Eppure, infin dal dì della partenza di Daniele, il velo di malinconia

che si scorgea sulle incantevoli sembianze di Emma non era più edifizio

di civetteria, ma l'era naturale. Amava ella il giovine pianista? È

difficile il rispondere a tal domanda. Andate a formare un raziocinio

su i sentimenti di una fanciulla di quella fatta! Ci si perde la

bussola se non la testa. In quanto a noi, confessiamo che non sappiamo

quel che sente e quel che pensa la bellissima Andalusa, e che non

altro possiam dire che dal giorno in cui Daniele postergava il paese

ov'ella abitava, Emma non parve così allegra, così spensierata. Non

v'immaginate però che quel gioiello di donna si fosse dimagrita pel

pensier di Daniele, o che moltissima malinconia le desse la costui

lontananza. Emma sentiva un vuoto ne' suoi trionfi giornalieri:

un adoratore di meno non facea gran cosa al numero, ma spiaceva

all'amor proprio di lei. Dobbiamo anche aggiungere in confidenza che,

quantunque ella ben si tenesse dal dimostrarlo, sentiva non per tanto

una propensione e una simpatia pel giovine artista, dallo sguardo di

fuoco, dalla fronte ripiena di genio e di malinconia: le frasi monche

ma ardenti, i sospiri ch'esalavano dall'imo del cuore, la pallidezza

mortale onde si covriva il bel volto di lui quando le stava dappresso:

tutto ciò, sebbene leggiera, facea vie più ogni giorno impressione

sull'animo della giovinetta che non era alla fin fine di carta o

di stucco, e dàgli, dàgli anche una statua si risente. Ond'è che la

figliuola del Duca di Gonzalvo nella compiacenza che libava ogni dì

nel sentirsi cotanto amata succhiava a poco a poco quel velenuccio

che si chiama amore. Gli è vero che l'amor di Emma, il sommo amore,

l'amore appassionato non poteva attecchire, dappoichè a capo di tutte

le passioni, siccome in altro luogo mentovammo, era una cieca e pagana

adorazione di se medesima: Emma era amante riamata di sè stessa.

Ciò nulla di meno, la fanciulla avea adesso nel corso del giorno

qualche momento di malumore, di rabbruscamento di ciglia; pigliava a

male certe cose che dinanzi non le sfioravano neppur l'epidermide;

s'incolleriva e riscaldava per nessun motivo ed erasi fatta

insopportabile verso tutti quei suoi schiavi dai guanti bianchi che

avean messo a' suoi piedi i loro cuori e la loro vita. Emma sdegnava

tutti gli omaggi e trovava noioso il coro di lodi che s'innalzava

attorno a lei dovunque ella mostravasi: questa bisbetica stizza le

accresceva qualche volta il malumore e la noia. Ai teatri ella era

distratta, fastidiosa di tutte le opere, e giudice inesorabile de'

poveri artisti; nelle riunioni si piaceva a torturare gli spasimanti

che la circondavano o a gittare nei loro petti la fiamma della gelosia.

Emma non sapea rendere a sè medesima ragione di questa asprezza nel

proprio carattere; ma noi crediamo di non ingannarci attribuendola

all'assenza del maestro di musica: e viene a rinforzarci in questa

credenza il pensare che la bella spagnuola non ignorava il colloquio

che Daniele si ebbe col padre di lei qualche giorno pria di partire.

Emma in un momento di tenerezza avea strappato al Duca di Gonzalvo

il segreto di quell'abboccamento; nè il Duca avea gran motivo di

nasconderlo alla figliuola, però ch'egli stimava matto il pianista,

e come tale se ne rideva e beffava, dicendo che avea voluto guarire

o accrescere la mattezza di lui promettendogli di aspettare due anni

prima di maritar la figlia. Emma dunque sapeva che Daniele l'avea

chiesta in isposa, e che avea promesso di ritornar milionario dopo due

anni. Non ostante i motteggi e i sarcasmi del padre, il quale tenea

per fermo aver Daniele perduto il senno, ella non vedea un proposito

da demente nella promessa del giovine. Conciossiacchè impossibile

le sembrasse che il suo amante ritornasse col possedimento di tanta

fortuna, non sapea dismettere il pensiero che quegli avea dovuto

poggiare su qualche fondamento la strana proposta, il cui ardimento

sollecitava l'amor proprio di lei. Soltanto l'averlo pensato era per

lei un titolo all'ammirazione e alla simpatia per quel caro giovane.

