Il Duca sembrava un forsennato. Questa scoperta inaspettata gli avea

posta la febbre nei polsi... Daniele forse era suo nipote, figlio della

sventurata Juanita, figlio dell'abborrito Edmondo. Il nobile si era

coperto la fronte con ambo le mani, e si era sepolto nei suoi pensieri,

cercando di strigare il caos che si era formato nella sua mente.

Daniele frattanto, dopo alcuni momenti di silenzio, ripigliava;

— Quali che sieno state le relazioni passate tra voi e mio padre,

signor Duca, non potranno mai influire sul reciproco adempimento delle

nostre promesse. Oggi io sono milionario e nobile, e ripeto vengo a

dimandarvi la mano di vostra figlia.

Il Duca alzò il capo, e guardò Daniele in maniera come se non l'avesse

compreso. Daniele ripetè:

— Non avete nessuna risposta a darmi, signor Duca?

— Voi mi chiedete la mano di mia figlia?

— Per lo appunto.

— Voi dunque ignorate che mia figlia è MARITATA?

Daniele si levò di botto, come, per lo scatto di una molla.

— Maritata!! Emma maritata!

Il Duca fu spaventato dalla feroce espressione degli occhi del giovine.

— Ella è maritata, vi ripeto.

Daniele mise un sordo gemito, indi fu assalito da una tosse violenta e

terribile, che durò alcuni minuti, a capo de' quali disse al Duca con

voce appena sensibile:

— Uomo senza onore vil creatura!.... Maritata!.... E chi è l'indegno

ch'ella ha sposato?

— Ecco lo sposo di mia figlia, disse il Duca additando un uomo ch'era

apparso sulla soglia del salotto.

— Maurizio Barkley! esclamò Daniele, e una fiamma di furore gli

incendiò la faccia.

III.

LO SCHIAVO

Innanzi tutto spieghiamo in che modo era avvenuto il matrimonio tra

Maurizio ed Emma.

Già motivammo le ragioni che a poco a poco persuasero la figlia del

Duca a disamar Daniele. Un giorno ch'ella era in compagnia di Lucia

costei le palesò la storia del giovin trovatello; le disse come

Daniele era stato educato insieme con lei; le narrò fil per filo la

storia dei loro innocenti e fanciulleschi amori, ond'ella concepì in

appresso tanta passione; non le nascose il giuramento che Daniele avea

profferito al letto di morte del suo secondo padre e benefattore; e

soltanto non disse motto riguardo al sussidio mensuale ch'egli ricevea

da misteriosa mano, avendole proibito Maurizio di palesar questo alla

Duchessina. Maurizio era divenuto l'amico più intimo della giovinetta

Lucia: quelle due anime nobili e gentili si erano ravvicinate nella

simpatia della virtù. Lucia trovò, un fratello in Maurizio. Molte

volte la fanciulla il pregò di rivelarle il nascimento di Daniele; ma

egli, anche dopo la morte del Baronetto serbò il segreto su questo

particolare, aspettando che gli avvenimenti avessero rischiarato un

fatto, sul quale non volea gittare alcuna luce, però ch'ei temeva

giustamente di perdere l'amicizia del Duca di Gonzalvo e di Emma, se

avesse fatto conoscere le relazioni che eran passate tra lui ed il

Baronetto Brighton.

