in certa stampa pel successo del suo discorso, e fu notevole poi la lode
rivoltagli dall'on. Comandini, che rapito dal discorso ammirò oltre ogni
dire il coraggio dell'oratore. Oh! se ce ne volle del coraggio a dire
tutto quello, che disse...... Ma le congratulazioni pel _coraggio_
all'on. Nasi resero più amare le critiche, non degli avversarî politici,
ma degli amici; perciò da uomo che non voleva procurarsi la nomea di
peccatore ostinato, nella seduta del 2 marzo, a meno di otto giorni di
distanza, rimangiò le precedenti denegazioni, facendo precedere l'atto
di autofagismo da questa dichiarazione, che lascia perfettamente
intendere che io non ho di una linea esagerata o alterata la impressione
che ricevette la Camera dal suo discorso:
«È troppo facile e vecchio argomento di polemica quello di
attribuire ai propri avversari opinioni, che non hanno manifestato
od assurdità, di cui non sarebbero capaci.»
«Io non ho negato nulla, non ho detto che in Sicilia non ci sia la
miseria: non ho detto che non ci siano gli abusi municipali; non ho
detto che in Sicilia non vi sia una questione dei tributi locali, o
di contratti agrari. Gli onorevoli Comandini, Farina, San Giuliano
e Sant'Onofrio, potevano quindi dispensarsi dal manifestare un
dissenso, che è fondato sopra un semplice malinteso.»
«Il malinteso deriva da ciò, che essi hanno esaminato la questione
in modo analitico: ed in molti loro giudizi io consento.»
«Io ho posto a base del mio ragionamento un concetto logico
generale, che è il seguente: _se c'è una questione siciliana, è
necessario che essa abbia cause speciali del luogo. Ho distinto
perciò le cause efficienti dalle condizionali_.»
Egli fece molte sottili distinzioni in seguito; ma come si potè vedere
continuò a denegare che una _quistione siciliana_ ci fosse. Ma sia lode
alla sua rettitudine: egli non persistette neppure in questa
denegazione, che dovette pesargli sulla coscienza per ben lunghi quattro
mesi, e perciò il 5 luglio interroga solennemente il ministro
dell'interno per sapere se, come e quando intendeva provvedere ai
_bisogni della Sicilia_, ritenendo che fosse necessaria una parola del
governo prima che la Camera si separasse....
Mi sono dilungato sui discorsi dell'on. Nasi perchè egli fu il solo
autorevole a smentire tutti gli oratori che lo avevano preceduto e lo
seguirono, e che non trovandosi di accordo neppure col governo, si creò
una situazione nuova, specialissima.
[CRISPI E LE COSE FALSE]
Chi infine merita di soffermare l'attenzione è l'on. Crispi, non solo
pel posto che occupava, ma sopratutto per l'autorità, che gli veniva dai
suoi patriottici precedenti, per la simpatia, che ispirava la sua
tragica situazione;--e dico tragica, perchè a nessuno passa per la mente
di negare il suo affetto per la Sicilia, onde gli dovette sanguinare il
cuore nel dovere prendere, come capo del governo, delle dolorose misure.
Ed ispirava ancora simpatia per la singolare energia addimostrata in
momenti gravissimi, in una età nella quale in Italia gli uomini politici
se non materialmente, certo psichicamente sono finiti. E degli sforzi
enormi fisici e morali si risentirono in questa occasione i suoi atti e
sopratutto i suoi discorsi, nei quali si accentuarono non i pregi, ma
gli abituali difetti. La leggerezza e l'assolutismo delle affermazioni
furono veramente eccezionali, e per quanto mi riesca increscioso devo
metterli in evidenza, perchè precisamente a forza di affermazioni recise
e di altrettanto risolute denegazioni--che, dato l'uomo e la sua alta
posizione, pochissimi osarono sospettare poggiate sul falso--la Camera
si formò un concetto assolutamente erroneo sulla situazione e sulle
rispettive responsabilità e votò conformemente all'errore.
Per parte mia sin dal primo iniziarsi della discussione, il 21 febbraio,
con quanta più forza potei, all'annunzio di certe cospirazioni e di
certi pericoli, gridai: _È falso! È falso! È falso!_ E l'on. Crispi
allora solennemente affermò che c'erano _documenti, che avrebbero
schiacciate le mie affermazioni_!
