Ecco la mia sposa! Ecco i miei amici! Essi vi ringraziano per

l'ospitalità. Hanno dormito sulle stuoie intrecciate dai vostri avi!...

Voglio contraccambiare i vostri doni con un dono impagabile. I serpenti

vi hanno rubate le case. Ebbene: io vi insegnerò l'arte di vincerli. Vi

insegnerò a canalizzare le acque perchè la foresta sia liberata dalla

febbre. Vi guarirò tutti. Non dite: questo è il modo dei bianchi!

Cercate di creare il modo dei negri, e che sia rispettato dai bianchi!

Anche i bianchi ebbero 15 secoli di vita lenta. Poi in un secolo

realizzarono il progresso. Come loro, voi dovete uscire dal vostro

letargo. Questo letargo è dovuto all'isolamento, al clima torrido e alla

terra generosa che non esige sforzi. È dovuto anche al rhum e all'abuso

della donna. Non siete certo inferiori ai bianchi. I quindicenni negri

valgono i quindicenni bianchi. Farò di voi dei meccanici, dei fabbri,

dei costruttori di città. V'ispirerò la volontà di sapere le relazioni

che corrono tra il fuoco e l'acqua che bolle nella vostra pentola. Ora

voi non vedete che una successione di fatti, un giorno vedrete un

rapporto di causa e d'effetto. Credo nella perfettibilità della razza

negra. Verrà un giorno in cui i negri penseranno fuori dalle loro

sensazioni. Penseranno idee che non si pagano nè servono a pagare, come

queste: Bontà, Generosità, Patria, Progresso, Sacrificio, Ideale,

Assoluto. Voi oggi non rispettate che la forza. Però se uno batte la

propria madre, voi gli gridate: «Non fare così; è male!». Se uno veglia

sua madre morente, voi gli dite: «Ciò che fai è bene!». La vostra anima

ha un solo modo di esprimersi: la musica. Ma siete musicisti ciechi e

muti. I vostri strumenti hanno poche corde. I suoni oggi vi servono per

aizzare le vostre danze. Esprimerete un giorno con suoni armonizzati i

sentimenti misteriosi che vi tormentano il petto. Tutto vi sarà facile

poichè avete avuto la fortuna d'incontrarmi. Io ho perfezionato quel

principio di risparmio che si chiama _chiteno_. Ma lo avete inventato

voi! Avete inventato i forni per la fusione del minerale di ferro e il

modo di estrarre il sale dalle piante paludose. Siete dunque capaci

quanto i bianchi. Li supererete. Dovete uccidere in voi la pigrizia,

vizio dei negri. I maschi devono lavorare invece di rimanere i

sorveglianti distratti del lavoro delle donne. La superiorità della

femmina sul maschio deve cessare. Io che porto in me il sangue degli

arabi, dei berberi e dei negri, ho ucciso i vizî di queste razze e ho

intensificato in me le loro virtù. Prodigio! Il sangue negro che scorre

nelle mie vene, non soltanto rispetta il lavoro, ma lo ama come una

voluttà. Non ho come voi imparato dagli Europei l'arte di mentire. Sul

lavoro e la sincerità dovete costruire l'orgoglio d'essere negri. Ora un

desiderio di prestigio vi attanaglia, al punto di spingervi a rubare

qualsiasi simbolo di superiorità: un vetro colorato, un pezzo di

stoffa... Questo è male, poichè non bisogna rubare. Ma è anche bene,

poichè bisogna amare le cose lontane e difficili. Tutto in voi è come

l'acqua torbida: nessun sentimento e poca sensibilità. I bianchi

pensano: i negri sono ladri, bisogna derubarli! In fatti voi non

rispettate nè la proprietà nè la bellezza nè il dolore. Unico

sentimento, l'affetto per la madre! Ma un'altra madre aspetta tutto da

voi, e si chiama Africa. La forza, la fame, il desiderio della donna non

sono tutta la vita. Vi insegnerò il ricordo di ciò che fu. Poi, vi

svelerò la bellezza di ciò che sarà. Acquisterete il senso della

profonda differenza che divide gli uomini dagli animali. È perchè non

avete questo senso, che siete cannibali e abbandonate alle belve i

malati!

