Una scaramuccia coniugale.
Uno scrupolo molto naturale aveva trattenuto Eugenio Bardelli da
metter la Varedo a parte dei dissapori che covavano nella sua
famiglia. Ma quand'egli seppe ch'ella n'era già stata informata da sua
madre, la ragione del suo silenzio cessò, ed egli ebbe anzi un motivo
di più per spesseggiare e prolungar le sue visite in casa Varedo. Ah,
quei dissensi domestici erano una gran pena per lui, ch'era nato per
viver nella pace e nella concordia. La sua mamma, poveretta, aveva una
predilezione per Paolo, e diceva che i fratelli non lo stimavano
secondo i suoi meriti, perchè ne avevano invidia. Eh, sicuro che
dell'ingegno Paolo ne aveva a bizzeffe, ma voglia o non voglia aveva
anche fatto un mucchio di corbellerie e quella del matrimonio non era
stata la minore. E si capiva, che Girolamo, il quale lavorava per gli
altri da mattina a sera, non fosse disposto a lasciarsi smunger di
più. Non era mica un Creso, Girolamo, e se non fosse stato così
economo per sè avrebbe durato una bella fatica a tener in piedi la
baracca. Di questo la mamma non si capacitava, ed ella che accusava
tutti quanti di esser ingiusti con Paolo non s'accorgeva poi che era
ingiusta con Girolamo, l'unico, pur troppo, de' suoi figliuoli che
avesse ormai una posizione assicurata. Bisognava conoscerlo a fondo
Girolamo per apprezzarlo. Non era espansivo, non aveva una gran
parlantina; ma che caratterone, e sotto la ruvida scorza che
delicatezza di sentimenti! Che prontezza ai sacrifizi! Due, tre volte,
anche recentemente, aveva rinunciato a sposarsi per non far dispiacere
a sua madre che s'era fitta in capo di volerlo scapolo... mentre poi
era stata così sollecita ad accettar per nuora la moglie di Paolo!...
Sul punto del calice forse Girolamo aveva torto;... quando non si è
ricchi, non si può concedersi il lusso di tener gli oggetti d'arte ad
ammuffire nella cassaforte, e dal momento che si presentava una buona
occasione di vendita sarebbe stato bene non lasciarsela scappare... E
la sua opinione in proposito Eugenio l'aveva detta; ma non si sentiva
d'insistere... perchè un diritto, un vero diritto egli non credeva
d'averlo, ed era convinto che la loro quota dell'eredità paterna tanto
lui quanto Paolo l'avevano avuta ad esuberanza, e che nell'ipotesi
d'una resa di conti Girolamo sarebbe apparso creditore e non
debitore....
Eugenio Bardelli non era conciso, e a Diana che aveva sempre in cuore
la bimba accadeva talvolta di distrarsi mentr'egli parlava. Allora
egli si profondeva in mille scuse: e ch'era indiscreto, e che la
signora Diana aveva anche troppa pazienza, e ch'egli non avrebbe
dovuto abusarne... Gli è che ell'era l'unica persona al mondo in cui
egli avesse una confidenza assoluta e il suo unico sollievo era quello
di sfogarsi con lei.
Indi i suoi occhi si empivano di lacrime, e Diana, quasi a scusarsi
dei segni di stanchezza di poco prima, lo animava a riprender il suo
discorso, lo confortava con parole amorevoli, sinceramente
commiserando questo giovine così ricco d'ingegno e di dottrina, e pur
destinato a non riuscir nella vita per eccesso di buona fede, per
mancanza di tatto, d'energia, di coraggio.
