in condizioni e per ragioni tali e in tale misura che riescono a far
condannare severamente chi li prese e quali li prese nel 1894, alcuni
altri ve ne sono, nei quali sebbene con più ragione si sarebbe potuto
invocare la giaculatoria del _salus patriae_, pure non si ricorse a
provvedimenti eccezionali.
A Genova nel 1857 si tenta una insurrezione, s'invade il forte Diamante,
si uccide un sergente, bande armate percorrono i dintorni delle città;
ma non si proclama lo Stato di assedio. Nel 1869 una vasta cospirazione
repubblicana si scopre nelle file dell'esercito, ch'è veramente minato e
non si ricorre a misure eccezionali. Nel 1870 ben dodici provincie sono
in disordine, vi sono insurrezioni nelle caserme--a Pavia ed a
Piacenza--si dovette arrestare Giuseppe Mazzini allo sbarco in Sicilia;
ma non si proclama lo Stato di assedio. La condotta dei _conservatori_
allora fu tale che l'on. Comandini potè buttare in faccia ai _liberali_
di oggi le parole pronunziate da Marco Minghetti nel 1875 nel difendere
la legge straordinaria proposta appunto per la Sicilia: «la mia
dottrina, la mia coscienza, la tradizione del mio partito mi consigliano
di rifuggire dal ricorrere a mezzi eccezionali; _tutto si deve sempre
domandare ed ottenere dal Parlamento_.»
[LA REAZIONE NEL '94]
[LA "SALUS PATRIAE" È UN PRETESTO]
Argomento a più melanconiche riflessioni è il fatto che la reazione non
si è limitata alla Sicilia; nè è seguita ai folli e criminosi atti di
Caserio e di Lega. Gli avvenimenti in Italia in ordine al tempo e allo
spazio dicono che i moti di Sicilia e i crimini anarchici servirono di
comodissimo pretesto per colorire il programma della reazione, ciò che
prova luminosamente che la _salus patriae_ fu invocata in malafede.
Guardate. Lega non aveva sparato il suo innocuo colpo e il guardasigilli
aveva già da un pezzo diramate le sue circolari inculcanti una maggiore
severità contro la stampa; e la epurazione delle liste elettorali era
bene avviata;[80] e le liste di proscrizione erano composte e i
consigli dei giornali fedeli al governo si ripetevano con insistenza per
porre argine a quella propaganda socialista, che oggi si dichiara
sovversiva e ieri serviva di bandiera nelle lotte elettorali ai ministri
caduti ed a quelli risorti ed ai loro accoliti i quali blateravano con
idillica ignoranza ed impudenza di un socialismo monarchico, che portava
tanto di bollo dell'autorità superiore. I tumulti erano stati in
Sicilia, ma le persecuzioni contro ogni libera manifestazione e gli
scioglimenti dei sodalizî invisi e i sequestri e le minacce, infierivano
in ogni parte d'Italia.
[LO STATO D'ASSEDIO VIEN TOLTO DI NOME]
Lo Stato d'assedio legalmente viene tolto in Sicilia ma le norme e i
criteri di governo non libero continuarono ad essere in vigore
impunemente e sfacciatamente: a Palermo la questura chiama in ufficio
Colnago ed altri giovani eletti e li ammonisce a _moderare_ la loro
propaganda; la censura telegrafica continua; la soppressione dei
giornali assume forma più odiosa, perchè più ipocrita; quella del
sequestro sistematico, capriccioso, non motivato da alcun pretesto
plausibile, come si pratica contro l'_Unione_ di Catania; le armi non
vengono restituite ai loro proprietarî: si mantengono a domicilio coatto
coloro che vi furono mandati arbitrariamente.
