Al Lido.
Lungo quel tratto del Lido ove sorgono, allineate sull'arena, le
capanne dello Stabilimento dei bagni, dando a chi le vede dall'alto
l'idea d'un villaggio abissino, era, nel caldo pomeriggio di luglio,
come un brulichìo d'alveare. Donne e fanciulli in succinto vestito da
nuoto si rincorrevano per la spiaggia, si ravvoltolavano nella sabbia,
diguazzavano nell'acqua che toccava loro appena l'anca o il ginocchio,
si spruzzavano a vicenda fra gridi allegri e risate sonore. I bagnanti
più tranquilli, che avevano fatto la loro immersione al mattino, o che
non la facevano mai, paghi d'una cura d'aria e di sole, stavano
intanto dinanzi alle loro capanne a godersi la brezza del mare, gli
uni sonnecchiando e dondolandosi sui lunghi seggioloni di vimini, gli
altri stringendosi in crocchio a mormorare del prossimo. Ma alla
vivacità della scena contribuiva sopratutto la folla variopinta e
sempre rinnovellantesi dei visitatori che passavano, con volubilità di
farfalle, da questo a quel crocchio; signore eleganti e giovinotti
cincischiati, profumati, azzimati all'ultima moda, come si conviene a
degni campioni della cretineria cosmopolita. Portavano essi in giro le
cronache galanti, scandalose, ridicole dello Stabilimento e della
città, e la pianta del pettegolezzo fioriva dietro di loro come, dopo
la rugiada, fioriscono sui campi le margherite.
Sulla soglia d'una delle ultime capanne, ove il chiasso giungeva molto
attenuato, sedevano due signore di nostra conoscenza, la Valeria
Inverigo e la Diana Varedo.
--C'è un gran movimento quest'anno al Lido--disse la madre.
--Troppo--rispose la figliuola.--Ci si starebbe così bene se non ci
fosse gente.
La signora Valeria sorrise.--Cara mia, non possono mica tener aperto
lo stabilimento apposta per noi.
--Lo so, ma penso che sarà difficile persuadere Alberto a venir qui
un'altra estate.
--O che vorrebbe restar nelle vacanze a Torino?
--No; credo ch'egli preferirebbe d'andar in montagna, in un posto
quieto.
La signora Valeria, ordinariamente così calma, scattò
infastidita.--Per lavorare e farti lavorare come un cane?... Ci vada
lui nel posto quieto, e ti lasci per un mese qui a riprender lena....
Perchè, già non te lo nascondo, hai l'aria stanca, affaticata.
--Se dacchè sono a Venezia non faccio nulla!
--Sei da una settimana, e ci vuol altro!... No, abbi pazienza... È un
sistema sbagliato. Le donne non son nate per logorarsi sui libri... E
quando avrai figliuoli....
--Se ne avrò....
--Spero bene che ne avrai... E allora...
--Allora--disse pronta Diana--i figliuoli andranno in prima linea...
Ma--ella soggiunse per mutar discorso--a che ora si dev'esser sulla
terrazza?
--Basta alle sette, mi pare. A meno che tuo marito non anticipi e non
venga a prenderci.
--No, egli sa che il pranzo è ordinato per le sette e mezzo. Non si
farà aspettare ma non anticiperà.
--Il resto della comitiva--ripigliò la signora Valeria--si disponeva a
partire da Venezia col vaporino delle 6.40.
--Mi dispiace--notò Diana--che la presenza dei Nocera sarà una
sorpresa per Alberto.
La signora Valeria si annuvolò in viso.
--Non capisco l'antipatia di Alberto per i Nocera. A ogni modo, io non
li avevo invitati; non avevo invitate nemmeno le Duranti; volevo che
si desinasse qui in famiglia, tu e tuo marito, mio fratello ed io.
Invece jeri le Duranti, oggi sul tardi i Nocera mi hanno avvertita che
sarebbero dei nostri. Non potevo usar loro uno sgarbo. Del resto,
l'Adelaide Nocera, perch'è con lei che l'avete, avrà i suoi difetti,
ma è tanto simpatica, tanto buona...
