Le difficoltà divengono veramente gravi, quando si arriva alle proposte

per migliorare i rapporti tra contadini e proprietari mercè la riforma

in via legislativa dei _contratti agrari_ e promovendo lo spezzamento

del latifondo. Qui non c'è solamente l'aspro conflitto tra due scuole

economiche diverse, che battagliano nel campo teorico; ma c'è il

conflitto tra gl'interessi contrarî colla prevalenza di quelli dei

proprietari e del capitalismo, che soli sinora comandano nei comuni,

nelle Provincie, nei Comizî agrarî, nelle camere di Commercio, nel

Parlamento.

Qualche provvedimento che riesca indirettamente a tale miglioramento nei

contratti agrarî non è difficile che prevalga, perchè contemporaneamente

se ne avvantaggerebbero le classi dirigenti, che nell'attuale conflitto

tengono, come suol dirsi, il coltello per il manico: tale sarebbe ad

esempio la proposta _sesta_ del _Comitato promotore_ dei grandi

proprietarî di Sicilia:--esenzione per legge dalle tasse di focatico,

sul bestiame, bestie da tiro e da soma e ricchezza mobile per quei

contadini che prendano stabile dimora nelle campagne--mentre mi sembra

più difficile che possa passare la proposta _settima_ colla quale si

dimanda la riduzione del 50 % della imposta fondiaria sui latifondi nei

quali verrebbero costruite case coloniche e adottati quei metodi di

coltura razionale che sarebbero, caso per caso, stabiliti da apposite

commissioni tecniche, nominate dal ministro di Agricoltura e Commercio.

E nello interesse dei grandi proprietari,--ma che indirettamente

potrebbe giovare ai contadini, perchè indurrebbe più facilmente i primi

alle enfiteusi--i senatori siciliani, con alla testa il principe di

Camporeale, fecero votare dal Senato la istituzione di una Banca che si

occupasse del riscatto dei censi a richiesta del proprietario, a

somiglianza di ciò che già si pratica altrove.

Cessata la cieca venerazione per la proprietà privata col suo quiritario

_jus utendi abutendique_, per il legislatore in Sicilia non riuscirebbe

difficile il compito di creare una numerosa falange di piccoli

proprietarî e poco più disagevole riuscirebbe l'altro della riforma dei

contratti agrari.

[ESEMPII DI LEGISLAZIONI STRANIERE]

Gli esempi che ci somministra la legislazione straniera sono

incoraggianti, come osserva il Cavalieri: Le _Homestead Laws_ negli

Stati Uniti, le leggi per l'Irlanda del 1881, altre leggi per la stessa

Irlanda, per la Scozia e per l'Inghilterra--_Small holdings Act_,

_Allotments Act_, ecc., ecc.--le colonizzazioni interne, le

modificazioni alle leggi sull'enfiteusi in Germania, la quotizzazione

dei terreni sabbiosi resistenti alla filossera in Ungheria e le più

recenti proposte di leggi dell'Austria sulla cooperazione agraria e

sulla redenzione dei debiti ipotecarî cogli opportuni temperamenti

suggeriti dalle condizioni e dalle tradizioni locali, potrebbero

riuscire di grande efficacia in Sicilia per migliorare la condizione dei

contadini e i rapporti tra proprietari e lavoratori.

Da tempo, e prima che gli ultimi avvenimenti richiamassero sull'isola

l'attenzione generale, proposte inspirate ai criteri informanti la

legislazione straniera succennata, nel 1883--più di un decennio

fa!--erano state avanzate dal Baer: il quale, sebbene schietto

conservatore, arrivava sino alla espropriazione dei latifondi privati

per distribuirli a piccoli lotti ai contadini.

[VARRANNO A QUALCHE COSA?]

Gli esempî stranieri e i consigli non sospetti condurranno a risultati

pratici?

Non mi abbandono ad un alcun preconcetto pessimista nella previsione dei

medesimi, ed espongo puramente e semplicemente i dati di fatto, che

possano aiutare il lettore a formarsi da sè stesso un esatto concetto.

In quanto alla riforma dei _contratti agrarî_ c'è poco da sperare dal

Parlamento. Figuriamoci che si considerò come troppo ardito, quasi

rivoluzionario, il progetto sulla _mezzadria_ dell'on. Sonnino! E la

sorte che correrebbe qualunque altro disegno meno anodino si può

indovinarla dalle discussioni e dalle risoluzioni della Commissione

nominata dal ministro di Agricoltura e Commercio e da quello di Grazia e

Giustizia per istudiare precisamente la riforma di detti _contratti

agrarî_.

