III.

La famiglia Bardelli.

L'ingegnere Aldini si divertiva un mondo a percorrere le vie di Torino

a braccetto di questa nipote ch'egli teneva in conto di figlia e verso

la quale, nonostante le molte dissomiglianze, lo attirava una simpatia

ricambiata. Certo che s'erano bisticciati sovente; egli, scettico

amabile, l'avrebbe voluta più duttile, più indulgente, meno recisa ne'

suoi giudizi; egli, uomo d'ingegno, ma nemico d'ogni pedanteria,

l'avrebbe voluta più chiassosa, più spensierata, più giovine insomma.

Adesso il gran timore di lui era che il matrimonio con un uomo come

Varedo avesse accresciuto i difetti di Diana. E in fatti egli la

trovava, più ancora che a Venezia, noncurante del vestito e della

persona, inesorabile nel condannare quello ch'ella chiamava il vizio

elegante, pronta a correre agli estremi in tutto per amore di logica,

onde il rompersi il capo sui volumi di giurisprudenza e di sociologia

le appariva una conseguenza naturale dell'aver sposato un

giureconsulto e un sociologo. Ma ella conservava intatte, e quest'era

un conforto per lo zio, la sua bontà, la sua rettitudine, la

semplicità de' suoi modi schietti e affettuosi. Quand'ella gli

camminava a fianco, a passo rapido, in quelle giornate fredde,

limpide, asciutte, e le guancie le si coloravano d'un vivo incarnato,

e gli occhi le splendevano giovanilmente, egli s'illudeva che fossero

tornati i bei tempi in cui strappando la fanciulla ai suoi maestri, al

suo pianoforte, a' suoi libri, l'accompagnava al Lido a coglier fiori

e a raccattare conchiglie... Anche ora egli la strappava alla stanza

chiusa, alle carte polverose, alle occupazioni indigeste... perchè

doveva egli ripartir così presto?... Ma forse era meglio. Egli non

avrebbe potuto risparmiare a lei le sue osservazioni, a Varedo i suoi

frizzi, e avrebbero finito con guastarsi.... E poi era evidente;...

Varedo consentiva a lasciargliela perchè si trattava di pochi giorni;

in caso diverso nè egli avrebbe rinunziato alla sua preziosa

collaboratrice, nè ella avrebbe voluto disertare il suo posto. Già di

tratto in tratto le venivano degli scrupoli.--Mi dispiace di non aver

corrette io quelle bozze.--Oppure:--Povero Alberto! Ha da faticar per

due oggi.

Lo zio Gustavo perdeva la pazienza.--O che razza di gente siete?... È

come se aveste una dozzina di figliuoli e vi mancasse il pane da

mettervi alla bocca... Non ho rimorsi, ho lavorato anch'io tutta la

vita, e non per questo mi son voluto privar dell'aria, del sole, della

compagnia de' miei simili.

--Belle parole!--ribatteva Diana.--Ma se tu avessi assunti

degl'impegni!... Se tu avessi un programma scientifico da svolgere, un

apostolato da esercitare!

--Questi sì che son paroloni--pensava Aldini. Ma si contentava di

tentennare il capo in silenzio.

Ella enumerava con mal celata compiacenza le occupazioni molteplici di

suo marito. _In primis_, la cattedra; poi la direzione di fatto (chè

il direttore di nome era vecchio e malaticcio) della _Rassegna

giuridica_; poi gli articoli per altre Riviste italiane e straniere;

poi le lettere da scrivere (almeno una mezza dozzina al giorno); e in

fine la grande opera sul _Dovere_, di cui la conferenza di Venezia

aveva tracciato le linee generali e che Varedo si proponeva di dar

compiuta agli editori entro un paio d'anni... insomma un cumulo di

roba da spaventare chi non avesse avuto la fibra, l'energia, la

potenza di applicazione d'Alberto.

--Ah--conchiudeva Diana--quando penso ai bei damerini che perdono il

loro tempo a correr dietro alle signore, a organizzar gite di piacere,

a diriger quadriglie e _cotillons_!... Che concetto hanno costoro

della vita?

Aldini sorrideva maliziosamente.--Non ne hanno. Vivono alla meno

peggio. E forse i savi son loro.

--No--protestava la nipote scandalizzata.--Lo dici per farmi

arrabbiare.

--Parlo sul serio... È tanto difficile averlo giusto questo concetto

della vita che può esser sapienza il non averne nessuno. «_Salvate,

oimè, le membra--Dal tarlo del pensiero._»--Ricordi questi versi?

--Oh, dei versi e delle sentenze ce ne son per tutti.

Tornavano a bisticciarsi così, come una volta, pur provando un gusto

immenso ad essere insieme.

Un giorno, in Via di Po, furono fermati da una vecchietta piccolina,

svelta, asciutta, vestita di scuro, con un cappellino di forma

vetusta, sormontato da un pennacchio nero.

Diana fece la presentazione. E spiegò allo zio.--La signora Marianna

Bardelli è madre di quel dottore Eugenio Bardelli che hai conosciuto

da noi.