--Troppo buona--replicò Diana con un filo d'ironia.
--A badare alle ciarle del mondo....
--Via mamma, non puoi negare ch'ella porti in trionfo la sua intimità
con lo zio Gustavo.
--Si conoscono da bambini... sono cresciuti insieme.
--Eppure assai pochi credono che si tratti di un'intimità
fraterna--replicò la Varedo.
--Sembra che il consiglier Nocera sia uno di quei pochi--disse la
madre.--_Ne soyons pas plus royalistes que le roi._
Diana si strinse nelle spalle.
--Per me--seguitò la signora Inverigo,--ho la massima, in mancanza di
prove, di accettar sempre l'interpretazione più benevola.
--Tu sei un angelo, mamma, ma qualche volta anche la soverchia
indulgenza ha i suoi inconvenienti.
--Tutti gli eccessi ne hanno; ciò nondimeno io preferisco l'eccessiva
indulgenza all'eccessiva severità.
Tacquero entrambe, nel timore di lasciarsi sfuggire una frase
pungente, di guastar bisticciandosi la dolcezza ineffabile di quei
giorni che stavano insieme. E, in fondo, ognuna delle due sentiva che
l'altra aveva una parte di ragione. La signora Valeria non aveva visto
con piacere il ritorno della Adelaide Nocera a Venezia, nè approvava
ora nell'Adelaide e in Gustavo, già maturi d'anni, il riaccendersi di
una passione colpevole che pareva sopita dal tempo e dalla lontananza;
ma il suo affetto per l'amica, la sua tenerezza pel fratello la
facevano pronta ad accorrere alla difesa de' due traviati. La Varedo,
dal canto suo, trovava che suo marito era talora troppo ispido ed
intollerante ma non voleva riconoscerlo, non voleva tradire nemmeno
coi prudenti silenzi, quei rigidi principî che, nel suo pensiero,
erano il fondamento della famiglia e della società. Perciò, nel caso
presente, ella stava in guardia contro sè stessa, contro la simpatia
che le inspirava lo zio Gustavo, sopra tutto contro il fascino che
quella sirena della Nocera esercitava intorno a sè.
Mancavano dieci minuti alle sette e la folla dei bagnanti, incalzata
dall'ora, risaliva frettolosa, simile a fiume che risale il suo corso,
verso il piazzale dello Stabilimento o verso lo stradone di Santa
Elisabetta, chi per prender il tram a cavalli, chi per fare una breve
passeggiata fino al vaporino. Sul suono smorzato dei passi
affondantisi nella sabbia, sul fruscìo leggiero delle vesti, sul
confuso borbottìo delle voci si levava qualche nota squillante:
appelli e risposte, richiami e saluti:--Presto, presto!--Buon
divertimento!--Buon viaggio!--arrivederci stasera in piazza!
--Vuoi che ci moviamo?--chiese la signora Valeria alla figliuola.
Diana assentì.--Moviamoci pure.
Si alzò per la prima, si avvicinò alla madre e le diede un bacio in
fronte, quasi a scancellare l'impressione delle parole di poco fa.
S'avviarono lentamente, a braccetto.
La signora Valeria guardava con ansiosa sollecitudine il volto pallido
e l'andatura stanca di Diana. No, una settimana di riposo non l'aveva
rimessa in forze e anzi ell'era piuttosto peggiorata che migliorata
d'aspetto dopo il suo arrivo a Venezia. Tutto si sarebbe spiegato con
una certa ipotesi molto ragionevole e naturale, ma Diana seguitava ad
affermare che quell'ipotesi non aveva fondamento, e il medico di casa,
fin che non si presentano nuovi sintomi, stava anch'egli tentennante
fra il sì e il no.
La fiumana della gente s'ingrossava lungo il cammino; la ritirata
aveva apparenza di fuga.
--Non avete furia voi altre?--dissero alla signora Inverigo e alla
Varedo alcune persone di conoscenza.
--No, restiamo qui a pranzo.
--Buon appetito, allora.
--Grazie.
