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F. T. MARINETTI
IL TAMBURO
DI FUOCO
DRAMMA AFRICANO
DI CALORE, COLORE, RUMORI, ODORI
con intermezzi musicali
del Maestro BALILLA PRATELLA
e accompagnamento intermittente
d'INTONARUMORI RUSSOLO
CASA EDITRICE SONZOGNO--MILANO
Via Pasquirolo, 14
PROPRIETÀ LETTERARIA
I diritti di rappresentazione, riproduzione e traduzione sono riservati.
Stab. Grafico Matarelli--Milano, via Passarella, 13-15.
MIEI CARI FISCHIATORI DI IERI,
VI OFFRO QUESTO
=TAMBURO DI FUOCO=
DA VOI APPLAUDITO ORA
A PISA, LIVORNO, SIENA, LUCCA,
FIRENZE, MILANO.
VOLLI IMPORRE LA DRAMMATIZZAZIONE LIRICA
DEL RUMORE SULLA SCENA
MEDIANTE IMMAGINI, MUSICHE, LUCI
E GL'INTONARUMORI DI =LUIGI RUSSOLO=.
NON POTEVO RAGGIUNGERE LO SCOPO
CON UN DRAMMA SINTETICO.
SCRISSI DUNQUE QUESTO DRAMMA IMPRESSIONISTA
CON RELATIVO SVILUPPO TEATRALE.
NESSUNA CONCESSIONE
AI VOSTRI GUSTI TRADIZIONALI!
AVRETE PROSSIMAMENTE
NUOVE SINTESI TEATRALI
ULTRAFUTURISTE!
F. T. M.
IL TAMBURO DI FUOCO
_fu rappresentato, nei mesi di Maggio e Giugno 1922, dalla_ Compagnia
Teresa Franchini--Mario Fumagalli--Giuseppe Masi, _a Pisa, Livorno,
Siena, Lucca, Firenze, Milano, Pavia, Como, ecc._
PERSONAGGI
KABANGO,
Capotribù e legislatore MARIO FUMAGALLI
MABIMA,
figlia del Capotribù Nicassa TERESA FRANCHINI
BAGAMOIO,
Ufficiale di Kabango ETTORE MASI
LANZIRICA,
Poeta, medico e feticciere GIULIO DONADIO
Feticcieri, Danzatori negri, Danzatrici negre, Folla.
_L'azione si svolge nell'Africa Equatoriale, epoca presente._
ATTO I.
IL CIMITERO DELLE CAROVANE
TONO DOMINANTE: ARANCIONE
Intonarumori: Sibilatori e Ululatori
_Peso--angoscia del sole--destino sulle strade appassionate della vita.
Lieve avvallamento fra due dune. Atmosfera tropicale abbacinante.
Crepitazione di fucileria lontana. Kabango balza in scena da sinistra,
come se fosse inseguito. Alto, atletico capo africano (scecchia rossa
con fiocco nero, barracano, fucile ad armacollo). Preoccupatissimo,
esplora l'orizzonte a destra e a sinistra, poi si butta a terra, e
striscia carponi verso la cresta della duna in fondo alla scena._
_Entra lentamente, pure da sinistra, Mabima, bruna, flessuosa,
semicoperta dal suo burnus bianco lacerato, haik azzurro, spilloni,
medagliette e grandi orecchini d'argento. Tatuaggi azzurri sulla fronte
e sulle mani. Pesanti anelli alle caviglie._
_Bagamoio e Lanzirica, il cui abbigliamento è simile a quello di
Kabango, ma meno ricco, sorreggono Mabima._
KABANGO
_carponi, continuando ad
esplorare il fondo della
scena, indica col braccio
sinistro un punto dietro di
sè._
Coricate Mabima qui dietro di me.
MABIMA
_con un filo di voce._
Non ti curare di me, Kabango! Ho ancora molta forza. Se vuoi, camminerò.
LANZIRICA
No, no, credimi, Kabango: bisogna fermarsi. Mabima è sfinita. Sembra
debba svenire da un momento all'altro. Ha le mani insanguinate! Anche la
bocca cola sangue.
BAGAMOIO
Non è nulla. È il sangue di quelle canaglie che volevano tenerla
prigioniera! Mabima ha saputo difendersi con le unghie, coi denti.
_Bagamoio e Lanzirica adagiano
Mabima sulla sabbia._
KABANGO
Bagamoio, guarda attentamente. Non vedi nulla, dietro a quei cactus?
BAGAMOIO
No, dietro a quei cactus non c'è nulla. Speri di ritrovare la tua scorta
di cavalli e di muli? Non vedo nulla. I nostri nemici hanno certo
perdute le nostre tracce. Sono ormai lontani, dietro alla terza duna.
LANZIRICA
_accovacciato vicino a
Mabima._
Presto, presto, Bagamoio!... Corri al pozzo, laggiù... Mabima muore.
BAGAMOIO
_uscendo da destra._
Corro al pozzo, ma, per Allah, Kabango, non alzarti in piedi! Possono
vederti e ucciderti con una fucilata. Hanno buoni fucili e frecce
insradicabili avvelenate!
KABANGO
_tendendo il pugno verso il
fondo della scena._
Impostori! Vigliacchi! Traditori! Mi avete imposto il disonore di
fuggire! Per la prima volta, ho conosciuto l'orrore della fuga! Da solo,
da solo, vi saprei affrontare tutti! E vincere tutti col mio solo fucile
contro tutti i vostri fucili!
_Mordendosi le mani con
rabbia._
Se non avessi avuto il Sinrun da salvare!... Non l'avranno! Lo porterò a
mio fratello. Con lui, compirò la mia grande opera. Eppure, malgrado
tutti i miei ragionamenti, non so spiegarmi l'ignobile tradimento!
Coloro che mi hanno tradito, mi debbono tutto: intelligenza, forza,
fede, onori!
_Dopo un silenzio._
Del resto, avevo preveduto tutto ciò! Ho favorito tutto ciò.
LANZIRICA
Se sapevi che ciò era male, perchè l'hai favorito?
KABANGO
Il male è necessario quanto il bene. Lo sviluppo del Male esercita la
forza del Bene.
LANZIRICA
Hai dunque sempre saputo distinguere il Male dal Bene?
KABANGO
No. Talvolta il Bene è il vestito della Debolezza e il Male il vestito
della Forza. Talvolta si scambiano i vestiti. Spesso Male e Bene si
intrecciano e si confondono come i rumori umani, i rumori animali e i
rumori vegetali in una foresta buia. Ma l'orecchio si esercita nel
distinguerli. Così la coscienza si esercita nel distinguere il Male dal
Bene. Forse la coscienza altro non è che una luce in lotta contro questi
due lottatori bui. La lotta è la grande matrice indispensabile. Senza
questa rivolta, il mio coraggio sarebbe caduto. Alcuni si rivoltano per
precisare la loro potenza individuale. La loro rivolta è una potenza
partorita dalla mia potenza. I migliori, però, quelli che mi furono
collaboratori e non seguaci sono fermi nella loro fedeltà al Sinrun!
