[Illustrazione: DECORAZIONE]
* * * * *
E danzò.
Bella come non era mai stata, piena di sogno come non era mai stata,
viva e nuda su la scena divampante, con lʼanima sua dʼinnamorata la
ballerina indimenticabile danzò.
Dal teatro curvo, gremito, con i suoi più belli e più profondi occhi
Parigi la guardava.
Ella sentiva battere, nella musica della sua danza, il cuore della
Stupenda Città.
Sentiva battere contro sè questa forza, come il palpito di una immensa
vela. Ma con lʼanima era lontana, camminava nel magnetico deserto, su
la via del perduto Gharb.
Il tappeto rosso copriva tutta la scena, cosparso dʼinestimabili
gioielli e di semplici fiordalisi. Un grande falò, anzi un immenso rogo
di vera fiamma, sbucava dal mezzo della scena, incendiava il teatro
come una vampa maravigliosa. Tutto era fuoco e fiori; fuoco, brillanti
e fiori.
Si vedeva il deserto rutilare, splendere la via senza ombra
dellʼinfinito Gharb...
Tutto il teatro barcollava in quella tragedia di luce; lʼorchestra
invisibile, su gli archi e sui címbali delle musiche mauritane, suonava
la Danza del Sole.
Era venuta la sera di gloria, la rossa ora di gloria per Mimi
Bluette!...
Quella danza era sua, quella musica era sua; lʼaveva dettata,
muovendosi, al musicista che la compose. Il suo corpo era il deserto,
era la fiamma, era il disperato balenìo della terra nomade, lungo le
carovaniere. Il suo corpo aveva in sè, come uno splendore divenuto
movimento, la musica del Sole.
Forse per una magìa di specchi, dovuta ai coreografi di quella scena,
ella passava con i suoi veli, coʼ suoi capelli disciolti, frammezzo
alle fiamme; ballava di là dal rogo; si vedevano le sue nude braccia
salire, contorcersi, fra le spirali della vampa; vi cadeva nel mezzo
tramortita; lʼorchestra la faceva risorgere; ella buttava i suoi
gioielli sul rogo, sʼinnamorava del bellissimo fuoco; nuda e posseduta
ne usciva.
Era il sogno della sua lunga strada per lʼarsa terra che non beve mai,
laggiù, dove il deserto assale coʼ suoi nomadi arcobaleni lʼantipodo
scintillante.
Come in quei giorni disperati, ora e per sempre, nella sua danza
intorno al falò, sul teatro della Città Babelica, ora e per sempre, la
ballerina di Parigi portava il Sole. In sè, nella propria materia, nei
propri atomi viventi, la ballerina di Parigi portava il Sole.
Invece di parlar con la sua voce, danzando raccontava il suo amore.
Lʼorchestra, sui címbali mauritani, suonava la Danza del Sole.
* * * * *
«Che lunga, lunga strada... che infinita malinconia...
«Divenuta simile al suo carovaniere, aveva ella pure il deserto
nellʼanima ed era nata per la via del sud.
«Bon chemin, bon chemin, lalla...»
«A poco a poco la terra diveniva uno sconfinato braciere; ogni traccia
dʼabitazione, ogni vestigio dʼalbero spariva. E le ore passavano, i
giorni passavano, solo interrotti a lunghissime distanze dalla breve
oasi di un magro palmeto.
«Le donne del Guébli, scure, con occhi a mandorla, già crespe di
vello sudanese, logore di selvaggia maternità, venivano a guardare in
silenzio la bella Cristiana. Le ragazze di nove anni avevano i seni
maturi e protuberanti come nespole. Nel rumore dellʼacqua sorgente
cantava la musica primordiale della vita.
«Si vedevan nellʼestrema lontananza, in un chiarore obliquo di
cataclisma, le dune perdute andarsene alla deriva.
«I leggeri cavalli berberi, assetati e miserabili, ormai galoppavano
senza velocità. La carovana sprofondava e risaliva per le ondate ferme
del terreno, con un barcollare sfinito, come se le ginocchia degli
animali non reggessero più. I muli erano piagati sotto la greve soma;
chiazze nere di migliaia dʼinsetti li coprivano come croste brulicanti.
Più magri, più alti, più lugubri, solamente i cammelli andavano sempre,
con un passo di bestie perpetue, che possano morire camminando.