[LE LEGGI ANTIANARCHICHE]
Quando il pretesto alla reazione è eccellente--e lo danno gli
anarchici--la reazione abbandona ogni riserbo e arriva al suo parossismo
colle leggi antianarchiche pensatamente indeterminate--delle quali un
alto magistrato, l'Auriti, aveva dichiarato non esservi bisogno per
combattere i nemici della società. In Parlamento si promise con
solennità eccezionale, che non si sarebbero applicate contro i
socialisti, ma appena votate sono già state sperimentate colla
proibizione dei congressi, coi sequestri dei giornali, collo
scioglimento delle associazioni a danno dei socialisti, dei
repubblicani, dei democratici più tiepidi, ma sinceri, sospettati
soltanto di non essere abbastanza soddisfatti della delizie che il
regime ci procura nell'ora presente. E non solo le leggi antianarchiche
si applicano contro coloro che si era dichiarato solennemente non ne
sarebbero stati le vittime, ma la magistratura educata alla scuola di un
qualsiasi Morra di Lavriano dà a dette leggi, in materia di stampa, un
effetto retroattivo, sollevando proteste, forse le ultime, in certe
sfere non sospettabili di tenerezze per tutte le gradazioni del mondo
cosidetto sovversivo.[81]
[LA REAZIONE HA TROVATO IL SUO UOMO]
E la reazione trionfante ha trovato il suo uomo, l'on. Crispi: deciso,
caparbio, senza scrupoli, facile alle promesse, alle lusinghe o alle
minacce se più opportune soccorrono, ed anche simpatico ed affascinante
per certe sue doti eminenti e perciò più pericoloso. E tale uomo
rinunzia agli ultimi legami colla tradizione democratica e coi suoi
precedenti democratici e per quello stesso opportunismo che prima lo
indusse ad inneggiare alla Dea Ragione ed a Giordano, a Napoli lo spinge
a riconciliarsi col Papa e col Dio di Torquemada e di Lojola, e al
clericalismo attonito, novello Costantino, bestemmiando di Mazzini, dà
l'insegna: _con Dio, col Re per la patria!_ e grida: _in hoc signo
vinces_.
Ed ora si troveranno più amici e laudatori di Francesco Crispi, che
oseranno negare ch'egli s'è gettato completamente ed entusiasticamente
nelle braccia della reazione?...
Di quest'uomo testè Giovanni Bovio ha detto: «non ha partito e la Camera
gli va incontro; si professa democratico e il Senato gli si piega
ossequioso; non sollecitò il potere e gli scese incondizionato
dall'alto; auspicò il monumento a Bruno e il Vaticano gli volge l'occhio
salutevole. Il paese e la stampa che fanno? L'uno sotto la sua mano si
addormenta; l'altra, in gran parte, lo seconda.»
[IL PAESE E LA RAPPRESENTANZA]
Questa sintesi mirabile di contrasti risponde alla verità? Risponde; ma
questo solo deve osservarsi, che l'uomo supera tutte le difficoltà, non
perchè egli sia grande, ma soltanto perchè il paese e la sua
rappresentanza sono piccoli. Il paese si addormentò e la stampa secondò
altri uomini che di Crispi erano minori e che rispondevano ai nomi di
Depretis e di Giolitti e che adoperarono mezzi ora uguali ora dissimili
da quelli adoperati dall'attuale Presidente del Consiglio. Queste
diversità negli uomini e nei mezzi e questa simiglianza nei risultati
prova, che la ragione del successo sta al di fuori di essi.
Ciò si osserva non per acre voluttà di diminuire un uomo; ma per
quell'imperativo categorico, che impone l'omaggio alla verità: alla
verità, che deve giovare non preparando illusioni nuove e dolorose col
fare sperare salute dalla caduta di un uomo; che deve giovare non
permettendo un errore nella diagnosi del male, e nella scelta dei
rimedî.
Il male è nel paese e si rispecchia nella sua rappresentanza legale. Lo
constatai un anno fa in _Banche e Parlamento_ di fronte alla onnipotenza
dell'on. Giolitti; lo constato qui, di fronte alla onnipotenza dell'on.
Crispi; constatai l'aberrazione morale dilagante colla tregenda
bancaria; constato l'aberrazione giuridica, politica e sociale
incarnatasi nella reazione.
Lo scienziato, che vive al di fuori delle passioni politiche, il Brusa,
pensoso dello spettacolo che danno le presenti vicende politiche,
scrisse che i governanti d'Italia hanno pareggiato i Borboni, il prete e
l'Austria; anche sorpassato. (_op. cit._ pag. 28 e 31). Un altro
scienziato, il Lucchini, soggiunse che le violazioni dello Statuto pei
casi di Sicilia e di Lunigiana in _altri tempi_ avrebbero sollevato
popolo e parlamento.
