XIV.

.... e finisce peggio.

Nel pomeriggio, la bimba si mansuefece alquanto, e potè figurare con

onore davanti ai Feana, venuti a portare i loro auguri e a ringraziar

Diana dell'invito a pranzo. Venivano _in pompa magna_, marito, moglie

e cognata _sofferente_, e oltre agli auguri, portavano fiori in

quantità acquistati dallo stesso signor Giacinto in Piazza di Spagna.

Ma la dimostrazione più lusinghiera era quella di aver uniformato il

vestito all'esigenze della lieta solennità. Non solo il Feana aveva

levato dal soprabito il velo ch'era documento del suo mite cordoglio;

non solo la signora Amalia indossava un vestito con sbuffi rossi alle

maniche e tre falde di gale; ma persino _la sofferente_ rompeva il

rigore delle sue gramaglie vedovili con una _blouse_ di color cenere

chiaro che la faceva parere ancor più grassa del solito e dava maggior

risalto alle sue mobili rotondità.

La sorella e il cognato, vedendola ansare, manifestavano ciascuno a

modo suo, la loro amorosa sollecitudine.

--Ecco,--diceva, con un po' di rabbietta repressa, la signora

Amalia,--ecco, non mi hai voluto ascoltare. Ti predicavo d'andare

adagio per le scale.

Ma il signor Giacinto, tutto latte e miele, posava una mano sulla

spalla della diletta congiunta.--Sta tranquilla, cara, non parlare.

--Desidera un bicchier d'acqua?--offerse Diana.

La signora Daria protestò, prima con la mano, poi con la voce.--No,

grazie, signora Varedo, non ho bisogno di nulla.

E rivolgendosi ai Feana soggiunse:--Dio, che casi fate!

Accennò a Bebè di avvicinarsi, l'aiutò ad arrampicarsele sulle

ginocchia, la coperse di baci.

Bebè, cullata in quel mare di gelatina, provava una sensazione

gradevole, ricambiava le carezze, rideva, sprofondava le dita sottili

nelle guance piene, nel collo carnoso della _sofferente_.

Siamo amiche noi, siamo vecchie amiche, non è vero, Bebè?--diceva la

signora.--Come mi chiamo?

--_Signoa Aia_--rispose l'interrogata.

--Cara, cara, cara!

Il signor Giacinto e la signora Amalia discorrevano con Diana del più

e del meno; lui di politica, della Camera, del Ministero,

dell'impiego, del bisogno che il paese aveva d'uomini nuovi, come

sarebbe stato per esempio l'onorevole Varedo; lei della casa, dei

figliuoli, del movimento che c'era a Roma all'avvicinarsi della

Pasqua, della difficoltà di trovar buone persone di servizio,

eccetera, eccetera.

Diana fece girar lo scatolone dei dolci di Torino, e invitò la signora

Amalia a prenderne senza cerimonie per sè e pei figliuoli.

Di lì a un quarto d'ora il signor Giacinto si alzò. Non poteva

trattenersi, pur troppo, in causa della pedanteria dei superiori che

l'avevano già messo in mala vista di Sua Eccellenza, perchè qualche

giorno marinava l'ufficio... Grazie a Dio che Sua Eccellenza aveva i

minuti contati.

Intanto la signora Amalia s'era alzata in piedi pur essa, e la signora

Daria aveva deposto Bebè per terra e pareva accingersi a seguir

l'esempio de' suoi tutori.

--Loro poi non devono aver questa fretta--disse Diana alle due

sorelle.--Non vanno mica all'ufficio, loro...

--Eh, cara signora--replicò la Feana--tre figliuoli maschi son peggio

dell'ufficio.

E soggiunse che aveva il bucato da rattoppare.--Quei ragazzi sciupano

tutto. Proprio mi dispiace, ma devo scendere...

--Resti lei almeno, lei che non ha figliuoli,--insistè Diana verso la

signora Daria, i cui movimenti erano ancora nella fase preparatoria,

come di nave che sta per levar l'áncora.... Passi la giornata qui...

Usciremo più tardi in carrozza con Bebè.

Così fu deciso, dopo una serie di negoziazioni coi coniugi Feana...

Pur che la Daria si coprisse bene. Aveva tanta facilità d'infreddarsi.

--Ma non è vero.... Non mi raffreddo niente più degli altri....

--Se non avessimo giudizio noi!--interpose la signora Amalia in tuono

di protezione.--Basta, ti manderemo uno scialle.

--Degli scialli ne ho io in abbondanza--assicurò Diana.--Non abbia

paura, signora Amalia, usciremo coperte in modo da poter andare in

Siberia.

--E adesso fa un caldo da aprile avanzato--disse la vedova.

--Non è da fidarsene. Ci son tanti sbalzi di temperatura in questa

Roma--notò gravemente il signor Giacinto. Sbirciò l'orologio e

soggiunse con galanteria:--Diamine, diamine.... Da lei signora Varedo,

il tempo vola... Bisogna proprio ch'io dia una capatina in ufficio...

Vieni, Amalia?

--Arrivederci a ora di pranzo.

Libera dall'incubo dei parenti, la signora Daria s'abbandonò a uno dei

suoi soliti sfoghi. Non ne poteva più. Assolutamente non ne poteva

più... Quel voler farla passar per malata era una cosa che le urtava i

nervi fuor di misura.

E per mostrar ch'era sana, e che la sua corpulenza non le inceppava

troppo i movimenti, si mise a giuocar con Bebè. Se la palleggiava

sulle ginocchia, la prendeva sulle spalle, la rincorreva, si

accovacciava per terra con lei. E in verità, benchè soffiasse come un

mantice, e le balene del busto le facessero _crac_, _crac_ e un

rossore intenso le salisse alla faccia, ell'era assai più agile e

svelta che non si sarebbe creduto.

I coniugi Varedo · 第 26 / 44 题