IV.

Al Lido.

Lungo quel tratto del Lido ove sorgono, allineate sull'arena, le

capanne dello Stabilimento dei bagni, dando a chi le vede dall'alto

l'idea d'un villaggio abissino, era, nel caldo pomeriggio di luglio,

come un brulichìo d'alveare. Donne e fanciulli in succinto vestito da

nuoto si rincorrevano per la spiaggia, si ravvoltolavano nella sabbia,

diguazzavano nell'acqua che toccava loro appena l'anca o il ginocchio,

si spruzzavano a vicenda fra gridi allegri e risate sonore. I bagnanti

più tranquilli, che avevano fatto la loro immersione al mattino, o che

non la facevano mai, paghi d'una cura d'aria e di sole, stavano

intanto dinanzi alle loro capanne a godersi la brezza del mare, gli

uni sonnecchiando e dondolandosi sui lunghi seggioloni di vimini, gli

altri stringendosi in crocchio a mormorare del prossimo. Ma alla

vivacità della scena contribuiva sopratutto la folla variopinta e

sempre rinnovellantesi dei visitatori che passavano, con volubilità di

farfalle, da questo a quel crocchio; signore eleganti e giovinotti

cincischiati, profumati, azzimati all'ultima moda, come si conviene a

degni campioni della cretineria cosmopolita. Portavano essi in giro le

cronache galanti, scandalose, ridicole dello Stabilimento e della

città, e la pianta del pettegolezzo fioriva dietro di loro come, dopo

la rugiada, fioriscono sui campi le margherite.

Sulla soglia d'una delle ultime capanne, ove il chiasso giungeva molto

attenuato, sedevano due signore di nostra conoscenza, la Valeria

Inverigo e la Diana Varedo.

--C'è un gran movimento quest'anno al Lido--disse la madre.

--Troppo--rispose la figliuola.--Ci si starebbe così bene se non ci

fosse gente.

La signora Valeria sorrise.--Cara mia, non possono mica tener aperto

lo stabilimento apposta per noi.

--Lo so, ma penso che sarà difficile persuadere Alberto a venir qui

un'altra estate.

--O che vorrebbe restar nelle vacanze a Torino?

--No; credo ch'egli preferirebbe d'andar in montagna, in un posto

quieto.

La signora Valeria, ordinariamente così calma, scattò

infastidita.--Per lavorare e farti lavorare come un cane?... Ci vada

lui nel posto quieto, e ti lasci per un mese qui a riprender lena....

Perchè, già non te lo nascondo, hai l'aria stanca, affaticata.

--Se dacchè sono a Venezia non faccio nulla!

--Sei da una settimana, e ci vuol altro!... No, abbi pazienza... È un

sistema sbagliato. Le donne non son nate per logorarsi sui libri... E

quando avrai figliuoli....

--Se ne avrò....

--Spero bene che ne avrai... E allora...

--Allora--disse pronta Diana--i figliuoli andranno in prima linea...

Ma--ella soggiunse per mutar discorso--a che ora si dev'esser sulla

terrazza?

--Basta alle sette, mi pare. A meno che tuo marito non anticipi e non

venga a prenderci.

--No, egli sa che il pranzo è ordinato per le sette e mezzo. Non si

farà aspettare ma non anticiperà.

--Il resto della comitiva--ripigliò la signora Valeria--si disponeva a

partire da Venezia col vaporino delle 6.40.

--Mi dispiace--notò Diana--che la presenza dei Nocera sarà una

sorpresa per Alberto.

La signora Valeria si annuvolò in viso.

--Non capisco l'antipatia di Alberto per i Nocera. A ogni modo, io non

li avevo invitati; non avevo invitate nemmeno le Duranti; volevo che

si desinasse qui in famiglia, tu e tuo marito, mio fratello ed io.

Invece jeri le Duranti, oggi sul tardi i Nocera mi hanno avvertita che

sarebbero dei nostri. Non potevo usar loro uno sgarbo. Del resto,

l'Adelaide Nocera, perch'è con lei che l'avete, avrà i suoi difetti,

ma è tanto simpatica, tanto buona...

