permesso di diventare tuo padre. Gli volevo tanto bene, che quando sono
rimasta incinta di lui non ho avuto nemmeno il coraggio di dirglielo,
per non dargli una seccatura, e nemmeno quello di andare da mia
sorella, che fa, se ti ricordi, la levatrice.
—Ah, sì?...—fece Bluette, guardandola con gli occhi divenuti grandi.
—Sì, precisamente. Ma cosa tʼimporta ora di saperlo?
—Nulla, mammina. Era una semplice curiosità.
In quel momento si udì squillare la scampanellata lunga ed imperiosa
con la quale il portinaio soleva distinguere le visite di Sua
Eccellenza.
La bionda Caterina, impaurita, si rifugiò nella propria camera;
Linette, per lo spavento, rimase col pettine affondato nella treccia
della sua padrona.
—Voyons, Linette, est–ce que tu perds la tête à présent? Passe–moi ma
robe de chambre, et file!
Subito «Egli» entrò. Aveva una faccia da dittatore accigliato.
—Bonjour, «Excellence!» Je vous croyais au Ministère... vous voilà!
Cʼest de la chance!
—Pas de plaisanteries, Bluette! Je viens pour savoir où vous avez été
ces deux jours et quel était le personnage avec qui vous avez quitté,
dimanche soir, à 11 heures, le Bar de la Grande Rouquine.
—Tiens! On vous a déjà renseigné? Cʼest parfait!
—Jʼattends une réponse, Bluette.
—Oui? Et bien, jʼai été avec ce «personnage», évidemment!
—Petite coquine!—esclamò il Ministro, andandole presso con aria
minacciosa.
—Plaît–il?
—Vous avez lʼair de vous ficher de moi, si je ne me trompe!
—Mais, pas du tout... Jʼai lʼair de vous dire la vérité, puisque vous
me posez des questions. Préférez–vous que je vous mente?
—Je veux savoir quel est cet homme. Quant au reste... je mʼen moque!
—Cela ne vous regarde pas, Monsieur le Ministre. Cʼest quelquʼun, sans
doute, qui nʼest pas grossier comme vous lʼêtes.
—Hein? vous dites?
—Je dis, «Excellence», que je vous prie de me ficher la paix!
—Mais... vous plaisantez, jʼespère!
—Non, je ne plaisante pas du tout. A partir de ce matin je donne ma
démission du Ministère et je rentre dans la vie privée.
—Est–ce bien sérieux ce que vous dites?
—Forcément... puisque je vous ai trompé. Ce qui serait encore
pardonnable, si je nʼavais pas lʼintention de vous tromper derechef,
tous les jours, et même deux fois par jour.
—Et cʼest tout ce que vous me dites pour vous justifier?
—Cʼest tout...
—Ma foi, ce nʼest pas ainsi que je lʼentends!
—Tant pis pour vous, «Excellence!» Moi, jʼai tellement sommeil, que
jʼen tombe, et je vous serais bien reconnaissante si vous me permettiez
de me coucher.
—Nous réglerons cette affaire–là, Bluette!
—Quand vous voudrez, «Excellence!...»
Era un uomo di Stato, non volle insistere, partì.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Giorni dʼamore.
Solitudine perduta e stupenda in mezzo alla Città piena di strepito,
nel potere di questʼuomo, che non sapeva chi fosse; lei, con il suo
mazzo di fiordalisi, ma che non era più Bluette.
Era una luce fedele su lʼombra della sua via.
La neve se ne andò; vennero, per il cielo trasparente, le nuvole
azzurre dei mesi di primavera. Gli alberi dei giardini si orlavano al
crepuscolo dʼuna trasparenza dʼoro; i vasi della povera gente mettevano
già qualche fiore sui davanzali dei quarti piani, sotto le grondaie.
Nel fiume che traversa la metropoli, ogni tanto, unʼondata quasi
azzurra passava; i frettolosi battelli, sotto i ponti, correvano con
ilarità. Le più belle ragazze dʼogni quartiere andavano per istrada con
il collo nudo.
E così fu primavera.
Su la Città grande, rumorosa, che le aveva data la gloria, il suo nome
di etera giovine tramontò.
Non la videro più i teatri splendere alle ribalte, sui tappeti sparsi
di fiordalisi, ove la danzatrice inimitabile danzava.
Non la videro più le strade consuete, gli ippodromi fioriti nei giorni
di primavera, i viali mattutini del Bosco, i ritrovi pomeridiani che si
affollano verso lʼora del tè.
Scomparve dalle case di mode, ove i più rari gioielli dellʼingegno
parigino a lei gelosamente serbavano i maestri dʼeleganze; scomparve
dalle sale degli spettacoli notturni, ove il suo giungere sollevava
ondate dʼallegria, battaglie di fiori, e, sui trillanti violini, le
cadenze dellʼantico My Blu.
Nulla riuscì a vincere la sua volontaria solitudine; sparì comʼera
venuta, simile ad un raggio di sole. Sparì come i fiori cadono dal
maturo albero, in una sola notte, lasciando ancora nellʼaria il loro
inestinguibile profumo.
Questa creatura limpida, chʼera stata così bella da innamorare una
città, seppe divenir bella per un amante solo. Per lui sentì che ogni
donna, quando sʼinnamora, dissuggella e perde veramente la sua più
nascosta verginità.
Era stata una femmina di gioia, splendida e libera, che si dava con la
fredda passione, con la fredda mimica delle sue danze; qualchevolta
si dava con una specie dʼinebbriata illusione, quasi ubbidendo alla
prepotenza della sua gioventù. Ma ora, dʼimprovviso, dopo tanti anni di
vizio, conosceva il pudore.
Sì, conosceva il pudore. Voleva mettere un velo sopra il suo corpo
divino, che i talami ed i teatri avevano posseduto.
Ed era piena di malinconia quandʼegli le diceva una parola che potesse
alludere al suo passato. Poichè lʼuomo non riesce mai a comprendere
questo rinverginire dellʼanima, che forse rappresenta la più vera e
forse lʼunica purità.
Era piena dʼirritazione quando, in un modo qualsiasi, nei loro discorsi
ripassava la storia di Mimi Bluette.
Non era mai stata fanciulla, ora lo diventava. Ora capiva perfettamente
il velo bianco delle spose che sʼinginocchiano davanti allʼaltare.
Sopra lo splendore deʼ suoi capelli biondi non avrebbe voluto portare
il peso di quella bianca trasparenza; nondimeno la intendeva come una
poesia, come un candore di quel sentimento che aveva incominciato a
nascere anche nellʼanima sua.
Dopo aver avuto aʼ suoi piedi la Città più temibile, ora le piaceva
immensamente rendersi una piccola schiava. Nascondersi le piaceva,
trafugare agli occhi della gente la sua timida felicità, perdersi nella
moltitudine sconosciuta, ove non si levasse neppure un bisbiglio dietro
il solco di profumo che lasciava, passando, Mimi Bluette.
Il suo corpo, nel danzare, nel muoversi, aveva rappresentato il
piacere, aveva comunicata la voluttà, per gli occhi, ai molteplici
amori che lʼinseguivano; era stata paganamente la bellezza, la rea
ma sacra nudità ove ogni desiderio può attingere; il suo corpo era
stato quasi una viva opera dʼarte, una fugace gloria della Città
voluttuosa;—ed ecco, ella pensava che non avrebbe danzato mai più,
che non avrebbe sentito mai più salire dalle platee tumultuose il
torbido impudico bacio della folla, che inebbria ed esaspera, il bacio
tentacolare della moltitudine, che avviluppa ed esaurisce...
I fiordalisi di Mimi Bluette ritornavano ad essere quel che sono:—fiori
di semplicità, nascosti nel grano.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Ed ella non sapeva nemmeno chi fosse questʼuomo. Glielʼaveva regalato
la terribile Città splendente, in una sera dʼebbrezza e di musica. Le
sue braccia lo avevano serrato con impeto, senza domandargli: «Chi sei?»
Chi era? Nulla, quasi nulla; una cosa davvero indefinibile, davvero
semplice: lʼamore.
Parigi le aveva data la sua vera bellezza, Parigi le aveva insegnato
a danzare, le aveva prodigate ricchezze, lʼaveva immersa come un
limpido calice nella sua grande fontana di piacere; Parigi le aveva
naturalmente regalata lʼapoteosi, ed ora naturalmente le infliggeva
lʼamore.
Le città stupende non regalano mai nulla per nulla; neanche agli
imperatori.
Questʼuomo aveva traversato il mondo, portava nel suo cuore di errante
la polvere di tutte le strade. Per la terra piena di miracoli aveva
trascinato alla ventura la sua nomade anima pesante.
Chi fosse questʼuomo, nessuno in verità sapeva. Egli medesimo forse
non se ne rammentava più. Aveva perduta la sua patria e perdute quelle
indefinibili apparenze che rendono gli uomini somiglianti alla terra
ove son nati. La marea di tutti i mari gli aveva pietrificata unʼonda
nel cuore; il sole aveva brillato neʼ suoi occhi fermi con il colore di
tutti gli arcobaleni.
Era stanco; aveva unʼoscura coscienza dʼessere giunto al termine del
suo cammino. In lui si vedeva il tramonto dellʼanima, come nella conca
dʼuna fontana si vede sorgere lʼoscurità.
Era venuto a lei traverso una vita forse tragica, forse ambigua, forse
irritata; questʼuomo portava in sè qualche secreto, che nemmeno lʼamore
avrebbe saputo vincere.
Su lui correvano molte confuse dicerie; poichè, dovunque passi, lʼuomo
non può venir meno allʼobbligo di sopportare una definizione. Anche
intorno allo straniero, vʼè un prossimo vigilante che ha bisogno
di conoscere la sua storia. Se un uomo non ha storia, o non vuol
dirla, questo prossimo lʼinventa. Si raccontava di lui che fosse un
avventuriero ed un esiliato; che una donna tragica lo avesse anni
addietro coinvolto in un processo clamoroso. La grande folla parigina,
che pure non dimentica nessuno, si ricordava di averlo veduto altre
volte apparire, sparire, nei burrascosi dedali della sua vita.
Ma era fra quegli uomini che hanno per contorno lʼombra.
Era passato di là, per quelle strade, con una donna straordinariamente
bella, più incognita e più misteriosa di lui; forse una sorella od una
complice, forse una vittima, una padrona od unʼamante. Si era detto
pure che egli fosse una spia politica, un agente secreto di comitati
rivoluzionari; si era detto persino che fosse un ufficiale di palazzo
perseguitato da imperiali gelosie. Di voce in voce, gli avevano fatto
esercitare tutte quelle professioni che non è lecito inscrivere sul
proprio biglietto da visita.
Egli forse nulla era di tutto ciò. Solamente veniva da lontano. Questa
lontananza era in lui, contenuta neʼ suoi movimenti, espressa nel
colore deʼ suoi occhi, ferma nelle risonanze della sua voce.
Veniva da tutto ciò che nel mondo si chiama: «lontano».
Era un disperso dalla grande moltitudine che si affolla intorno alle
società costituite, un esule dai sentimenti che sono la storia di
tutti, uno stanco e taciturno avventuriero, che portava in sè, come
sola memoria, la polvere del grande cammino.
Forse aveva una casa in qualche terra lontana, ed una sua donna
paziente, che ogni sera lʼaspettava in qualche lontana città.
Forse, nelle sere profonde, piangeva egli pure di rimorso e di
malinconia, pensando alla distanza invarcabile che lo separava dalla
sua vita.
Era un uomo bellissimo, arido, rapido, forte. Nella sua faccia vigile
si vedeva che una volta cʼera stata la serenità. Ora il sorriso non
trovava più le sue pieghe fra i lineamenti restii, e, nascendo, pareva
li forzasse ad una insolita fatica. La sua vita era modesta, quasi
povera, con improvvise liberalità. Non giudicava mai di nulla, non
diceva mai: «Questo è bene, questo è male»;—invece parlava dʼogni cosa
come uno spettatore freddo e stanco. Si capiva che in lui cʼera una
specie di collera contenuta, una specie di opaco dolore, dʼimmobile
ribellione, che non lo tormentava neanche più.
La sola cosa che paresse ridargli unʼanima, era veramente Bluette.
Forse le aveva detto la verità, quella prima sera, dicendole: «... vous
êtes ma dernière coupe de Champagne, mon dernier bouquet de roses...
quelle folie!...»
Che follìa veramente, questa bella creatura giovine, profumata,
inebbriante, nel suo cuore terribile di uomo che non aveva più
strada... Che follìa veramente, per lui e per lei, questo amore che
li stringeva in una specie di funesta gioia, di torbida e paurosa
felicità, come se andassero insieme verso il gorgo e la vertigine di un
pericolo distante...
Qualchevolta, nellʼudirlo parlare, con la sua voce sonora e profonda,
egli dava quasi lʼimpressione di un uomo che avesse legata in un sacco
la propria anima e andasse in cerca di offrirla per due quattrini al
primo rigattiere della contrada. Era forse un tale che aveva ben
valutato il senso della parola:—vivere.
Perciò era un uomo perduto.
Quando per gli altri, da ogni fossa e da ogni letamaio nascevano
aurore, per lui, su la terra infinita, su le infinite illusioni degli
uomini, era tramontata per sempre, per sempre, la poesia.
Parlava di solito con una quieta e fredda ilarità; guardava gli uomini
senzʼamarli, senza odiarli; ascoltava con indulgenza le loro enormi
tragedie futili, perdonava senza bontà i loro miserabili peccati.
Forse non aveva più voglia nemmeno dʼavere ingegno, e considerava come
un dannoso gioco di pazienza lʼenorme fatica mentale che gli uomini
spendono per dare un senso importante a questa vita che non ne ha.