I primi atti, le prime parole e i primi scritti dell'on. Crispi--che M.
Imbriani nella discussione delle leggi antianarchiche paragonò al
convenzionale Fouchet--dimostrarono che egli si era posto su di una
china pericolosa, che doveva percorrere intera, procurandogli le più
amare ed incontrastabili smentite, più che dagli avversarî, dalle
risultanze dei processi e dai fatti indiscutibili.
[CRISPI E LA SUA VIOLENZA]
La violenza del linguaggio e la esagerazione iperbolica cominciarono a
far capolino nella relazione dell'on. Crispi, che precede il decreto di
proclamazione dello Stato di assedio, nella quale è detto: i moti furono
provocati da _gente dedita ad ogni sorta di delitti; saccheggi, incendî,
rapine si commisero in_ QUASI TUTTI _i comuni dell'isola_. Poi,
considera Molinari e Lombardino come esseri inferiori a Ninco-Nanco ed a
Cipriano La Gala. E supera qualunque aspettativa quando ad un delicato
appello d'Imbriani al suo cuore di padre in favore di Maria De Felice,
risponde: _quella è la figlia di un malfattore_! La Camera riverente,
per non dire servile, verso il presidente del Consiglio rimase
profondamente addolorata di questa risposta... inqualificabile, e
consentì, a proposta di Cavallotti, ch'essa venisse cancellata dal
resoconto ufficiale: la massima censura che può infliggersi ad un
oratore e che venne inflitta all'on. Crispi; il quale voleva esser
punito più severamente dall'on. Agnini, che si oppose alla proposta
Cavallotti, chiedendo che rimanesse constatata nel processo verbale, ad
edificazione dei posteri, la frase che disonorava soltanto chi l'aveva
pronunziata.
[CRISPI E LE SUE TEORIE]
A questa violenza--che non è energia--e scorrettezza di linguaggio
dell'on. Crispi, fece degno riscontro la enunciazione di certe teorie
illiberali e di certe proposizioni, che dovettero sorprendere e
addolorare gli uomini di scienza e di cuore. Dopo avere
affermato--contro le leggi--che c'è il diritto al ricorso per le
sentenze dei _Tribunali militari_ in tempo di guerra, immemore del
biasimo che colpì l'on. Nicotera per avere indicato l'articolo del
Codice penale che i magistrati avrebbero potuto applicare pei fatti del
1º maggio 1891, augurò, _egli, Presidente del Consiglio_, che la Suprema
Corte di Cassazione respingesse i ricorsi, esercitando con ciò la più
aperta pressione sull'animo dei magistrati, che docilmente respinsero.
Nel Re riconobbe il diritto illimitato di proclamare lo Stato di assedio
in forza dell'art. 5º dello Statuto, che gli conferisce il diritto di
dichiarare la guerra....!
Pose le colonne d'Ercole alla evoluzione politica, annunziando che al di
fuori delle attuali istituzioni non c'è che l'anarchia o il dispotismo.
E arrestò la evoluzione economica e chiuse autorevolmente ogni dibattito
scientifico affermando che abolito il feudo e soppressi i fidecommessi
la proprietà è legittima.--legittimità da lui stesso poi violata colla
proposta di legge sui latifondi di Sicilia--Che il socialismo moderno ha
elevato a scienza il diritto della spoliazione e che il concetto dello
stesso socialismo si avvicina al delitto. Vero è che parlando in tal
modo egli alludeva al socialismo della _piazza_, ma nessuno potè sapere
come distinguerlo da quello di Marx e dall'altro più temperato da lui
stesso preconizzato nel discorso di Palermo del 1886.