Questi sono ora nell'Oasi di mio fratello, a cinque giornate di
cammello.
_Voltandosi di scatto._
Lanzirica! Il respiro di Mabima mi tortura. Non è un respiro: è un
rantolo di agonia. Difendila dal sole! Con l'ombra del tuo corpo ritto
davanti a lei!
_Chinandosi tre volte, tocca
tre volte la terra con la
palma destra aperta, poi
l'alza al cielo._
Sole! Sole feroce! Ti ho sempre amato e venerato! Ho sempre glorificato
le tue sovrane leggi di calore e di luce. Perchè dunque hai schierate
in cielo contro di me tante lance infilzanti e tante baionette
spietate?... Vuoi dilaniare il corpo fragile di Mabima? Frena il tuo
gioco rabbioso! Vuoi vendicarti? E di che? Chi mai ha osato disconoscere
la tua sovranità? Vuoi divertire la tua insonnia ardente? Vuoi misurare
la tua forza? Su così fragili vittime? Pietà! Pietà per Mabima!
_Poi scorgendo Lanzirica
inginocchiato accanto a Mabima
e prono amorosamente sul suo
viso, scatta._
Cosa fai Lanzirica? Scòstati. Lasciala respirare.
LANZIRICA
Kabango, vorrei difenderla da questa furia di lingue infuocate!
KABANGO
_inginocchiandosi vicino a
Mabima._
Mabima, non abbandonarti al sonno! Aggràppati alla vita! Vedo la Morte
curvare su di te l'antichissimo suo dorso di fumo violaceo! Sono forse
allucinato? Il sole mi scaraventa attraverso il cervello palate di lava.
Non un lembo d'ombra in tutto il deserto!
BAGAMOIO
_entrando velocemente da
destra, mentre riprende la
fucileria lontana._
Il pozzo ha dimenticato da molto tempo l'acqua. Pompa l'aria come la
bocca d'un corridore affannato. Ho voluto guardare in fondo. Per poco
non scivolai nella strozza vorace. Mi sembrava di cuocere come un pane
in un forno rovente. Certo mi hanno visto, poichè ho sentito fischiare
le palle sulla testa. Kabango, resta curvo a terra! Ti colpiranno!
KABANGO
_appiattandosi con Bagamoio,
con la faccia rivolta verso il
fondo._
Ti sbagli. Essi non tirano su di noi.
BAGAMOIO
Sì, sì, padrone... Senti questi colpi a destra. Ora a sinistra. Hanno
ritrovate le nostre tracce. Vogliono accerchiarci. Si sono messi in
molti per darci la caccia! Sei una preda importante, ma pericolosa.
Guarda i nugoli di sabbia che la loro corsa solleva!
KABANGO
No, no, ti sbagli, Bagamoio. Laggiù vi sono dei nugoli di cavallette...
E, a destra, il vento del Sud che solleva la sabbia e la trasforma in
rossi fantasmi veloci... I nostri nemici non hanno ritrovate le nostre
tracce, altrimenti non sparerebbero così all'impazzata. Si sparano l'uno
contro l'altro, quei bruti! Gli abitanti di Bembe combattono contro gli
abitanti di Engoge. E io che avevo sperato di pacificare le loro vecchie
discordie! Si contendono a fucilate il Sinrun, prima di averlo rubato.
Nicassa è feroce, anche coraggioso, ma cretino. Cosa mai spera di fare,
col Sinrun?
BAGAMOIO
Nicassa è ambizioso e cocciuto. Tu gli davi ombra.
KABANGO
Ora si batte contro Lungebungo, che è vile, ma furbissimo. Sarà un osso
duro, per Nicassa! E dire che ho insegnato io, io, l'arte della guerra a
Lungebungo!
BAGAMOIO
_ironicamente._
Speravi di farne il direttore dei tuoi laghi montani!... Padrone!
Padrone! Permettimi di parlarti a cuore aperto.
KABANGO
Vedo nei tuoi occhi mille rimproveri. Parla! Parla!
BAGAMOIO
Perchè, perchè, dimmi, non uccidesti Nicassa e Lungebungo?
KABANGO
Non si può uccidere ciò che si nutrì col proprio cervello.
BAGAMOIO
Dovevi almeno incatenarli tutti, e, dopo averli incatenati, inculcar
loro la gratitudine. A pugni e a mazzate!
KABANGO
Tu dimentichi che Nicassa è il padre di Mabima.
BAGAMOIO
Per questo io l'avrei ucciso. Tutto sarebbe stato semplificato. Nicassa
è colpevole di averti rifiutata sua figlia senza ragione.
KABANGO
Voleva darla in sposa a Lungebungo che era disposto a comperarla a
qualsiasi prezzo.
BAGAMOIO
Ciò era assurdo, date le teorie di Nicassa sulla redenzione della donna
africana; tanto più che Mabima non ha mai amato nè stimato Lungebungo.
KABANGO
Ne sei sicuro?
BAGAMOIO
Sì.
KABANGO
Allora dimmi, chi è l'uomo che Mabima ama?
BAGAMOIO
Non lo so.
KABANGO
Non lo sai?
BAGAMOIO
Non lo so. Te lo giuro.
KABANGO
Certo questo uomo ora mi è nemico. È lui che mi accusa di avere rapito
Mabima. Io non ho rapito Mabima, tu lo sai! Mabima che ha sempre goduto
una piena libertà concessale da suo padre, ha liberamente deciso di
unirsi a me!... Poco importa. Io amo Mabima e saprò farmi amare da lei.
Colui che possiede il Sinrun, possiede il cuore di tutte le donne.
Questa rivolta è non di meno molto misteriosa. Perchè mi odiano? Cosa mi
invidiano? Il Sinrun o Mabima?
BAGAMOIO
L'uno e l'altra. Però nessuno di loro saprebbe utilizzare il Sinrun o
amare Mabima.
KABANGO
I deboli si vendicano della loro debolezza. È la legge.
BAGAMOIO
Ma tu li credevi forti e grandi...
KABANGO
No. Li avevo valutati. Speravo di rinforzare la loro anima. Speravo
d'ingigantirli. Però non li credetti mai capaci di tanta abiezione.