Siete a venticinque giorni dalla costa, ma io migliorerò le carovaniere.

Dovete togliere ai bianchi il commercio della gomma, della dura, del

bestiame, dell'avorio, delle penne di struzzo, dei cuoi, del sesamo e

della senna. La pianta del cotone, che dicono egiziana, è originaria

della vostra terra! Potreste produrre e vendere duecentomila càntari di

cotone, irrigando tutti questi _feddan_ di terra.

_Rivolgendosi ai grandi

feticcieri che in segno di

gioia e di omaggio agitano i

fianchi ingonnellati di

rumorosi gusci secchi e di

conchiglie._

In nome dei miei avi arabi, bèrberi e negri, ti saluto, o Spirito delle

Mèssi! Ti saluto, o Spirito della Guerra! Ti saluto, o Spirito della

Virilità! O protettori potenti e paterni della tribù Giuma, arricchirò

la vostra saggezza, svelandovi il Feticcio dei Feticci, il gran nemico

dei serpenti: il Sinrun! Andate e rendetevi degni di conoscere il

Mistero.

_Vocio confuso. La folla

commossa mal contiene il suo

entusiasmo. Esita incerta, poi

obbedisce e si ritira nella

profondità della foresta.

Kabango si volta allora verso

la capanna, nella cui apertura

sta ritta Mabima._

Mabima! Ho iniziato la realizzazione del mio sogno. Risanerò la foresta;

guarirò i Giuma.

MABIMA

_con tenerezza._

Io ti ammiro. Vedo con gioia propagarsi la luce del tuo genio e il

calore della tua bontà. Ma dimmi: quale nuovo tormento ti agita? Non

temi da consumare la tua vita per ridare la vita a quei malati? Sono

tutti divorati dal male, ma ne godono! Non vogliono guarire! Vogliono

agonizzare nella febbre inebriante e visionaria che li distrugge. Sono

felici di essere spodestati e vinti dai serpenti. Comprendo la loro

agonia; mi abbandono anch'io, a poco a poco, al voluttuoso oblio di

tutto. Vivo anch'io nell'ombra morbida e vellutata del meravigliante

fantasma azzurro che visita ogni notte la foresta: il Ricordo. Non temo

più i serpenti. Mi amano e mi difendono. Non temo più la febbre

visionaria. Sono una languida febbre d'amore che ricorda i molti tuoi

baci passati e ne invoca ancora tanti, tanti.

KABANGO

Vieni, Mabima, fra le mie braccia. Lasciami stendere il mio corpo

affranto. I tuoi occhi hanno una luce verde più dolce di quella della

foresta. Luce queta, sicura e senza serpenti!... Maledetti serpenti!

Avevo dimenticata la loro morsicatura!

MABIMA

_chiamando Lanzirica, che si è

allontanato._

Vieni presto a curare Kabango!... E tu adàgiati bene. Aiuterò Lanzirica

io stessa. Ho un balsamo per le ferite.

LANZIRICA

_inginocchiato dopo avere

attentamente guardato il piede

di Kabango._

Kabango, sei stato morsicato dal Naia nero! Riconosco il suo veleno

dalle striature viola che circondano la piaga. Occorre aprire

profondamente la carne, senza aspettare.

KABANGO

_sdraiato._

Taglia pure, senza pietà.

LANZIRICA

_medicando con Mabima il piede

di Kabango._

So improvvisare delle strofe che accarezzano lo spirito e lo distraggono

dal dolore fisico. Ascolta!

_Gracidatori, Frusciatori,

Rombatori._

Fra le liane e i bambù gracida il curacoo!... Ora tace. Le fontane

cantano vicine e lontane. Io ne imiterò le cadenze modulando la mia

voce. Inebria i tuoi occhi di tutte le sfumature di questo verde

infinito. Fissa ogni foglia come se fosse il volto di Mabima. Mescola i

tuoi nervi alle fibre vegetali. Incita i tuoi muscoli a gareggiare con

la potenza di questi tronchi colossali. Liberati dalla tua coscienza

umana. Vegetalizza la tua carne. Imita appassionatamente le curve dei

fogliami. Diventa foresta tu stesso, col tuo deserto intorno a te...