--Troppo buona--replicò Diana con un filo d'ironia.

--A badare alle ciarle del mondo....

--Via mamma, non puoi negare ch'ella porti in trionfo la sua intimità

con lo zio Gustavo.

--Si conoscono da bambini... sono cresciuti insieme.

--Eppure assai pochi credono che si tratti di un'intimità

fraterna--replicò la Varedo.

--Sembra che il consiglier Nocera sia uno di quei pochi--disse la

madre.--_Ne soyons pas plus royalistes que le roi._

Diana si strinse nelle spalle.

--Per me--seguitò la signora Inverigo,--ho la massima, in mancanza di

prove, di accettar sempre l'interpretazione più benevola.

--Tu sei un angelo, mamma, ma qualche volta anche la soverchia

indulgenza ha i suoi inconvenienti.

--Tutti gli eccessi ne hanno; ciò nondimeno io preferisco l'eccessiva

indulgenza all'eccessiva severità.

Tacquero entrambe, nel timore di lasciarsi sfuggire una frase

pungente, di guastar bisticciandosi la dolcezza ineffabile di quei

giorni che stavano insieme. E, in fondo, ognuna delle due sentiva che

l'altra aveva una parte di ragione. La signora Valeria non aveva visto

con piacere il ritorno della Adelaide Nocera a Venezia, nè approvava

ora nell'Adelaide e in Gustavo, già maturi d'anni, il riaccendersi di

una passione colpevole che pareva sopita dal tempo e dalla lontananza;

ma il suo affetto per l'amica, la sua tenerezza pel fratello la

facevano pronta ad accorrere alla difesa de' due traviati. La Varedo,

dal canto suo, trovava che suo marito era talora troppo ispido ed

intollerante ma non voleva riconoscerlo, non voleva tradire nemmeno

coi prudenti silenzi, quei rigidi principî che, nel suo pensiero,

erano il fondamento della famiglia e della società. Perciò, nel caso

presente, ella stava in guardia contro sè stessa, contro la simpatia

che le inspirava lo zio Gustavo, sopra tutto contro il fascino che

quella sirena della Nocera esercitava intorno a sè.

Mancavano dieci minuti alle sette e la folla dei bagnanti, incalzata

dall'ora, risaliva frettolosa, simile a fiume che risale il suo corso,

verso il piazzale dello Stabilimento o verso lo stradone di Santa

Elisabetta, chi per prender il tram a cavalli, chi per fare una breve

passeggiata fino al vaporino. Sul suono smorzato dei passi

affondantisi nella sabbia, sul fruscìo leggiero delle vesti, sul

confuso borbottìo delle voci si levava qualche nota squillante:

appelli e risposte, richiami e saluti:--Presto, presto!--Buon

divertimento!--Buon viaggio!--arrivederci stasera in piazza!

--Vuoi che ci moviamo?--chiese la signora Valeria alla figliuola.

Diana assentì.--Moviamoci pure.

Si alzò per la prima, si avvicinò alla madre e le diede un bacio in

fronte, quasi a scancellare l'impressione delle parole di poco fa.

S'avviarono lentamente, a braccetto.

La signora Valeria guardava con ansiosa sollecitudine il volto pallido

e l'andatura stanca di Diana. No, una settimana di riposo non l'aveva

rimessa in forze e anzi ell'era piuttosto peggiorata che migliorata

d'aspetto dopo il suo arrivo a Venezia. Tutto si sarebbe spiegato con

una certa ipotesi molto ragionevole e naturale, ma Diana seguitava ad

affermare che quell'ipotesi non aveva fondamento, e il medico di casa,

fin che non si presentano nuovi sintomi, stava anch'egli tentennante

fra il sì e il no.

La fiumana della gente s'ingrossava lungo il cammino; la ritirata

aveva apparenza di fuga.

--Non avete furia voi altre?--dissero alla signora Inverigo e alla

Varedo alcune persone di conoscenza.

--No, restiamo qui a pranzo.

--Buon appetito, allora.

--Grazie.