Per la prima volta in sua vita un pensiero angoscioso le venne

alla mente, un pensiero di gelosia. Fintantochè Daniele era in

Napoli, ella era sicura che costui non avrebbe potuto innammorarsi

d'altra donna; troppo ella era conscia delle proprie attrattive

per credere alla possibilità di un altro amore nel cuore di quel

suo appassionato amatore. E quand'anche un'altra donna lo avesse

per poco di sè invaghito, bastava per ricondurlo ai suoi piedi uno

sguardo, una parola, un detto. Emma dunque non ebbe mai l'idea che

Daniele veggendola quasi ogni giorno, avesse potuto prendersi di

altra bellezza, imperocchè con tante adulazioni la superbetta era

stata educata, che quasi era certa che in Napoli nessuna donna potea

superarla in avvenenza e beltà. Ma fuori Napoli? Per quanto amore

Daniele si avesse per lei, egli era giovine, e a ventidue anni le

passioni, le immagini sono fugaci; agli occhi di un giovine dal cuore

sì ardente ogni donna è bella, ed ogni bella è amante; le reminiscenze

non reggono a fronte delle impressioni; e una donna lontana, anche

bella quanto si può immaginare, perde sempre a paragone di una donna

presente e innamorata, anche di bellezza inferiore.

Emma avrebbe desiderato che Daniele avesse avuto trentacinque anni

invece di ventidue: ella comprendea che a trentacinque anni le passioni

sono profonde e incancellabili, e che la distanza e il tempo vie più

le accende invece di spegnerle; comprendea che in quella seconda età

dell'uomo le reminiscenze hanno più forza delle impressioni, e che un

amante in quest'età non pecca facilmente d'incostanza. Emma pensava a

queste cose, cui per lo addietro giammai non avea pensato, e sentiva, a

suo dispetto, un certo pizzicore di gelosia.

Emma dunque amava Daniele? E noi ripetiamo che nol sappiamo, ma siamo

inchinati a credere di sì; bensì nol vorremmo asserire su la nostra

responsabilità, e non facciamo ch'enunciare un nostro modo di vedere,

e non già un fatto reale. Talune volte, quando stava sola massimamente,

con quel bel capo abbandonato sulla palma della mano dritta, con quegli

occhi malinconici fissi come la mente nel passato, ella pensava che

un giorno una donna avea scritto a Daniele. Ella non avea dimenticato

la più minuta particolarità di quel fatto; ricordava nomarsi quella

donna Lucia Fritzheim; che Daniela avea detto di aver dispregiata: e di

non aver voluto cadere ne' lacci delle seduzioni di lei. Questa donna

dunque era bella! Lucia ricordava che Daniele avea detto posseder colei

un sembiante d'innocenza e modi ingenui e proprii d'un cuor gentile e

virtuoso, ma artefatti e tali da ingannare i più esperti.

Non so perchè, ma nell'animo di Emma surse il pensiero che questa non

fosse la verità, che Daniele avesse voluto nascondere agli occhi di

lei un intrigo. E questo pensiero andava acquistando maggior forza ed

evidenza a seconda che la giovinetta si riduceva a mente le più piccole

cose che accompagnarono quel fatto. Un fanciullo misero, dall'aspetto

onesto e gentile, avea portato il biglietto: il miserello era stato

dapprima all'abitazione di Daniele alla Riviera di Chiaia, e di là

mandato a Toledo al Palazzo S... dove il maestro di musica solea

venire: il ragazzo erasi posto a piangere quando gli fu detto che il

giovine non era al Palazzo S..