_Ritto, chiamando a raccolta

le anime della Foresta._

Anime vegetali! Venite! Venite! Mescolatevi alla carne di Kabango!

Assorbite la sua essenza umana!

_Frusciatori, Ronzatori

Gorgogliatori._

Ascolta, ascolta, Kabango! Il tuo cuore ronza come un alveare. Le tue

vene sono gaie di frulli, trilli, garriti, pigolii e cinguettii. I tuoi

muscoli si mutano in ghirlande di lilla, acacia e caprifoglio. Il tuo

pensiero pullula come un'acqua fresca che disseta, ma non ragiona.

Kabango, distenditi per terra. Vicino a te Mabima profuma l'aria con le

sue rose. I suoi capelli sono morbidissimi ciuffi di vaniglia. Ora la

tua carne non è più che un vellutato formicolio che ondate di piacere

pacificano a poco a poco. La tua anima umana ha un borbottio sonnolento

di bimbo in fasce. Ecco... Sei già assorto nel placido ondeggiamento

della foresta...

Fiuta la tua pelle. Non ha più l'odore acido e caldo della carne, ma

l'effluvio frescacido delle linfe. Sei diventato una galanteria di

foglie e fiori offerta alla brezza tua, Mabima, odorosa che ti

avviluppa. Il lieve ansare del suo petto rivela la gioia che prova nel

sentir salire in se la tua vita. Le sue arterie e le tue vene sono le

arterie e le vene mescolate della terra.

_Rombatori, Frusciatori,

Gracidatori, Gorgogliatori._

Le fontane che gorgogliano in te sono liete di sentirsi belle e buone a

nulla. Questa che ti sgorga dal cuore con luccichii vistosi finge di

creare dei ruscelli di pensiero. Ma subito si sparpaglia in liquida

capigliatura, cantando la sua beata inutilità. Kabango, carne fronzuta,

ascolta le tue fontane!... Si chiamano l'una l'altra, accordando insieme

le loro voci umane, poco umane, già sovrumane, che deridono l'umanità.

Sono ebbre d'esser vane, poichè spesso nessuno le ascolta. Tutte felici

se Mabima si avvicina co' suoi serici passi da uccellatore. Mabima

anch'essa si disumanizza... Ora si muta in un verde arbusto che

s'inchina su di te, su di me, come vuole il vento, poi lento si

ricompone in un'estatica immobilità. Talvolta sembrano singhiozzare le

tue fontane, o Kabango, ma subito scroscia e scampanella una risata e

con mille moine di voci argentine spandono mille e mille perline di

allegria agli echi che sono mendichi erranti e orfane bambine smarrite.

Salgono in te, Kabango, fontane e fontane di perle, ebbre tutte

d'infilarsi sull'unico filo d'argento che ornerà volubilmente sotto la

luna il collo di Mabima!...

KABANGO

_svegliandosi dal suo sogno

vegetale._

Taglia, taglia profondamente; spalanca le labbra della piaga.

LANZIRICA

Ho tagliato profondamente. Ora purificherò la piaga con questa pietra

porosa. Dopo vi introdurrò questo osso calcinato...

KABANGO

Sei un poeta geniale, Lanzirica. Sei riuscito a distrarmi dal lacerante

dolore. Ma non conosci tutte le fontane. Queste che cantano ora,

soffrono di rimanere tristi e vane come le vene d'un vile. Bisogna

canalizzarle perchè dissetino i lavoratori del Sinrun e godano di

portare le mercanzie. Pigiate e cullate nelle coffe dei cammelli, le

mercanzie attraverseranno il deserto sognando il mare, grande mercante

instancabile. Si parte sul mare poveri, e si ritorna ricchi, deridendo

gli uccelli che cercano ovunque alberi di navi per riposarsi. Saprò io

mutare la forza di queste fontane in velocità di ruote e in luci di

lampade più chiare del sole, e in motori che costruiranno motori.

Questi, come veri cuori palpiteranno nei nuovissimi uccelli di metallo e

tela, capaci di varcare mari deserti senza posarsi mai.

LANZIRICA

Vissi un tempo in una bella oasi...