Protetta dalle dune la spiaggia era avvolta nell'ombra, ma chi toccava

il sommo dell'erta sabbiosa doveva ripararsi dai raggi quasi

orizzontali del sole, ed era bello, levando gli occhi in su, veder

quella folla gioconda emerger nella luce, e sfavillar le tinte chiare

degli abiti estivi, e aprirsi gli ombrellini delle signore come fiori

che sbocciano d'improvviso. Più bello però, dalla parte del mare, era

lo spettacolo delle barche peschereccie che sfilavano lontano

ricevendo anch'esse, sulle vele bianche, rosse, gialle, turchine,

l'ultimo saluto del sole, mentre la liquida superficie, increspata da

una brezza leggera, prendeva, nel roseo tramonto, tutti i colori

dell'iride.

--Oh brave!--esclamò Gustavo Aldini quando sua sorella e sua nipote

comparvero sulla terrazza.--Ero lì lì per venire a sollecitarvi.

Tranne Alberto, che non può tardare, siamo _au grand complet_.

Le due Duranti col rispettivo consorte e padre, l'Adelaide Nocera col

consigliere marito mossero festosamente incontro alle nuove arrivate.

--Si voleva venire in massa a farvi visita--dichiarò l'Adelaide--ma

l'ingegnere disse ch'era meglio attendervi qui.

--La nostra capanna è così piccola--spiegò la signora Valeria--che ci

si sta appena in due.

--Sono troppo piccole e troppo affastellate quelle capanne. Non c'è

libertà--soggiunse la Nocera.

Il consigliere ch'era un po' sordo si fece ripetere la frase.

Era un uomo corto, grosso, di tipo volgare.

--A proposito--egli chiese ridendo sguaiatamente--è vero che signori e

signore passeggiano sulla spiaggia in semplice accappatoio?

--Ma no, che idee!

--A ogni modo--disse la Duranti madre, che era una signora

pudibonda--è una promiscuità scandalosa. C'è tanto rigore, ed è giusto

che ci sia, nell'interno dello Stabilimento per conservare la

divisione de' due riparti, e poi nelle capanne si lasciano stare

insieme i maschi e le femmine.

--Ma le capanne son fatte per le famiglie--notò il marito, intendente

di finanza a riposo.

--Già--riprese il consigliere Nocera con la solita arguzia

sopraffina.--E se vogliamo la famiglia dobbiamo voler l'unione dei

sessi. Ih, ih!

--Son tutte caricature, tutte ipocrisie--sentenziò la ragazza

Duranti.--E pensare che si pigliano questi fastidi per noi, per

tutelare la nostra innocenza!... Bella innocenza! Con quello che si

vede, che si sente e che si legge!

Il consigliere le slanciò uno sguardo d'incoraggiamento.

Invece la signora Susanna, la madre--Olga--ammonì, sgomentata--Olga!

Quella figliuola da qualche tempo aveva una libertà di linguaggio!

--Ebbene--domandò l'Adelaide Nocera a Diana, tirandola alquanto in

disparte e cingendole amorevolmente con un braccio la vita;--come va?

Ti giovano i bagni?

Non aspettava più i quarant'anni, l'Adelaide, ma era sempre una bella

brunetta dai grandi occhi vivaci, dalla folta capigliatura nera, dalla

persona svelta, piena di grazia e d'armonia. E aveva, nel vestire, un

istintivo buon gusto che i lunghi soggiorni in piccole città di

provincia non avevano potuto alterare e che destava l'invidia,

l'emulazione, la rabbia delle mogli dei colleghi.--La più elegante

_magistrata_ del Regno d'Italia--la aveva proclamata Sua Eccellenza il

commendator Farioli, Primo Presidente d'una delle nostre Corti

d'Appello. E nessuna Cassazione aveva osato annullar la sentenza.

--Se mi giovano?--disse Diana rispondendo alla interrogazione della

Nocera.--Uhm! Io li faccio per compiacere alla mamma, ma credo che

lascino il tempo che trovano. Ha una gran fede nei bagni di mare, lei?

--Secondo i casi.

--Lei non li fa?

--Io preferisco la doccia... Ma non ti vuoi proprio decidere a darmi

del tu?