BAGAMOIO
Ti avevo avvertito a tempo! Appena il cannone del Ramadan ebbe
annunziato la fine del digiuno, i capi di Bembe e di Engoge entrarono
in casa tua fingendo una fame insaziabile. Io subito compresi i loro
loschi propositi! Perchè mai avevano condotto con loro tanti indovini,
tante fattucchiere e tanti incantatori di serpenti? Si gonfiavano di
manioca e di liquerizia, addentavano enormi ananassi con la ghiottoneria
degli elefanti. Appena io mi accostavo, essi tacevano, o, col naso in
aria, fingevano di sorvegliare il volo delle gru. Altri si
affaccendavano a scambiare cristalli, sbarre d'ottone, specchi, e che so
io... Gli schiavi preparavano fucili a trappola, con galline attaccate
alla canna! Volli avvicinarmi a te, ma il feticciere Goko mi tratteneva,
insistendo perchè ti tagliassi tre ciuffi di cappelli e due unghie!
Esigeva tutto ciò (in custodia) per proteggere il tuo viaggio. Io ho
ingiuriato quell'impostore! Tu, invece, ti sei prestato alle sue
stregonerie. Soffrivo nel vederti attento mentre egli offriva delle
banane agli spiriti, svegliandoli col fragore dei vasi di rame. Tutta
quell'agitazione era preparata da Nicassa per mascherare il tradimento.
Io ti ho avvertito. Ma tu non mi ascolti mai.
KABANGO
No! No! Ti ascolto.
BAGAMOIO
Tutti parlavano della bellezza incantevole di Mabima. I capi dei duar e
i marabutti sussurravano cose infami su di lei.
KABANGO
Spiegami. Parla. Che cosa dicevano?
BAGAMOIO
Dicevano che ti aveva ormai conquistato, anima, cervello, muscoli, nella
fitta rete dei suoi fascini, e che eri ormai stregato da lei e perduto
per il Sinrun.
KABANGO
E tu hai potuto credere?...
BAGAMOIO
Non l'ho creduto. Credo soltanto in te. Ma tutti erano persuasi che
l'ora era venuta per ingannarti, vincerti, derubarti.
KABANGO
Sono tutti cranii senza luce. Non compresero nè me, nè Mabima. Amo
Mabima, ma non ho mai perduto il dominio di me stesso. Certo, ho molto
tardato a convincermi di essere tradito. Come potevo mai pensare che la
mia volontà d'imporre il Sinrun raccogliesse tanti odî? Fingevano di
amare le mie idee, mentre sognavano di distruggerle. Io ho insegnato ai
popoli africani la lavorazione del ferro, l'uso della bussola, del
sestante, del barometro, del solfato di chinino, del laudano, della
canfora. Essi mi devono, Bagamoio, una gratitudine eterna.
BAGAMOIO
Ma tu hai osato strappare dal collo dei bambini il magico pezzo di
cordone ombellicale con cui le madri li proteggono dalle malattie!
Ho veduto fra i tuoi nemici il feticciere Goko! Ti odia. È audacissimo.
Goko agitava un feticcio sulla testa mentre lo bersagliavo sulla duna.
KABANGO
Goko è un impostore e tu sei l'unico negro che non ha mai mentito.
BAGAMOIO
Non ho bisogno di mentire!
_Mostrando il suo braccio
muscoloso._
KABANGO
Non credi che alla forza? Approvi dunque i negri che abbandonano alle
belve i malati, i deboli, gli orfani, i vecchi e gli schiavi inutili?...
BAGAMOIO
_titubante._
Sono questi gli insegnamenti di molti feticcieri.
KABANGO
Tu credi ai feticcieri?
BAGAMOIO
Sono i deboli e gli scaltri, che hanno inventato i feticci.
KABANGO
Spesso avviene così. Non sempre. Vi sono forze inspiegabili chiuse in
parole e gesti magici.
BAGAMOIO
Non comprendo. Kabango, lasciami credere nella forza, soltanto nella
forza! Credo in te perchè sai vincere. Tu non sei come noi, privo
d'immaginazione. Sai creare dietro la tua fronte delle altre Afriche più
belle dell'Africa! Sei un Dio.
KABANGO
E se fossi vinto, ucciso?
BAGAMOIO
Crederei nel tuo nome e nel ricordo di te.
KABANGO
Dunque tutto non muore con noi. Ciò che rimane è precisamente una di
queste forze misteriose, che diventano feticci.
BAGAMOIO
Se tu avessi voluto, non saresti assalito oggi dai tuoi nemici. Perchè
sei stato generoso con loro?
KABANGO
Volevo sollevare i negri al disopra della forza brutale e della paura.
Ma essi ripiombano giù, nel buio della materia.
BAGAMOIO
Volevi sollevarli al disopra delle tradizioni?
KABANGO
No. Molte tradizioni sono buone. Bisogna perfezionarle. Rispetto la
poligamia, benchè io sia monogamo. Credo nella forza benefica delle
corna di antilope, dei denti di leone e delle penne di gallo. Ma
combatto l'antropofagia e le immolazioni umane. Sono l'amico dei
rabbini, dei sacerdoti buddisti e dei preti greci.
_Una pausa._
Bagamoio, il Sinrun contiene la felicità dell'Africa: le formule magiche
delle acque da imprigionare e liberare alternativamente, i segreti delle
piante, dei fiori e dei frutti, i progetti dei laghi montani, delle
ferrovie transdesertiche e delle oasi da sviluppare. La mia concezione è
forte, chiara, pratica. Nè odio, nè amore per l'Europa! Conoscerla, come
la conosco io! Utilizzarne la scienza per sbarazzarsene domani,
superandola. La xenofobia è barbarie. Si riduce ad una cultura intensiva
di tubercolosi, lebbra, sifilide e tracoma. Lungebungo era d'accordo con
me su tutto ciò, quando studiavamo insieme a Tombuctu.
BAGAMOIO
Come potevi fidarti di quel fascio di gesti e sguardi falsi?
KABANGO
Fino a ieri Lungebungo mi fu fedele, ed era il migliore amico di
Lanzirica, che come vedi non mi ha mai abbandonato.
_Con impeto, a Bagamoio._
Non ti fidi di Lanzirica? Cosa sospetti?
BAGAMOIO
Non ho sospetti. Veglio su te,... nessuno più ti tradirà. Nessuno.
LANZIRICA
_copre il viso di Mabima
addormentata, con uno de' suoi
veli azzurri, poi si alza
cautamente e si avvicina a
Kabango._
Kabango, Mabima è addormentata. Ma guarda, come respira affannosamente.
Sembra strangolata dal sole! L'aria è una lana rovente! Il sole trapana
il cranio! Anche le nostre voci sono schiacciate dal peso della luce. Il
cielo è un blocco di silenzio incandescente! Non si odono che i nostri
fiati!
_Lunga pausa._
Povere ciglia di Mabima, bruciate dalla sabbia!... Mabima soffoca...
muore!... Bisognerebbe cercare qualche metro d'ombra sotto i cactus.