Ritornato in Napoli, dopo il viaggio rapidissimo che avea fatto in

diversi paesi di Europa per eseguire l'ultima volontà di Edmondo,

Maurizio mantenne il più assoluto silenzio su gli avvenimenti ch'erano

accaduti a Manheim. Riveduto con estremo piacere dal Duca di Gonzalvo

e da Emma, la sua passione per la giovine Andalusa si accrebbe a

tale, che gli fu impossibile di nasconderla più a lungo agli occhi

della nobile giovinetta: Emma il comprese, ed il suo cuore indovinò

ch'ella era da gran tempo amata. Il cuore di Emma era libero. Maurizio

era il modello della virtù sulla terra: non passava giorno in cui

quel generoso amico non le desse novello argomento di stima e di

ammirazione, tanto che agli occhi di lei nessun uomo avrebbe mai potuto

arrivare all'altezza cui si era messo l'Esquire Barkley. Egli non era

nè ricco, nè nobile, ma la sua anima era una miniera inesauribile di

ricchezze e di nobiltà. Tutti gli uomini sembravano ad Emma o troppo

effeminati, o infinti, o pieni di basse e volgari passioni, o troppo

invasi d'amor proprio e tronfi di sè stessi. Ella finì col disprezzare

tutti gli adoratori che le facean cerchio, e non tenne in pregio che il

solo Maurizio.

Dal momento che la figliuola del Duca si accorse di essere amata

dall'inglese, ella non si abbandonò più verso di lui a quelle

espressioni di amicizia a cui dianzi abbandonavasi. Maurizio si avvide

di essersi tradito, di essere stato compreso, e da questo istante i

suoi giorni non furono che una continua trepidazione. Nel cospetto di

lei, egli allibiva, arrossava, confondevasi, tremava! Un giorno Lucia

Fritzheim era in casa di Emma. Queste due tenerissime amiche si vedeano

ben sovente, e la loro affettuosa intrinsechezza avea in qualche modo

fatto sparire la distanza che la fortuna avea messa tra loro. In mentre

che le due fanciulle stavano col cuor sulle labbra raccontandosi tutte

quelle piccole avventure di famiglia che formano l'ordinario subbietto

delle conversazioni donnesche, Maurizio si presentò... Il suo volto era

scolorato, i suoi occhi erano bagnati di pianto.

— Io parto, diss'egli seccamente alle due fanciulle.

— Partite!! esclamaron queste con maraviglia e dolore.

— Sì, signorine, parto per l'Inghilterra.

— Un'altra volta? disse Emma, a cui tutto il sangue era sparito dalle

sembianze ed era ito a piombarle sul cuore, cagionandole un palpito che

le serrava il respiro.

— E quando ritornerete? dimandò Lucia.

— Non tornerò più, mormorò cupamente l'Africano, figgendo con disperata

angoscia i due strali dei suoi occhi su quelli della fanciulla, che

egli amava ormai con amore da scoppiarne.

Emma comprese tutto quel baleno, e, per una di quelle risoluzioni

istantanee che sono il retaggio esclusivo dei cuori nobili e sensitivi,

ella si alzò e disse:

— Avete dunque obbliato ch'io vi amo, signor Barkley!

A queste inaspettate parole, Maurizio restò in sulle prime stupefatto

dalla gioia... Ma subitamente un tristo pensiero se gli affacciò

nell'animo. Egli suppose che Emma avesse pronunziata quella frase per

secondare, alla presenza di Lucia, la menzogna ch'egli avea detto a

questa giovinetta per isbandir da lei ogni sentimento di gelosia.

Maurizio rimanea però confuso e mutolo. Emma il prese per la mano, il

guardò negli occhi con una espressione da farlo impazzar d'amore, e gli

disse con quella voce ch'ella sola possedea, voce ammaliatrice:

— Voi non partirete, non è vero, Maurizio? Voi non partirete, se mi

amate.

Maurizio non rispose che cadendo alle ginocchia della giovinetta, ed

esclamando con un accento di passione estrema:

— O Emma se tu fingi, uccidimi, e così almeno io rimarrò eternamente

nella terra ove tu sei.