La maggior parte dei deputati e dei senatori, che ne facevano parte--tra

i quali l'on. Fortis, che a tempo perso si proclama _socialista di

Stato_--si mostrarono decisamente avversi ad accettare quella corrente

nuova (che fa capo a Menger in Austria, che in Italia è rappresentata

degnamente da Gianturco, Nitti, Salvioli, Cogliolo, ecc.) la quale mira

ad innestare il contenuto socialista nel Codice Civile, modificando il

concetto quiritario della proprietà e facendo posto adeguato alle

ragioni del lavoro.

[PAROLE E FATTI]

L'opposizione alle chieste modifiche dei contratti agrarî da parte degli

elementi conservatori di detta Commissione, sebbene truccati alcuni da

democratici in aperto conflitto coll'elemento universitario (Nitti,

Cogliolo, Salvioli) quantunque disinteressata nella apparenza, perchè

mossa da elementi non siciliani, pure tale non era: essi avvedutamente

han dovuto pensare che ciò che adesso si concederebbe alla Sicilia,

sotto la pressione della rivolta, più tardi si dovrebbe accordare al

resto d'Italia dove sussistono condizioni analoghe. L'esempio di ciò che

è avvenuto nella Gran Brettagna li ammaestrava: le concessioni e le

riforme agrarie della Irlanda non tardarono a varcare il canale di San

Giorgio, per essere proposte a vantaggio dei lavoratori d'Inghilterra e

di Scozia.

In quanto allo spezzamento del latifondo, e alla creazione dei piccoli

proprietari, memore più che degli esempi stranieri dei consigli dei

conservatori illuminati e preveggenti, (Baer, Cavalieri, Monsignor

Carini ecc., ecc.) in seno della Commissione eletta dai deputati

siciliani per istudiare le opportune proposte per la loro regione, osai

proporre il censimento obbligatorio dei latifondi di una certa

estensione; ma rimasi solo: gli on. Di Rudinì, Di San Giuliano, Sciacca

della Scala, Reale e Filì-Astolfone si dichiararono avversi alla

proposta mia. L'on. Damiani l'accolse con simpatia; ma funzionando da

presidente non credette pronunziarsi in proposito[86].

[IL DISEGNO DI LEGGE SU' LATIFONDI]

Il 1º Luglio 1894 l'on. Crispi presentò alla Camera dei Deputati il

disegno di legge intorno alla _enfiteusi dei beni degli enti morali e ai

miglioramenti dei latifondi dei privati nelle provincie Siciliane_, e il

cuore dei partigiani delle sane riforme si riaprì alla speranza e le

previsioni dei pessimisti e degli increduli parve che ricevessero una

solenne smentita.

Con quel disegno di legge non solo s'imponeva la enfiteusi dei beni

degli enti morali, ma si costringevano ai miglioramenti agrarî colla

mezzadria i latifondisti che non ottemperando a tali disposizioni

dovevano vedere sottoposti all'enfiteusi obbligatoria i loro fondi.

Non occorre scendere a dettagliata disamina delle proposte del

Presidente del Consiglio dei ministri, perchè esse colla chiusura della

Sessione parlamentare, legislativamente sono già morte e sepolte,

sebbene suscettibili di resurrezione; basta qui e adesso giudicarne il

principio, che lo informa.

[IN SOSTANZA È CONSERVATORE]

Negli uffici il disegno di legge agraria venne combattuto fieramente

alla quasi unanimità dai deputati siciliani,--e si vede da ciò ch'erano

fedelmente rappresentati in quella Commissione privata di cui mi occupai

precedentemente--e venne combattuto perchè ritenuto violento e

rivoluzionario[87]. I socialisti invece--e in nome loro autorevolmente

ha scritto il professore Salvioli nella _Riforma Sociale_ (N. del 10

agosto 1884)--non lo trovarono di loro gradimento, «perchè in sostanza è

conservatore, tendendo a diffondere quella proprietà fondiaria

coltivatrice, pegli stessi lavoratori del suolo, la quale secondo la

relazione che la procede _è per lo Stato e per le civili istituzioni una

più sicura garenzia di ordine e di stabilità_.»

