Fiasco.
Con queste dolci speranze, con questi forti propositi, in una bella
mattina di maggio, Diana Varedo, insieme alla bambinaia e a Bebè,
s'avviava alla stazione centrale incontro al marito. _Incipit vita
nova_--le dicevano il cielo azzurro, l'aria tepida, il sole
limpidissimo, l'animazione insolita della gente che pareva bevere a
larghi sorsi la primavera. _Incipit vita nova_--le ripeteva il suo
cuore.
Bebè, pavoneggiandosi in un vestito bianco con due fiocchi color di
rosa sulle spalle, dava segni manifesti di voler scendere in terra, di
voler provare i suoi piccoli passi nelle viottole del giardino di
Piazza Carlo Felice ove altri bimbi correvano e saltellavano; ma la
madre l'ammoniva a esser buona, e riserbar tutte le sue prodezze a
quando avrebbe visto il suo papà.
--Come dirai?
--Pa... pà... Papà.
--Ah che amor di bimba!--esclamò Diana, non potendo trattenersi dal
darle un bacio.--E come sarà contento il babbo!
Ma sotto la tettoia della stazione accadde cosa che scemò alquanto la
soddisfazione della signora Varedo. Poichè Bebè, riconoscendo Bardelli
in un gruppo di signori che chiaccheravano presso alla porta
d'ingresso, si commosse tutta, agitò le braccia, emise alcuni suoni
inarticolati che volevano esser espressione di giubilo e finì col
pronunziar schietto e tondo:--Papà, papà.
Diana e l'Irene le diedero sulla voce.--Ma no che non è quello il
papà... Deve venire il papà.
E Diana rivolgendosi un po' seccata a Bardelli che si avanzava
officioso e sorridente e accennava a prender lui in collo la
bimba,--no--disse--la lasci stare... Vede, le dà troppa confidenza.
Ordinò all'Irene di metterla giù, di farla camminare sul marciapiede.
Ma Bebè, con l'ostinazione della sua età, seguitava a voler Bardelli e
a ripetere il motto incriminato:--Papà, papà.
Oh insomma--disse Diana strappando alla bambinaia la piccola riottosa
e redarguendola severamente--insomma, Bebè, se sei cattiva ti mando a
casa. Hai capito? E soggiunse:--Mi faccia il piacere, Bardelli, vada
da un'altra parte... Finch'è qui lei, Bebè non si cheta... È venuto
anche lei per aspettar Alberto naturalmente?
--Già--rispose il giovine senz'avvertire il fondo d'ironia che c'era
in quel _naturalmente_.
--Ebbene, ci ritroveremo più tardi... Vada, adesso vada...
--Vado, vado--disse il docile Bardelli. E si allontanò pensando forse
che le donne hanno l'umore molto variabile.
Intanto, toccandosi rispettosamente il berretto, si presentò il
cavaliere Luini, capo-stazione, che, come Diana aveva notato, la
salutava con tanta maggior deferenza quanto più in credito saliva
Varedo alla Camera.
--L'onorevole arriva col direttissimo delle 10.13?--egli disse,
guardando l'orologio.
--Appunto. C'è ritardo?
--Nossignora--rispose il cavaliere.--Ma non sono che le 10... Desidera
accomodarsi?
E additò lì presso una panca ove ci sarebbe stato posto per lei e per
la bambinaia.
--Grazie--replicò Diana.--Sto ritta volentieri.
Il capo stazione indirizzò un complimento a Bebè che s'era pacificata
e coi suoi ditini pizzicava le guancie all'Irene.
--Come s'è fatta grande!
--Avrà presto quattordici mesi.
--Credevo molto di più.
La bimba per mostrarsi grata del giudizio favorevole manifestato sul
suo conto dall'egregio funzionario, pronunziò la parola ormai imparata
anche troppo:--Papà, papà.
--Aspetta il suo papà--spiegò Diana commentando l'uscita improvvisa
della figliuola, non senza però trovar strana in cuor suo l'estrema
facilità di Bebè a veder padri da per tutto.
Chiamato dai doveri del suo ufficio, il cavalier Luini sorrise e si
accomiatò... Alcuni treni arrivavano, altri partivano: ci fu un
momento di confusione tra il correre affrettato dei passeggeri che
scendevano e salivano sulle vetture, il vocìo dei conduttori e dei
facchini, i fischi delle locomotive e gli squilli delle cornette. Poi
tornò una quiete relativa. In attesa del direttissimo venivano
silenziosamente a schierarsi sul marciapiede le carriuole pel
trasporto dei bagagli. Due signore che avevano l'argento vivo addosso
scendevano ogni tanto sul binario per guardare dalla parte da cui
doveva giungere il treno, un servitore in livrea stava immobile,
contegnoso come se fosse nell'anticamera del suo palazzo patrizio; nel
crocchio ov'era Bardelli si seguitava a discorrere animatamente.