_Riprendendo accuratamente la

medicazione della piaga._

Tanto bella, che il mare se ne innamorò. Per sedurla, il mare perfezionò

le sue musiche vegetali, imitò l'immane intrico degli alberi e delle

liane, con un aggrovigliamento di vele e di cordami che avevano per

frutta marinai salutanti, e per foglie le loro garrenti nostalgie. In

quel porto improvvisato, i pesci guizzavano tra le carene, col lampeggio

d'oro e argento che riempie i forzieri dei mercanti. L'oasi non si

commosse. Allora il Mare mostrò la sua magnetizzante moneta d'oro: il

Sole. Ma l'oasi rifiutò il sole, e preferì morire sotto la sua coltre di

sabbie monotone.

_Ruggito di leone vicinissimo

mediante un Ululatore._

KABANGO

_scattando._

Bagamoio! Bagamoio!

BAGAMOIO

Sono qui. Veglio su di te.

KABANGO

Dov'è il mio fucile? È pulito?

BAGAMOIO

L'ho minuziosamente oliato. È carico!

KABANGO

Bene. Grazie. Là dove è Bagamoio, c'è forza, sicurezza e fedeltà.

_Bagamoio esce dalla capanna,

cercando la belva. Kabango fa

un movimento come per

alzarsi._

MABIMA

_lo trattiene a terra._

Non alzarti, Kabango. Il tuo piede è molto ammalato. Non devi camminare.

Temo per te gl'insetti e la sabbia.

_Ruggiti di leone vicinissimo

mediante tre Ululatori._

Bagamoio ci difende! Sarebbe una pazzia affrontare ora una marcia.

LANZIRICA

Mabima non reggerebbe alla fatica. Mabima è felice di vivere qui.

Nessuno può rapirti il Sinrun. Ti costruirò un letto con quattro rami

forcuti piantati in terra e spalmati di zilah, perchè la vipera tricorne

non ti addenti nel sonno. È corta, grossa, pericolosissima. Ma so

curare le sue morsicature. Quando il tuo piede sarà guarito, riprenderai

la marcia. Ricòrdati delle mie parole. Coloro ai quali tu ti sacrifichi

non meritano il tuo sacrificio...

KABANGO

_interrompendolo con uno

scatto brutale._

Basta! Taci! Conosco il tuo ritornello. Sei un flauto malinconico, ed io

non sono un serpente da addormentare. Sento già la tua voce che riprende

la sua nenia: «Kabango, ascolta le fontane!». Macchè fontane! Io ascolto

le fontane, le fontane del mio sangue! Non implorano, non piangono.

Urlano, imprecano, perchè vogliono slanciarsi in cielo e inondare della

loro forza benefica l'Africa adorata! lo li amo tutti, i miei popoli

africani! Tu dici che sono indegni del mio sacrificio? Che ne sai tu?

Che ne sanno loro? Sognano come te, o vegetano come le piante. Io darò

loro la vita sublime del pensiero! Sono stanco di riposarmi. La vita non

è qui. Le vie del deserto mi chiamano. Guarirò il mio piede camminando.

Va, Lanzirica. Non ho più bisogno di te.

_Lanzirica si allontana a

testa bassa, rimane un istante

immobile, poi gira cautamente

dietro alla capanna, e, dopo

aver sfiorato Bagamoio che

monta la guardia, si

accovaccia fra i cactus e le

agavi, per ascoltare Kabango e

Mabima._

MABIMA

_coricata vicino a Kabango

nell'apertura della capanna._

Ciò che ha detto Lanzirica è falso, Kabango. Ora mi sento rinfrancare.

Ti seguirò dove vorrai. Ho tanta forza, Kabango, se tu mi baci!...

Baciami. Voglio, io, io, guarire il tuo povero piede. Tanto ti amerò,

con baci, baci e tenerezze squisite, finchè tutto ti guarirò. Spalmerò

di unguenti la tua piaga...

_Entra nella capanna, e ne

esce con un canestrino pieno

di foglie._

Sono unguenti veramente miracolosi. Me li ha portati in dono, con molta

gravità, ieri sera, il capo dei Giuma. E mi ha regalato anche un

bellissimo tappeto. Vedrai.

