Era la prima volta che Varedo parlava alla Camera. Da uomo accorto
egli non aveva voluto precipitar nulla; sapeva che i deputati non ci
guadagnano a mostrar soverchia impazienza; che devono prima farsi
conoscere e apprezzar negli uffici, e stringere amicizie personali, e
acquistar la certezza che, partecipando a una discussione pubblica,
saranno ascoltati. «Dall'esito di quello che gli Inglesi chiamano il
_maiden speech_--egli aveva scritto a sua moglie--«può dipender tutto
l'avvenire di un uomo politico».
Ecco dunque che il suo _maiden speech_ egli l'aveva fatto, riportando,
a quanto pareva, un vero successo oratorio.
Diana si voltò verso Bebè che, accomodata nella sua seggiolina davanti
alla tavola, era occupatissima a sovrappor l'uno all'altro alcuni cubi
di legno, e mugolava al suo solito: _umm_, _umm_.
--Ha fatto un bel discorso il babbo, e tu non sai dire che _umm_,
_umm_. Vergogna!
Bebè guardò la sua mamma con occhi incantati, poi fece il bocchino da
piangere.
--No, no, non ti sgrido mica--si affrettò a soggiunger la madre quasi
scusandosi.--Buona, buona!... Non ne hai colpa tu se non parli.
La bimba aveva più di un anno ed era svezzata da un mese; capiva
tutto, conosceva tutti, era, che s'intende, un portento, ma non
articolava ancora nessuna parola, e quest'era un gran cruccio per
Diana, che sfogava le sue inquietudini col medico di casa, il dottor
Giraldi, e di tratto in tratto, sommessamente, arrischiava l'idea di
consultare uno specialista.
Il dottor Giraldi rideva.--Consulti chi vuole, ma è un'idea
stravagante... Bebè non ha nessun difetto alla lingua; parlerà senza
dubbio, un poco dopo di qualche sua coetanea, un po' prima di qualche
altra... perchè ci sono bambini che tirano avanti fino a un anno e
mezzo e due anni;... ma parlerà, la sbalordirà, ne stia certa.
Le medesime cose, su per giù, le scriveva da Venezia la madre, e la
vecchia Bardelli, nelle sue visite settimanali, ripeteva sempre che il
suo Paolo (l'artista, quello de' suoi figliuoli ch'ella teneva in
maggior conto) era stato muto come un pesce fino a sedici mesi e due
giorni.
Così lo specialista era lasciato dormire, tanto più che Diana non
osava nemmeno accennarvi nelle sue lettere ad Alberto; ma non per
questo ell'era tranquilla, chè anzi la sua inquietudine cresceva d'ora
in ora. E quella sera, sotto l'impressione che Bebè fosse rimasta
mortificata dal rimprovero, a lei scendeva nell'anima una invincibile
tristezza che le inumidiva le ciglia e la rendeva quasi dimentica del
trionfo di suo marito.
--Caro, caro tesoro--ella esclamò prendendo in collo la bimba e
coprendola di baci--che tu parli o no, la tua mamma t'intenderà
sempre.
In quella stretta, Bebè ebbe un postumo desiderio del latte ond'era
privata da un mese, e le sue piccole dite scorrevano indiscrete sui
bottoni del vestito materno, mentre la bocca rosea mordeva la stoffa e
commentava l'atto espressivo col solito suono indistinto: _umm_,
_umm_.
Diana, severa, ammoniva.--Nossignora, non si può... Non c'è più
niente.
Forse Bebè lo sapeva e voleva ridere soltanto. Ora aveva afferrato un
bottone e lo tirava con violenza.
--Insomma se sei cattiva, vai di là.
In mezzo a questi contrasti giunse Eugenio Bardelli, l'assistente e il
factotum di Varedo che lo seguiva come la sua ombra quand'egli era a
Torino, e durante le sue assenze ne riceveva ed eseguiva zelantemente
gli ordini, e passava mattina e sera da Diana a offrirle i propri
servigi.
--Vengo dalla Redazione della _Gazzetta Piemontese_--egli disse.--Ho
visto un telegramma fresco fresco da Roma... Il professore ha
riportato un grande successo.
--Lo so, lo so--rispose Diana sorridendo.
E accennò al dispaccio ch'era aperto sulla tavola; indi
soggiunse:--Grazie lo stesso... Sempre gentile, Bardelli.
--O le pare!--ripigliò l'assistente dopo aver dato un'occhiata al
telegramma di Varedo.--Sì, dev'esser stato un trionfo... Ma non è da
maravigliarsene... Parla così bene il professore... Che dote
l'eloquenza!
Diana sospirò al pensiero che la sua figliuola non dava pel momento
alcun segno di possedere questa qualità preziosa.
Intanto l'arrivo di Bardelli aveva distratta Bebè da' suoi attacchi
insidiosi. Bardelli era un amico che d'ordinario s'occupava molto di
lei. O perchè non se ne occupava oggi?
--_Umm_, _umm_--ella fece per richiamare la sua attenzione.