Reputando ormai finita la sua quarantena, il professorino lasciò gli
amici per riaccostarsi a Diana.--È buona adesso?--egli domandò
accennando a Bebè.
--Sì, è buona... ma per carità, non la tocchi, non la guardi....
Per fortuna Bebè era assorta nella contemplazione d'un cagnetto
_pinch_ che una forastiera teneva sotto il braccio.
--E lei con chi era?--chiese la Varedo a Bardelli.
--Credevo li conoscesse... Quando il professore è a Torino vengon
tutti a cercarlo a casa... qual più qual meno...
Diana guardò con l'occhialino.--Aspetti, quello alto di statura mi
pare...
--Frascati, il cronista della _Piemontese_... quello col cappello a
cencio è il corrispondente della _Tribuna_; l'altro che ha gettato via
il sigaro...
Incapace di trattenere un moto d'impazienza, Diana interruppe:--Dica
la verità, e sono alla stazione per mio marito?
--Eh--notò scherzosamente Bardelli--gli uomini illustri...
Ma Diana scattò.--sa ch'è una bella sconvenienza?... Tanto farebbe
vivere in piazza... Mai un momento di pace, d'intimità... Sempre i
terzi incomodi...
Ella vide che Bardelli si turbava, arrossiva, e s'affrettò a
soggiungere:--Non dico per lei Bardelli; lei è come di famiglia...
Aveva capito ch'era una solenne ingiustizia il metterlo in mazzo con
gli altri, e si pentiva di essersi lasciata sfuggire qualche parola
che potesse offenderlo; si pentiva anche di quello che non aveva
detto, ma che aveva pensato sul conto di lui... No, anzi Bardelli
bisognava tenerselo caro e farsene un alleato contro quella massa
d'indiscreti, d'importuni...
La campana annunziante l'arrivo del treno tolse la possibilità
d'ulteriori spiegazioni.
--Ferma, Irene, ferma!--gridò Diana, richiamando vivamente la
bambinaia che s'era mossa come per andare incontro alla locomotiva.--E
tirati indietro.
Indi catechizzò un'ultima volta Bebè.--Adesso è qui il papà. A lui
devi dire: papà, papà.
Le idee di Bebè non erano chiare e sembrava che ella avesse di nuovo
tutta la propensione a dare il sacro nome di padre a Bardelli che le
stava vicino.
Sbuffando e romoreggiando, il convoglio, con una celerità appena
rallentata, imboccò la tettoia per poi arrestarsi con prestezza
mirabile sotto l'azione dei freni automatici. Un lungo gemito roco
usciva dalle ruote striscianti sul binario.
--Ecco il professore!--gridò Bardelli correndo ad aprir lo sportello
d'una vettura di prima classe. E chiamava:--Signora Diana, signora
Diana!
--Addio, Bardelli--disse Varedo consegnandogli una valigia.--Chiami un
facchino.
--Se non ha altro bagaglio non val la pena... C'è la signora con la
bimba.
--Le ho viste--rispose il deputato mentre accennava con la mano che
non si affrettassero.
Disceso che fu, abbracciò la moglie, baciò la figliuola, e--State
bene?--chiese a Diana.--Bebè sta bene?
--Non ti par florida?--domandò Diana. E soggiunse:--Che progressi ha
fatto!
--Lo so--rispose Varedo sorridendo.--Dice _mamma_, me lo hai
telegrafato.
--Oh dice anche di più--replicò Diana con aria di trionfo. Si rivolse
alla bimba con lo sguardo appassionato e supplichevole delle madri che
tremano di vedersi smentite dai loro piccoli tiranni.--Chi è
questo?... Chi è venuto adesso?
Pareva lo facesse apposta Bebè a far sfigurare la mamma. Aveva rivisto
il canino _pinch_, non aveva occhi che per lui.
--Lasciala in pace--ammonì Varedo.--Ha tempo di dir papà.
In quella egli s'accorse di Frascati e degli altri che gli facevano la
ruota attorno, e con un cenno li invitò ad avvicinarsi.
Diana fremeva.--Che seccatori!... Non me li presentare.
--Andate avanti con Bardelli--disse Varedo--e fermate un brougham a
quattro posti... Io mi sbrigo subito.
Ma Diana, l'Irene e Bebè erano in carrozza già da un paio di minuti
prima che l'onorevole si fosse levato di dosso quelle sanguisughe.
Bardelli con un piede sul predellino, ripeteva a Diana per quetarne la
crescente impazienza:--Or ora viene.
E venne in fatti, scusandosi.--Cara mia, i giornalisti bisogna
tenerseli amici... Salga anche lei, Bardelli, farà colazione con noi.
L'assistente, che aveva tuttora nelle orecchie le sfuriate di Diana
contro gl'indiscreti che turbavano l'intimità domestica, accattava
pretesti per schermirsi. E che aveva un impegno e che la colazione
l'aveva già fatta.