Chissà dove, chissà quando, aveva ricevuto in pieno cuore dagli uomini,
o dalla fortuita bufera degli avvenimenti, un urto brutale come una
stilettata; e poi sʼera messo a camminare, a camminare per la terra
grande, nascosto in una equivoca ombra, in un ambiguo mistero che
incuriosiva la gente.
Vide, nellʼaria densa dei crepuscoli, quando le città stupende
sʼinnalzano come isole dellʼinfinito, le vaporiere avvolte di nuvole
cacciarsi urlando sotto le tettoie fuligginose delle stazioni;
vide, nei limpidi mattini, quando la terra che sta per avvicinarsi
al navigante non è che una striscia di fumo nel tremolìo del sole,
dʼimprovviso il porto risplendere sotto la montagna trasparente, la
terra venire incontro alla prua come unʼapoteosi dellʼinfinito.
E vide nascere i fiumi, i tumultuosi fiumi barbari, che rimbalzano
giù dal granito inaccessibile, gonfi del lontano estuario; e vide
le gigantesche alpi correre sui continenti come ondate di macigno,
poi, lentamente, a poco a poco, estenuando la loro forza ciclopica,
digradare in vaste zone montuose, abitate dagli alberi, abitate dagli
uomini, e pigre adagiarsi quasi dormendo su la terra incollinata, ove
crescono messi fiammeggianti e lʼuna dietro lʼaltra sʼinseguono, sul
pendìo dellʼalpe caduta, le città vittoriose...
Veniva da tutto ciò che nel mondo ha nome: «lontano».
Come il navigatore dʼoceani, portava nellʼanima piena di spazio lʼamore
della stella più lontana.
Era un uomo dappertutto in esilio, un nomade che non aveva più strada.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Sua Eccellenza entrò nel proprio gabinetto con un passo da Primo
Console vittorioso, e tre o quattro volte di séguito premette lʼindice
sul bottone del campanello da scrivania. La squillante furia del
piccolo batacchio non si era puranco dispersa fra le quattro pareti,
che già la barbuta e panciuta sagoma di un decorato segretario
sʼincastrava con obesità nellʼinquadratura dellʼuscio.
—Voyons, monsieur Pétimel!... Vous pourriez bien être là lorsque je
rentre!
—Les coups de sonnette marchent toujours plus vite que des pieds
dʼhomme, Monsieur le Ministre!
—Et vous êtes toujours un implacable sophiste, monsieur Pétimel!
Faites–moi grâce de votre verbiage et donnez un coup de téléphone à
cet idiot de Chef de la Sûreté, pour lui demander sʼil veut avoir
lʼobligeance de venir chez moi im–mé–dia–te–ment! Mʼentendez–vous,
monsieur Pétimel? dites–lui quʼil vienne à fond de train!
—Le chef de la Sûreté Parisienne attend depuis bientôt une demi–heure.
Il était sur le point de sʼen aller, lorsque jʼai reconnu à travers la
place la corne ministérielle de votre limousine...
—En effet, monsieur Pétimel, je suis venu a pied et pas du tout par
la place! Mais cessez donc de me corner aux oreilles avec votre voix
horripilante, et faites passer, je vous en prie, cet aimable monsieur
Ardouin.
—Dans ce cas il faut conclure quʼil y a des trompes dʼauto qui se
ressemblent comme des sosies... Et, quant à monsieur Ardouin, jʼai très
bien fait de le retenir.
—Vous avez très bien fait, monsieur Pétimel... que le diable vous
emporte!
Questo era il commiato che per lo più riceveva il metaforico segretario
Pétimel, decorato con la Legion dʼOnore.
Poco dopo entrò il Capo di Polizia, chʼera un uomo dallʼaspetto
segaligno e nevrastenico, il quale si faceva continuamente passeggiare
fra le labbra un residuo di stuzzicadenti e nel sorridere arricciava
le grinze del viso con una smorfia particolare, come se patisse di
prurito agli zigomi.
—Bonjour, monsieur Ardouin. Très aimable dʼêtre venu,—disse il Ministro
con un tono affabile.—Asseyez–vous, je vous prie.
—Malheureusement, Monsieur le Ministre, je nʼai rien dʼimportant à vous
signaler.
—Ah, ah... pas encore?
—Pas encore.
Naturalmente, come Capo di Polizia, lʼirritabile monsieur Ardouin non
si occupava neanche per sogno dellʼordine, del buon costume nè della
pubblica sicurezza parigina. Ladri, malfattori, satiri, biscazzieri,
spalleggiatori di prostitute, eran quelli appunto che fornivano la
ragion dʼessere alla sua funzione di Capo della Polizia; quindi egli si
guardava bene dal muover un dito per impedire a queste brave persone di
dedicarsi con tutto comodo ai loro innocenti e svariati commerci.
Per il Capo della Polizia—come in genere per ogni altro Funzionario
dello Stato—il cittadino che ha minore importanza, quello che non
serve a niente, e del quale non si parla nemmeno, è precisamente il
galantuomo. Sembra quasi unʼingiustizia; ma quando si pensa che i
galantuomini saranno sì e no in proporzione dellʼuno per mille, si
capisce come non sia possibile sacrificare la comunità a beneficio
dʼuna tanto esigua minoranza.
Ordunque il Capo di Polizia ha ben altro da fare che mettersi alle
calcagna dei malfattori o dipanare con troppa celerità i romanzeschi
enigmi dei delitti passionali, che frattanto servono mirabilmente
a riempire le timorate colonne dei giornali quotidiani. Di queste
bazzecole, se mai, si occupa nei ritagli di tempo.
Ma quello che deve anzitutto fare un buon Capo della Polizia
è ubbidire ciecamente agli ordini politici che riceve dal suo
Ministero; poi assumere informazioni secrete per conto dei grandi
istituti bancari, essere in ottimi rapporti coi caporioni delle leghe
proletarie, secondare la giustizia nel modo e nella misura che alla
giustizia conviene, impedire o provocare un dato scandalo, una data
manifestazione della volontà popolare, far coincidere le risultanze
dʼuna inchiesta con lʼesito già prima stabilito, fare in modo che la
legge venga rispettata da chi deve rispettarla o presa in giro da
chi ha licenza di prenderla in giro, ed in ultimo luogo provvedere
affinchè i ladri, gli assassini e gli offensori della morale pubblica
non eccedan quel numero medio che le tabelle statistiche accordano al
consumo di una grande città.
Poichè a tutti è noto che lʼuso del calcolo statistico va ora
diventando la pietra filosofale della scienza moderna.
Non è dunque un mestiere facile quello del Capo di Polizia. Si noti per
di più che anche lʼamore dei Ministri, Granduchi, Principi del sangue,
Parlamentari ed Ospiti ragguardevoli, è per lo più affidato alla
solerte vigilanza del Capo di Polizia.
Non farà dunque maraviglia a nessuno se, fra tanti grattacapi
accessori, pochissimo tempo gli rimanga per occuparsi del suo mestiere.
Questo era precisamente il caso dellʼirascibile Monsieur Ardouin, che
Sua Eccellenza aveva precipitosamente fatto chiamare nel suo gabinetto,
la famosa mattina che Bluette gli aveva presentate le proprie
dimissioni dal Ministero.
—Voulez–vous me rendre service, monsieur Ardouin?—gli aveva detto il
Ministro con insolita cortesia.
—A vos ordres, Monsieur le Ministre!
—Il sʼagit dʼune affaire privée, mais qui peut indirectement avoir
rapport aux intérêts de la République.
Quando un Ministro gli parlava «de la République», Monsieur Ardouin
sapeva senzʼaltro cosa pensare. Rispose, con la sua voce piena di
rispettoso malumore:
—Je ferai tout ce qui peut vous être agréable, Monsieur le Ministre.
—Eh bien, mon ami, cʼest très simple. Un certain monsieur, aux allures
très suspectes, respire en ce moment lʼair de Paris. Vous trouverez un
moyen pour quʼil décampe.
—Je le coffre!—disse con eloquenza catilinaria il Capo di Polizia.
—Doucement,—corresse con sussiego diplomatico il glorioso Ministro
dʼAgricoltura e Commercio.—Doucement, mon cher Monsieur Ardouin! La
mesure ne doit être prise que selon la Justice, car tout abus est
toujours préjudiciable.
—Cela va de soi, Monsieur le Ministre. Veuillez me dire le nom de ce
personnage.
—Voilà ce que jʼignore, pour le moment.
—Dans ce cas cʼest moi qui vous le dirai. Il sʼappelle, ou se fait
appeler, Hilaire Castillo, et il vient de plaire pendant trois jours et
trois nuits à la bellissime danseuse, M.ᵐᵉ Mimi Bluette.
Era un modo garbato ma energico per far notare al Ministro la sua
condizione di Eccellenza cornuta. In verità, come Capo della Polizia,
non faceva nientʼaltro che il suo preciso dovere.
—Castillo, vous dites?... Oui, oui, cʼest ça, Castillo... cʼest bien
ça!—ripeteva il Ministro, non sapendo bene che atteggiamento prendere.
Poi concluse, da uomo di spirito:—Enfin... je ne serai ni le premier ni
le dernier, nʼest–ce–pas, Monsieur Ardouin?
—Cʼest la règle, Monsieur le Ministre.
—Bon; je vous confie cette affaire, mais je tiens à ce que cela soit
fait dʼune façon légale, et en douceur, pour éviter quʼon lʼébruite.
—Comptez sur moi, Monsieur le Ministre.
Ma nonostante la congiura dʼun Ministro e dʼun Capo di Polizia, il
nominato Castillo seguitava a mantenere i suoi penati nella grande
libera Parigi. Anzi era la terza volta ormai che il lunatico M.
Ardouin, presentandosi nel gabinetto di Sua Eccellenza, gli dichiarava
con una specie di maligna soddisfazione che gli estremi richiesti
mancavano per sfrattare legalmente lʼ «undesirable» Castillo.
—Que voulez–vous, Monsieur le Ministre? Nous avons dans les archives
un dossier des plus romanesques autour de ce personnage, mais je me
trouverais fort embarassé de vous dire qui il est et ce quʼil fait au
juste.
—Est–ce possible?
—Comme je vous le dis, Monsieur le Ministre. Il est signalé à toutes
les Polices de la terre, mais rien de positif nʼexiste contre lui, et
Scotland Yard nʼen sait pas plus long sur son compte que la Polizei
de Berlin ou que la Questura de Rome. On le surveille depuis des
années, mais, vous savez bien, Monsieur le Ministre: nul nʼest aussi
irréprochable quʼun homme surveillé.
—Voyons, Monsieur Ardouin, vous plaisantez, jʼespère!
—Je ne me le permettrais pas, Monsieur le Ministre.
—Parbleu! vous êtes bien censé savoir qui il est, dʼoù il vient, quel
est son métier et dʼoù il tire ses ressources.
—Dussé–je y perdre ma place, je ne pourrais répondre à aucune de ces
questions. Voilà une dizaine dʼannées quʼil se promène à travers la
terre, en faisant à peu près partout ce quʼil fait à Paris.
—Cʼest–à–dire?
—Cʼest–à–dire, rien du tout. Il flaire... on dirait quʼil flaire
lʼambiance. Mais ses actes, ses fréquentations, sa correspondance,
tout cela nʼa rien de compromettant. Je lʼai fait filer pendant des
semaines; pour le moment je puis vous dire quʼil ne sʼoccupe que de
Madame Bluette.
—Ah?...
—Il a touché un chèque de 3.725 francs au Crédit Lyonnais, il y a
quatre jours. Cet argent lui venait de Varsovie, de la part dʼun
certain Monsieur Louwoievich. Ce Louwoievich est un marchand de
meubles; donc vous voyez que ce nʼest pas une piste importante.
—Et cʼest tout ce que vous avez à mʼapprendre sur son compte?
—Cʼest tout, hélas!... bien malgré moi. Je vous ai déjà dit que, il y
a cinq ans, on lʼa cru lʼâme damnée du procès de la baronne dʼElsoën;
mais il fut dʼailleurs promptement acquitté, et, depuis, cet homme a
fait des voyages sur mer.
—Très bien!—disse il Ministro con una voce tetra.
—Jʼai même essayé dʼavoir les confidences de Madame Bluette. Jʼai
envoyé auprès dʼelle une dentellière qui est très habile dans cette
sorte de sondages; mais je vous affirme que Madame Bluette nʼen sait
pas un mot de plus que nous.
—Très bien!—disse il ministro con una voce ancor più tetra.
—Et, à la fin des fins,—concluse il Capo di Polizia,—je vous repète ce
qui fut mon premier avis: Si vous voulez, je le coffre, et je lʼexpulse
pour raison dʼEtat.
Cʼera una sottilissima ironia, quasi un opaco sarcasmo, nella voce
burocratica dello scrupoloso Monsieur Ardouin.
—Non!—rispose fieramente il Ministro dʼAgricoltura e Commercio.—Que
Monsieur Castillo aille se faire pendre où il voudra! Et Bluette aussi!
Pour mon compte je nʼaime que le droit chemin. La légalité avant tout!
—Fort bien, Monsieur le Ministre. Toutefois, quand cela vous fera
plaisir, je le coffrerai.
—Eh bien, Monsieur Ardouin, voulez–vous mʼen croire? Il se passe en
moi un phénomène psychologique. Depuis que nous nous occupons de ce
Monsieur Castillo, il mʼest devenu sympathique, et jʼaurais presque
envie de le nommer chef de quelque chose au Ministère.
—Ne le nommez toujours pas chef de la Police, car jʼy perdrai ma place,
et cela me mettrait dʼassez mauvaise humeur, «Excellence!...»—disse,
con uno strale realista, il Capo della Polizia repubblicana.
In quel momento la Francia democratica pagava con scrupolosa regolarità
le sue tasse governative.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
—Si vous faites semblant de ne pas me reconnaître, Bliouette, that is
not right!
