Accanto a questi casi nei quali furono presi provvedimenti eccezionali e

in condizioni e per ragioni tali e in tale misura che riescono a far

condannare severamente chi li prese e quali li prese nel 1894, alcuni

altri ve ne sono, nei quali sebbene con più ragione si sarebbe potuto

invocare la giaculatoria del _salus patriae_, pure non si ricorse a

provvedimenti eccezionali.

A Genova nel 1857 si tenta una insurrezione, s'invade il forte Diamante,

si uccide un sergente, bande armate percorrono i dintorni delle città;

ma non si proclama lo Stato di assedio. Nel 1869 una vasta cospirazione

repubblicana si scopre nelle file dell'esercito, ch'è veramente minato e

non si ricorre a misure eccezionali. Nel 1870 ben dodici provincie sono

in disordine, vi sono insurrezioni nelle caserme--a Pavia ed a

Piacenza--si dovette arrestare Giuseppe Mazzini allo sbarco in Sicilia;

ma non si proclama lo Stato di assedio. La condotta dei _conservatori_

allora fu tale che l'on. Comandini potè buttare in faccia ai _liberali_

di oggi le parole pronunziate da Marco Minghetti nel 1875 nel difendere

la legge straordinaria proposta appunto per la Sicilia: «la mia

dottrina, la mia coscienza, la tradizione del mio partito mi consigliano

di rifuggire dal ricorrere a mezzi eccezionali; _tutto si deve sempre

domandare ed ottenere dal Parlamento_.»

[LA REAZIONE NEL '94]

[LA "SALUS PATRIAE" È UN PRETESTO]

Argomento a più melanconiche riflessioni è il fatto che la reazione non

si è limitata alla Sicilia; nè è seguita ai folli e criminosi atti di

Caserio e di Lega. Gli avvenimenti in Italia in ordine al tempo e allo

spazio dicono che i moti di Sicilia e i crimini anarchici servirono di

comodissimo pretesto per colorire il programma della reazione, ciò che

prova luminosamente che la _salus patriae_ fu invocata in malafede.

Guardate. Lega non aveva sparato il suo innocuo colpo e il guardasigilli

aveva già da un pezzo diramate le sue circolari inculcanti una maggiore

severità contro la stampa; e la epurazione delle liste elettorali era

bene avviata;[80] e le liste di proscrizione erano composte e i

consigli dei giornali fedeli al governo si ripetevano con insistenza per

porre argine a quella propaganda socialista, che oggi si dichiara

sovversiva e ieri serviva di bandiera nelle lotte elettorali ai ministri

caduti ed a quelli risorti ed ai loro accoliti i quali blateravano con

idillica ignoranza ed impudenza di un socialismo monarchico, che portava

tanto di bollo dell'autorità superiore. I tumulti erano stati in

Sicilia, ma le persecuzioni contro ogni libera manifestazione e gli

scioglimenti dei sodalizî invisi e i sequestri e le minacce, infierivano

in ogni parte d'Italia.

[LO STATO D'ASSEDIO VIEN TOLTO DI NOME]

Lo Stato d'assedio legalmente viene tolto in Sicilia ma le norme e i

criteri di governo non libero continuarono ad essere in vigore

impunemente e sfacciatamente: a Palermo la questura chiama in ufficio

Colnago ed altri giovani eletti e li ammonisce a _moderare_ la loro

propaganda; la censura telegrafica continua; la soppressione dei

giornali assume forma più odiosa, perchè più ipocrita; quella del

sequestro sistematico, capriccioso, non motivato da alcun pretesto

plausibile, come si pratica contro l'_Unione_ di Catania; le armi non

vengono restituite ai loro proprietarî: si mantengono a domicilio coatto

coloro che vi furono mandati arbitrariamente.