_Medicando il piede di

Kabango._

Povera carne! Ti brucia? Fra poco non sentirai più dolore, e questa

notte potrai dormire placidamente.

KABANGO

Non dormiremo, Mabima. Chi dorme nel plenilunio offende la Luna. Già la

mia pelle graffiata dal sole e dal pericolo gode sotto la morbida

carezza della tua mano. La tua carne è intrisa di primavera e di salute.

Credo poco nella scienza di Lanzirica; il mio piede guarirà presto, se

tu lo medichi.

MABIMA

_dopo essere rimasta per

qualche istante immobile,

assorta nella contemplazione

della foresta che le languide

cadenze del vento adornano di

riflessi preziosi._

Dev'essere molto profonda, questa foresta, e piena di meraviglie. Non ti

piacerebbe di regnare sovrano su questa foresta immensa...

_3 Frusciatori, poi 1

Rombatore, poi 2 Gracidatori._

e di vivere sempre così?

_Cantando._

_I rami della palma

sono mani nere che lavano

le sabbie aurifere del cielo

e nel lento lavoro appare

l'oro tremante della luna.

Il vento fa roteare

i rami della palma

come una fionda nera

per scagliare la pietra tagliente della luna

contro il cuore distratto del mare.

Quando il vento tace,

le agavi innalzano

i loro candelabri d'oro

e la luna li accende.

Quando il vento tace,

il mio cuore non ha pace._

Sei felice nelle mie braccia?

KABANGO

Felice! Felice!

MABIMA

_rovesciata all'indietro

voluttuosamente._

Ma dimmi: se tu fossi colpito da una grande sventura, il mio amore

basterebbe a consolarti?

KABANGO

Sì, Mabima.

MABIMA

Se i tuoi nemici rubassero il Sinrun, e tu non potessi più realizzarlo?

KABANGO

Perchè mi dici questo?

MABIMA

Non temere. Le pelli sacre sono lì. Le custodisco io.

KABANGO

_rasserenandosi._

Sono convinto che se non fossi il creatore del Sinrun tu non mi ameresti

come mi ami.

MABIMA

Prima ti amai così perchè eri il Capo di tutti. Ora ti amo perchè sei

tu, tu, con i tuoi occhi distratti e crudeli e con la tua bocca che mi

piace tanto! Vorrei essere con te fuori dalla vita, come due raggi, come

due brusii d'insetti.

KABANGO

Sì, sì... Ma non posso immaginarmi fuori dal dovere che mi sono imposto:

redimere la mia razza!

MABIMA

Quanto sono piccola, io, davanti al tuo dovere. Devi disprezzarmi...

KABANGO

No, no, Mabima... Ti amo, e ti ho spesso ammirata, come nell'ultima

lotta, quando ti svincolasti coraggiosamente dai miei nemici e li

mordesti coi tuoi denti.

_Coprendo il viso di Mabima di

baci affettuosissimi._

Mi piaci, Mabima, ti ho scelto fra tutte. Sei la più bella, sei l'unica,

e ti porterò con me senza fermarmi. Mi piace bere ogni giorno alla tua

bocca la forza necessaria per continuare la marcia e la lotta. Partiremo

domani; ma ora pregusto la notte piena di musiche soavi. Ecco la luna.

La foresta beve già la sua luce. Ogni tronco di banano si spalma di

argento grasso.

_2 Frusciatori, 1 Rombatore._

MABIMA

Le sorgenti traboccano di beatitudine come cuori. La luna è un'altissima

noce di cocco. Vorrei stringerla fra le braccia.

KABANGO

_ridendo._

Vuoi che mi arrampichi su, su, per coglierla? Ora si spacca. Guarda.

Gronda di latte... Il suo latte si spande.

MABIMA

Aspira questo profumo.

KABANGO

Lo conosco: sale dal tuo seno.

MABIMA

No, no. Ti sbagli. Questo è il profumo dei gelsomini.

KABANGO

Ma queste sono gaggie che parlano nel buio.

MABIMA

Sì, sì. Ora si sposano coi fiori dell'acacia. Baciami.