Temo per lei questo fetore che si avventa alla gola. Ci sono lì tre
cadaveri di cammellieri, e gli ossami dei loro cammelli. Il sole è
inesorabile. Ha fulminato tutti coloro che si sono accampati in questo
avvallamento. Quei roccioni perpendicolari esasperano la furente pazzia
del calore. Fissali, se puoi, e vedrai sulle loro pareti abbaglianti
due mostruose bocche segate da enormi diamanti che ridono. Queste
ondulazioni coprono un lurido carname... La sabbia ha i luccicori d'un
drappo funerario tessuto d'argento... Sono però vermi e non fili
d'argento!
KABANGO
Tranquillizzati, quei vermi non ci mangeranno.
BAGAMOIO
Ora mi spiego questo strano odore aspro, amaro e dolciastro. Fra quei
cadaveri e quelle carcasse, vi sono dei carichi di pelli, spezie,
spugne, tabacco, che cuociono sotto la sabbia.
KABANGO
Questa non è luce, ma la lava di un vulcano che straripa in cielo.
Abbiamo sotto i piedi della bragia.
BAGAMOIO
Più di sessanta gradi!
LANZIRICA
Mi ricordo di essere passato di qui molti anni fa. Sì! Questo è il
famoso cimitero delle carovane. Quei roccioni abbaglianti hanno un nome
tragico: gli Specchi della morte! L'avvallamento non conduce a nulla. Il
vento che lo scava e lo livella illude le carovane. Tutte quelle che
furono illuse non avranno più altre illusioni.
KABANGO
Io non sono una carovana. Sono Kabango, forte, tenace, pronto. Ci
fermeremo qui poche ore, poi con slancio riprenderemo la strada del
deserto. Non temo questo fetore; anzi mi frusta il sangue e mi toglie il
sonno.
LANZIRICA
Ma il tuo viso rivela una stanchezza mortale. Sono trenta ore che tu
cammini. Il tuo cuore finirà per spezzarsi.
KABANGO
Hai forse ragione. Ho bisogno di rifocillarmi. Bagamoio, che cos'hai
nella tua _galabieh_ gonfia?
BAGAMOIO
Un pezzo d'agnello e un po' di pane.
KABANGO
Dammi.
_Divide il pane e il pezzo
d'agnello; poi, ricordandosi
di Mabima, riconsegna tutto a
Bagamoio._
No; io posso resistere. Dà a Mabima, e mangiate anche voi.
LANZIRICA
Comprendo, Kabango. Non hai fame. Ti nutri della tua idea. Che Allah ti
risparmi nuove delusioni! I popoli africani non meritano il tuo
sacrificio.
KABANGO
Nessuno merita nulla, e il Sinrun è per coloro che non lo meritano! Ora
non lo comprendono, ma lo comprenderanno! Lo odiano, ma lo ameranno!
Sono ciechi, ma vedranno! Il Sinrun può tutto. Sento la sua forza
benefica qui nel petto. Che gioia! Non me lo hanno rubato! Ci sono
tutte, tutte, le pelli scritte. Contiamole... Sono ventidue.
LANZIRICA
Ti aiuterò. Le prime undici sono le più importanti. In quanto alle altre
undici...
_scetticamente_
lo sono molto meno.
KABANGO
No, no, non è vero, ciò che dici. Queste undici pelli scritte sono
ugualmente importanti! Hai poca fede, Lanzirica. Sei uno scettico
avvelenato dall'abitudine della negazione.
_Rivolgendosi a Bagamoio._
Contiamo e verifichiamo tutte le pelli.
_Mentre contano e verificano,
Lanzirica si alza e va ad
inginocchiarsi vicino a
Mabima. Dispone meglio il velo
sul suo viso e rimane estatico
a contemplarla._
MABIMA
_si sveglia, si stira
languidamente, poi scattando
in piedi come invasa dal
delirio della febbre, la
schiena incurvata, le braccia
tese verso il fondo della
scena._
Ecco, ecco! Vedo l'oasi di mio padre! Le sue case abbracciate dalle
palme!...
LANZIRICA
Kabango, non vedi nulla all'orizzonte?
KABANGO
_avvicinandosi con Bagamoio._
Sì, vedo le solite apparenze illusorie... la curva verde d'una oasi...
palme e bambù...
LANZIRICA
Sì! Sì!
BAGAMOIO
_sforzandosi di vincere la sua
angoscia con una risata
artificiale._
Talvolta il deserto vomita le cose vive che ha ingoiate: oasi, città,
carovane... Il deserto è uno stregone pericoloso.
KABANGO
Non sono stregonerie. Il sole combina un gioco di specchi coi vapori
caldi del deserto.
MABIMA
_delirando._
Ora cammino fra le palme. Questo è il giorno delle mie nozze. Ma chi mi
sposerà? Quanto sono belli i doni del poeta di Fusah! Venti ghirbe piene
di essenza di rosa! Le schiave di mia madre mi salutano... Ognuna ha un
anello di ottone infilato nella narice destra. La prima mi offre un otre
colmo di burro, la seconda una zucca ripiena di miele. Vedo mio padre
fra loro... Ma che strano turbante! Porta bellicosamente attorcigliato,
di sghembo, intorno alla fronte e alla nuca, un vero serpente...
Orrore!... No! No! È un serpente di velo verde!... Grazie, padre, per
gli amuleti di cuoio che mi hai dati! Contengono ricette contro le
malattie... Ma, padre mio, perchè non mi difendi? Non vedi come mi
insegue dovunque? So che mi ama, ma io non l'amo più! Non voglio essere
sua! No, no, non baciarmi!
_Mentre Mabima parla così
delirando, Kabango, Bagamoio e
Lanzirica la circondano
agitati dal doppio desiderio
angoscioso di ascoltare le sue
parole e di interrompere la
sua visione delirante._
BAGAMOIO
_scuotendo per un braccio
Mabima._
Mabima! Mabima!
KABANGO
_trattenendo Bagamoio._
Perchè l'interrompi? Cosa temi?
BAGAMOIO
Nulla, nulla. So che le donne parlano troppo nel delirio e dicono
menzogne indimenticabili.
KABANGO
Chi è il poeta di Fusah?
BAGAMOIO
Non so.
KABANGO
E tu Lanzirica? Tu che sei poeta conosci certamente il poeta di Fusah!
LANZIRICA
Non lo conosco.