In fin dei conti, Diana Varedo ed Eugenio Bardelli erano due
disgraziati che si consolavano a vicenda. Perchè anch'ella, da quando
l'erano sopraggiunte le inquietudini per Bebè, anch'ella si sentiva
infelice. Lontana dalla madre, lontana quasi sempre da suo marito, e
più sgomenta che lieta di ciò che l'avvenire preparava ad Alberto,
aliena del pari dal mondo politico e dal mondo elegante, decisa ormai
a non cedere alle lusinghe tentatrici dell'arte, ella passava le ore a
fissar il volto pallido della sua piccina, a combattere i terrori che
l'assalivano di tratto in tratto con incredibil veemenza, lasciandola
affranta, spossata come dopo una malattia. Visite ne riceveva poche e
ne restituiva pochissime; alle sedute a cui la s'invitava quale
patronessa di qualche scuola e di qualche Istituto pio cercava di
restare il meno possibile; a passeggio non andava che con Bebè, e per
condur fuori Bebè occorreva il cielo sereno, la temperatura mite, e il
barometro sopra il variabile. Così ell'era quasi sempre sola, e le due
apparizioni regolari di Bardelli, alla mattina e alla sera, erano
divenute una consuetudine della sua giornata. E poi, agli occhi di
Diana, egli aveva il gran merito di esser desiderato da Bebè. Nelle
sue bizze infantili, in mezzo alle sue lacrimette, fattesi, ohimè,
tanto frequenti, la bimba lo chiamava, lo invocava:--_Elli! Elli!_ E
alla vista di lui ella si rasserenava, e gli tendeva l'esili braccia,
e voleva ch'egli la portasse sulle spalle in giro per la stanza. Aveva
dimenticato Bardelli per la signora Daria, la signora Daria per Miss
Olivia, e ora tornava agli antichi amori, e a Bardelli più che alla
stessa sua mamma serbava i rari sorrisi.
Ai primi di giugno l'onorevole fece una scappata a Torino. Veniva per
veder la famiglia, ma aveva i minuti contati; arrivato il giovedì,
doveva senza fallo ripartir la domenica per esser alla Camera fin
dagl'inizi della battaglia decisiva, finale, che il Ministero, vissuto
oltre all'aspettazione a forza d'espedienti e d'intrighi, era pur
costretto ad accettare sul bilancio d'assestamento. Già i vari gruppi
degli oppositori erano d'accordo, già le parti erano distribuite, già
si sapeva che col pretesto del bilancio si sarebbe attaccata tutta la
politica del Gabinetto, tutta la sua opera nefasta di tre anni... tre
lunghi anni di sgoverno e di corruzione... Questa, s'intende, era
l'antifona degli avversari. Dell'esito non si dubitava; secondo i
calcoli più scrupolosi, la mozione di sfiducia avrebbe ottenuto cento
voti di maggioranza. Dunque la caduta del Ministero era sicura, nè si
vedeva chi altri, da San Giustino in fuori, potesse raccoglierne
l'eredità.
Ora San Giustino Ministro voleva dire Alberto Varedo sottosegretario
di Stato. Questi poi, come a guadagnarsi le spalline, era inscritto
fra gli oratori nella prossima discussione, e ruminava un discorso
destinato a consolidar la sua fama d'oratore dotto e facondo.
Tornando a casa alla vigilia di sì gravi avvenimenti, Varedo avrebbe
avuto bisogno di trovar in sua moglie, se non la partecipazione
entusiasta dei primi tempi, almeno l'attenzione paziente e benevola
che per un pezzo ell'avea continuato a concedergli. Ma Diana non aveva
occhi nè orecchi per cosa alcuna che non si riferisse alla bimba, e
anzichè appassionarsi ai sogni di grandezza e di gloria che Alberto le
faceva balenare dinanzi, mal dissimulava la sua crescente antipatia
per la politica che toglie gli uomini alla famiglia, all'arte e agli
studi.
Per colmo di disgrazia, il sabato di quella settimana Bebè ebbe una
delle sue febbriciattole, e sebbene l'accesso non durasse che poche
ore i nervi già agitati di Diana n'ebbero una scossa violenta che fece
scoppiare la sua sorda irritazione.
--Spero bene che non ti sognerai di partire--ella disse ad Alberto.
--Cara mia, lo sai che devo partire.
--Devi?... Anche se tua figlia sta male?
--La bimba ha avuto una delle sue piccole febbri... pur troppo non si
rimette ancora com'io vorrei... ma non c'è nulla di nuovo.... nulla
che renda necessaria la mia presenza...
--Sarà sempre più necessaria qui che a Roma--ribattè Diana in tuono
provocante.
Varedo si sforzò di esser calmo.--Mi sono impegnato ad essere a Roma
lunedì mattina, e io non vengo meno a' miei impegni.
Diana scattò.--Me l'immaginavo... È il dovere... Quel famoso dovere
che voi altri uomini fate consistere in ciò che v'accomoda...
--Diana!--interruppe Alberto severamente.--Non t'ho mai sentita
parlare così.
