I Varedo erano sotto la tettoia ad aspettarlo.

--Oh zio--disse Diana buttandogli le braccia al collo mentre il

professore lo liberava dalla valigia.--Bene arrivato. Perchè non hai

portato con te la mamma?

--Capirai, di questa stagione una donna d'una certa età si sposta mal

volentieri.

Diana protestò:--Una certa età?... È giovine ancora la mamma.

--Sicuro che non è vecchia... A ogni modo...

--Ma sta bene, non è vero?

--Sì, grazie al cielo, sì... E puoi immaginarti quante cose m'ha detto

per te, per tutti e due... A voi altri non domando come stiate; si

vede.

--Ci vedrai meglio a casa.

Aldini, venuto a Torino, oltre che per salutare la nipote, anche per

certi affari d'una Compagnia assicuratrice a cui egli apparteneva,

avrebbe preferito alloggiare all'albergo, ma i Varedo non glielo

permisero.

--Se ci fai un tiro simile--dichiarò Diana--non ti guardo più in viso.

Fuori della stazione, il professore aperse lo sportello di un fiacre e

vi fece entrare sua moglie e lo zio.--Io vado a piedi--egli

disse.--Passo un momento al Circolo filologico... Di qui a mezz'ora

sono a casa... Arrivederci... E bada Diana, se viene Bardelli, che

aspetti.

Gustavo Aldini fu riconoscente a Varedo d'averlo lasciato solo con sua

nipote, e forse anche Diana aveva piacere di trovarsi a tu per tu con

lo zio.

Onde, appena la vettura si fu mossa, vi fu un fuoco incrociato di

domande e risposte.

--Raccontami della mamma, della nostra casa, degli amici.

--Tutti benone, tutti ti ricordano. Ma parlami di te...

--Io sono contentissima... Ma ci vai ogni giorno dalla mamma?

--Quando sono a Venezia anche due volte al giorno... Dunque sei

contenta?... Proprio?

--Proprio... Se non avessi il cruccio della mamma ch'è così sola.

--Non tanto. Riceve sempre qualcheduno, la sera specialmente: le

Duranti, Rinardi, Frandini, il dottore Del Marmo, i Nocera... Ma tu

non ci annunzi ancora nessuna novità?

--Che novità?

--Via, non far l'ingenua... Le novità che si possono aspettare dalle

spose.

Forse Diana arrossì, ma in carrozza era buio, e lo zio non se ne

accorse.

--C'è tempo--ella disse.

--Lo so che c'è tempo... Ma spero bene che non ci farete sospirare

troppo.

--Non c'è fretta--ripetè Diana. E tornò sul discorso della

mamma.--Poteva venire a passar l'inverno con noi, che se pur qui fa

più freddo si è meglio riparati che a Venezia...

--Verrai tu a casa nella stagione dei bagni.

--Sì, ci verrò... Ma se la mamma avesse passato l'inverno a Torino non

si sarebbe rimaste divise che per pochi mesi... almeno in questo primo

anno.

--In agosto si compirà appunto un anno dal tuo matrimonio.

--Vi ho rifatto una visitina ai primi d'ottobre... dopo il viaggio di

nozze.

--Meno d'una settimana.

--Non si poteva di più. Alberto doveva esser qui per gli esami.

La vettura si fermò, qualcheduno uscì dalla portineria ad aprir lo

sportello e a prender la roba.

Era un quartierino modesto e tranquillo, in Via della Zecca, ceduto a

Varedo insieme a gran parte della mobilia da un collega

dell'Università che per ragioni domestiche aveva abbandonato

l'insegnamento e s'era ritirato in campagna. Solo una camera Diana

aveva voluto arredar tutta di nuovo secondo il gusto suo, ed era la

camera destinata ai forestieri, i quali però, nel pensiero di lei, non

dovevano esser che la sua mamma e lo zio Gustavo.

--Per mia sorella va egregiamente--disse l'ingegnere quando la nipote

ve lo accompagnò,--per, me è troppo; Non avevi un bugigattolo dove

mettermi? Sai ch'io ho abitudini quasi spartane.

--Se tu fossi venuto con la mamma--rispose Diana--certo che non mi

sarebbe stato possibile d'accomodarti bene, e forse avrei dovuto

lasciarti andare all'albergo... Ma poichè sei qui solo e sei il

_primo_ che venga a farmi una visita (ella sottolineò la parola

_primo_) voglio offrirti il meglio che ho.