[LE LEGGI ANTIANARCHICHE]

Quando il pretesto alla reazione è eccellente--e lo danno gli

anarchici--la reazione abbandona ogni riserbo e arriva al suo parossismo

colle leggi antianarchiche pensatamente indeterminate--delle quali un

alto magistrato, l'Auriti, aveva dichiarato non esservi bisogno per

combattere i nemici della società. In Parlamento si promise con

solennità eccezionale, che non si sarebbero applicate contro i

socialisti, ma appena votate sono già state sperimentate colla

proibizione dei congressi, coi sequestri dei giornali, collo

scioglimento delle associazioni a danno dei socialisti, dei

repubblicani, dei democratici più tiepidi, ma sinceri, sospettati

soltanto di non essere abbastanza soddisfatti della delizie che il

regime ci procura nell'ora presente. E non solo le leggi antianarchiche

si applicano contro coloro che si era dichiarato solennemente non ne

sarebbero stati le vittime, ma la magistratura educata alla scuola di un

qualsiasi Morra di Lavriano dà a dette leggi, in materia di stampa, un

effetto retroattivo, sollevando proteste, forse le ultime, in certe

sfere non sospettabili di tenerezze per tutte le gradazioni del mondo

cosidetto sovversivo.[81]

[LA REAZIONE HA TROVATO IL SUO UOMO]

E la reazione trionfante ha trovato il suo uomo, l'on. Crispi: deciso,

caparbio, senza scrupoli, facile alle promesse, alle lusinghe o alle

minacce se più opportune soccorrono, ed anche simpatico ed affascinante

per certe sue doti eminenti e perciò più pericoloso. E tale uomo

rinunzia agli ultimi legami colla tradizione democratica e coi suoi

precedenti democratici e per quello stesso opportunismo che prima lo

indusse ad inneggiare alla Dea Ragione ed a Giordano, a Napoli lo spinge

a riconciliarsi col Papa e col Dio di Torquemada e di Lojola, e al

clericalismo attonito, novello Costantino, bestemmiando di Mazzini, dà

l'insegna: _con Dio, col Re per la patria!_ e grida: _in hoc signo

vinces_.

Ed ora si troveranno più amici e laudatori di Francesco Crispi, che

oseranno negare ch'egli s'è gettato completamente ed entusiasticamente

nelle braccia della reazione?...

Di quest'uomo testè Giovanni Bovio ha detto: «non ha partito e la Camera

gli va incontro; si professa democratico e il Senato gli si piega

ossequioso; non sollecitò il potere e gli scese incondizionato

dall'alto; auspicò il monumento a Bruno e il Vaticano gli volge l'occhio

salutevole. Il paese e la stampa che fanno? L'uno sotto la sua mano si

addormenta; l'altra, in gran parte, lo seconda.»

[IL PAESE E LA RAPPRESENTANZA]

Questa sintesi mirabile di contrasti risponde alla verità? Risponde; ma

questo solo deve osservarsi, che l'uomo supera tutte le difficoltà, non

perchè egli sia grande, ma soltanto perchè il paese e la sua

rappresentanza sono piccoli. Il paese si addormentò e la stampa secondò

altri uomini che di Crispi erano minori e che rispondevano ai nomi di

Depretis e di Giolitti e che adoperarono mezzi ora uguali ora dissimili

da quelli adoperati dall'attuale Presidente del Consiglio. Queste

diversità negli uomini e nei mezzi e questa simiglianza nei risultati

prova, che la ragione del successo sta al di fuori di essi.

Ciò si osserva non per acre voluttà di diminuire un uomo; ma per

quell'imperativo categorico, che impone l'omaggio alla verità: alla

verità, che deve giovare non preparando illusioni nuove e dolorose col

fare sperare salute dalla caduta di un uomo; che deve giovare non

permettendo un errore nella diagnosi del male, e nella scelta dei

rimedî.

Il male è nel paese e si rispecchia nella sua rappresentanza legale. Lo

constatai un anno fa in _Banche e Parlamento_ di fronte alla onnipotenza

dell'on. Giolitti; lo constato qui, di fronte alla onnipotenza dell'on.

Crispi; constatai l'aberrazione morale dilagante colla tregenda

bancaria; constato l'aberrazione giuridica, politica e sociale

incarnatasi nella reazione.

Lo scienziato, che vive al di fuori delle passioni politiche, il Brusa,

pensoso dello spettacolo che danno le presenti vicende politiche,

scrisse che i governanti d'Italia hanno pareggiato i Borboni, il prete e

l'Austria; anche sorpassato. (_op. cit._ pag. 28 e 31). Un altro

scienziato, il Lucchini, soggiunse che le violazioni dello Statuto pei

casi di Sicilia e di Lunigiana in _altri tempi_ avrebbero sollevato

popolo e parlamento.