--Tacevo--ella disse cedendo a quello spinto di rivolta ch'è forse nel
cuore di ogni donna;--tacevo, soffrivo in silenzio... Ma giunge il
momento che il vaso trabocca... Il dovere!... Prima di tutto convien
vedere qual sia, e allora, quando si è certi di non prenderlo in
iscambio per qualche cosa di molto diverso, allora sì ch'è lecito
invocarlo... Ne ho la religione anch'io, non dubitarne, e se m'è
accaduto di non esservi fedele, non ho avuto più pace.
Le parve di scorger l'ombra di un sospetto sulla fronte di suo marito,
e riprese ironica:--Oh non aver paura... Non è quello che credi... Non
ci son di questi pericoli nè per te nè per me... Noi viviamo fuori
della vita... Non siamo della pasta di mio zio Gustavo, noi; siamo
gente seria.... Ma le infrazioni al dovere sono di tante specie!... E
se ho potuto trascurare un giorno, un ora la mia figliuola per correr
dietro a qualche ubbìa, ah, te lo giuro, mi son procurata uno di quei
rimorsi che bastano ad avvelenar l'esistenza... Perchè questo è il
dovere; quando si ha una creatura innocente che non ci ha domandato di
nascere, il dovere è di metterla in cima dei propri pensieri; quando
si ha una famiglia che ci siamo fatta spontaneamente, usando del
nostro libero arbitrio, il dovere è di occuparcene, di non
sacrificarla alle nostre ambizioni, alle nostre vanità.
Varedo era esterrefatto. La ribellione di sua moglie lo coglieva di
sorpresa. Ch'ella non s'accalorasse pe' suoi successi parlamentari,
che non rallegrasse di vederlo vicino al potere; di questo Alberto
s'era accorto, e pazienza!... Ma che ella lo investisse fieramente
come un marito e un padre snaturato perch'egli non chiudeva il suo
orizzonte entro quattro pareti, perchè non consentiva a rimpicciolire
in tal guisa l'ufficio dell'uomo nel mondo, ecco ciò che lo faceva
cader dalle nuvole e gli paralizzava la lingua.
Ed egli si contentò di posar la mano sulla spalla di Diana e di
dirle:--Tu sragioni oggi... Sei più ammalata di Bebè.
--Magari!--ella replicò con esaltazione crescente.--Magari fossi
ammalata! Magari morissi! Che liberazione sarebbe per te se morissimo
tutt'e due insieme, la bimba ed io!... Hai commesso un grande sbaglio
sposandomi, povero Alberto!... E così si correggerebbe tutto...
Adesso, rapida, succedeva in lei la reazione, e la sua voce, e il suo
accento si raddolcivano, e i suoi occhi si gonfiavano di lacrime.
--Parlo senza rancore... Tu staresti meglio solo.... Ma son discorsi
vani... Non muoio io, no, pur troppo... E voglia Iddio ch'io non sia
invece destinata!...
Non finì la frase, rabbrividendo. Si nascose la faccia tra le palme, e
balbettò:--Oh Alberto, ho paura... Ho dei tristi presentimenti...
Faccio sogni orribili... Oh la nostra bimba... il nostro caro
angioletto...
E lasciando cader la testa sul petto, ruppe in singhiozzi.
Ad Alberto corse un freddo per l'ossa. Benchè egli vedesse Bebè così
lenta a riaversi dopo la sua malattia di Roma, non gli era mai venuta
l'idea di perderla, e benchè in mezzo a tante cure e preoccupazioni
egli non avesse avuto agio di coltivare il sentimento della paternità,
ora, per la prima volta forse, alle frasi sconnesse di Diana, egli
comprese per quali intime fibre i figliuoli siano legati alla nostra
esistenza.
--Oh Diana!--egli esclamò.--Non pensarle nemmeno queste cose. Bebè non
è in pericolo. Il dottore non lo ha mai detto.
Ella piangeva, piangeva senza rispondere.
Ma in seguito all'insistenza di suo marito, ella accennò negativamente
col capo.
--Dunque non l'ha detto? Proprio?
--No, no... I medici pesano le loro parole... sopra tutto con le
mamme.
--L'ha detto a qualchedun altro, che tu sappia?... A Bardelli forse?
--No... no... Non credo.
--Ebbene, perchè vuoi essere pessimista?... Su, su, coraggio.
Diana alzò le pupille al cielo con una muta preghiera. Indi guardò
Alberto come dubbiosa se dovesse chiedergli scusa pel suo linguaggio
intemperante di prima. Egli, magnanimo, le risparmiò l'umiliazione e
le tese la mano in atto d'uomo che perdona.
