CAPITOLO III.

_Degli Ufficiali, a' quali era commesso il governo delle nostre

province._

Ciò che dunque ora noi appelliamo Regno di Napoli, o si riguardi la

disposizione d'Adriano, o quella di Costantino, era diviso in quattro

sole province: anzi la _Campania_ non è ora tutta intera dentro a' suoi

confini; ma parte di quella è rimasa fuori, ed occupa molto altro paese

ch'ora è dello Stato della Chiesa romana. Queste Province erano: I. la

Campagna: II. la Puglia, e la Calabria: III. la Lucania, ed i Bruzj:

IV. il Sannio. Una Consolare: due Correttoriali: e l'altra Presidiale.

Tutte del Vicariato della città di Roma, e perciò tutte _Suburbicarie_

appellate.

Richiede per tanto l'ordine di quest'opera, che partitamente di

ciascheduna di queste province si ragioni, de' Magistrati a' quali ne

fu commesso il governo, delle leggi e de' loro ordinamenti; perchè si

vegga qual forma di politia avessero ne' tempi di Costantino fin agli

ultimi Imperadori d'Occidente.

§. I. _Della Campagna, e suoi Consolari._

Quella regione, che al dir di Paolo[344] Warnefrido, per gli ubertosi

e piani campi, che intorno a Capua sono, Campania fu detta, ebbe già

in varj tempi ora più ristretti, ora più spaziosi confini di quel,

ch'oggi non sono. Si distese in alcun tempo dal territorio romano

insino a Silaro fiume della Lucania; abbracciava Benevento, e dilatò

per altra parte i suoi termini fino ad _Equo Tutico_ oggi appellato

Ariano. Fu perciò riputata una delle più celebri ed illustri province

d'Italia, e per l'ampiezza e vastità de' suoi confini, e per le molte

e preclare città, che l'adornavano, ma soprattutto per Capua, suo

capo e metropoli, cotanto chiara, ed illustre; perciò al governo ed

amministrazione di questa provincia non furon mandati Correttori, o

Presidi, ma Consolari: Magistrato, come s'è detto, se bene inferior al

P. P. ed al Vicario di Roma, sotto la cui disposizione reggevasi, era

nondimeno ornato di più grandi prerogative di quelle dei Correttori,

e de' Presidi. La loro sede era Capua: e fu tanta la stima ed il lor

grado appresso gl'Imperadori, che sovente venivan loro indirizzate

molte costituzioni, e mandati imperiali.

Costantino il Grande, dopo avere sconfitto e morto Massenzio (che

fattosi acclamar in Roma Augusto, per sei anni con vera tirannide

avea signoreggiata l'Italia) trionfando in Roma, e sottomettendosi

volentieri al suo dominio l'Italia, e tutte l'altre province

dell'Occidente, come prima avean fatto le Gallie, la Spagna, e la

Brettagna, mentre nell'anno 313 risedeva in quella città, cominciò a

ristorar l'Italia dei passati danni, ed a provvedere a' di lei bisogni.

Promulgò quivi a tal fine molte utili e salutari costituzioni, che

dirizzò al Popolo romano, e che ancor oggi abbiamo nel Codice di

Teodosio[345]; ed indi passato in Milano, per mezzo d'altri editti,

che pubblicò in quella città, ristabilì, come potè il meglio, le

cose d'Italia. Passossene da poi nella Gallia, e nella Pannonia; e

quindi fatta la pace con Licinio, nuovamente in Italia si restituì, e

nell'anno 315, in Aquileja fermatosi, passò poi in Roma, ed a Milano: e

dopo altri viaggi ne' seguenti anni fatti nella Dacia, e nella Gallia,

ritornò in Roma nel 319 ove per li seguenti quattro anni si trattenne,

nè ad altro intese, se non per mezzo di varj editti a restituire quanto

più fosse possibile nell'antica forma le cose di Roma, e d'Italia.

Ma passato da poi in Oriente, e vinto nell'anno 325, e spento Licinio,

fattosi già Monarca di tutto l'Imperio, cominciò (secondo che contro

la comun credenza prova Pagi[346]) a gettare i fondamenti della nuova

Roma; ed ancorchè nel seguente anno 326 tornando in Italia, da Aquileja

passasse a Milano, e quindi a Roma, partissi nondimeno da poi da questa

città, nè mai più fecevi ritorno, ma nell'Oriente trasferì per sempre

la sua sede, dove nell'anno 338 volendo ridurre a fine la gran mole

di Costantinopoli, adoperovvi tutta la sua cura e tutto lo studio,

consumandovi il resto della sua vita, contento di mirar da lontano le

cose di queste nostre parti. Quindi nacque il principio d'ogni male

in Occidente, che in progresso di tempo portò la ruina di Roma, e la

dissoluzion dell'Imperio. Quindi le tante querele de' Romani: onde

Porfirio nel Panegirico a Costantino dirizzato, scongiurandolo gli

dice:

_Et reparata jugans moesti divortia mundi_

_Orbes junge pares: det leges Roma volentes_

_Principe te in populos._

Per la qual cagione alcuni lo riputarono più tosto distruttore

dell'antica Roma, che facitor della nuova: poichè avendo egli commesso

il governo d'Italia ai suoi Ufficiali, cominciò a venir meno ogni buona

disciplina: e stando egli lontano, questi abusando l'alta potestà a lor

conceduta, si videro in breve declinar le forze ed il vigore di queste

nostre province. Lasciò l'amministrazione al Prefetto P., a' Vicarj, e

nell'ultimo luogo a' Consolari, a' Correttori, ed a' Presidi, a' quali

immediatamente era commesso il governo di ciascuna provincia.

Ebbe l'Italia per Prefetto P. sotto questo Principe nell'anno 321,

_Menandro_. Negli anni seguenti 334, 335 e 336, ebbe _Felice_,

quegli, che da Preside, che fu di Corsica nell'anno 319 fu poi in

quest'anni inalzato da Costantino a cotal sublime dignità. Questi per

suo successore ebbe nello stesso anno 336 _Gregorio_, di cui sovente

ragiona Ottato Milevitano nei suoi libri. De' Vicarj di Roma, che

ressero sotto Costantino, non s'ha altra notizia, se non che d'un tal

_Gennaro_, ovvero _Gennarino_[347], nell'anno 320.