--Buondì, Bebè--disse il giovine.
Diana tentennò la testa.--Ah, è cattiva... Or ora la consegno
all'Irene che la porti a letto.
L'Irene era la bambinaia.
Bebè protestò nel suo linguaggio contro la perversa
intenzione.--_Umm_, _umm_.--E guardava Bardelli quasi per invocare il
suo aiuto.
--Vuoi venire con me?--Chiese l'assistente. E le tese le braccia.
Ella fece altrettanto.
Diana si mise a ridere.--Bardelli, che vuol prendersi lei questo
impiccio?
--Sicuro, siamo buoni amici con Bebè... Non è vero, Bebè?
--Ebbene--ripigliò la signora Varedo con una risoluzione
improvvisa--gliela dò per un pajo di minuti; fin tanto che scrivo due
righe di telegramma per Alberto. Me le imposta lei quando esce,
Bardelli?
--Naturalmente.
--Ah, Bardelli, come ci avvezza male!
--Ma, signora Diana...--principiò il professorino. Dovette però
interrompere la frase, perchè Bebè gli tirava i capelli.
--No, Bebè, no...
Appena la bimba vide che il suo amico si occupava di lei le sue mani
si allentarono spontaneamente, ed ella parve tutta assorbita da un
grande sforzo intellettuale.
Bardelli ebbe un'inspirazione luminosa.--Bebè, chi è quella? Dì
_mamma_, _mamma_...
--_Umm_, _umm_.
Diana, con la penna sospesa tra le dita, guardava ansiosa.
--_Umm_, _umm_.
--Ecco, non le riesce--piagnucolò la madre.--Nessuno mi leva dalla
mente che ha un vizio organico.
--Nemmeno per sogno... Vedrà... Dì mamma, Bebè.
Questa volta il miracolo accadde.--_Umm_, _umm_... _amm_... _mamm_...
_mamma_.
Diana balzò dalla seggiola.--L'ha detto?... Ha detto mamma?
--Già, l'ha detto e lo tornerà a dire... Aspetti, non la confonda...
Bebè, chi è quella?
--Mam... mamma--ripetè la piccina.
Adesso poi Diana non seppe più frenare il suo entusiasmo e volle
stringersi al petto la figliuola che aveva compito il prodigio.
--Cara, cara, tesoro mio, viscere mie... lo dici ancora... mamma,
mamma.
Bebè, disturbata dall'impetuoso amplesso materno, non cedette
all'intimazione e tornò al suo solito _umm_, _umm_, a cui però ella
dava un accento di protesta.
--Cattiva! Con me gioca a dispetti!--esclamò la Varedo guardando
Bardelli con aria mortificata.--Gliela restituisco.
--Brava!... E intanto scriva il suo dispaccio.
--Ha ragione... Il dispaccio... Così annunzio ad Alberto che Bebè
comincia a parlare.
--E--soggiunse Bardelli--se non le dispiace, insieme alle sue
congratulazioni pel discorso mandi anche le mie.
Il discorso di Alberto! Quasi quasi Diana se n'era dimenticata; certo
esso le pareva cosa di ben tenue importanza di fronte all'altro
avvenimento che la empiva di giubilo.
Nondimeno si accinse a scrivere, e scrivendo leggeva:--«Deputato
Alberto Varedo, Albergo di Santa Chiara. Roma.--Mille felicitazioni
pel tuo trionfo, anche da Bardelli qui presente. Sappi che finalmente
stasera Bebè ha detto mamma--Diana».
--Va bene?
--Benissimo.
Bardelli si alzò tenendo la bimba in collo, prese il foglio, e lo
ripose in tasca.
--Badi--disse Diana,--Bebè le ha slacciato il nodo della cravatta.
--Oh, Bebè è un pessimo soggetto--rispose l'assistente celiando.--Ora
gliela riconsegno.... Va dalla mamma, Bebè, va dalla mamma.
E liberatosi dal prezioso fardello, il professorino si accomiatò dalla
Varedo.--Corro subito al telegrafo.
--Grazie Bardelli, grazie.... E scusi di tutto. Spero che Alberto sarà
contento della notizia che gli dò... E chi sa che quando riceve il mio
dispaccio non me ne mandi uno anche lui.
Ma il dispaccio non capitò. Capitò invece il dì appresso una lettera
lunghissima in cui Varedo si diffondeva con infinita compiacenza a
descrivere l'effetto prodotto dal suo discorso riportandone alcuni
motti arguti, alcune frasi ch'erano state più applaudite, e riferiva i
complimenti fattigli dal Presidente della Camera, dai Ministri e da
parecchi Deputati autorevoli. Infine egli invitava Diana a leggere i
vari giornali ch'egli le spediva sotto fascia, giornali amici e
avversari, constanti, gli uni con schietta soddisfazione, gli altri
con noia mal dissimulata, il bel successo del nuovo oratore.--«Leggi
specialmente la _Tribuna_--egli le scriveva--ove c'è il miglior sunto
del mio discorso.» Varedo finiva coll'annunziare a sua moglie che di
lì a due o tre giorni, dopo una votazione a cui egli non poteva
mancare, sarebbe tornato per qualche settimana a Torino. A Bebè era
appena consacrata una riga a piedi del foglio: _Un bacio a Bebè_.