[CRISPI E LA SUA SICURTÀ]
[SMENTITE INCONTRASTABILI ALL'ON. CRISPI]
Dalla esposizione delle teorie passando alla esposizione dei fatti non
si guadagna in esattezza e in verità. L'on. Crispi garentì che in
Sicilia non c'era miseria; che i moti furono determinati dai _Fasci_;
che l'esposizione di Palermo del 1892 fu una peste, perchè gli operai
del continente in tale occasione importarono nell'isola la propaganda
socialista; che la borghesia con tanti meriti, non aveva che una colpa
sola: l'avere abbandonato le plebi alle sette ed ai preti; che i _Fasci_
avevano promesso la divisione delle terre nel 1894; che i capi del
movimento si erano posti in relazione coi clericali del continente e
collo _straniero_; ch'erano state annunziate una guerra nel 1894, la
invasione del Piemonte, la vittoria di flotte nemiche nel Mediterraneo,
la autonomia siciliana sotto la protezione della Russia, cui si sarebbe
ceduto un porto: che la insurrezione era pronta e lo stato di assedio fu
posto in tempo; che _duemila armati_ percorrevano la Lunigiana e 280
mila socî dei _Fasci_ potevano accoppare i 14 mila uomini di truppa, che
c'erano in Sicilia; che De Felice fu arrestato in flagranza ec. ec. Con
pari esattezza e con altrettanta recisione interruppe me, che parlavo
del processo mostruoso pei fatti di Valguarnera, garentendo che nessuno
in Italia tentava le _bricconate_ da me denunziate, e che i processati
lo erano perchè ritenuti colpevoli, mentre poi il processo innanzi il
Tribunale militare di Caltanissetta giustificò alla lettera le mie
osservazioni. Contraddice formalmente Imbriani e me sulla autenticità
dei fatti di Castelbuono e nega fede alla Giunta comunale, che li aveva
stigmatizzati nella nota sua protesta; ma il Tribunale di Termini
Imerese lo smentisce inesorabilmente, condannando l'autore di quei
fatti, il delegato Breda, a tredici mesi di reclusione. Assicura l'on.
Imbriani, che arbitrî e ingiustizie non se ne commettono e che se i
prefetti e le Commissioni speciali avevano mandato a domicilio coatto i
_pregiudicati ritenuti tali dalla legge di pubblica sicurezza_, ciò era
stato fatto con _ordinanze regolari_ e dopo essere stati esaminati i
fatti della loro vita e la loro condotta; e invece risulta da centinaia
e centinaia di casi, che cittadini onestissimi, mai per lo passato
processati, in nessun modo _pregiudicati_, senza processo, senza
interrogatorio, senza formalità di sorta alcuna vennero arrestati,
ammanettati e condotti nelle isole destinate al domicilio coatto, per
isfogo di vendette personali di sindaci e per semplice furore di
persecuzione e per paura dei delegati, della questura, dei Prefetti,
senza che mai alcuna commissione fosse stata interrogata![78] Assicurò
infine che non occorrevano leggi sociali e speciali per la Sicilia e
dopo pochi mesi si smentisce da sè presentando lo specialissimo disegno
di legge sui latifondi.
[I DOCUMENTI SCHIACCIANTI DELL'ON. CRISPI]
E veniamo finalmente ai _documenti_, a quei _documenti_, che l'on.
Crispi annunziò che sarebbero riusciti _schiaccianti_ per gli accusati e
per coloro che, come me, difesero questi alla Camera. Sono due: _il
trattato di Bisacquino_ e l'appello rivoluzionario agli _Operai figli
del Vespro_.
Non ho bisogno di ripubblicare il _trattato di Bisacquino_, di
umoristica memoria, di cui mi occupai nel capitolo sul _processo
mostruoso_. In quel _trattato_ erano contenute le notizie per le più
terribili accuse contro i _Fasci_ e contro i socialisti, me compreso.
Quale il valore di esso risultò dal processo: l'avvocato Fiscale lo
ripudiò formalmente e si sentiva umiliato, come di un tentativo di
volgere in ridicolo il processo, ogni volta che accusati e difensori vi
accennarono. Ma quando l'on. Crispi prestò fede al _trattato di
Bisacquino_, si dirà che non gli erano note le risultanze del processo.
