VIII.

Fiasco.

Con queste dolci speranze, con questi forti propositi, in una bella

mattina di maggio, Diana Varedo, insieme alla bambinaia e a Bebè,

s'avviava alla stazione centrale incontro al marito. _Incipit vita

nova_--le dicevano il cielo azzurro, l'aria tepida, il sole

limpidissimo, l'animazione insolita della gente che pareva bevere a

larghi sorsi la primavera. _Incipit vita nova_--le ripeteva il suo

cuore.

Bebè, pavoneggiandosi in un vestito bianco con due fiocchi color di

rosa sulle spalle, dava segni manifesti di voler scendere in terra, di

voler provare i suoi piccoli passi nelle viottole del giardino di

Piazza Carlo Felice ove altri bimbi correvano e saltellavano; ma la

madre l'ammoniva a esser buona, e riserbar tutte le sue prodezze a

quando avrebbe visto il suo papà.

--Come dirai?

--Pa... pà... Papà.

--Ah che amor di bimba!--esclamò Diana, non potendo trattenersi dal

darle un bacio.--E come sarà contento il babbo!

Ma sotto la tettoia della stazione accadde cosa che scemò alquanto la

soddisfazione della signora Varedo. Poichè Bebè, riconoscendo Bardelli

in un gruppo di signori che chiaccheravano presso alla porta

d'ingresso, si commosse tutta, agitò le braccia, emise alcuni suoni

inarticolati che volevano esser espressione di giubilo e finì col

pronunziar schietto e tondo:--Papà, papà.

Diana e l'Irene le diedero sulla voce.--Ma no che non è quello il

papà... Deve venire il papà.

E Diana rivolgendosi un po' seccata a Bardelli che si avanzava

officioso e sorridente e accennava a prender lui in collo la

bimba,--no--disse--la lasci stare... Vede, le dà troppa confidenza.

Ordinò all'Irene di metterla giù, di farla camminare sul marciapiede.

Ma Bebè, con l'ostinazione della sua età, seguitava a voler Bardelli e

a ripetere il motto incriminato:--Papà, papà.

Oh insomma--disse Diana strappando alla bambinaia la piccola riottosa

e redarguendola severamente--insomma, Bebè, se sei cattiva ti mando a

casa. Hai capito? E soggiunse:--Mi faccia il piacere, Bardelli, vada

da un'altra parte... Finch'è qui lei, Bebè non si cheta... È venuto

anche lei per aspettar Alberto naturalmente?

--Già--rispose il giovine senz'avvertire il fondo d'ironia che c'era

in quel _naturalmente_.

--Ebbene, ci ritroveremo più tardi... Vada, adesso vada...

--Vado, vado--disse il docile Bardelli. E si allontanò pensando forse

che le donne hanno l'umore molto variabile.

Intanto, toccandosi rispettosamente il berretto, si presentò il

cavaliere Luini, capo-stazione, che, come Diana aveva notato, la

salutava con tanta maggior deferenza quanto più in credito saliva

Varedo alla Camera.

--L'onorevole arriva col direttissimo delle 10.13?--egli disse,

guardando l'orologio.

--Appunto. C'è ritardo?

--Nossignora--rispose il cavaliere.--Ma non sono che le 10... Desidera

accomodarsi?

E additò lì presso una panca ove ci sarebbe stato posto per lei e per

la bambinaia.

--Grazie--replicò Diana.--Sto ritta volentieri.

Il capo stazione indirizzò un complimento a Bebè che s'era pacificata

e coi suoi ditini pizzicava le guancie all'Irene.

--Come s'è fatta grande!

--Avrà presto quattordici mesi.

--Credevo molto di più.

La bimba per mostrarsi grata del giudizio favorevole manifestato sul

suo conto dall'egregio funzionario, pronunziò la parola ormai imparata

anche troppo:--Papà, papà.

--Aspetta il suo papà--spiegò Diana commentando l'uscita improvvisa

della figliuola, non senza però trovar strana in cuor suo l'estrema

facilità di Bebè a veder padri da per tutto.

Chiamato dai doveri del suo ufficio, il cavalier Luini sorrise e si

accomiatò... Alcuni treni arrivavano, altri partivano: ci fu un

momento di confusione tra il correre affrettato dei passeggeri che

scendevano e salivano sulle vetture, il vocìo dei conduttori e dei

facchini, i fischi delle locomotive e gli squilli delle cornette. Poi

tornò una quiete relativa. In attesa del direttissimo venivano

silenziosamente a schierarsi sul marciapiede le carriuole pel

trasporto dei bagagli. Due signore che avevano l'argento vivo addosso

scendevano ogni tanto sul binario per guardare dalla parte da cui

doveva giungere il treno, un servitore in livrea stava immobile,

contegnoso come se fosse nell'anticamera del suo palazzo patrizio; nel

crocchio ov'era Bardelli si seguitava a discorrere animatamente.

