CAPITOLO IV.

_Della disposizione e politia di queste regioni, che oggi compongono il

Regno di Napoli: e della condizione delle loro città._

Questa parte d'Italia adunque, che ora appelliamo Regno di Napoli, non

era partita in _Province_; come fu fatto da poi ne' tempi d'Adriano.

Ella fu divisa in _Regioni_ e da varj popoli, che in esse abitarono

presero insieme, o diedero il nome agli abitatori. Abbracciava i

Campani, i Marrucini, i Peligni, i Vestini, i Precuzj, i Marsi, i

Sanniti, gl'Irpini, i Picentini, i Lucani, i Bruzj, i Salentini, gli

Japigi, ed i Pugliesi.

Ciascuna di queste regioni ebbe città per loro medesime chiare ed

illustri, le quali secondo la varia lor condizione eran da' Romani

amministrate, e secondo le leggi de' medesimi viveano. Vi furon di

quelle, che sortirono la condizione di _Municipj_, le quali, oltre alle

leggi romane, potevan anche ritener le proprie e municipali. Di questa

condizione nella _Campania_ furono Fondi e Formia, la quale da poi

fu da' _Triumviri_ fatta Colonia; Cuma, ed Acerra, altresì da Augusto

renduta Colonia; Sessa, ed Atella, le quali parimente lo stesso Augusto

in Colonie da poi mutò: Bari in _Puglia_, e molte altre città poste in

altre regioni.

Ma più numerose furon in queste nostre regioni le _Colonie_, che da

tempo in tempo, e nella libera Repubblica, e sotto gl'Imperadori furono

successivamente accresciute.

Colonie nella _Campania_ furon Calvi, Sessa, Sinvessa[56], Pozzuoli,

Vulturno, Linterno, Nola, Suessula, Pompei, Capua, Casilino, Calazia,

Acquaviva, Acerra, Formia, Atella, Teano, Abella, e poscia la nostra

Napoli ancora, la quale da Città Federata fu trasformata in Colonia.

Colonie parimente furono nella _Lucania_ Pesto[57], Buxento[58], Conza

ed altre città. Nel _Sannio_, Saticula[59], Casino, Isernia, Bojano,

Telese, Sannio, Venafro, Sepino, Avellino, ed altre.

Nella _Puglia_, Siponto, Venosa, Lucera, che da città federata passò

ancor ella in Colonia; e, per tralasciar l'altre, Benevento che ne'

tempi d'Augusto, come rapporta Plinio[60], non già alla Campania, come

fu fatto da poi, ma alla Puglia appartenevasi[61].

Colonie anche furono Brindisi, Lupia, ed Otranto, ne' _Salentini_.

Valenzia, Tempsa, Besidia, Reggio, Crotone, Mamerto, Cassano, Locri,

Petelia, Squillace, Neptunia, Ruscia, e Turio, ne' _Bruzj_[62]; alcune

delle quali avvegna che prima godessero il favor di Città Federate,

furon quindi in Colonie mutate; siccome Salerno, Nocera, ed altre

città, ne' _Picentini_; ed alcune altre poste nell'altre regioni, che

non fa mestieri qui tesser di loro un più lungo catalogo.

In tutte queste città si viveva conforme al costume, alle leggi ed

agl'istituti dell'istessa Roma. A somiglianza del Senato, del Popolo,

e de' Consoli, aveano ancor'esse i Decurioni, la Plebe, e i Duumviri.

Avean similmente gli Edili, i Questori, e gli altri Magistrati minori

in tutto uniformi a quelli di Roma, di cui erano piccioli simulacri

ed immagini: quindi è che si valevan de' nomi di _Ordo_, ovvero di

_Senatus Populusque_[63]. E per questa ragione in alcuni marmi,

che sottratti dal tempo edace son ancora a noi rimasi, veggiamo,

che indifferentemente si valsero di questi nomi. Moltissimi possono

osservarsi in quella stupenda e laboriosa opera di Grutero[64], ove fra

l'altre leggiamo più inscrizioni poste da' Nolani ad un qualche loro

benefattore, che tutte finiscono: S. P. Q. _Nolanorum_. Anche i Segnini

nel Lazio ad un tal Volumnio dirizzarono un marmo, che diceva così[65].

L . VOLVMNIO

L . F . POMP

JULIANO . SEVERO

IIII . VIRO . COL . SIGN

PATRONO . COLONIAE . SUAE

S . P . Q . SIGNINUS

E Minturno pure ad un tal Flavio eresse quell'altro[66].

M . FLAVIO . POSTU

C . V . PATR . COL

ORDO . ET POPV

MINTVRNEN

Furonvi in queste nostre regioni eziandio le _Prefetture_. Erano in

Italia, secondo il novero di Pompeo Festo ventidue Prefetture. A dieci

città, che tutte eran in questo Reame, cioè Capua, Cuma, Casilino,

Volturno, Linterno, Pozzuoli, Acerra, Suessola, Atella, e Calazia,

si mandavan da Roma dieci Prefetti dal Popolo romano creati, a' quali

il governo e l'amministrazione delle medesime era commessa. A dodici

altre, i Prefetti mandavansi dal Pretor Urbano, e secondo il costui

arbitrio si destinavano: queste città eran Fondi, Formia, Cerri,

Venafro, Alife ed Arpino, tutte nel Regno; Anagni, Piperno, Frusilone,

Rieti, Saturnia e Nurcia, nell'altre regioni d'Italia.

La condizione di queste Prefetture, come s'è detto, era la più dura;

non potevano aver proprie leggi, come i Municipj: non potevan dal Corpo

delle loro città creare i Magistrati, come le Colonie: ma si mandavan

da Roma per reggerle. Sotto le leggi de' Romani vivevano, e sotto

quelle condizioni, che a' Magistrati romani loro piaceva d'imporre.

Non mancaron ancora in queste regioni, che oggi formano il nostro

Reame, le _Città Federate_. Queste toltone il tributo, che per la

lega e confederazion pattuita co' Romani pagavan a' medesimi, erano

reputate nell'altre cose affatto libere: avevano la loro propria forma

di Repubblica, vivevano colle leggi proprie: creavan esse i Magistrati,

e spesso ancora valevansi de' nomi di Senato e di Popolo. Di tal

condizione ne fu per molto tempo la nostra città di Napoli, furon i

Tarentini, i Locresi, i Reggioni[67], alcun tempo i Lucerini[68], i

Capuani, ed alcun altre delle città greche, le quali eran in Italia,

che tali furono, e Napoli, e Taranto, e Locri, e Reggio, le quali

per molto tempo non solo nelle leggi e ne' costumi e negli abiti non

s'allontanarono da' Greci, onde ebbero la lor origine, ma nè tampoco

nella lingua. Queste città da' Romani furon sempre trattate con tutta

piacevolezza e riputate più tosto per amiche e federate, che per

soggette, e toltone il tributo, che in segno della confederazione

esigevan da esse, lasciavanle nella loro libertà; tanto che, come

se queste città fossero fuori dell'Imperio, era permesso a gli esuli

Romani in quelle dimorare[69].

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 1 · 第 12 / 59 题