Protetta dalle dune la spiaggia era avvolta nell'ombra, ma chi toccava
il sommo dell'erta sabbiosa doveva ripararsi dai raggi quasi
orizzontali del sole, ed era bello, levando gli occhi in su, veder
quella folla gioconda emerger nella luce, e sfavillar le tinte chiare
degli abiti estivi, e aprirsi gli ombrellini delle signore come fiori
che sbocciano d'improvviso. Più bello però, dalla parte del mare, era
lo spettacolo delle barche peschereccie che sfilavano lontano
ricevendo anch'esse, sulle vele bianche, rosse, gialle, turchine,
l'ultimo saluto del sole, mentre la liquida superficie, increspata da
una brezza leggera, prendeva, nel roseo tramonto, tutti i colori
dell'iride.
--Oh brave!--esclamò Gustavo Aldini quando sua sorella e sua nipote
comparvero sulla terrazza.--Ero lì lì per venire a sollecitarvi.
Tranne Alberto, che non può tardare, siamo _au grand complet_.
Le due Duranti col rispettivo consorte e padre, l'Adelaide Nocera col
consigliere marito mossero festosamente incontro alle nuove arrivate.
--Si voleva venire in massa a farvi visita--dichiarò l'Adelaide--ma
l'ingegnere disse ch'era meglio attendervi qui.
--La nostra capanna è così piccola--spiegò la signora Valeria--che ci
si sta appena in due.
--Sono troppo piccole e troppo affastellate quelle capanne. Non c'è
libertà--soggiunse la Nocera.
Il consigliere ch'era un po' sordo si fece ripetere la frase.
Era un uomo corto, grosso, di tipo volgare.
--A proposito--egli chiese ridendo sguaiatamente--è vero che signori e
signore passeggiano sulla spiaggia in semplice accappatoio?
--Ma no, che idee!
--A ogni modo--disse la Duranti madre, che era una signora
pudibonda--è una promiscuità scandalosa. C'è tanto rigore, ed è giusto
che ci sia, nell'interno dello Stabilimento per conservare la
divisione de' due riparti, e poi nelle capanne si lasciano stare
insieme i maschi e le femmine.
--Ma le capanne son fatte per le famiglie--notò il marito, intendente
di finanza a riposo.
--Già--riprese il consigliere Nocera con la solita arguzia
sopraffina.--E se vogliamo la famiglia dobbiamo voler l'unione dei
sessi. Ih, ih!
--Son tutte caricature, tutte ipocrisie--sentenziò la ragazza
Duranti.--E pensare che si pigliano questi fastidi per noi, per
tutelare la nostra innocenza!... Bella innocenza! Con quello che si
vede, che si sente e che si legge!
Il consigliere le slanciò uno sguardo d'incoraggiamento.
Invece la signora Susanna, la madre--Olga--ammonì, sgomentata--Olga!
Quella figliuola da qualche tempo aveva una libertà di linguaggio!
--Ebbene--domandò l'Adelaide Nocera a Diana, tirandola alquanto in
disparte e cingendole amorevolmente con un braccio la vita;--come va?
Ti giovano i bagni?
Non aspettava più i quarant'anni, l'Adelaide, ma era sempre una bella
brunetta dai grandi occhi vivaci, dalla folta capigliatura nera, dalla
persona svelta, piena di grazia e d'armonia. E aveva, nel vestire, un
istintivo buon gusto che i lunghi soggiorni in piccole città di
provincia non avevano potuto alterare e che destava l'invidia,
l'emulazione, la rabbia delle mogli dei colleghi.--La più elegante
_magistrata_ del Regno d'Italia--la aveva proclamata Sua Eccellenza il
commendator Farioli, Primo Presidente d'una delle nostre Corti
d'Appello. E nessuna Cassazione aveva osato annullar la sentenza.
--Se mi giovano?--disse Diana rispondendo alla interrogazione della
Nocera.--Uhm! Io li faccio per compiacere alla mamma, ma credo che
lascino il tempo che trovano. Ha una gran fede nei bagni di mare, lei?
--Secondo i casi.
--Lei non li fa?
--Io preferisco la doccia... Ma non ti vuoi proprio decidere a darmi
del tu?