Due mesi dopo di questa scena, Maurizio Barkley era lo sposo di Emma

di Gonzalvo. Il Duca e la Duchessa erano stati vinti e soggiogati

dall'ascendente che il Barkley avea preso sul loro animo, e non

avean saputo resistere alla volontà della diletta figliuola. Un tal

matrimonio sorprese tutti; le più assurde voci corsero nel paese e

ne' crocchi della nobiltà sulle ragioni che avevano indotto l'altero

spagnuolo a dar sua figlia ad uno sconosciuto straniero; e tutti

ammiravansi del come la superba moglie del Duca, così severa in

sull'articolo di nobiltà, fosse condiscesa ad una unione che non

offriva, da parte dello sposo, almeno una mezza dozzina di blasoni e

di titoli. E noi stessi saremmo maravigliati d'un tal matrimonio e non

sapremmo spiegarcelo, se non guardassimo ad altre considerazioni di

gran lunga più alte, e non ne trovassimo la ragione in quelle arcane

fila che ordisce la Provvidenza affinchè la virtù non vada priva di

ricompensa.

MAURIZIO BARKLEY SPOSO DI EMMA DI GONZALVO ci sembra l'umana soluzione

d'un problema provvidenziale.

Maurizio era dunque apparso in sul limitare dell'uscio del salotto di

ricevimento. Se la rabbia, il dolore e la sorpresa di Daniele furon

grandi, non minore fu lo stupore del Barkley nel ravvisare il figliuolo

di Edmondo. Daniele rimase per qualche istante muto e fulminato da

quell'impensato avvenimento. Egli guardava con occhi di tigre affamata

lo sposo di Emma, ed un affanno il prese... Il respiro gli usciva

a sbruffi concitati dalla bocca e dalle narici. Poco stante, ei si

lanciava su Maurizio, il ghermiva per ambo le braccia, e, con voce

strozzata da violentissima rabbia, diceagli.

— Maurizio Barkley, io so tu chi sei. Indarno ti ascondi sotto le tue

vesti d'un'affettata probità, e covri l'infame tuo volto colla maschera

dell'educazione: io ti conosco.

Appresso di questo, Daniele, tenendo sempre stretti nei suoi pugni di

acciaio i due avambracci di Barkley, si voltava inverso il Duca, e gli

dicea:

— Signor Duca, IL CIELO VI PUNISCE DEL VOSTRO ORGOGLIO e della mancanza

alle vostre solenni promesse. Voi avete data vostra figlia in isposa al

MIO SCHIAVO QUICKEYE!

— Che! Che cosa dite mai! esclamò con voce di folgore il nobile

spagnuolo.

— Dico ripigliò Daniele, che questi è un Cafro mio schiavo comprato da

mio padre in America tra un carico di schiavi provvenienti da Bahor. Il

nome di Maurizio Barkley gli fu dato dallo stesso mio padre.

— È vero quanto costui dice? dimandò il Duca esterrefatto al genero.

— È vero, rispose Maurizio con pacatezza.

Il Duca fe' velo delle mani alla faccia e restò atterrato: non mai

umiliazione maggiore quel superbo avea sofferto. D'improvviso i

suoi occhi s'incendiano di fuoco, tutta la sua persona trema per

compressione d'ira che sta per iscoppiar terribile.

— Sciagurato, ei grida, mi pagherai colla vita l'agguato al quale mi

hai colto.

Ciò dicendo, si spingea matto di rabbia contro Maurizio, ma Daniele il

rattenne, dicendo:

— Frenate la vostra collera, signor Duca, un tal matrimonio è nullo; io

lo distruggo.

— Che! sarebbe possibile! esclamò di Gonzalvo.

— Gli schiavi non possono contrarre matrimonio senza il permesso dei

loro padroni. Oltre a ciò essi non possono torre in moglie una donna

libera.

— Cielo, ti ringrazio; mia figlia è salva almeno! tornò ad esclamar di

Gonzalvo; indi, rivolto a Maurizio, gli disse con voce soffocata dalla

rabbia:

— Vilissimo schiavo, la tua perfidia senza pari sarà punita: tu darai

severo conto alle leggi della tua condotta verso di me... Esci, esci

dalla mia presenza, e preparati al castigo dovuto alla tua infame

dissimulazione.

— Costui mi appartiene, disse Daniele, egli è mio schiavo, mi seguirà;

a me spetta il punirlo; andiamo. Ci rivedremo tra poco, signor Duca: ma

fin da questo momento Emma è libera!