--Non aveva ancora ricevuto il telegramma--disse Diana per scusar suo
marito.--La lettera di domani sarà ben differente.
E per debito di buona moglie intraprese la lettura dei fogli che
Alberto le aveva trasmessi, soffermandosi specialmente sulla _Tribuna_
la quale portava un più ampio resoconto parlamentare. Bello senza
dubbio il discorso, interrotto spesso da approvazioni e da applausi
segnati fra parentesi in corsivo; bello, ma non tale che riuscisse ad
appassionare, ad interessare Diana Varedo.--Sarà l'argomento--ella
pensava.--Tuttavia pensava altresì che un tempo, nei primi mesi del
loro matrimonio, nessun argomento trattato dal suo sposo le sarebbe
parso poco interessante; ch'ella si sforzava, e non senza frutto, di
rendersi famigliari gli studi di lui, che andava superba di fargli da
segretario. O perchè era mutata adesso? Lo amava meno, o la maternità
aveva limitato gli orizzonti del suo spirito, le aveva fatto parer
vana ogni curiosità e ogni ricerca intellettuale? Certo si è che
quand'ebbe finito di scorrere i giornali e potè tornar ad occuparsi di
Bebè, ella ebbe il movimento di gioia dello scolaro al rintocco del
campanello che annunzia la ricreazione. Tanto più che Bebè, in dodici
ore, aveva fatto progressi maravigliosi. Non solo diceva ormai _mamma_
a tutto pasto, ma mostrava le migliori disposizioni ad arricchire di
nuove parole il proprio vocabolario.
Comunque sia, nei pochi giorni che precedettero l'arrivo di Alberto,
Diana rifece parecchie volte il suo esame di coscienza, confessandosi
in gran parte colpevole dei mutati rapporti fra lei e suo marito.
Troppo lo trascurava, troppo lo metteva in seconda linea, dacchè un
nuovo sentimento imperioso, dispotico, esclusivo aveva preso possesso
del suo cuore. Eppure, se questo sentimento era potuto nascere in lei
e recarle tanta dolcezza ella ne andava debitrice al suo sposo, come a
lui andava debitrice, se non degli agi della sua vita, della stima,
del rispetto ond'era circondata. Non doveva ella dunque
mostrargliesene riconoscente? S'egli era assorbito da' suoi studi,
dalle sue occupazioni parlamentari, se nelle lotte politiche, insieme
a poche compiacenze d'amor proprio, raccoglieva una larga messe di
fastidi e di note che di tratto in tratto turbavano l'equanimità del
suo carattere, non era tanto più necessario che in casa sua egli
trovasse accoglienze festose e amorevoli? Invece, Diana se ne
ricordava con sincero rammarico, nelle brevi gite di Alberto a Torino,
ella, impermalita forse di non vederlo abbastanza espansivo con lei e
con Bebè, finiva col chiudersi in un silenzio dispettoso e con
l'evitare a bello studio gli argomenti che soli avrebbero avuto la
virtù di alimentare i loro colloqui. Indi era accaduto più volte che,
tranne all'arrivo, alla partenza, e all'ora di desinare, si fossero
appena visti, che, in tre o quattro giorni, non avessero scambiate che
poche parole.
Questa volta non sarebbe stato così. E, in primo luogo, ella non si
sarebbe limitata a semplici congratulazioni circa al famoso discorso;
ne avrebbe parlato ad Alberto con conoscenza di causa, perchè lo aveva
tanto letto e riletto nei sunti ch'egli gliene aveva spediti da poter
ripetergliene a memoria l'esordio e la chiusa quali erano riprodotti
nella _Tribuna_. Ma quest'era un'inezia di fronte al programma
ambizioso ch'ell'agitava in mente. Non più sfinita dall'allattamento e
dalle veglie, Diana voleva riconquistar presso suo marito il posto che
s'era lasciata portar via dagli altri, da Bardelli per esempio ch'era
divenuto un po' troppo l'uomo indispensabile della casa. Non lo faceva
per secondi fini, povero Bardelli, non lo faceva per darsi importanza;
era sinceramente affezionato al suo professore, a lei, a Bebè;
tuttavia con prudenza, con delicatezza, bisognava moderarne lo
zelo.... Ed era così buono, così giudizioso ed equanime da capir
subito la ragionevolezza di ciò che gli si domandava.
In fine, nel suo momentaneo ottimismo, Diana si teneva sicura d'aver
un'alleata in Bebè. Bebè era per lei la tiranna, era, per Alberto, la
rivale, la Bebè aveva, appunto negli ultimi giorni, imparato a dire
papà, e questa parolina doveva, come una chiave magica, aprirle il
cuore del babbo.... E allora quanti malintesi sarebbero tolti di
mezzo!