Reputando ormai finita la sua quarantena, il professorino lasciò gli

amici per riaccostarsi a Diana.--È buona adesso?--egli domandò

accennando a Bebè.

--Sì, è buona... ma per carità, non la tocchi, non la guardi....

Per fortuna Bebè era assorta nella contemplazione d'un cagnetto

_pinch_ che una forastiera teneva sotto il braccio.

--E lei con chi era?--chiese la Varedo a Bardelli.

--Credevo li conoscesse... Quando il professore è a Torino vengon

tutti a cercarlo a casa... qual più qual meno...

Diana guardò con l'occhialino.--Aspetti, quello alto di statura mi

pare...

--Frascati, il cronista della _Piemontese_... quello col cappello a

cencio è il corrispondente della _Tribuna_; l'altro che ha gettato via

il sigaro...

Incapace di trattenere un moto d'impazienza, Diana interruppe:--Dica

la verità, e sono alla stazione per mio marito?

--Eh--notò scherzosamente Bardelli--gli uomini illustri...

Ma Diana scattò.--sa ch'è una bella sconvenienza?... Tanto farebbe

vivere in piazza... Mai un momento di pace, d'intimità... Sempre i

terzi incomodi...

Ella vide che Bardelli si turbava, arrossiva, e s'affrettò a

soggiungere:--Non dico per lei Bardelli; lei è come di famiglia...

Aveva capito ch'era una solenne ingiustizia il metterlo in mazzo con

gli altri, e si pentiva di essersi lasciata sfuggire qualche parola

che potesse offenderlo; si pentiva anche di quello che non aveva

detto, ma che aveva pensato sul conto di lui... No, anzi Bardelli

bisognava tenerselo caro e farsene un alleato contro quella massa

d'indiscreti, d'importuni...

La campana annunziante l'arrivo del treno tolse la possibilità

d'ulteriori spiegazioni.

--Ferma, Irene, ferma!--gridò Diana, richiamando vivamente la

bambinaia che s'era mossa come per andare incontro alla locomotiva.--E

tirati indietro.

Indi catechizzò un'ultima volta Bebè.--Adesso è qui il papà. A lui

devi dire: papà, papà.

Le idee di Bebè non erano chiare e sembrava che ella avesse di nuovo

tutta la propensione a dare il sacro nome di padre a Bardelli che le

stava vicino.

Sbuffando e romoreggiando, il convoglio, con una celerità appena

rallentata, imboccò la tettoia per poi arrestarsi con prestezza

mirabile sotto l'azione dei freni automatici. Un lungo gemito roco

usciva dalle ruote striscianti sul binario.

--Ecco il professore!--gridò Bardelli correndo ad aprir lo sportello

d'una vettura di prima classe. E chiamava:--Signora Diana, signora

Diana!

--Addio, Bardelli--disse Varedo consegnandogli una valigia.--Chiami un

facchino.

--Se non ha altro bagaglio non val la pena... C'è la signora con la

bimba.

--Le ho viste--rispose il deputato mentre accennava con la mano che

non si affrettassero.

Disceso che fu, abbracciò la moglie, baciò la figliuola, e--State

bene?--chiese a Diana.--Bebè sta bene?

--Non ti par florida?--domandò Diana. E soggiunse:--Che progressi ha

fatto!

--Lo so--rispose Varedo sorridendo.--Dice _mamma_, me lo hai

telegrafato.

--Oh dice anche di più--replicò Diana con aria di trionfo. Si rivolse

alla bimba con lo sguardo appassionato e supplichevole delle madri che

tremano di vedersi smentite dai loro piccoli tiranni.--Chi è

questo?... Chi è venuto adesso?

Pareva lo facesse apposta Bebè a far sfigurare la mamma. Aveva rivisto

il canino _pinch_, non aveva occhi che per lui.

--Lasciala in pace--ammonì Varedo.--Ha tempo di dir papà.

In quella egli s'accorse di Frascati e degli altri che gli facevano la

ruota attorno, e con un cenno li invitò ad avvicinarsi.

Diana fremeva.--Che seccatori!... Non me li presentare.

--Andate avanti con Bardelli--disse Varedo--e fermate un brougham a

quattro posti... Io mi sbrigo subito.

Ma Diana, l'Irene e Bebè erano in carrozza già da un paio di minuti

prima che l'onorevole si fosse levato di dosso quelle sanguisughe.

Bardelli con un piede sul predellino, ripeteva a Diana per quetarne la

crescente impazienza:--Or ora viene.

E venne in fatti, scusandosi.--Cara mia, i giornalisti bisogna

tenerseli amici... Salga anche lei, Bardelli, farà colazione con noi.

L'assistente, che aveva tuttora nelle orecchie le sfuriate di Diana

contro gl'indiscreti che turbavano l'intimità domestica, accattava

pretesti per schermirsi. E che aveva un impegno e che la colazione

l'aveva già fatta.