Così è, nessuno si solleva per le condizioni che riassunsi altra volta e

che ora ripeto perchè non potrei mutare di una linea: «le istituzioni si

liquidano, la corruzione dilaga, la miseria cresce, tutti soffrono e

sono malcontenti; e ancora il popolo non sa come, quando, perchè

insorgere e che cosa sostituire a ciò che sente ed intuisce di dover

demolire!» (_Banche e Parlamento_ p. 384).

[SARÀ SEMPRE COSÌ?]

Sarà sempre così? Non lo credo, e la speranza in un futuro migliore

tanto più mi si fa viva nell'anima quanto più audace si fa la reazione,

quanto più essa infierisce contro il moto sociale che non si arresta

mai.

[LA RISCOSSA NON PUÒ MANCARE]

Certo si passeranno momenti non lieti, ma la reazione capitanata da un

Bismark fu doma la prima volta in Germania; rialza la testa altra volta,

ma ricadrà più precipitosamente; la reazione armata del sentimento

religioso, dell'odio di razza, dell'egoismo economico e maneggiata

alternamente dai partiti storici dell'Inghilterra è stata costretta a

capitolare in Irlanda.

In Italia la riscossa potrà essere più lenta e più tarda perchè la

reversione atavica del servilismo ajuta efficacemente la reazione; ma la

riscossa non può mancare.

NOTE:

[78] Il Generale Morra, più sincero dell'on. Crispi, non esitò a

indicare i criterî seguiti nello invio a domicilio coatto. Egli infatti

nella circolare di commiato ai prefetti mette da parte ogni riserbo e

dice: «Quello che più di tutto interessa si è che la mala pianta dei

sobillatori, dei sovvertitori dell'ordine pubblico e delle istituzioni,

che ci reggono, non abbia a ripullulare ed estendersi. Gran parte e i

più pericolosi in questo genere sono stati allontanati, sia perchè

condannati, _sia perchè a domicilio coatto_...»

[79] Il generale Corsi aveva già accennato alle esagerazioni sulle forze

dei _Fasci_ e sui pericoli temuti. A tempo opportuno--oggi potrebbe

procurare molestie a molti--narrerò un episodio tipico, che darà la

certezza della assoluta inesistenza della cospirazione della

organizzazione delle forze dei _Fasci_ e della attribuita preveggente

azione dei capi. A coloro, che non hanno seguito con attenzione i fatti

da me esposti o li hanno dimenticati, ricorderò, che questi miei giudizi

sulle forze dei _Fasci_, sulle loro mire politiche, sugli intendimenti

separatisti e antinazionali ec. ec. non li accampo _oggi_ per comodità

di difesa dei miei amici; ma li precisai con crudezza di verismo, che

dispiacque a molti, che credevano utile alla propaganda ogni

esagerazione, e nella _Grande Revue_ del gennajo 1893 e nella _Rivista

popolare_ di Roma e nel _Secolo_ di Milano e nel _Giornale di Sicilia_

di Palermo nello stesso anno e molti mesi prima, che si arrivasse ai

tumulti--da me preveduti e preannunziati--che provocarono lo stato di

assedio e la repressione.

[80] Ciò che avviene in fatto di liste colla nuova legge elettorale

fatta votare dall'on. Crispi nelle sedute mattutine della Camera, fra la

disattenzione e la nausea di tutti, è inaudito. All'on. Crispi che si

vantava democraticamente di aver fatto votare l'art. 100 nella legge

elettorale del 1882 oggi può assicurarsi la benevolenza dei suoi nuovi

amici, i reazionarî, ricordando l'ultima legge del 1894, che il diritto

elettorale quasi annulla. Non calunnio, non esagero; ecco come _La

Tribuna_ commenta alcune corrispondenze pervenutegli:

«Pubblichiamo su questa quistione delle liste elettorali la lettera di

Capua per debito d'imparzialità e quella di Albano Labiale che prima ci

è pervenuta per ordine cronologico. Ma se volessimo potremmo aggiungere

qui sotto a diecine lettere e corrispondenze le quali ripetono

press'appoco ciò che ci scrive il corrispondente di Albano Laziale e

dimostrano che l'anarchia nella compilazione delle liste dovrà, anzi

imperversare allegramente.

Molte commissioni elettorali si sono ostinate a seguire questo sistema

di cancellare cioè tutti gli elettori, già inscritti, i quali non

forniscono la documentazione del loro diritto elettorale.

