Eugenio Bardelli si sente una pulce nell'orecchio.
Nelle brevi gite ch'egli faceva a Torino quando il Parlamento era
aperto, Varedo era sempre occupatissimo. Moltiplicava le sue lezioni
all'Università per riguadagnar l'ore perdute, spingeva innanzi con
alacrità i suoi lavori scientifici, dava una capatina nel suo
collegio, riceveva gli elettori che venivano in deputazione a
parlargli delle loro questioni locali, aveva continui abboccamenti col
Prefetto, col Sindaco e con altri pezzi grossi della politica e
dell'amministrazione. Per la famiglia non gli restavano che pochi
ritagli di tempo. Questa volta fu peggio del solito, e la vivacità di
Bebè contribuiva a far sì che l'onorevole, quando pur era in casa, si
chiudesse ermeticamente nel suo studio. Egli se ne scusava con
Diana--Cara mia, tu lo sai, senza la mia quiete io non posso nè
scrivere, nè leggere, nè pensare. Se vieni tu a tenermi compagnia mi
fai un piacere come me lo facevi in passato; ma lascia Bebè all'Irene
o mettila a dormire.
Per tentar di rivivere nel passato Diana si provava talora a venir
sola nello studio di suo marito. Sedeva in silenzio in un angolo
lavorando, o, a richiesta di lui, correggeva delle stampe, traduceva
qualche passo di libri inglesi e tedeschi. Ma era distratta. La sua
mente era altrove; ella trasaliva a ogni rumore del di fuori; e di
quando in quando si alzava e andava a dar un'occhiata a Bebè.
--Che cosa vuoi?--ella diceva ad Alberto.--Non mi fido dell'Irene.
--E se non te ne fidi, cambia bambinaia.
--Gli è che non mi fiderei di nessuna.
--Allora poi...
C'erano momenti in cui la bimba strillava per voler la sua mamma.
--Dio, come urla!--esclamava Varedo.
--Se vado io, tace subito.
--Va, va... già sei sulle spine.
No, non era assolutamente possibile di far rivivere il passato.
Adesso, nell'uscir dallo studio di Alberto per correre dalla sua
figliuola, Diana aveva l'ali ai piedi.
A Bebè il babbo dava una gran soggezione. Troppo spesso le
dicevano:--Zitto, il papà sta scrivendo--zitto, il papà ha
gente,--perchè, al cospetto di lui, ella non si ammutolisse. In vero,
nei pochi momenti ch'egli poteva dedicarle, ell'accettava rassegnata
le sue carezze, si lasciava portar sulle spalle e cullare sulle
ginocchia; ma di che gioia i suoi occhietti s'illuminavano quando egli
la deponeva per terra o la riconsegnava alla madre o alla bambinaia!
Varedo s'era proposto di rimanere a Torino tre settimane. Senonchè,
alla fine della seconda, gli capitarono da Roma delle lettere che lo
sollecitavano ad affrettare il suo ritorno. Il ministero era
vacillante, l'opposizione a cui Alberto apparteneva non disperava di
assestargli un colpo mortale anche prima delle vacanze, o almeno
d'indebolirlo in modo da rendergli difficile la vita a novembre. E,
nell'ipotesi d'una crisi, si faceva balenare agli occhi di Varedo,
ch'era tra i giovani più promettenti del Parlamento, la prospettiva
d'un posto di sotto-segretario di Stato. Ma, appunto per ciò,
conveniva ch'egli fosse sulla breccia.
Di questa possibilità d'un ufficio politico che l'obbligasse a una
dimora permanente alla capitale, il professore parlò a sua moglie,
come di cosa vaga e remota, soltanto il giorno prima di ripartire per
Roma, a tavola, in presenza di Bardelli, ch'era stato invitato a
desinare.