«E finalmente, un mattino, su lʼestrema via del sud, il capitano di
lunga strada vide nascere un confuso tenue disegno azzurro, come un
fiocco di nebbia che rasentasse la terra, come una rupe dʼaria nello
sconfinato sole. Guardò, guardò prima di parlare; poi disse alla donna
che mai non abbandonava...
«Disse alla donna:—Per niente.
«Per niente.
«Le strade vanno; sono il principio dʼuna distanza; il colore
dellʼanima che si allontana; portano in sè molta polvere, molto sole;
hanno tutte una meta, e non arrivano mai.
«Per niente.
«Un piccolo cuore di ballerina, mandando un sorriso dietro lʼorlo del
bicchiere di Sciampagna, una sera di neve, nella Parigi Babelica,
sʼera data in braccio al pallido forestiero, come la vergine ubbriaca
tremando si genuflette al primo tentatore.
«Adesso portava nellʼanima lʼamore di Maria Maddalena.
«Camminò.
Giunse dove guerreggiano e cadono, sotto le armi della Grande
Repubblica, i soldati senza patria, «la gloriosa canaglia» della
Legione Disperata.
«Questa era la gente che non avrebbe mai sepoltura.
«Là indietro, su le frontiere dellʼesilio, avevano lasciato agli uomini
saggi, agli uomini calmi, anche il cimitero.
«La sera talvolta si udivano cantare...
«Cantare allʼombra dei palmizi biondi, verso lʼora in cui sʼaccendono
i fuochi tremuli dei bivacchi, laggiù, per la terra folle, dove, negli
uragani di sole, con lʼiracondo nomade vento il sepolcro cammina...»
* * * * *
Questa era la danza del Sole.
* * * * *
Come danzò quella notte, povera piccola bionda Mimi Bluette!...
Nessuna poesia della terra fu mai piena di leggerezza e di palpito come
il suo corpo che mirabilmente si muoveva; nessun giardino del mese
dʼAprile sʼavvolse mai di primavera, come di musica il suo dolore,
nella Danza intorno al falò.
Sino alle ginocchia la vestivano i suoi capelli stupefacenti, ed era
così perfetta nella sua nudità, che ogni movimento mandava splendore.
Come le donne arabe aveva il palmo delle mani, le unghie, le narici ed
i vertici dei seni dipinti con la tintura di hénné. Un segno azzurro,
simile ad una profonda incisione, divideva i due lunghi e brillanti
archi dei sopraccigli; quel tatuaggio azzurro si ripeteva sotto lʼorlo
del labbro inferiore. I piedi, venati e quasi trasparenti come gioielli
di smalto, con le falangi ed i calcagni miniati allʼhénné, pareva che
avessero camminato sovra un grande mantello di porpora umida.
Veniva dalla sua bellezza, cristiana e barbara, una sacra inverecondia,
una evocazione religiosa dellʼamplesso primitivo. Il suo profilo si
tagliava nella fiamma, limpido, con una specie di crudeltà; per tutta
la sua luminosa criniera si annodavano, come oscure trecce, i riverberi
del fuoco.
Era sempre lei, Mimi Bluette, la ballerina di Parigi; lei, con i suoi
occhi di Maddalena, con la sua bocca di donna perduta; era sempre il
gioiello da principi, lʼetèra per un vizio da re...—ma ora danzava con
lʼanima, con lʼanima sua di Transalpina.
Sʼera innamorata come una donna semplice, del paese ove si ama lʼamore;
aveva conservato sino allʼultimo il suo piccolo mazzo di fiordalisi,
come una ghirlanda naturale di buon odore selvatico e di azzurra
semplicità.
Parigi aveva sciorinato per lei quel grande mantello di porpora sul
quale danzare a piedi nudi, con i capelli disciolti; Parigi aveva
sollevato sino al vertice della gloria lo splendore della sua nudità;
ma non aveva potuto soverchiare in lei, nè col fragore degli applausi
nè col fuoco dei brillanti, la sua fedele anima di Transalpina.
