_Delle Condizioni delle Province dell'Imperio._
Le terre delle province non lasciarono d'esser nella signoria pubblica
dell'Imperio romano, e d'essere tributarie, come prima. I Romani,
avendo nel corso di cinquecento anni soggiogata l'Italia, portando le
vittoriose loro armi fuori di essa, sottoposero al loro imperio molti
vasti ed immensi paesi, che divisero non in regioni, ma in forma di
province. Le prime furon la Sicilia, la Sardegna, la Corsica, le due
province della Spagna, l'Asia, l'Etolia, la Macedonia, l'Illirico, la
Dalmazia, l'Affrica, l'Acaja, la Grecia, la Gallia Narbonese, l'Isole
Baleari, la Tracia, la Numidia, Cirene, Cilicia, Bitinia, Creta,
Ponto, la Siria, Cipro e la Gallia transalpina. Alle quali da poi da'
Cesari s'aggiunsero la Mauritania, la Pannonia, la Mesia, l'Egitto, la
Cappadocia, la Bretagna, la Dacia, l'Armenia, la Mesopotamia, l'Assiria
e l'Arabia.
Le principali condizioni, e le comuni a tutte queste province del
romano Imperio furono: I. che dovessero ubbidire al Magistrato romano,
ond'è che da' varj nomi de' Magistrati fossero altre appellate
Proconsolari, altre Presidiali; II. che ricevessero le leggi del
vincitore; III. che fossero al medesimo tributarie. Ma nell'imporre
i tributi, fuvvi infra loro varietà considerabile: poichè i Romani,
de' campi[39] occupati a' nemici, alcuni ne vendevano, altri venivan
assegnati a' veterani, altri ancora si lasciavano agli antichi
possessori, o per grazia, o per amicizia, o per altra cagione, che
movesse il Capitano. Quelli, a' quali i campi non erano in tutto o
in parte tolti, fecero o vettigali, o stipendiarj, ovvero tributarj;
per la qual cosa alcune province si dissero da poi vettigali, altre
stipendiarie, e tributarie. Le vettigali eran quelle, che pagavano
certe gabelle, o dazj di cose particolari, e determinate, come del
porto, delle cose venali, de' metalli, delle saline, della pece,
e di cose simili, le quali solevano affittarsi a' Pubblicani.
Le stipendiarie ovvero tributarie eran quelle, le quali un certo
stipendio o tributo pagavano al P. R., ed ancorchè da Ulpiano[40] si
confondessero questi due nomi di stipendio e di tributo, in realtà però
erano diversi; poichè lo stipendio era un peso certo ed ordinario:
il tributo era incerto e straordinario, che secondo la varietà, o
necessità de' tempi e delle cose s'imponeva[41].
In questa guisa adunque alcune province dell'Imperio romano furono
vettigali, come l'Asia, la Gallia Narbonense e l'Aquitania: alcune
altre tributarie. Ma siccome le condizioni delle città d'Italia non
furono sempre le medesime, nè costanti, e furon poscia da' Cesari
mutate: così lo stato delle province, cominciando ad introdursi
il Principato, e l'autorità degl'Imperadori sempre più crescendo,
mutarono anch'esse le condizioni, secondo il volere de' Principi.
Così l'Asia fu vettigale infino, che Cesare, debellato Pompeo, non
la trasformasse in tributaria[42]. La Gallia fu mutata parimente da
vettigale in tributaria da Augusto, dappoichè intera fu manomessa[43].
Ed all'incontro ne' tempi seguenti si vide, che Vespasiano concedè il
_Jus Latii_ alle Spagne[44]. Nerone pur egli diede la libertà alla
Grecia tutta; ma Vespasiano glie la tolse ben tosto, facendola di
nuovo vettigale, e la sottopose a' Magistrati romani, come quella, che,
siccome scrive Pausania[45], s'era dimenticata di servirsi a bene della
libertà.
Finalmente gli altri Imperadori Romani, che nient'altro badavano,
che di ridurre a poco a poco l'Imperio alla Monarchia, per togliere
a' Romani tutti i lor privilegi (siccome erasi fatto delle città
d'Italia, che per la legge Giulia furon tutte uguagliate a Roma) fecero
anch'essi delle province; laonde l'Imperador Antonino[46], non osando
alla scoverta togliere questi privilegi al Popolo romano, gli comunicò
per un fino tratto di stato a tutti i sudditi dell'Imperio, donando
a' provinciali la cittadinanza romana[47], con fargli tutti Romani;
il che altro non fu che togliere con effetto, ed abolire i privilegi
de' cittadini romani, riducendogli in diritto comune; e come ben a
proposito disse S. Agostino[48], _ac si esset omnium, quod erat ante
paucorum_. Ciocchè Rutilio Numaziano spiegò così bene in que' suoi
versi[49].
E lungo tempo appresso, Giustiniano tolse scovertamente questa
differenza di terre d'Italia, e di province; e per abolire tutti i
vestigi e l'orme della libertà popolare, disse finalmente, che questo
_Jus Quiritum_ era un nome vano e senza soggetto[50]. Ed in verità se
gli tolse tutto il suo effetto, allorchè abolita la differenza _rerum
mancipi, et nec mancipi_[51], fu stabilito, che ciascuno fosse arbitro
e moderatore delle sue robe. Così da una parte i Romani rimasero
senza privilegi; e dall'altra i Provinciali, a' quali fu conceduta
la cittadinanza, non perciò ne guadagnarono cosa alcuna; imperocchè
pian piano si ridusse l'esser riputati cittadini romani, ad un nudo e
vano nome d'onore; poichè non per questo non erano costretti a pagare
i dazj ed i tributi, come scrisse S. Agostino medesimo[52]: _Nunquid
enim illorum agri tributa non solvunt?_ Anzi negli ultimi tempi della
decadenza del loro Imperio, la condizione de' Provinciali si ridusse
a tanta bassezza e servitù, che impazienti di soffrire il giogo e la
tirannide degli Uffiziali romani, passavan volentieri alla parte de'
Goti, e dell'altre Nazioni straniere. Salviano[53], Scrittore di questi
ultimi tempi, che fiorì nell'imperio d'Anastasio Imperadore, rapporta,
che i Provinciali passavano frequentemente sotto i Goti, nè di tal
passaggio si pentivano, eleggendo più tosto, sotto specie di cattività
viver liberi, che sotto questo specioso nome di libertà, essere in
realità servi; in maniera, che e' soggiunge, _nomen Civium Romanorum
aliquando non solum magno aestimatum, sed magno emptum, nunc ultro
repudiatur, ac fugitur; nec vile tantum, sed etiam abominabile pene
habetur_. Ed Orosio[54], ed Isidoro parimente rendono testimonianza,
che i medesimi eleggevano più tosto poveri vivere fra' Goti, che esser
potenti fra Romani, e sopportare il giogo gravissimo de' tributi:
di che ci sarà data altrove più opportuna occasione di lungamente
ragionare.
Tali, e così varie furono le condizioni delle città d'Italia, e
delle province dell'Imperio romano; ma qual forma di politia, e
quante divisioni ricevesse l'Imperio infino a' tempi di Costantino il
Grande, uopo è qui, per la maggior chiarezza delle cose da dirsi, che
brevemente trattiamo.