Diana arrossì. Non solo non si voleva decidere; ma era anzi ferma nel
proposito di attenersi al lei che, seppure usato da una sola delle due
parti, bastava a impedir la troppa dimestichezza. Ella balbettò
qualche scusa. Non riusciva ad avvezzarsi... L'era stato sempre
difficile, in tutte le occasioni, perfino con le sue coetanee...
--Non crederai mica che voglia atteggiarmi a tua coetanea--replicò,
ridendo, l'Adelaide Nocera.--Lo so che posso esser tua madre; ci
corron pochi anni tra la Valeria e me... Ma hai principiato a vedermi
ch'eri una bambina. Ti rammenti quando ti portavo in collo?
--Dopo è partita.
--Partita, tornata, ripartita. Solo l'ultima volta sono rimasta
assente per un gran pezzo senza interruzione. T'avevo lasciata in
sottane corte, e t'ho trovata quasi alla vigilia delle nozze. E con lo
sposalizio per la testa non avevi agio da badare a quella che un tempo
chiamavi _la zia_ Adelaide. Ero diventata per te _la signora_ Nocera;
t'incutevo, sembra, una gran soggezione, io che non ho mai dato
soggezione a nessuno!... E il bel _tu_ confidenziale s'era perso per
via... Ma t'eri quasi impegnata a ripigliarlo dopo il matrimonio, te
ne rammenti?... Se no, bisognerà che mi metta in sussiego anch'io e
che ti faccia tanto d'inchini, e che dica:--Signora Varedo, come sta?
--Oh, questo poi, ci mancherebbe altro!
Diana era sulle spine. Cedere non voleva a nessun costo, ma non voleva
nemmeno manifestar le vere ragioni del suo rifiuto. O come mai la
Nocera, con la sua fama di donna intelligente, certe cose non le
capiva da sè? E se le capiva, perchè insisteva?
Per fortuna anche in quel momento capitò una provvida diversione.
--Diana! Signora Adelaide! Valeria! Signora e signorina Duranti!
Era la voce dell'ingegnere Aldini che desiderava l'approvazione dei
commensali circa al posto ov'egli aveva fatto apparecchiare la tavola.
--Qui si vede benissimo il mare e si è nello stesso tempo più riparati
dall'aria--egli spiegò.--Se però preferite avvicinarvi alla
ringhiera...
--No, così va perfettamente--risposero, a una voce, le signore
interrogate.
Indi seguì una serie di esclamazioni ammirative.
--Che eleganza!
--Che lusso!
--Che profusione di fiori!
--E chi li ha ordinati questi fiori?--domandò la signora Valeria.
L'Adelaide Nocera, ch'era a parte del segreto, sorrise.
Il consigliere marito, da uomo perspicace, indovinò subito.--Quest'è
un'improvvisata dell'amico Gustavo.
E, confidenzialmente, battè sulla spalla dell'ingegnere.
--Sempre perfetto cavaliere quell'Aldini--notò la signora Susanna
Duranti.
Ma Gustavo Aldini, schermendosi dai ringraziamenti, si voltò verso il
cameriere di quel riparto egli chiese:--Il nostro risotto a che punto
è?
--Si può servirlo quando vogliono.
--Benone... Aspettiamo un signore...
Accolto da applausi, giunse Alberto Varedo, vide i Nocera e durò
fatica a reprimere un moto di dispetto.
L'Adelaide, che s'era accorta della sorda ostilità del professore ma
non disperava di vincerla, gli si fece incontro con le mani tese.--Ci
perdona l'invasione? A Venezia, d'estate, se si vuol trovarsi, bisogna
venire al Lido... E io desideravo di star un'oretta con Diana... Così
ho scritto alla Valeria che, se non aveva nulla in contrario, avremmo
preso parte al pranzo anche noi.
--Anzi, è un piacere--disse Varedo. Le parole erano cortesi, ma
l'accento era gelido.
--Ecco il risotto!--gridò Gustavo Aldini.