Ebbene, fu proprio durante il processo che l'avv. fiscale Soddu-Millo
annunziò all'on. De Felice, che nell'ottobre 1893 il sotto-prefetto di
Corleone non ritenne degno di essere mandato alle autorità superiori il
documento, che si deve alla fervida immaginazione di qualche spia e più
probabilmente di qualche burlone, che lo dette come oro di coppella al
delegato di Bisacquino. Il grottesco, l'inverosimile di quella
fantasticheria, come la chiamò l'avv. fiscale, che apparvero evidenti ad
un umile sotto-prefetto, non trasparirono menomamente innanzi agli occhi
del Presidente del Consiglio.....?
[IL FIRMATISSIMO DELL'ON. CRISPI]
Il secondo documento, ch'è passato alla storia sotto il nomignolo di
_firmatissimo_, ha una origine più scellerata e più comica ad un tempo e
servì a fini iniqui, e l'avervi prestato fede, e ancora di più l'aver
mentito dichiarandolo _firmatissimo_ costituisce una delle grandi
vergogne per l'on. Crispi.
A dimostrare quale importanza egli vi annettesse riproduco integralmente
il brano del discorso da lui pronunziato alla Camera dei Deputati, il
giorno 28 febbraio; di quel discorso in cui si valse--precipuamente a
falsare l'opinione della Camera e del paese a danno dei _Fasci_, e di De
Felice e degli altri compagni--dei due cennati documenti. Dopo avere
esposto il contenuto del _trattato di Bisacquino_, che fu accolto,
secondo il resoconto ufficiale degli atti parlamentari, da _commenti
vivissimi_, l'on. Crispi aggiunse:
«A dare un concetto dei proclami che si spargevano nei Comuni, ve
ne leggerò uno solo che vale per tutti. (!)
«Operai! Figli del Vespro: Ancora dormite? Corriamo al carcere a
liberare i fratelli! Morte al Re, agli impiegati. Abbasso le tasse.
Fuoco al municipio e al casino dei civili. Evviva il fascio dei
lavoratori! Quando le campane della Matrice e del Salvatore
suoneranno, assieme corriamo armati al castello, che tutto è pronto
per la libertà.»
«Attenti al segnale!» (_Impressione._)
Prampolini. È firmato?
Crispi, _presidente del Consiglio_. È firmatissimo! (_Ilarità_).
C'è anche il nome del Comune. Tutto risulterà dal processo.»
Or bene: è falso che quell'appello sia stato sparso nei comuni
dell'isola; è falso che sia stato pubblicato e letto da qualcuno, meno
che dal suo autore, da un delegato di P. S. e dai magistrati che se ne
occuparono; è falso che fosse nonchè _firmatissimo_, neppure...
_firmato_. Di vero non c'è che il nome del Comune in cui venne
manipolato. Ma eccone la storia, che rappresenta un breve intermezzo
comico-erotico, in questo dramma siciliano dai tragici episodî, che in
un paese di uomini liberi avrebbe abbattuto il ministro.
[LA STORIA DI UN "DOCUMENTO"]
In Petralia Soprana--provincia di Palermo--c'era un disgraziato vice
cancelliere di pretura perdutamente innamorato della moglie di un agiato
pastaio del luogo, certo Alessi. La donna, tanto bella quanto onesta,
aveva replicatamente respinto le profferte del vice-cancelliere; il
quale nel suo furore erotico arrivò a minacciarla di ridurla in
condizioni da doverglisi dare a discrezione. E l'immondo satiro ricorse
ad un diabolico mezzo: scrisse il manifesto agli _operai figli del
Vespro_--il manifesto _firmatissimo_,--e lo mandò per posta allo
indirizzo del marito della sua amata, l'Alessi; poi con una lettera
anonima denunzia lo stesso Alessi alle autorità del luogo come uno dei
promotori più pericolosi dei disordini, e in prova della realtà del
fatto denunziato avvisa che proprio in quel giorno allo Alessi doveva
arrivare per la posta un manifesto rivoluzionario. In questa guisa il
vice-cancelliere sperò fare arrestare l'incomodo marito e avere nelle
sue braccia la moglie.
Si era nel periodo più acuto dei tumulti, e le autorità di Petralia
Soprana credettero di salvare la patria, corsero alla posta,
sequestrarono la lettera indirizzata all'Alessi, e in base al manifesto
rivoluzionario sequestrato procedettero al suo arresto. A questo punto
la moglie dell'Alessi intravvede le trame inique e denunzia tutto alle
stesse autorità, che onestamente e rapidamente ripararono al mal fatto
arrestando il vice-cancelliere; il quale confessò tutto, cercando di
scusarsi con la follia amorosa.