Ella accennò ad andarsene.--T'aspetto nella stanza vicina, ch'è il

nostro salotto da pranzo.

--Vengo con te. Mi fai vedere tutto l'appartamento.

Diana si mise a ridere.--È presto fatto. Ma non prendi prima qualche

cosa?

--Senti, ho pranzato benissimo alla stazione di Milano, e non ho

bisogno di nulla.

--Una tazza di brodo?

--No, grazie... Prendete il the voi altri la sera?

--Sì.

--Ebbene, lo prenderò con voi quando sarà tornato a casa tuo marito.

--Come credi.

Diana condusse lo zio nella camera nuziale, nello studio di Varedo, e

in quello che doveva essere il salotto da ricevere, ma che in realtà

non era che un'appendice dello studio, ingombro di libri e di carte. E

dei libri ce n'erano da per tutto, perfino nel gabinetto da _toilette_

degli sposi. Fu anzi lì, presso lo specchio davanti al quale Diana si

pettinava, che l'ingegnere gettò l'occhio sopra un opuscolo legato in

pergamena con fregi d'oro.

--Che roba è questa?--egli chiese.

--Tò, non lo conosci?--esclamò ella alquanto maravigliata.--Ce n'è una

copia anche dalla mamma... senza la dedica però, che fu fatta stampare

apposta per me.

Ed ella porse allo zio il libricciuolo.

--Adesso vedo--disse l'ingegnere Aldini.--È la conferenza di Varedo

sul _dovere_.

--Sì... Guarda alla prima pagina.

--_Alla mia Diana il giorno delle nostre nozze_--lesse lo zio Gustavo.

Diana spiegò:--È stata una sorpresa. Ho trovato il libro nella mia

borsa da viaggio... Non ne sapevi nulla?

--No davvero.

--Fu un pensiero gentile.

All'ingegnere pareva invece una pedanteria insigne, ma non volle

mortificar la nipote, e si contentò di domandar sorridendo:--E rileggi

la conferenza anche quando ti pettini?

--Cattivo zio!... Sempre un po' canzonatore.

--Via, via--replicò Aldini in tono scherzevole--chiamatemi presto a

far da padrino a un bel maschiotto... Anche quella è una parte del

vostro dovere.

Poi, nel salotto da pranzo, mentre Diana rifondeva lo spirito di vino

sotto la teiera, lo zio ripigliò le sue interrogazioni.--E come passi

le tue giornate? Come passi le sere? Hai molte conoscenze?

--No, non molte... Ma non m'annoio. Son sempre occupata.

--Ti alzi presto?

--Alle otto, otto e mezzo... Attendo alla casa; do gli ordini per le

spese... Sono diventata una buona massaja... non lo credi?

--Anzi me ne rallegro.

--Così arrivan le undici ch'è l'ora in cui Alberto torna

dall'Università... Prima di mezzogiorno si va a colazione... Dopo si

lavora insieme...

--Come sarebbe a dire?

--Alberto studia; io ricopio i suoi manoscritti, gli correggo le bozze

di stampa, faccio dei sunti per lui...

--Sunti di libri scientifici?

--Già. Non capisco mica tutto, ma a forza di volontà riesco a

raccapezzarmi.

--Dunque, copiando manoscritti, correggendo stampe, facendo sunti, tu

fai venir l'ora di pranzo?

--No, verso le sei usciamo spesso con Alberto per una passeggiata

sotto i Portici o al Valentino, secondo il tempo... Alle otto si

pranza.

--E dopo?

--Dopo si esce di nuovo per un'oretta... Qualche volta si fa una tappa

al Caffè Romano.

--Non andate mai a teatro?

--Ci si va, ma di rado, perchè Alberto non ama perder tutta la sera.

--Anche la sera lavora... o piuttosto lavorate insieme?

--Si lavora, si chiacchiera, si prende il the.

--Sempre soli?

--Di tratto in tratto capita questo o quel collega di mio marito... o

una vicina... E poi, c'è Bardelli... Quello non manca.

--Chi è Bardelli?

--È il braccio destro di Alberto. È uno studente laureato da poco in

giurisprudenza e che aspira a entrare nell'insegnamento.... Bravo e

buono... Si getterebbe nel fuoco per mio marito... Lo vedrai... un

tipo unico... Pare un bimbo.