— Figlia! Figlia mia! sposa di uno schiavo!! O vergogna incancellabile!

o macchia esecrata che avvelenerà il resto dei miei giorni! Signore,

ripongo il mio decoro nelle vostre mani, disse poscia a Daniele, fate

che al più presto un tal matrimonio sia dichiarato nullo, e disponete

di me, della mia vita, delle mie sostanze, della figlia mia.

— Io so quello che debbo fare, rispose Daniele con ghigno feroce, e

si appressava a menar seco Maurizio, quando costui, dato un forte e

terribile crollo di braccia, fece barcollare e stramazzar Daniele;

afferrò colle due mani che gli erano rimaste libere, il polso di

Daniele e quelle del Duca, e con ferma voce e pacata disse:

— Fermatevi, e ascoltatemi entrambi! Tocca ora a me di parlare. Figlio

di Juanita di Gonzalvo, io non sono tuo schiavo, nè sono più lo schiavo

di alcuno. Prima di contrarre matrimonio, chiesi ed ottenni la libertà

da Edmondo Brighton, tuo padre: ne conservo l'autentico attestato che

all'uopo farò valere. Fratello di Juanita di Gonzalvo, non vergognarti

di aver dato tua figlia in legittima sposa ad un uomo libero e da bene.

Se il cielo mi fe' nascere schiavo, nessuna viltà contaminò mai la mia

vita, nessuna colpa bruttò la mia coscienza; la mia fronte è pura e

serena, i miei sonni son placidi. Nato nella più brutale condizione,

seppi, colla sola virtù, infrangere i ceppi del servaggio ed innalzarmi

su tutte quelle misere creature, miei compagni di sventura, ed

umana mercanzia. Oggi io non sono che l'Esquire Maurizio Barkley,

proprietario di _Raven-Spot_ in Inghilterra, e mi credo tanto superiore

a voi altri quanto la farfalla su i vermi schifosi della terra. Se io

non sono nobile per nascimento, non porto un nome disonorato: i miei

figli andranno superbi del padre loro, e non dovranno arrossare per

l'origine di certi titoli più ignominiosi del marchio di schiavitù

di cui mi fate una colpa. Se io non sono ricco quanto voi, non ho

guardato a vista un cadavere per nove mesi, nè mi sono sporco le mani

con ignobili e vergognose transazioni. Se io non vi ho portato un

milione, signor Duca, vi reco in vece la più sicura guarentigia della

felicità di vostra figlia, la mia vita incontaminata e la purezza dei

miei sentimenti. Se la vostra stolta superbia si offende e si addolora

all'idea di aver data vostra figlia in isposa ad un uomo ch'è stato

uno schiavo, il vostro amor paterno dee rallegrarsi al pensiero di

non aver oggimai nulla a temere per la felicità di lei. Ricordatevi,

signor Duca, che l'uomo a cui avete dato gli epiteti di _vilissimo_ e

d'_infame_ è quello stesso che salvò la figlia vostra da sicura morte.

E tu, Daniele, sappi che senza il coraggio e l'affetto dello schiavo

Quickeye, tu non saresti ora milionario, perocchè tuo padre sarebbe

morto prima nell'Isola di Cuba. E sappiate l'uno e l'altro che, se

giammai un pericolo minaccerà i vostri giorni, immancabilmente mi

troverete al vostro fianco. Oggi io sono libero, indipendente, forte e

felice; se mi accettate per amico, lo sarò franco, sincero, devoto; se

mi volete nemico, io vi disprezzo entrambi com'esseri deboli e inermi,

incapaci di lottar meco. Pensateci, signor Duca; e tu, Daniele, pensa

che io potrei schiacciarti con una sola parola: ascoltala e fremi.

Maurizio si accostò all'orecchio di Daniele e profferì questo solo

motto: UPAS.

Daniele gittò un grido selvaggio; una tosse orribile il colse e gli

lacerò il petto. Maurizio era sparito.

