ITALIA.

Finalmente sotto la disposizione del Prefetto Pretorio d'Italia erano

tre diocesi: l'_Italia_, l'_Illirico_, e l'_Affrica_. La diocesi

dell'Illirico, della quale _Sirmio_ fu la principal città, era composta

di sei Province. I. Pannonia seconda. II. Savia. III. Dalmazia. IV.

Pannonia prima. V. il Norico Mediterraneo. VI. il Norico. L'_Affrica_

di cinque. I. Affrica, ove era Cartagine. II Bisacena. III. Mauritania

Sitifense IV. Mauritania Cesariense. V. Tripolitana.

L'_Italia_ fu divisa in diciassette province, siccome furon distinte

sotto Adriano; e questa divisione durò nell'età più bassa infino a'

tempi di Longino: l'ordine delle quali, secondo si legge nel libro

della _Notizia_ dell'Imperio (che per comun parere non può dubitarsi,

che sia antichissimo e composto a' tempi di Teodosio il Giovane) è

questo, che siegue. I. Venezia. II. Emilia. III. Liguria. IV. Flaminia,

e Piceno Annonario. V. Tuscia, ed Umbria. VI. Piceno Suburbicario. VII.

Campania. VIII. Sicilia. IX. Puglia, e Calabria. X. Lucania, e Bruzj.

XI. Alpi Cozzie. XII. Rezia prima. XIII. Rezia seconda. XIV. Sannio.

XV. Valeria. XVI. Sardegna. XVII. Corsica.

Paolo Warnefrido[327] Diacono d'Aquileja dà a quelle divers'ordine,

perciocchè, per cagion d'esempio, la _Liguria_, che qui è posta nel

terzo luogo, e l'_Emilia_ nel secondo, le colloca nel secondo, e

nel decimo. Ma vi è fra loro una più notabile varietà, poichè Paolo

dividendo la provincia dell'Alpi in due province, chiamando l'altra

Alpi Appennine, accrebbe il numero con una di più di quelle, che nella

_Notizia_ sono descritte, nella quale solamente il nome dell'Alpi

Cozzie si ritrova. Ma egli, come ben dice Camillo Pellegrino[328],

par che abbia ciò fatto di suo proprio arbitrio, poichè cita a favor

suo la forma del ragionare d'Aurelio Vittore contra coloro, che non

le stimavan due, e non più tosto alcun imperial rescritto, il quale

in questo proposito sarebbe stato il proprio e fermo autore, in cui

avrebbe avuto da appoggiare il creder suo; sicchè ancor di suo parere

dovette mutar l'ordine suddetto, che molto meno importava.

Tutte queste province non sortiron una medesima condizione, imperocchè,

avvegnachè tutte ubbidissero e stassero sotto la disposizione

del Prefetto Pretorio d'Italia, avevan però altri più immediati

Amministratori, a' quali era particolarmente commesso il loro governo.

Erano prima divise in due Vicariati, uno detto di Roma, l'altro

d'Italia. Nel Vicariato di _Roma_ erano dieci province: la Campagna:

l'Etruria e l'Umbria: il Piceno Suburbicario: la Sicilia: la Puglia

e Calabria: la Lucania e Bruzj: il Sannio: la Sardegna: la Corsica e

la Valeria. Nel Vicariato d'Italia, il cui capo era _Milano_[329],

furono sette province: la Liguria: l'Emilia: la Flaminia e Piceno

Annonario: Venezia, a cui da poi fu aggiunta l'Istria: l'Alpi Cozzie:

e l'una e l'altra Rezia. Le prime erano sotto la disposizione del

Vicario di Roma, onde perciò si dissero anche province _Suburbicarie_.

Le seconde tenevansi sotto la disposizione del Vicario d'Italia, e

perciò da alcuni Scrittori vengono semplicemente chiamate province

d'Italia, distinguendole dall'altre, le quali ancorchè racchiuse

tra l'Alpi, e l'uno e l'altro mare, e perciò comprese nell'Italia

(prendendo questo nome nella sua ampia significazione) nulla di meno

ristrettamente province d'Italia eran nomate quelle, che al Vicario

d'Italia ubbidivano, la cui sede era Milano. Così osserviamo negli

atti del Concilio di Sardica celebrato nell'anno 347 che correndo allor

il costume di sottoscriversi i Vescovi, che intervenivano ne' Concilj

non solamente col nome della propria città, ma anche della provincia,

alcuni si sottoscrissero in questa maniera: _Januarius a Campania

de Benevento. Maximus a Tuscia de Luca. Lucius ab Italia de Verona.

Fortunatus ab Italia de Aquileja. Stercorius ab Apulia de Canusio.

Securus ab Italia de Ravenna. Ursacius ab Italia de Brixia. Portasius

ab Italia de Mediolano, ec._ E questo era, perchè Verona, Aquileja,

Ravenna, Brescia, e Milano erano nelle province, che al Vicario

d'Italia ubbidivano: ciò che non potea dirsi di Benevento, di Lucca, e

di Canosa, le quali erano nelle province del Vicariato di Roma, non già

del Vicariato d'Italia[330].

Ebbero ancora queste province altri più immediati Ufficiali, a ciascuno

de' quali era particolarmente il governo d'una provincia commesso;

ma non erano d'un medesimo grado e condizione. Alcune eran dette

Consolari; perchè per loro moderatore sortirono un Consolare come

furono Venezia, Emilia, Liguria, Flaminia, e Piceno Annonario, la

Toscana e l'Umbria, il Piceno Suburbicario e la nostra _Campania_.

Altre si dissero Correttoriali, perchè da' Correttori, non già

da' Consolari eran amministrate; le quali furono la _Sicilia_: la

_Puglia_, _e Calabria_; _la Lucania_, _e Bruzj_. E per ultimo alcune

si nomarono Presidiali, perchè ai Presidi sottoposte; e queste furono

l'Alpi Cozzie, la Rezia prima e seconda, il nostro _Sannio_, Valeria,

Sardegna, e Corsica. Così i primi Moderatori di queste province erano

i Prefetti Pretorj, i secondi li Vicarj, gli ultimi e' più immediati

eran i Consolari, i Correttori, ed i Presidi, dell'ufficio ed impiego

de' quali è di mestiere, che qui brevemente si ragioni.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 1 · 第 33 / 59 题