Così è, nessuno si solleva per le condizioni che riassunsi altra volta e
che ora ripeto perchè non potrei mutare di una linea: «le istituzioni si
liquidano, la corruzione dilaga, la miseria cresce, tutti soffrono e
sono malcontenti; e ancora il popolo non sa come, quando, perchè
insorgere e che cosa sostituire a ciò che sente ed intuisce di dover
demolire!» (_Banche e Parlamento_ p. 384).
[SARÀ SEMPRE COSÌ?]
Sarà sempre così? Non lo credo, e la speranza in un futuro migliore
tanto più mi si fa viva nell'anima quanto più audace si fa la reazione,
quanto più essa infierisce contro il moto sociale che non si arresta
mai.
[LA RISCOSSA NON PUÒ MANCARE]
Certo si passeranno momenti non lieti, ma la reazione capitanata da un
Bismark fu doma la prima volta in Germania; rialza la testa altra volta,
ma ricadrà più precipitosamente; la reazione armata del sentimento
religioso, dell'odio di razza, dell'egoismo economico e maneggiata
alternamente dai partiti storici dell'Inghilterra è stata costretta a
capitolare in Irlanda.
In Italia la riscossa potrà essere più lenta e più tarda perchè la
reversione atavica del servilismo ajuta efficacemente la reazione; ma la
riscossa non può mancare.
NOTE:
[78] Il Generale Morra, più sincero dell'on. Crispi, non esitò a
indicare i criterî seguiti nello invio a domicilio coatto. Egli infatti
nella circolare di commiato ai prefetti mette da parte ogni riserbo e
dice: «Quello che più di tutto interessa si è che la mala pianta dei
sobillatori, dei sovvertitori dell'ordine pubblico e delle istituzioni,
che ci reggono, non abbia a ripullulare ed estendersi. Gran parte e i
più pericolosi in questo genere sono stati allontanati, sia perchè
condannati, _sia perchè a domicilio coatto_...»
[79] Il generale Corsi aveva già accennato alle esagerazioni sulle forze
dei _Fasci_ e sui pericoli temuti. A tempo opportuno--oggi potrebbe
procurare molestie a molti--narrerò un episodio tipico, che darà la
certezza della assoluta inesistenza della cospirazione della
organizzazione delle forze dei _Fasci_ e della attribuita preveggente
azione dei capi. A coloro, che non hanno seguito con attenzione i fatti
da me esposti o li hanno dimenticati, ricorderò, che questi miei giudizi
sulle forze dei _Fasci_, sulle loro mire politiche, sugli intendimenti
separatisti e antinazionali ec. ec. non li accampo _oggi_ per comodità
di difesa dei miei amici; ma li precisai con crudezza di verismo, che
dispiacque a molti, che credevano utile alla propaganda ogni
esagerazione, e nella _Grande Revue_ del gennajo 1893 e nella _Rivista
popolare_ di Roma e nel _Secolo_ di Milano e nel _Giornale di Sicilia_
di Palermo nello stesso anno e molti mesi prima, che si arrivasse ai
tumulti--da me preveduti e preannunziati--che provocarono lo stato di
assedio e la repressione.
[80] Ciò che avviene in fatto di liste colla nuova legge elettorale
fatta votare dall'on. Crispi nelle sedute mattutine della Camera, fra la
disattenzione e la nausea di tutti, è inaudito. All'on. Crispi che si
vantava democraticamente di aver fatto votare l'art. 100 nella legge
elettorale del 1882 oggi può assicurarsi la benevolenza dei suoi nuovi
amici, i reazionarî, ricordando l'ultima legge del 1894, che il diritto
elettorale quasi annulla. Non calunnio, non esagero; ecco come _La
Tribuna_ commenta alcune corrispondenze pervenutegli:
«Pubblichiamo su questa quistione delle liste elettorali la lettera di
Capua per debito d'imparzialità e quella di Albano Labiale che prima ci
è pervenuta per ordine cronologico. Ma se volessimo potremmo aggiungere
qui sotto a diecine lettere e corrispondenze le quali ripetono
press'appoco ciò che ci scrive il corrispondente di Albano Laziale e
dimostrano che l'anarchia nella compilazione delle liste dovrà, anzi
imperversare allegramente.
Molte commissioni elettorali si sono ostinate a seguire questo sistema
di cancellare cioè tutti gli elettori, già inscritti, i quali non
forniscono la documentazione del loro diritto elettorale.