Il pennacchio nero si agitò ripetutamente in segno di simpatia.--Lo

sapeva da Eugenio che era qui lo zio della madama... Eugenio mi

discorre sempre di loro... Lo colmano di gentilezze il mio figliuolo.

--Dica piuttosto ch'egli è troppo buono con noi e che noi siamo troppo

indiscreti.

A sentir questa enormità il pennacchio nero parve assalito dalle

convulsioni.--Signora Diana, signora Diana, per amor del cielo! Il mio

Eugenio non si sdebiterà mai col signor professore che lo ha

incoraggiato ne' suoi studi e che continuerà ad aiutarlo.... Perchè è

pieno d'intelligenza, ma è timido, Eugenio, non sa farsi valere, e se

non c'è chi gli dia la spinta...

--Eh non si lagni--interruppe Diana.--Lei è stata fortunata co' suoi

figliuoli...

--Questo sì, questo sì.... Anche Paolo.... Andavo appunto da lui, nel

suo studio.... a un passo di qui, alla svolta di Via Montebello....

Paolo aspetta sempre una visita della signora Diana.

--È vero.

Diana interrogò con lo sguardo lo zio, e a un cenno affermativo di lui

disse alla signora Bardelli:--Se la facessimo adesso la visita?

La vecchietta si profuse in ringraziamenti. Forse era il momento

buono, perchè Paolo aveva terminato il bozzetto per un monumento a

Garibaldi da presentare a Mondovì, a un concorso.... Non aveva mica

grandi speranze di vincere, con tanti altri artisti provetti che

concorrevano... Ma guai a non tentare!...

Al giungere dei visitatori, Paolo Bardelli gettò lungi da sè il

berretto di carta che gli copriva il capo e scese frettoloso da

un'impalcatura ove stava dando i primi colpi di stecca a una massa di

creta tuttora informe. Poteva avere due o tre anni più del fratello

Eugenio a cui somigliava nella statura e nella completa assenza di

barba; nella nervosità dei movimenti e nella loquacità un po'

disordinata ricordava la madre.

--Ah, il bozzetto!--egli disse scoprendo il modello del suo Garibaldi,

un Garibaldi ritto sopra la roccia, appoggiato all'elsa della spada

nuda, non senza una certa espressione di fierezza nel viso.--Una cosa

dozzinale.... Sonetti a rime obbligate... Arte subalterna... Si fa

anche quella per necessità... per cedere alle istanze della

famiglia... ma non ci si mette dentro tutta la propria anima...

Garibaldi!... Sicuro, un eroe... Ma tra in marmo, in bronzo, a piedi e

a cavallo ce ne sarà un centinaio di Garibaldi in Italia... Come non

ripetersi?... E con lo sforzo dell'originalità si cade nel

grottesco... No, non me lo lodino il mio bozzetto... non ne vale la

pena...

Il giovine scultore alzò gli occhi verso il masso di creta tuttora

informe, e borbottò:--Quello... chi sa?

--E che cosa dovrà rappresentare?--chiese l'ingegnere Aldini.

Paolo Bardelli abbozzò due grandi gesti con le piccole braccia, tentò

due volte una frase; poi la sua fisonomia si contrasse dolorosamente,

ed egli balbettò:--È impossibile... impossibile... L'idea è nel

cervello dell'artista, c'è tutta... come fin dal primo giorno c'è

tutto il bambino nel ventre materno; ma a volerla tirar fuori innanzi

tempo... è impossibile... è impossibile.

--Non ti domandavano mica di scendere a particolari--disse la madre,

alquanto mortificata.

Ma Diana s'interpose.--No, suo figlio ha ragione... Lo capisco

perfettamente... Credo che nel suo caso farei lo stesso.

Lo scultore la ringraziò con un'occhiata.

Dopo aver esaminato altre tre o quattro cosuccie incompiute, zio e

nipote presero congedo.

La signora Marianna uscì con loro; doveva passare dal suo terzo

figliuolo, che, viceversa, era il primogenito, Girolamo, quello che

teneva bottega d'orefice sotto i portici di Po. Non aveva l'ingegno

de' suoi fratelli, Girolamo, ma era maestro nella sua arte, e alla

morte del padre aveva assunto la direzione del negozio che, grazie a

Dio, continuava a prosperare abbastanza... Ed era buono, laborioso,

onesto, economo... Amministrava lui il modesto patrimonio, e per sè

non consumava nulla.... dava tutto in casa, per la madre, per i

fratelli.

Diana Varedo conosceva già questo Girolamo Bardelli ch'era nel suo

genere un finissimo artista; ora volle farlo conoscere allo zio. Così

ella manteneva la sua promessa di presentargli l'intera famiglia.

--Che onore, che onore!--andava esclamando lungo la strada la vecchia

Bardelli. E agitava le braccia e scoteva la testa, tantochè il

pennacchio nero del suo cappellino tremolava come la cima d'un pioppo

in un giorno ventoso.

