Una festa che principia male....
Alberto Varedo, seduto al tavolino fra due riviste aperte, finiva di
scrivere una lettera:
«... e vi sarò grato se in forma puramente obbiettiva vorrete rilevare
la vacuità e superficialità di quella critica della _Revue des
sciences sociales_, raffrontandola, se così vi pare, all'articolo alto
e sereno comparso intorno al primo volume della mia opera nell'ultimo
numero della _Deutsche Rundschau_. Da un lato tutta la leggerezza e
presunzione francese; dall'altro la coscienziosità e la dottrina
tedesca. Bisogna pur convenire che oggi _Germania docet_.
«Del resto, la mia povera persona è il meno, e voi sapete ch'io non
vado in cerca di panegirici. M'irrita solo il veder disconosciuto dai
nostri vicini d'oltralpe il risveglio scientifico del nostro paese.
«Fraternamente, come sempre,
Vostro
ALBERTO VAREDO».
Il professore piegò il foglio e lo ripose in una busta già pronta,
indirizzata
_All'illustre signor cav. Ugo Soardi-Morini_
Direttore della _Rassegna giuridico-economica_
MILANO
Indi chiuse con dispetto la _Revue_ che lo tartassava, chiuse con
amore la _Rundschau_ che lo portava alle stelle e si accostò alla
finestra.
Ma un suono di passi lo fece voltare.
Era Diana che teneva per mano la bimba.
--Ecco Bebè che viene a darti il buon giorno--disse Diana.
Varedo si chinò sulla piccina, e le stampò un bacio sulla guancia
morbida.--Buondì, Bebè.
Un'occhiata di sua moglie lo avverti ch'egli dimenticava qualcosa ed
egli soggiunse:--A proposito, mille auguri.
--Su, Bebè, non rispondi?--sollecitò Diana che s'era spolmonata fino
allora a insegnar la lezione alla sua figliuola.
--_Azie_, papà.
--Mostragli--continuò la madre--mostragli che cos'hai di bello.
Bebè, alzando le sue manine, additò le buccole che le pendevano dagli
orecchi e ch'erano appunto un regalo del babbo pel suo secondo
anniversario, ricorrente oggi 27 Marzo.
--E chi te le ha date quelle buccole?
--Papà.
--Dunque?
--_Azie_, papà.
--_Azie_, _azie_; non dirà mai _grazie_ questa bricconcella?... E...
senti, Bebè, quanti anni compi oggi?
Bebè aggrottò le ciglia, cercò la risposta negli occhi materni e
finalmente pronunziò schietto:--Due.
--Brava la mia piccina!--esclamò Diana palpeggiando Bebè in uno
slancio d'entusiasmo.--Chi sa che bravure faremo l'anno venturo!...
Oggi intanto la giornata è in onore di Bebè... Andremo stamattina a
spasso a piedi... Andremo più tardi in carrozza... col vestito nuovo
che ha mandato la nonna... E noi che cosa abbiamo mandato alla nonna?
--Baci.
--Non era troppo grande quel vestito?--chiese Varedo.
--Era un po' grande... L'ho fatto ridurre... Ora sta a pennello... Tu
non verrai fuori con noi?
--Io, cara mia--disse Alberto,--uscirò subito dopo la posta e non
tornerò che per pranzo... Ho seduta agli uffici, seduta alla Camera e
si finirà tardi perchè i deputati vorrebbero cominciar le vacanze
sabato sera... Anche il Ministero ha fretta di congedarci, tanto per
guadagnar qualche giorno... Ma ormai è bell'e liquidato, e al
riaprirsi della sessione gli daremo il benservito.
--È più d'un anno che gli cantate il _de profundis_--osservò Diana.
--Sì, ma questa volta son pronto a scommettere che non campa tre
mesi--ribattè Varedo fregandosi le mani con l'aria soddisfatta d'un
deputato italiano che fiuta una crisi.
--Vedremo--disse Diana.--A ogni modo, ti raccomando d'essere a casa
per le sette e mezzo.
--Procurerò... Se no, mettetevi a tavola senza di me.
--Non far questo torto alla regina della festa.
--Oh, la regina della festa, quando ha un pezzo di dolce, è
arcicontenta.
--Abbiamo altri commensali; i Feana e Miss Olivia.
--Dio, quei Feana, che noia!
--Son pieni di premure che bisogna ricambiare.
--Non avrai mica invitato i figliuoli, spero?
--Non ci sarebbe stato nemmen posto a tavola. Pranzano da una zia...
Quieta, Bebè, cosa fai?