Ma de' Consolari di questa nostra provincia di Campagna, è di mestiere

che dal lungo obblio, ove fin'ora sono stati sepolti, qui se ne

sottragga la memoria.

Il primo Consolare, del quale possa da noi aversi contezza, che

sotto Costantino M. avesse immediatamente governata e retta la nostra

Campagna, fu _Barbario Pompejano_. Tenne questi, siccome tutti gli

altri Consolari di questa provincia, la sua residenza in Capua,

la quale n'era capo e metropoli. A costui, che ne fece richiesta,

dirizzò Costantino M. nell'anno 333, mentre risedeva nella Tracia e

propriamente in Apri: luogo non molto distante da Costantinopoli,

quella cotanto celebre e famosa costituzione[348], per la quale

s'impone a' Magistrati, che debbiano inchiedere della verità delle

preci ne' rescritti ottenuti dal Principe, in guisa che non possano

eseguirgli, se l'esposto dalle parti non sia conforme al vero: della

quale si compiacque tanto Giustiniano, che volle inserirla anche

nel suo Codice[349]. Ciò che poi vollero eziandio imitare i romani

Pontefici, inserendola nelle loro decretali[350].

L'altro Consolare della nostra Campagna, che governò sotto questo

stesso Principe, fu _Mavorzio Lolliano_, per la testimonianza che ce

ne dà Giulio Firmico[351]. A costui dedicò Firmico, sotto l'imperio

di Costantino, i suoi libri astronomici, celebrando nella prefazione

dell'opera[352] gli alti meriti d'un tal sublime spirito, il quale

dopo aver deposte l'insegne di Consolare di Campagna, fu da Costantino

innalzato a' più eccelsi onori, dandogl'il governo di tutto l'Oriente

e finalmente l'insegne d'ordinario Console; e morto Costantino, fu poi

nell'anno 342, sotto Costante, rifatto Prefetto della città di Roma,

e sotto Costanzio suo fratello fu anche Prefetto P. d'Italia. Di lui

fassi eziandio memoria presso ad Ammiano Marcellino, appo il qual

Autore ne' gesti dell'anno 356, si legge anche il di lui elogio[353].

Nè d'altri Consolari di questa provincia, del tempo di Costantino

abbiam noi notizia, se non che in un marmo trovato nell'anno 1712, nel

tenimento della terra di Atripalda, ov'era l'antica città d'Avellino,

si legge la seguente iscrizione, nella quale fassi memoria di un tal

_Taziano_, che fu Consolare della Campagna.

TATIANI

C. JULIO RUFINIANO

ABLAVIO TATIANO C. V. RUFI

NIANI ORATORIS FILIO FISCI PA

TRONO RATIONUM SUMMARUM

ADLECTO INTER CONSULARES JUDI

CIO DIVI CONSTANTINI LEGATO PRO

VINCIAE ASIAE CORRECTORI TUSCIAE

ET UMBRIAE CONSULARI AE

MILIAE ET LIGURIAE PONTIFICI

VESTAE MATRIS ET IN COLLE

GIO PONTIFICUM PROMA

GISTRO SACERDOTI HER

CULIS CONSULARI CAM

PANIAE HUIC ORDO SPLEN

DIDISSIMUS ET POPULUS

ABELLINATIUM OB INSIGNEM

ERGA SE BENIVOLENTIAM ET RELI

GIONEM ET INTEGRITATEM EJUS STATUAM

CONLOCANDAM CENSUIT.

Questa iscrizione maggiormente conferma ciò, che fu da noi dimostrato,

che anche dopo Costantino Magno non fu presso noi affatto abolita

l'antica religione pagana, leggendosi quivi, che questo Consolare

era del Collegio de' Pontefici, e Sacerdote d'Ercole: dei quali pregi

gli Avellinesi non vollero fraudarlo in una sì pubblica iscrizione,

riponendogli fra gli altri suoi titoli, come furon quelli di Correttore

della Toscana, di Consolare dell'Emilia, e della nostra Campagna. La

Toscana fu pure provincia Correttoriale, e la sede de' Correttori era

Fiorenza, siccom'è manifesto da più leggi del Codice Teodosiano: di che

è da vedersi Giacomo Gotifredo; onde ben si legge nel marmo _Correctori

Tusciae_.

Nè di Costantino si leggono nel Codice di Teodosio altre costituzioni

dirizzate ad altri Consolari della nostra Campagna. Non mancan però in

quello altri suoi editti indirizzati al Prefetto Pretorio d'Italia,

o al Vicario di Roma, a' quali non solamente la cura delle diocesi a

lor commesse generalmente s'incarica, ma particolarmente per questa

provincia in più sue leggi altri particolari provvedimenti si danno.

Tolto intanto a' mortali nel mese di Maggio dell'anno 337 questo

Principe, le cui alte e magnanime imprese gli portaron il soprannome

di Grande, succedè all'Imperio d'Occidente _Costante_ suo figliuolo,

al quale nella divisione fatta cogli altri fratelli toccò l'Affrica,

e l'Illirico, la Macedonia, la Grecia, e l'Italia, ed in conseguenza

queste nostre province. Per tal cagione molte costituzioni si leggono

di questo Principe nel Codice di Teodosio, che riguardan il governo

di quelle, e particolarmente della Campagna; e se non sappiamo quali

Consolari avesse questa provincia sotto Costante, si veggon però sue

leggi, per le quali appare aversi presa di essa particolar cura e

pensiero. Di questo Principe è quella legge registrata nel suddetto

Codice sotto il titolo _de Salgamo_, letta ed accettata in Capua,

metropoli di questa provincia, promulgata da Costante nell'anno 340 per

reprimere l'insolenza de' soldati, che coll'occasione della guerra, che

allora faceva in Italia con Costantino suo fratello (il quale in questo

stess'anno presso Aquileja fu vinto e morto) inquietavano la Campagna,

e per li fastidiosi lor tratti e licenza militare l'onore e le sostanze

de' provinciali malmenavano; e forte argomento di credere, che Costante

in quest'anno avesse per qualche tempo fatta dimora in Capua, ce ne dà

Atanasio per quel che scrive nella sua Apologia a Costanzo[354].