A lei sovvenne ch'egli nulla aveva concesso.--Parti?--gli domandò.
La fisonomia di lui si rifece scura.--Sfido io!
Le loro dita, che s'erano intrecciate, si sciolsero.
Giraldi visitò quella sera stessa la madre e la figliuola. A Bebè non
s'era rinnovata la febbre; ella stava come il solito.
Messo alle strette, il dottore dichiarò che nello stato presente della
bimba egli non trovava nulla d'allarmante, che spesso le infezioni
malariche sono ostinate e occorrono mesi e mesi e estirparle.
Confidava, in estate, nella montagna; intanto non sapeva suggerire che
una cura igienica non disgiunta da molti riguardi; perchè questo egli
non poteva dissimulare, che un organismo indebolito era sempre più
esposto alle insidie ed era meno resistente di un organismo robusto...
In quanto alla signora Diana, ella non aveva alcuna malattia; aveva
solo un'eccitazione nervosa che si sarebbe calmata da sè. Prescriveva
intanto piccole dosi di bromuro.
Varedo volle dar un nuovo saggio della sua equanimità.
--Sia giudice lei, Giraldi. Di fronte a ragioni gravi, imperiose che
mi chiamano, a Roma, ne vede di più imperiose, di più gravi che mi
vietino di partire?
Un sorriso doloroso sfiorò il labbro di Diana.
A un quesito posto così, Giraldi da quella persona accorta ch'egli
era, non poteva rispondere che in un modo. Quando, nelle famiglie de'
suoi clienti, lo si voleva arbitro in qualche questione, egli, se non
gli veniva fatto di cavarsela con una frase ambigua, si metteva dalla
parte del più forte, non per viltà, non per secondi fini, ma per amore
del quieto vivere, ma per abborrimento dalle discussioni lunghe.
--Ah no, professore--egli disse--non è il caso ch'ell'abbia da
trascurare i suoi doveri civici. _Salus publica suprema lex._ Siamo al
gran cimento, e guai se i capi non conducono le loro schiere al
fuoco... Perchè lei, onorevole Varedo, è ormai uno dei capi... È
inutile schermirsi, quest'è la verità... Una bella soddisfazione,
signora Diana, aver un marito a cui tutti tengono gli occhi addosso
come a un luminare del Parlamento... Sicuro che c'è il rovescio della
medaglia: le frequenti assenze, le molte occupazioni.... Ma come si
fa?... Non c'è rosa senza spine.
Di lì a poco Giraldi e Varedo uscirono insieme discorrendo di
politica.
A un certo punto, côlto da uno scrupolo, l'onorevole riprese:--Dunque,
dottore, per Bebè, mi rassicura?
Quantunque non ci fosse nessuno, Giraldi abbassò la voce.
--Senta, non vorrei esser frainteso... Oggi pericolo non ne vedo...
Non vedo niente che mi autorizzi a mettere il veto alla sua partenza
per Roma ov'ella non va per un capriccio, ma perchè deve andare...
Inoltre, se mettessi il veto oggi, converrebbe che lo mettessi domani,
e doman l'altro, e chi sa per quanto ancora... La bambina è gracile,
pur troppo, ha avuto una scossa forte, non si può aspettarsi che
rifiorisca in pochi giorni.... Siamo, direi così, in un periodo di
equilibrio instabile dal quale, spero, usciremo col tempo e con la
pazienza.
Varedo tentennò la testa.--Mi dispiace di lasciar Diana sola...
nell'agitazione in cui è... Se potesse esser qui mia suocera...
Il dottore esclamò:--Bravo! M'ha levato le parole di bocca. Perchè la
signora Inverigo non potrebbe venir a passare un mesetto con la
figliuola?
--Gli è che Diana preferirebbe d'aver la compagnia di sua madre in
montagna, nel luglio o nell'agosto....
--Per la signora Valeria non si tratterebbe che d'anticipare di
qualche settimana.
--Questo è appunto il difficile; ch'ella s'induca a una troppo lunga
assenza da casa sua... A ogni modo, ben pensandoci, potrei scriverle
io di mia iniziativa.
Confortato dall'approvazione di Giraldi, Alberto Varedo si appigliò a
questo partito che conciliava le sue sollecitudini domestiche col suo
desiderio di stare a Roma una ventina di giorni senza esser
disturbato.