Dopo alcuni momenti, il nuovo Conte di Sierra Blonda era trasportato

nel suo palazzo a Toledo in uno stato che agghiacciava il cuore dei

suoi servi. Condotto privo di sensi al suo domicilio, dopo la crisi

violenta e terribile che lo avea assalito in casa del Duca di Gonzalvo,

e messo a letto incontanente, Daniele restò come persona morta per

tutto il resto di quella giornata, e per metà della notte.

In sull'una, l'etico dischiuse gli occhi. Due uomini vegghiavano al

capezzale del suo letto; Padre Ambrogio e Maurizio.

IV.

QUI AMAT DIVITIAS, FRUCTUM NON CAPIET EX EIS

Per maggior dilucidazione di questi avvenimenti, ricordiamo che

il mattino della orrenda notte in cui fu commesso l'assassinio del

Baronetto, allora che Daniele entrò nel costui studio, trovò che questi

era occupato a suggellare una lettera per Maurizio Barkley. Ricordiamo

le parole del Baronetto, il quale avea detto al suo ospite: _Questa

mattina io sono veramente felice, imperciocchè con quella lettera che

ho spedita nel vostro paese, a Napoli, mi sono sdebitato di un antico

dovere di gratitudine_.

Quella lettera era la libertà di Maurizio, che questi avea dimandata,

avendo già qualche lontana speranza di sposare la figliuola di

Gonzalvo. Ricordiamo eziandio che nella lettera che Maurizio avea

scritta al Baronetto per rivelargli l'entità di Daniele, e che quegli

avea ricevuta qualche ora innanzi di morire, erano queste parole:

_Vi rinnovo la preghiera che vi diedi coll'ultima mia lettera: vi

dirò le ragioni della mia richiesta_. Si comprende oramai qual era la

_preghiera_, di Maurizio e quali le _ragioni_ di essa.

I medici chiamati ad assistere Daniele, dichiararono offrire il suo

male pochissima speranza di salvezza. Padre Ambrogio e Maurizio non

si erano, neppure per un momento, allontanati dal letto dell'infermo,

il quale sembrava compreso di stupefazione: poco o nulla intendeva.

A quando a quando figgeva lo sguardo in sul volto del sacerdote e di

Maurizio, e nulla dicea; pur nondimeno parea tocco di riconoscenza per

le cure di cui gli eran prodighi quei due uomini. Un giorno era scorso

dal momento che Daniele fu tratto semivivo al suo domicilio, quando

stretta la mano di Padre Ambrogio gli disse:

— Padre, imploro da voi una grazia.

Eran queste le prime parole che Daniele avea pronunziate dopo la crisi

violenta da cui fu assalito.

— Lodato Iddio! esclamò il sacerdote, egli ne riconosce! Parla,

figliuol mio; noi qui siamo a servirti a tutto quello che può

contribuire alla tua guarigione.

— La mia guarigione!

Daniele sorrise amaramente. Egli era rassegnato.

— Padre, ripigliò con voce debolissima, io più non mi lusingo sul

mio stato; sento che la vita mi sfugge: la giustizia di Dio mi ha

raggiunto!... Possa la mia morte espiare il mio delitto!

— Il tuo delitto!

— Sì, Padre, tutto vi rivelerò tra poco, se Dio assisterà la mia

ragione e mi farà la grazia di farmi confessare i falli della mia vita.

Ma, prima di tutto, intendo mantenere il giuramento da me fatto al

letto di morte del mio benefattore.

— Che! esclamò Padre Ambrogio colle lagrime agli occhi; sarebbe

possibile! Dio di bontà, compi l'opera tua.

— Sì, Padre; la grazia, che io imploro da voi si è quella di far sì

ch'io sposi fra ventiquattr'ore Lucia Fritzheim.

