprenderti, subito che

avessero potuto....

— Ma dunque; la sa già qualche cosa.... E ora.... Oh Dio! potrei

figurarmi.... forse...

— Intanto sappi che tua madre vive.

— Ma dov’è? Presto....

— Ti sentiresti tu la forza di sostenere una consolazione così grande?

— Sì!

— Se io potessi condurtela qui ora....

— Oh! andiamo a cercarla.... subito! anderei in capo al mondo.... — E

si alzava dalla sedia con la franchezza di giovine robusto.

— Pensa che tu dovresti far coraggio a lei! — aggiungeva il Priore nel

trattenerlo.

— Sì; lo farò; non dubiti....

— Or bene; andiamo da tua madre!.... —

E sostenendolo, o piuttosto raffrenando la sua impazienza, lo condusse

nella stanza accanto, dov’era la Carolina con Pippo e col medico.

La madre gli corse incontro, e si abbracciarono e si baciarono senza

poter proferire altre parole che, mio figliuolo! mia madre! Poi le loro

lagrime scorsero lungo tempo in silenzio, nell’estasi d’un piacere

soprumano. La Carolina ebbe infine bisogno di abbandonarsi sopra una

sedia, e l’assistenza del medico non fu inutile; Nanni si resse, andò

a gettarsi nelle braccia di Pippo che lo aspettava impaziente, e che

dopo averlo stretto al suo seno con tutto l’impeto dell’amore fraterno:

«Eccoti,» esclamò additando la madre, «eccoti dunque il regalo di nozze

ch’io t’ho promesso.»

Nè meno smaniosi di rallegrarsi di così fausto avvenimento erano,

come potete figurarvi, tutti gli altri, in specie la Maddalena, che fu

chiamata la prima ad assistere la Carolina. Questa era assisa nel mezzo

ai suoi figliuoli, tornata in sè, tenendo strette nelle sue le mani di

Nanni; e Pippo al sopraggiungere della fanciulla, subito le cedè il suo

posto.

Io non vi starò a dire i nuovi trasporti di giubbilo per tante

consolazioni ad un tempo. Quella, che ormai, se ne togliete il

Parroco e il Medico rimasti da parte a godere di così tenera vista,

poteva considerarsi tutta una famiglia, passò in gran festa la intera

giornata. Il parroco e il Medico doverono rimanere con loro fino alla

sera, quando la Carolina e Pippo si separarono dagli altri per tornare

a inebriarsi nei giorni successivi, di più riposati ma non meno soavi

godimenti.

Qui potrei metter fine al racconto con la descrizione delle nozze di

Nanni e della Maddalena fatte pochi mesi dipoi, e senza dubbio furono

liete e commoventi: ma io voglio lasciare questa cura alla vostra

immaginazione, e dirvi piuttosto che la riuscita di quel matrimonio

fu ottima; sebbene anche di ciò possiate da voi medesimi agevolmente

persuadervi, riflettendo che gli sposi erano bene accoppiati, e che

tutta la parentela era composta di persone di garbo.

Dirò nondimeno qualche altra cosa dei fatti loro, senza tema di essere

indiscreto, perchè mi pare che confermino la buona opinione che ormai

possiamo averne. Nanni, benchè ritrovato avesse una madre cittadina,

e un fratello pittore paesista di molto merito, il quale co’ suoi

guadagni poteva ormai vivere e mantenere agiatamente la madre, non

lasciò peraltro la sua onorata arte d’agricoltore, nè si separò dalla

famiglia, che lo aveva con tanto amore raccolto da giovinetto e salvato

chi sa da quali pericoli! Bensì divenne agricoltore possidente, perchè

sua madre coi cinquecento scudi redati dal merciajo, e Pippo col frutto

dei suoi risparmi, comperarono alcune terre in vicinanza di quelle che

erano lavorate da Andrea, e posero in assetto una casa ove la Carolina

andò a passare lietamente la sua vecchiaja in compagnia del figliuolo

ricuperato, di quell’angiolo della sua nuora, e di una bella corona

di nipotini, che con grande consolazione si vide crescere attorno.

Pippo si godeva i domestici affetti passando spesso dalia città alla

campagna, lavorando per tutto, viaggiando, facendo quadri da valente

paesista, e rammentando con la maestria nel dipingere, con la viva

copia della bella natura, con la scelta sapiente dei luoghi e delle

gesta da ritrarre, le glorie e le sventure della patria, e col generoso

intendimento di risvegliare magnanimi sensi ed emulazione di egregi e

forti fatti, in un’età e in un popolo come ripeteva Nicodemo, che di

questi ricordi hanno dovizia e pur sempre tanto bisogno.