Ed allora il teatro sentì che passava davanti ai lumi della ribalta,
non solamente una di quelle maravigliose creature che son necessarie
a Parigi come il Duomo degli Invalidi o le cupole di Nostra Signora
nellʼIle de la Cité; ma passava unʼanima creatrice di bellezze, che
sapeva esprimere il sogno nelle forme del movimento, come, nel colore
o nella musica, nella parola o nella pietra, lʼanima di un artefice
rivelatore imprigiona la poesia.
Sentì che un amore passava davanti al rogo della vertigine affricana;
ed una specie di ebbrezza concorde sollevò, inginocchiò, lʼanima di
quel teatro, che acclamava con tutto il suo fervore la splendida
ballerina di Parigi, la creatura di musica e di sole, chʼera caduta su
la fiamma spenta, con le braccia neʼ suoi fiordalisi... Mimi Bluette!
Mimi Bluette... La Danza del Sole...
Un nome; nientʼaltro che un nome; anzi un piccolo fiore da mettere sui
capelli di paglia, nei mesi dʼestate.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
* * * * *
—Est–ce toi, Linette? Quʼy a–t–il encore?
—Madame a sonné...
—Mais pas du tout! Si tu entres toutes les demi–heures il y a peu de
chances que je mʼendorme! Quelle heure est–il?
—Onze heures dix, Madame, et il fait très clair.
—Tant pis! Je nʼai pas fermé lʼœil. Cette maudite sonnette, elle
mʼénerve! Fais dire au concierge que je nʼy suis pour personne. Pour
personne! Mais, d ʼabord, ouvre les volets. Doucement, petit à petit,
avec un peu de grâce...
—Bien, Madame; je vais ouvrir. Mais couvrez–vous dʼabord, parce quʼil
fait assez froid.
—Je nʼai pas fermé lʼœil de la nuit; mes bras ont la fièvre.
—Vous avez eu un trop grand triomphe, Madame. Le triomphe grise; il
empêche de dormir.
—Crois–tu, Linette?...
—Je sais que vous étiez merveilleuse, hier au soir... que tout était
merveilleux, hier au soir... Moi non plus je nʼai pas fermé lʼœil,
Madame. A six heures jʼétais debout.
—Pour quoi faire?
—Pour voir les journaux, diable!
—Ah, les journaux!... Sont–ils polis? Font–ils du tapage, Linette?
—Du tapage?... Mon Dieu! Cʼest de lʼapothéose! Il y en a qui vous
disent des choses pour lesquelles je voudrais les embrasser!
—Tu es une altruiste, Linette. Moi, je mʼen passe volontiers. Pourvu
quʼils ne viennent pas me faire des visites, avec leurs gants qui
ressemblent à leurs articles! Nʼas–tu jamais remarqué les gants des
journalistes? Il nʼy a quʼeux et les cabotins pour en avoir de pareils.
Je voudrais bien savoir où diable ils les achètent. Dieu!... que je
dois avoir une vilaine figure!
—Du tout, Madame. Un peu de fatigue. Je vous masserai tout à lʼheure et
ça passera.
—Est–ce que jʼai faim?... Il me semble que oui et que non. Je lʼignore.
En tout cas je vais prendre mon café au lait avec les brioches. Revoilà
cette horreur de sonnette! Flûte! Arrache le timbre! détruis les piles!
Et puis quʼil sonne, ce chameau dʼen bas, quʼil sonne!...
—On vous envoie des fleurs, des billets, des lettres... Jʼen ai déjà un
plateau qui déborde.
—Nous lirons demain, ou après demain, cette littérature...
—Il y a aussi des bouquets, des gerbes, des corbeilles en telle
quantité, que nous aurions de quoi installer un petit Jardin
dʼAcclimatation.
—Ecoute–moi bien, Linette. Les fleurs, tu les mettras ici, dans ma
chambre; tu les laisseras dans ma chambre, toutes.
—Mais vous étoufferez, Madame!
—Jʼétoufferai peut–être, mais tu feras comme je te dis.
—Bien, Madame. Puis il y a des bonbonnières; des bonbonnières en laque,
en étoffe, en carton peint. Il y en a même une en cristal, ornée de
bronze. Voilà de braves gens, Madame, qui ont pour moi des attentions
très appréciables!... Car vous me donnez toujours vos bonbonnières,
presque pleines, et moi je les collectionne.
—Tu les auras, Linette.