— Il cielo ti benedica, figliuol mio, e ti ridoni la salute del corpo,

come quella dell'anima. Io corro ad annunziare alla povera Lucia

questa suprema felicità... Oh se sapessi quante volte ella ha mandato a

prender conto della tua salute!

— Andate, Padre mio, andate: fate che io rivegga al più presto

quell'angiolo! Oh se non mi fossi giammai allontanato dal suo fianco!

Una lagrima cadde dagli occhi di Daniele. Padre Ambrogio se lo strinse

al cuore, e volò da Lucia per menarla da colui ch'ella amava sempre, a

malgrado dell'abbandono e del tradimento fattole.

Daniele restò solo con Maurizio. È inesplicabile l'impressione che

facea sull'infermo l'aspetto del marito di Emma. Dal primo istante

che Daniele lo avea veduto alla sponda del suo letto, aveva provato un

sentimento di ripulsione e di odio, ma a poco a poco un tal sentimento

era scomparso, ed ora Daniele il guardava come si guarda un amico.

Soltanto nella mente del giovine risuonava ancora l'orrenda parola che

colui gli avea susurrata all'orecchio in casa del Duca di Gonzalvo;

quella parola che avea cagionato la crisi mortale pel figlio di Edmondo

formava per lui un mistero profondo e tenebroso.

Daniele fece uno sforzo violento, raccolse l'energia della mancante sua

vita, guardò fisamente in volto a Maurizio, e gli disse:

— Maurizio Barkley, la dissimulazione è ormai inutile; e, quando la

giustizia di Dio colpisce un uomo, questi non ha più a temere della

giustizia degli uomini. Io mi accosto alla mia fine... Dite, Maurizio

Barkley, il mio delitto vi è noto?

— Sì, rispose Barkley, abbassando gli occhi.

— Voi dunque sapete...

— Che il mio infelice amico Edmondo Brighton fu da voi avvelenato colle

foglie dell'upas.

Daniele si nascose il volto nelle mani, e stette qualche tempo in

silenzio.

— E voi non rivelaste ad alcuno i vostri sospetti? chiese Daniele.

— A nessuno.

Daniele gli stese la mano e mormorò tra i denti:

— Uomo raro! virtù incomprensibile! mi perdonerai tutti gli oltraggi

che ti ho fatti?

Maurizio strinse quella mano scottante e vi appoggiò la fronte senza

dir niente.

Il palazzo M... era assediato in ogni ora del giorno dagli antichi

amici di Daniele e da uno stormo di gente che le ricchezze del nuovo

milionario richiamavano d'intorno a lui. Ma a pochi si dava l'accesso

nella camera ove giaceva l'infermo, avendo così ordinato il suo medico.

Un'ora dopo ch'era uscito dalla stanza di Daniele, Padre Ambrogio vi

tornava ansante e trafelato.

Entrando ivi, egli si accostò al giovine ammalato e sotto voce gli

disse.

— Lucia è qui!

Daniele ebbe un soprassalto di gioia, spalancò gli occhi, mandò

un grido fioco, e le lagrime sgorgarongli dagli occhi con impeto

irrefrenabile. Lucia era già alla sponda del suo letto.

V.

LE NOZZE

Lucia, prese tra le sue mani la destra di Daniele, l'inondò colle sue

lagrime. Le violente commozioni che soffriva le avean fatto un tal nodo

alla gola, ch'ella non potè pronunziare una sola parola; pur nondimeno

il suo pianto narrava abbastanza la piena di affetti che mettea

sossopra la sua anima. Ella rivedea, dopo due anni, l'uomo ch'era stato

la prima e l'unica passione della sua giovinezza; il rivedea ridotto

alle porte della tomba, a tanto che poche altre ore parea che gli

avanzassero di vita.

