_Di GIUSTINO II Imperadore; e della nuova politia introdotta in Italia,
ed in queste nostre province da Longino suo primo Esarca._
Morto Giustiniano, si fransero tutti i suoi disegni, e le fortune
degl'Imperadori orientali tornarono alla declinazione di prima; poichè
essendo succeduto nell'Imperio Giustino il Giovane, figliuolo di
Vigilanzia, sorella di Giustiniano, troppo da lui diverso; e per la
sua stupidezza essendosi dato tutto in braccio al governo di Sofia sua
moglie, per consiglio della medesima rivocò Narsete d'Italia, e gli
mandò nell'anno 568 Longino per successore[843].
Giunto Longino in Italia con assoluto potere ed imperio datogli
dall'istesso Giustino, tentò nuove cose, e trasformò lo Stato di
quella: egli fu il primo, che desse all'Italia nuova forma e nuova
disposizione, e che nuovo governo v'introducesse, il quale agevolò
e rendè più facile la ruina della medesima: egli se bene fermasse la
sua sede in Ravenna, come avevano fatto gl'Imperadori occidentali, e
Teodorico co' suoi Goti, volle però dare all'Italia nuova forma[844].
Tolse via dalle province i Consolari, i Correttori ed i Presidi, contra
ciò ch'avevan fatto i Romani ed i Goti stessi, e fece in tutte le città
e terre di qualche momento, Capi, i quali chiamò Duchi, assegnando
Giudici in ciascheduna d'esse per l'amministrazion della giustizia.
Nè in tale distribuzione onorò più Roma, che l'altre città[845];
perchè tolto via i Consoli ed il Senato, i quali nomi infin a questo
tempo eranvisi mantenuti, la ridusse sotto un Duca, che ciascun anno
di Ravenna vi si mandava, onde surse il nome del Ducato romano: ed a
colui, che per l'Imperadore risedeva in Ravenna, e governava tutta
l'Italia, non Duca, ma Esarca pose nome, ad imitazione dell'Esarca
dell'Affrica. Presso a' Greci, Esarca diceasi colui, che presiedeva ad
una diocesi, cioè a più province, delle quali la diocesi si componeva:
così nella Gerarchia della Chiesa si vide che quel Vescovo, il quale ad
una diocesi, e seguentemente a più province, delle quali si componeva,
era preposto, non Metropolitano, che aveva una sola provincia, ma
Esarca era chiamato. Così l'Italia patì maggiori trasformazioni sotto
l'Imperio di Giustino Imperador d'Oriente, che sotto i Goti medesimi,
i quali avevan procurato di mantenerla nell'istessa forma ed apparenza,
con cui dagli antichi Imperadori d'Occidente fu retta ed amministrata.
Le province, in quanto s'appartiene al governo, furono mutate e divise;
e siccome prima ciascuna aveva il suo Consolare, o Correttore, o il
Preside, ai quali stava raccomandata l'amministrazione ed il governo
delle medesime, per questa nuova divisione poi dandosi a ciascuna
città o castello il suo Duca, ed un Giudice, ciascheduno d'essi
sol s'impacciava del governo di quelle partitamente, e solamente
all'Esarca, che da Ravenna governava tutta l'Italia, stavan sottoposti,
sotto la cui disposizione erano: ed a cui nei casi di gravame si
ricorreva da' provinciali. Quindi nelle nostre province trassero
origine que' tanti Ducati, che ravviseremo nel Regno de' Longobardi,
parte sotto la dominazione de' Greci, come fu il Ducato di Napoli,
di Sorrento e d'Amalfi, il Ducato di Gaeta e l'altro di Bari; e parte
sotto i Duchi Longobardi, i quali avendo ritolto a' Greci quasi tutta
l'Italia, e gran parte di queste nostre province, ritennero questi
medesimi nomi di Ducati: onde poi sopra tutti gli altri s'avanzaron
il Ducato di Benevento, quello di Spoleti e l'altro del Friuli, come
diremo più ampiamente nel libro seguente di questa Istoria.
Ma non durò guari in Italia l'imperio de' Greci, nè Longino potè
molto lodarsi di questa nuova forma, che le diede; poichè questa
minuta divisione delle province in tante parti, ed in più Ducati rendè
più facile la ruina d'Italia, e con più celerità diede occasione a'
Longobardi d'occuparla, imperocchè Narsete fortemente sdegnato contra
l'Imperadore, per essergli stato tolto il governo di quella provincia,
che con la sua virtù e col suo valore aveva acquistata; e non essendo
bastato a Sofia di richiamarlo, che ella vi volle anche aggiungere
parole piene d'ingiuria e di scherno, dicendogli che l'avrebbe fatto
tornar a filare con gli altri Eunuchi e femmine del suo palazzo, questo
Capitano portò tanto innanzi la sua collera, che mal potendo celar
anche con parole il suo acerbo dispetto, rispose, ch'egli all'incontro
l'avrebbe ordita una tela, che nè ella, nè suo marito avrebbon potuto
districarla; ed avendo licenziato il suo esercito, da Roma, ove egli
era, portossi in Napoli, da dove cominciò a trattar con Albino suo
grand'amico, Re de' Longobardi, ch'allora regnava nella Pannonia,
e tanto operò, finchè lo persuase di venire co' suoi Longobardi ad
occupare Italia. Ma poi che per la venuta dei Longobardi in Italia,
le cose di quella presero altra forma; e siccome in essa s'introdusse
nuova politia e nuove leggi, così ancora queste nostre province furono
in altra maniera divise, e prendendo nuovi nomi sotto altri _Dinasti_
si videro disposte ed amministrate; ed in un medesimo tempo sottoposte
alla dominazione non pur d'un sol Principe, ma di varie Nazioni, di
Greci e di Longobardi, e talor anche di Saraceni; sarà utile cosa per
la novità del soggetto, e per la grandezza e verità degli avvenimenti,
che dopo aver narrata la politia ecclesiastica di questo secolo, nel
seguente libro partitamente se ne ragioni.