Abbiamo già avvertito, quanto alle liste vecchie, che esse sono

permanenti: che nella revisione straordinaria che si sta compiendo,

coloro che sono già inscritti hanno per loro più che una presunzione di

diritto: che se anche si vuole documentare il diritto elettorale,

elettore per elettore, l'obbligo di ricercare, verificare, accertare i

documenti spetta intero alle commissioni comunali: che queste non

possono alla leggera disturbare i cittadini, quando esse hanno tutti i

mezzi di verifica e di mutamento: infine che soltanto quando ogni prova

e documento manchi, e se v'è reclamo o contestazione, allora solo le

Commissioni debbono richiedere all'elettore di provare.

Le Commissioni dunque che si conducono come quella di Albano Laziale e

come quella di Capua e come le altre, dalle quali ogni giorno ci si

scrive, sono fuori della legge.

Noi non insistiamo di più, perchè non vogliamo ripeterci: chiediamo

soltanto di nuovo e insistentemente una circolare esplicativa del

ministero dell'interno che metta a posto le cose.

Altrimenti potrà avvenir questo fra l'altro: che gli arruffoni, e ve ne

sono massime nei piccoli comuni, si metteranno in mezzo a procurare

iscrizioni, a far reclami, a chiedere cancellazioni, a far man bassa

sulle liste elettorali, a prepararsi il terreno per l'avvenire, mentre i

galantuomini, seccati o indifferenti, lasceranno fare e si lasceranno

cancellare magari.

E le liste elettorali non saranno purgate, ma mutilate, se non corrotte.

Fra i moltissimi che ci hanno scritto protestando contro i metodi

inquisitorii delle Commissioni comunali, parecchi concludono

dicendo:--_Noi non produrremo i documenti che ci si chiedono e subiremo

piuttosto con indifferenza l'onta di non più appartenere alla classe

degli elettori._»

Ed oramai ne siamo a questo: ci sono paesi, come Lovere in Lombardia,

che sono rimasti senza elettori, perchè i cittadini nauseati non hanno

voluto far valere i proprî diritti contro lo sconfinato arbitrio e la

crassa ignoranza delle Commissioni!

[81] Come indizio eloquentissimo della situazione noto quanto segue:

Non appena i magistrati vollero dare effetto retroattivo alle leggi

antianarchiche a Roma, ad Ancona, a Siena nei processi contro _Il futuro

sociale_, _Il Lucifero_ e la _Martinella_--giornali esclusivamente

socialisti e repubblicani e antianarchici per eccellenza--le proteste

fioccarono sulle colonne della _Tribuna_ e il giornale le fece sue. Ora

viene la proibizione del Congresso socialista d'Imola e la stessa

_Tribuna_ (n. 242 anno 1894) approva il Prefetto di Bologna. Il fatto,

data la attitudine del giornale verso il governo, è importante perchè

prova la malafede più impudente delle sfere ministeriali. Quando il

governo per bocca di Crispi nella Camera prometteva ai deputati

socialisti, che a loro non potevansi applicare le leggi antianarchiche,

conosceva certamente il loro programma, che s'impernia nella _lotta di

classe_, che tante polemiche ha suscitato e tanti malumori ha destato

nello stesso campo socialista. La sua slealtà, adunque, è innegabile ed

è enorme oggi, che si attacca a quel programma per farlo oggetto di

persecuzione. Figuriamoci ciò che avverrà quando si sarà trovata l'isola

adatta per mandarvi i coatti! E allora tu, o buon amico Lucchini, vedrai

quanto avrai guadagnato a fare accettare una dicitura invece di un'altra

appellandotene a Fanfani e a Tommaseo! I magistrati, i prefetti e i

questori d'Italia che si occupano di sinonimia! e che nelle distinzioni

di Tommaseo dovrebbero trovare la guida per agire correttamente e

interpretare onestamente le leggi antianarchiche....! Questi preludî

possono servire di opportuno commento alla _liberale_ circolare dell'on.

Crispi sulla applicazione di dette leggi.

CONCLUSIONE

In tutti i capitoli di questo libro traspare un pessimismo, che non è

ordinariamente nel mio carattere e nelle mie convinzioni, ma che

fatalmente s'impone a chi esamina gli avvenimenti recenti, sia nella

parte che riguarda il governo, sia in quella che concerne le classi

dirigenti.

Ma non c'è un raggio di luce, che possa rischiarare le tenebre che

circondano la sconsolante prospettiva dell'avvenire?