Simiglianti particolarità davano certezza alla fanciulla di essere

stata ingannata, e un bel mattino le venne alla mente un'idea

singolare. Emma pensò di andare a trovare Lucia, la cui abitazione essa

ricordava benissimo.

— Se ella è un'intrigante avventuriera, pensava tra sè la nobil

giovinetta, io mi sarò accertata di ciò, e più non penserò a questa

sciagurata: se, al converso, ella è una vittima del tradimento di

Daniele, sarà questa benanche un'importante scoperta che potrà influire

sul mio avvenire.

Queste cose volgeva in sua mente la giovinetta, però che, bisogna

dirlo, il pensiero di Daniele incominciava a diventare per lei quel che

dicesi propriamente una passioncella. La risoluzione di andare a trovar

Lucia era presa; bisognava pensare al modo di mandarla ad effetto.

A tante cose pensò la fanciulla, ma tutte presentavano di forti

difficoltà ed ostacoli. Imperciocchè, dato il caso che la Fritzheim

fosse stata in realtà un'avventuriera, siccome l'avea dipinta Daniele,

come avrebbe fatto Emma per nascondere la vergogna di tal visita?

Dopo aver molto pensato e ripensato, Emma si fermò da ultimo sovra un

disegno che le parve il migliore di quanti le si erano presentati alla

mente.

Da parecchi giorni si trattava nelle solite ed intrinseche riunioni

della sera di prendersi il divertimento di una cavalcata al Campo di

Marte. Varii distinti cavalieri, amicissimi del Duca di Gonzalvo, e

due o tre dame, amiche di Emma dovean comporre la brigata. Emma avea

sempre differita questa passeggiata or per un pretesto or per un

altro, non sentendosi l'animo sereno abbastanza per abbandonarsi ai

consueti sollazzi; ma le parve giunto il momento di recarla ad effetto,

dappoicchè era nel pensier di lei di allontanarsi dalla brigata allora

che sarebbero giunti presso al Real Albergo de' poveri, adducendo il

pretesto di dover adempiere ad un atto di carità ch'ella volea fosse

rimasto segreto, epperò volerlo adempiere senz'alcun testimone: avrebbe

dissimulata la distanza, dicendo che la casa dov'ella recavasi non era

discosta che pochi passi: avrebbe intanto dato di sprone al cavallo e

divorata la via per tornar più presto a raggiungere la comitiva. Un tal

proponimento non era scevro di difficoltà, ma ella si ripromettea di

superarle sul fatto. La cavalcata fu fissata pel primo giorno di sereno

che offrisse il verno già decrescente. Ed in effetti, un bel mattino

la nobil comitiva si avviava dal palazzo S... su svelti e bei cavalli

inglesi di puro sangue, con molto lusso ed eleganza bardamentati.

Emma, in grazioso e maschile abbigliamento all'amazzone, cavalcava un

gentile e nobil destriero bianco come la spuma del mare. L'incantevol

persona della giovinetta spagnuola si disegnava con fierezza sotto

le spoglie austere della moda inglese, ma più bella appariva, più

seducente agli occhi degli estasiati che la circuivano. A' suoi fianchi

caracollava con grazia estrema e con superba andatura il visconte di

Boisrouge, abile maneggiatore di cavalli. La cavalcata era giunta

all'Orto Botanico, ed Emma, arrossendo, annunziò, facendo le veci

di essersene pur lì ricordato, di dover visitare una misera famiglia

raccomandatole da una delle sue amiche. Non ostante le più vive premure

ed istanze, Emma si allontanò dalla brigata, e non sì tosto videsi

fuori la vista de' suoi compagni, diè di sprone al cavallo e sparì

dietro gli alberi che orlano il viale di S. Maria degli Angeli alle

Croci. Emma avea detto alla comitiva di aspettarla dappresso al Real

Albergo de' Poveri ch'ella non avrebbe indugiato più di pochi minuti.

Il cavallo di Emma si era messo di carriera: ella incitavalo colla

voce, colla frusta e cogli sproni, perocchè sentivasi alle spalle il

galoppo di un altro cavallo che la seguiva.