Dopo aver accennato alle condizioni precarie del Gabinetto e passato
in rivista quelli che, secondo lui, avevano maggior probabilità di
raccoglierne la successione, egli soggiunse:--L'uomo indicato per la
Presidenza del Consiglio, quello a cui credo del resto che si
rivolgerebbe subito la Corona, è San Giustino. Me ne appello a
Bardelli che ha letto il suo ultimo discorso...
--Eh sicuro--confermò l'assistente;--un discorso magistrale.
--Il suo e il mio--ripigliò Varedo--serbate sempre le debite
proporzioni, furono i due maggiori successi di questo scorcio di
sessione... Ah, era un pezzo che non si sentiva alla Camera un
discorso come quello di San Giustino, così organico, così ricco d'idee
e di soda eloquenza.
--Di dov'è San Giustino?--domandò Diana.
--È toscano... Ha la lingua, ha l'accento, beato lui!
--È giovine?
--Avrà quarantadue o quarantatre anni. E non è di quelli che abbiano
fretta. È dei pochi che non parlano quando non abbiano qualcosa da
dire.
--Ha famiglia?
--È vedovo... ha due figliuole in collegio... e un nipote, certo
Quinzani, figlio d'una sorella, un bravo giovine, dottore in legge,
che vuol percorrere la carriera dell'insegnamento. Ha già qualche
pubblicazione pregevole... Anzi, Bardelli, appena sarò a Roma farò
ch'egli le spedisca una copia di una sua memoria di diritto
internazionale... È molto ben fatta...
--Grazie.
--Con San Giustino--seguitò Varedo ch'era in vena di confidenze--ci
siamo legati d'amicizia in questi ultimi mesi... Egli dice sempre che
se andasse al potere si affretterebbe a offrirmi un segretariato.
--Capo di gabinetto forse?--chiese Bardelli.
--No, no, che diamine?... Sottosegretario di stato... ch'è il modo di
mettersi in vista per esser ministro a una prossima occasione... Te ne
stai lì incantata, Diana? Non ti sorride l'idea di esser
_sottosegretaria_ di Stato fra un anno, e _ministressa_ forse tra due?
Dov'è il bel fervore d'un tempo?... Ti ricordi delle serate al Caffè
Roma, di quando mi sostenevi valorosamente nella lotta contro i
colleghi arrabbiati i quali non ammettevano che un galantuomo, che uno
scienziato potesse aspirare alla vita politica?... Hai mutato parere?
Prima che sua moglie rispondesse, Alberto soggiunse celiando:--Sarebbe
un _chassez-croisez_, perchè han mutato parere anche loro, i colleghi
arrabbiati. Di due, Blevio e Sarioli, si sa benissimo che cercano un
collegio per mare e per terra e che non è colpa loro se non l'hanno
trovato, e gli altri non devono poi averla a morte con quei poveri
uomini parlamentari, se mi tempestano di lettere (Bardelli n'è buon
testimonio) per ottener favori e decorazioni.
--Ebbene--disse Diana,--ho paura proprio che tu abbia ragione, che sia
un _chassez-croisez_.
--Davvero?--fece Varedo con una risatina forzata.--Dunque ti dispiace
ch'io abbia in così poco tempo conquistato un posto onorevole alla
Camera?
--Oh--ella interruppe protestando,--non dare questo significato alle
mie parole... Come può dispiacermi?... Ma io penso che anche fuori
della Camera la tua riputazione non poteva che crescere... Meno
assorbito dalla politica, ti saresti consacrato con tanto più fervore
alla scienza...
--E ti pare ch'io l'abbia abbandonata la scienza?
--Neanche per sogno; ma il tempo che si dà ad una cosa non si può dar
all'altra.
--Eh, del tempo ce n'è d'avanzo... Basta volere. In quanto alla
scienza, io le faccio tanto di cappello, e la coltivo secondo le mie
forze... Ma la scienza deve esplicarsi nell'azione, e non è coi bei
libri che si manda avanti l'umanità.
Diana tentennò la testa.--Va poi avanti?