Ma, morto in appresso Costante nell'anno 350, dieci anni dopo

Costantino suo fratello, rimase solo Imperadore l'altro suo fratello

_Costanzo_; onde queste nostre province coll'Italia caddero sotto il di

lui Imperio. Regnando dunque Costanzo, furono Prefetti al P. d'Italia

negli anni 352 e 353 _Merilio Ilariano_; a cui succedè _Mavorzio

Lolliano_ nell'istesso anno 353 quegli, che fu Consolare della nostra

Campagna, e negli anni seguenti, _Tauro_; a' quali da Costanzo furono

indirizzate molte sue costituzioni. Governò anche in questi medesimi

tempi per Vicario di Roma _Volusiano_, al quale parimente Costanzo

indirizzò alcune sue leggi[355]. E quantunque sotto questo Principe

sian ignoti i Consolari della Campagna, nè si sappiano i loro nomi,

in modo che non si leggono editti indirizzati a coloro da Costanzo,

vi sono però molte di lui costituzioni dirette a' P. P. d'Italia

per le quali si prende cura di questa provincia. In fatti nell'anno

355 dirizzò una sua costituzione a Mavorzio Lolliano allora P. P.

d'Italia, la quale perchè toccava i bisogni di questa provincia fu

letta e pubblicata in Capua, come porta la sua soscrizione[356]. E

questo Principe fu colui, che per torre le contese giurisdizionali, che

sovente sorgevano fra i Prefetti P. d'Italia, ed i Prefetti di Roma,

intorno all'appellazioni, separò le province; e mentre egli risedeva

a Sirmio, città assai illustre della Pannonia, dirizzò nell'anno 357 a

Tauro P. P. d'Italia quella celebre costituzione[357] ove stabilì, che

tutte l'appellazioni, che dalla Sicilia, dalla Sardegna, dalla nostra

_Campagna_, dalla _Puglia_ e _Calabria_, dalla _Lucania_ e _Bruzj_,

Piceno, Emilia, Venezia, e dall'altre province d'Italia, si riportavan

in Roma, non già dal Prefetto di Roma, ma da quello d'Italia, si

dovessero conoscere e giudicare.

Resse Costanzo l'Imperio undici anni, avendo finito suoi giorni

nell'anno 361, e gli succedè _Giuliano_, al quale perciò ricaddero

queste nostre province. Fu sotto lui Prefetto Pretorio d'Italia

_Mamertino_, e Vicario di Roma _Imerio_; a costoro Giuliano, e

particolarmente al primo, dirizzò molte leggi. Quali fossero stati

i Consolari della Campagna ne' tempi di Giuliano, Simmaco[358]

chiaramente ce l'addita nel libro decimo delle sue epistole. Quivi

volendo dimostrar la congiunzione, che in questi tempi era fra i

Pozzolani e' Terracinesi, poichè stendendosi allora i confini della

Campagna infino a Terracina, erano gli uni, e gli altri sotto un sol

Moderatore, ch'era il Consolare, dice Simmaco che _Lupo_, essendo sotto

Giuliano Consolare della Campania, ben s'avvide e considerò l'angustie,

nelle quali vivevano i Terracinesi. Di questo _Lupo_ Consolare della

Campania ancor oggi in Capua se ne serban le memorie in una iscrizione

di marmo attaccata alla chiesa de' Frati del Carmelo, dove si leggono,

benchè alquanto tronche, queste parole[359]:

. . RIUS LUPUS

. . . . V. C

. . ONS. CAMP

. . URAVIT

Da quest'istessa epistola di Simmaco si raccoglie eziandio, che a Lupo

in quella carica fosse succeduto _Campano_. In Napoli, come città al

Consolare di Campagna pur sottoposta, serbasi ancora la memoria d'un

altro Consolare chiamato _Postumio Lampadio_: il marmo si vede oggi

prostrato in terra avanti la chiesa della Rotonda, dove si legge

POSTUMIUS

LAMPADIUS

V. C. CONS. CAMP

CURAVIT

Ma nel Codice di Teodosio non vi è alcun vestigio, che da Giuliano, o

dal suo successore, fosse stato a costoro indirizzato editto, o mandato

alcuno imperiale.

Morto Giuliano nella guerra de' Persi nell'anno 373, ed indi a poco

anco _Gioviano_, non durando più l'Imperio di questo religiosissimo

Principe[360], che otto mesi, se vogliamo prestar fede a Zosimo[361]

e Sozomeno, ovvero dieci, secondo Filostorgio[362], fu assunto

all'Imperio _Valentiniano_, il quale creò Augusto _Valente_ suo

fratello, e fra di loro fu in cotal guisa diviso l'Imperio[363].

Valentiniano serbossi l'intero Occidente, cioè tutto l'Illirico colla

Macedonia, l'Affrica, le Gallie, le Spagne, la Brettagna, e l'_Italia_.

Ed a Valente si lasciò tutto l'Oriente[364].

Valentiniano adunque, a cui l'Italia fu sottoposta, dopo avere scorse

l'altre regioni del suo Imperio, e date a quelle i provvedimenti

opportuni, venne in Italia, e prima in Aquileja, ove in due soli mesi,

settembre ed ottobre di quest'anno 364, dieci costituzioni pubblicò, ed

allo stato d'Italia ed al governo della medesima attese, e varj editti

e per la Campagna diretti al Consolare, e per la Lucania e Bruzj e

Toscana a' Correttori, ed a Mamertino allora Prefetto d'Italia, furon

da questo savissimo Principe promulgati[365].

Governarono nel suo Imperio come Prefetti Pretorj d'Italia _Mamertino_

cotanto rinomato nell'opere d'Ammiano Marcellino, _Rufino_, _Probo_,

ed ultimamente _Massimino_. Vicarj di Roma furono nell'anno 364

_Severo_, nell'anno 367 _Magno_, nell'anno 372. _Probo_, e nell'anno

373 _Simplicio_[366]. Si leggono ancora più Consolari della nostra

Campagna, a' quali varie leggi furono dirizzate.