Abbiamo già avvertito, quanto alle liste vecchie, che esse sono
permanenti: che nella revisione straordinaria che si sta compiendo,
coloro che sono già inscritti hanno per loro più che una presunzione di
diritto: che se anche si vuole documentare il diritto elettorale,
elettore per elettore, l'obbligo di ricercare, verificare, accertare i
documenti spetta intero alle commissioni comunali: che queste non
possono alla leggera disturbare i cittadini, quando esse hanno tutti i
mezzi di verifica e di mutamento: infine che soltanto quando ogni prova
e documento manchi, e se v'è reclamo o contestazione, allora solo le
Commissioni debbono richiedere all'elettore di provare.
Le Commissioni dunque che si conducono come quella di Albano Laziale e
come quella di Capua e come le altre, dalle quali ogni giorno ci si
scrive, sono fuori della legge.
Noi non insistiamo di più, perchè non vogliamo ripeterci: chiediamo
soltanto di nuovo e insistentemente una circolare esplicativa del
ministero dell'interno che metta a posto le cose.
Altrimenti potrà avvenir questo fra l'altro: che gli arruffoni, e ve ne
sono massime nei piccoli comuni, si metteranno in mezzo a procurare
iscrizioni, a far reclami, a chiedere cancellazioni, a far man bassa
sulle liste elettorali, a prepararsi il terreno per l'avvenire, mentre i
galantuomini, seccati o indifferenti, lasceranno fare e si lasceranno
cancellare magari.
E le liste elettorali non saranno purgate, ma mutilate, se non corrotte.
Fra i moltissimi che ci hanno scritto protestando contro i metodi
inquisitorii delle Commissioni comunali, parecchi concludono
dicendo:--_Noi non produrremo i documenti che ci si chiedono e subiremo
piuttosto con indifferenza l'onta di non più appartenere alla classe
degli elettori._»
Ed oramai ne siamo a questo: ci sono paesi, come Lovere in Lombardia,
che sono rimasti senza elettori, perchè i cittadini nauseati non hanno
voluto far valere i proprî diritti contro lo sconfinato arbitrio e la
crassa ignoranza delle Commissioni!
[81] Come indizio eloquentissimo della situazione noto quanto segue:
Non appena i magistrati vollero dare effetto retroattivo alle leggi
antianarchiche a Roma, ad Ancona, a Siena nei processi contro _Il futuro
sociale_, _Il Lucifero_ e la _Martinella_--giornali esclusivamente
socialisti e repubblicani e antianarchici per eccellenza--le proteste
fioccarono sulle colonne della _Tribuna_ e il giornale le fece sue. Ora
viene la proibizione del Congresso socialista d'Imola e la stessa
_Tribuna_ (n. 242 anno 1894) approva il Prefetto di Bologna. Il fatto,
data la attitudine del giornale verso il governo, è importante perchè
prova la malafede più impudente delle sfere ministeriali. Quando il
governo per bocca di Crispi nella Camera prometteva ai deputati
socialisti, che a loro non potevansi applicare le leggi antianarchiche,
conosceva certamente il loro programma, che s'impernia nella _lotta di
classe_, che tante polemiche ha suscitato e tanti malumori ha destato
nello stesso campo socialista. La sua slealtà, adunque, è innegabile ed
è enorme oggi, che si attacca a quel programma per farlo oggetto di
persecuzione. Figuriamoci ciò che avverrà quando si sarà trovata l'isola
adatta per mandarvi i coatti! E allora tu, o buon amico Lucchini, vedrai
quanto avrai guadagnato a fare accettare una dicitura invece di un'altra
appellandotene a Fanfani e a Tommaseo! I magistrati, i prefetti e i
questori d'Italia che si occupano di sinonimia! e che nelle distinzioni
di Tommaseo dovrebbero trovare la guida per agire correttamente e
interpretare onestamente le leggi antianarchiche....! Questi preludî
possono servire di opportuno commento alla _liberale_ circolare dell'on.
Crispi sulla applicazione di dette leggi.
CONCLUSIONE
In tutti i capitoli di questo libro traspare un pessimismo, che non è
ordinariamente nel mio carattere e nelle mie convinzioni, ma che
fatalmente s'impone a chi esamina gli avvenimenti recenti, sia nella
parte che riguarda il governo, sia in quella che concerne le classi
dirigenti.
Ma non c'è un raggio di luce, che possa rischiarare le tenebre che
circondano la sconsolante prospettiva dell'avvenire?