--Vede, Bardelli, quel che sono le donne--ribattè Alberto Varedo
rivolgendosi al suo assistente.--Scettiche e superstiziose... Credono,
se occorre, ai miracoli della Madonna di Lourdes, e diffidano del
progresso, diffidano dell'influenza che gli uomini d'ingegno e
d'energia esercitano sui propri simili.
--Avrò torto--disse Diana facendosi umile.--Forse in fondo alle mie
querimonie non c'è che il rammarico di veder quasi sciolta la nostra
famiglia.
--Quasi sciolta?--esclamò Varedo.--Che esagerazioni! Come se anche
lontano io non fossi con voi? Come se le mie assenze si prolunghino
mai oltre un certo limite?... Naturalmente, se un dì o l'altro
appartenessi al Governo, queste mie gite a Torino sarebbero molto
difficili; ma allora ci sarebbe un rimedio, verresti tu pure a Roma
con Bebè.
--Tu lasceresti l'insegnamento?
--In via provvisoria... come si fa sempre, il giorno in cui si
abbandona il potere si riprende la cattedra.
--Vedi se val la pena di spiantar casa!... Per quello che durano i
Ministeri in Italia!... Questo qui ha poco più di due anni e trovate
che ha già vissuto troppo.
--Sfido io... Quel povero Crugnoli ha perso la bussola... E ha certi
collaboratori... Oh, Bebè!
Bebè, la cui comparsa arrestava sulle labbra paterne il panegirico dei
collaboratori di Crugnoli, veniva in tavola, come d'ordinario, alle
frutta e l'Irene, dopo averla portata in giro acciocchè tutti la
baciassero, l'accomodò nel seggiolino accanto alla mamma.
Le manine della bimba si protesero subito con energia verso la
fruttiera.
--Or ora, or ora--disse Diana prendendo alcune ciliege e levandone il
nocciolo... Ecco... Apri la bocca, Bebè.
Ma Bebè non voleva essere imboccata, voleva mangiar da sè; ciò che
diede luogo a una breve contestazione tra madre e figliuola.
E poichè Bebè principiava a strillare, Varedo si turò gli orecchi con
le dita.
--Zitto, Bebè!--disse Diana.--Il papà non vuol sentir piangere le
bambine.
L'ammonizione ebbe un effetto salutare; Bebè trattenne le lacrime e
borbottò:--Papà citto.
A forza di sentirsi ordinare di star zitta in presenza del suo babbo
ell'aveva finito con l'affibbiare questa specie di nomignolo
all'autore de' suoi giorni.
Senza più curarsi di lei, il professore si voltò verso Bardelli per
domandargli se avesse finito la traduzione di certi passi d'una
recente opera tedesca.
--Fra tre o quattro giorni--rispose l'assistente--le spedisco ogni
cosa.
Varedo parve sconcertato dall'annunzio.
--Ah, Bardelli mio, questa volta ha dormito.
--È una cinquantina di pagine fitte, sa, professore--osservò l'altro,
scusandosi.--E io non supponevo che lei partisse così presto...
--Appunto, non lo supponevo neanch'io... È una disdetta, perchè io
speravo di legger quella traduzione in strada ferrata.
--Domani?... Com'è possibile?
--Eh, pazienza....
Desolato, Bardelli ripigliò:--Se fosse per domani sera potrei
forse....
--No, è inutile... Quando non l'ho per domattina...
Bardelli si grattava la nuca.--Per domattina?... A che ora parte la
corsa?
--Alle 8.55. Ma le ripeto che non importa.... Invece mi porti il libro
alla stazione.... Ci darò un'occhiata durante il viaggio... Non ho col
tedesco la famigliarità che ha lei, ma lo intendo benissimo.... E a
Roma, in caso di bisogno, incaricherò della versione Quinzani che ha
studiato a Lipsia.