Bluette, la quale accellerava il passo credendo di aver a che fare con
un inseguitore da marciapiede, si fermò contro una vetrina e rimase
qualche attimo a guardarlo bene in faccia.
—Tiens! cʼest toi?
—Yes, cʼest moi.
Dʼun tratto le vennero quasi le lagrime agli occhi.
—Oh, mon brave Jack!...
—My dear Bliouette!...
E rimasero qualche istante con la mano stretta nella mano, senza
parlare. Poi ella ritrovò la voce per domandargli:
—Quʼest–ce que tu fais ici, Jack?
—Je danse à Marigny, avec deux camarades Américaines.
—Tiens! Je ne le savais pas.
—Yes. On mʼa dit que vous avez quitté le théâtre et que vous êtes
devenue un peu foolish, paraît–il....
—Oui, je suis un peu folle sans doute... Mais ça me fait plaisir de
lʼêtre. Viens, marchons.
Gli prese il braccio, come tanti anni prima, e andarono.
Sul marciapiede serale di Parigi lʼimmensa moltitudine ondeggiava con
un frastuono ilare; la nuvola dʼelettricità sospesa nellʼaria traeva
dalle facce dei passanti una specie di bianco fulgore, simile quasi al
balenìo fosforescente che mandano le vetrine di perle false.
—Mon brave Jack, tu ne pourras jamais te figurer combien ça me fait
plaisir de te revoir!
—Et moi donc! I have never forgotten My Blu.
—My Blu, à présent, elle est morte,—disse Bluette con una leggera
sorridente malinconia.
—Alors cʼest vrai que vous ne dansez plus?
—Oui, cʼest vrai, Jack. Cela me fait de la peine tout de même.
—Oui? ça vous fait de la peine?... Très bien! Jʼespère, Bliouette, que
ce ne sera pas pour longtemps.
—Dieu sait!... A présent il me semble que ce sera pour toujours.
—Quelle bêtise!—interruppe lʼAmericano, scrollando le sue larghe
spalle.—Ce nʼest jamais pour toujours!
Dietro una siepe di folla dovettero fermarsi. Una quadruplice fila
dʼautomobili sbarrava il quadrivio. Sciami di giornalai correvano
frammezzo ai motori gridando le notizie dei giornali appena usciti.
Nella profonda raggiera delle contrade opposte si vedevano a perdita
dʼocchio splendere, come lunghissimi canali di fiamme, le vetrine
scintillanti.
Bluette gli teneva il braccio e camminava silenziosa, raccolta in
sè medesima, come se il rumore della strada fosse la musica dʼuno
dei balli che avevano danzato insieme. Vicino a quel semplice, a
quellʼonesto Americano, le sembrava di sentirsi ridiventare come una
volta la ballerina di Parigi, Mimi Bluette.
Finalmente riuscirono a traversare la strada. Ella disse:
—Vois–tu Jack? On se retrouve, mais on nʼest plus les mêmes...
—Quʼy a–t–il de changé?
—Tout, mon brave Jack; les yeux et le cœur.
—On mʼa dit que vous avez eu beaucoup de chance depuis que nous nous
sommes quittés.
—Oui, beaucoup de chance. Je suis devenue très riche. Et toi?
—Moi je gagne passablement. Jʼai acheté aux Etats Unis une petite
propriété pour ma vieille mère.
—Tu es un brave garçon, Jack! un très brave garçon.
—Oh... mais cʼest très simple! Les danseurs Américains sont parfois des
gens bien élevés.
—Ce nʼest pas tellement simple; jʼen ai connu qui étaient des
fripouilles.
—All right; moi aussi.
—Et bien, vois–tu, Jack? Quand je suis avec toi, il me semble être avec
un frère. Ça me fait du bien au cœur.
—A moi aussi.
—Alors, la prochaine fois, je te raconterai beaucoup de choses, que je
ne raconte à personne.
—Comme vous voudrez, My Blu.
—Oui; car, si je te les disais toute de suite, jʼaurais lʼair de ne
mʼoccuper que de moi même; ce qui nʼest pas très correct. Je ne te
demanderai quʼune chose: Est–ce que tu me trouves toujours jolie?
—Yes, très jolie.
—Comme autrefois?
—Pas moins. Seulement on ne dirait plus de vous au premier abord: Voilà
une danseuse!—Et cʼest bien triste.
—Diable!... Mais comment se fait–il que tu parles le français moins
sauvagement quʼautrefois?
—Vous vous mouquez toujours de moi, Bliouette!
—Mais pas du tout! Je constate.
—Bien, oui. Cʼest une Miss du Canada qui me lʼa appris.
—Fichtre! Une Miss danseuse?
—Bien entendu.
—Très chic! Alors tu étais amoureux?
—Moi amoureux?
—Oui; cela peut arriver à tout le monde.
—Cela mʼest arrivé aussi, une fois... Mais vous savez bien quʼon a
trouvé cela ridicule. Si vous nʼaviez pas trouvé cela ridicule, vous et
moi nous aurions aujourdʼhui notre «home» aux Etats Unis, près de ma
vieille mère. Et nous danserions quand même, puisque cʼest notre nature
de danser.
—Tu crois, Jack?... tu crois vraiment que cʼest notre nature de danser?
la mienne aussi?
—Absolument, Bliouette. Votre corps de danseuse nʼest fait que pour
suivre une musique, et tout ce que vous essayerez dʼautre ne pourra
jamais vous réussir.
—Toi, mon brave Jack, je te lʼai toujours dit: Tu as beaucoup de cœur,
mas tu nʼes pas intelligent. Aussi, quand tu fais un discours, tu dis
toujours des sottises.
—Quite right. Voilà My Blu!
—Oui, des sottises. Et tu ne dois tʼexprimer que par monosyllabes.
Alors tu es parfait.
Jack si mise a ridere; i suoi bellissimi denti scintillarono.
—Jack...
—My Blu?
—Je me sens très à mon aise à côté de toi.
—Cʼest parce que jʼétais votre danseur; je vous ai donné «mon temps».
Et, ce temps, est une espèce de complicité mécanique fort difficile à
oublier.
—Cʼest peut–être bien à cause de cela, Jack. Tu dis parfois des choses
profondes. Cela vient tout seul quand on nʼest pas intelligent. Enfin,
dis–mois: est–ce que tu as de nouvelles danses?
—Oui, jʼen ai.
—Jʼaimerais bien que tu me les apprennes.
—Si vous voulez.
—Viens chez moi demain, à quatre heures. Nous causerons. A présent je
te quitte.
—Vous me quittez? Oh!... vous me quittez déjà?
—Mais, sans doute. Nous nʼallons pas tout de même faire la traversée de
Paris, par le train où nos allons depuis une bonne demi–heure!...
—Je vois.
—Quʼest–ce que tu vois? Quʼest–ce que tu vois, Jack, avec tes yeux de
poisson frit?
—Je vois, Bliouette, quʼon mʼa dit la verité lorsquʼon mʼa dit: «Elle
est amoureuse comme une vraie folle... Quant à nous autres, nous sommes
tout morts et enterrès dans son cœur!»
—Il y a de lʼexagération dans lʼaffaire de lʼenterrement... Mais, ce
qui est bien vrai, cʼest que je lʼaime.
—Vous lʼaimez?... oui? dʼamour?—egli domandò, fissandole in viso gli
occhi divenuti grandi.
—Plus que dʼamour, Jack... de folie je lʼaime! Je suis devenue pour lui
ce que la femme nʼest quʼune fois dans la vie: sa chose... Tu es mon
frère, Jack; il faut bien que je te dise la vérité.
Egli abbassò la faccia e non rispose parola. Sembrò che il suo profilo
rettilineo si scolpisse in un dolore immobile, in una specie di
rassegnata malinconia.
La strada camminava scintillando incontro alle nuvole del cielo
abbassato. Sopra il dedalo del suo movimento, lʼanima elettrica della
folla scoccava e bruciava come un corto circuito.
Ella di nuovo si serrò al suo braccio, che aveva lasciato, e ripetè con
dolcezza:
—Oui, tu es mon frère, Jack... tu ne dois pas mʼen vouloir si je
lʼaime...
—Il faut être heureux, Bliouette. Cela est lʼimportant!... Le reste
nʼest quʼune farce.
—Oui, tu as raison: le reste nʼest quʼune farce. Mais moi, je ne suis
même pas heureuse... Et, vois–tu, je te le dis à toi, Jack, parce que
tu es mon frère...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
La bionda Caterina, da qualche tempo, soffriva la nostalgia di rifare
un assalto con quellʼottima lama chʼera il suo Maestro di scherma.
Insieme bruciava dal desiderio di tornare per qualche mese in Italia a
fare la Parigina.
I suoi teneri legami con Maurice, maggiordomo impeccabile, si erano
gradatamente allentati, per la sola ragione che il solerte maestro di
casa, già molto grigio quando aveva cominciato a prepararle quelle
famose tazze di camomilla, ormai si era fatto quasi del tutto bianco.
Ella, che invece rimaneva rosso–bionda con pertinacia, grazie ai
miracoli dellʼAccademia di Bellezza, non poteva indulgere a quella
nevicata, e la capigliatura da saraceno del suo gagliardo Maestro di
scherma le rifolgorava più che mai nel riscaldato pensiero. Lʼidea
di tornarsene fra le sue conoscenze lombarde, impariginita come una
canzonetta napoletana messa in voga dai violini di Montmartre, lʼidea
di sbalordire tutta la clientela di sua sorella, integerrima Levatrice
Diplomata, coi doviziosi abiti, coi mantelli e con le pellicce che
le aveva regalati Bluette, la tentazione dʼinframmettere, parlando
con queʼ provinciali, qualche spízzico di francese fra i dialetti che
si parlano con lente cantilene per la dolcissima valle del Po, tutto
questo insieme, le diede così grande impazienza di rivarcare le Alpi,
che Parigi ormai la disamorava di sè quanto il maggiordomo incanutito.
Inoltre, da buona madre, non voleva più assistere alle follìe di
Bluette. Pazza da mettere in un manicomio, secondo lei!... E, per di
più, con un caratteraccio tale, che ormai non era possibile farle
neanche la più piccola osservazione.
Da quando sʼera impastoiata con quel maledetto Castillo, geloso come un
turco e più furfante senza dubbio che lʼamabile signore dʼOlonzac, non
cʼera verso di farle intender ragione.
Bene: facesse pure di sua testa, la scioccherella sentimentale! Ma,
quanto a lei, per non assistere a queʼ malanni, chiudeva i suoi bauli e
se nʼandava. Lasciare un Ministro per innamorarsi di quellʼindividuo,
che non le aveva mandato finora neanche un mazzolino di garofani, era
unʼidea così balorda, che, per metterla in pratica, bisognava proprio
chiamarsi Mimi Bluette! Ma lo mandasse un poʼ al diavolo, benedetta
figliola! lui e le sue pretese da gran Turco! Lʼamore?... Macchè amore!
«Quello lì—vuoi che te lo dica io?—quello lì ti riduce sul lastrico e
poi riparte per il giro del mondo lasciandoti con un palmo di naso!»
A tali discorsi Bluette la fissava, bianca di furore. Voleva
dirle unʼinsolenza, grande, grande, come quelle che si usano sui
palcoscenici... Poi non osava, perchè era la sua mamma.
—Senti,—le rispondeva;—io ti prego dʼuna sola cosa: non ti occupare
dei fatti miei. Comanda, spadroneggia, mettimi sossopra tutta la casa,
ordina e disordina come ti piace: solo, non occuparti deʼ fatti miei.
—Ma non capisci che ti rovini, figliuola?
—Se mi rovino, tanto peggio per me. Vuol dire che il mio piacere
consiste nel rovinarmi. Tu non cʼentri.
—Benissimo. Ed allora me ne vado.
—Ti ho pregata io forse di rimanere? Non credo. Anzi ti ho detto: Fa un
bel viaggio in Italia, mammina! Io ti mando laggiù tutto il denaro che
ti occorre, tutti i mobili che ti piacciono... Se vuoi portare con te
anche Maurice, te lo regalo... Dunque perchè non te ne vai?
—Ti giuro, Mimi, che se tu avessi ancora il tuo Ministro, cioè se
tutto fosse in ordine comʼera prima, non aspetterei neanche domani per
andarmene. Sii buona, Mimi, fagli una telefonata... Vedrai che torna
súbito.
—Non ci pensare! Ministri ve ne sono tanti; quando volessi partecipare
al governo della Francia non avrei che riaffacciarmi alla vita politica.
—Ecco lʼingenua! lei crede...
—Non credo niente! Ma ti prego, ti supplico, di lasciarmi stare. Se no,
sai cosa faccio? Vado a vivere addirittura con il mio amante, nella sua
casa, e qui non mi lascio più vedere.
—Oh... per quello che ci stai! Vieni a cambiarti e scappi. È una bella
maniera di stare a casa tua!
—Forse. Ma è la maniera che mi piace. Così rimani tu la padrona. E te
ne lamenti?
—Capirai che mi annoio, ragazza mia! Non cʼè niente a fare, dal mattino
alla sera, in questa benedetta Parigi! Ecco la ragione per la quale
voialtre vʼinnamorate come stupide.
Bluette sorrise di quella straordinaria opinione.
—E di cosa vʼinnamorate poi?—si chiedeva la bionda Caterina.—Del più
rifiutabile fra tutti quelli che vi sono capitati fra i piedi! E cosa
ci trovate mai di così fatale?... Dio lo sa!
Fece una pausa, e inumidendo sul labbro inferiore i due polpastrelli
deʼ medii, si lisciò accuratamente i lunghi archi dei sopraccigli. Poi
trasse fuori dal classico seno un sospiro grande come lʼesperienza di
tutta una vita, e concluse:
—Ah, figliuola!... è un vero peccato che tu non possa prestarmi per
quindici giorni la tua età... Ti farei veder io come la si adopera e
cosa vuol dire chiamarsi Mimi Bluette!