Non si può e non si deve _a priori_ negare la possibilità nelle cose

siciliane di un esito diverso da quello enunziato e temuto; si può anzi

ammetterla, purchè governo e classi dirigenti agiscano di conserva e

rapidamente per iscongiurare i pericoli che risorgeranno spontanei dalla

situazione, presto o tardi, senza o con l'opera dei sobillatori, col

concorso indiretto dei _Fasci_ come nel 1893, o senza che fossero

conosciute le teorie socialiste, e senza che _Fasci_ esistessero come

nel 1860 e in altre epoche.

[L'ATTITUDINE DELLE CLASSI DIRIGENTI]

Storia e scienza politica si accordano nel riconoscere che non c'è che

un mezzo per evitare le rivoluzioni violente: le riforme date a tempo. E

riforme ne sono state proposte di ogni sorta per la Sicilia: riforme

economiche, politiche amministrative e sociali; riforme, che in parte

riuscirebbero utilissime al resto d'Italia.[82] Ma perchè riuscirebbero

utilissime al resto d'Italia c'è da temere che non ne saranno votate in

tempo per la Sicilia dal Parlamento; e per lo stesso motivo i deputati

siciliani più interessati al mantenimento dello _Statu quo_ e che

rispecchiano fedelmente le aspirazioni e gl'interessi delle classi

dirigenti, levano alta la voce contro ogni legge speciale per la

Sicilia, che scioccamente designano come _legge eccezionale_--di _leggi

eccezionali_ essi non invocano e non approvano che lo Stato d'assedio

con tutti i suoi amminicoli, dalla censura preventiva ai Tribunali

militari!--poichè essi sono giustamente convinti che allontanerebbero

per più lungo tempo l'amaro calice delle riforme economico-sociali,

quando tutti i deputati d'Italia fossero costretti ad avvicinarvi le

labbra.

[CIÒ CHE SI DOVREBBE FARE E CIÒ CHE SI È FATTO]

Di ciò che si dovrebbe e potrebbe fare, di ciò che si è fatto già o si è

mostrato l'intenzione di praticare, bisogna fare rapidissima menzione.

Nell'_ordine amministrativo_ si reclamano pronti provvedimenti che

spengano ed impediscano il risorgere dell'attuale prepotenza delle

consorterie locali, che opprimono i deboli e gli avversarî; non rendono

fruttuosa l'opposizione nelle vie legali; e coll'intrigo, colla

corruzione o colla protezione dei deputati, del governo centrale e dei

suoi rappresentanti scambiano le parti e riducono alla condizione legale

di minoranze, quelle che realmente sono maggioranze. E prontamente si

farebbe opera di pacificazione, (più sincera e più duratura di quella

più che consigliata, imposta dai Prefetti e dagli ufficiali

dell'esercito tra i partiti opposti all'indomani dei disordini e delle

repressioni), collo scioglimento di molti Consigli comunali e colle

elezioni senza ingerenza indebita di chicchessia.

Ciò che si è fatto non ispira fiducia, poichè dalla narrazione

precedente, e specialmente dai capitoli sui _Tribunali militari_ e

sull'_Opera civile del generale Morra_ si apprese che furono abbandonate

le primitive buone intenzioni in ordine alla ricostituzione delle

amministrazioni comunali sulle basi della giustizia, della legalità e

della preponderanza delle maggioranze reali; lasciando perdurare, anzi

consolidando il prepotere di quelle consorterie--in fondo

apolitiche--che si mostrano più ligie al governo ed ai suoi

rappresentanti locali.

In un ordine più generale bisognerebbe provvedere affinchè venisse

assicurata la onesta compilazione delle liste elettorali: come

sarebbe savio provvedimento determinare la misura delle spese

obbligatorie--eliminandone alcune; impedire la partigianeria nella

distribuzione delle imposte; riformare il sistema dei _tributi locali_,

modificare la tassa di minuta vendita, alla quale nei comuni aperti

sfuggono gli agiati colle compere all'ingrosso, abolire il dazio sulle

farine, la tassa sulle bestie da trasporto e da lavoro, mantenendo

quella sui bovini, abolire le quote minime del _focatico_ e stabilire un

maggior numero di categorie che rendano possibile la più equa

graduazione dell'imposta stessa, che in sè è delle più democratiche,

ordinare che non si possano sorpassare certi limiti nei dazî di consumo

se non quando siano raggiunti gli estremi limiti nelle imposte dirette,

invertendo il sistema vigente; distruggere, infine, come dice l'anonimo

del _Giornale degli economisti_, «il vizio fondamentale del sistema

finanziario locale che si riassume nel fare pagare prevalentemente le

imposte ai meno abbienti e nel farle usufruire per servizi pubblici

prevalentemente ai maggiori abbienti.» (_Febbrajo 1894_)[83].