Bebè, ch'era seduta sopra alcuni vecchi giornali sparsi sul pavimento,
s'era levata una scarpina e una calza e guardava con grande
ammirazione uno de' suoi piedini nudi. Anzi lo spettacolo pareva aver
per lei una tale attrattiva che quando sua madre volle calzarla di
nuovo ella protestò con tutte le sue forze.
--Per amor del cielo, mandala di là--disse Varedo che non aveva
pazienza pei capricci infantili.
--Ora la porto io... Saluta il papà, Bebè... Buondì, papà, buondì...
Via, Bebè, non esser cattiva il giorno della tua festa.
Ma Bebè non era punto compresa dalla solennità della giornata, e
anzichè salutare il suo babbo strillava disperatamente, agitando le
braccia e le gambe.
Entrò in buon punto la Lisa, la cameriera, con la posta della mattina;
un fascio di lettere e di giornali. Dietro di lei un fattorino con due
pacchi.
--Son per la signora--avvertì la Lisa.--E c'è anche qualche lettera
per lei... Oh, Bebè...
--È pessima--dovette confessar Diana, mortificatissima. E la consegnò
alla cameriera perchè la desse all'Irene.
--Via, via, presto--seguitava a dire il professore, mentre firmava la
ricevuta dei pacchi sul libro del postino.
La bimba ricalcitrante e divincolantesi slanciò dalla soglia lo strale
del Parto.--Papà _citto_.
Da qualche tempo s'era detto a Bebè ch'era ora di finirla con
quest'antifona del _papà citto_, ma ella con la precoce malizia
infantile infrangeva spesso il divieto, e a costo di provocar la
collera della mamma, pronunciava con più gusto la frase incriminata.
--Bebè!--intimò Diana in tono di rimprovero.
Ma la Lisa, da donna prudente, aveva già chiuso l'uscio dietro di sè e
allontanata la piccola ribelle.
Senza mostrar di curarsi delle bizze della figliuola, Varedo diede a
sua moglie un giornale e un paio di lettere, di cui sbirciò la
soprascritta.--Una è della tua mamma--egli disse.--E una di Bardelli.
--Saranno auguri per Bebè.
--Ed è certo di Bardelli anche questo scatolone di dolci che vien da
Torino.
--È di lui sicuramente... Mi pareva impossibile ch'egli dimenticasse
l'anniversario della bimba.
--L'altro pacco poi--riprese il professore,--arriva da Venezia.--Di
chi sarà mai?... Forse te lo spiegherà la tua mamma.
--No--rispose Diana che aveva già scorso rapidamente l'epistola della
signora Valeria e si accingeva a legger quella di Bardelli.--No, la
mamma non accenna all'invio di nessun pacco.
--Pazienza allora... Scioglieremo l'enigma più tardi--soggiunse
Varedo. E cominciò ad aprire la sua corrispondenza. La quale pare non
fosse quel giorno di grande importanza perch'egli aveva già rimesso
nella busta le sei o sette lettere ricevute prima che Diana avesse
finita quella dell'antico assistente di suo marito.
--Per bacco!--esclamò il professore.--Bardelli ti scrive un volume?
--Non un volume, ma quattro pagine fitte.
--Per far gli auguri a Bebè e annunziare l'invio d'una scatola di
dolci?
--L'annunzio dei dolci e gli auguri non occupano che una mezza
facciata. Il resto è per te.
--Per me?... che novità ci sono? È un gran buon diavolo quel Bardelli,
ma è anche un gran seccatore.
Diana passò il foglio a suo marito, e ripigliò:--Sembra che il
concorso di Bologna gli prepari una nuova delusione. Povero Bardelli!
Ha la fortuna contraria, ed è sempre vittima di qualche intrigante,
senza che i suoi amici si affannino troppo ad aiutarlo.--
Varedo fece una spallucciata.--O che pretende?
E di mano in mano che andava innanzi nella lettura, la sua impazienza
cresceva, e i suoi commenti diventavano più acri.--Bardelli è un
imbecille. Si lagna perch'io non son voluto entrare nella Commissione
di concorso, come se entrandoci avessi il mandato imperativo di votare
in suo favore.
--Non questo--interpose Diana.--Conoscendolo a fondo, avresti potuto
illuminare i tuoi colleghi.
--In qual modo?... Ma che idee vi fate di una Commissione di concorso
alle cattedre universitarie? Si giudica sui titoli che sono
presentati; chi ha titoli maggiori riesce.
--E se uno s'è procurato i titoli con un atto di malafede come il tuo
Quinzani?
--Che mio?--protestò Varedo.--Io non ho predilezioni nè pel _mio_
Quinzani, nè pel _tuo_ Bardelli, e se non volli entrare nella
Commissione si è appunto perchè vi son fra i candidati il mio antico e
il mio nuovo assistente.