Secondo le sapienti disposizioni dell'ingegnere le sedie erano
collocate soltanto a tre lati della tavola lunga e stretta, di modo
che nessuno voltasse le spalle al mare. Sul lato più lungo sedeva la
signora Valeria tra il cavalier Duranti, che aveva alla sua sinistra
Diana, e il cavalier Nocera, che aveva alla destra la signora Susanna
Duranti. Gli altri quattro commensali occupavano, fronteggiandosi, i
due lati minori; da una parte la signora Adelaide e Gustavo Aldini;
dalla parte opposta il professore Varedo e la signorina Duranti.
Questa che, dopo il matrimonio di alcune amiche più giovani di lei,
era diventata dura e spinosa come un vecchio carciofo, principiò
subito a malignare.
E poichè Varedo osservava che quell'abbondanza di fiori avrebbe fatto
credere a un banchetto di sposi--Oh--disse la ragazza--in questo caso
gli sposi sarebbero loro due... Ma non s'illudano... Quei fiori non
sono nè per Diana, nè per lei; sono per un'unica persona che, proprio,
non è una sposina... Ma dopo tutto, beate le civette!... E beati
quelli, uomini e donne, che dimenticano la loro età!
Aizzato dalla sua vicina, Alberto Varedo sbirciava di tanto in tanto
suo zio e l'Adelaide Nocera che non eran certo i più giovani, ma erano
i più giovanilmente allegri e vivaci dei commensali. E la riprovazione
ond'egli, puritano, colpiva ogni intrigo galante, si esacerbava per un
sentimento di diversa natura. Non era, non voleva essere invidia; era
una tacita protesta contro le ingiustizie della fortuna, così liberale
verso gli esseri frivoli, così avara verso coloro che hanno un alto,
austero concetto della vita.
Qualche cosa di simile passava intanto nell'anima di Diana. Ascoltando
distratta il cavaliere Duranti che vantava i servigi da lui resi allo
Stato quand'era intendente di finanza, ella guardava gli occhi
luminosi e ridenti dell'Adelaide Nocera, la quale doveva essere
avvezza a udire ben altri discorsi. E cercava di farsi un'idea
dell'esistenza di queste donnine amabili e spensierate che attirano
gli uomini come il miele attira le mosche e che volgono le forze del
piccolo ingegno a un unico fine, quello di piacere. E come vi
riescono! Come riescono a essere tollerate, accettate anche dalla
gente rispettabile! Ecco per esempio l'Adelaide Nocera che nessuno
credeva un fiore di virtù e che pur tutti andavano a gara per
festeggiare. La mamma di lei, di Diana, non la considerava una delle
sue migliori amiche? Non aveva pur dianzi preso calorosamente le sue
difese? La signora Duranti, così facile a scandalizzarsi, non la
trattava con cordialità, non ne frequentava, in compagnia della
figliuola, il salotto? È vero che quelle femmine trovan dei mariti
stampati a posta per loro, dei mariti i quali han l'aria di dire:--Se
siamo contenti noi, o chi ha il diritto di far lo schifiltoso?
Il consigliere Nocera era il tipo di questi cinici ignobili. Era lui,
proprio lui che quella sera a pranzo portava in campo certe storielle
scabrose d'infedeltà coniugali, e da un capo all'altro della tavola
dava nomi e cognomi, e date e luoghi e particolari minuti, e fingeva
di non sentire i richiami della sua vicina Duranti, e rideva
sguaiatamente delle sue grasse facezie.
--Povera mamma!--sussurrava nell'orecchio al professore Varedo la
Olga, la ragazza emancipata.--È sui carboni ardenti per me.
--Quel Nocera è un uomo molto volgare--notò Varedo.
Olga Duranti fece una spallucciata.--È un filosofo.
--Cara signorina, non calunni i filosofi.
--Voglio dire che subisce con rassegnazione il proprio destino... E
poi la sua è un'allegria forzata... Deve ingoiarne tante!
Abbassò ancora la voce, e sfogando il suo mal animo contro l'Adelaide
Nocera soggiunse:--Egli ha almeno il merito di mostrarsi quello che è.
_Lei_ invece pare una santarellina... Basta, quelle son donne
fortunate... Hanno i mariti propri, i mariti delle altre e gli scapoli
ch'esse sviano dal matrimonio.