Nè la Carolina nè Pippo dimenticarono mai la buona Clarice, che

tuttavia sosteneva con lieta e veramente eroica rassegnazione la

sua infermità e le tribolazioni crescenti per la vecchiaja, tra le

quali a ottantacinque anni, la perdita della vista. Allora sì che le

divenne opportuno il soccorso di coloro che migliorando stato, seppero

essere riconoscenti verso una donna, la quale sebbene fosse povera gli

aveva assistiti e consolati tante volte! Eppure benchè cieca, benchè

d’ottantacinque anni, e debole e inferma, io l’ho veduta lavorare al

tasto con la tanta pratica che aveva del suo mestiere; io l’ho udita

benedire con lagrime di tenera riconoscenza l’ajuto offertole dai suoi

pochi amici, attribuendolo tutto alla loro carità e alla mano della

Provvidenza, non ai meriti che avesse potuto acquistare con le sue

buone azioni verso di essi e di molte altre persone, alle quali era

stata utile in varj modi.

Pippo narrò a Nicodemo le felicità di sua madre, le sue e quelle di

Nanni. L’afflitto valentuomo le udì volentieri, ne fu commosso, se

ne rallegrò con sincero affetto verso di loro; pure non potè fare a

meno di dire in segreto; — Ma io non riavrò una sorella, nè potrò

vendicarla! Ah! che cosa dico vendicar lei? La mia patria, la mia

sventurata patria!

Ma confortati, povero Nicodemo! il dì del riscatto suole a volte

spuntare quand’uno men se lo aspetta. Lo preparano, è vero, gli eventi

lontani, lo contrastano i tentativi infelici; e molti che hanno perduto

nell’esilio la cara patria, nelle carceri la libertà, nelle stragi

e nei supplizj la vita, non lo vedranno risplendere; ma anch’esso

è pur segnato dalla mano della Provvidenza nei destini e nella vita

dei popoli, e verrà, e sarà principio di novella e più felice e più

gloriosa età per la nazione che lo aspetta e che ne è fatta degna dal

lungo patire. Benedetti coloro che lo sperarono, che lo prepararono,

che lo santificarono con le virtù cittadine, con l’eroismo, col

martirio! Forse tu sei destinato a vederlo splendere dalla tua

povera soffitta, prima che i tuoi occhi moribondi spremano le ultime

lagrime sulla perduta sorella, sulla sventurata patria, sulle vittime

invendicate. Allora tu scioglierai a parole di giubbilo e di speranza

vera le labbra per tanti anni chiuse dal doloroso silenzio; allora non

ti pentirai d’averlo una volta interrotto per dare utili e generosi

consigli a quel giovine, che ti mostrava di non averli ascoltati

invano. E tu, o madre popolana, che hai patito e pianto per sì lunghe

sventure, non aver paura per la salvezza dei figliuoli ricuperati nella

vecchiaja. Il giorno del riscatto spunterà sereno per la loro patria;

la forza del vero otterrà alfine una vittoria tutta pacifica; e se al

valor cittadino non bastasse di risorgere per trionfare, rammentati

che con quel valore sta il diritto dei popoli, e che la vita spesa per

la patria non è perdita, ma acquisto di gloria immacolata, fruttuosa,

immortale. Anche la patria aveva smarrito, come te, i suoi figliuoli,

e giaceva derelitta co’ suoi figliuoli infelici, dimentichi di lei, e

il suo dolore non aveva confini! Ma quando anch’essa udì le note voci,

rivide gli amati sembianti, e scòrse balenare un raggio di speranza

che i suoi figliuoli tornassero a lei per salvarla, per sostenerla,

sorrise allora di celeste giubbilo, si sentì rigenerata nei valorosi,

e non le dolse che con una mano stringessero l’ulivo, con l’altra il

ferro per compiere e assicurare la sua salvezza. Narra pur le tue gioje

alle altre madri popolane che ti somigliano, mostra loro i tesori che

rinvenisti, godi dei godimenti della tua nuora, delle speranze dei

tuoi nipoti; ma non essere avara del tuo sangue alla patria comune

quand’essa lo chiedesse per la comune salute. I piaceri domestici sono

grandi, ineffabili; prima di essi vi sono i doveri dei cittadini; ma

in mezzo alle tribolazioni della moltitudine derelitta perderebbero

ogni dolcezza se li amareggiasse il rimorso di non aver nulla operato a

sollievo dei fratelli infelici.

Racconti popolari · 第 13 / 35 题