--E dunque Quinzani rischia di trionfare per merito di una gherminella
indegna,--ribattè Diana.--Perchè hai visto come stanno le cose? Hai
visto che il titolo principale di quel caro signore è un lavoro di cui
Bardelli gli fornì in massima parte i dati e le idee? E ciò dopo aver
promesso che il lavoro sarebbe stato condotto a termine solo nell'anno
venturo, e non avrebbe servito pel concorso di Bologna.
--Ho visto tutto--rispose il professore,--ho visto anche che Bardelli
vorrebbe ch'io mettessi sull'avviso la Commissione. Ma non capisce la
sconvenienza della sua domanda?... Appena uno scolaretto di ginnasio
commetterebbe una goffaggine simile.
--Bardelli sarà goffo--obbiettò Diana--ma è senza dubbio leale e
sincero. E si può giurare che quello ch'egli dice è la verità.
--Tanto peggio per lui. S'è stato un minchione, se invece di lavorare
per sè ha lavorato pel suo competitore, impari ad esser più accorto
per l'avvenire, nè aggiunga allo scorno del probabile fiasco il
ridicolo di questi pettegolezzi e la confessione della sua
dabbenaggine.
--Sicchè--riprese Diana il cui senso della giustizia si ribellava alle
teorie di suo marito,--sicchè i giudici del concorso dovranno ignorare
il plagio inverecondo commesso da Quinzani?
--In primo luogo--disse il professore--non è il caso di plagio. Può
darsi che il Quinzani si sia valso d'idee suggeritegli e di notizie
raccolte da Bardelli, o che per questo? Se di quelle idee, di quelle
notizie Quinzani è riuscito a far un tutto organico, il merito è suo,
e l'accusa non regge. La paternità d'un'idea? Ma un'idea è di tutti e
di nessuno; un'idea è nell'aria; cento uomini possono coglierla a
volo; essa appartiene soltanto a quello fra i cento che sa fecondarla.
E poi Bardelli è padronissimo di rivolgersi alla Commissione; basta
che non si sogni nemmeno ch'io mi ingerisca in questa faccenda.
--Te ne lavi le mani?
--Sfido io. Non entro mai in ciò che non mi tocca.
--I fautori di Quinzani non avranno di questi scrupoli.
--Avrebbero torto a non averne. Ma Quinzani ha più tatto; non sarà
indiscreto co' suoi amici.
--È vero--notò Diana con amarezza.--Egli usa d'altre armi per vincere.
--Oh!--replicò, infastidito, Varedo.--Voi donne parlate per simpatie e
antipatie. Bardelli t'è simpatico, e ha sempre ragione. Quinzani t'è
antipatico, e ha sempre torto. Io sono più equanime. Vedo che hanno
entrambi i loro pregi e i loro difetti, e son ben contento di non aver
da pronunciarmi fra i due.
--Sì, sì,--soggiunse Diana--ma è triste assai che i furbi abbiano
costantemente il sopravvento sui galantuomini, e non è men triste che
non si possa mai far nulla per un uomo il quale si getterebbe nel
fuoco per noi.
Alberto Varedo allargò le braccia.--Bardelli è l'artefice delle sue
disgrazie. Gli manca il senso pratico della vita, e io non sono in
grado di darglielo... Ma con queste chiacchiere il tempo passa, e io
per le dieci sono aspettato.
Diana capì ch'era inutile trattenerlo, ch'era inutile prolungare il
colloquio. Ell'era forzata a riconoscere che in molte cose Alberto
aveva ragione, che Bardelli si rovinava da sè e che gli uffici ch'egli
sollecitava in suo favore non erano facili a compiersi; tuttavia ella
sentiva come la vantata equanimità di suo marito non fosse che una
maschera accomodata sul proprio egoismo. Egli sapeva ben transigere
con la sua rigidezza quando si trattava degli affari suoi, sapeva ben
trovar gli argomenti che servono ad allargar le maglie elastiche del
dovere. Quelli ch'egli ignorava, quelli che avrebbe sempre ignorati
erano gli slanci generosi che ci fanno intuire anche nei nostri
rapporti coi terzi una giustizia superiore alla giustizia
convenzionale del mondo, e c'inspirano i sacrifici, e c'incoraggiano a
sfidare, in nome d'un nobile scopo, le censure dei formalisti.
--Non vuoi vedere che cosa ci sia nel pacco misterioso?--ella chiese
ad Alberto, riprendendo dalle mani di lui la lettera di Bardelli.
--Vediamo pure, ma subito--diss'egli. E franse i suggelli e tagliò col
temperino i lacci che chiudevano il pacco.