_Silenzio._

I tuoi baci sono gocce di luna che cadono sul mio cuore. Gocce di luna,

oblunghe, oblunghe! Candide, languide, limpide, cadono di tanto in

tanto, tintinnando. L'ombra ci guarda come un grande occhio nero

innamorato.

KABANGO

La luna è tutta aperta dal piacere, e gode.

MABIMA

Anch'io sono aperta dal piacere! La foresta è diventata un'arpa immensa

di rami e raggi lunari. Le liquide dita delle sorgenti la svegliano

arpeggiando. Hanno strappi lenti così dolci...

_1 Rombatore e 2 Frusciatori._

KABANGO

Perchè tremi?... Sono piccoli uccelli verdi che i negri chiamano

foliotocol. I fogliami ne sono pieni e ondeggiano come scrigni

trasparenti pieni di smeraldi animati. Il brusio della foresta acqueta

finalmente il mio sangue.

_5 Frusciatori._

MABIMA

Baciami! Baciami! Disseta la mia carne, Kabango!... Baciami! Sono tua...

tua!...

KABANGO

I nostri baci ingelosiranno i fiori, e le belle farfalle che hanno ali

dipinte d'inviti amorosi, e gli uccelli che gareggiano per sedurre la

notte, e i profumi deliranti che viaggiano come messaggi d'amore, e

anche le stelle, che sono parole d'amore cristallizzate.

MABIMA

Quanto sei poeta, Kabango! Preferisco le strofe che improvvisi per me, a

tutte quelle di Lanzirica.

KABANGO

Lanzirica ha uno spirito invischiato nelle scritture. Non è un poeta. È

un medico, cioè il suddito devoto della regina Malattia! Troverò per te

altre strofe d'amore, perchè la nostra notte sia colma d'ogni delizia.

Sarà la notte più bella, forse l'ultima!

MABIMA

Cosa hai?

KABANGO

Ho sussultato involontariamente. Lunghi brividi fanno spasimare la

foresta. Non temo nulla. Una forza lieta mi gonfia il cuore. Ma sento

che non avremo forse più una notte d'amore come questa.

MABIMA

_entra nella capanna, e ne

esce con un piccolo tappeto

fra le mani._

Guarda! Guarda com'è bello! La luce cede alle ombre della notte. Non

puoi vedere le meraviglie degli ornamenti. Senti, che morbidezza

contenta! È vivo, questo tappeto; quasi respira. Contiene i palpiti dei

tessitori che lo formarono sognando di riposarvisi sopra. Ha la

sofficità di cento mandre d'agnelli e la gemente dolcezza dei loro

belati. È più leggero degli uccelli. Contiene anche piume di rondini.

Guarda come hanno ben ricamato con fili d'oro questa grande aquila,

simile a quelle che tu ami. Questa però è ferma sulle ali, nel cielo

della felicità. Forse incontrò il suo Kabango! Vi sono ricami che

fingono colonne, portici e fontane.

KABANGO

_seguendo incuriosito la

descrizione di Mabima.

2 Frusciatori._

Riposeremo bene, su questo tappeto che sembra il riassunto di una

reggia. Se non fossi Kabango, questo tappeto sostituirebbe per me una

città. Per Lanzirica, che è un sognatore imbelle, potrebbe tener luogo

di sposa, con le sue svariate carezze per la pelle e coi suoi scintillii

di pupille amorose. Io posso concedere a questo tappeto una sola delle

mie notti, poichè preferisco appoggiar la testa sulle pelli del Sinrun.

_Un grido lacera la penombra

verde._

KABANGO

_scatta in piedi, fuori dalla

capanna._

Chi è che urla così? Bagamoio, dove sei? Bagamoio! Bagamoio!

_Gira rapidamente intorno alla

capanna e si ferma stupito

davanti ai corpi di Bagamoio e

Lanzirica, stretti in una

lotta feroce._

Che fai, Bagamoio? Fèrmati!

_Lanzirica si sottrae

agilmente, carponi, alla

ferocia di Bagamoio._

BAGAMOIO

_si rialza deluso, esitante,

fissi gli occhi su Mabima che

lo guarda spaventata. Egli

sembra spinto dalla propria

devozione a denunciare l'amore

di Lanzirica per Mabima, ma si

trattiene._

Non andare in collera, Kabango. Avevamo una questione antica da

chiarire! La chiarirò un'altra volta.