—Perchè sei stata forse tu, non è vero, a farmi diventare quel che sono?
—È stata la fortuna, piccola mia, nientʼaltro che la fortuna. E
tu la sciupi. Tu, il giorno che sei arrivata a Parigi, potevi con
indifferenza finire nelle case di Montmartre o diventare Mimi Bluette.
Sei stata Mimi Bluette: ma non credere di averlo fatto apposta. È la
fortuna, mia piccola, nientʼaltro che la fortuna!
—E allora?—domandò Bluette, senzʼalcuna protesta.
—E allora, siccome non ti è costato nessuna fatica ottenere i suoi
favori, spendine almeno un poco per impedirle chʼessa ti abbandoni.
—Sai cosa faccio per intanto?
—Non so cosa, ma certamente una sciocchezza.
—Ora esco, vado da Cock, ti compero un biglietto, fisso il tuo posto
nello «sleeping» e fra un paio di giorni tu, mammina, te ne vai. Siamo
dʼaccordo?
Gli occhi lontani del Maestro di scherma vinsero lʼamor materno e le
fecero rispondere di sì. Ma poi le venne un soprappensiero e soggiunse:
—Vedi, Bluette? Se tu fossi una ragazza ragionevole prenderesti due
biglietti, due posti nello «sleeping», e fra un paio di giorni verresti
con me in Italia. Non sai quanto bene ti farebbe allo spirito una
boccata dʼaria del tuo paese.
—Il mio paese? Ma è questo il mio paese! Non mi ricordo nemmeno di
averne avuto un altro.
—Che orrore! Tu credi ormai di somigliare a questa gente, ma in fondo
hai lʼanima della Parigina come ce lʼho io. Ed ecco perchè ho paura
quando mi dici: «Sono innamorata.» Me lo dicesse una di loro... peuh!
nulla di grave! Quelle sono più intelligenti, più ragionevoli, ed è
sempre unʼaltra cosa.
—Unʼaltra cosa? cioè?
—Niente... Sarà un amore, ma un altro amore. Più forte, se vuoi, più
importante, se vuoi, ma è sempre un amore di Parigi, ossia qualcosa
dove cʼè dentro un poʼ di tutto, come nella «bouillabaisse».
Bluette si mise a ridere; ma la bionda Caterina seguitava:
—Io ti dico la verità, Bluette: ora che hai fatta fortuna, ora che hai
spremuto come un limone questa città pericolosa, e le hai preso tutto
il piacere che poteva darti, ora che si ricordano ancora di te come
dʼun raggio di sole, io, neʼ tuoi panni, farei una cosa molto semplice,
molto furba: scomparirei.
—Davvero?
—Sì, davvero. È una città che un bel giorno si vendica. Tu hai
avuta fortuna: ringraziala e torniamo a casa nostra. Io sono quasi
unʼignorante, ma ti assicuro che non mʼinganno. Qui lʼaria è
avvelenata; per noi almeno, è avvelenata. La fortuna di Parigi è come
il denaro vinto alla roulette; non si riesce mai a portarlo fuori dalla
porta.
—Ma che stramberie vai dicendo, mammina?
—Stramberie?... Fa come vuoi. Solo ricórdati che tua madre te lo ha
detto. Per me sono felicissima di tornarmene a casa, e ti prego, se
vuoi prenotarmi uno «sleeping», di sceglierlo in modo che si trovi a
pianterreno, perchè mi ricordo che nel venire in su mi avevano cacciata
contro il soffitto, e non ho mai potuto chiudere occhio dal Sempione
fino qui...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
—Oui, Jack, il mʼaime et il nʼa jamais voulu mettre les pieds chez moi;
il mʼaime et je ne connais pas son vrai nom; il mʼaime et jamais il ne
mʼa dit ce que nous deviendrions dans une semaine!
—Pauvre Bliouette! vous me faites de la peine...
—Tu as tort, Jack. Moi, au contraire, je lui suis reconnaissante. Il
mʼenivre. Il est mon flacon dʼéther, ma morphine. Si demain il me
proposait par exemple de me tuer avec lui, dans sa petite chambre... eh
bien, je le ferais, Jack! je le ferais, presque souriante, sans que mon
cœur tremble...
—All right, Bliouette! Cela sʼappelle de lʼabrutissement.
—Appelle–le comme tu voudras, Jack. Cʼest de lʼamour tout de même.
Cʼest quelque chose que je ne connaissais pas avant lui.
—On mʼa dit que vous lʼavez rencontré au Bar de la Grande Rouquine.
—Oui, au Bar de la Grande Rouquine, un soir de neige.
—Ahô!... un soir de neige... It must have been very splendid!
—Pourquoi dis–tu; ahô?... Dʼabord ça nʼexiste pas dans la grammaire;
puis cʼest tellement yankee que ça mʼhorripile! Est–ce que ça te gêne
que çʼait été un soir de neige?
—Ça me gêne que ma danseuse dʼautrefois perde la tête pour des inconnus
qui traînent chez la Grande Rouquine.
—Mince!... oh, pardon... je voulais dire: flûte!
—Flûte ou pas flûte, ce monsieur nʼétait pas celui quʼil fallait pour
vous, même si vous aviez envie de devenir amoureuse.
—Ecoute, Jack... Dʼabord je te prie de ne pas mettre tes semelles sur
mes velours, parce que tu les fripes; et ne tourmente pas ce coussin
qui ne tʼa rien fait de mal... Je préfère en ce cas que tu fumes ta
pipe. Ensuite...
—Yes? You permit?
—Oui, je «permit». Empeste ma maison tant que tu voudras: je «permit».
Ensuite je te prie de me dire quels sont tes griefs contre «ce
monsieur».
—Moi, dʼabord, je ne le connais pas.
—Et alors?
—Et alors je pense quʼil doit y avoir une raison pour que tout le monde
me dise:—«Cette pauvre Bliouette... quelle triste fin!»
—Qui est–ce qui tʼa dit ça?
—Tous.
—Très bien. Tu peux leur répondre, à ces «tous», que je mʼen moque de
leurs condoléances! Tu viens chez moi, soi–disant pour mʼapprendre de
nouvelles danses, mais je crois que tu viens tout juste pour me faire
pleurer.
—Puisquʼil nʼy a pas le tapeur...
—Il tarde, en effet. Cʼest quʼil habite loin, le pauvre. Rue des
Fermiers... Je ne sais même pas où ça se trouve! Est ce que tu le sais,
toi, où se trouve la rue des Fermiers?
—Ce nʼest pas mon affaire. Je ne suis pas cocher de fiacre. Moi, je
suis danseur.
—Oh... excuse–me! Indeed! Et comment sʼappelle ta nouvelle danse?
—Byrigo–step.
—Où est–ce que cela se danse?
—Nullepart. Cʼest une création.
—Difficile?
—Pour vous pas.
—Pourquoi pas?
—Parce que vous êtes danseuse, bonne danseuse.
—Merci. Alors tu prétends quʼils disent: «Cette pauvre Bliouette!...»
—Oui: quelle triste fin!
—Ils disent: fin?
—Yes: fin.
—Les femmes?
—Les hommes aussi. Tous.
—Et pourquoi donc? Est–ce quʼune femme est finie lorsquʼelle devient
amoureuse?
—Des fois oui.
—Tu le penses toi aussi, Jack?
—Oui, un peu.
—A cause de quoi?
—On nʼest pas forcé de savoir la raison de ses propres idées.
—Eh bien, continue.
—Mais je nʼai plus rien à dire.
—Alors montre–moi le Byrigo, sans musique.
—Si vous voulez.
—Non, attends. Quand tu recauseras avec ces gens, il faudra que tu leur
dises:—«Jʼai vu Bluette; elle est tout à fait heureuse.»
—Pourquoi dire des mensonges? Ce nʼest pas indispensable. On peut se
taire.
—Mais enfin... je tʼavoue, Jack, que mon seul chagrin est de ne plus
danser.
—Et pourquoi ne dansez–vous pas?
—Ça lui ferait de la peine... Il est très jaloux.
—Cʼest ridicule.
—Non, cʼest juste. Il y a des choses que tu ne peux pas comprendre.
Parce que ton cerveau à toi, Jack, on te lʼa fourré dans les pieds. Il
te sert à bien danser, mais non pas à être un psychologue.
—Il faut voir si cʼest la psychologie ou bien la danse qui a le plus de
valeur. Ecoutez, Bliouette; jʼai une question à vous poser.
—Pose–la.
—Vous mʼavez dit quʼil nʼa jamais voulu mettre les pieds chez vous...
Pourquoi?
—Pourquoi?... Mais cʼest très simple! Il mʼa dit quʼil préfère mʼavoir
chez lui, quoique son petit appartement soit beaucoup plus modeste que
le mien.
—Oui; et la raison?
—Mais je viens de te la dire la raison! Est–ce que tu es sourd?
—Vous mʼavez dit que chez lui cʼest plus modeste; vous ne mʼavez pas
expliqué la raison qui lʼempêche de venir ici.
—Dieu, que tu mʼénerves, mon petit!... Mais la raison est très simple!
Cʼest parce que, chez moi, il faut croire quʼil ne se trouverait pas à
son aise. Toi, chez moi, tu te trouves à ton aise... et la preuve cʼest
que tu mʼécrases mes velours, tu mʼempestes lʼair, tu vas me brûler
quelque chose tout à lʼheure... Lui, au contraire, pas. Est ce que tu
comprends?
—Ahô... je ne comprends rien.
—Zut alors! Et cʼest pourtant si simple! Ecoute–moi, Jack. Tâche dʼêtre
aussi intelligent que possible; je vais tʼexpliquer. Lui, dʼabord,
nʼest pas un homme comme tous les autres...
—Non? Quʼest–ce quʼil est? A–t–il quelque chose qui lui manque?
—Ne fais pas de lʼesprit, Jack? Toi, qui es si adorablement stupide,
nʼessaye pas dʼêtre un homme spirituel, pour lʼamour de Dieu!
Dʼailleurs je te préviens quʼil est très beau, dʼune beauté vraiment
noble; cʼest un de ces hommes qui forcent le monde à retourner la tête
lorsquʼils passent.
—On me lʼa dit.
—Tiens! On te lʼa dit? Jʼen suis très satisfaite. Et, avec ça, il nʼest
pas comme tout le monde; il a ses idées. Quand il dit:—Je ne veux
pas telle chose,—il ne la veut pas. Cʼest très simple... Me suis–je
expliquée?
—Peut–être.
—Mais comment peut–être? Attends... Ne siffle pas. Est–ce la musique du
Byrigo, ce que tu siffles?
—Yes: Byrigo–step.
—Très joli. Je devine par là comment tu le danses... Mais, avant tout,
je tiens à te faire comprendre la raison qui lʼempêche de venir ici. Ma
maison, et tout ce quʼil y a dedans, mʼa été donne par des amants... Tu
saisis?
—Ahô... ce sont des admirateurs de vos danses.
—Parfaitement. Mais lui, comme il est très fier, comme il est dʼune
fierté aveugle, ça le gêne, ça lʼénerve... en somme il nʼy vient pas!
—Et cʼest lui qui vous a raconté cette bonne blague?
—Tu mʼembêtes, Jack! Oui, tu mʼembêtes prodigieusement!
—Votre caractère est devenu très mauvais, Bliouette.
—Eh bien, je tʼavoue que ce nʼest pas lui... non, ce nʼest pas lui qui
a trouvé ces prétextes, car, en somme, nous parlons très peu de ces
choses.
—Alors cʼest votre imagination?
—Voilà, mon imagination. Mieux encore: ma certitude. Je me suis dit:
«Comme il ne doit pas être riche, et que moi je suis très riche, comme
il ne doit pas être heureux et que moi je suis très heureuse, comme...»
Oh, mais, après tout, à quoi bon gaspiller tant de mots pour te faire
comprendre une chose si claire?
—Jʼai compris.
—Tu as compris?
—Yes.
—Alors tu es plus intelligent que moi; car moi, je te lʼavoue, jamais
je nʼai pu rien comprendre à toute cette affaire!
—Bravo Bliouette! Vous nʼavez jamais été logique, et cʼest là votre
charme!
—Ne ris pas, Jack. Ce ne sont pas des choses dont on puisse rire. Sache
bien que toute logique nʼest en générale que de lʼartifice. Moi je me
contredis parce que je suis sincère. Il nʼy a rien de plus illogique,
de plus contradictoire, que la sincérité. Lui il mʼaime et moi je
lʼaime; cela est vrai. Tout le reste nʼa pas dʼimportance... Quoi? Tu
siffles toujours?
—Yes: Byrigo–step!
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Byrigo–step.
Una maniera nuova di mettere i piedi sul pavimento e di musicare il
proprio equilibrio facendo un poco di poesia con la suola delle scarpe.
Questa non è soltanto la definizione dʼun ballo; è anche la definizione
di tutti quei tentativi che lʼuomo fa per andare a tempo con la vita.
Il ballo diverte, perchè si crede vi sia qualche importanza nel
concordare un movimento con un suono, come si crede vi sia qualche
verità quando si ottiene che le lettere dellʼalfabeto sembrino andare a
tempo con lʼinconoscibile.
Certamente nel pensiero dellʼuomo vʼè un desiderio di musica, un
desiderio di poesia; e questo bisogno, in fondo, non è che tendenza
verso il limite. Ma nella vita reale cʼè soltanto quella musica, quella
poesia, che tale può essere per le forme inferiori del pensiero.
Lʼuomo di vera intelligenza perde la strada e sorpassa lʼumana poesia.