Era in quest'anno 364 Consolare della Campagna _Buleforo_, al quale,

risedendo Valentiniano in Altino città di Venezia, furono dirizzate

due costituzioni, che si leggono nel Codice di Teodosio, una sotto il

titolo, _Quibus equorum usus_, l'altra sotto il titolo, _usus interd._

per le quali, affinchè da questa provincia s'estirpassero i ladronecci

e molt'altri disordini, fu proibita severamente l'asportazione de'

cavalli e dell'armi, comandando, che niuno senza sua licenza potesse

quelle movere. A quest'istesso Buleforo, mentr'era Consolare della

Campagna, dirizzò nell'anno seguente 365 quell'altra costituzione[367],

che si legge sotto il titolo _de Cursu publico_, risedendo egli in

Milano. Diede ancora questo Principe opportuni provvedimenti, perchè

fossero esterminati i ladroni, che allora grandemente infestavano la

Campagna, proccurando che fosse restituita la pace e tranquillità

a questa provincia. Sue parimente furono la l. 1. _de Pascuis_,

ed alcune altre costituzioni, per le quali alla quiete d'Italia, e

precisamente di queste regioni, ch'oggi forman il Regno, con somma

applicazione e studio intese. Egli ancora in quest'istess'anno 365

mentre era in Verona, provvide a' bisogni del comune d'Avellino,

città posta dentro a' confini di questa provincia, comandando con sua

particolar costituzione[368], ch'ancor leggiamo nel Codice di Teodosio,

che s'abolisse tutto ciò, che dall'ordinario Giudice erasi fatto in

pregiudicio di quel comune, contra l'antica lor consuetudine.

Succedè a Buleforo in quest'anno 365 per Consolare _Felice_, a cui

parimente in quest'anno, risedendo Valentiniano in Milano, indirizzò

quella costituzione[369], che si legge nel _C. Teod._ sotto il _tit.

ad S. C. Claudianum_, della quale fece anche menzione l'Autore di

quell'antica consultazione inserita da Cujacio tra le sue nel _cap._

10. E se bene quell'Autore in vece di _Campaniae_ legga _Macedoniae_:

nondimeno, siccome notò il diligentissimo Gotifredo[370], si convince

d'errore per la soscrizione che porta, donde è chiaro essere stata

soscritta da Valentiniano Imperadore d'Occidente, mentr'era in Milano,

e per conseguenza dover quella appartenere all'Occidente, non già

all'Oriente, nel quale è posta la Macedonia.

A Felice sotto Valentiniano stesso succedè nella carica di Consolare

della Campagna _Anfilochio_. A costui nell'anno 370, stando

Valentiniano in Treveri, fu indirizzata quella legge, che sotto il

_tit. de Decurionibus_ ancor si vede nel Codice di Teodosio[371].

Resse Valentiniano l'Occidente, e con tanta prudenza l'Italia, e queste

nostre province, che niente era da desiderare: ristabilì l'Accademia di

Roma, e molto riparò la giurisprudenza già inchinata, e quasi affatto

caduta dal suo antico lustro e splendore: represse per varj editti la

rapacità e venalità de' Giudici. Principe religiosissimo, al quale dopo

Costantino Magno molto dee la cristiana religione, e maggiori utilità

certamente n'avrebbe l'Italia ritratte, se dopo soli dodici anni

d'Imperio non fosse stato tolto dal Mondo.

Morì Valentiniano nell'anno 364, e fu dopo sei giorni nella Pannonia

fatto Imperadore il figliuol _Valentiniano_, il quale con _Graziano_

suo fratello in questa guisa si divise l'Imperio d'Occidente (poichè

l'Oriente era retto da Valente lor zio): a Graziano toccarono le

Gallie, le Spagne e la Brettagna: a Valentiniano l'Illirico, l'Affrica

e l'_Italia_[372].

Sotto Valentiniano II. e Graziano furono Prefetti Pretorj d'Italia,

_Massimino_, _Antonio_, _Esperio_, _Probo_, _Siagrio_, _Ipazio_,

_Flaviano_, _Principio_, _Eusignio_, _e Pretestato_. Sotto Valentiniano

solo, _Trifolio_, _Polemio_, _Taziano_, _Apodemio_, _Destro_, _ed

Eusebio_. I Vicarj di Roma furono, _Potito_, _Antidio_, _Ellenio_, _ed

Orienzio_[373].

Ma quali fossero sotto questo Imperadore i Consolari della Campagna

non se ne trova alcun vestigio. Non mancan però di Valentiniano II.

moltissime costituzioni, come quegli, che resse l'Imperio diciotto

anni, colle quali al governo ed amministrazione di queste province,

e dell'Italia generalmente provvide. Quella legge[374], che sotto il

_tit. de Extraord._ leggiamo nel _Cod. Teod._ è di questo Principe,

che l'anno 382 dirizzò a Siagrio Prefetto Pretorio d'Italia, per la

quale si prende cura della _Campania_, _Puglia e Calabria_, _Lucania e

Bruzj_; in questi tempi molto turbate ed afflitte.