Non si può e non si deve _a priori_ negare la possibilità nelle cose
siciliane di un esito diverso da quello enunziato e temuto; si può anzi
ammetterla, purchè governo e classi dirigenti agiscano di conserva e
rapidamente per iscongiurare i pericoli che risorgeranno spontanei dalla
situazione, presto o tardi, senza o con l'opera dei sobillatori, col
concorso indiretto dei _Fasci_ come nel 1893, o senza che fossero
conosciute le teorie socialiste, e senza che _Fasci_ esistessero come
nel 1860 e in altre epoche.
[L'ATTITUDINE DELLE CLASSI DIRIGENTI]
Storia e scienza politica si accordano nel riconoscere che non c'è che
un mezzo per evitare le rivoluzioni violente: le riforme date a tempo. E
riforme ne sono state proposte di ogni sorta per la Sicilia: riforme
economiche, politiche amministrative e sociali; riforme, che in parte
riuscirebbero utilissime al resto d'Italia.[82] Ma perchè riuscirebbero
utilissime al resto d'Italia c'è da temere che non ne saranno votate in
tempo per la Sicilia dal Parlamento; e per lo stesso motivo i deputati
siciliani più interessati al mantenimento dello _Statu quo_ e che
rispecchiano fedelmente le aspirazioni e gl'interessi delle classi
dirigenti, levano alta la voce contro ogni legge speciale per la
Sicilia, che scioccamente designano come _legge eccezionale_--di _leggi
eccezionali_ essi non invocano e non approvano che lo Stato d'assedio
con tutti i suoi amminicoli, dalla censura preventiva ai Tribunali
militari!--poichè essi sono giustamente convinti che allontanerebbero
per più lungo tempo l'amaro calice delle riforme economico-sociali,
quando tutti i deputati d'Italia fossero costretti ad avvicinarvi le
labbra.
[CIÒ CHE SI DOVREBBE FARE E CIÒ CHE SI È FATTO]
Di ciò che si dovrebbe e potrebbe fare, di ciò che si è fatto già o si è
mostrato l'intenzione di praticare, bisogna fare rapidissima menzione.
Nell'_ordine amministrativo_ si reclamano pronti provvedimenti che
spengano ed impediscano il risorgere dell'attuale prepotenza delle
consorterie locali, che opprimono i deboli e gli avversarî; non rendono
fruttuosa l'opposizione nelle vie legali; e coll'intrigo, colla
corruzione o colla protezione dei deputati, del governo centrale e dei
suoi rappresentanti scambiano le parti e riducono alla condizione legale
di minoranze, quelle che realmente sono maggioranze. E prontamente si
farebbe opera di pacificazione, (più sincera e più duratura di quella
più che consigliata, imposta dai Prefetti e dagli ufficiali
dell'esercito tra i partiti opposti all'indomani dei disordini e delle
repressioni), collo scioglimento di molti Consigli comunali e colle
elezioni senza ingerenza indebita di chicchessia.
Ciò che si è fatto non ispira fiducia, poichè dalla narrazione
precedente, e specialmente dai capitoli sui _Tribunali militari_ e
sull'_Opera civile del generale Morra_ si apprese che furono abbandonate
le primitive buone intenzioni in ordine alla ricostituzione delle
amministrazioni comunali sulle basi della giustizia, della legalità e
della preponderanza delle maggioranze reali; lasciando perdurare, anzi
consolidando il prepotere di quelle consorterie--in fondo
apolitiche--che si mostrano più ligie al governo ed ai suoi
rappresentanti locali.
In un ordine più generale bisognerebbe provvedere affinchè venisse
assicurata la onesta compilazione delle liste elettorali: come
sarebbe savio provvedimento determinare la misura delle spese
obbligatorie--eliminandone alcune; impedire la partigianeria nella
distribuzione delle imposte; riformare il sistema dei _tributi locali_,
modificare la tassa di minuta vendita, alla quale nei comuni aperti
sfuggono gli agiati colle compere all'ingrosso, abolire il dazio sulle
farine, la tassa sulle bestie da trasporto e da lavoro, mantenendo
quella sui bovini, abolire le quote minime del _focatico_ e stabilire un
maggior numero di categorie che rendano possibile la più equa
graduazione dell'imposta stessa, che in sè è delle più democratiche,
ordinare che non si possano sorpassare certi limiti nei dazî di consumo
se non quando siano raggiunti gli estremi limiti nelle imposte dirette,
invertendo il sistema vigente; distruggere, infine, come dice l'anonimo
del _Giornale degli economisti_, «il vizio fondamentale del sistema
finanziario locale che si riassume nel fare pagare prevalentemente le
imposte ai meno abbienti e nel farle usufruire per servizi pubblici
prevalentemente ai maggiori abbienti.» (_Febbrajo 1894_)[83].
