XVI.

Fra i crucci propri e gli altrui.

Anche il dottor Giraldi trovò Bebè molto pallida e dimagrita e gli

parve strano che poche febbri fossero bastate a portare un tale

deperimento. Pur non volle far tristi pronostici; lodò Diana di aver

affrettato la partenza da Roma, mostrò di confidare negli effetti del

cambiamento d'aria, in estate poi alcune settimane passate in montagna

o in riva al mare avrebbero compiuta la guarigione.

Diana non si dava pace.--Ah, perchè, perchè siamo andati a Roma?

--Via, non si crucci--diceva il dottore.--Roma è una città sanissima.

--Sì, ma se non ci si andava, Bebè non prendeva le febbri.

--Chi lo assicura?... Un'infezione si può prender da per tutto...

Basta una mala disposizione del momento... Vedrà che ci tornerà a

Roma, che ci si troverà bene con la bambina... quando suo marito sarà

ministro... o giù di lì.

Ormai nessuno più dubitava della rapida carriera politica di Alberto

Varedo.

Ma Diana si stringeva nelle spalle. Ben altro ella pensava. Quando,

come, Bebè aveva assorbito il veleno ch'ella non riusciva ancora a

eliminare dal sangue? Era stato quel giorno, al Pincio, allorchè,

sparito il sole, la temperatura s'era abbassata d'improvviso? O il

germe fatale era già penetrato prima nell'organismo, al Colosseo, al

Palatino, al Foro Romano, in una di quelle passeggiate artistiche ove

Diana aveva l'imprudenza di portar seco la bimba; in una di quelle

lunghe soste presso al cavalletto di Miss Olivia che deponeva i

pennelli per lanciare i suoi paradossi, mentre Bebè era lasciata

all'Irene?

Così alle angustie per lo stato della figliuola, si mesceva nell'animo

di Diana il rimorso della propria trascuratezza, si mesceva un po' di

malanimo verso Miss Harrison, pur tanto servizievole e buona, che le

aveva empito il capo delle sue fisime e aveva svegliato in lei rivolte

sopite e ambizioni latenti.

Non che Bebè peggiorasse; anzi, sulle prime, era parso che il ritorno

a Torino avesse giovato al suo umore. Andava volentieri la mattina al

Valentino, faceva oneste accoglienze a Bardelli, e poichè i baffi

cominciavano a spuntargli adesso, a ventisett'anni, ella, ammirata

della novità, si divertiva a tirarglieli. Ma non ricuperava

l'appetito, non rimetteva nè sangue, nè muscoli; era sempre

trasparente come un alabastro, esile come un giunco. Di tratto in

tratto, verso sera, il suo visino pallido s'imperlava di sudore, un

brivido passeggero le correva per le membra, seguito da una grande

stanchezza, da un sonno pesante che, anzichè ristorarla, la lasciava

più abbattuta di prima. Giraldi che veniva spesso a vederla in

quell'ora, diceva ch'era un resto di febbre malarica da vincersi col

tempo e colla pazienza senza abusar dei rimedi.

Varedo si trattenne a Torino, occupatissimo, per oltre quindici

giorni. L'Università, già sua cura assidua e sollecita, non gli dava

molestia, tanto più che duravano ancora le vacanze di Pasqua; ma aveva

da sbrigare una corrispondenza voluminosa, da assistere a un'infinità

di sedute, da ricevere, sia pur licenziandoli con buone parole, un

nugolo di seccatori, che, subodorando in lui il futuro sottosegretario

di Stato, provavano il bisogno di metterlo a parte delle loro idee e

di manifestargli i loro desideri.

Appena qualche ora di notte egli poteva consacrare a quel secondo

volume della sua opera sul _Dovere_, ch'era di ben maggiore difficoltà

e maggior importanza del primo. Imperocchè, appunto in questo secondo

volume, conveniva integrare con un lavoro di ricostruzione il lavoro

critico precedente, e i giudici arcigni aspettavano al varco l'autore,

presentendo, non forse a torto, che l'originalità non fosse in lui

pari all'erudizione.