Quando è giunto a possedere la conoscenza, lʼuomo vede con elementare
chiarezza come lʼinvenzione di un nuovo ballo e quella dʼuna
metafisica nuova rappresentino pressʼa poco la stessa incongruenza.
In questʼultima è il pensiero che cerca nuovi equilibrii, nellʼaltra
è lo scheletro: ma in ogni caso, per dar valore allʼuna ed allʼaltra,
bisogna cominciare con ammetterne lʼimportanza intrinseca, ossia
dimenticare in entrambe la loro fondamentale comicità.
È difficile ritenere che un sistema filosofico, un libro di
giurisprudenza od un poema epico siano cose molto più serie che il
Byrigo–step.
Questo a noi «sembra», perchè siamo impigliati ancora dentro i nostri
sistemi, i quali non son altro che piramidi e labirinti e circoli di
lettere dellʼalfabeto.
Lʼápice dei sensi, che lʼuomo propaga fuori di sè, ha nome fantasia.
Ma per alcuni uomini viene un momento in cui la fantasia stessa, come
un decrepito albero, sʼinaridisce. È stanca dʼinventare la bellezza
delle cose che non ne hanno alcuna, è stanca di ammettere con dogmatica
fede lʼimportanza di tutto quello che non è.
Si spegne.
Il colore vola via, dal mondo, come da unʼacqua morta il colore del
sole che tramonta. Lʼinfinito si rabbuia e si ferma: è il crepuscolo,
muore la fantasia.
Allora, sui nervi saturi, non hanno più vigore gli afrodisiaci
spirituali che servono per propinare allʼuomo le innumerevoli
menzogne della vita; e soltanto la comprensione dòmina su tutte le
facoltà dellʼessere, la comprensione arida e sarcastica, il riso buio
dellʼintelletto che ha sorpassato lʼideale.
Ma riesce assai difficile spiegare, a chi non lo provi, questo senso
di fredda ilarità che allora comunica lo spettacolo del mondo. Riesce
difficile, poichè, per intenderlo, bisogna disubbriacarsi, bisogna
liberare il proprio cervello, i propri sensi, dal fumo di tutte le
droghe artificiali che impediscono allʼuomo di essere formidabilmente
semplice.
Il senso critico distrugge la vita.
Byrigo–step.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Il giorno 31 del mese, alle ore cinque precise, come di consueto
apparve il cronometrico Monsieur Bollot. Soffiava un poco dʼasma senile
quando, su la mensola dellʼanticamera, depose la venusta cartella di
cuoio sbiadito. Quella sua bella faccia da notaro della Reggenza, con i
baffi ed il pizzo da vecchio moschettiere, una capigliatura dʼargento
che si gonfiava sotto lʼantiquata solennità del cappello a mezza tuba,
la sua faccia piena di grinze, ma dove ancora brillavano i colori della
gioventù, sorrise familiarmente alla bionda leggiadria di Linette,
cameriera dalle calze di voilé, che si affaccendava per liberarlo dal
soprabito.
—Bonjour, ma petite! Un vent dʼAvril qui aigrit mes rhumatismes! A la
bonne heure, Linette!... si je nʼétais pas si vieux, jʼaimerais encore
bien vous conter fleurette..
—Mais vous nʼêtes pas si vieux, Monsieur Bollot! Au contraire, vous
avez une mine superbe aujourdʼhui.
—Des compliments! toujours des compliments! Ça fait plaisir quand même.
Enfin!... comment va Madame?
—Madame est en ville. Mais je suis sûre quʼelle rentrera bientôt.
Elle est sortie après le déjeûner, en me disant:—Aujourdʼhui, à 5 h.,
Monsieur Bollot viendra. Si par hasard je tarde, il faudra le prier de
mʼattendre.
—Cʼest ça; nos attendrons. Pour abréger lʼattente nous allons faire un
bout de causette, à nous deux, dans le salon.
—Avec plaisir, Monsieur Bollot. Jʼai même bien envie de vous dire
quelque chose.
—Oui? Dépêchons–nous alors...
Prese la cartella, i guanti, e camminò a piccoli passi, con quella
particolare oscillazione dʼequilibrio che hanno i vecchi ed i bambini.
Un sole dʼoro fiammeggiava sui mobili della sala di Bluette.
—Dʼabord, voici: ce sont vos gages,—disse il vecchio amministratore,
frugando nelle tasche della sua rigonfia cartella.—Vous y trouverez
aussi vos étrennes pour Pâques: cʼest un petit cadeau que je vous fais
personellement, et cela nʼa rien à voir avec les étrennes que vous
recevrez de Madame.
—Je vous remercie infiniment, Monsieur Bollot.
—Il nʼy a pas à me remercier. Cʼest pris sur les économies de
lʼadministration, et, puisque vous êtes si fidèle, cʼest bien juste.
—Vous me faites rougir, Monsieur Bollot!—esclamò lʼincipriata Linette,
nascondendo il denaro nella tasca del suo fino grembiule di pizzo.
—A présent nʼoubliez pas que jʼaime boire un petit verre de Kümmel en
arrivant, un autre en mʼen allant. Versez–le moi, Linette, et causons.
Con le sue dita color dei gelsomini, Linette gli pose accanto il lieve
calice del suo liquore preferito. Mentre girava intorno a quella
sorridente canizie, lei coʼ suoi capelli biondi, lui con il suo pizzo
da bianco moschettiere, apparivano entrambi così gentili, così onesti,
che il vederli faceva ripensare a quelle buone vecchie stampe di cento
anni fa, che illustrano con tanto garbo le indiscrete pagine dei
galanti novellieri francesi.
—Ce que jʼai à vous dire, Monsieur Bollot, est très court. Vous savez
que jʼaime Madame plus que moi–même...
—Oui, je le sais, Linette.
—Eh bien, Monsieur Bollot, vous êtes le seul homme quʼelle respecte et
que parfois elle écoute. Je vous en prie, faites quelque chose pour lui
ouvrir les yeux, pour lui rendre sa raison... car je vous assure que
Madame est devenue folle!
Il vecchio amministratore impiegò qualche tempo prima di rispondere;
poi depose il bicchierino di néttare, asciugandosi con accuratezza le
labbra inumidite.
—Nous le savons, Linette. Et tu penses bien que nous lui avons déjà
dit notre avis. Quoique, pour être juste, cet homme nʼentame pas sa
fortune. Cet homme,
—Cʼest beaucoup, en tout cas, Linette. Car cela est indéniable.
—Peut–être, bien, Monsieur Bollot. Mais lʼéconomie nʼest pas tout en ce
monde.
—Cʼest beaucoup, en tout cas, Linette. Car cela montre quʼon a de
lʼordre dans lʼâme. Mais pourquoi tʼaffliges–tu tellement? Que ce soit
lui ou un autre, est–ce que ce nʼest pas la même chose?
—Du tout, du tout, Monsieur Bollot! Et je vous affirme quʼun de ces
jours il va se passer quelque chose de très grave. Jʼen suis certaine.
Voyez vous, Monsieur Bollot: les autres étaient presque toujours des
gens très comme il faut; il étaient, parfois ses caprices, parfois ses
habitudes ou ses devoirs: jamais rien de sérieux en tout cas; ce que
chaque femme comme elle doit avoir... des amants, en somme! Elle ne les
aimait pas du tout, cʼétaient eux qui lʼaimaient. Tandis quʼelle est
folle de celui–ci. Je vous dis, Monsieur Bollot, quʼelle en est folle!
Et pas du tout heureuse par dessus le marché!
Il bicchierino di Kümmel tremava leggermente fra le dita bianche di
Monsieur Bollot.
—Est–il peut–être méchant avec elle?
—Que sais–je? Depuis que Madame fréquente ce Monsieur, je puis vous
dire quʼelle nʼest plus la même femme. Arrachez–la de cet homme,
Monsieur Bollot! Faites–lui violence, vous qui le pouvez, mais
emportez–la très loin, très loin, car un de ces jours il va se passer,
jʼen suis certaine, quelque chose de très grave...
—Quoi, par exemple?
—Que sais–je? Un malheur sans doute. Cet homme, je ne lʼai vu que de
loin, et en cachette, puisque vous savez peut–être que jamais il ne
vient ici. Sa figure ne me dit rien de bon. Cʼest une de ces têtes,
Monsieur Bollot, qui ont quelque chose de beau et de redoutable. Moi,
voyez–vous, ça ne mʼétonnerait guère si un matin je voyais paraître
cette tête–là dans les journaux, à la place où lʼon fait le récit des
crimes...
—Oh, oh, comme tu y vas, Linette!
—Cʼest mon avis. En tout cas je nʼexagère pas en vous disant que Madame
y perd sa santé et sa carrière. Quant à lʼargent, Monsieur Bollot, il
peut se faire quʼil file aussi, comme tout le reste.
—Nous lui parlerons... nous lui parlerons... calme–toi, Linette!
—Tenez, Monsieur Bollot: depuis que cet étranger à pris place dans
notre vie, la maison nʼexiste plus. Toujours vide, toujours morne.
Madame passe avec lui toutes ses journées; elle ne rentre que pour se
changer de robe, et sʼen va de nouveau jusquʼau matin. Elle a maigri
terriblement, Monsieur Bollot, et quand je lui fais son bain, ce
nʼest plus elle. Madame Catherine aussi prépare ses malles tous les
trois jours, puis elle les défait. Pauvre femme! Elle non plus nʼa pas
le cœur tranquille. Personne à présent nʼose mettre les pieds chez
nous. Le seul qui vient encore de temps à autre, et qui lʼattend de
longues heures, cʼest ce pauvre Jack... vous savez bien, son danseur
dʼautrefois. Nous causons, nous causons, lui et moi, dans la garde–robe
ou dans la véranda, parce que lui il fume dans sa pipe un tabac qui
sent très fort. Ce pauvre Monsieur Jack!... Si vous saviez comme il est
gentil. Des fois nous en avons tous les deux les larmes aux yeux...
Il vecchio Monsieur Bollot, preso lui pure dalla commozione, guardava
con fissità le ultime gocce del liquore nel lieve calice di fino
cristallo. Poi si raschiò la gola, e disse unʼaltra volta:
—Nous lui parlerons, Linette, sois tranquille.
Questo «nous», chʼegli adoperava con pompa nella sua dolce umiltà, era
una specie di abitudine professionale, che sembrava ravvolgere il suo
cuore di padre nella toga del giurisperito.
—Il ne suffit pas de lui parler, Monsieur Bollot. Car elle vous ferait,
avec plus de politesse, la même réponse quʼà moi: «Fiche–moi la paix,
Linette!» Alors cʼest de lʼénergie quʼil faut avec elle, ou bien de la
ruse... oui, Monsieur Bollot, de la ruse! Vous, qui êtes si instruit
et si bon, faites–lui comprendre sa folie, trouvez un moyen quelconque
pour la remettre dans le droit chemin.
—Par exemple?
—Eh bien, dʼabord, vous pourriez essayer de la raisonner, comme vous
le faites parfois, dʼun ton paternel. Je lʼai vue souvent devenir un
peu pâle et se mordre la lèvre quand vous lui donniez des conseils.
Vous, elle vous écoute. Parfois elle se rebiffe, parfois elle se met
à crier: «Mon Dieu! mon Dieu! que vous avez des idées arriérées, père
Bollot!...» Mais, vous parti, le soir même, ou le jour après, pendant
que je lʼhabille, voilà que tout à coup Madame se prend à me dire: «Il
avait tout de même raison, ce brave Monsieur Bollot. Il a des idées
anciennes, mais elles sont justes. Je ferai comme il a dit.»
—En effet, en effet, chère Linette, jʼai de lʼexpérience et je ne parle
que pour son bien.
—Oui, et alors vous devriez lui donner un ordre, voyez–vous, Monsieur
Bollot: un ordre! Par exemple: «Tel jour, vous, moi et Linette,—vous,
moi, Linette et Monsieur Jack—nous partons tous pour tel endroit». Pour
nʼimporte où, pourvu que ce soit très loin.
—Parfait, Linette. Seulement cʼest beaucoup plus facile à dire quʼà
obtenir.
—Lʼidée, je vous lʼavoue, nʼest pas de moi. Elle est de Monsieur Jack.
Il a lʼabitude, lui, dʼaller et venir dʼAmérique; il trouve très
commode quʼon ait à se trimbaler dʼun point à lʼautre de la terre.
Quant à moi, mon idée serait bien différente.
—Et quelle est ton idée, voyons?
—Moi, si jʼétais vous, jʼirais tout droit chez ce Monsieur; je lui
dirais: «Monsieur Castillo,..»—cʼest son nom,—«Monsieur Castillo...»
enfin je ne sais pas au juste ce que je lui dirais, mais sûrement des
choses qui toucheraient son cœur, sʼil est un honnête homme.
—Et sʼil ne lʼest pas?
—Je lui en dirais dʼautres, mieux faites pour lʼeffrayer. Car nous
sommes trois, après tout,—vous, Monsieur Jack et moi—qui sommes prêts
à défendre Madame de toutes nos forces. Mais, voulez–vous que je vous
dise, Monsieur Bollot?... Cʼest drôle, cʼest absolument drôle, et
pourtant je suis persuadée que lui aussi, malgré tout, il lʼaime...
—Veux–tu que je te dise, Linette? Je suis presque du même avis...
—Et alors?
—Alors, ma fille, tâche de comprendre que tout serait en vain.
Ecoute ce que te dit un vieillard, dont la vie toute entière fut
lente et monotone comme le tic–tac dʼune pendule. Sache, mon enfant,
quʼentre toutes les illusions de la terre une seule est vraie, une
seule parvient à griser merveilleusement notre âme: cʼest quand deux
créatures sʼaiment, et que tout le reste devient pâle comme si le
soleil ne le touchait plus...
—Oh, que vous dites de belles choses, Monsieur Bollot!...