La fanciulla sospettò che alcuno de' compagni si fosse quegli che

seguitavala, e nella preoccupazione in cui la metteva l'apprensione

di esser discoperta, e per guardare indietro, non badò ad un burrone

che tagliava la strada, ed era appena pochi passi discosta dal fossato

in cui sarebbe stata inghiottita insieme col suo cavallo, quando il

cavaliere che la seguiva, facendo fare un balzo terribile al proprio

corsiere, si caccia innanzi a quello della fanciulla per arrestarne il

corso impetuoso. E riuscì in fatti a salvare la giovinetta dall'orrenda

caduta, ma l'urto fu così veemente, e l'azione così rapida, che il

cavaliere fu balzato di sella e stramazzò a terra, andando a piombar

col capo sopra un piccolo macigno ch'era messo in sull'orlo del

fossato.

Emma mise uno strido acutissimo e si gittò dal cavallo per andare

a soccorrere il suo salvatore, nel quale, a sua grande sorpresa,

riconobbe il signor Maurizio Barkley, dal cui capo grondava in copia il

sangue.

II.

LA VISITA

Accennammo altrove che Emma nutriva un certo istinto di diffidenza per

Maurizio Barkley. Ella non sapea propriamente rendersi conto di tale

ripugnanza, anzi non poche volte facea forza a sè medesima per vincere

un così ingiusto sentimento, anche perchè sapea che suo padre riponeva

nel signor Barkley intera fiducia; ma il mistero onde quest'inglese

circondava la propria vita, la oscurità della sua origine e delle

sue relazioni, quella specie di altiera taciturnità irremovibile, e

quello sguardo freddo ma ostinato e penetrante, avean fatto sull'animo

della giovinetta, fin dal primo giorno in cui lo vide, una sinistra

impressione che l'era rimasta in appresso voltata in leggera antipatia.

Il contegno di Barkley verso di lei era stato sempre grave e poco

manieroso: quando le più entusiastiche ovazioni erano prodigalizzate

alla dea de' salotti, Maurizio non mischiava le sue frasi di

ammirazione e di rapimento a quelle dello stormo elegante che si facea

dattorno, quando, per casualità, rimanevan soli o vicini, Maurizio

non le dirizzava nessuna di quelle parole di adorazione che soleano

risuonare agli orecchi di lei. Per così fatte ragioni Emma sentiva

per Barkley contraggenio e dispetto. Ma ora questi sentimenti erano

di botto disparsi, cedendo il luogo alla sorpresa, al compiacimento,

alla riconoscenza. Emma era estremamente maravigliata di veder colà

il signor Barkley, il quale non formava parte della comitiva; ed era

ricolma di ammirazione e di gratitudine pel coraggio, per la prontezza,

per l'eroismo onde colui, a rischio della propria vita l'avea salvata

dal precipizio.

Il sangue grondava a Maurizio da una larga ferita apertasegli dietro

al capo. Egli avea perduto l'uso de' sensi, era pallidissimo, e sulle

sue labbra era sparso il lividore di morte. Emma si trovava nella

situazione più angosciosa; avrebbe voluto chiamare al soccorso, volare

da' suoi compagni che l'aspettavano, per raccontar loro il tristo

accaduto; ma non volea lasciare, neppure per un momento, il misero e

generoso giovine che giaceva a terra senza dar segni di vita. Emma

dimandò l'aiuto di alcuni villici che erano di passaggio, e un di

costoro, adagiato Maurizio in sul macigno, ne sostenne, il capo, mentre

l'altro era corso per un poco di acqua. Gli occhi della fanciulla erano

bagnati di lagrime. Ella si adoperava a rattenere, col suo fazzoletto

rinforzato a molti doppi, il sangue che fluiva e gemeva sotto il

grumo che vi si era incrostato tra i capelli. Intanto il contadino

era tornato con una brocca d'acqua limpidissima. Emma avea fatto uno

sdruscio nella sua sottana e ne avea formato una pezzuola il cui becco

immerse nell'acqua ed applicò in sulla ferita per farla ristagnare. Il

freddo dell'acqua richiamò a vita Maurizio, il quale aprì gli occhi,

e veduto Emma che con la più amorosa sollecitudine gli era sopra, e la

cui mano riposava assieme col becco della pezzuola in sulla sua fronte,

lo sguardo gli balenò di piacere, ed il volto ch'era smorto e livido si

accese di subita fiamma.