E anch'egli aveva i suoi scoramenti, i suoi dubbi, anch'egli si

crucciava per questo libro, che gli editori chiedevano con insistenza

e che non gli usciva di getto. Certo erano i continui sopraccapi della

vita pubblica che gli offuscavano la limpidezza del pensiero

scientifico, ed egli principiava a domandare a sè stesso se le due

cose potessero andare di conserva, e se l'uomo politico non recasse

danno allo studioso. Ma egli sentiva ormai che, messo alle strette,

avrebbe accondisceso a rinunziar piuttosto alla scienza che alla

politica; anzi quando più sfiduciato egli lasciava cader la penna

sulle pagine del suo libro, si confortava dicendo ch'era nato per

l'azione, e che solo in questo campo avrebbe potuto applicar le sue

idee e svolgere ampiamente le sue facoltà. Le grandi ambizioni sono

come i grandi incendi; si alimentano di ciò che dovrebbe soffocarle.

Coricandosi verso l'alba, Varedo trovava spesso sua moglie svegliata,

con l'orecchio intento al respiro di Bebè.

--Dio mio! Come vai a letto tardi!--ella esclamava.--Troppo, troppo

lavori.

Poi parlava della bimba che la teneva sempre con l'animo sospeso. O

aveva chiesto da bere due volte, o s'era lamentata nel sonno, o aveva

una temperatura più alta della normale.

--Quel benedetto termometro!--borbottava Varedo.--Bisognerebbe

sequestrarlo e sequestrarti, per un paio di mesi, anche la bambina,

che guarirebbe più presto se non si fosse eternamente lì a

palpeggiarla, a guardarla, a contarle le pulsazioni.

Diana sbarrava gli occhi inorridita, ma non aveva il coraggio

d'iniziar discussioni con suo marito, a quell'ora, mentr'egli era così

stanco e aveva tanta necessità di riposo. Ed egli, spogliatosi in

fretta, si cacciava sotto le coperte, e vinto dalla fatica si

addormentava nel letto gelido, senza baci, senza carezze. La mattina,

per solito, ella era in piedi prima di lui, e fino all'ora di desinare

lo vedeva appena qualche minuto, di volo, perchè s'egli non era fuori

di casa (e la colazione la faceva sempre fuori) era chiuso nel suo

studio, a scrivere, o a dare udienza.

--Papà _citto_--diceva Bebè, portandosi il dito alla bocca, quando

passava accanto all'uscio dello studio. Diana non la sgridava più per

quel suo intercalare, non la sgridava più per nessuna ragione. Ogni

lacrima che colava sulle guance smunte della piccina era come una

goccia d'olio bollente che cadesse sul cuore della madre.

Intanto la Camera stava per riaprirsi, i telegrammi all'onorevole

fioccavano, e Varedo si preparava a rimettersi in viaggio.

Bench'egli stesse così poco con lei, ora Diana si sgomentava di questa

partenza. Non avrebbe egli potuto aspettar qualche giorno fin che

l'avesse vista più tranquilla sul conto di Bebè? Non aveva pietà della

sua solitudine?

Ma ella non voleva infastidirlo con le sue querimonie; se certe cose

egli non le capiva da sè, perchè umiliarsi a ripetergliele? Oh, ella

sapeva bene ciò che Alberto avrebbe risposto. Ch'era per lui un dovere

imprescindibile d'essere a Roma, che Bebè non aveva nulla di grave,

che, al bisogno, un telegramma si manda presto, che, durante la sua

assenza, dipendeva da lei il non esser sola pur che avesse

approfittato delle relazioni, già numerose, che aveva a Torino e che,

dal prefetto in giù, sarebbero state pronte a mettersi a sua

disposizione. E in ogni caso, non c'era sempre quel buon diavolo di

Bardelli, nato a posta per far servigi?

Povero Bardelli! Sicuro che c'era, pieno del solito zelo, della solita

abnegazione; pieno di fede nelle promesse di Varedo che non si

adempivano mai.