—Ces sont mes cheveux blancs qui les disent... Allons! verse–moi un
autre petit verre de cet excellent Kümmel, et, puisque Madame tarde
outre mesure, je vais commencer par payer leurs gages aux gens de la
maison. Pour toi, dʼabord, cʼest réglé. Va donc dire aux autres que
Monsieur Bollot les attend.
E mentre se nʼandava, rapida e seria, coʼ suoi piedini ben calzati, che
luccicavano sul tappeto, il vecchio notaro, alzandosi con un poʼ di
stento, incominciò a toglier fuori dalla voluminosa cartella i fogli
amministrativi, cosparsi dʼuna grave scrittura simmetrica, poi, ad una
ad una, le buste gialle in cui suonavano i marenghi, gli scudi e il
rame degli stipendi mensili.
Mentre aspettava, si mise a fare unʼultima verifica, brontolando:
—Maurice... Maurice, maître–dʼhôtel—125—cent vingt–cinq... Voilà du
gaspillage, nom dʼune pipe! Je ne comprendrai jamais pourquoi on doit
jeter six louis et cent sous par mois, pour se payer le luxe dʼun
maître dʼhôtel, qui ne fiche rien du matin au soir, et qui nʼest même
pas là lorsquʼil sʼagit de mʼouvrir la porte...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Un giorno sparì.
Senza dirle una parola dʼaddio, senza guardarla nel colore degli occhi,
dʼimprovviso, con lʼanima forse in delirio, un mattino di gran luce
sparì.
Prima che lʼafferrassero, prima che lʼoscura tragedia della sua vita
giungesse ad un epilogo apparente, in silenzio, a cuore perduto,
sopraffece il suo delirio e partì.
Era venuto dal lontano mondo: ripartiva per il lontano mondo, per la
strada morta ove camminano gli uomini che portano in sè, come tenebra,
un dolore definitivo.
Era giunto sino a lei ravvolto in una storia buia; lʼaveva imprigionata
nella sua ombra, si era lasciato per lʼultima volta ubbriacare dal
profumo della sua bocca, dal profumo deʼ suoi fiordalisi... poi, senza
nemmeno guardarla nel colore degli occhi, silenzioso e folle come i
nomadi, ripartiva per la strada infinita.
Era un mattino di Maggio, quandʼegli uscì per lʼultima volta dalla sua
casa deserta.
Quella casa era nascosta in una piccola strada, calma, vecchia,—di
quelle che gli edili ragionevoli vanno cancellando a poco a poco.
Si vedeva, lontana, la Colonna di Luglio sorgere dalla piazza della
Bastiglia.
Barcollò.
Tutte le finestre di Parigi brillavano, come se avessero nelle raggiere
dei vetri una felicità di fuoco.
Lʼamava, lʼamava!...
Sì, ma era troppo tardi... troppo tardi!...
Bisognava partire, partire.
La terribile Città Stupenda lanciava in alto, nel mattino di primavera,
la potenza dellʼinfernale suo paradiso.
Tutte quelle case, quelle finestre, quei lembi di cielo, per lui
sembravano sereni come gli occhi di Mimi Bluette. Mimi Bluette!...
Questo nome cantava nel rumore di Parigi, era la bellezza di tutte le
cose che i suoi occhi vedevano, la sorridente anima della vita.
Sì, addio!... addio per sempre, inesorabilmente, con terribilità, con
disperazione, addio...
Barcollò. Fece due passi... tre passi... la strada camminava. La
distanza era una fuga. Mimi Bluette... Mimi Bluette!... I rumori
vertiginosi della Città Babelica pareva lanciassero in alto, per lʼaria
bionda, questo nome felice. Le strade sollevate sʼimpennavano contro il
cielo; turbini di folla giravano con fragore nella bianca immensità.
Era stata il suo bicchiere ultimo di Sciampagna, lʼultimo suo canestro
di rose... che follìa!...
Parigi la Magnifica, tempio e sepolcro dellʼideale, Parigi fiore della
terra, in quel mattino del mese di Maggio era bella come una donna
giovine, che innamorata si guarda nello specchio, appena levata. Le
sue piazze gremite, piene di tumulto, ridevano come se fosse un giorno
di festa. I più rugginosi tetti, carichi di gloria, cercavano di
riaccendere nello sfarzo del sole di Maggio lʼantica loro novità.
Ed egli si sentiva il cuore pesante come una macina da mulino.
Mimi Bluette!... Mimi Bluette!... Era stata bionda come il grano,
quandʼesso lampeggia maturo nella fulgida estate. Aveva unʼanima
limpida e profumata, comʼerano i suoi dolci capelli, quando con impeto
li scioglieva per coricarvi la sua perfetta nudità.
Camminare, camminare, per strade che non tornano più...
Parigi cantava; Parigi la Grande aveva un fiore a tutte le finestre. Il
fiume più maraviglioso della terra, con acque gialle di fango baciava
la Basilica di Francia.
Udì suonare a stormo le campane invisibili di Notre–Dame. Le cento
basiliche della Senna risposero, nel mattino di primavera. Le campane
a stormo cantavano: Mimi Bluette!... Mimi Bluette!...
Sì, era stata lʼultimo paradiso...
Camminare, camminare, per strade che non tornano più.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Ella trovò la porta chiusa, e, prima di suonare il campanello, battè
allʼuscio col manico dellʼombrellino. Battè ripetute volte, poi guardò
il fragile parasole con il timore di averlo spezzato. Allora suonò
il campanello. Intese distintamente correre per le stanze interne la
velocissima biscia elettrica della scampanellata. E attese.
Attese.
Allora suonò tre volte, quattro volte ancora. Ma non udiva il suo passo
rapido giungere dallʼinterno, sul tappeto.
—«Il est sorti. Pourquoi est–il sorti?»
Nulla di molto singolare in questo fatto; nondimeno era la prima volta
che ciò accadeva.
Per scrupolo di coscienza diede unʼultima scampanellata. Guardò in
alto, per le scale vuote; guardò in basso, verso il primo pianerottolo
deserto, e, con il cuore inquieto, ridiscese in cerca della portinaia.
La portinaia di quella casa era una persona pressochè introvabile. Dio
sa quali faccende avesse, o lì o nel vicinato, ma dentro la sua loggia
mal rischiarata non vʼera mai altri che un lucido gattone immobile,
seduto alla maniera dei cani e che somigliava singolarmente ad una
bestia impagliata.
Bluette guardò se ci fossero le chiavi dellʼappartamento.
Non vʼerano.
Il gatto si mise a fissarla con una immobilità sinistra, che le fece
paura.
Suonarono le tre. I rintocchi del bronzo si allargavano come ondate di
sole nel brillante spazio. Lʼora pomeridiana mandava ronzìo. La casa,
la strada, le ultime porte, il lontano quartiere, lavoravano in sordina.
Dʼun tratto le pervase lʼanima un grande presentimento di sciagura.
Le parve chʼegli, non solo fosse distante, ma non ci fosse più. Volle
sedersi e attendere; ma ebbe una sottile, inspiegabile paura. Uscì,
chiuse lʼuscio a vetri della portineria, ed irresoluta non seppe che
fare.
Il gatto lucido la fissava coʼ suoi magnetici occhi rotondi, colore di
solfo.
Allora si mise a camminare per la corte. Finalmente incontrò la
portinaia, che aveva in mano un ferro da stirare. La interpellò:
—Madame Greuze! Dites–moi, Madame Greuze, où sont les clés?
—Les clés de lʼentresol? Je nʼen sais rien. Avez–vous regardé dans la
loge?
—Elles nʼy sont pas.
—Alors cʼest que Monsieur Castillo les aura gardées dans sa poche.
—A quelle heure est–il sorti?
—Ma foi, je ne saurais vous dire., Il y avait pour lui des lettres ce
matin; je les ai casées moi–même. A 9 h. elles nʼy étaient plus.
—Des lettres? Mais il nʼen reçoit jamais!
—Il y en avait bien deux ce matin, jʼen suis sûre. Excusez–moi, Madame,
sans ça mon fer se refroidit.
Ella rimase ferma nella corte, a guardare la propria ombra che si
disegnava nel sole.
Poi sollevò gli occhi verso lʼammezzato, quasi per interrogare quelle
tre finestre che davano su la corte. Ma erano deserte, piene di
silenzio, piene dʼimmobilità, e si riscaldavano al sole.
Tornò indietro, con una grande angoscia, verso la loggia della
portinaia, che stirava.
—Ces lettres. Madame, dʼoù venaient elles? Vous lʼavez remarqué
peut–être.
—Parfaitement. Elles venaient de Paris. Lʼune dʼelles au moins, était
une de ces grandes enveloppes à entête quʼemploient les Bureaux de la
Mairie ou des Ministères.
—Quel entête?
—Je nʼai pas lu, Madame... Je regrette. Jʼai énormément à faire, vous
pensez bien!
—Merci.
—A votre service, Madame.
Bluette uscì nella strada e cominciò a camminare. Faceva dieci passi da
una parte, dieci dallʼaltra, ossia percorreva rasente il muro tutta la
lunghezza della casa.
Di fronte, su lʼaltro marciapiede, il sole batteva con veemenza nella
piccola vetrina dʼun orologiaio. La strada calma cullava i suoi radi
passanti.
E camminò per mezzʼora, per unʼora, in su, in giù, lungo il muro, con
gli occhi fissi or ad un capo or allʼaltro della contrada. Il suo
tremante cuore dʼinnamorata non le batteva nemmeno più; non sentiva in
sè che un principio di vertigine, anzi una piccola, intima, profonda
ferita.
Poi, macchinalmente, risalì per le scale fino al pianerottolo
dellʼammezzato, e benchè sapesse chʼera inutile, tuttavia si provò a
suonare unʼultima volta.
Lo stesso rumore deserto ripercorse con velocità le stanze mute.
Scese, faticosamente. Uscì. Un timore illogico e tuttavia profondo
assaliva il suo timido cuore.
Pensò: «Adesso torna.» E riprese a camminare lungo il marciapiede. Ma
una stanchezza pesante imprigionava le sue caviglie da ballerina, come
se, in tutte le giunture, avesse dʼimprovviso perduto il suo naturale
miracolo dʼequilibrio e dʼagilità.
Quellʼassenza non poteva essere fortuita. Egli era uscito verso le nove
del mattino, portando con sè le chiavi; adesso cadeva il tramonto; si
vedevano i commessi arruffati, le sottili dattilografe dagli occhi
stanchi rincasare con un senso di libertà lungo i marciapiedi che
brillavano.
Ma dovʼera mai? Quale strada lo portava? Come ritrovare uno scomparso
nel turbine di quella immensa Città, che aveva strade burrascose
come fiumi, piazze babeliche ove la folla si avventava come lʼondata
nellʼestuario, e che, dal cerchio dellʼinfinita sua forza, dappertutto
sollevava un pesante fragore dʼoceano?
Ella, in fondo, non conosceva nessun particolare della sua vita
impenetrabile.
Senza bene comprendere perchè avesse questa certezza, pure una voce
profonda nel suo spirito le diceva che non sarebbe ritornato mai più.
Ad ogni fragore di ruote che venisse dal capo della strada, sentiva il
cuore darle un battito così forte, chʼella, per un lungo istante, ne
perdeva il respiro. Ma ogni volta erano viandanti ben dissimili da lui;
non la sua fronte alta e buia, non la sua ruvida gentilezza di persona,
i suoi luminosi occhi di nomade, che lʼavevano tanto innamorata.
Povera Mimi Bluette!... povera, piccola, bionda Mimi Bluette!...
Si faceva quasi tardi; la fatica del crepuscolo pesava su la Città
scintillante. Non vʼera più sole nella piccola vetrina dellʼorologiaio,
ed ora si potevan leggere a distanza i nitidi cartelli appesi contro
lʼinvetriata:
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E guardando e camminando pensava:—«Ai–je été assez aveugle? Pendant
ces derniers jours il y avait bien dans ses yeux quelque chose de très
sombre... Hier soir il mʼa dit: «Je tʼaime, Bluette...» Jʼai baissé la
tête, et nous avons pleuré. Avant hier jʼai vu quʼil fouillait dans ses
malles. Ses malles autrefois étaient pleines; les derniers jours elles
étaient presque vides. Mais je nʼosais pas être curieuse, parce quʼavec
lui jʼai toujours été si timide...»
La strada ora si popolava di gente più veloce; un operaio, passando,
le bisbigliò quasi allʼorecchio:—«La belle fille!»
Pensava:—«Est–ce possible quʼil nʼait pas laissé un mot pour moi? Comme
je suis bête! Sans doute, sans doute il mʼa envoyé une lettre chez moi!»
E si mise a camminar così rapida, che quasi correva. Dʼun tratto era
piena di speranza; la gioia della vita rifluiva in lei.
Prese una vettura, ma questa camminava con un passo infinitamente
troppo lento per la sua concitazione. Non appena scorse unʼautomobile,
si mise ad agitar lʼombrellino; il guidatore si fermò. Balzatavi
dentro, si affacciò al finestrino, quasi per accelerare con la sua
folle impazienza i battiti del motore. Nessuna distanza di Parigi le
parve mai così lunga.
—Vite! vite! vite!...—diceva continuamente al meccanico, battendo con
gli anelli contro il vetro.
E la videro entrare nella sua portineria come se fosse inseguita. Non
prese lʼascensore, volò su per le scale.
—Linette! Linette, dis–moi!... où est la lettre, Linette?...
—Quelle lettre, Madame? Mon Dieu, que vous êtes pâle! Quʼy a–t–il,
Madame?
—La lettre, je te dis! Il nʼy a pas une lettre, un billet pour moi?
—Non, Madame.
—Et personne nʼa rien téléphoné?
—Personne.
Cadde sovra una seggiola, piegò la faccia; tacque.