_Si pone sulla bocca un lembo
del suo barracano per
dimostrare che non ha più
nulla da dire._
MABIMA
_ripresa dal delirio mentre i
tre uomini si accovacciano
nella sabbia intorno a lei a
capo chino._
Venite! Venite, amiche mie!... Intrecciate i miei capelli con belle
perle Babteros, bianche, azzurre, e anche rosse... Perchè gridano tanto
quelle nubiane ubriacone? Sono brutte brutte, coi loro luridi capelli
crespi! Tintinnano i loro anelli di rame sulle gambe. Hanno una cintura
di grigri verdi ai fianchi; fanno scricchiolare il quadrato di pelle di
gazzella che pende fra le loro cosce spalmate d'olio di palma e tinte di
carminio. Come sono sudice! Cacciale via, Kabango!
_Lunga pausa._
Chi ha ordinato agli schiavi di correre nei giardini? Agitano dei
bastoni che hanno in cima filacce vegetali, per pigliare gli insetti
commestibili. Non li voglio mangiare! No! No! No!... Ah! finalmente
respiro! Sono con mio padre e col poeta di Fusah in una lunga piroga...
sul fiume Akbar tutto ombroso... Il dolce poeta mi parla d'amore, ma io
non l'ascolto! Guardo i ponti di liane sospese e i banchi mobili di erbe
tanto spesse che i bambini negri vi navigano sopra, giocando. Si
tuffano... Che delizia!... Sulla riva, i calafati negri rattoppano le
barche con la gomma di copale bollente... quando si scottano, nitriscono
come cavalli... Ora mi ingiuriano! Perchè? Perchè?
_Mabima barcolla e cade nelle
braccia di Lanzirica._
LANZIRICA
Non tremare, Mabima. Qui siamo al sicuro.
MABIMA
Grazie, Lanzirica. Non dimenticherò mai le tue cure per me.
_Si abbandona sulla sabbia e
si assopisce._
LANZIRICA
Kabango, io credo opportuno svegliarla per riprendere la marcia al più
presto.
_Avvicinandosi, con tono
autoritario._
BAGAMOIO
No, no; Mabima deve riposare. È affranta dalla stanchezza. Non toccarla.
LANZIRICA
Ti dichiaro invece che questo sonno sotto il sole può ucciderla. Bisogna
svegliarla.
BAGAMOIO
Non svegliarla.
LANZIRICA
Chi ti ha dato il permesso di parlarmi con questo tono? Tu non sei nato
per comandare, nè per decidere. Sei un servo ignorante.
BAGAMOIO
Sono il servo di Kabango, ignorante ma fedele. Non conosco le scritture,
ma conosco bene le strade del deserto. Tu sei un effeminato, buono a
comporre musiche e canzoni. Non sai nè la vita, nè la guerra, nè la
fedeltà...
_Avventandosi contro
Lanzirica._
Se tu svegli Mabima, ti spacco la testa col calcio del mio fucile.
LANZIRICA
_allontanandosi._
Hai il cervello d'un bue selvaggio.
KABANGO
Non voglio liti fra di voi. Bagamoio ha ragione. Occorre che Mabima si
riposi perchè possa riprendere la strada del deserto.
LANZIRICA
Kabango, Kabango, permetti che ti dia un consiglio. Mabima è sfinita
dalla stanchezza. Non potrà riprendere la marcia! Qui a destra una pista
di elefanti conduce alla Foresta. È una foresta profonda, abitata da una
tribù mite: i Giuma. È piena d'acque fresche e di frutta succose, tutta
chiusa da immani grovigli di cactus e di agavi. Non si può entrare nella
foresta che per il varco aperto dagli elefanti. Serpenti e demonî
custodiscono il varco. Ma io so placare i demonî e guarire le più
velenose morsicature. So anche incantare i serpenti col mio flauto di
canna.
KABANGO
No, Lanzirica, non voglio nè posso deviare. La grande strada del deserto
sola può condurmi da mio fratello.
_Lunga pausa._
LANZIRICA
Sei sicuro di ritrovare la buona strada?... Le strade del deserto sono
perfide. Si annodano e si snodano come le linee del destino nella palma
della mano... Vi sono strade ondulose appena tracciate sulla sabbia,
come la fedeltà sulla carne di una donna... Altre strade sono scavate
nel granito, ma tronche come rimorsi. Coloro che le scavarono caddero
prima di compierle. Senza ragione, sfociano nell'oceano indecifrabile
delle sabbie... Vi sono strade cedevoli che succhiano i passi... Altre
resistono dure e fanno crepitare i loro sterpi combustibili sotto i
passi. Strepitano, vorrebbero screpolarsi come le vôlte dei palazzi
sotterranei gonfi di musiche... Talvolta, nei meriggi massacranti, i
carovanieri terrorizzati dal silenzio sognano di scavare, scavare per
bere il miele delle musiche che cantano nel cuore della terra.
BAGAMOIO
_con una risata piena di
scherno._
Lamentatrice funebre!... Risparmia i tuoi singhiozzi. Non posseggo
neanche una rupia per pagarteli.
LANZIRICA
_sprezzante._
Gli asini godono di riposare nella sabbia le loro zampe piagate. Gli
asini non sanno che la sabbia è una femmina! Come una femmina invita con
milioni di sguardi a tuffarsi nel suo seno a capofitto... Però le strade
dure del deserto sono più pericolose. Sostengono il viandante
perpendicolare, e ciò offende il sole che non a lungo concede di
camminargli sotto a testa alta. Brutalmente ti schiaffeggia, azzanna,
acceca. Subito, un torbido vino infernale ti invade gli occhi e ti
affumica il cervello. E giù, eccoti scaraventato a terra, nell'unica
posa che ti è permessa, orizzontale. Riposati, ti urla il Sole, o uomo
affannato! Se ti sei tanto affaticato, fu certo per aumentare il
godimento del tuo riposo!... Silenzio. Immobilità. Destino. Credimi,
Kabango, ogni strada del deserto conduce a un pozzo arido, orlato di
cadaveri.
BAGAMOIO
_coi pugni tesi contro
Lanzirica._
Tu menti come una prostituta piena di lue! Non ascoltarlo, Kabango!
Turati le orecchie, Mabima! Le strade che Lanzirica descrive sono le
strade del suo cuore. Lanzirica non ha muscoli, nè coraggio. Il suo
corpo ha il terrore delle grandi strade fortunose del deserto. Io non
seguo le strade; le prendo. Sono mie. Escono da me. Via, di slancio!
Scivolare. Rimbalzare. Non premere sulla sabbia. Leggerezza. Lunghi
scatti veloci. Come una pietra piatta sulla cresta delle onde. Mirabile
astuzia dei miei garretti. Ogni mio muscolo è una strada arrotolata che
io snodo a volontà. Sono un corridore che crea le sue strade. Questa la
voglio elastica come la mia coscia. Quest'altra tesa, metallica, come i
miei tendini. Forse si confonde lontano con una pista di leoni. Poichè
sono un cacciatore instancabile! Non imploro, nè vedo i pozzi
disseccati. Se mi fermo subito, io annodo sul polpaccio un serpente
assopito perchè la mia sosta sia breve e vigilante. Bevo ogni tanto al
pozzo del mio cuore colmo di coraggio. Credimi, Kabango, quei
cammellieri erano tutti simili a Lanzirica. Trascinavano la loro viltà
sulle strade. Irritatissime, queste si rivoltarono come serpi sulle
gambe-zampe della carovana, e le tennero ferme sotto i veloci pugnali
del sole.
