CAPITOLO II.

_Degli Ufficiali dell'Imperio._

I Prefetti al Pretorio eran quelli, ne' quali dopo i Cesari, s'univano

i primi onori e le prime dignità dell'Imperio[331]: a costoro si

dava la spada dall'Imperadore per insegna della loro grandissima

autorità[332]: sotto la cui amministrazione e governo erano più

diocesi, e colle diocesi, le tante province, che le componevano:

avevan sotto di loro i Vicarj, i Rettori delle province, i Consolari, i

Correttori, i Presidi, e tutti i Magistrati di quelle diocesi, alla cui

amministrazione soprastavano. Essi dovevano con vigilanza attendere e

provvedere a' difetti di questi Magistrati[333], ammonirgli, insinuar

loro le leggi, ed in somma invigilare a tutte le loro azioni: i quali

Magistrati all'incontro ai Prefetti dovevan ricorrere, riferire e

consigliarsi di ciò che di dubbio e scabroso loro veniva per le mani.

Potevasi, oltre a ciò, da tutti i Tribunali suddetti appellare a'

Prefetti Pretorj, da' quali riconoscevansi le cause dell'appellazioni,

e le coloro sentenze discusse, o le rifiutavan, o l'ammettevan, senza

che delle deliberazioni de' Prefetti Pretorj ad altra appellazione

alcuna si dasse luogo, ma solamente alla retrattazione, che noi ora

diciamo _Reclamazione_[334].

A' Prefetti per lo più gl'Imperadori solevan dirizzare le loro

costituzioni, affinch'essi le promulgassero per le province di lor

disposizione: avevano sotto la lor censura anche i Proconsoli, e

d'infinite altre prerogative eran adorni, delle quali dottamente

scrissero Codino, Gotifredo, e Giacomo Gutero[335]. Furon, oltre

a costoro, due altri Prefetti destinati al governo delle due

città principali del Mondo, cioè Roma, e Costantinopoli, sotto la

disposizione de' quali eran i Prefetti dell'Annona, e molt'altri

Magistrati, che alla cura e governo di quelle città sotto varj impieghi

venivan destinati: de' quali non accade qui far parola.

Dopo i Prefetti seguivan i Proconsoli; dignità pur _illustre_, ed

ornata dell'alte insegne, delle scuri e dei fasci. Nell'Oriente ve ne

furon due, cioè nell'Acaja, e nell'Asia, ed alcune volte fuvvi il terzo

in Palestina. Nell'Occidente solamente uno, e questi nell'Affrica.

Tenevan il terzo luogo i Vicarj, inferiori a' Proconsoli, ma di

gran lunga superiori, ed eminenti sopra tutt'altri Magistrati.

Questi, che tali si dissero, perchè le veci e la persona de'

Prefetti rappresentavano, onde nell'antiche iscrizioni si chiamano

_Propraefecti_, erano preposti al reggimento dell'intere diocesi,

e delle province, delle quali si componevano. Soprastavano ai

Rettori, ed agli altri Magistrati inferiori. La loro principal cura

era d'invigilare a' tributi, ed all'annona, gastigar i desertori

ed i vagabondi, e custodirgli infino che al Principe se ne desse

notizia[336]. Non solamente giudicavano _ex ordine_, ma sovente _ex

appellatione_, ed alcune volte anche _ex delegato_[337]. Ebbero

i Vicarj l'Asia, la Pontica, la Tracia, l'Oriente, la Macedonia,

l'Affrica, la Spagna, la Gallia, e la Brettagna. Fuvvi ancora il

Vicario della città di Roma, sotto la cui disposizione erano, come

s'è detto, alcune province d'Italia, che si dissero perciò province

Suburbicarie. Italia similmente ebbe il suo Vicario, e del di lui

governo furon alcun'altre province, onde province d'Italia propriamente

si dissero. E tutti questi, per esser d'alto ed eminente grado, eran

chiamati _Judices majores_[338].

Sieguono in appresso gli Ufficiali di minor grado, detti perciò

_Judices minores_; e fra questi il primo luogo era de' Rettori delle

province, a' quali il governo e l'amministrazione d'alcune d'esse era

commessa: questi erano sotto la disposizione del P. P. al quale degli

atti di coloro potevasi appellare. Tenevan il _Jus gladii_; e la lor

principal cura era di spedir le liti tanto civili, quanto criminali,

ove della roba e della vita degli uomini si trattava, e d'invigilare,

che a' provinciali non si facesse ingiuria e danno dagli Ufficiali

minori, e perciò eran tenuti in certo tempo dell'anno a scorrere

tutta la provincia, e non pur nelle città, ma in tutti i villaggi,

per ricevere le querele de' provinciali, e con diligenza ricercar

l'insolenze e disordini ivi accaduti, per darvi riparo. A costoro fu

diretto da Costantino M. quell'aureo editto, con cui si puniscono così

severamente le venalità e rapacità dei Giudici, che si legge nel Codice

di Teodosio[339].

Sieguono in secondo luogo i Consolari, a' quali il governo e

l'amministrazione d'una sola provincia si commetteva. Questi eran in

maggior dignità, che i Correttori, ed i Presidi: e per insegne tenevano

ancor essi i fasci, ed erano distinti col nome di _Clarissimi_.

Solevano anche a' Consolari gl'Imperadori dirizzare le loro

costituzioni e perciò le province Consolari erano di maggior dignità,

che le Correttoriali, e le Presidiali. Fra l'altre, la Fenicia ebbe

il Consolare che ora in Tiro, ora in Berito, ora in Damasco faceva

residenza, ed al quale da' Cesari molte leggi furon dirizzate. Sotto il

governo de' Consolari furono quasi tutte le province più riguardevoli

d'Italia, l'Emilia, la Liguria, Venezia, il Piceno, la Sicilia, la

Flaminia, e la nostra _Campania_.

Dopo i Consolari erano i Correttori a' quali parimente si commettevano

i governi delle province, che sotto la disposizione del P. P.

amministravano, ed erano parimente ornati col nome di _Clarissimi_.

Questi quasi in niente eran inferiori a' Consolari, di gran lunga

però avanzavano nella dignità i Presidi: ed anche ad essi i Principi

dirizzavano le loro costituzioni. Alcune province d'Italia furon

governate da' Correttori, come la Toscana, la cui sede fu Firenze[340]:

la Puglia, e Calabria; e la Lucania, e' Bruzj, delle quali più innanzi

distintamente tratteremo.

Vengono nell'ultimo luogo i Presidi, a quali i governi delle province

erano parimente commessi; questi altresì venivan nomati _Clarissimi_,

aveano per insegne le bandiere, e sotto la disposizione del P. P.

eran collocati. L'altre province d'Italia furono all'amministrazione

de' Presidi assegnate, come il _Sannio_, Valeria, l'Alpi, le Rezie,

la Sardegna, e la Corsica: e rade volte gl'Imperadori dirizzavano a

costoro le loro costituzioni. Giacomo Gutero[341] tiene altro ordine,

collocando in primo luogo i Presidi, indi i Consolari, i Correttori,

e nell'ultimo i Rettori delle province, seguendo l'ordine tenuto

da Zenone[342] in una sua costituzione, che leggiamo nel Codice di

Giustiniano. A noi però giova con Gotofredo[343] seguir meglio l'ordine

tenuto dall'Imperadore Graziano nel Codice Teodosiano, ove i Presidi

tengono l'ultimo luogo.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 1 · 第 34 / 59 题