Varedo sorrise; ella si morse il labbro, pentita d'essersi lasciata
sfuggire una frase che tradiva il suo risentimento personale.
Asserivano infatti che qualche anno addietro, prima del ritorno dei
Nocera a Venezia, ella, nonostante la grande differenza d'età, avesse
gettato l'occhio sopra l'ingegnere Gustavo Aldini come su uno sposo
possibile.
Frattanto, appunto per opera dell'ingegnere che tirò il discorso su
alcune ultime pubblicazioni letterarie francesi e italiane, la
conversazione mutò indirizzo. Quelle pubblicazioni chi le conosceva
chi no, ma dal più al meno si conoscevan gli autori, e ognuno volle
dire la sua. Inopinatamente alleati, la pudica signora Susanna Duranti
e lo sboccato consigliere Nocera si scagliarono contro Emilio Zola che
qualificavano a gara d'immorale e di corruttore. Già per loro fra i
romanzieri francesi non c'era che Ohnet. _Le maîtres des forges_,
quello era un libro. Che caratteri! Che situazioni! Che ambiente
_confortable_!
Il cavaliere Duranti non aveva, per Zola, l'antipatia di sua moglie.
Aveva letto poco, ma quel poco gli era piaciuto. Era uno scrittore che
sapeva sviscerare i suoi argomenti e trovar il dramma in tutto quanto.
Oggi la miniera, domani la Borsa, doman l'altro le strade ferrate.
Avrebbe potuto, volendo, fare un romanzo sull'amministrazione della
finanza, e ce ne sarebbero stati degli aneddoti piccanti e dei tipi
gustosi!
--Il romanzo del registro e bollo!--esclamò Nocera in tono
canzonatorio.
--Non c'è niente da ridere--rimbeccò, seccato, l'ex intendente.
Allora scese in campo, zoliano convinto, non fanatico, Gustavo Aldini,
e pur non negando i difetti dello Zola ne mise in rilievo gli
altissimi pregi, specie la virtù evocatrice e l'arte di far mover le
masse, onde se molti lo superano nello scrutare i misteri d'una
coscienza individuale, nessuno l'uguaglia nel rappresentarci gli stati
di una coscienza collettiva.--Certo--concluse l'ingegnere--non è una
lettura per tutti; non lo darei nè alle persone frivole che vi cercano
solo le indecenze, nè agli adolescenti, maschi o femmine, a cui è
inutile anticipar le brutalità della vita.
--Ma che adolescenti?--replicò la signora Susanna Duranti--Io dico che
nessuna donna per bene può tener sul suo tavolino quei libri... Io mi
vergogno di averne letti due o tre.
La signora Susanna ignorava che sua figlia li aveva, di nascosto,
letti quasi tutti.
Il consigliere Nocera, che, mentre Aldini parlava, aveva manifestato
il suo dissenso con energici cenni del capo, gridò:--Sentiamo
l'opinione del professore. Scommetto che il professore è con noi.
--Ma io non mi occupo di letteratura amena--rispose Varedo. Però,
poichè gli altri insistevano ed egli non voleva che il suo silenzio
fosse interpretato come un'approvazione delle idee esposte da Gustavo
Aldini, egli dichiarò che conosceva assai poco dell'opera di Emilio
Zola e che si limitava a dire una sua impressione. Ed era questa. Che
Zola, mezzo francese e mezzo italiano, era, anche letterariamente, il
prodotto di due nazioni e di due civiltà decadute. Aveva, nonostante
una speciale tendenza al pessimismo, la visione lucida del mondo
esteriore: gli mancava la facoltà di penetrare nel mondo delle anime;
dipingeva con efficacia i vizi e le brutture del suo tempo, ma le vere
cause gliene sfuggivano, ma non aveva nemmeno la più lontana
intuizione dei mezzi acconci a promuovere un rinnovamento morale.
Alberto Varedo svolgeva questi concetti con abbondanza d'argomenti.