KABANGO
Certo non seppero volere. Dunque meritavano il canto funerario che le
mosche ronzano su di loro.
BAGAMOIO
_a Lanzirica._
Io cammino cantando, e tiro fuori da me strade, strade e strade, che
allungo, accorcio, a capriccio.
LANZIRICA
_ironico._
Parlano così tutte le carovane partendo, ma presto le strade del deserto
si sfrangiano, muoiono in un velo d'impronte illusorie. E il vento del
Sud seppellisce cammelli e cammellieri sotto le sue volanti palate di
sabbia infuocata.
_3 Sibilatori e 3 Ululatori._
Guarda quelle spirali rosse! L'immancabile becchino delle carovane
sopraggiunge.
Certo quei cammellieri morti impazzirono di vento rosso prima di
morire, come noi! Si erano nutriti di sabbia come noi!...
BAGAMOIO
Oggi, a Bembe, si dà la caccia agli scorpioni neri nelle case, sotto le
stuoie, e si rafforzano i muri contro il vento.
KABANGO
Vi è sempre uno scorpione che nessuno prevedeva.
LANZIRICA
Quelle nuvole striate di zolfo che corrono all'orizzonte sono figlie del
Simun. È lui che straccia in cielo quelle tende di negri. Tutto danza!
Le dune sono prese dal delirio. Si scavano convulsivamente come il
ventre di una ballerina bruciata dal desiderio, che invoca il maschio.
_6 Sibilatori e 6 Ululatori._
Maledetto vento, ladro di cammelli e di tende!... Povere palme torturate
della mia oasi lontana! Certo la sabbia è già salita alla gola degli
alberi e li soffoca...
_Una pausa._
Guardate come smania Mabima! Sembra quasi ebbra!
BAGAMOIO
Òccupati di te, che sei più floscio di lei. Se temi d'ingoiare la
sabbia, chiudi la bocca una buona volta, femmina! Ho i capelli
incipriati di sabbia. Ti piaccio? Mi vuoi come tuo poeta o tuo sposo?
_Sghignazzando._
MABIMA
_agitatissima._
Kabango! Kabango! Lasciati guidare nella foresta! Se ci fermiamo, il
sole e la sabbia ci divoreranno! Ma se il tuo destino è di proseguire
nel deserto, baciami e va.
KABANGO
_abbracciando Mabima._
Grazie, grazie, Mabima! Bacio i tuoi piedi eroici che hanno voluto
seguirmi fin qui, benchè non vi siano che morte e dolore dove vado io.
Hai abbandonato tutto e tutti per me. Hai sputato sul viso dei miei
nemici, che ti offrivano la vita e la gioia. Hai morsicate le mani che
volevano strapparti a me. Hai lottato senza tremare!
MABIMA
Sono una piccola donna fragile. Ho tremato, dubitato, ho il rimorso di
mille debolezze, ma ora, credimi, sono forte e degna di te. Preferirei
vivere col tuo cadavere, piuttosto che coi tuoi nemici vivi. Il tuo
cadavere avrà più vita, più passione, più tenerezza per me, che tutti
gli uomini della terra. Sento che per me si coprirà di pupille ardenti e
di bocche amorose! Ma tu non morrai. Ti sento vivo e forte più che mai.
Il profumo bruciante del tuo corpo mi inebria. Baciami, Kabango. Sulla
bocca, così! Dammi la tua forza. Temo di svenire. Scivolo giù in un
torpore soave. Scendo forse nella morte. Baciami, Kabango. Se non mi
baci, mi stacco dalla vita e cado... muoio...
LANZIRICA
Mabima muore! Mabima muore!
_2 Sibilatori e 2 Ululatori._
KABANGO
No, no, non devi morire, Mabima! Apri gli occhi! Guardami! Bevi la mia
forza nel mio sguardo! Bevi la mia forza nel mio bacio! Raduna tutta,
tutta la tua volontà! Non cedere al sonno. Bagamoio, sorreggila.
Lanzirica, dove è la pista? Guidaci.
BAGAMOIO
Kabango, non andare nella foresta! Salva il Sinrun!
LANZIRICA
Bisogna trovare la pista degli elefanti prima che il vento rosso sia
sopra di noi! Ecco! Ecco la pista! Queste sono impronte di elefanti.
Vedi, ognuna è larga quanto tre impronte di cavallo riunite!
_poi, scrutando l'orizzonte._
Kabango, è troppo tardi, bùttati a terra! copri il viso di Mabima. Il
vento rosso! Il vento rosso!
_Bagamoio rimane ritto nel
vortice di sabbia che passa.
Kabango, dopo essere rimasto
per pochi istanti bocconi,
riparando sotto di sè Mabima,
si rialza reggendola fra le
braccia e riprende curvo la
marcia dietro a Lanzirica,
pure curvo, e seguìto da
Bagamoio.
8 Sibilatori e 8 Ululatori._
_Intermezzo musicale che descrive la marcia verso la Foresta,
dall'arancione rovente del deserto al verde umido della Foresta._
ATTO II
LA FORESTA DEI SERPENTI
TONO DOMINANTE: VERDE INQUIETO
Intonarumori: Ronzatori, Gorgogliatori, Rombatori, Gracidatori,
Frusciatori, Ululatori.
_Intreccio voluttuoso e perfido di rami riflessi, sogni e corpi vivi.
Folto verde della Foresta dei Serpenti. Vicino alla ribalta, una capanna
cubica di stuoie e bambù. A destra della capanna, intrichi di liane,
agavi, acacie e cactus sembrano soffocare e strangolare una casa
abbandonata. Brusio d'insetti, sibili di serpenti e gorgogliare di
fontane. Davanti all'apertura della capanna, Mabima è sdraiata su un
tappeto di lana verde. Languidamente si pettina i capelli, cantando. Nel
fondo della scena, a destra, Lanzirica nutre di foglie un grande fuoco;
poi, non visto da Mabima, si avanza verso l'apertura della capanna
carponi, timoroso e magnetizzato. Si ferma per spiare Bagamoio, che nel
fondo della scena, a sinistra, si strofina accuratamente le cosce e le
gambe con dei fasci d'erbe._
MABIMA
_canta._
_I rami della palma
sono mani nere che lavano
le sabbie aurifere del cielo
e nel lento lavoro appare
l'oro tremante della luna.