—Madame,—disse Linette, prendendole un polso,—quʼest–ce qui est arrivé?
Quʼest–ce qui se passe?
Ma non rispondeva.
Dopo qualche tempo le sollevò nel viso gli occhi folli e disse
opacamente:
—Il est parti.
—Comment parti? Sans rien vous dire?
Ella si appoggiò le mani sul cuore, scosse indietro il peso dei
capelli, rispose unʼaltra volta:
—Parti.
Ma, dopo qualche attimo, sorse in piedi con unʼenergia convulsa:
—Non, ce nʼest pas possible!—disse duramente.—Ce nʼest pas possible.
Vite, vite, Linette! Envoie chercher un serrurier, et que mon auto soit
prêt de suite.
—Pourquoi faire un serrurier?
—Pour ouvrir une porte. Vas–y toi–même, avec lʼauto, sans tʼhabiller...
vite! vite!
—Mais, Madame...
—Ne demande rien, je tʼen prie! Tu vois bien que je meurs dʼangoisse...
Un quarto dʼora dopo il fabbro giungeva sotto lʼatrio. Lo fece salire
nellʼautomobile, a fianco del meccanico.
—Viens avec moi, Linette; ne me laisse pas seule...
—Je vais donc mettre mon chapeau, ma jaquette...
—Oui, mais dépêche–toi!
In quel momento la bionda Caterina rientrava dalla sua passeggiata
crepuscolare, fresca e giovanile quanto è lecito essere ad una donna
della sua età. Siccome nel medesimo tempo Linette scendeva già dallo
scalone, sua figlia non le permise nemmeno di avvicinarsi allo
sportello:
—Dopo, dopo, ti spiegherò, mammina... ora ho fretta!
E la lasciaron lì nel sottoportico, mentre i due pettegoli bambini
del portinaio la tiravano per la bella sottana e le chiedevano
sfacciatamente:
—Est–ce que ce soir il nʼy a pas de chocolats pour nous, madame
Catherine?
Non ne aveva. Ma restò per circa una mezzʼora, lì, sotto il portico,
a far congetture su lʼaccaduto con quel personaggio gallonato e
protocollare, che possedeva il senno proverbiale di tutti portieri.
Laggiù frattanto, nella strada calma e lontana, le poche botteghe si
erano accese di una pallida elettricità. Qualche gente vi discorreva su
lʼorlo dei marciapiedi; qualche altra, stanca della giornata, passava
senza volgere il capo, lungo i muri.
Dietro la porta vetrata il lucido gattone di Madame Greuze guardava con
immobilità bollire una pentola sul fuoco.
Salirono.
Prima ella suonò ancora il campanello; poi, rapidamente, il fabbro fece
saltare la serratura.
Bluette osservava con occhi fermi le mani callose dellʼoperaio. Gli
disse:
—Partez avec mon auto. Faites tout de suite une nouvelle clé; donnez–la
au chauffeur. Je lʼattends.
Ed ascoltò il suo passo pesante scendere per le scale scuotendo il
mazzo dei grimaldelli.
Non osava entrare.
Linette le stava così presso che i loro gomiti si toccavano.
—Je nʼai plus de courage, Linette... Il sʼest tué peut–être... je vais
voir son cadavre...
—Appelons quelquʼun, Madame... moi aussi jʼai très peur...
—Non, tais–toi. Ce nʼest pas possibile... il est parti... parti...
Entrarono, chiusero lʼuscio. Nellʼanticamera faceva buio. Ma un raggio
batteva nel vetro dʼun piccolo quadro. La casa deserta sembrava
infinitamente profonda.
Bluette cercò, lungo la cornice dello stipite, lʼinterruttore della
luce elettrica, ma in quel grande smarrimento la sua mano incerta non
lo ritrovava.
Infine Linette riuscì ad accendere. Videro che lʼattaccapanni era vuoto.
Tre stampe di cacce inglesi pendevano dalla parete; vʼeran su la tavola
un bacile di rame, un vaso di cristallo, con qualche fiore appassito
che aveva portato Bluette.
Dʼun tratto, come una pazza, ella si mise a correre per la casa...
Guardò, frugò... Nulla, nulla, nulla...
Sì, era partito per sempre, partito come un vero nomade, partito senza
dirle addio.
In quel momento venne su la portinaia.
—Je ne sais pas si cʼest bien juste ce que vous avez fait, Madame.
Cʼest vrai que vous êtes presque la patronne ici... Pourtant, sʼil a
fermé, cʼest quʼil ne voulait pas quʼon fasse sauter la serrure.
—Oui, oui, Madame Greuze... Oui, oui, Madame Greuze...
—Il faudra lui écrire que vous lʼavez fait sans notre permission.
Car cʼest nous, cʼest–à–dire mon mari et moi, qui sommes chargés de
lʼappartement.
—Lui écrire? Mais où?
—Vous le saurez peut–être. Moi, pour sûr, je nʼen sais rien. Dʼailleurs
il ne faut pas vous étonner: cʼest presque toujours ainsi quʼil sʼen
va.
—Reviendra–t–il, Madame Greuze?
—Que sais–je? Il reste souvent plusieurs mois sans revenir; une fois
son absence dura plus de deux ans. Nous recevions toujours son loyer,
avec nos gages, très exactement. Cette fois–ci, ni gages, ni terme;
rien. Il nʼa rien payé. Et puis ses malles sont là. Venez voir, Madame.
Trois malles, qui ont fait le tour de la terre... Voyez combien
dʼétiquettes! Cʼest vrai que parfois on vient les prendre même huit
jours après son départ.
—Et qui est–ce qui vient les prendre?
—Un monsieur âge, qui sʼappelle Dmitrieff.
—Où est–ce quʼil habite?
—Je nʼen sais rien. Monsieur Castillo mʼa dit une fois: «Vous ouvrirez
toujours à ce Monsieur Dmitrieff,»—qui était avec lui. Un étranger sans
doute.
—Sʼil vient cette fois–ci, il ne faudra pas le laisser partir avant de
mʼavoir donné un coup de téléphone. Voici pour vous, Madame Greuze.
—Deux louis? Mais cʼest trop, Madame!
—Je vous en donnerai bien dʼautres, si seulement vous mʼapporterez un
renseignement quelconque. Aussi dites–mois tout ce que vous savez,
tout, les moindres détails. Je me souviens par exemple quʼil avait
aussi deux grands sacs; il nʼy sont plus. Quand les a–t–il emportés?
—Pendant la nuit peut–être, car je suis bien sûre de ne pas lʼavoir vu
passer.
—Jʼai été ici moi–même jusquʼà deux heures du matin; puis il mʼa
reconduit. Oh, je vous en prie, essayez dʼen savoir quelque chose,
Madame Greuze!...
—Bien sûr, bien sûr; jʼintérrogerai tout le monde.
Seulement, ne pleurez pas, Madame... Il va revenir, soyez–en
certaine... vous êtes si belle!
Ma ella era bianca e ferma, e le lacrime cadevano daʼ suoi occhi, senza
un tremore delle ciglia; cadevano come se perdesse tutta lʼanima, a
poco a poco, in ogni gocciola di pianto.
—Je nʼai quʼune chose à vous dire; mais vous la savez sans
doute,—concluse M.ᵐᵉ Greuze.—Il y a un mois environ, des agents de
police en civil sont venus et mʼont posé beaucoup de questions sur lui,
sur sa vie, sur ses mœurs... Jʼen ai dʼailleurs prévenu M. Castillo,
qui sʼest mis à rire et a haussé les épaules. Il vous lʼaura dit, je
suppose.
—Non, Madame Greuze.
—Ah?... Ils sont venus deux fois. Et hier, dans lʼaprès–midi il a reçu
la visite dʼun gros monsieur à longues moustaches et pardessus beige,
qui a prétendu monter malgré la consigne. Un monsieur très désagréable
et très arrogant. Un Parisien celui–là, cʼest sûr.
—Donnez–moi des détails, Madame Greuze. Il faut que je le retrouve.
—Des détails? Je nʼen ai pas. Sʼil revient par hasard, je téléphonerai
chez vous. Pour mon compte, dʼaprès son allure, jʼai fait une
réflexion, quoiquʼun peu risquée...
—Laquelle?
—Je me suis dit: «Voilà un créancier de Monsieur Castillo.» Car il
marchait comme les gens qui viennent pour réclamer de lʼargent.
E Linette era seduta su lʼorlo dʼuna seggiola, tutta bianca, tenendosi
con una mano lʼaltra mano, che non sapeva dove stare.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Così passarono tre giorni. La barbara Città Splendente le aveva
rubato il suo amore. Quel dono che le fece in una sera di musica, le
ritoglieva in un giorno di sole. Per vendicarsi dʼaverla resa bella
ed innamorata, ora, dʼun tratto—senza nemmeno dirle: «Preparati!» le
uccideva nel cuore la felicità. Mandava un repentino soffio di tragedia
ad investire i suoi capelli biondi, sciupava, sfogliava con adirata
violenza i semplici fiori del campo, i fiordalisi di Mimi Bluette.
Ella si accorse che Parigi la Grande cantava brillava roteava intorno
al suo fermo spavento come il carrosello di una terribile fiera.
Si chiamava Mimi Bluette, ed era più disperata che le ragazze
vagabonde, le camminatrici delle vie notturne, quando lʼospizio le
rifiuta e dormono sotto i ponti.
Si chiamava Mimi Bluette, e non aveva più nellʼanima neanche un fiore.
Fece tutto quello che potè per ricercare lo scomparso, ma inutilmente.
La distanza era implacabile; dal lontano silenzio non veniva neanche
una parola.
Ed ella visse in quellʼappartamento, per lunghi giorni, da mattino
a sera; cercò, frugò, mise ogni mobile sossopra, nella speranza di
trovare un indizio che potesse ricondurla fino a lui.
Nulla. Tutto quanto vʼera, non faceva che accrescere lʼombra. Solo di
un fatto si accorse: chʼegli era estremamente povero, poichè aveva
tutto venduto.
Allora pensò con desolazione alla propria ricchezza, che gli avrebbe
offerta come si offre, a chiunque lo domandi, un bicchiere dʼacqua
pura; la sua ricchezza vuota e pesante, che ormai non servirebbe a
nessuno.
Capì che forse la miseria, forse la vergogna dʼuna fierissima povertà,
lo aveva costretto a riprendere il cammino dellʼesilio.
Chissà? Forse non era nemmeno questa la ragione. Nel vasto mondo egli
era un disperso, un camminante, uno di quegli uomini senza storia dei
quali non è possibile incatenare la fuggente vita.
Ma un soffocante pensiero la strinse. Ritrovarlo!... dirgli:—«Prendi!
questo oro è tuo; questa ricchezza che mi pesa è tua». Perchè mai non
ho saputo indovinare la tua povertà io stessa? Perchè non me lʼhai
confessato, Laire? Hai avuto forse paura di piegare quella tua fronte
così alta? Ebbene, dovevi dirmi:—«Sii povera tu pure. Lascia ogni cosa,
vieni con me; lavoreremo.»
Una soffocante gioia dʼun attimo... e più tardi pensò:—«Bisogna,
bisogna chʼio lo ritrovi!»
Era Mimi Bluette, aveva la bellezza e la ricchezza, la libertà ed il
fascino: questa sua leggiadra potenza doveva pur bastarle per ritrovare
un uomo.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
—Madame désire?—le domandò con arrogante urbanità lʼimbronciato
Monsieur Pétimel.
—Veuillez faire passer ma carte à M.ͬ le Ministre.
—Oh!... je vous préviens, chère Madame, que vous nʼaurez pas moins
dʼune heure dʼantichambre à faire... Il y a douze personnes avant vous.
—Vous avez lʼair de ne pas me reconnaître, M.ͬ Pétimel!
—Excusez–moi, Madame, je nʼai quʼune paire de lunettes et il fait assez
sombre. Attendez un peu, attendez un peu...
Così dicendo sʼinforcò sul naso, già carico degli occhiali a
stanghetta, un paio di grosse lenti convesse, dallʼorlo di tartaruga,
e si mise a guardarla da vicino, mentre la sua vasta faccia naufragata
nella pinguedine sembrava che venisse a galla per illuminarsi di
stupore.
—Oh, mais cʼest bien vous que je revois? Nʼy a–t–il pas dʼerreur?
Est–ce vous? madame Bluette?
—Jʼen suis presque sûre... Toutefois regardez mieux, M.ͬ Pétimel!
—Enfin!... après si longtemps! Quelle bonne surprise! Je me figure bien
la tête que va faire M.ͬ le Ministre!
—Voulez–vous lui passer ma carte à présent?
—Mais certainement, Madame Bluette! Et, puisque cʼest vous, je peux
bien vous dire que les douze personnes se réduisent à un Délégué de
province, fort négligeable et fort assommant, dont M.ͬ le Ministre
va se débarrasser en quelques secondes, aussitôt quʼil aura lu votre
carte. Jʼy cours. Vous êtes toujours la plus jolie femme de Paris, M.ᵐᵉ
Bluette!... quoique un peu maigrie... Jʼy cours!
—Eh bien courez, M.ͬ Pétimel, car je suis très pressée.
—Oh, ce que nous vous avons regrettée dans ces bureaux, M.ᵐᵉ Bluette!
Il y a eu de bien mauvais jours au moment de votre retraite! Et puis,
un Ministère tombé, un Ministère refait... hélas!... la politique!
—Mais courez donc, M.ͬ Pétimel!
—Parfaitement; jʼy cours.
Finse di allungare il passo quanto poteva, ma, prima di battere
allʼuscio del Ministro, volle compiere il giro di tutti gli uffici per
diffondere la straordinaria notizia.
—Crise de cabinet!... Crise de cabinet!—sussurrava presso tutte le
scrivanie, soffocando un gorgolio di riso nella sua grassa pappagorgia.