Aveva principiato semplice e piano; e poi l'abitudine della cattedra
gli aveva fatto alzar la voce ed arrotondare le frasi tantochè il suo
discorso prendeva via via il carattere d'una lezione o d'una
conferenza. Bello o brutto che fosse, in quell'ora, in quel luogo, fra
l'acciottolìo dei piatti e il tintinnio dei bicchieri, e il cicaleccio
allegro delle tavole vicine, esso aveva il torto d'esser perfettamente
stonato.
E appunto dalle tavole vicine si porgeva all'autore un'attenzione
canzonatoria.
Diana udì dietro di sè una signora che diceva:--Par d'essere alla
predica.
A lei quel pranzo sembrava interminabile. La svogliatezza fisica era
il meno; ella soffriva d'una grande depressione morale, provava una
irritabilità nervosa contro tutto e tutti, avrebbe dato non so che per
esser sola e per lasciar colar le sue lacrime. Perchè non avevano
desinato anche oggi in piena libertà, a casa loro? Perchè le toccava
subir la compagnia di quei Duranti, di quei Nocera, assistere alle
smorfie dello zio Gustavo e dell'Adelaide? Ma s'ella discendeva in sè
stessa trovava al suo disgusto, al suo turbamento un'altra causa più
intima. La discussione di poco fa l'aveva profondamente umiliata. Se
c'era soggetto che dovesse interessarla era quello; s'ella aveva
attitudini speciali d'ingegno erano attitudini letterarie. Ebbene, da
prima del suo matrimonio, da quando s'era promessa sposa, da un anno e
mezzo insomma, ella non aveva aperto un volume di letteratura, non
s'era occupata che degli studi di Varedo, non aveva visto che le opere
che piacevano, che occorrevano a lui, non aveva sfogliato che i
giornali scientifici di cui era piena la casa. Onde oggi s'era accorta
d'ignorar perfino il titolo di parecchi fra i libri che i vari
commensali, tanto men colti di lei, levavano a cielo o vituperavano.
Così ell'aveva accondisceso a sacrificar le sue inclinazioni, a
sopprimer la sua personalità? E con qual frutto? Era felice?
Mentr'ella rivolgeva a sè medesima questa grave domanda sentì lo zio
Gustavo che diceva a suo marito:--Caro nipote, tu hai sollevato delle
questioni che non si risolvono su due piedi e sarebbe già lungo
determinare i punti ove andiamo d'accordo e ove no. Propongo il
rinvio, tanto più che c'è un magnifico chiaro di luna, e che sarà
meglio godercelo in santa pace.
La proposta incontrò l'approvazione generale.--Sì, sì, non guastiamoci
la digestione.
Fra le cose che avevano bisogno d'esser digerite c'era anche il
discorso, ammiratissimo, di Alberto Varedo.
Di lì a poco tutti s'erano alzati di tavola.
Diana, dopo di aver scambiato qualche parola con sua madre, si
affacciò al parapetto della terrazza, sul mare.
--Che notte d'incanto!--esclamò, posandole una mano sulla spalla,
l'Adelaide Nocera.
--Discutono ancora?--chiese Diana.
--No. I nostri signori uomini stanno regolando i conti.
--Non c'è aria nemmeno qui--riprese la Varedo.
--Figurati--replicò l'Adelaide--che le Duranti vorrebbero persuadere
la tua mamma a chiudersi nella sala per sentir quella parodia di
operetta.
--Per amor del cielo! E la mamma consente?
--Non credo. Finiranno con l'andarci loro, le Duranti, insieme con mio
marito ch'è appassionato di questi spettacoli. Noi resteremo sulla
terrazza o faremo quattro passi sulla spiaggia ove sarà anche più
fresco.
--Diana!--chiamò qualcuno.--Diana!
--Scusi--ella disse staccandosi dall'Adelaide. E si avvicinò a suo
marito di cui aveva riconosciuto la voce.
Alberto la trasse in disparte e le parlò concitato.--Perchè mi sforzi
a ripeterlo?... Non voglio che tu stringa dimestichezza con la
Nocera... Tuo zio non ha il diritto d'imporci le sue concubine.
--Bada!--supplicò Diana pallidissima e tutta tremante. Ella s'era
accorta che lo zio Gustavo era lì presso e sentiva ogni cosa.
--Ah!--fece Varedo, mutando colore.--Ormai...