Berito è città posta nella provincia di Fenicia in Oriente, e fu
cotanto benemerita a Teodosio il Giovane, che la decorò del titolo di
metropoli della Fenicia, come Tiro, città per lo studio delle leggi non
men celebre in Oriente, che Roma nell'Occidente; e siccome in Roma la
legge civile era insegnata in latino, così a Berito in greco. Per la
famosa accademia in essa stabilita fu chiamata la _città delle leggi_;
e che riempieva perciò il Mondo delle medesime. Da chi quest'Accademia
fosse stata instituita, non se ne sa niente di certo: quel che però non
può pors'in disputa è, che fiorisse molto tempo prima di Diocleziano
Imperadore, com'è manifesto da una costituzione di questo Imperadore,
che si legge nel Codice di Giustiniano[227], indirizzata a Severino,
e ad altri scolari dell'Arabia, i quali per apprender la disciplina
legale dimoravan in Berito.
A questa città, come domicilio delle leggi, concorrevano i giovanetti
di tutte le province dell'Oriente. Chiarissima testimonianza è
quella, che ce ne dà Gregorio Taumaturgo Vescovo di Neocesarea
nell'orazion panegirica ad Origene[228], ove narra aver egli appresa
la giurisprudenza romana nell'Accademia di Berito, celebre per lo
studio di tutte le professioni, ma singolarmente per quella delle
leggi. Nè minore fu la fama di questa Accademia sotto Costanzo e
Costante circa gli anni di Cristo 350. Il Geografo antico[229], (il
qual Autore dobbiam noi alla diligenza dell'eruditissimo Giurisconsulto
G. Gotifredo) che fiorì ne' tempi medesimi, parlando della città di
Berito, e dell'Accademia delle leggi dice così, secondo l'antica
traduzione latina: _Berytus Civitas valde delitiosa, et Auditoria
legum habens, per quae omnia judicia Romanorum. Inde enim viri
docti in omnen orbem terrarum adsident Judicibus, et scientes leges
custodiunt Provincias, quibus mittuntur legum ordinationes._ Per
ciò Nonno[230] nelle Dionisiache diceva, che Berito riempieva la
terra tutta di leggi. Eunapio[231] ancora, che fiorì sotto Costanzo,
Zaccaria Scolastico[232] e Libanio[233], che visse sotto Valente,
chiamano perciò Berito madre delle leggi. E ne' tempi dell'Imperador
Valente fu tanto il concorso de' giovani a questa città per apprender
le leggi, che Libanio stesso si duole essersi perciò tralasciato lo
studio dell'eloquenza. Ed Agatia[234], favellando della ruina di Berito
a cagione del tremuoto, che abbattè quasi tutta la città, afferma
esservi accaduta strage grandissima de' cittadini, e di gran numero di
coloro, che ivi dimoravano per apprender le leggi Romane. Finalmente
il nostro Giustiniano[235] pur nomò Berito _città delle leggi_, ed
altrove[236], _nutrice_ delle medesime; donde egli fece venir Doroteo
ed Anatolio, perchè unitamente con altri avesser parte nella fabbrica
de' Digesti, non concedendo licenza d'esplicar le leggi in Oriente
ad altre Accademie, fuorchè a quelle di Berito, e di Costantinopoli
(perchè questa si trovava ne' suoi tempi fondata già da Teodosio il
Giovane l'anno 425.) siccome nell'Occidente a quella di Roma.
Vi furon ancora in questi tempi in alcune città d'Oriente altre
Accademie, ove si professavan lettere, come in Laodicea, della
quale Alessandro Severo fece menzione in una sua costituzione, che
ancor oggi leggiamo nel Codice di Giustiniano[237]. In Alessandria,
intitolata il _Museo_, della quale parla Agatia[238]; ed in Cesarea.
Siccome in Occidente, oltre di quella famosa di Roma, alcune città
avevan similmente le loro scuole, ove potevan i giovani apprender
lettere. Nè la nostra Napoli ne fu priva, poichè, come dirassi quando
dell'instituzione dell'Accademia napoletana favelleremo, Federico II.
Imperadore non fu il primo, che da' fondamenti la ergesse, ma l'essere
stata sempre questa città, come Federico stesso la chiama, _antiqua
mater, et domus studii_[239], si mosse egli perciò a rinovar questi
suoi antichi studj, e ad ingrandirli in una più nobile, e magnifica
forma, innalzando l'Accademia napoletana sopra tutt'altre, e comandando
perciò, che i giovani così di questo Regno, come di quello di Sicilia
andassero in Napoli ad apprender le discipline, come più a lungo si
diviserà, quando di tal ristoramento farem parola. Nè mancarono Scuole
nell'altre città greche di queste nostre province, in quella maniera,
che richiedeva il loro istituto; ma questi studj, allorchè fioriva
Roma, rimasero tutti oscurati ed estinti, tosto che sorse l'_Ateneo_;
e da poi avendo Roma riempiuto l'Imperio tutto delle sue leggi, le
province d'Occidente mandavan i loro giovani in quella città, come
lor madre, ad apprenderle; siccome quelle d'Oriente mandavangli a
Berito. E si diede finalmente l'ultima mano alla ruina di tutte queste
Scuole minori, quando Giustiniano a tre sole città concedè licenza
d'esplicar le leggi, cioè all'una, e all'altra Roma, ed a Berito; non
ad Alessandria, non in Cesarea, non alla perfine ad alcuna altra città
dell'uno, o dell'altro Imperio.
Dell'Accademia di Costantinopoli non era qui luogo di favellare, come
quella, che molto tempo da poi nell'anno 425. fu da Teodosio il Giovane
instituita e ridotta nella sua forma; onde se ne darà saggio nel libro
seguente di quest'istoria.