Diana arrossì. Non solo non si voleva decidere; ma era anzi ferma nel

proposito di attenersi al lei che, seppure usato da una sola delle due

parti, bastava a impedir la troppa dimestichezza. Ella balbettò

qualche scusa. Non riusciva ad avvezzarsi... L'era stato sempre

difficile, in tutte le occasioni, perfino con le sue coetanee...

--Non crederai mica che voglia atteggiarmi a tua coetanea--replicò,

ridendo, l'Adelaide Nocera.--Lo so che posso esser tua madre; ci

corron pochi anni tra la Valeria e me... Ma hai principiato a vedermi

ch'eri una bambina. Ti rammenti quando ti portavo in collo?

--Dopo è partita.

--Partita, tornata, ripartita. Solo l'ultima volta sono rimasta

assente per un gran pezzo senza interruzione. T'avevo lasciata in

sottane corte, e t'ho trovata quasi alla vigilia delle nozze. E con lo

sposalizio per la testa non avevi agio da badare a quella che un tempo

chiamavi _la zia_ Adelaide. Ero diventata per te _la signora_ Nocera;

t'incutevo, sembra, una gran soggezione, io che non ho mai dato

soggezione a nessuno!... E il bel _tu_ confidenziale s'era perso per

via... Ma t'eri quasi impegnata a ripigliarlo dopo il matrimonio, te

ne rammenti?... Se no, bisognerà che mi metta in sussiego anch'io e

che ti faccia tanto d'inchini, e che dica:--Signora Varedo, come sta?

--Oh, questo poi, ci mancherebbe altro!

Diana era sulle spine. Cedere non voleva a nessun costo, ma non voleva

nemmeno manifestar le vere ragioni del suo rifiuto. O come mai la

Nocera, con la sua fama di donna intelligente, certe cose non le

capiva da sè? E se le capiva, perchè insisteva?

Per fortuna anche in quel momento capitò una provvida diversione.

--Diana! Signora Adelaide! Valeria! Signora e signorina Duranti!

Era la voce dell'ingegnere Aldini che desiderava l'approvazione dei

commensali circa al posto ov'egli aveva fatto apparecchiare la tavola.

--Qui si vede benissimo il mare e si è nello stesso tempo più riparati

dall'aria--egli spiegò.--Se però preferite avvicinarvi alla

ringhiera...

--No, così va perfettamente--risposero, a una voce, le signore

interrogate.

Indi seguì una serie di esclamazioni ammirative.

--Che eleganza!

--Che lusso!

--Che profusione di fiori!

--E chi li ha ordinati questi fiori?--domandò la signora Valeria.

L'Adelaide Nocera, ch'era a parte del segreto, sorrise.

Il consigliere marito, da uomo perspicace, indovinò subito.--Quest'è

un'improvvisata dell'amico Gustavo.

E, confidenzialmente, battè sulla spalla dell'ingegnere.

--Sempre perfetto cavaliere quell'Aldini--notò la signora Susanna

Duranti.

Ma Gustavo Aldini, schermendosi dai ringraziamenti, si voltò verso il

cameriere di quel riparto egli chiese:--Il nostro risotto a che punto

è?

--Si può servirlo quando vogliono.

--Benone... Aspettiamo un signore...

Accolto da applausi, giunse Alberto Varedo, vide i Nocera e durò

fatica a reprimere un moto di dispetto.

L'Adelaide, che s'era accorta della sorda ostilità del professore ma

non disperava di vincerla, gli si fece incontro con le mani tese.--Ci

perdona l'invasione? A Venezia, d'estate, se si vuol trovarsi, bisogna

venire al Lido... E io desideravo di star un'oretta con Diana... Così

ho scritto alla Valeria che, se non aveva nulla in contrario, avremmo

preso parte al pranzo anche noi.

--Anzi, è un piacere--disse Varedo. Le parole erano cortesi, ma

l'accento era gelido.

--Ecco il risotto!--gridò Gustavo Aldini.