Nel precedente capitolo si disse a che cosa è servita sinora e serve la
nuova legge elettorale: è sicuro, che si avrà un enorme peggioramento
nella compilazione delle liste elettorali, nelle quali finiranno col
trovar posto solamente coloro, che preventivamente avranno ipotecato il
loro voto.
[IL REFERENDUM]
L'organismo amministrativo si dovrebbe completare col
_referendum_--accessibilissimo alle intelligenze meno sviluppate, perchè
si esercita sopra quistioni chiare e concrete--parziale o totale;--e
colla elezione diretta del sindaco e degli assessori--sistema dei
_selectmens_,--tenendo conto sempre delle diversità di cultura, di
educazione e di tradizioni, che rendono dannosa qualunque legge
unitaria che debba aver vigore in Lombardia e in Sicilia, in Piemonte e
in Basilicata[84].
[PUNTE LEGGI UNITARIE]
E di questa varietà di ordinamenti (perfettamente consona a quella
_politica sperimentale_, di cui ci ha dato tanti esempi convincenti il
Donnat, nel libro che porta detto titolo, e a quella analoga politica
quantitativa descritta da uno dei più sapienti positivisti che
seguirono il Littrè--il Wirouboff) non c'è da allarmarsi come di uno
sbocconcellamento della patria italiana, se lo stesso on. Crispi,
il più fanatico unitario d'Italia, sin dal 1878 riconobbe «che le
isole hanno diritto a norme speciali di governo, ad una speciale
amministrazione» come ricordò di recente l'on. Comandini (_Corriere
della sera_ n. 50, 1894).[85]
È corsa con insistenza la voce, che l'on. Crispi voglia realmente venire
ad un ordinamento speciale per la Sicilia; ma tutto quanto sinora si è
fatto non autorizza a sperare che la riforma sia inspirata a sensi
democratici; se a qualche cosa che somigliasse alla _regione_ egli
verrà, di sicuro tutto si ridurrà ad una diminuizione nel numero delle
provincie e delle intendenze e ad un concentramento di poteri nel
Prefetto di Palermo; avremmo al più un decentramento _more_ imperiale,
di cui la parte popolare non avrebbe da rallegrarsi.
[NEL CAMPO ECONOMICO-SOCIALE]
Più difficili, ma di maggiore importanza rispetto ai lavoratori delle
campagne e delle miniere, sono le riforme di ordine _economico-sociale_.
Alcune si può essere sicuri che verranno adottate tra breve--e fu già
presentato qualche disegno di legge per tutta Italia, ma che ha
particolare importanza per la Sicilia, dal passato ministero--; così
quella sul _truck-sistem_ nelle miniere di zolfo, che bisognerebbe
completare con una legge contro l'usura, che rovina i contadini; quella
sull'obbligo dei frequenti pagamenti agli operai e sulla
insequestrabilità degli stipendi; sulla così detta _cassa piccola_ da
doversi imporre in tutte le miniere di zolfo; sui _probi-viri_
nell'agricoltura; sulle _cooperative di consumo e di lavoro_, alle quali
si dovrebbero concedere diritti reali e mezzi adatti per farli
riconoscere dalle amministrazioni locali e dal governo, ecc. ecc.
Maggiori ostacoli si incontrerebbero per diffondere e regolare equamente
il _credito_, sottraendolo agli usurai e alle influenze politiche, e per
organizzare efficacemente il _credito fondiario ed agrario_, dopo che fu
votata e sanzionata la infausta legge bancaria del 10 agosto 1893; ma è
materia di cui c'è da occuparsi, perchè molte altre riforme economiche
sono intimamente connesse alle facilitazioni che possono venire dal
_credito_ equamente distribuito e ad interessi miti, che possano essere
sopportati dall'agricoltura.
[I RAPPORTI TRA CONTADINI E PROPRIETARII]