--E--seguitò lo zio--il pianoforte non lo apri mai? Dov'è?

--È di là, nel salotto da ricevere, seppellito sotto i libri... Lo

apro solo a lunghi intervalli... Alberto non è appassionato per la

musica.

--Così m'immagino che non si parlerà neanche più di quelle tue

esercitazioni letterarie, di quelle novelline, di quei bozzetti...

--Figurati!--interruppe Diana--Non oso rilegger neppur io i vecchi

manoscritti.

--Li hai portati con te?

--Mi son trovato un quaderno in fondo alla valigia. Ma Alberto non ne

sa nulla... Egli odia la cosidetta letteratura amena.

--E tu?

--Io faccio il mio dovere di moglie savia cercando d'uniformarmi ai

gusti di mio marito.

Ella si chinò sulla teiera; Aldini non insistette. S'era contenta lei,

o che gli era lecito di tormentarla con osservazioni inopportune?

Certo che molte cose gli parevano strane: e ch'ella si acconciasse con

animo sereno alla soppressione della propria personalità, e che la

vita impostale da Varedo potesse appagarla, e che questo freddo

pedante ne avesse veramente conquistato il cuore, ma, in fine, s'era

contenta, s'era felice?

Con gli occhi intenti nella sua teiera, Diana sussurrò:--L'acqua

bolle.

E diede un'occhiata all'orologio.--Alberto dovrebb'esser qui.

--Ha l'abitudine di farsi attendere?

--No, è puntualissimo... Tanto puntuale che verso il the anche per

lui.

In fatti Varedo entrava di lì a un minuto, tirandosi dietro un

giovinetto piccolo di statura, senza un pelo di barba, dai movimenti

impacciati, dal vestire dimesso.

--Avanti, Bardelli, avanti--disse Diana tendendo cordialmente la mano

al _factotum_ di suo marito. E si affrettò a presentarlo allo zio.--Il

dottor Eugenio Bardelli, un professore in erba.

--Oh--fece il presentato divenendo rosso come un papavero.

Il professore mostrò a Bardelli una sedia.--Si accomodi... Le dò

queste bozze corrette... Scusate, veh... Ma si tratta d'un articolo

che deve comparir domani nella _Rassegna giuridica_.

--Ah, quello sul _Diritto ateniese_?--osservò Diana.

Gustavo Aldini guardò sua nipote con uno stupore doloroso. Come gliela

riducevano, quella figliuola!

Ella intanto chiedeva a Bardelli:--Vuole una tazza di the?

--No, grazie... Non dormirei più.

--Un bicchierino di Marsala?

--Se mi dispensa mi fa un piacere.

--Un biscottino?

--Nemmeno... Ho pranzato tardi.

--Dio, che uomo incorruttibile sarà!

--Scusate--ripetè Alberto, mentre, sorseggiando il the, correggeva le

stampe con la matita.

Terminata la revisione, passò ogni cosa a Bardelli.

--Mi fido di lei. Le porta in tipografia subito.

--Immediatamente--rispose il giovine alzandosi dalla sedia. Chiese a

Diana se aveva comandi, e con molti inchini si accomiatò.

--Povero Bardelli!--disse la signora.--Si abusa di lui.

--No, no. È contentissimo di servirci.... E se l'anno venturo, come

spero, lo nominerò mio assistente, non potrà lagnarsi d'aver perduto

il suo tempo.

--Quanti anni ha?--domandò l'ingegnere.--Ne mostra meno di venti.

--Ne avrà ventitre sonati--rispose Varedo.

--Ed è già un'arca di scienza--affermò Diana.

Il professore sorrise.--Un'arca di scienza è troppo.... Ma è

studiosissimo.

Diana si rivolse allo zio.--Ti farò conoscere anche i fratelli, anche

la madre... È una famiglia esemplare.

--Nei pochi giorni che son qui me la lascerai per qualche ora tua

moglie?--disse l'ingegnere ad Alberto.

Questi assentì con bastante disinvoltura.

--Quando crede.

Rimasero intesi che Aldini sarebbe venuto a prendere la nipote ogni

giorno dopo colazione (perchè la colazione egli non s'impegnava a

farla con loro) e che più tardi, fra le cinque e le sei, si sarebbero

incontrati con Alberto o sotto i portici o altrove.

I coniugi Varedo · 第 10 / 44 题