Secondo le sapienti disposizioni dell'ingegnere le sedie erano

collocate soltanto a tre lati della tavola lunga e stretta, di modo

che nessuno voltasse le spalle al mare. Sul lato più lungo sedeva la

signora Valeria tra il cavalier Duranti, che aveva alla sua sinistra

Diana, e il cavalier Nocera, che aveva alla destra la signora Susanna

Duranti. Gli altri quattro commensali occupavano, fronteggiandosi, i

due lati minori; da una parte la signora Adelaide e Gustavo Aldini;

dalla parte opposta il professore Varedo e la signorina Duranti.

Questa che, dopo il matrimonio di alcune amiche più giovani di lei,

era diventata dura e spinosa come un vecchio carciofo, principiò

subito a malignare.

E poichè Varedo osservava che quell'abbondanza di fiori avrebbe fatto

credere a un banchetto di sposi--Oh--disse la ragazza--in questo caso

gli sposi sarebbero loro due... Ma non s'illudano... Quei fiori non

sono nè per Diana, nè per lei; sono per un'unica persona che, proprio,

non è una sposina... Ma dopo tutto, beate le civette!... E beati

quelli, uomini e donne, che dimenticano la loro età!

Aizzato dalla sua vicina, Alberto Varedo sbirciava di tanto in tanto

suo zio e l'Adelaide Nocera che non eran certo i più giovani, ma erano

i più giovanilmente allegri e vivaci dei commensali. E la riprovazione

ond'egli, puritano, colpiva ogni intrigo galante, si esacerbava per un

sentimento di diversa natura. Non era, non voleva essere invidia; era

una tacita protesta contro le ingiustizie della fortuna, così liberale

verso gli esseri frivoli, così avara verso coloro che hanno un alto,

austero concetto della vita.

Qualche cosa di simile passava intanto nell'anima di Diana. Ascoltando

distratta il cavaliere Duranti che vantava i servigi da lui resi allo

Stato quand'era intendente di finanza, ella guardava gli occhi

luminosi e ridenti dell'Adelaide Nocera, la quale doveva essere

avvezza a udire ben altri discorsi. E cercava di farsi un'idea

dell'esistenza di queste donnine amabili e spensierate che attirano

gli uomini come il miele attira le mosche e che volgono le forze del

piccolo ingegno a un unico fine, quello di piacere. E come vi

riescono! Come riescono a essere tollerate, accettate anche dalla

gente rispettabile! Ecco per esempio l'Adelaide Nocera che nessuno

credeva un fiore di virtù e che pur tutti andavano a gara per

festeggiare. La mamma di lei, di Diana, non la considerava una delle

sue migliori amiche? Non aveva pur dianzi preso calorosamente le sue

difese? La signora Duranti, così facile a scandalizzarsi, non la

trattava con cordialità, non ne frequentava, in compagnia della

figliuola, il salotto? È vero che quelle femmine trovan dei mariti

stampati a posta per loro, dei mariti i quali han l'aria di dire:--Se

siamo contenti noi, o chi ha il diritto di far lo schifiltoso?

Il consigliere Nocera era il tipo di questi cinici ignobili. Era lui,

proprio lui che quella sera a pranzo portava in campo certe storielle

scabrose d'infedeltà coniugali, e da un capo all'altro della tavola

dava nomi e cognomi, e date e luoghi e particolari minuti, e fingeva

di non sentire i richiami della sua vicina Duranti, e rideva

sguaiatamente delle sue grasse facezie.

--Povera mamma!--sussurrava nell'orecchio al professore Varedo la

Olga, la ragazza emancipata.--È sui carboni ardenti per me.

--Quel Nocera è un uomo molto volgare--notò Varedo.

Olga Duranti fece una spallucciata.--È un filosofo.

--Cara signorina, non calunni i filosofi.

--Voglio dire che subisce con rassegnazione il proprio destino... E

poi la sua è un'allegria forzata... Deve ingoiarne tante!

Abbassò ancora la voce, e sfogando il suo mal animo contro l'Adelaide

Nocera soggiunse:--Egli ha almeno il merito di mostrarsi quello che è.

_Lei_ invece pare una santarellina... Basta, quelle son donne

fortunate... Hanno i mariti propri, i mariti delle altre e gli scapoli

ch'esse sviano dal matrimonio.

Varedo sorrise; ella si morse il labbro, pentita d'essersi lasciata

sfuggire una frase che tradiva il suo risentimento personale.