--Non ci son scuse--ribattè Varedo.--Se non ha fame, non mangerà, ma

in quanto agli impegni, abbia pazienza, non doveva prenderne. Doveva

immaginarsi che avrei avuto cento commissioni da darle.

--Salga, via--soggiunse Diana.--Se no, restiamo qui fino alla

consumazione dei secoli.

Bardelli ubbidì. Durante il tragitto, Bebè, seccata forse da tanti

ritardi, fu d'una perversità eccezionale. Non solo si rifiutò di dir

_mamma_ e _papà_, ma pianse e strillò disperatamente senza lasciarsi

nè intimorire nè commuovere dalle esortazioni materne.--La

bell'accoglienza che fai al tuo babbo!... Cattiva!... Non ti

vergogni?... Non hai un bricciolo di amor proprio?

Alberto si burlava di sua moglie.--Oh l'amor proprio a quell'età!...

Basterebbe che non rompesse i timpani.

--È sempre un angelo--diceva Diana mortificatissima.--Ha il giudizio

d'una bambina grande... E oggi dev'esser così... Ho proprio paura che

non stia bene.

Varedo si stringeva nelle spalle, e sforzando la voce per soverchiar

gli urli della figliuola chiedeva conto d'un'infinità di cose a

Bardelli. Quante lezioni aveva fatte per lui all'Università? A che

punto del corso era arrivato? Era stato in tipografia a sollecitar

quelle bozze? Aveva letto il suo ultimo articolo comparso nella

_Rivista giuridica_? E quella memoria inserita nell'_Archivio

storico_?...

Ah, non poteva rimproverarsi d'esser stato in ozio a Roma, nonostante

la politica... Intanto il primo volume dell'opera sul _Dovere_ l'aveva

finito lì, tra una seduta della Camera e l'altra, e adesso sperava di

dar mano al secondo...

Diana divorava le lacrime. Si sentiva messa in disparte, lei e la

bimba; l'impresa di riconquistar suo marito, di ricuperare il posto

ch'ell'aveva una volta presso di lui, quell'impresa che pur dianzi

l'era parsa di così agevol riuscita la sgomentava ad un tratto come

cosa irta di difficoltà insuperabili. Sempre più, sempre più le loro

vie divergevano e ogni tentativo di ravvicinarle era vano. Ecco, egli

nemmeno s'occupava di Bebè; un bacio, una carezza tanto per iscarico

di coscienza, e poi tutto era finito. È vero che oggi Bebè era

pestifera, ma egli doveva occuparsene per sgridarla, non far finta

ch'ella non ci fosse e parlar con Bardelli della sua Università e

delle sue Riviste. Ebbene; s'egli non si curava di Bebè, se non

domandava a lei, alla madre, i particolari delle sue prodezze, o

perchè doveva ella sdilinquirsi pel discorso ch'egli aveva tenuto alla

Camera? Glielo nominò, glielo lodò il suo discorso, gli fece le sue

congratulazioni (come avrebbe potuto esimersene?) ma quand'egli, preso

l'abbrivo, si diffuse con singolar compiacenza a descrivere il proprio

trionfo ella s'avvide che quel trionfo non destava che un'eco

debolissima nel suo cuore. E quanto più egli s'accalorava tanto più

ella si restringeva in sè stessa e diventava, suo malgrado, fredda,

pessimista ne' suoi giudizi. Certo egli era un uomo d'ingegno, ma era

anche un uomo di cuore? E quel dovere che gli tornava spesso sulle

labbra non era forse una lustra per mascherare le sue ambizioni?

Così Diana rientrò sconfidata nella casa che aveva lasciata un pajo

d'ore addietro piena di liete speranze, sedette senz'appetito alla

tavola che aveva voluto apparecchiar con le sue mani prima d'uscire e

ove aveva preparato un posticino per Bebè fra lei ed Alberto. Ma il

posticino rimase vuoto, perchè Bebè, lungi dal mostrarsi degna

dell'altissimo onore, seguitò a far capricci, e fu forza consegnarla

all'Irene che se la portasse via.

In luogo di Bebè c'era Bardelli a cui Alberto tra un boccone e l'altro

e sfogliando lettere e giornali seguitava a chieder notizie e a dar

commissioni.

L'assistente prendeva ogni tanto una nota sul taccuino.

--Povero Bardelli!--pensava Diana.--È una vittima.

E le venne un'idea, l'idea più luminosa che le fosse venuta in quella

giornata in cui tutto le andava a rovescio.

--Bardelli, che s'è sognato di dire che ha fatto colazione?... Non può

esser vero. Lei non fa mai colazione così presto.

E ordinò che aggiungessero una posata.

--Diamine!--esclamò il professore.--O chi poteva immaginarsi che

Bardelli fosse diventato un uomo così cerimonioso?... Mangi, mangi.

Allora Varedo si accorse che sua moglie toccava appena le vivande, e

le chiese:--Tu cos'hai?

--Niente, non ho fame.

I coniugi Varedo · 第 19 / 44 题