Indi apparve, in mezzo al cotone, una bambola coi capelli biondi, col
viso bianco e roseo, con gli occhi ceruli moventisi in atto
sentimentale.
--E ha un meccanismo nella pancia--notò Varedo.--Aspetta.
Premette una molla, e la bambola rispose:--Mamma! Papà!
--Oh, come sarà contenta la bimba!--esclamò Diana. E cercava sempre un
indizio del donatore, quando, sotto il nastro di seta rosa che cingeva
la vita della pupattola, scoprì un cartoncino su cui era scritto in
una calligrafia a lei notissima: _Auguri a Bebè dallo zio Gustavo._
Le pupille di Diana si velarono di lacrime.--Povero zio!--ella
sospirò.--Si ricorda della sua nipotina.
Il professore senza far motto riadagiò la bambola sul suo letto di
cotone. Poi domandò ironicamente:--La sposa non la sposa la sua
vedova?
Egli alludeva all'Adelaide Nocera il cui marito era morto da un mese.
Diana si oscurò in viso.--Credo che la sposerà dopo passato l'anno di
lutto. E sposandola farà il suo dovere, come dite voi altri.
--O piuttosto espierà i suoi peccati--borbottò Alberto Varedo.--Addio,
addio. Arrivederci.
--Per le sett'e mezzo, mi raccomando.
--A meno di casi imprevisti ci sarò... E, a proposito, credo che
porterò anch'io un commensale.
--Chi?
--Il collega Zonnini.... che conosci.
--Ci starà a fatica, e s'annoierà coi Feana.
--Oh in quanto a starci, magro com'è, occupa poco posto; e pel
rimanente non ti confondere. I Feana, per una volta tanto, possono
esser tipi divertenti.
Appena sola, Diana riprese in mano la bambola dello zio Gustavo e
stette in forse se tenerla in serbo per un altr'anno. Era ancora così
piccina, Bebè.
Ma no, no; ella non aveva il diritto di far questo. Sarebbe stata
usare uno sgarbo allo zio.
Di nuovo i suoi occhi s'inumidirono. Ella provava una tenerezza grande
per quello zio, che senza sua colpa, s'era alienato da lei, provava un
desiderio acuto di riveder il suo viso aperto e gioviale, di sentir la
sua voce, di sedergli sulle ginocchia come quand'era fanciulla...
Sicuro che i suoi difetti egli li aveva, sicuro che non era da lodarsi
quella sua relazione con una donna maritata... Ma era buono e
leale.... così premuroso verso la sorella, così tenace ne' suoi
affetti... Ecco, adesso che l'Adelaide era rimasta vedova egli la
sposava. Fortunata Adelaide!... Anche oggi, come circa tre anni
addietro sulla terrazza del Lido, ma con assai minore acrimonia, Diana
pensava a queste donne che traversano la vita col sorriso sul labbro,
infedeli spesso agli amanti, fedeli sempre all'amore, a queste donne
che la morale austera condanna e che pure hanno in sè qualche cosa che
le fa compatire ed assolvere. E la vinceva una curiosità femminile
d'imparare, non certo per usarne, il loro segreto, di penetrare nelle
loro anime, di farsi un'idea esatta dei loro sentimenti, delle loro
gioie, dei loro dolori. Chi sa, un giorno, quando l'Adelaide fosse
diventata la signora Aldini e lo zio Gustavo si fosse riconciliato con
Varedo e con lei, chi sa? Fors'ella avrebbe potuto, a momento
opportuno, tirare in disparte la sua novella zia e dirle:--Spiegami un
po'....
Diana si strinse nelle spalle. Che idee bislacche le frullavano in
capo? E che stava ella ad annaspar nebbia nello studio di suo marito,
mentre all'altro angolo dell'appartamento Bebè (se ne udiva benissimo
la voce) si sgolava a chiamar _mamma, mamma_, e faceva disperare
l'Irene?
In fondo, Bebè non aveva torto. Perchè sua mamma la trascurava nel
giorno della sua festa?
Per calmarla, Diana andò da lei coi dolci e la bambola e parve un
momento che gli umori della bisbetica fanciulla si rasserenassero. Ma
fu un breve intervallo fra due tempeste. Nella persuasione fallace che
la puppattola dovesse amare le chicche, Bebè le fregò sul viso uno dei
cioccolattini che si trovavano nella scatola di Bardelli, e quando la
madre saggia, per evitare maggiori disgrazie, portò via scatola e
bambola, Bebè, offesa nei suoi diritti di proprietaria, si rotolò
rabbiosamente per terra. In seguito di che, la regina della festa fu
messa in castigo fin dopo colazione.