LANZIRICA

_a Bagamoio._

Ippopotamo fangoso, speravi di capovolgermi come una piroga!

_Cupo, mostrando il suo

pugnale a Bagamoio._

Non dimenticare il succo dell'euforbia velenosa! È tutto per te.

BAGAMOIO

_feroce._

Temo molto di più quell'astuccio d'argento che porti alla cintura come

una pistola, e contiene un inchiostro falso come il tuo sangue!...

_A Kabango._

Lanzirica mi odia perchè sono un ignorante. Pretende che ci si può

fidare dei Giuma. Io sono convinto che tu non debba fidarti di loro.

Nulla mi sfugge, Kabango! Credimi, essi congiurano contro di te! Ho

visto poco fa i loro capi, appiattati lì, nella casa abbandonata.

Dicono che tu hai portato nuove febbri, chiuse nelle ghirbe. Ti

uccideranno, Kabango. Non passare la notte in questo luogo. Partiamo

subito. Sorreggerò io stesso Mabima, e quando sarà stanca la porterò io

stesso sulle mie spalle.

KABANGO

_rimane pochi istanti assorto,

poi con voce lenta._

Credo in te, Bagamoio.

_A Lanzirica._

Taci! Partiamo, Bagamoio!

BAGAMOIO

_comincia a raccogliere i

sacchi mentre Mabima entra

nella capanna seguita da

Lanzirica._

Conviene far presto, prima che la luna scompaia. Seguiremo la pista

degli elefanti.

_Trattenendosi per non balzare

dalla gioia._

Felicità! Felicità! Sono un po' ebbro per la gioia di andar via. Ho

finito di lottare con le mosche furù! Non voglio, per Allah! morire

gonfiato e tatuato dal croco e dalle pulci scic! Maledetta foresta

tignosa, pidocchiosa, piena di vaiolo nero e di colera! Benedette le

strade salubri del deserto!

_Cambiando voce, come per una

subitanea sorpresa._

Kabango, vieni! Guarda!

_Kabango si avvicina alla

capanna._

Due serpenti! Guarda! Si sono annodati sulle corde. Non cedono. Sembrano

d'acciaio!

MABIMA

_uscendo dalla capanna dietro

a Lanzirica, al quale si

aggrappa con moti convulsi._

No! No! Rendimi le pelli sacre!

_Ma il terrore dei serpenti la

ferma; e rimane perplessa, con

gli occhi fissi su Lanzirica,

che nasconde il Sinrun sul

petto, fra le pieghe della sua

galabieh._

BAGAMOIO

_con un balzo indietro._

Guàrdati alle spalle, Kabango! Altri serpenti tra i rami ti minacciano!

Col calcio del fucile li ucciderò.

_6 Frusciatori._

KABANGO

Siamo assaliti da tutte le parti. Lassù! Sono centinaia! Maledetto buio!

Tutti gli alberi ne sono pieni! Non si vede più il cielo fra i rami.

Siamo sotto una vôlta di serpenti! Bagamoio! Presto! cerchiamo un varco!

BAGAMOIO

Tra le agavi e i cactus. Ho trovato! Sono sicuro. Non si sono ancora

allacciati. Ne ho già uccisi tre col calcio del fucile. Ma sono

molti!... molti!... Attenti alle spalle!... Ah! preferirei lottare coi

leoni, sulle dune!

_8 Frusciatori._

KABANGO

_lottando coi serpenti accanto

a Bagamoio mentre Mabima e

Lanzirica trasportano grosse

pietre e le ammucchiano dietro

di loro._

Bagamoio, delle pietre! Portami delle pietre! Schiaccia le teste!

Mabima, non lasciarti prendere nelle spire dei serpenti! Bagamoio, fa

come me! Lascia stare il fucile! Schiacciali con le pietre! Pigliali per

la coda con la mano sinistra, e fulmineamente rovescia con la destra le

tasche di veleno, dalla testa in giù.

_Buio macchiato di corpi neri.