Morì Valentiniano II. presso a Vienna l'anno 392 dopo aver regnato

diciotto anni; e tennero dopo lui l'Imperio _Teodosio M._ ed _Arcadio_,

ed _Onorio_ suoi figliuoli. Ad Onorio toccò l'Occidente, onde

l'_Italia_, e queste nostre province a lui si sottoposero. E morto

Teodosio nell'anno 395 pur Onorio ritenne l'Occidente, avendo Arcadio

suo maggior fratello regnato in Oriente. Molti furono i Prefetti

Pretorj d'Italia sotto Onorio, come colui, che lungamente visse,

tenendo l'Imperio d'Occidente trentun'anno: e quelli furono _Messala_,

_Teodoro_, _Adriano_, _Longiniano_, _Senatore_, _Curzio_, _Teodoro II_,

_Ceciliano_, _Giovio_, _Giovanni_, _Faustino_, _Palladio_, _Melizio_,

_Liberio_, _Felice_, _Faustino_, _Giovanni_, _Selevio_, _Adriano_,

_Palladio_, _Giovanni_, _e Proculo_. I Vicarj di Roma, che ressero in

tempo d'Onorio, furon _Varo_, _e Benigno_[375]. E de' Consolari della

Campagna, pur sotto di lui si legge _Gracco_. A costui, mentre risedeva

Onorio in Milano dirizzò nell'anno 396 quella costituzione, che

leggiamo nel Codice di Teodosio sotto il _tit. de Collegiatis_[376]. A

questa provincia ancor provvide Onorio, concedendole qualche indulgenza

nel pagare i tributi, com'è manifesto da quella sua Costituzione[377],

che dirizzò a Destro Prefetto Pretorio d'Italia. E molte altre sue

leggi abbiamo, per le quali governò queste nostre province, nel

medesimo tempo, che in Oriente imperava _Teodosio_ il Giovane figliuolo

d'Arcadio.

Morto finalmente Onorio in Ravenna l'anno 423, ancorchè Teodosio il

Giovane per un anno reggesse solo l'uno e l'altro Imperio, nulladimeno

nell'anno seguente 424 creò in Occidente per Augusto _Valentiniano_

III. al quale coll'Italia furono sottoposte queste nostre province.

Furon sotto di lui Prefetti Pretorj d'Italia _Volusiano_, e _Teodosio_.

E quantunque non si leggano di questo Valentiniano costituzioni

dirizzate a' Consolari della Campagna, fu non però egli un Principe, a

cui molto dee non solamente l'Italia, e queste nostre province per la

particolar cura e provvido governo, che ne prese, ma anche la nostra

giurisprudenza, che già vacillante fu da lui ristabilita in Occidente,

nell'istesso tempo, che Teodosio suo collega avea posto tutto il suo

studio a ripararla in Oriente; di che a più opportuno luogo ci toccherà

distesamente ragionare.

Questi dunque sono stati gli Ufficiali per li quali da' tempi

di Costantino M. infino a quest'ultimi di Valentiniano III. fu

amministrata e retta la nostra Campagna. Per questa cagione osserviamo

noi alcuni marmi d'antichi edifici, che nelle città di questa

provincia, per opera de' Consolari della Campagna, dirizzavano i

Campani, i Napoletani, i Beneventani, ed altri, che possono vedersi

in quella laboriosa opera di Grutero dell'iscrizioni dell'orbe antico

romano; ed in Capua, ed in Napoli ancor oggi, come s'è veduto, si

serba di lor memoria. Capua fu la lor sede, siccome quella, che in

questi tempi era capo e metropoli della Campagna, come la chiamò anche

Atanasio[378], il quale favellando nell'_Epistola ad Solitarios_ del

Concilio di Sardica, e de' Legati da lui spediti, fra i quali Vincenzo

Vescovo di Capua, acciocchè l'Imperador Costanzo facesse ritornare alle

loro sedi que' Vescovi, che avea discacciati, dice; _Missis a Sancto

Concilio in legationem Episcopis Vincentio Capuae, quae Metropolis

est Campaniae etc._ E per questa cagione ancora s'osservano molte

costituzioni del Codice di Teodosio lette, ed accettate in Capua,

perchè il Consolare, che faceva sua residenza in questa città, doveva

pubblicarle ed aver cura, che si spargessero per l'altre città di

questa provincia, acciocchè fossero note a tutti i provinciali.

§. II. _Della Puglia e Calabria, e suoi Correttori._

Alla Campagna siegue la Puglia accompagnata con la Calabria, nella

quale è la regione Salentina, che unite insieme, secondo il libro

della _Notizia_ dell'uno, e dell'altro Imperio, formavano la nona

provincia d'Italia, e secondo il novero di Paolo Diacono[379], la

decima quinta. Si distendeva quest'ampia provincia da Oriente fino al

mar Adriatico, ch'ebbe per confine, e verso Occidente e Mezzo dì; i

suoi termini furono il Sannio, i Bruzj e la Lucania. Le sue più celebri

ed abbondanti città furono Lucera, Siponto, Canosa, Acerenza, Venosa,

Brindisi, e Taranto, e nel sinistro corno d'Italia, che si distende

per cinquanta miglia, ebbe Otranto, città assai comoda ed adatta a

qualunque traffico, e che suo emporio meritamente potè nomarsi.

I Pugliesi adunque ed i Calabresi eran governati e retti da un solo

Moderatore. L'ampiezza ed estensione di questa provincia meritò, che

non fosse Presidiale, ma Correttoriale; cioè, che l'amministrazione di

essa si commettesse a' Correttori, non a' Presidi, Ufficiali a coloro

inferiori. Ma quali fossero stati i Correttori di questa provincia, ed

ove avessero fermata la lor sede, niente può affermarsi di certo. Nel

Codice di Teodosio non si legge alcun imperial editto, che a questi

Correttori fosse stato indirizzato: in Venosa solamente città della

Puglia, fra gli antichi monumenti, che serba, si legge un'iscrizione,

nella quale d'un tal Emilio Restituziano, Correttore della Puglia e

della Calabria, fassi memoria con queste parole[380]:

LUCULLANORUM. PROLE. ROMANA

AEMILIUS. RESTITUTIANUS

V. C. CORRECTOR. APULIAE. ET. CALABRIAE

IN HONOREM

SPLENDIDAE. CIVITATIS. VENUSINORUM

CONSECRAVIT

Simmaco[381] fa anche menzione de'_Correttori_ della Puglia, i quali

impropriamente chiamò anche _Rettori_. Soleasi ancora in luogo di

Correttore mandarsi talora alle province Magistrato d'ugual potere,

che appellavasi _Juridicus_. E di questo nella nostra Puglia ne serbano

ancora la memoria due iscrizioni rapportate da Gutero[382]; in una si

legge:

HERCULI. CONSERVATORI

PRO SALUTE. L. RAGONI

JURIDIC. PER. APULIAM

PRAEF. J. D.

in un'altra ch'è in Roma:

C. SALIO. ARISTAENETO. C. V.

JURIDICO. PER. PICENUM. ET

APULIAM

S'incontrano ancora bene spesso nel Teodosiano Codice molte leggi,

per le quali a' bisogni di questa provincia si diede particolar

provvedimento. Era quella posta (oltre del Correttore, dal quale

immediatamente veniva governata) sotto la disposizione del Prefetto

P. d'Italia, al quale, per via d'appellazione, potevasi aver ricorso;

e se mancano costituzioni dirette a' Correttori, non mancan però di

quelle, che al Prefetto P. d'Italia per lo governo della medesima si

mandavano. Sotto l'Imperio di Valentiniano il Vecchio fu travagliata

ed infestata da' ladroni; in guisa che a quel prudentissimo Principe

fu uopo con severe leggi darvi riparo e proccurarne sollecitamente lo

sterminio, indirizzando a tal fine quella sua costituzione a Rufino

allora P. P. d'Italia in luogo di Mamertino, a cui apparteneva ancora

tener cura di questa provincia, come dell'altre d'Italia, per la

quale costituzione[383] a' mali sì gravi di questa provincia fu dato

opportuno rimedio.

Osservasi parimente in questo Codice un'altra legge dello stesso

Valentiniano data in _Lucera_ nell'anno 365 che porta questa

soscrizione: _VIII. Kal. Octobris. Dat. Luceriae ad Rufinum (in

locum Mamertini) PF. P. Italiae_. Giacomo Gotofredo[384] suspica, che

questa Lucera non fosse quella di Puglia, ma l'altra che nella Gallia

Circumpadana, fra Milano, Verona, ed Aquileja è posta, oggi detta

_Luzara_: ma dall'argomento di quella legge, e da quanto in essa si

contiene intorno a' pascoli, per più veementi conghietture dobbiamo

creder'esser questa di Puglia, siccome quella che tiene i più ubertosi

e piani campi, che altra regione non ebbe giammai, per la pastura degli

armenti e delle gregge assai celebri e considerabilissimi presso a'

Romani, ed appo tutti i Scrittori delle cose rusticane e pastorali, e

che anche tengono il vanto presso di tutte le regioni d'Europa. Ma ciò

che sia di questo, egli è certissimo, che non minore dell'altre, fu

la cura di questa provincia appo gli altri Imperadori occidentali, a'

quali il governo dell'Italia s'apparteneva.

Era la Puglia e la Calabria ne' tempi d'Onorio molto infestata da'

Giudei, i quali licenziosamente vivendo, di non poca confusione eran

cagione, e non piccol detrimento da essi si recava alla religione

cristiana: ritrovavasi in questo medesimo tempo Prefetto P. d'Italia

_Teodoro_, uomo religiosissimo, appo il quale pari era l'abbominazione

a questa nazione, che l'amore ardentissimo verso la religione

cristiana; tanto che meritò quella stima, che della di lui persona

ebbe S. Agostino, dedicandogli quel suo libro intitolato _de vita

beata_, com'egli stesso testifica[385]. Per dare a tanti mali qualche

compenso proccurò Teodoro, che si reprimesse in questa provincia tanta

insolenza e licenziosa vita de' Giudei; onde nell'anno 398 ottenne

da Onorio quella cotanto laudevole, e non mai a bastanza celebrata

costituzione[386], colla quale fu repressa la lor insolenza ed a ben

dure condizioni gli sottopose.

Da Onorio eziandio fu a questa provincia nell'anno 413 conceduta

l'immunità e qualche indulgenza de' tributi, come si legge in una

sua costituzione[387], di cui a più opportuno luogo ragioneremo:

e non mancan ancora altre costituzioni riguardanti il governo e

retta amministrazione che gli altri Principi presero di sì vasta e

considerabile provincia, a' Prefetti d'Italia indirizzate, delle quali

secondo l'opportunità farem parola.

§. III. _Della Lucania e Bruzj, e suoi Correttori._

La Lucania stese i suoi ampj confini molto più, che oggi non si

mirano: incominciando dal fiume Silaro abbracciava non pur quel ch'ora

appellasi _Basilicata_, ma dall'altra parte si dilungava infin a

Salerno, anzi questa stessa città era dentro a' suoi confini, poichè i

Correttori della Lucania anche quivi solevano risedere. A lei in quanto

all'amministrazione furon congiunti i Bruzj, che s'estendevano oltre a

Reggio fino allo stretto siciliano nell'ultima punta d'Italia.

Erano i Lucani, e' Bruzj sotto un solo Moderatore. Il Correttore,

che dagl'Imperadori si mandava al governo di queste regioni, reggeva

con piena autorità amendue queste province. La sua dignità ancorchè

non tanta quanto quella de' Consolari, era di gran lunga superiore al

grado de' Presidi, e solamente eran dipendenti e sottoposti a' Prefetti

d'Italia, ed a' Vicarj di Roma, a' quali potea aversi ritorso.

La loro sede era collocata nella città di Reggio, capo e metropoli di

questa provincia, avvegnachè talora solessero i Correttori trasferirla

anche in Salerno nella Lucania, secondo richiedeva il bisogno de'

pubblici affari. Quindi è, che in queste due città ancor oggi si

veggano gli avanzi d'alcuni marmi, che a' Correttori erano stati

dirizzati: in Reggio nella chiesa della Cattolica si legge, ancorchè

dal tempo in qualche parte rosa, questa iscrizione.

CORRECTORI. LUCANIAE

ET. BRITTIORUM. INTE

GRITATIS. CONSTANTIAE

MODERATIONIS. ANTI-

STI. ORDO. POPULUSQUE

RHEGINUS

E nella città di Salerno in un arco, che prima era, ove oggi è il

sedile di Portaretese, vi s'osservavano alcune statue di marmo sopra le

loro basi, in una delle quali si leggevano queste parole[388].