Asserivano infatti che qualche anno addietro, prima del ritorno dei

Nocera a Venezia, ella, nonostante la grande differenza d'età, avesse

gettato l'occhio sopra l'ingegnere Gustavo Aldini come su uno sposo

possibile.

Frattanto, appunto per opera dell'ingegnere che tirò il discorso su

alcune ultime pubblicazioni letterarie francesi e italiane, la

conversazione mutò indirizzo. Quelle pubblicazioni chi le conosceva

chi no, ma dal più al meno si conoscevan gli autori, e ognuno volle

dire la sua. Inopinatamente alleati, la pudica signora Susanna Duranti

e lo sboccato consigliere Nocera si scagliarono contro Emilio Zola che

qualificavano a gara d'immorale e di corruttore. Già per loro fra i

romanzieri francesi non c'era che Ohnet. _Le maîtres des forges_,

quello era un libro. Che caratteri! Che situazioni! Che ambiente

_confortable_!

Il cavaliere Duranti non aveva, per Zola, l'antipatia di sua moglie.

Aveva letto poco, ma quel poco gli era piaciuto. Era uno scrittore che

sapeva sviscerare i suoi argomenti e trovar il dramma in tutto quanto.

Oggi la miniera, domani la Borsa, doman l'altro le strade ferrate.

Avrebbe potuto, volendo, fare un romanzo sull'amministrazione della

finanza, e ce ne sarebbero stati degli aneddoti piccanti e dei tipi

gustosi!

--Il romanzo del registro e bollo!--esclamò Nocera in tono

canzonatorio.

--Non c'è niente da ridere--rimbeccò, seccato, l'ex intendente.

Allora scese in campo, zoliano convinto, non fanatico, Gustavo Aldini,

e pur non negando i difetti dello Zola ne mise in rilievo gli

altissimi pregi, specie la virtù evocatrice e l'arte di far mover le

masse, onde se molti lo superano nello scrutare i misteri d'una

coscienza individuale, nessuno l'uguaglia nel rappresentarci gli stati

di una coscienza collettiva.--Certo--concluse l'ingegnere--non è una

lettura per tutti; non lo darei nè alle persone frivole che vi cercano

solo le indecenze, nè agli adolescenti, maschi o femmine, a cui è

inutile anticipar le brutalità della vita.

--Ma che adolescenti?--replicò la signora Susanna Duranti--Io dico che

nessuna donna per bene può tener sul suo tavolino quei libri... Io mi

vergogno di averne letti due o tre.

La signora Susanna ignorava che sua figlia li aveva, di nascosto,

letti quasi tutti.

Il consigliere Nocera, che, mentre Aldini parlava, aveva manifestato

il suo dissenso con energici cenni del capo, gridò:--Sentiamo

l'opinione del professore. Scommetto che il professore è con noi.

--Ma io non mi occupo di letteratura amena--rispose Varedo. Però,

poichè gli altri insistevano ed egli non voleva che il suo silenzio

fosse interpretato come un'approvazione delle idee esposte da Gustavo

Aldini, egli dichiarò che conosceva assai poco dell'opera di Emilio

Zola e che si limitava a dire una sua impressione. Ed era questa. Che

Zola, mezzo francese e mezzo italiano, era, anche letterariamente, il

prodotto di due nazioni e di due civiltà decadute. Aveva, nonostante

una speciale tendenza al pessimismo, la visione lucida del mondo

esteriore: gli mancava la facoltà di penetrare nel mondo delle anime;

dipingeva con efficacia i vizi e le brutture del suo tempo, ma le vere

cause gliene sfuggivano, ma non aveva nemmeno la più lontana

intuizione dei mezzi acconci a promuovere un rinnovamento morale.

Alberto Varedo svolgeva questi concetti con abbondanza d'argomenti.

Aveva principiato semplice e piano; e poi l'abitudine della cattedra

gli aveva fatto alzar la voce ed arrotondare le frasi tantochè il suo

discorso prendeva via via il carattere d'una lezione o d'una

conferenza. Bello o brutto che fosse, in quell'ora, in quel luogo, fra

l'acciottolìo dei piatti e il tintinnio dei bicchieri, e il cicaleccio

allegro delle tavole vicine, esso aveva il torto d'esser perfettamente

stonato.

