III. _Delle altre città illustri poste in queste regioni._

Ecco in brieve l'aspetto e la politia che avevan nell'età, di cui si

tratta, quelle regioni, che oggi compongon il Regno. Non era allora

diviso in province, come fu fatto da poi, ma in regioni: ciascheduna

delle quali aveva città, che secondo le loro condizioni, o di

Municipio, o di Colonia, o di Prefettura, o di Città Federata, si

governavano. Si viveva generalmente colle leggi de' Romani, siccome

quelle, che per la loro eccellenza eran venerate da tutte le genti,

come le più giuste, le più sagge, e le più utili all'umana società.

Solamente si permise, che i Municipj, e le Città Federate potessero

ritener le proprie e le municipali, ma queste mancando, si ricorreva a

quelle, come a' fonti d'ogni divina ed umana ragione. Eran i governi

secondo le condizioni di ciascheduna città: molte venivan rette da

Prefetti mandati da Roma, moltissime da' Magistrati, che dal proprio

seno era lor permesso d'eleggere, e quasi tutte si studiavano d'imitare

il governo di Roma lor capo, della quale erano piccoli simulacri ed

immagini.

Non, come ora, tutte le bellezze, tutte le magnificenze e le ricchezze,

stavan congiunte in una città sola, che fosse capo e metropoli sopra

l'altre: ciascuna regione avea molte città magnifiche ed illustri per

se medesime, Capua solamente un tempo innalzò il suo capo sopra tutte

le altre: già così chiara ed illustre, Lucio Floro[122] attesta essere

stata anticamente paragonata a Roma ed a Cartagine, le più famose e

stupende del Mondo: città così numerosa di gente e di traffico, ch'era

riputata l'emporio d'Italia; in guisa, che i nostri Giurisconsulti[123]

l'agguagliavan sempre ad Efeso, e quasi tutti gli esempj, che recano, o

di casi seguiti per contrattazioni, o di rimesse di pagamenti promessi

farsi in Capua da luoghi remotissimi, o di traffichi tra famosi

mercadanti, non altronde sono tolti, che da Capua, e da Efeso.

Ebbe la _Puglia_ quella famosa e per gli scritti di Livio, e d'Orazio

cotanto celebrata Luceria: ebbe Siponto che per antichità non cedette

a qualsivoglia altra città del Mondo: ebbe Venosa cotanto chiara

ed illustre per gli natali d'Orazio: ebbe Benevento la più famosa e

celebre Colonia de' Romani: ebbe Bari, ed altre Città per se medesime

rinomate ed illustri.

Ebbero i _Salentini_ Lupia, Otranto, e la vaghissima e deliziosa

Brindisi, città anche celebre per lo famoso suo porto, e sovente da'

nostri Giurisconsulti[124] rinomata a cagion delle spesse navigazioni,

che regolarmente quindi s'intraprendevano per oriente. Ebbero i _Bruzj_

tante altre chiare ed illustri città, Taranto, Crotone, Reggio, Locri,

Turio, Squillace: città feconde e produttrici di tanti chiari ed

insigni Matematici e Filosofi, onde ne sorse una delle più nobili Sette

della filosofia, detta perciò italica, ch'ebbe per Capo e Gonfaloniere

Pitagora, il qual in esse visse ed abitò per lunghissimo tempo, ed in

Crotone ebbe tal volta fino a secento discepoli, che l'ascoltarono.

Ebbero i _Lucani_ Pesto, e Bussento: i _Picentini_ Salerno, e Nocera: i

_Sanniti_ Isernia, Venafro, Telese, e Sannio cotanto chiara, che diede

il nome alla regione. Ove lascio Sulmona ancor famosa per gli natali

d'Ovidio, Nola, Sorrento, Pozzuoli, e quell'altre amene ed antiche

città, Cuma, Baja, Miseno, Linterno, Vulturno, Eraclea, Pompei, e le

tante altre, che ora appena serban vestigio delle loro alte rovine?

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 1 · 第 14 / 59 题