ANNIO. VITTORINO, V. C

CORRECTORI. LUCANIAE

ET. BRUTIORUM. OB

INSIGNEM. BENEVOLEN

TIAM. EJUS. ORDO. POPU-

LUSQUE. SALERNITANUS

Solevano gl'Imperadori eziandio a questi Correttori indirizzare le loro

costituzioni, che per utilità delle province, e per dar compenso a'

disordini, che ivi nascevano, sovente eran costretti di promulgare; e

può pregiarsi questa provincia sopra l'altre, che le prime leggi, che

Costantino M. dopo sconfitto Massenzio promulgasse per Italia, fossero

quelle, che a' Correttori della Lucania, e de' Bruzj si mandarono:

tanto che a noi è più antica la memoria de' Correttori di questa

provincia, che de' Consolari della Campagna.

Il primo, che ne' primi anni dell'Imperio d'Italia di Costantino

reggesse questa provincia, fu _Claudio Plotiano_, al quale fin

dall'anno 313 poco dopo la sconfitta di Massenzio dirizzò Costantino,

stando in Treveri, quelle due costituzioni, che si leggono nel Codice

di Teodosio[389], per le quali diede nuova forma e modo alle consulte,

che solevan i Giudici dubbiosi fare all'Imperadore nelle cause de'

privati.

Succedè a Claudio nell'anno 316 _Mechilio Ilariano_, a cui da

Costantino in quest'istesso anno fu mandata quella legge, che nel

Codice di Teodosio[390] vedesi sotto il _tit. de Decur._, e che dal

nostro Giustiniano portando l'istessa iscrizione d'Ilariano Correttore

della Lucania e de' Bruzj, fu inserita nel suo Codice sotto il

medesimo titolo[391]. Ed a quest'istesso Correttore s'indirizzò l'altra

costituzione di Costantino, che si legge sotto il _tit. ad l. Corn. de

Falso_ nel Teodosiano[392].

Ad Ilariano succedè nel 319 alla dignità di Correttore di Lucania,

_Ottaviano_, al quale, risedendo egli in Reggio, dirizzò Costantino

M. la _l. 1. de Filiis Milit. apparit._ che fu letta ed accettata in

Reggio, poichè quivi era la sede de' Correttori[393].

Ma niun'altra memoria è sì chiara ed illustre, che faccia vedere in

quanta stima ed eminenza fossero i Correttori della Lucania, quanto

quella famosa e celebre costituzione di Costantino, che si legge nel

Codice di Teodosio[394] sotto il _tit. de Episcopis_, che a questo

Ottaviano Correttore nella Lucania in quest'anno 319, dirizzò; per

la quale rendè i Cherici immuni da' pesi civili, affinchè non si

distogliessero dagli ossequj delle cose sacre e divine. Costantino una

consimile legge dettata coll'istesse parole, aveva dirizzata sette

anni prima ad Anulino Proconsole dell'Affrica; e come accuratamente

notò Gotofredo, quella costituzione era simile, non però la stessa,

che poi mandossi ad Ottaviano: quella fu proferita molti anni prima,

cioè nell'anno 315 ovvero nel fine dell'anno 312; questa nell'anno 319;

quella fu indirizzata ad altro Magistrato, cioè ad Anulino: questa

ad Ottaviano; quella apparteneva ad altra parte del suo Imperio,

cioè all'Affrica, della quale allora Anulino era Proconsole; questa

alla Lucania, ed a' Bruzj, della quale Ottaviano era Correttore. Fu

tal rinomata costituzione pretermessa da Giustiniano nel suo Codice,

perchè in esso molte consimili lessi s'inserirono: ma ben dal Cardinal

Baronio[395] vien riferita, e nell'istesso anno 319 fu puntualmente

notata.

Quali fossero i Correttori di Lucania sotto l'Imperio di Costante, di

Costanzo, e di Giuliano, non vi è di loro memoria alcuna; non potendo

noi mostrare alcun editto, che da questi Principi fosse stato a costoro

indirizzato: ma non mancan però loro costituzioni spedite a' Prefetti

d'Italia, le quali mostrano quanta cura e sollecitudine avessero delle

cose d'Italia, e di questa provincia in particolare.

Ma de' Correttori della Lucania, che sotto Valentiniano ebbero il

governo e l'amministrazione di questa provincia, ben possiamo dal

lungo e profondo obblio trar fuori i loro nomi. _Artemio_ fu il primo,

quegli, di cui sovente s'incontrano memorie nell'istoria d'Ammiano

Marcellino[396]: a costui, risedendo Valentiniano in Aquileja,

indirizzossi nel 364 quella costituzione che sotto il _tit. de privil.

Apparit. Magistr._ leggiamo. E dall'iscrizione di questa legge si vede,

che quest'Artemio trasferisse sovente la sua residenza in Salerno,

poichè in Salerno fu quella letta ed accettata. A quest'Artemio stesso

furono da Valentiniano, permanendo ancora in Aquileja, indirizzate in

questo medesimo anno la _l. 6. de privileg. eor. qui in sacr. palat._,

e la _l. 21. de Cursu publico_.

Ma da niun'altra apparirà meglio la dignità e la stima appo

gl'Imperadori, de' Correttori della Lucania, e di questo Artemio,

quanto da quella costituzione[397] non abbastanza celebrata di

Valentiniano I. che sotto il _tit. de officio Rectoris Provinciae_

si vede. Fu quella, quando ancora questo Principe risedeva in

Aquileja, nell'anno 364 indirizzata ad Artemio. I più ragguardevoli

e chiari titoli, che dalla generosità e magnanimità d'alcun Principe

possono sperarsi, eran profusamente a questo Correttor della Lucania

conceduti: _Carissime nobis_: _Gravitas tua_: _Sublimitas tua_, ed

altri consimili, eran i più frequentati. A costui indirizzò quella

costituzione, nella quale inculcava ai Giudici l'integrità e la

diligenza nella spedizione delle liti: che dovessero conoscere e

deliberar nelle cause, o si trattasse della vita, o delle sostanze

degli uomini, pubblicamente e nel cospetto e sotto gli occhi di

tutti, non privatamente e ne' secreti delle case, ove davasi luogo

a' negoziati ed a' traffichi: che le sentenze una volta proferite,

dovessero pubblicarsi e leggersi al cospetto di tutti, perchè sotto gli

occhi d'ogn'uno si ponesse ciò che i Giudici faceano, e se secondo le

leggi e l'ordine della verità avesser giudicato, ovvero perversamente

e per gratificare l'una delle parti; ond'è che ne' Tribunali di questo

Regno fu sempre, ed ancor oggi dura lo stile di leggersi e pubblicarsi

le sentenze, ancorchè ridotto ora a pura cerimonia e formalità. Proibì

a cotali Giudici i pubblici spettacoli ed i giocosi trattenimenti,

acciocchè non si allontanassero e trascurassero la cura dalla pubblica

e privata utilità, e si sottraessero perciò dagli atti serj e gravi.