Io non esito a dichiarare che il principio del disegno di legge agraria

Crispi era equo ed opportuno, era rispondente alle condizioni del

momento, e sebbene combattuto ad un tempo dai socialisti e dai

latifondisti--senza distinzione di colore politico--sarebbe riuscito

bene accetto e giovevole ai contadini ed ai proletari. Nè ciò dicendo

credo derogare alle teorie socialiste, che da anni sostengo, come in

altro luogo e in altra occasione cercherò di dimostrare[88].

Se della legge agraria cennata accetto il principio informatore, non

approvo però i particolari, molto meno posso dichiararmi soddisfatto dei

mezzi proposti per creare la piccola proprietà rurale e promovere i

miglioramenti agrarî.

[INTORNO ALLA PROPRIETÀ COLLETTIVA]

Inoltre non sono favorevole alla quotizzazione dei demanî comunali, e

credo che sarebbe più utile e conveniente costituirli in proprietà

collettiva o almeno farli servire ad esperimenti di cooperazione

agraria.

Il nome e la cosa in fatto di proprietà collettiva oggi non dovrebbero

più spaventare, dopo che un progetto di legge che mira a conseguire tale

risultato venne presentato da deputati conservatori e timidamente

liberali per i dominî dell'ex stato pontificio; progetto al quale

promise il suo appoggio il ministro Boselli.[89] E queste proprietà

collettive potrebbero e dovrebbero allargarsi, costituendo un vero

campo di sperimentazione economico-sociale coll'adottare le misure

proposte poco tempo fa dall'egregio avv. P. Di Fratta, segretario al

Ministero di Grazia e Giustizia--nell'opuscolo sulla _Socializzazione

della terra_.

[IL PROGETTO CRISPI È SENZA SPERANZA]

La cennata discussione della Regia Commissione sui contratti agrari e

l'accoglienza fatta negli Uffici al disegno di legge Crispi lasciano

poche illusioni sulla sorte dello stesso progetto qualora venisse

ripresentato nella futura sessione: per farlo accettare dal Parlamento

occorrerebbe una forte, direi quasi, minacciosa pressione della pubblica

opinione e un ministero energico che sapesse rendersene interprete. E in

tanto abuso di _decreti reali_, chi potrebbe protestare se ancora una

violazione delle buone norme costituzionali si avesse a fin di bene per

attuare qualche importante riforma economico-sociale? A cosa

fatta--l'esperimento è stato ripetuto,--la Camera non ardirebbe negare

la sua approvazione: tanta energia nessuno gliela suppone e potrebbe

attingerla soltanto nel più sfrenato egoismo.

[E POI SI SAPREBBE CONSERVARE?]

Ma dato che si arrivi comunque allo spezzamento del latifondo e alla

costituzione di numerosi piccoli proprietarî rurali, cura somma dello

statista dovrebbe essere quella di saper conservare; poichè si sa che i

piccoli proprietarî sorti dal censimento dei beni dell'asse

ecclesiastico e dalla quotizzazione di alcuni demanî comunali sono

nella massima parte scomparsi: i loro campicelli furono inghiottiti

dall'antico latifondo limitrofo o servirono a costituire qualcuno nuovo.

Nelle legislazioni straniere c'è la preoccupazione di conseguire tale

supremo intento ed oltre le _Homestead laws_ degli Stati Uniti è noto

«che lo Schäffle, che voleva davvero le piccole proprietà, non si è

peritato di suggerire la proibizione di accendere ipoteche per la

legittima ogni volta che dovevano colpire un già modesto fondo; in

Prussia e in Austria si è giunti a costituire degli Höferolle, che

rappresentano una specie di catasto speciale della piccola proprietà ai

fini della sua conservazione; e nel Mecklemburgo si è provveduto non

solo alla irredimibilità dei beni enfiteutici, ma anche alla loro

trasmissione indivisibile». (_Cavalieri_, p. 60).

[CIFRE ELOQUENTI]

Questo bisogno di provvedimenti urgenti ed efficaci per la conservazione

della piccola e media proprietà è più impellente per le provincie del

mezzogiorno, e specialmente per la _Sicilia_ e per la _Sardegna_ come

risulta con straziante eloquenza dalle cifre.