— Grazie, mormorò con fioca voce, grazie, Duchessina, quanta bontà!

Voi stessa avete voluto curare la mia ferita! ed avete avuto ragione,

perchè la vostra mano è il più dolce balsamo che si fosse potuto

applicare sovr'essa.

— Oh, signor Barkley, rispose Emma arrossando, come potrò esprimervi

la mia graditudine? A voi debbo la vita, perocchè sarei senza altro

precipitata in questo orribile fossato, senza il vostro coraggio e la

vostra prontezza. Ma come vi siete trovato qui? Voi non facevate parte

della nostra comitiva.

— È vero, Duchessina, voi non mi troverete giammai nel cerchio di

coloro che prendon parte ai vostri divertimenti; ma quando un pericolo

vi minaccia, quando una sventura sta per colpirvi, siate certa che

troverete al vostro fianco Maurizio Barkley.

Emma guardò stupefatto il giovine inglese. Le nobili e generose parole

che questi avea profferite non erano dettate da vanitosa ostentazione,

dappoichè egli avea dato testè una prova irrefragabile della sincerità

de' suoi detti. Ma a qual sentimento attribuire tanta annegazione? Ecco

la sciarada di cui Emma s'imbrogliava a trovare il motto.

— Ben mi è nota la nobiltà del vostro animo, signor Barkley, ed essa

giustifica pienamente la fiducia che mio padre ha in voi, e l'amicizia

che vi professa. Ed oh quanto più egli vi estimerà ora che saprà

esservi io debitrice della vita!

— A che parlarne, Duchessina? Non sono io oltremodo felice e compensato

della dolce pietà che la mia ferita ha saputo destare nel vostro

bell'animo? Oh se avessi ogni giorno l'occasione di arrischiare la mia

vita per salvare la vostra!

Emma era sempre più sorpresa delle parole di Barkley, e tanto più

ne sentiva maraviglia, essendo ella convinta che l'espressioni di

quell'uomo non erano foggiate per vaghezza di complimenti o per

affettare uno spirito eroico e cavalleresco, dal quale abborriva il

suo carattere franco e altero. Questo breve scambio di parole avveniva

stando la giovinetta chinata pressocchè sulle ginocchia di Maurizio;

la mano dritta di lei tenea compressa in sulla fronte dell'inglese la

pezzuola bagnata, mentre la sinistra aiutava a sostenere le spalle del

ferito. Maurizio si sollalzò un poco dal macigno, sì che la sinistra

mano della fanciulla abbandonò per poco la sua posizione. Barkley

prese nelle sue, la mano della giovinetta, se l'accostò alle labbra, e

v'impresse un bacio. Emma trasalì, e, per un movimento inconsiderato,

si scostò dall'inglese.

— Che fate, signore! esclamò ella.

— Bacio quella mano che mi dà la vita, rispose Maurizio. Grazie,

Duchessina, grazie delle vostre cure; mi sento forte abbastanza da

tornare a casa. Prendete, buona gente, soggiunse poi dando a ciascuno

de' due villici una moneta d'oro, prendete questo piccol segno della

mia gratitudine; non ho più bisogno dell'opera vostra.

I due contadini stupefatti di tanta generosità non rifinivano di

guardare: con occhi spalangati or la moneta or il donatore: e quando

si furono accertati che la cosa non era una finzione, ma bensì la più

consolante realtà, si partirono, colmando di benedizioni il forestiero

e la dama. Maurizio ed Emma restaron soli.

— Volete raggiungere la comitiva, o volete recarvi da Lucia Fritzheim?

chiese Barkley.