Sotto Valentiniano I. ancora resse la Lucania e' Bruzj _Simmaco_, che

succedè ad Artemio nel seguente anno 365. Quella costituzione[398] che

sotto il _tit. de Cursu publico_, si legge nel _C. Teod._ fu, mentre

questo Principe era in Milano, mandata a Simmaco allora Correttore

di questa provincia. Nè d'altri Correttori della Lucania più innanzi

trovasi vestigio in quel Codice, e non pur sotto questo, ma nè anche

ne' tempi degli altri Imperadori, che seguirono: poichè, se bene sotto

il _tit. de contr. empt._ si legga una costituzione[399] di Teodosio

M. che porta anche il nome di Valentiniano II. accettata e pubblicata

in Reggio nell'anno 384, ed un'altra[400] pur accettata in Reggio sotto

il _tit. de operib. publicis_, non dee però intendersi di Reggio città

posta ne' Bruzj, ma, come nota il diligentissimo Gotofredo, d'un altro

Reggio posto nell'Oriente dodici miglia lontano da Costantinopoli. Il

che si rende manifesto, non solamente perchè all'Imperio di Teodosio M.

non fu assegnata l'Italia, ma quella, essendo toccata coll'Occidente

a Valentiniano II. veniva da costui retta ed amministrata; ma ancora

perchè quelle leggi da Teodosio furono indirizzate, la prima a

_Cinegio_, l'altra a _Cesario_ amendue Prefetti P. dell'Oriente, di

cui Teodosio fu Imperadore. Ed in questo luogo non dee tralasciarsi di

notare il costume degl'Imperadori di questi tempi, i quali, ancorchè

diviso fra loro l'orbe romano, ciascuno reggesse la sua parte, nè

dell'altra s'impacciasse, con tutto ciò le leggi, che da essi ne' loro

dominj si promulgavano, portavan il nome di tutti que' Imperadori, che

allora reggevano l'Imperio, avvegnachè da uno solamente fosse stata

ordinata[401]: siccome ne' pubblici monumenti s'osserva, che quantunque

l'opera ad un solo fosse stata eretta, porta nondimeno il nome di

tutti gl'Imperadori regnanti. L'ignoranza del qual costume fu cagione

a molti Scrittori di gravissimi errori, e che le leggi d'un Principe

riferissero ad un altro; di che secondo l'opportunità se ne vedranno

gli esempj.

Occorrono ancora nello stesso Codice di Teodosio molte altre

costituzioni de' Principi, le quali (se bene non dirette a' Correttori

di questa provincia, ma o a' Prefetti d'Italia, ovvero ad altri

Magistrati) mostrano de' Lucani, e de' Bruzj aver somma cura e

providenza tenuta. Dovevano questi Popoli, come tutti gli altri di

queste province, portare il vino in Roma per provvedere all'annona

di quella città: ma come che da questa eran alquanto lontani, fu loro

conceduto, che potessero soddisfare in danaro ciò ch'essi eran tenuti

in vino[402].

Onorio concedè loro anche l'immunità de' tributi e gabelle, come si

vede da quella sua costituzione[403], che sotto il _tit. de indulg.

debit._ leggesi nel Codice di Teodosio. E fin qui sia detto abbastanza

della Lucania e de' Bruzj, e suoi Correttori.

§. IV. _Del Sannio, e suoi Presidi._

Tiene l'ultimo luogo il Sannio, provincia ancorchè assai nota ed

illustre presso agli antichi Romani per la ferocia e valore de' suoi

Popoli, e per la felicità delle lor armi, che spesso ebbero il vanto

d'abbatter quelle de' Romani stessi, non fu però decorata ne' tempi

più bassi d'altri Magistrati, che de' Presidi, inferiori in dignità a

tutti gli altri Moderatori di province. Sortì per tanto la condizione

di provincia Presidiale, e perchè rade volte solevan gli Imperadori

indirizzar le loro costituzioni a' Presidi, perciò di essi, e de'

loro nomi è a noi affatto incerta ed oscura la memoria. Varj furono

i suoi confini, secondo il variar de' tempi. Paolo Diacono la ripone

fra la Campagna, il mare Adriatico, e la Puglia; e fuvvi tempo, nel

quale abbracciava molto più di ciò ch'ora comprendon l'Abbruzzi, il

Contado di Molise, e la Valle Beneventana. Le sue più rinomate città

furon Isernia, Sepino, Theate, oggi Chieti, Venafro, Telesia, Bojano,

Afidena, e Sannio, che diede il nome all'intera provincia.

Era questa provincia, oltre del Preside, da cui immediatamente

reggevasi, sotto la disposizione e governo del Prefetto P. d'Italia,

e del Vicario di Roma. Nè fu trascurata da Valentiniano il Vecchio,

il quale, essendo pervenuto a sua notizia, che veniva infestata da'

ladroni, pensò tosto al riparo, mandando per quest'effetto al Prefetto

suddetto d'Italia quella costituzione[404], che oggi ancor si legge nel

C. Teodosiano.

Non fu eziandio trascurata da Onorio, il quale nell'anno 413 concedè

a questa provincia non mediocremente aggravata, alcun rilascio di

tributi, come dalla costituzione[405] di quest'Imperadore che dirizzata

al Prefetto suddetto d'Italia leggiamo nel Codice di Teodosio. Nè

mancan altre leggi, per le quali diedesi dagli altri Imperadori

providenza a gli affari di questa provincia, dirette a' Prefetti

d'Italia, a' quali era sottoposta.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 1 · 第 35 / 59 题