Nel precedente capitolo si disse a che cosa è servita sinora e serve la

nuova legge elettorale: è sicuro, che si avrà un enorme peggioramento

nella compilazione delle liste elettorali, nelle quali finiranno col

trovar posto solamente coloro, che preventivamente avranno ipotecato il

loro voto.

[IL REFERENDUM]

L'organismo amministrativo si dovrebbe completare col

_referendum_--accessibilissimo alle intelligenze meno sviluppate, perchè

si esercita sopra quistioni chiare e concrete--parziale o totale;--e

colla elezione diretta del sindaco e degli assessori--sistema dei

_selectmens_,--tenendo conto sempre delle diversità di cultura, di

educazione e di tradizioni, che rendono dannosa qualunque legge

unitaria che debba aver vigore in Lombardia e in Sicilia, in Piemonte e

in Basilicata[84].

[PUNTE LEGGI UNITARIE]

E di questa varietà di ordinamenti (perfettamente consona a quella

_politica sperimentale_, di cui ci ha dato tanti esempi convincenti il

Donnat, nel libro che porta detto titolo, e a quella analoga politica

quantitativa descritta da uno dei più sapienti positivisti che

seguirono il Littrè--il Wirouboff) non c'è da allarmarsi come di uno

sbocconcellamento della patria italiana, se lo stesso on. Crispi,

il più fanatico unitario d'Italia, sin dal 1878 riconobbe «che le

isole hanno diritto a norme speciali di governo, ad una speciale

amministrazione» come ricordò di recente l'on. Comandini (_Corriere

della sera_ n. 50, 1894).[85]

È corsa con insistenza la voce, che l'on. Crispi voglia realmente venire

ad un ordinamento speciale per la Sicilia; ma tutto quanto sinora si è

fatto non autorizza a sperare che la riforma sia inspirata a sensi

democratici; se a qualche cosa che somigliasse alla _regione_ egli

verrà, di sicuro tutto si ridurrà ad una diminuizione nel numero delle

provincie e delle intendenze e ad un concentramento di poteri nel

Prefetto di Palermo; avremmo al più un decentramento _more_ imperiale,

di cui la parte popolare non avrebbe da rallegrarsi.

[NEL CAMPO ECONOMICO-SOCIALE]

Più difficili, ma di maggiore importanza rispetto ai lavoratori delle

campagne e delle miniere, sono le riforme di ordine _economico-sociale_.

Alcune si può essere sicuri che verranno adottate tra breve--e fu già

presentato qualche disegno di legge per tutta Italia, ma che ha

particolare importanza per la Sicilia, dal passato ministero--; così

quella sul _truck-sistem_ nelle miniere di zolfo, che bisognerebbe

completare con una legge contro l'usura, che rovina i contadini; quella

sull'obbligo dei frequenti pagamenti agli operai e sulla

insequestrabilità degli stipendi; sulla così detta _cassa piccola_ da

doversi imporre in tutte le miniere di zolfo; sui _probi-viri_

nell'agricoltura; sulle _cooperative di consumo e di lavoro_, alle quali

si dovrebbero concedere diritti reali e mezzi adatti per farli

riconoscere dalle amministrazioni locali e dal governo, ecc. ecc.

Maggiori ostacoli si incontrerebbero per diffondere e regolare equamente

il _credito_, sottraendolo agli usurai e alle influenze politiche, e per

organizzare efficacemente il _credito fondiario ed agrario_, dopo che fu

votata e sanzionata la infausta legge bancaria del 10 agosto 1893; ma è

materia di cui c'è da occuparsi, perchè molte altre riforme economiche

sono intimamente connesse alle facilitazioni che possono venire dal

_credito_ equamente distribuito e ad interessi miti, che possano essere

sopportati dall'agricoltura.

[I RAPPORTI TRA CONTADINI E PROPRIETARII]

Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause · 第 31 / 35 段