Al fiasco di Bologna s'era rassegnato; gli bastava aver l'eleggibilità

per valersene in un altro concorso che si sarebbe aperto presto a

Palermo, e nel quale l'onorevole l'aveva assicurato del suo appoggio.

--È lontano Palermo, pur troppo--egli sospirava--e sarà per me un gran

dispiacere lo staccarmi dalla mia famiglia, lo staccarmi da loro...

Ma, chi sa, potrò forse indurre la mamma a venir meco laggiù... e, in

quanto a loro... ah non ci voglio pensare.

All'idea che, in qualunque evento, gli sarebbe toccato separarsi dai

Varedo, Eugenio Bardelli sentiva spuntare le lacrime agli occhi... Non

veder più la signora Diana, non veder più Bebè!...

Diana lo confortava.--Ci vedremo, non abbia paura... Verrà a trovarci,

tanto se rimanessimo a Torino, quanto se fossimo a Roma. A Torino avrà

almeno i fratelli; a Roma ci potrà fare qualche capatina, non

foss'altro che per parlare coi signori del Ministero... So che tutti

hanno bisogno di farle di tratto in tratto quelle scale dei Ministeri.

Bardelli scoteva la testa sfiduciato.--Eh, non sarebbe la stessa cosa.

Inoltre, s'egli avesse ottenuto la cattedra e sua madre si fosse

decisa ad accompagnarlo, egli presentiva che non si sarebbe più mosso,

anche per non lasciar sola la buona vecchietta che non aspettava i

sessant'anni, e negli ultimi mesi era assai deperita...--Ma!... In

quell'età lì bisognerebbe non aver mai ragioni d'inquietudine.

E co' suoi monosillabi, con le sue frasi sibilline Bardelli lasciava

intendere che le faccende di casa sua non procedevano come una volta.

Ma non si spiegava chiaro, e Diana, sempre preoccupata della salute di

Bebè, non insisteva per aver maggiori particolari.

Li ebbe invece, senza chiederli, dalla Bardelli che il giorno dopo la

partenza dell'onorevole si sentì in dovere di farle una visitina e di

tenerle un'oretta di compagnia... se non recava disturbo, s'intende.

Messa sull'avviso dalle parole del figliuolo, Diana s'accorse subito

che la signora Marianna era realmente invecchiata, meno ritta della

persona, meno agile nei movimenti, più magra, più pallida. E anche la

penna del cappellino era scomparsa, e tutto il vestito era più

semplice, più consentaneo all'età; solo che la stoffa un po' logora e

i manichini sfilacciati tradivano un'insolita incuria o un incipiente

disagio.

Diana che la credeva addolorata per l'insuccesso del suo Eugenio a

Bologna non tardò ad avvedersi che questo era il minore de' suoi

crucci.

--Ha ottenuto l'eleggibilità--disse la signora Marianna--e riuscirà

un'altra volta... Non gli mancano i Santi protettori a lui--ella

soggiunse mostrando la sua fede robusta che resisteva alle successive

delusioni.--Sono gli altri due figliuoli che mi danno pensiero...

Ed ella raccontò come fra Girolamo e Paolo non ci fosse buon sangue da

un pezzo, e come ora, pur troppo, fossero in lotta aperta. Paolo, già

la signora Varedo lo sapeva, s'era sposato con quella modella, e

questo aveva fatto montar sulle furie il fratello primogenito che non

aveva nemmeno voluto conoscere la cognata... Oh Dio, non era stato un

bel matrimonio, quello di Paolo... ma quando ci son _delle

conseguenze_, che via di uscita c'è?... Il dovere è il dovere, e

Girolamo aveva torto a non persuadersene... Il peggio era che la

fortuna seguitava ad accanirsi contro il povero Paolo, un artista di

tanto valore!... Il pubblico non lo capiva, le commissioni non

venivano... e intanto... bisognava ben vivere con la moglie e un

bambino... bisognava pagar la pigione dello studio, e la creta e il

marmo per lavorare... Girolamo, così generoso con la sua mamma e con

Eugenio, quando si trattava di Paolo, diventava un basilisco,

protestava di non voler più spendere un soldo.