Il vento fa roteare
i rami della palma
come una fionda nera
per scagliare la pietra tagliente della luna
contro il cuore distratto del mare.
Quando il vento tace,
le agavi innalzano
i loro candelabri d'oro,
e la luna li accende.
Quando il vento tace,
il mio cuore non ha pace._
_Scorge ad un tratto
Lanzirica, e getta un grido di
paura._
Ah! sei tu, Lanzirica! Ho il terrore dei serpenti.
LANZIRICA
Non temere. Ho acceso intorno dei roghi di zilah, il cui odore basta a
fugare i serpenti. Povera Mabima! Costretta a vivere senza la tua fedele
Fatima!
MABIMA
Disgraziata! Come strillava! Non voleva abbandonarmi. L'avranno
sgozzata!
_Rimane pensosa._
LANZIRICA
Vuoi che ti serva io? Ti ho portato molte cose buone. Ho assaggiato
tutto. Un pezzo di antilope. Mangia. E anche questa è saporita. È la
punta di una proboscide di elefante. So come fu cucinata dai Giuma.
Anzitutto, essi scavano un buco e lo riempiono di legna accesa. Sei ore
dopo, seppelliscono nella bragia del buco la proboscide. A me piace.
Sembra lingua di bue selvaggio affumicata. Questo è piede di elefante.
Pure saporitissimo. Una brocca di terra porosa piena di vino di palma e
del montone.
MABIMA
_mangiando, divertita._
Quante cose buone! Questo è cervello d'ippopotamo.
LANZIRICA
Sì; e questi sono pistacchi e mandorle abbrustoliti. Se vuoi, salgo
sull'albero. Ho visto un regime di banane che porta almeno cinquanta
frutti. Caccerò per te le anatre, i beccaccini e i galli selvatici.
MABIMA
_chiamando Bagamoio._
Bagamoio! Vieni a mangiare anche tu!
BAGAMOIO
_avvicinandosi e prendendo un
pezzo di carne._
Grazie. Mi basta. Io nutro il mio corpo a mio modo. Lo spalmo con le mie
erbe.
_Bagamoio, col fucile ad
armacollo, si allontana nel
buio della foresta._
MABIMA
_bevendo in una zucca il
«malafù», vino di canna da
zucchero._
Com'è buono, questo malafù! Lo voglio serbare per Kabango! Dov'è,
Kabango?
LANZIRICA
L'ho lasciato or ora, mentre discuteva coi capi Giuma. Dall'alba, egli
visita le loro capanne di stoppia. Parla con tutti. Dà a tutti buoni
consigli. Sono tutti ammalati. Molti, gravemente. Alcuni morranno questa
notte. Sono divorati da una febbre tenace che resiste alle mie medicine.
Ne ho curati due col succo dell'ipecacuana e della china. Ma sono
troppi. Ed è vano tentare di guarire questa razza moribonda. Se tu li
vedessi!...
MABIMA
Li ho veduti questa mattina... magri, spettrali, curvi, camminavano
lentamente sotto le volte basse dei fogliami... per spiarmi! Le donne
sono più macilente degli uomini. Non hanno la forza di portare i loro
bambini a cavalluccio!...
LANZIRICA
Tristi spodestati sognano la loro bella città perduta.
MABIMA
Quale città? Qui non vi sono che case di fango e rovine.
LANZIRICA
Sono le rovine d'una meravigliosa città: Bab-el-Giuma. Ora sono molti
anni, in un pesante meriggio i serpenti intensificarono in tal guisa i
loro sibili musicali, da addormentare il popolo Giuma. Poi,
intrecciandosi, fermarono il corso dei ruscelli. Questi, soffocati e
otturati dalle liane e dai serpenti, strariparono allagando la foresta
con putride e ronzanti colture d'insetti febbriferi. Una mortale febbre
si propagò, emaciando e spremendo gli abitanti, che ebbero appena la
forza di trascinare le loro gambe spente fuor dalle loro dimore. Allora,
scivolando sui loro anelli i serpenti s'impadronirono della città
abbandonata. Ieri vinsi l'acre odore di muffa, incenso, sterco e
putredine per raggiungere la soglia della moschea. È circondata da acque
così limpide che si può mirarne il letto di sabbia malgrado una
profondità di cinque o sei stature umane. Vi sono alberi altissimi che
la ombreggiano. Altri, abbattuti dalla folgore, mi servirono di
passerella su quelle acque guardiane. La moschea ha una cupola a squame
verdi, che sembra la parte rimpinzata del minareto, ritto serpente al
quale si accoppia spesso un vero boa gigantesco attorcigliato. Dentro
alla moschea, nell'arruffio delle stuoie sacre, migliaia di serpenti
sibilano come cordami di navi strimpellati dalla bufera. Vi ho trovato i
miei serpenti boa lunghi più di 6 metri e grossi quanto il mio braccio.
Stanno bene in quelle nicchie piene di sorci! Matasse di
serpenti-scudiscio, colubri, serpenti boicuoba, bogiobi, boge,
boicingua, boide, boiga, boiquira. Una ventina di serpenti delle rose
dalla pelle picchiettata di rosso corallo e molti serpenti a sonagli.
Sembrano sciarpe di seta dipinta, foglie morte, cordami arrotolati,
braccialetti di smeraldi e turchesi, cinture gemmate di ballerine,
collane, ghirlande di fiori non mai visti, fughe di pesci azzurri. Hanno
occhi di diamante nero, teste triangolari e teste in forma di cuore,
odore di muschio, pelle di donna. Questo è ritto come un fiore sullo
stelo. Quello ha una bocca senza labbra ma sensuale. E nari come punte
d'ago, capaci di sentire l'odore del pensiero. Sognano tutti di
diventare gli ornamenti della tua bellezza, Mabima!
Fui attaccato da un cobracapello come se fossi una scodella piena di
latte. Ritto, gonfiava il suo cappuccio. Lo fermai col mio flauto: tre
suoni acuti e tre modulazioni dolcissime. Lentamente si avvicinava.
Quando fu a portata di mano, fulmineamente gli afferrai la testa e nella
bocca aperta, con questa pinzetta, strappai i denti del veleno. Ho
operato ugualmente questo biscobra che ti ho portato. È una pericolosa
lucertola. La lingua ha due dardi dal veleno attivissimo. Ora è
inoffensivo. Puoi prenderlo con le tue mani. Vorrei farti godere la
velenosa orchestra dei serpenti che si intreccia con le preghiere
melodiose delle fontane. Queste si lamentano di essere così sciupate.
Ascolta, Mabima...
_Rombatori, Gorgogliatori,
Frusciatori, Ronzatori._
Tanto desiderio e tanta passione, per alimentare mosche febbrifere!...