Infine si presentò nello studio del Ministro, e vedendolo accalorato
a ragionare di riforme agrarie con il Delegato provinciale, questo
adorabile M.ͬ Pétimel si chinò allʼorecchio di Sua Eccellenza, ma disse
con voce che avrebbe udita pure un sordo:
—Monsieur le Ministre! Il y a M.ᵐᵉ Mimi Bluette, revenue comme par
miracle, qui vous prie de la recevoir tout de suite, pour affaire
urgente.—Poi soggiunse con una voce da filodrammatico:—On voit à ses
yeux quʼelle doit avoir pleuré...
Sua Eccellenza diventò bianco, rosso, purpureo; si dimenò, guardò in
faccia il Delegato, il segretario, e per ultimo, non sapendo che dire,
si carezzò la rotonda calvizie.
Per fortuna il Delegato era un uomo di spirito, e visto lʼimbarazzo nel
quale si trovava il Ministro, cercò di abbreviarglielo per quanto stava
in suo potere.
Cinque minuti dopo il nervoso campanello di Sua Eccellenza invitava M.ͬ
Pétimel ad introdurre nel suo gabinetto lʼimpaziente supplicatrice.
Sua Eccellenza lʼattendeva in piedi, contro la scrivania, ritto e
fermo, con una certa magnanimità. Era turbato, si mordicchiava un
labbro con lʼorlo dei denti.
—Fermez la porte, M.ͬ Pétimel. Je nʼy suis pour personne. Allez.
Mimi Bluette gli venne incontro con le due mani tese, chʼegli non toccò.
—Asseyez–vous, Madame,—disse il Ministro, con un gesto à la Marquis de
Priola.
—Ne mʼen veuillez pas, je vous en prie...—intercesse Bluette.—Je suis
désormais si malheureuse, si malheureuse...
Egli la guardò senza dir nulla, mentre Bluette sedeva nella poltrona
con una specie di abbandonata e stanca umiltà.
Forse quellʼuomo le aveva sinceramente voluto bene; forse,
quellʼambizioso giocoliere, quel tenace politicante ormai quasi
vecchio, aveva perduto con lei, non solamente la più bella danzatrice
di Parigi, ma una bionda creatura giovine che gli mandava nellʼanima
qualche soffio di primavera.
—Ne mʼen veuillez pas...—ripetè Bluette con pianissima voce.
—Cela nʼa aucune importance!—egli rispose con un tono sarcastico.—Vous
est–il–arrivé quelque malheur?
—Oui: jʼai été amoureuse comme une folle dʼun homme qui a disparu.
E gli occhi di Bluette lo guardavan nel viso, fermi, disperati, con una
grande luce.
Egli rimase qualche attimo sopra pensiero, indi fece una smorfia e si
ristrinse nelle spalle.
—Cela peut bien être, puisque vous le dites. Mais je ne découvre dans
cette éclipse rien qui me concerne. Je ne suis point responsable des
gens qui disparaissent.
—Si! vous lʼêtes! vous lʼêtes! Ne jouons pas sur les mots, je vous en
prie. Je ne suis quʼune pauvre femme après tout... Ayez un peu de pitié!
—Que signifient ces paroles? Ma foi, il mʼest impossible de vous suivre
sur ce terrain. Est–ce que vous croiriez peut–être...
—Je ne sais pas si je dois le croire, mais il est indéniable quʼon me
lʼa dit.
Egli ebbe un sussulto rapido, visibile, contenuto. Le rispose:
—Jamais je nʼai été un lâche, Bluette!—Poi soggiunse:—Même pas lorsque
jʼai eu la tentation de lʼêtre.
Ella guardò i suoi occhi, poi tacque.
—Je vous donne ma parole dʼhonneur, Bluette; ce nʼest pas moi qui lʼai
fait partir.
—Merci...
—Vous ne devez pas me remercier, parce que, en effet, jʼai été
dʼabord sur le point de le faire. Il y a presque longtemps de cela.
Et pourtant, vous avez été bien rude, bien cruelle avec moi, Bluette!
Mais, au moment où il fallait dire oui, où je nʼavais quʼà faire un
signe... eh bien, jʼai senti que je pouvais me battre sans merci avec
un adversaire de ma taille, mais quʼil était bien lâche de sévir contre
vous. Et je ne lʼai pas fait. Non, je ne lʼai pas fait, Bluette! Vous
en aurez des preuves, si vous ne me croyez pas.
—Merci, merci. Je suis bien sûre de vous à présent. Jʼen étais sûre
dʼavance, puisque jʼai osé frapper à votre porte. Il me semble que,
malgré tout, vous êtes encore pour moi un véritable ami.
—Non, Bluette, cela non. Pour vous je ne suis désormais quʼun étranger.
Jʼaimerais mieux sans doute vous voir heureuse que triste, mais je
suis un homme comme tous les autres et il y a des blessures dont les
cicatrices sont toujours très sensibles...
—Soyez bon, nʼajoutez pas à ma peine. Si vous saviez ce qui se passe
en moi, si vous saviez ce que je souffre!... Voilà une semaine que
je cours comme une folle à travers Paris, faisant mille démarches,
questionnant à droite et à gauche, prodiguant lʼor à pleines mains....
Jʼai lancé un peu partout des meutes de détectives; jʼai couru les
Bureaux de Police, les gares, les agences de voyage... Voulez–vous
me croire? jʼai été à la Morgue voir les noyés et le suicidés... Mais
rien! Rien nulle part. Cet homme a disparu sans laisser de trace. Et
voilà, je suis à bout de forces, jʼen perds la tête; il faut à tout
prix, à tout prix, que quelquʼun mʼaide... Et je suis venue chez vous,
sans réfléchir, mais aveuglément sûre que mon désarroi vous ferait de
la peine.
—Je vous affirme, Bluette, que lʼon pourrait voir de lʼironie dans le
choix de ma personne en pareille circonstance!
—Dʼautres peut–être; mais pas vous ni moi.
—Passons! Que dois–je faire pour vous, Bluette?
—Mʼaider.
—Vous aider? Moi? Et comment?
—Vous êtes un homme tout–puissant, je le sais bien. Si vous aviez
intérêt à savoir où cet homme est parti, vous le sauriez au plus vite;
vous le sauriez demain peut–être, et il ne vous en coûterait quʼun
ordre donné par téléphone à ceux qui doivent vous obéir.
—Nʼen croyez rien. Je ne suis pas un bureau de renseignements, chère
amie! Je vous dis cela, en passant sur le reste.
—Comme cʼest triste! Vous mettez de lʼamour propre où il y va de ma vie.
—Mais non, mais non... Et dʼabord ne dites pas des phrases si tragiques!
—Elles ne sont pas tragiques du tout. Je suis blessée a mort dans mon
orgueil, oui, surtout dans mon orgueil, et je vous demande une petite
grâce, pour vous bien indifferente. Mais vous refusez... Tant pis! Je
vous dis au revoir «Excellence!...»
—Cʼest très gentil comme vous le dites ce: «Au revoir, Excellence!...»
Mais enfin, puisque vous y tenez si fort, et puisque je vous aime
toujours un peu, ma pauvre Bluette, je vais être ridicule autant quʼil
vous plaira, et nous allons téléphoner ensemble au Chef de la Sûreté,
pour quʼil déchaîne ses plus fins limiers sur les traces de votre
fugitif, qui sʼappelle... comment sʼappelle–t–il au juste?
—Hilaire Castillo, Monsieur le Ministre.
—Cʼest un faux nom, évidemment.
—Croyez–vous, Monsieur le Ministre? En tout cas je ne lui en ai jamais
connu dʼautre.
Ed il Ministro dʼAgricoltura sperò sinceramente che il bisbetico
Prefetto di Polizia riuscisse a pescargli quel cadavere dai vortici
della Senna.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
—Voilà encore un embêtement qui nʼest pas ordinaire!—bestemmiò con
una voce fegatosa lʼirascibile M.ͬ Ardouin, non appena ebbe risposto
al messaggio telefonico del Ministro dʼAgricoltura e Commercio. La
sua piccola persona era sepolta dietro lʼenorme scrivania, fra una
montagna dʼincartamenti burocratici ed un mare di ordinanze che
giornalmente gli affluivano dal Ministero della Giustizia.
La fisionomia punto cesarea del supremo Capo–Ufficio repubblicano lo
contemplava dalla parete opposta, con un sorriso dittatorio ma scevro
di ogni deprecabile regalità.
Lʼuno e lʼaltro parevano infischiarsi del proprio mestiere.
—«Je lui souhaite de ne jamais tomber sous mes griffes, à ce vaurien de
Castillo! Sans quoi je lui ferais payer assez cher tous les déboires
quʼil me cause. Charmante journée! Comme si je nʼavais rien à faire
pour tuer le temps, voilà encore cette gourde ministérielle qui me
régale dʼune enquête sur lʼex–amant de son ex–maîtresse!... Charmante
journée!»
Al colmo del malumore si tolse di bocca e gettò via lʼinseparabile
stuzzicadenti.
Ma poichè il Prefetto di Polizia non può esimersi dallʼubbidire al
Ministro di qualsivoglia dicastero, lʼinacidito M.ͬ Ardouin andò a
pescare nellʼarchivio lʼincartamento del nominato Hilaire Castillo.
Ne ricavò una confusa noticina, redatta con la sua scrittura
illeggibile, poi diede ordine che fosse diramata senza indugio per
tutti i Commissariati cittadini e forensi, nonchè nei capoluoghi dei
Dipartimenti.
Allora si trasse un altro stecco dal taschino, incominciò a
rosicchiarlo piano piano, e concluse:
—«Après tout il a bien raison, ce Castillo du diable! Grâce à la
profession de fantôme quʼil exerce, il nʼa personne qui lʼembête, même
pas le Chef de la Sûreté!»
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Occorsero parecchi giorni di laboriose ricerche, al termine delle quali
M.ͬ Ardouin potè avvertire il Ministro che una traccia dello scomparso
Castillo era finalmente ritrovata e poche ore gli abbisognavano ancora
per sottomettere ad un esame rigoroso le informazioni ricevute. Nel
medesimo tempo si fece consegnare da Mimi Bluette le fotografie chʼella
possedeva dello scomparso, e le diede appuntamento per il pomeriggio
nel gabinetto del Ministro dʼAgricoltura.
Puntuale come un funzionario, allʼora prestabilita M.ͬ Ardouin
comparve. Un risolino di compiacenza gli orlava la bocca sardonica, ed
il suo primo inchino fu per la bella donna, il secondo per il Ministro.
Poi si tolse i guanti e cominciò:
—M.ͬ Hilaire Castillo jouit dʼune santé parfaite. Il est en ce moment
en route pour lʼintérieur de lʼAlgérie, après avoir fait la traversée
sur un paquebot des Messageries Maritimes.
Mimi Bluette lo guardava con due vasti e fermi occhi da ipnotizzata;
ma non trovò respiro che bastasse per rivolgergli una parola. E M.ͬ
Ardouin riprese:
—Hier, Monsieur le Ministre, jʼallais vous déclarer mon impuissance à
retrouver cet homme, lorsquʼune idée soudaine a jailli de mon cerveau.
Cette idée me vint au souvenir dʼun fameux Norvégien, disparu dans
des circonstances à peu près analogues, il y a une dizaine dʼannées.
La Police eut beau le rechercher aux quatre vents de la terre: ce fut
toujours en vain. Il demeurait insaisissable. Certain jour un gros
scandale éclata à la Légion Etrangère. Il sʼensuivit une enquête,
que le Garde des Sceaux eut la bonne grâce de me confier. Bref: je
découvris mon homme sous la tunique bleue du légionnaire, portant
les galons de sergent et décoré de plusieurs médailles. Cʼétait,
entre nous, un homme très cultivé, très aventureux, et pas du tout
malhonnête; car la Légion est une pépinière où vous trouvez des
galériens et des idéalistes, des princes et des rôdeurs, pêle–mêle.
—Jʼai toujours été plutôt sceptique au sujet de ces légendes, mon cher
Monsieur Ardouin!...
—Cʼest la pure vérité, Monsieur le Ministre. Et, ce qui est indéniable,
cʼest que là–bas ils deviennent tous des héros. Ces hommes, qui
sʼengagent le plus souvent sous un nom dʼemprunt, ces hommes qui nʼont
plus de patrie ni dʼétat civil bien défini, sont des soldats superbes,
et vous y trouvez des gens qui se feraient tuer dix fois plutôt que de
vous avouer leur véritable nom de famille. Mais enfin, peu importe.
Cʼétait pour vous dire que lʼhistoire du Norvégien a tout à coup
ouvert une éclaircie dans mon esprit. Puisque nulle part on ne pouvait
découvrir trace de son passage, et puisque les hommes ne disparaissent
pas comme les brouillards, pourquoi, me suis–je dit, nʼaurait–il
pas signé un engagement à la Légion Etrangère? Sans perdre de temps
je me rends sur place, et, au troisième Bureau dʼenrôlement, celui
de Belleville, je constate que le 17 Mai, à 9 h. du matin, un nommé
Laire...
—Cʼest lui! cʼest lui!...—si mise a gridare Bluette, che un invincibile
tremito scuoteva per tutta la persona.
—Oui, Madame. Sur ce point, je nʼai plus le moindre doute. Cʼétait bel
et bien la personne qui vous intéresse. Il sʼest engagé sous le nom de
Laire, sujet galicien, âgé de 39 ans, ne possédant aucun papier... Il a
signé pour cinq ans et a voulu partir le jour même...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
«Sidi–bel–Abbès, 1.ͤ ͬ Régiment Etranger...»
La strada cantava. Parigi era per lei nuovamente la città maravigliosa
del suo regno. Le rifluiva gioia ed ilarità, musica e profumo dal
rumore della vita.