Non si può dire da quanta sorpresa fu colta Emma a queste parole. In

che modo Maurizio conosceva il segreto di lei?

— Che! signore! esclamò la fanciulla, e chi vi ha detto ch'io mi recava

da questa donna?

— Nessuno, Duchessina, perocchè voi avete nascosto a tutti il vostro

proponimento.

— E voi, signore, come avete letto nel mio pensiero? Chi vi ha rivelato

il nome di questa donna?

— Perdonate, Duchessina, ma questo è il mio segreto: soltanto vi posso

dire ch'io conosco questa fanciulla, che si chiama Lucia Fritzheim.

— Fanciulla! come! Ella è dunque una fanciulla di onesta famiglia, n'è

vero?

— Lucia Fritzheim è la virtù personificata, Duchessina, rispose con

solennità il giovine inglese, e suo padre era l'anima più bella, il

cuore più nobile che sia stato al mondo.

— Ed è straniera questa famiglia? dimandò sempre più maravigliata Emma.

— Giacomo Fritzheim era svizzero di origine Lucia è nata in Napoli.

— Ed è bella? chiese la giovinetta.

— La sua virtù la rende assai più bella di ch'è in effetti.

— Ed è povera, n'è vero?

— Poverissima, e massime dopo la morte del padre.

— Andiamo, signor Barkley, accompagnatemi da lei. Il mio soverchio

indugio sarà presso gli amici giustificato dalla vostra presenza.

Io dirò che in quella casa dove mi son recata per una limosina ho

incontrato voi, al quale io avea dato appuntamento. Racconterò il

vostro atto eroico col quale mi avete salvata la vita; troveremo

pretesti e sotterfugi per colorare la nostra tardanza. Venite,

Maurizio, indicatemi l'abitazione di Lucia Fritzheim; andiamo a

spargere il conforto della carità là dove la più nera perfidia ha

sparso il dolore, la miseria, e volea spargere l'ignominia; andiamo,

signor Maurizio; compite la vostra opera; salvatemi il cuore dopo

avermi salvata la vita.

— Io vi accompagnerò, Duchessina, ma non salirò sulla casa di Lucia

Fritzheim; vi aspetterò a qualche distanza: andate a trovar Lucia; le

vostre due anime sono fatte per intendersi e amarsi.

La caduta di Maurizio non solamente avea cagionato la sua ferita al

capo, ma gli avea fatto parecchie contusioni alla sinistra gamba;

ondechè mal potea reggersi in piedi e a stento potea camminare. Emma lo

aiutò a montare a cavallo; indi ella balzò sul suo bianco destriero, e

a lenti passi entrambi s'incamminarono alla volta della casa di Lucia.

C'incombe il debito di far notare a' nostri lettori che Maurizio

Barkley aveva a certa distanza seguita la cavalcata, e che veggendo

Emma discostarsi dalla comitiva ella sola, si era affrettato a

raggiungerla. Per qual ragione Maurizio avea voluto seguir la

cavalcata? È questo un segreto che il tempo ci spiegherà. Giunti

che furono all'abituro di Lucia, Maurizio si fermò, lo additò alla

fanciulla, e disse ch'egli avrebbe aspettato a pochi passi di distanza

co' due cavalli. Emma montò sola le gradinate, Marietta venne ad

aprirle l'uscio di scala. La fanciulla rimase attonita nel vedersi

dinanzi quella bella dama in abito da cavalcare.

— Siete voi Lucia Fritzheim? dimandò Emma.

— Io sono sua sorella, signora, rispose Marietta arrossendo fin nel

bianco degli occhi.

— E non è in casa vostra sorella?

— Oh, sì, signora, rispose con tristezza la fanciulla, ella non esce da

lunga pezza; è così mal ridotta!

— Bramo vederla, soggiunse Emma, ho qualche cosa da dirle.

— Entri dunque, signora; perdonerà la poca decenza della nostra casa;

siamo poveri orfani che viviamo colle fatiche delle nostre braccia.