—Merci, Madame. Puis le Régisseur est venu, le metteur en scène est
venu, MM.ͬˢ Glimm, dʼHéricourt et Vilmière sont venus. Enfin il y a Mͬ
Jack, qui est là depuis neuf heures du matin. Mais ce pauvre M.ͬ Jack,
lui, Madame, il ne faudrait pas le renvoyer!
—Tu dis?
—Jʼose le dire. Car il saute de joie comme un moineau, ce bon M.ͬ Jack,
et, en attendant votre réveil, il voulait à tout prix mʼapprendre une
danse quʼon danse maintenant au Bal des Quatʼ Zigues, ou des Quatʼ
Flics, quʼil a dit.
—Quʼil vienne, donc, ce brave Jack, du moment que tu le protèges. Mais,
pour nʼimporte quelle autre personne, Madame dort. As–tu compris,
Linette? Matin et soir, pour tout le monde, Madame dort. Cʼest absolu,
et je ne veux plus entendre le carillon de la sonnette!
* * * * *
Non appena la cameriera fu leggermente uscita, per recare il suo
passaporto al fedelissimo paziente Jack, la fisionomia di Mimi Bluette
si spense; le sue braccia ricaddero su la coltre; gli occhi lentamente
si volsero verso la finestra che inserenava.
Tutto il cielo era pieno dʼun chiarore di mattinata invernale, morbida
e quasi dorata; il sole orlava di ondeggianti vapori le compatte
nuvole, senza riuscire a penetrarle.
Mimi Bluette si distese con una pigra e dolorosa voluttà nel soave
tepore del suo letto; poi, osservando il proprio gesto, si raccolse
nel palmo dʼuna mano lʼaltro suo braccio, che vedeva trasparir dalla
camicia, dʼun tessuto fino come velo; si ravvolse il braccio, lo
percorse fino allʼombra dellʼascella,—e questo faceva con lentezza, con
paura, con dolore, quasi per ritrovare nel proprio corpo una smarrita
memoria di sè.
Forse pensava che, nel quadrato azzurro della finestra, vedrebbe il
sole ridere per lʼultima volta...
E forse il cuore intimamente giovine le doleva un poco, pensando alle
chiare nuvole che attraversano il cielo di Parigi, nei mattini di
primavera...
Aveva danzato; era stanca. Stanca per sempre.
Su la Città Stupenda il suo nome correva, come il fumo rosso del
vortice di fiamme, che le sue braccia nude avevano spento.
Era Mimi Bluette, la ballerina di Parigi, e non danzerebbe mai più...
Mai più.
Addio!... Così finivano tutte le belle ore della vita. La sua gloria,
in quel giorno dʼinverno, era una porta che si chiudeva. La Città non
porterebbe in alto che il suo nome lieve. Mimi Bluette.... un piccolo
fiore del grano, falciato per sempre... Addio!...
* * * * *
Jack si era seduto famigliarmente su la bella coltre, teneva uno deʼ
suoi polsi, ed un poʼ curvo le parlava.
—«Pourquoi être si sauvagesse, Bliouette? Ne voir personne? Pas très
juste. Paris délire! On nʼa jamais vu de plus belle danse. Hier soir
tout le monde mʼembrassait. Je répondais très calme:—Je ne suis pas
Bliouette! Fichez–moi la paix!»
—Tu mʼappelles une sauvagesse, mon brave Jack!... Cʼest vrai quʼon a
voulu tʼembrasser à ma place, mais ce nʼest pas une raison pour que tu
mʼaffubles dʼun adjectif si ridicule!
—«Moi je parle pour quʼon me comprenne, et sauvagesse est très bien
dit. Vous verrez quel théâtre demain soir! Il nʼy a plus moyen dʼavoir
une place avant quinze jours.»
—Est–ce vrai, Jack? Il faudra donc que je me repose, la nuit
prochaine...
—«All right! Bien dormir, boire des œufs et du vieux Shérry. Cʼest très
tonique.»
—Oui, Jack. Seulement tu dois me promettre de ne pas venir chez moi,
sous aucun prétexte, ni ce soir ni demain...
—«Comment? Est–ce que vous ne sortirez pas, Bliouette? On voulait vous
offrir un grand souper, ce soir.»
—Pas ce soir, Jack. Jʼai la fièvre. Sens: mes doigts brûlent.
—«Yes, les nerfs.»