Su 100,000 abitanti nelle vendite giudiziarie nell'anno 1885 l'Italia

settentrionale è rappresentata con 7,16, l'Italia centrale con 16,43, il

Napoletano con 49,34, la Sicilia con 61,57, la Sardegna con 742,89.

Nel 1886, nel 1887, nel 1888, troviamo gli stessi rapporti e nel 1889

c'incontriamo con questi dati: l'Italia Settentrionale 8,21, l'Italia

centrale 17,46, il Napoletano 77, la _Sicilia_ 170,77, la _Sardegna_

1380,41!

E non siamo ancora negli anni ultimi, nei quali la crisi economica è

terribilmente aumentata......

Ancora delle cifre! Per ogni cento vendite di mobili e di frutti

pendenti, in quelle di valore non superiore a _trenta lire_ l'Italia

settentrionale è rappresentata da 7,69% l'Italia centrale da 6,57 il

Napoletano da 33,53, la Sicilia da 26,41, la Sardegna da 29,28: in

quelle non superiori a _cinquanta lire_, l'Italia settentrionale è

rappresentata da 8,12% la Centrale da 8,60, il Napoletano da 12,76, la

_Sicilia_ da 17 e la _Sardegna_ da 26,69. Nelle vendite per

espropriazione forzata in quelle non superiori a 500 lire l'Italia

settentrionale da 5,80, la centrale 7,27, il Napoletano 7,19, la

_Sicilia_ 9,45, la _Sardegna_ 14,62; in quelle superiori a tale somma e

non oltre mille lire l'Italia settentrionale dà 8,31 l'Italia centrale

7,80, il Napoletano 11,23, la _Sicilia_ 16,60, la _Sardegna_ 16,04.

Non avevo dunque ragione nell'affermare che da tali cifre risulta colla

massima evidenza l'impellente dovere di provvedere alla difesa della

piccola e media proprietà in Sicilia e in Sardegna; ed esse stesse non

provano ancora una volta luminosamente che le condizioni economiche

dell'isola sono generalmente più tristi di quelle del resto d'Italia,

eccettuata la povera Sardegna?[90]

[IL FISCO E GLI SFORZI LEGISLATIVI]

[PERFETTAMENTE INUTILE]

Quando poi si considera che l'avidità del fisco italiano è la grande e

generale causa della espropriazione e della graduale scomparsa della

piccola e media proprietà si deve riconoscere che gli sforzi legislativi

per creare l'una e l'altra sono un perditempo, anzi una crudele ironia

e che è perfettamente inutile pensare a fare colla mano destra ciò che

la sinistra deve affrettarsi a distrurre. E chiunque ha fior di senno e

non si lascia mistificare dalle apparenze e dalle parole, dopo avere

esaminato i provvedimenti ch'erano contenuti nella legge agraria

dell'onorevole Crispi, meschinamente inspirati al concetto

dell'_Homestead_, per ovviare al riassorbimento nel latifondo della

piccola proprietà, dovrà coscienziosamente riconoscere che essi non

corrispondono affatto allo scopo. Meglio si riuscirebbe con una politica

generale casalinga ed economica.

[PER L'INDUSTRIA ZOLFIFERA]

Accanto alla questione agraria in Sicilia ce n'è una mineraria ancora

più acuta. Nulla per essa, proprio nulla, ha fatto mai il governo

italiano, che in questo di tanto si mostra inferiore al governo

borbonico. E quanto ci sarebbe da fare risulta dai due progetti

d'iniziativa parlamentare presentati l'uno dall'on. Ippolito De Luca e

l'altro da me, nonchè dalle proposte della Sotto commissione dei

Deputati Siciliani (Di Rudinì, Di San Giuliano, Colajanni). È da

notarsi, per aggravare la enorme responsabilità del governo nella

quistione mineraria, che la Sicilia non chiede alcun sacrifizio

pecuniario al resto dell'Italia, a tutti i contribuenti; essa non chiede

se non ciò che le spetta di pieno diritto; essa chiede che venga

consacrato all'industria zolfifera ciò che questa dà allo Stato e che

lo Stato indebitamente prende, cioè il prodotto del dazio di

esportazione sugli zolfi. Dico che lo Stato lo prende indebitamente

perchè dopo l'abolizione del dazio di esportazione sulla seta, _chiesto

ed ottenuto dai lombardi_, quello sugli zolfi è il solo dazio di

esportazione che resta in Italia e che pesa esclusivamente sulla Sicilia

anzi su tre provincie soltanto dell'Isola. La parità di trattamento

s'imponeva tanto, che l'abolizione di detto dazio chiesta dall'on.