--E ha torto, ha torto marcio--continuava la signora Marianna che

prendeva l'imbeccata dal suo beniamino--perchè, come dice Paolo,

quello che c'è in bottega non è mica tutto di Girolamo, e la divisione

dell'eredità paterna non è mai stata fatta... Se Girolamo non vuol più

aver rapporti con suo fratello Paolo gli renda i conti e gli dia la

sua parte.... Oh sì, Girolamo, a toccargli questo tasto, va in

furia... Sicuro, li renderà i conti, mostrerà che Paolo ha avuto due o

tre volte tanto quello che gli compete... ma, per maggior garanzia,

esige che ci sia di mezzo il tribunale... Pensi, signora Varedo, andar

per le mani dei tribunali, esser su tutte le bocche... una famiglia

come la nostra!... Paolo, poveretto, m'aveva incaricato d'una proposta

conciliativa... Non si discorra del resto, ma almeno si venda d'amore

e d'accordo quel famoso calice che rappresenta una bella sommetta e

che non c'è sugo di tener sempre chiuso in una cassa forte... C'è un

Inglese che lo pagherebbe perfino seicento sterline... Via, è giusto

dar un calcio alla fortuna? Le cinquemila lire e più che toccherebbero

a Paolo sarebbero una manna del cielo per lui; gli permetterebbero

d'aspettar le ordinazioni senza domandar la carità a nessuno...

Ebbene, come crederebb'Ella che Girolamo abbia accolto una proposta

così ragionevole? Pareva che gli avessi offerto il disonore. M'ha

minacciato di regalar il calice al Museo, di disseccare il negozio e

di andarsi a stabilire in America... Paolo poi, che non è un

minchione, protesta di non voler cedere alla prepotenza, e dichiara

che farà metter il sequestro su quel calice che Girolamo non ha nessun

diritto di regalare... A questo punto siamo, madama Varedo..., alle

liti, ai sequestri, alla carta bollata... Tra fratelli!

In altri tempi le emozioni della signora Marianna si manifestavano coi

movimenti convulsivi del pennacchio, adesso il pennacchio essendo

scomparso, la buona donna si portò il fazzoletto agli occhi e lasciò

scorrer le sue lacrime.

--E anche Eugenio è in lite?--chiese Diana.

--No, no. Eugenio anzi si dispera di queste discordie... Ma in fondo

egli parteggia per Girolamo... e così non dice una parola per appianar

le cose... E sì ch'egli potrebbe far molto, perchè Girolamo ha un

debole per lui, e gli dà assai più retta che a me... Tutti, tutti sono

ingiusti con Paolo--singhiozzò la signora Marianna;--non capiscono che

i grandi artisti non vanno giudicati alla stregua comune... Devo

aiutarlo io di nascosto, il mio Paolo... Guai se Girolamo sapesse che

mi privo di tutto, che non mi faccio un vestito nuovo, per passare

qualche cosa ogni mese a quella famiglia lì....

E la Bardelli finì il suo sproloquio supplicando la signora Varedo di

esercitar la sua influenza perchè Eugenio, che l'ascoltava come un

oracolo, persuadesse Girolamo a non metter Paolo alla disperazione...

Di Paolo, ancora per tre o quattro giorni, rispondeva lei.

Diana cercò in tutti i modi di schermirsi dall'ingrato ufficio. E

ch'erano affari delicati nei quali l'ingerenza degli estranei faceva

più male che bene, e che lo stesso Eugenio, non parlandogliene ancora,

aveva mostrato di non voler portare in piazza questo dissidio

domestico, e ch'ella, Diana, angustiata com'era per la sua bambina,

non sarebbe stata un'abile negoziatrice. Ma la signora Marianna

insisteva tanto che l'altra si lasciò strappare una vaga promessa. Se

le veniva la palla al balzo, se i discorsi di Eugenio gliene porgevano

il destro, ell'avrebbe parlato.

I coniugi Varedo · 第 31 / 44 题