Pochi mesi dopo il vice cancelliere di Petralia Soprana venne condannato
dal Tribunale di Termini Imerese come autore del manifesto
_firmatissimo_ a tre anni di reclusione....
[COME SI STRAPPARONO I VOTI ALLA CAMERA!]
E qui mi fermo senza commentare ulteriormente questi indecorosi
documenti, in base ai quali si strapparono voti iniqui alla Camera dei
deputati; mi fermo, perchè dovrei adoperare roventi parole contro l'on.
Crispi, del quale non si può abbastanza deplorare la... leggerezza.
Lo stesso on. Crispi, il 9 Marzo, discutendosi la domanda di
autorizzazione a procedere contro l'onorevole De Felice, dopo che da me
era stata fatta la storia del _firmatissimo_, osò continuare a prestarvi
fede ed uscì in queste dichiarazioni testuali:
... «Si oppugnò _a torto_ un documento del quale vi diedi lettura:
e _che, del resto, non è il solo, perchè ne ho qui molti altri più
importanti di quello, che per prudenza e per sentimento di
giustizia non volli leggere_. Se li avessi letti, sarei stato fatto
segno all'accusa di voler pesare, con la mia parola, sopra atti
dell'autorità giudiziaria, la cui indipendenza voglio resti
impregiudicata.
..... «In altra occasione, quando i processi saranno terminati,
dirò tutto, e _meraviglierò_ anche la Camera con la storia degli
avvenimenti siciliani. Allora gli interruttori potranno sfogarsi a
lor guisa, _imperocchè non ci sarà più pericolo per gl'imputati_.»
[LA MAGNANIMITÀ DELL'ON. CRISPI]
La tenerezza dell'on. Crispi per gl'imputati in quella occasione fu
appresa come un prodigio incredibile; che dire poi del suo delicatissimo
riserbo di non voler leggere _i molti altri documenti più importanti_,
dopo che ne aveva letti due, che riteneva i più gravi, e che erano
falsi? Che dire di un riserbo che... dura tutt'ora, quando i processi
sono finiti e la pubblicazione dei documenti, che dovranno
_meravigliare_ la Camera, potrebbe essere fatta senza pericolo per
gl'imputati, che per dodici, per sedici, per diciotto anni sono al
sicuro... nelle sinistre celle dei varî penitenziari d'Italia? Ed è da
sperarsi, che l'on. Crispi li verrà a leggere alla Camera, non essendo
stati letti nei processi, a difesa del proprio decoro e della propria
serietà, onde il paese apprenda che per davvero l'on. Crispi fu generoso
verso gl'imputati, non avendo voluto dare al magistrato documenti che
avrebbero potuto aggravare le pene alle quali furono condannati e che
forse li avrebbero potuto far condannare a morte da un Tribunale
militare che punisce con un Codice in cui la pena di morte è
conservata...
Pervenuta al termine la discussione sui casi di Sicilia, e venuti in
luce i fatti, le accuse e i documenti che le suffragavano, tutti si
attendevano che il governo fosse venuto a chiedere un _bill
d'indennità_--che in Inghilterra e dovunque c'è regime costituzionale,
si ritenne sempre indispensabile dopo la sospensione delle guarentigie
costituzionali, anche quando la medesima sia stata ordinata con legge
del Parlamento--_bill d'indennità_, che, secondo il Majorana, ha un
doppio carattere: _giuridico_, al fine di togliere qualunque azione
possa spettare ai cittadini per tutte le violazioni di leggi comuni e
statuti normali in cui il governo sia incorso; _politico_, per fare
sanzionare l'opera di questo dal sovrano sindacato parlamentare.
Molti, anche avversarî del Ministero presieduto dall'on. Crispi, tenendo
conto delle eccezionalità dei casi e della bontà delle intenzioni, erano
disposti a concedere detto _bill d'indennità_.