Si vede un confuso gesticolare

di corpi, con a quando a

quando le voci di Kabango e di

Bagamoio che si chiamano._

KABANGO

Bagamoio! non preoccuparti delle liane che ci frustano la schiena

richiudendosi dietro di noi!

_10 Frusciatori._

BAGAMOIO

Kabango! Kabango!

_L'intermezzo musicale descrive successivamente la nera e tumultuosa

lotta contro i serpenti, il verde brillante dell'alba, il verde dorato

del meriggio, sino al rosso cupo del tramonto sulle sabbie, all'orlo

della foresta._

ATTO III.

LA PISTA DEGLI ELEFANTI

TONO DOMINANTE: ROSSO CUPO

Intonarumori: Rombatori, Ululatori, Sibilatori, Trombarriti e

Frusciatori, Crepitatori, Scoppiatori.

_Vittoria sanguinosa dell'ideale umano che balza dall'uomo morente

all'uomo vivo attraverso le ostilità accanite della materia. Grande

varco aperto dagli elefanti all'orlo della foresta. A sinistra

formidabile intrico di tronchi spaccati, altissimi fieni, folte canne da

zucchero e liane. A destra le rovine delle tre tombe dei Ras Giuma. In

fondo il deserto arroventato da un tramonto aggressivo tutto criniere e

carne macellata._

LANZIRICA

_a Kabango che sorregge

Mabima._

Usciamo presto dalla pista degli elefanti.

MABIMA

Qui non c'è pericolo. Bisogna esplorare bene il deserto prima di uscire

dalla foresta.

LANZIRICA

I Giuma mi hanno dichiarato ieri che la mandra è vicina. Più di cento

elefanti! Sono in foia e perciò feroci!

KABANGO

Infatti il mese di giugno è il mese dei loro amori. Non senti,

Bagamoio, l'acre fetore delle loro glandole auricolari?

BAGAMOIO

Sento.

LANZIRICA

Possono da un momento all'altro slanciarsi fuori della foresta.

Logicamente seguiranno la pista già scavata.

BAGAMOIO

Ma che pista scavata! Gli elefanti sono creatori di strade.

MABIMA

Lungo lo stagno ho visto il loro cibo preferito, la typha, in grande

quantità, con foglie magnifiche larghe più di una lama di sciabola... E

molte canne da zucchero... Qui, la mandra si è fermata a lungo.

LANZIRICA

Ci tornerà. Guarda, Mabima, queste pallottole di terra argillosa. Sono

le pillole purgative che gli elefanti da veri igienisti si preparano

con le zampe. A giudicare dai mucchi di escrementi la mandra è

numerosissima. Hanno sfasciato tutto.

_Mostrando le tombe crollate,

i tronchi spaccati e i

cespugli calpestati._

Ascolta! i loro barriti spaventosi!

_6 Trombarriti._

BAGAMOIO

Ah! ah! che suono lacerato! Stonano come le trombe lunghe di Nicassa!

_Una pausa._

Sono le proboscidi che soffiano così.

KABANGO

_3 Frusciatori, 3 Crepitatori,

3 Scoppiatori._

Strano! Sembrano le soffiate di mille freni ad aria compressa.

BAGAMOIO

Ora tutte le proboscidi della mandra sono nel fiume. Finiranno col

berlo tutto con questo lavoro di pompe affannate.

MABIMA

Se gli elefanti sono nel fiume, sono dunque vicini!

BAGAMOIO

Non temere, Mabima. Si divertiranno nel fiume, fino a notte alta. Amano

giuocare e capriolare come ragazzi nell'acqua. Del resto, tre chilometri

ci separano dal guado. In caso di pericolo ci accovacceremo sotto quelle

piante spinose che gli elefanti rispettano quanto noi.

LANZIRICA

_ironico._

Avremo certamente il tempo di preparare dei lacci per i loro piedi,

scavare fossati e anche mascherarli con fogliami. Poi disporremo i

nostri elefanti domestici e i nostri battitori per imprigionare tutta la

mandra nei parchi d'allevamento!

BAGAMOIO

Il tamburo di fuoco: Dramma africano di calore, colore, rumori, odori · 第 2 / 3 段