E appunto dalle tavole vicine si porgeva all'autore un'attenzione

canzonatoria.

Diana udì dietro di sè una signora che diceva:--Par d'essere alla

predica.

A lei quel pranzo sembrava interminabile. La svogliatezza fisica era

il meno; ella soffriva d'una grande depressione morale, provava una

irritabilità nervosa contro tutto e tutti, avrebbe dato non so che per

esser sola e per lasciar colar le sue lacrime. Perchè non avevano

desinato anche oggi in piena libertà, a casa loro? Perchè le toccava

subir la compagnia di quei Duranti, di quei Nocera, assistere alle

smorfie dello zio Gustavo e dell'Adelaide? Ma s'ella discendeva in sè

stessa trovava al suo disgusto, al suo turbamento un'altra causa più

intima. La discussione di poco fa l'aveva profondamente umiliata. Se

c'era soggetto che dovesse interessarla era quello; s'ella aveva

attitudini speciali d'ingegno erano attitudini letterarie. Ebbene, da

prima del suo matrimonio, da quando s'era promessa sposa, da un anno e

mezzo insomma, ella non aveva aperto un volume di letteratura, non

s'era occupata che degli studi di Varedo, non aveva visto che le opere

che piacevano, che occorrevano a lui, non aveva sfogliato che i

giornali scientifici di cui era piena la casa. Onde oggi s'era accorta

d'ignorar perfino il titolo di parecchi fra i libri che i vari

commensali, tanto men colti di lei, levavano a cielo o vituperavano.

Così ell'aveva accondisceso a sacrificar le sue inclinazioni, a

sopprimer la sua personalità? E con qual frutto? Era felice?

Mentr'ella rivolgeva a sè medesima questa grave domanda sentì lo zio

Gustavo che diceva a suo marito:--Caro nipote, tu hai sollevato delle

questioni che non si risolvono su due piedi e sarebbe già lungo

determinare i punti ove andiamo d'accordo e ove no. Propongo il

rinvio, tanto più che c'è un magnifico chiaro di luna, e che sarà

meglio godercelo in santa pace.

La proposta incontrò l'approvazione generale.--Sì, sì, non guastiamoci

la digestione.

Fra le cose che avevano bisogno d'esser digerite c'era anche il

discorso, ammiratissimo, di Alberto Varedo.

Di lì a poco tutti s'erano alzati di tavola.

Diana, dopo di aver scambiato qualche parola con sua madre, si

affacciò al parapetto della terrazza, sul mare.

--Che notte d'incanto!--esclamò, posandole una mano sulla spalla,

l'Adelaide Nocera.

--Discutono ancora?--chiese Diana.

--No. I nostri signori uomini stanno regolando i conti.

--Non c'è aria nemmeno qui--riprese la Varedo.

--Figurati--replicò l'Adelaide--che le Duranti vorrebbero persuadere

la tua mamma a chiudersi nella sala per sentir quella parodia di

operetta.

--Per amor del cielo! E la mamma consente?

--Non credo. Finiranno con l'andarci loro, le Duranti, insieme con mio

marito ch'è appassionato di questi spettacoli. Noi resteremo sulla

terrazza o faremo quattro passi sulla spiaggia ove sarà anche più

fresco.

--Diana!--chiamò qualcuno.--Diana!

--Scusi--ella disse staccandosi dall'Adelaide. E si avvicinò a suo

marito di cui aveva riconosciuto la voce.

Alberto la trasse in disparte e le parlò concitato.--Perchè mi sforzi

a ripeterlo?... Non voglio che tu stringa dimestichezza con la

Nocera... Tuo zio non ha il diritto d'imporci le sue concubine.

--Bada!--supplicò Diana pallidissima e tutta tremante. Ella s'era

accorta che lo zio Gustavo era lì presso e sentiva ogni cosa.

--Ah!--fece Varedo, mutando colore.--Ormai...

I coniugi Varedo · 第 12 / 44 题