Pantano e da me nella Camera dei Deputati nel 1891, venne promessa dal

ministro delle Finanze on. Luzzatti e la promessa fu riconfermata

dall'on. Di Rudinì nel discorso di Milano. Le promesse!

Ora l'industria non chiede l'abolizione di quel dazio di uscita; ma

domanda, ed ha diritto di ottenere, che se ne impieghi il prodotto a

proprio vantaggio, lasciando anche un largo margine di profitto

all'erario dello Stato ed altro maggiore creandogliene col

risollevamento economico di una numerosissima classe di lavoratori, di

speculatori, o di proprietari. Sarà ascoltata?....

Una circolare riservata dell'on. Boselli altra volta lasciava sperare

che ad un lato della questione mineraria--quello della proprietà del

sotto suolo e del sistema degli affitti angarici ed a breve durata--si

cominciava a pensare nelle sfere ministeriali. Ma l'on. Boselli è

passato alle finanze e il suo successore, on. Barazzuoli, propugnatore

dell'anacronistico liberismo economico non dà alcun affidamento, che

qualche cosa di bene si voglia fare. Egli anzi ha cominciato dal

ritirare il disegno di legge sui consorzî obbligatorî, sulla brucia

ecc. presentato prima dall'on. Lacava, e mantenuto dal Boselli e che

pur riuscirebbe tanto utile all'industria!

E mentre il governo si mostra così incurante o così ligio a vieti

principî economici--a meno che non si tratti di violarli nello interesse

delle finanze--l'ingiustificabile rinvilimento nel prezzo degli zolfi

continua vertiginosamente, gli scioperi forzati si succedono con

allarmante frequenza, la miseria dei zolfatarî ha raggiunto proporzioni

spaventevoli e non ostante lo Stato di assedio avvengono terribili

attentati e delitti minerari che fanno ricordare i delitti agrari

dell'Irlanda e della stessa Sicilia[91].

Le misure economiche-sociali dianzi cennate risolverebbero in parte la

quistione Siciliana; ma la soluzione dovrebbe essere completata da

provvedimenti di altra indole.

[L'ANALFABETISMO]

L'analfabetismo è una delle piaghe dell'isola, che va amorevolmente

studiata e curata.

I vantaggi generali che si avrebbero da una buona istruzione impartita

alle classi lavoratrici sono evidenti. Vero è che l'istruzione è un

prezioso coefficiente per la propaganda socialista, anche quando riesca

a creare un grande numero di spostati, come ha dimostrato il Bebel; ma

non si dovrebbe ignorare che anche colla più crassa ignoranza non si

sono evitate le ribellioni e i tentativi di rivendicazioni sociali;

_dalle guerre servili alle Jacqueries_; dai moti di Ben Tillet in

Inghilterra e dell'anabattismo in Germania e in Isvizzera, ai tumulti

dei contadini del Napoletano nel secolo scorso e della Sicilia dal 1860

al 1894. Si rileva che l'analfabetismo non è rimedio efficace per

impedire le esplosioni determinate dalle sofferenze dei lavoratori.

Dalla storia invece si apprende che dovunque gli operai e i contadini

hanno acquistato una certa coltura, ivi la lotta si è fatta pacifica,

evolutiva, con manifesto vantaggio delle classi dirigenti.

Vero è che l'istruzione obbligatoria com'è attualmente organizzata, non

dà risultati corrispondenti alla spesa che costa ai comuni; ma questo

non autorizza a prendere occasione dall'insuccesso delle leggi attuali

per domandarne l'abolizione o indicarla come _spesa facoltativa_ ai

comuni, come con mia sorpresa ha proposto un egregio scrittore.

Meglio sarebbe invocarne la riforma e comprenderla tra gli obblighi

dello Stato assai più utilmente e più equamente che non si faccia col

lasciargli l'insegnamento secondario ed universitario, ch'è un bisogno

meno universale della istruzione elementare.