--Non ci son scuse--ribattè Varedo.--Se non ha fame, non mangerà, ma
in quanto agli impegni, abbia pazienza, non doveva prenderne. Doveva
immaginarsi che avrei avuto cento commissioni da darle.
--Salga, via--soggiunse Diana.--Se no, restiamo qui fino alla
consumazione dei secoli.
Bardelli ubbidì. Durante il tragitto, Bebè, seccata forse da tanti
ritardi, fu d'una perversità eccezionale. Non solo si rifiutò di dir
_mamma_ e _papà_, ma pianse e strillò disperatamente senza lasciarsi
nè intimorire nè commuovere dalle esortazioni materne.--La
bell'accoglienza che fai al tuo babbo!... Cattiva!... Non ti
vergogni?... Non hai un bricciolo di amor proprio?
Alberto si burlava di sua moglie.--Oh l'amor proprio a quell'età!...
Basterebbe che non rompesse i timpani.
--È sempre un angelo--diceva Diana mortificatissima.--Ha il giudizio
d'una bambina grande... E oggi dev'esser così... Ho proprio paura che
non stia bene.
Varedo si stringeva nelle spalle, e sforzando la voce per soverchiar
gli urli della figliuola chiedeva conto d'un'infinità di cose a
Bardelli. Quante lezioni aveva fatte per lui all'Università? A che
punto del corso era arrivato? Era stato in tipografia a sollecitar
quelle bozze? Aveva letto il suo ultimo articolo comparso nella
_Rivista giuridica_? E quella memoria inserita nell'_Archivio
storico_?...
Ah, non poteva rimproverarsi d'esser stato in ozio a Roma, nonostante
la politica... Intanto il primo volume dell'opera sul _Dovere_ l'aveva
finito lì, tra una seduta della Camera e l'altra, e adesso sperava di
dar mano al secondo...
Diana divorava le lacrime. Si sentiva messa in disparte, lei e la
bimba; l'impresa di riconquistar suo marito, di ricuperare il posto
ch'ell'aveva una volta presso di lui, quell'impresa che pur dianzi
l'era parsa di così agevol riuscita la sgomentava ad un tratto come
cosa irta di difficoltà insuperabili. Sempre più, sempre più le loro
vie divergevano e ogni tentativo di ravvicinarle era vano. Ecco, egli
nemmeno s'occupava di Bebè; un bacio, una carezza tanto per iscarico
di coscienza, e poi tutto era finito. È vero che oggi Bebè era
pestifera, ma egli doveva occuparsene per sgridarla, non far finta
ch'ella non ci fosse e parlar con Bardelli della sua Università e
delle sue Riviste. Ebbene; s'egli non si curava di Bebè, se non
domandava a lei, alla madre, i particolari delle sue prodezze, o
perchè doveva ella sdilinquirsi pel discorso ch'egli aveva tenuto alla
Camera? Glielo nominò, glielo lodò il suo discorso, gli fece le sue
congratulazioni (come avrebbe potuto esimersene?) ma quand'egli, preso
l'abbrivo, si diffuse con singolar compiacenza a descrivere il proprio
trionfo ella s'avvide che quel trionfo non destava che un'eco
debolissima nel suo cuore. E quanto più egli s'accalorava tanto più
ella si restringeva in sè stessa e diventava, suo malgrado, fredda,
pessimista ne' suoi giudizi. Certo egli era un uomo d'ingegno, ma era
anche un uomo di cuore? E quel dovere che gli tornava spesso sulle
labbra non era forse una lustra per mascherare le sue ambizioni?
Così Diana rientrò sconfidata nella casa che aveva lasciata un pajo
d'ore addietro piena di liete speranze, sedette senz'appetito alla
tavola che aveva voluto apparecchiar con le sue mani prima d'uscire e
ove aveva preparato un posticino per Bebè fra lei ed Alberto. Ma il
posticino rimase vuoto, perchè Bebè, lungi dal mostrarsi degna
dell'altissimo onore, seguitò a far capricci, e fu forza consegnarla
all'Irene che se la portasse via.
In luogo di Bebè c'era Bardelli a cui Alberto tra un boccone e l'altro
e sfogliando lettere e giornali seguitava a chieder notizie e a dar
commissioni.
L'assistente prendeva ogni tanto una nota sul taccuino.
--Povero Bardelli!--pensava Diana.--È una vittima.
E le venne un'idea, l'idea più luminosa che le fosse venuta in quella
giornata in cui tutto le andava a rovescio.
--Bardelli, che s'è sognato di dire che ha fatto colazione?... Non può
esser vero. Lei non fa mai colazione così presto.
E ordinò che aggiungessero una posata.
--Diamine!--esclamò il professore.--O chi poteva immaginarsi che
Bardelli fosse diventato un uomo così cerimonioso?... Mangi, mangi.
Allora Varedo si accorse che sua moglie toccava appena le vivande, e
le chiese:--Tu cos'hai?
--Niente, non ho fame.