Ma in realtà sono liete. Cantano la tua bellezza. Come sei bella! Tutti
te l'hanno detto. Tutte le foglie te lo bisbigliano.
MABIMA
Le foglie parlano agli usignoli e i poeti parlano alle stelle. Non sono
nè una stella, nè un usignolo.
LANZIRICA
Sei la prima stella del cielo e il primo usignolo della foresta! Se ti
cantassi le mille strofe che ho nel cuore per te, ne saresti appena
distratta. Oppure, m'interromperesti, mormorando: «L'alito infocato del
lontano deserto è giunto fin qui!» Mabima! Mabima! non è l'alito del
deserto, che ti accarezza. Sono i centomila deserti divampanti delle mie
vene, che fiatano passione su di te! Sei tragicamente bella, ma Kabango
non ti vede! I suoi occhi potenti attraversano il tuo corpo come un
cristallo, per contemplare dovunque il Sinrun. Tu meriti tutto l'amore
del cielo e della terra, ma egli non t'ama!
MABIMA
No! No! Tu menti. Kabango mi ama. Lo so. Ne sono sicura.
LANZIRICA
Non sa amarti, poichè ti preferisce il Sinrun, cioè la sua ambizione.
Oh! l'infinita pietà che sento per lui! Non vede, non vede, non vede che
tu, soltanto tu, sei la divina frescura dissetante! Non ho più idee,
quando ti respiro. Guardo te, amo te, ti preferisco a tutto, anche alla
vita! Vuoi che io muoia per distrarti un istante? Se vivo ancora,
credimi, è solo per cantare e per rallegrare le tue piccole orecchie!
Vederti, baciarti, stringerti, accarezzarti, tormento, tortura, veleno!
Mabima, gli odori della tua carne azzannano la mia carne! Mabima, ti
voglio! Mabima, non dimenticare la tua promessa!
MABIMA
_agitatissima._
Quale promessa?
LANZIRICA
Qui, qui, su questa bocca mia, fra queste mie braccia, tu, tu, Mabima,
mi hai promesso di essere la mia sposa! Non sono dunque più il tuo
poeta... il dolce poeta di Fusah?...
MABIMA
No! No! Non può essere! Non sarà! Allontànati. Non toccarmi! Perdonami!
Dimenticami! Amo Kabango.
LANZIRICA
_mordendosi le mani._
Non è vero! Non è vero!
MABIMA
Sì, sì lo amo! Lo amerò! Saprò meglio amarlo! Lui, lui!
_Rimane con gli occhi sbarrati
nel vuoto. Lungo silenzio._
LANZIRICA
Mi spiego il tuo sentimento. Hai voluto strappare Kabango a tua sorella
che lo ama. Tua sorella fu sempre malvagia con te e merita la tua
vendetta.
MABIMA
No. Io amo Kabango perchè non ha fatto di me la schiava dei suoi
piaceri. Egli non mi ha comperata! Pur amandomi pazzamente, egli
rispetta le mie idee. Sono per lui un cuore libero. Può contare sulla
mia fedeltà senza eunuchi. Ed io sulla sua fedeltà.
LANZIRICA
Gli devi anche la gioia di camminare a viso scoperto... come le beduine
spudorate, schiave e traditrici! Se ti amasse veramente, egli coprirebbe
con mille veli il tuo viso divino! Io lo vorrei per me, tutto per me!
_Lungo silenzio--poi con
ironia:_
Tu dunque ami Kabango!...
_Silenzio._
Eppure... molto imprudentemente custodisci nella tua tenda il Sinrun,
cioè il tuo rivale più pericoloso, il nemico tuo che ti torturerà fino
alla morte.
MABIMA
_pensosa._
Sì, lo so, quelle pelli cariche di cifre e scritture mi rubano Kabango.
Talvolta, sono tentata di bruciarle per avere Kabango tutto per me. Ma
subito una tenerezza mi invade; il cuore mi si sfascia d'angoscia e
brucio allora me stessa con un solo desiderio: martirizzarmi,
annientarmi per lui, il più forte, il più intelligente, il precursore,
la grande luce! Anche tu, anche tu, Lanzirica, l'hai ammirato quanto
me!... Kabango spesso mi dimentica, lo so. Il suo sguardo talvolta è
crudele, ma non ne soffro, poichè basta un suo sorriso a ringiovanire
per me l'universo. Subito i sapori, i colori, i profumi della vita si
moltiplicano sotto i suoi comandi di sole disinvolto e sicuro.
_Mentre Mabima parla,
Lanzirica con mosse sornione è
penetrato nell'apertura della
capanna. Mabima se ne
accorge._
Che fai? Che cerchi? Non toccare il Sinrun!... Ah! sento che tu non ami
Kabango. Sei pieno di odio per lui.
LANZIRICA
Sì, lo odio. Perchè ti amo! E odio anche il tuo custode Bagamoio, quel
bruto che passa il suo tempo a spalmarsi di erbe puzzolenti e a spiare
tutti i miei movimenti. Il mio amore non ammette ostacoli. Sale
impaziente e audace come i serpenti della foresta alla conquista della
sua casa. Tu, tu, Mabima!... Ti amo! Ti voglio!
MABIMA
Taci! La tua voce m'incatena. Non voglio sentire. Va! Va!
_Lanzirica si allontana da
Mabima e si corica a pochi
passi dalla tenda. Si ode un
tam-tam precipitato, poi un
canto negro molto ritmato._
CANTO NEGRO
_Gbákun Gbákun
Dékun Dékun
Gálin Gálin
Balafon._
_Entra Kabango. Lo segue un santone negro disseccato, dal viso lucente
di lebbra, le mani nere accartocciate e la fronte oppressa da un enorme
serpente di legno nero arrotolato. Poichè è cieco, egli si fa guidare
per mano dai tre grandi Feticcieri negri delle Messi, della Guerra e
della Virilità. Questi, pelle e vesti zebrate di rosso e giallo, seguono
Kabango facendo il giro della capanna di Mabima. Entra in scena una fila
di negre, ognuna con le mani posate sulle spalle dell'altra, trascinando
i piedi in cadenza con grottesca e ostentata solennità. Questa fila
indiana fa pure il giro della capanna. Entra in scena una fila di negri
che chiude il cerchio delle negre, facendo il giro della capanna in
senso inverso. Negri e negre sono maculati di rosso e verde, con
geroglifici azzurri. I due grandi cerchi di danzatori e danzatrici si
fermano. Ogni negro abbraccia la negra che ha di fronte, e le coppie
improvvisate si abbandonano a una danza frenetica in cui le teste e i
busti snodati esprimono l'aspro piacere d'un coito simulato dai fianchi
e dal ventre._
KABANGO
_ritto vicino a Mabima davanti
alla tenda._