[SI DICHIARA LA GUERRA ALL'ISTRUZIONE]

Ma purtroppo le classi dirigenti o il governo non apprezzano in Sicilia

i vantaggi della istruzione, non ne vedono che i pericoli. Ivi appena si

affacciò sull'orizzonte la _reazione_ trionfante fu dichiarata guerra a

morte all'istruzione. L'odio che alcuni _lords_ in Inghilterra

manifestarono contro la istruzione e di cui parla Marx, si è

ripresentato nell'isola, dove dapertutto quasi venne invocata la

chiusura delle scuole serali istituite saviamente dai _Fasci_. Nella

_Sala Ragona_ non solo si protestò contro l'insegnamento universitario,

che ha tendenze socialiste; non solo s'invocò che nelle scuole

s'imponesse il catechismo ma quando un oratore parlò degli aggravi che

l'istruzione obbligatoria impone ai Comuni si gridò con entusiasmo!

_abolitela! abolitela!_ E quel ch'è peggio i rappresentanti del governo

si mostrano dello stesso avviso dei reazionarî _grandi proprietarii_

della Sala Ragona.

[NECESSITÀ DELLA RICOSTITUZIONE DEI "FASCI"]

Tali riforme e tali provvedimenti dovrebbero essere coronati da un

ultimo d'indole politica, che pur troppo incontra la più viva

opposizione e nel governo e nelle classi dirigenti che spadroneggiano in

parlamento e fuori: la ricostituzione dei _Fasci dei lavoratori_.

Se si tenesse conto delle savie considerazioni svolte dall'on. Di San

Giuliano nel suo libro sulla opportunità di conservare i Fasci (p. 23 e

120) si converrebbe anche adesso da conservatori intelligenti che alla

causa dell'ordine vero gioverebbe la ricostituzione di quei sodalizî,

che rappresenterebbero tante valvole di sicurezza, tanti organi per la

esplicazione legale dei bisogni e delle tendenze delle classi

lavoratrici. Il Brentano ritenne che le _Trade Unions_--delle cui

vicende si fece menzione--in Inghilterra furono un vero elemento di

ordine e di conservazione sociale, e l'Howel ha dimostrato (_Le passé et

l'avenir des Trade Unions_) che le grandi associazioni inglesi cessarono

di essere causa di perturbamento dopo che vennero lasciate libere di

svolgersi ed intraprendere le loro lotte contro il capitalismo pel

miglioramento del salario dei loro socî.

[IL MERITO DEI "FASCI"]

Le dichiarazioni dell'on. Sonnino--ministro e non più semplice

_touriste_--sulla iniquità del dazio di consumo e sulla ripartizione dei

tributi locali avevano a sufficienza giustificata l'azione, anche

tumultuaria, dei _Fasci dei lavoratori_; chi poi l'ha addirittura

glorificata è stato l'on. Crispi colla presentazione del suo disegno di

legge agraria. Se lo ha presentato, è segno che lo ritiene giusto e

necessario, e se così è tutto il merito della sua iniziativa dev'essere

restituito esclusivamente ai _Fasci_, che la propugnarono, che

minacciosamente la chiesero e senza la cui azione non sarebbe venuta

come non era venuta per _trentaquattro!_ anni. Se quel disegno verrà

ripresentato e trionferà, potrà il governo iniquamente continuare a

mantenere in galera i capi e gli organizzatori dei _Fasci dei

lavoratori_, ma esso stesso avrà loro innalzato un altare nel cuore dei

contadini che alla loro agitazione e ai loro sacrifizî dovranno la terra

tanto desiderata e invano per tanti secoli.

E qui è opportuno ribattere qualche sofisma che le reminiscenze

liberiste fanno spuntare anche in bocca di chi dal liberismo si mostra

lontano, a dimostrare ancora che ciò che è avvenuto testè in Sicilia non

è che un caso di una regola generale.

[UNA STRANA AFFERMAZIONE]

Il Cavalieri, che ripetutamente ha invocato il savio intervento dello

Stato, a certo punto si ricorda di essere conservatore in politica e

torna liberista in economia per dare ingiustamente addosso ai _Fasci_.

Egli dopo avere osservato, che da Giorgio III in poi senza bisogno dei

socialisti la legislazione inglese promosse molte radicali riforme

agrarie esclama: «non c'è bisogno di stringersi in una setta (?), di

ordire costanti macchinazioni (?), di ricorrere alla violenza per fare

trionfare nuovi canoni di distribuzione della ricchezza, che se son

giusti, faranno certo la loro strada da sè.» (p. 64)

Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause · 第 32 / 35 段