Nella bottega modesta d'aspetto, benchè le vetrine e le scansie e la

cassaforte accogliessero oggetti di raro pregio, Girolamo Bardelli,

curvo sul suo banco, attendeva a uno di quei sottili lavori

d'oreficeria che i grandi artisti del Rinascimento non reputavano

indegno di loro. Una lampada ad alcool che gli ardeva vicino mandava

una luce azzurrognola sulla sua faccia pallida e sulle sue dita

scarne, annerite all'estremità; a portata della mano stavano lime e

ceselli di varia forma e misura ch'egli prendeva alternativamente al

tasto, senza levar gli occhi dall'opera sua.

--Girolamo, guarda chi c'è--gridò la madre, entrando con la solita

vivacità.

--Piano, mamma, piano!--diss'egli. E alzò adagio la testa,

dissimulando sotto un languido sorriso la noia che gli recava l'esser

disturbato in quel momento.

La signora Bardelli tornò a discorrere dell'onore che la madama e suo

zio avevano fatto a Paolo visitandone lo studio, dell'onore che

facevano a lui, Girolamo, venendo adesso nella sua bottega, delle

grandi benemerenze che il professore Varedo aveva acquistate verso il

loro Eugenio fornendolo di libri e di consigli e interessandosi pel

suo avvenire. Bisognava che anch'egli, Girolamo, ch'era il capo della

casa, ringraziasse la signora.

--Sicuro--balbettava l'orefice.--Anzi....

S'era ritto in piedi, rosso, confuso, con un'aria di gatto spaurito

che cerca il modo di sguisciar via.

Poi le maniere affabili di Diana e dell'ingegnere lo rinfrancarono, ed

egli parlò semplice e modesto di sè e dell'arte sua mostrando alcuni

de' suoi ultimi lavori condotti con isquisita finitezza, e

schermendosi dagli elogi col dire ch'erano imitazioni dall'antico.

--Imitazioni che possono stare a petto degli originali--notò Gustavo

Aldini.

Girolamo Bardelli negò risolutamente.--No, signor ingegnere, scusi....

Agli antichi non s'arriva.

Tirò fuori dalla cassaforte un calice d'argento dorato del cinquecento

la cui sottocoppa era formata da sei busti d'angeli ad ali aperte

sostenenti tralci e grappoli di vite, e si fermò con infinita

compiacenza, quasi con tenerezza, a rilevarne i pregi a uno a

uno.--Certo quegli uomini del cinquecento--egli diceva--avevano

l'occhio più acuto, la mano più sicura di noi... E che fioritura

inesauribile di fantasia! Guardi, signora, quegli archetti ogivali che

formano le nicchie del nodo. E, nelle nicchie, quegli altri sei

angioli con gli strumenti della Passione!

--Questo calice--raccontò la signora Marianna--mio marito buon'anima

l'ebbe per poco a un incanto... Poteva rivenderlo per una somma venti

volte maggiore, e non volle... Anche Girolamo avrebbe avuto più d'una

occasione...

--Non lo si vende--dichiarò in tono reciso l'orefice. Indi

soggiunse:--Perchè lo si venderebbe? La bottega è bene avviata e ci

basta... Col tempo i fratelli guadagneranno anche loro...

A questo proposito la vecchia Bardelli ricordò il figliuolo che urgeva

rimettere un'imposta nello studio di Paolo.

--Ho già dato l'ordine--rispose pronto Girolamo.

L'uscio della bottega s'aperse a mezzo, e una signora elegante insinuò

la testa fra i due battenti.--Il mio fermaglio è pronto?

--Sissignora... Fin da questa mattina.

--Quel Bardelli è d'una puntualità!--ripigliò la signora avanzandosi

verso il banco.

Diana e lo zio Gustavo, scambiatisi un'occhiata d'intelligenza e

rinnovati i complimenti e i saluti, s'accommiatarono.

--È ancora presto per incontrarci con Alberto--osservò

Diana.--Facciamo un giro per Dora Grossa.

--Come vuoi.

E s'avviarono chiacchierando.

Argomento della conversazione era la famiglia Bardelli. Per

l'ingegnere Aldini, Girolamo valeva incomparabilmente meglio degli

altri; Diana ne riconosceva i meriti, ma non trovava giusto di

deprezzar i fratelli più giovani. E si accalorava a difenderli contro

lo zio il quale pronosticava che non avrebbero cavato un ragno dal

buco. A un tratto ella s'interruppe e domandò:--Perchè sorridi?

--Nulla. È una sciocchezza.

--Sentiamo.

--Effetti dell'ambiente. Senz'accorgermene, almanaccavo anch'io

intorno al dovere.

--Cioè?

--Pensavo che il dovere somiglia un poco ai còmpiti di scuola. Questi

còmpiti c'è chi non li fa, chi li fa soltanto per sè, e chi li fa per

sè e pei compagni. Così il dovere. Io per esempio sono convinto che

quel Girolamo Bardelli lo faccia per sè e per tutti della famiglia. Ed

è uomo capace di non parlarne mai.

I coniugi Varedo · 第 11 / 44 题