Questo nome di Quinzani, ripetuto dopo un così breve intervallo, destò
nell'animo di Bardelli un sentimento istintivo di gelosia.
--Aspetti, aspetti, professore... Ancora non è detta l'ultima parola.
--Cioè?
--Non so, non m'impegno, ma, ripensandoci su, trovo che le 8,55 di
domattina sono lontane.
Diana, che stava facendo il caffè con la macchina, alzò gli occhi
verso Bardelli.
--O che vorrebbe patir la notte?
--Forse non sarà neanche necessario; basterà andar a letto un'ora più
tardi e alzarsi un'ora prima...
--Ma Alberto, tu non devi permettere--insistè Diana; e intanto con uno
spillone stuzzicava il lucignolo sotto la macchina. Bebè stendeva i
suoi cubi sulla tavola, meditando qualche grande opera architettonica.
Varedo si mise a ridere.--Non si tratta di permettere o non
permettere. Bardelli è fuori di minorità... Io non esigo nulla...
S'egli non può portarmi la traduzione, mi riporti il volume.... senza
cerimonie.
--Avrà la traduzione, professore--dichiarò Bardelli.--Ormai mi pare di
poter dargliene l'affidamento.
--Oh--disse Varedo accendendo un sigaro per sè e offrendone uno al suo
interlocutore,--quel libro io l'ho sfogliato e son persuaso che non
abbia nulla di nuovo. Ma quei tedeschi son così pedanti che un autore
il quale non tenesse conto delle loro ultime pubblicazioni avrebbe per
questo solo avversa tutta la critica. E in ogni modo io desidero che
la mia opera, almeno nell'esposizione delle varie dottrine, sia
completa ed esauriente.
L'onorevole si stropicciò le mani in aria d'uomo contento di sè.--Ella
lo sa benissimo, Bardelli, nel primo volume di cui ho consegnato
giorni fa l'ultime pagine all'editore, io prendo in esame coscienzioso
e sereno lo stato presente della questione. Ipotesi ottimista, ipotesi
pessimista, imperativo categorico di Kant, spiritualismo, naturalismo,
positivismo, evoluzionismo, tutti insomma i sistemi principali della
morale contemporanea sono riassunti e discussi. Il secondo volume sarà
consacrato interamente allo svolgimento della teorica del dovere che
io faccio derivare dalla trasformazione dell'egoismo gretto primitivo
in egoismo illuminato e dell'egoismo illuminato in altruismo. Così...
--No, non si regge--interruppe Bardelli facendo per alzarsi dalla
sedia.
Ma il professore, un po' piccato, lo trattenne pel braccio.
--Come non si regge?... E che cosa guarda?
È forza riconoscere che Bardelli, perduto assolutamente di vista
l'imperativo categorico, fermava la sua attenzione sopra una minuscola
torre di Babele che Bebè andava via via erigendo co' suoi cubi e che
minacciava rovina.
In fatti, _patatrac_, l'edifizio precipitò con fracasso sulla tavola e
Bebè, rossa in viso ed irritatissima, se la prese coi cubi e cominciò
a scagliarli di qua e di là per la stanza.
--O Diana--gridò Varedo--a che cosa badavi?
E con le palme aperte si riparava dai poco pericolosi proiettili.
--Badavo al caffè--rispose tranquillamente la signora, mentre, senza
scomporsi, imprigionava nelle sue le manine della bimba.
--Il caffè ce lo manderai nel mio studio--disse l'onorevole levandosi
da tavola.--Venga di là, Bardelli. Ripiglieremo in pace il nostro
discorso... Non sente che strilli?
Bebè che non s'era potuta sfogare col bombardamento si sfogava urlando
come un'ossessa. E nella sua disperazione invocava il soccorso del suo
amico Bardelli.--_Elli, Elli!_
--Se provassi io a quietarla,--insinuò questi, timidamente.
--È matto?--saltò su Varedo.--O che fa la bambinaia, lei?... Venga,
venga con me.