Alla vista di Daniele, sulle cui sembianze erasi già sparso il

giallognolo pallor di morte, Lucia provò tal stringimento di cuore e

tale ambascia che la sua faccia era divenuta bianchissima. Tutt'i falli

dell'amato giovine ella avea dimenticato; ed avrebbe dato con suprema

gioia il resto della propria vita per rimirar Daniele in quel medesimo

stato di salute in cui era quando partì. Quel che provava il cuore

del figliuolo di Edmondo non tenteremo di esporre. Soltanto diremo

che la presenza di quella fanciulla aveagli cagionato tale tempesta

di emozioni, di rammarichi e di rimorsi, che il suo guardo era rimasto

per qualche tempo fisso al cielo, come se ne avesse implorata tutta la

misericordia. Daniele e Lucia furono lasciati soli.

La conversazione ch'ebbe luogo tra loro, le parole strazianti di

affetti che furono ricambiate fra que' due sono per noi un mistero

che non cercheremo di scoprire, imperciocchè rispettiamo la voce del

pentimento ch'esala dal cuore di un moribondo.

Un quarto d'ora dopo, Lucia entrava cogli occhi smarriti e deliranti

nella stanza contigua dov'erano raccolti gli amici di Daniele, e

annunziava loro che l'ammalato era stato sovrappreso da un deliquio che

facea spavento.

Tutti gli aiuti furono apprestati all'infelice giovine che fu trovato

moriente. I medici dichiararono che qualche ora appena restava di vita

all'infermo. Un tale annunzio fu per tutti un colpo di fulmine. Si

mandò a chiamare un notaro per ricevere dalla bocca del moribondo le

ultime volontà testamentarie. Si dette ordine per le subitanee nozze

di Lucia con Daniele, il quale voleva adempiere a questo atto non

solamente per mantenere il giuramento solenne profferito al cospetto di

Dio, innanzi al quale tra poco sarebbe venuto, ma bensì per lasciare

alla legittima moglie tutt'i suoi beni e ricchezze, quasi ammenda de'

mali che le avea fatti. Egli aveva eziandio manifestato il desiderio di

rivedere i fratelli e la sorella di Lucia. Fu spedita una carrozza di

esso Daniele per andare a prendere la famiglia di Fritzheim.

Tutto il palazzo M.... fu messo in movimento grandissimo. L'arrivo

del milionario, le sue avventure e la sua prossima fine formavano

il subbietto di tutte le conversazioni della capitale; in tutti era

eccitata la curiosità, sicchè le porte e i dintorni di quel palazzo

erano affollati da ogni maniera di gente, ora per servigi, ora per

interrogazioni, ora per visite, ora per mera curiosità. Molte persone

che nessuno conosceva si erano introdotte nel quartiere del Conte di

Sierra Blonda, e ne ingombravano le sale e le stanze interne: qualcuno

si era avanzato finanche nella camera da letto. Nessun comando veniva

più eseguito, dappoichè il solo padrone della casa era Daniele, e

questi non era più nel caso di significare la sua volontà.

Tutto quello che accadeva intorno a lui non colpiva più i suoi sensi,

e soltanto riverberava nel suo cervello a guisa del mormorio delle

lontane onde del mare. Gl'interessi e le cose della terra più nol

toccavano tutto ormai gli era straniero: il mondo si allontanava con

grande velocità da lui, come que' paesaggi indorati dalla luce del sole

che si allontanano dagli occhi dell'esule mentre abbandona la nativa

sua terra.

Allorchè Lucia, pallidissima e sfinita da crudeli commozioni, era

venuta nella stanza contigua a quella dov'era l'infermo, a fin di

chieder soccorso, tutti coloro che si trovavano in quella camera, erano

affluiti dappresso a Daniele. Ma Daniele non dava altro segno di vita

che il girare lentissimo delle smorte pupille. Egli avea perduta per

sempre la parola: la voce era spenta. L'ultima frase che avea detta a

Lucia era stata:

— Non abbandonarmi anche tu, Lucia... il mondo mi abbandona! Addio...

per sempre... io moro!

E da quel momento la voce fu morta!!

Giunse il notaro; giunsero gli ufficiali dello stato civile per le

formalità del matrimonio.

Il mio cadavere · 第 19 / 20 段