—Donc, si tu veux que je danse, il faut me laisser tranquille. Tu
viendras me chercher demain soir pour aller au théâtre... Cʼest
entendu, Jack?
—«Forcément, Bliouette.»
—Allons! ne boude pas, Jack. Montre–moi ta figure: tu deviens
extraordinairement beau! Tu as des yeux comme des saphirs dʼorient sur
une bague.
—«Oh! Oh! Mais, pour sûr, il y a des mômes...»
—«Qui tʼaiment?
—«Ou qui le disent.»
—Et toi?
—«Moi, je vous aime vous, Bliouette.»
—Oh, il ne faut pas, il ne faut pas!... Mais tu le dis comme une
vierge, mon pauvre Jack!...
—«Oui, parce que mon amour est très propre. Je vous aime vous,
Bliouette; je nʼai jamais aimé que vous, Bliouette.»
—Mon frère...
—«Ne dites pas frère. Cʼest très plus loin.»
—«Très plus loin» nʼest pas correct. Mais je comprends. Tais–toi. Nʼen
parlons plus. Ou bien il faut que je me couvre... Quoi? tu te lèves?
—«Yes; je me promène. Vous avez la fièvre: moi aussi.»
—Non, reste, Jack... Dis–moi: Si tu me voyais très laide, très laide...
est–ce que tu mʼaimerais toujours?
—«Quand on est si belle, vous ne pouvez pas être laide.»
—Erreur! Erreur de syntaxe et de concept! Quand on est belle, il y a
mille accidents qui peuvent tout de même vous enlaidir. Donc, je te
demande...
—«Il me semble que je vous aimerai toujours.»
—Ah...
—«Oui, toujours. Guérissez–vous, Bliouette! Vous pourriez être ma
femme, je serais votre bon camarade, la vie serait encore belle...»
—Non, Jack. Bluette est morte.
—«Oh!... si une rose dit: «Je ne suis plus une rose», qui est–ce qui
peut le croire?»
—En moi, Jack, cʼest le parfum qui nʼest plus.
—«Comme cʼest triste! Et alors, pourquoi danser?»
—Parce quʼil fallait que je danse! Oui, mon camarade, il fallait encore
une fois que je danse. Mais, voyons?... Quʼest–ce que tu fais avec tes
yeux? Tu pleures...
—Non, sûrement non!
—Oui, sûrement oui! Et cʼest bête... Car Mimi Bluette sera toujours
ta camarade; elle tʼaura aimé comme un frère, comme un vrai frère...
Ecoute, Jack: donne–moi tes mains, donne–moi tes lèvres, si tu veux....
embrasse–moi, essuie tes larmes dans ma belle chevelure...
—Vous étiez autrefois si différente!
—Oui... autrefois mon cœur était celui dʼune danseuse... On mʼavait
appris à être belle, et cʼest tout ce que je savais. Aujourdʼhui, quand
je songe à cette Bluette loin, jʼai lʼimpression dʼune grandʼmère qui
trouverait au fond dʼun tiroir son portrait de fiancée. Jʼai voulu
danser la plus belle danse que cette Ville puisse voir pendant de
longues années... Mais ce matin. Jack, si mes cheveux devenaient par
hasard tout blancs, il me semble que je nʼen aurais aucune tristesse.
—Vous avez lu, je crois, de mauvais livres. Ceux qui écrivent des
romans, moi je les méprise.
—En effet tu es dʼune adorable ignorance, mon brave Jack!
—«Mais je sais, Bliouette, que vous nʼavez rien gagné à devenir une
femme savante.»
—Savante?... Eh bien, comme tu voudras, Jack. Mais souris du coin des
lèvres! Tu as été mon danseur, mon camarade et mon frère: quand je
serai loin...—si par hasard je devais mʼen aller très loin,—pense
toujours que Bluette, au fond, très au fond dʼelle–même, nʼétait quʼune
égoïste...
—On ne parle jamais clairement quand on ne veut pas dire ce quʼon
pense. Nous exprimons toujours nos idées avec un langage bref, en
Amérique.
