_Della disposizione e politia di queste regioni, che oggi compongono il
Regno di Napoli: e della condizione delle loro città._
Questa parte d'Italia adunque, che ora appelliamo Regno di Napoli, non
era partita in _Province_; come fu fatto da poi ne' tempi d'Adriano.
Ella fu divisa in _Regioni_ e da varj popoli, che in esse abitarono
presero insieme, o diedero il nome agli abitatori. Abbracciava i
Campani, i Marrucini, i Peligni, i Vestini, i Precuzj, i Marsi, i
Sanniti, gl'Irpini, i Picentini, i Lucani, i Bruzj, i Salentini, gli
Japigi, ed i Pugliesi.
Ciascuna di queste regioni ebbe città per loro medesime chiare ed
illustri, le quali secondo la varia lor condizione eran da' Romani
amministrate, e secondo le leggi de' medesimi viveano. Vi furon di
quelle, che sortirono la condizione di _Municipj_, le quali, oltre alle
leggi romane, potevan anche ritener le proprie e municipali. Di questa
condizione nella _Campania_ furono Fondi e Formia, la quale da poi
fu da' _Triumviri_ fatta Colonia; Cuma, ed Acerra, altresì da Augusto
renduta Colonia; Sessa, ed Atella, le quali parimente lo stesso Augusto
in Colonie da poi mutò: Bari in _Puglia_, e molte altre città poste in
altre regioni.
Ma più numerose furon in queste nostre regioni le _Colonie_, che da
tempo in tempo, e nella libera Repubblica, e sotto gl'Imperadori furono
successivamente accresciute.
Colonie nella _Campania_ furon Calvi, Sessa, Sinvessa[56], Pozzuoli,
Vulturno, Linterno, Nola, Suessula, Pompei, Capua, Casilino, Calazia,
Acquaviva, Acerra, Formia, Atella, Teano, Abella, e poscia la nostra
Napoli ancora, la quale da Città Federata fu trasformata in Colonia.
Colonie parimente furono nella _Lucania_ Pesto[57], Buxento[58], Conza
ed altre città. Nel _Sannio_, Saticula[59], Casino, Isernia, Bojano,
Telese, Sannio, Venafro, Sepino, Avellino, ed altre.
Nella _Puglia_, Siponto, Venosa, Lucera, che da città federata passò
ancor ella in Colonia; e, per tralasciar l'altre, Benevento che ne'
tempi d'Augusto, come rapporta Plinio[60], non già alla Campania, come
fu fatto da poi, ma alla Puglia appartenevasi[61].
Colonie anche furono Brindisi, Lupia, ed Otranto, ne' _Salentini_.
Valenzia, Tempsa, Besidia, Reggio, Crotone, Mamerto, Cassano, Locri,
Petelia, Squillace, Neptunia, Ruscia, e Turio, ne' _Bruzj_[62]; alcune
delle quali avvegna che prima godessero il favor di Città Federate,
furon quindi in Colonie mutate; siccome Salerno, Nocera, ed altre
città, ne' _Picentini_; ed alcune altre poste nell'altre regioni, che
non fa mestieri qui tesser di loro un più lungo catalogo.
In tutte queste città si viveva conforme al costume, alle leggi ed
agl'istituti dell'istessa Roma. A somiglianza del Senato, del Popolo,
e de' Consoli, aveano ancor'esse i Decurioni, la Plebe, e i Duumviri.
Avean similmente gli Edili, i Questori, e gli altri Magistrati minori
in tutto uniformi a quelli di Roma, di cui erano piccioli simulacri
ed immagini: quindi è che si valevan de' nomi di _Ordo_, ovvero di
_Senatus Populusque_[63]. E per questa ragione in alcuni marmi,
che sottratti dal tempo edace son ancora a noi rimasi, veggiamo,
che indifferentemente si valsero di questi nomi. Moltissimi possono
osservarsi in quella stupenda e laboriosa opera di Grutero[64], ove fra
l'altre leggiamo più inscrizioni poste da' Nolani ad un qualche loro
benefattore, che tutte finiscono: S. P. Q. _Nolanorum_. Anche i Segnini
nel Lazio ad un tal Volumnio dirizzarono un marmo, che diceva così[65].
L . VOLVMNIO
L . F . POMP
JULIANO . SEVERO
IIII . VIRO . COL . SIGN
PATRONO . COLONIAE . SUAE
S . P . Q . SIGNINUS
E Minturno pure ad un tal Flavio eresse quell'altro[66].
M . FLAVIO . POSTU
C . V . PATR . COL
ORDO . ET POPV
MINTVRNEN
Furonvi in queste nostre regioni eziandio le _Prefetture_. Erano in
Italia, secondo il novero di Pompeo Festo ventidue Prefetture. A dieci
città, che tutte eran in questo Reame, cioè Capua, Cuma, Casilino,
Volturno, Linterno, Pozzuoli, Acerra, Suessola, Atella, e Calazia,
si mandavan da Roma dieci Prefetti dal Popolo romano creati, a' quali
il governo e l'amministrazione delle medesime era commessa. A dodici
altre, i Prefetti mandavansi dal Pretor Urbano, e secondo il costui
arbitrio si destinavano: queste città eran Fondi, Formia, Cerri,
Venafro, Alife ed Arpino, tutte nel Regno; Anagni, Piperno, Frusilone,
Rieti, Saturnia e Nurcia, nell'altre regioni d'Italia.
La condizione di queste Prefetture, come s'è detto, era la più dura;
non potevano aver proprie leggi, come i Municipj: non potevan dal Corpo
delle loro città creare i Magistrati, come le Colonie: ma si mandavan
da Roma per reggerle. Sotto le leggi de' Romani vivevano, e sotto
quelle condizioni, che a' Magistrati romani loro piaceva d'imporre.
Non mancaron ancora in queste regioni, che oggi formano il nostro
Reame, le _Città Federate_. Queste toltone il tributo, che per la
lega e confederazion pattuita co' Romani pagavan a' medesimi, erano
reputate nell'altre cose affatto libere: avevano la loro propria forma
di Repubblica, vivevano colle leggi proprie: creavan esse i Magistrati,
e spesso ancora valevansi de' nomi di Senato e di Popolo. Di tal
condizione ne fu per molto tempo la nostra città di Napoli, furon i
Tarentini, i Locresi, i Reggioni[67], alcun tempo i Lucerini[68], i
Capuani, ed alcun altre delle città greche, le quali eran in Italia,
che tali furono, e Napoli, e Taranto, e Locri, e Reggio, le quali
per molto tempo non solo nelle leggi e ne' costumi e negli abiti non
s'allontanarono da' Greci, onde ebbero la lor origine, ma nè tampoco
nella lingua. Queste città da' Romani furon sempre trattate con tutta
piacevolezza e riputate più tosto per amiche e federate, che per
soggette, e toltone il tributo, che in segno della confederazione
esigevan da esse, lasciavanle nella loro libertà; tanto che, come
se queste città fossero fuori dell'Imperio, era permesso a gli esuli
Romani in quelle dimorare[69].