Entrando in quella casa, la figliuola del Duca di Gonzalvo fu commossa

insino alle lagrime scorgendo la più commiserevole miseria. Quasi tutte

le suppellettili erano state vendute: le bianche pareti, imbrattate

dagli scherzi di Uccello, si presentavano squallide e nude: qualche

sedia, un letticciuolo di asserelle, un vecchio armadio componevano

gli arnesi di quella prima camera dove si era trattenuta la giovinetta

andalusa. Marietta avea fatto sedere la nobil dama, ed era ita ad

avvertire il resto della famiglia dell'onore inaspettato. Emma udì

dalla stanza contigua un rumore di oggetti da tavola che venivano

gittati in fretta in fretta in qualche cassettone, un affaccendarsi

per ripulire sommariamente e spazzare la stanza; udì il bisbigliare

di molte voci, e a capo di pochi momenti, ella fu fatta entrare nella

camera dove stava Lucia Fritzheim. Il volto di Lucia era bianco come

carta. Emma si avanzò verso di lei e la prese per mano, guardandola con

occhi velati di pianto.

— Perdono, disse la figlia di Giacomo, mille volte perdono, bella dama,

se ha atteso pochi momenti; noi prendevamo un boccone quando ella ci ha

onorati.

— Sono dolente di avervi disturbata, carina: voi dunque siete Lucia

Fritzheim?

— Per lo appunto, signora, e questi che vedete a me d'intorno sono i

miei fratelli e mia sorella.

Uccello, Giuseppe e Andrea fecero una riverenza alla nobil dama, e

sottovoce si dicevano l'uno all'altro:

— Quanto è bella! E che bel vestito! Oh la dev'essere la figliuola o

la sposa di qualche principe! Guarda, Giuseppe, come son belli quei

bottoni! Guarda, Andrea, quella frusta!

Emma e Lucia si guardarono per qualche tempo senza profferire parola;

entrambe erano dominate da forti emozioni, e specialmente Emma sentiva

una pietà profonda per tanta virtù congiunta a tanta sventura.

— A chi ho l'onore di parlare? dimandò Lucia che non si saziava di

contemplare l'incantevole bellezza della dama che le stava presente.

— Alla vostra amica Emma di Gonzalvo.

— Emma di Gonzalvo! esclamò Lucia, e gli occhi le si velarono d'una

nebbia mortale.

Marietta e i fratelli corsero dappresso a lei.

— Voi, signorina, voi la figliuola del Duca di Gonzalvo? Povera Lucia!

esclamò Marietta rompendo in lagrime.

— Voi dunque conoscevate il mio nome? dimandò Emma con voce commossa.

— Oh signora! se sapeste quante lagrime il vostro nome ha fatto

scorrere dagli occhi della mia sventurata sorella!

Lucia si era rimessa immantinente; il suo volto avea preso

un'espressione di nobiltà e di fierezza.

— E che brama da me Emma di Gonzalvo? Vuol forse umiliarmi colla

sua bellezza e col suo fasto, dopo di avermi ridotta qual sono, uno

scheletro, dopo di aver tolto a questi innocenti il pane che io dava

loro colle mie fatiche, e cui non posso più dare per lo stato della

mia salute? Guardate, signorina, guardate lo squallore e la miseria di

questa casa, di questa onesta famiglia, è tutta opera vostra; ma spero

che Dio mi darà la forza di soffocare nel mio cuore l'amore che egli

stesso vi fece nascere. Oh! or che vi ho veduta, l'ultimo barlume di

speranza è fuggito. La vostra bellezza assolve lo spergiuro... Ebbene,

Emma di Gonzalvo, io vi perdono tutto il male involontario che avete

fatto a me e a questa misera famiglia; io vi perdono dal fondo del

mio cuore, come imploro da Dio perdono sul capo dello spergiuro... Oh,

mio Dio, quanto è bella! quanto saranno felici! Ma ella non può amarlo

quanto l'ho amato io! no, non è possibile!

Il mio cadavere · 第 11 / 20 段