—Oui, en Amérique il y a moins de douleur... Ou aime, on pleure, là–bas
comme partout, mais vous avez des, âmes plus fraîches, peut–être plus
jeunes, et il y a chez vous moins de douleur. Vous restez presque
toujours ce que vous étiez à votre naissance; nous autres, la vie
nous change. Dans notre âme originaire il y a des étrangers. Moi, par
exemple, jʼai été plusieurs femmes.
—Et vous ne serez jamais la mienne, Bliouette?
—Ecoute, Jack.... Essaye de comprendre ce que veut dire cette phrase:
«Je nʼy suis plus.» Mon âme sʼen est allée je ne sais où; il ne reste
en moi quʼun cercle béant; la place où était sa douleur. Je te parle,
tu mʼécoutes; je suis Bluette, tu es Jack; hier soir jʼai dansé,
demain... je danserai encore!... Mais, vois–tu, en mon cœur il y a du
vide. Il y a un vide que tu ne sens pas, une sensation de la mort qui
nous sépare, quelque chose de fini, dont lʼirréparable gravite autour
de moi. Quand je regarde le soleil, je me souviens que cʼest lui qui a
brûlé mon âme.
—On appelle ça du spleen. Vous croyez me dire des choses très graves;
en Amérique nous appelons ça du spleen. Et il y a des moyens pour le
guérir.
—Tu es un définisseur, Jack... cʼest terrible! Jʼappellerai ça du
spleen, pour te faire plaisir. Oui, sans doute, il y a des médecins
très subtils, ou très naïfs. qui prétendent connaître aussi la
médecine de lʼâme. Quant a moi je ne veux pas les suivre, Jack. Ce
sont des fumistes. Je suis allée là–bas, aux Régiments Etrangers, où
le soleil est si rouge quʼil peut tuer à force de lumière... Il y en a
des centaines, là–bas, que ce spleen hante. Ils se guérissent bien, des
fois, même très souvent... lorsquʼils tombent...
—Oh, mais ce nʼest pas la même chose!
—Si, la même. Jack, la même. Et ne dis plus rien, mon frère... Il ne
faut pas que tu touches à ces pauvres cœurs. Ils sont là–bas, ils
marchent, le grand soleil les accable... Il ne faut rien dire, Jack; tu
ne les a pas vus.
—Ils y vont parce quʼils le veulent bien.
—Oui, sans doute. Cʼest ça qui est grave. Moi aussi je le veux...
—Quoi?
—Rien... Je veux danser, oublier, vivre... Mais il fallait pourtant
que tu saches combien je leur ressemble, car eux aussi ont perdu leur
âme, un jour, dans les rafales de la vie, tout à coup. Moi, ce fut à
la dernière étape, dans lʼoasis, sous la tente, lorsque ce capitaine
blessé me répondit dʼune voix militaire: «... le matin du 23 Septembre,
face à lʼennemi.» Il y a des moments au delà desquels on passe,
uniquement parce que la vie est très tenace. Or, Jack, avant que je te
prie de me laisser dormir, je veux que tu saches encore une chose. La
vie est très forte, si forte quʼon peut la vivre même sans cœur. Mais
il faut pourtant que chacun suive sa route... Jʼai perdu la moitié de
mon être le soir où je suis entrée dans sa maison vide; puis, jʼai
parcouru cette longue distance, jʼai pâti de cet énorme soleil, je
serais allée au bout de la terre, soutenue par la foi de le revoir,
de causer un instant avec lui... Mais je suis arrivée juste pour
apprendre quʼil avait sa médaille... Et les femmes, Jack, ne sont pas
un drapeau...
—Taisez–vous, Bliouette; je vois que ça vous fait très mal.
—Non, Jack; je voulais que tu comprennes comment je suis morte, et
pourquoi, mon frère, tu ne dois plus mʼaimer...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Verso il cadere del giorno, tranquillamente uscì.
Portava un mazzo di fiori dʼinverno, racchiusi nel tepore della sua
pelliccia di martora.
Camminava con una specie di lievità, con un sorriso fermo e continuo su
lʼorlo della bocca profumata.
Le strade crepuscolari salivano verso il cielo con un tremante pendìo.
La gente passava, ilare, per i selciati che mandavano raggiere; poi
lontana si confondeva fra una luce dʼacquaforte, brillando, sparendo,
in quello smerigliato balenìo.
Qualche vetrina, bianca dʼelettricità, sbucava con impeto nel colore
della strada.
La guardavano.