L'on. Ambrosoli in nome della _destra_ pure lo accordava, chiedendo,
però, che una legge, a somiglianza della francese, regolasse lo Stato di
assedio; accordavalo l'on. Martini in nome del centro sinistro, negando
un voto politico e chiarendo erronei i precedenti invocati dall'on.
Crispi, e voleva darlo l'Arcoleo, pur ritenendo--egli professore di
diritto costituzionale--che fosse quasi incompatibile lo Stato di
assedio con la ordinaria funzione del Parlamento.
E il meno che poteva fare il Presidente del Consiglio, a propria
giustificazione, si era di convocare il Parlamento, dopo la violazione
dello Statuto o di tutte le leggi durante lo Stato d'assedio, per
chiedere il _bill d'indennità_.
[L'ON. CRISPI RESPINGE UN "BILL D'INDENNITÀ"]
Questo avrebbe dovuto e potuto bastare a qualunque Ministro ed a
qualunque Ministero, ma l'onorevole Crispi, disse l'on. Imbriani,
respinse per alterigia abituale il _bill d'indennità_ e chiese un voto
politico esplicito, che ne approvasse la condotta e stabilisse che tutto
era proceduto conforme a legge. Ciò sembrava enorme e contrario a tutti
i precedenti parlamentari, anche italiani, e si ricordava come in altri
tempi si giudicò temerario l'on. Nicotera, che _bill d'indennità_
chiedesse per ciò che aveva fatto nella stessa Sicilia; ed aveva fatto
assai di meno e di meno peggio dell'on. Crispi (_Zini_ op. cit. p. 47 e
48). Altri tempi!
Ora, la Camera dette ragione al Presidente del Consiglio, eliminò il
_bill d'indennità_, e con 342 voti favorevoli contro 45 contrarî e 22
astensioni approvò quest'ordine del giorno presentato dell'on. Damiani e
accettato del governo:
«La Camera, approvando l'azione del Governo, diretta alla tutela
della pace pubblica, confida ch'esso saprà definitivamente
assicurarla con opportuni provvedimenti legislativi, e passa
all'ordine del giorno.»
La enorme maggioranza, che approvò la condotta del governo non lasciava
luogo a sperare--nella sua resipiscenza nella grave quistione che le
venne innanzi il giorno 8 Marzo--per la autorizzazione a procedere
contro l'on. De Felice e per la convalidazione del suo arresto.
[LA CAMERA]
Qui erano in giuoco le prerogative della Camera, delle quali, dal 1848
in poi, essa si era mostrata sempre gelosa. Ma a nulla valsero le
osservazioni di Cavallotti, di Barzilai, di Imbriani, di Sacchi, di
Altobelli, di Merlani, mie e dello stesso Palberti, ch'era relatore
delle Commissione nominata dagli ufficî della Camera dei Deputati per
esaminare la domanda di autorizzazione a procedere presentata dal Regio
Procuratore presso il Tribunale di Palermo.
[NULLA VALLE PER ESSA]
Non valse che io dimostrassi che le accuse si fondavano sopra documenti
ridicoli come il _trattato di Bisacquino_, o infami come il
_firmatissimo_; che lo stesso Procuratore del Re, costatando la lunga
lotta in seno del _Comitato dei Fasci_ alla vigilia della proclamazione
dello Stato d'assedio, escludeva implicitamente l'azione dello stesso
Comitato e dell'on. De Felice nei moti di Sicilia; che lo stesso
pubblico accusatore non avesse potuto dimostrare un sol caso di azione
diretta del rappresentante per Catania nei tumulti; che aveva torto
l'on. Palberti ad ammettere la esistenza di depositi di armi vecchie e
nuove sulla semplice assicurazione del questore Lucchese. Non valse che
l'on. Sacchi collo esame della corrispondenza tra l'on. De Felice e il
Cipriani--il cavallo di battaglia del processo e dell'accusa di alto
tradimento--avesse luminosamente provata la inesistenza dei _mezzi_
idonei per provocare la rivoluzione. Non valse che l'on. Barzilai avesse
esposto i casi numerosi (Luzzi, Carbonelli, Costa, Francica, Bonajuto,
Dotto ec.) nei quali la Camera, contro il parere dell'on. Palberti e
della maggioranza della Commissione di cui era relatore, era entrata nel
_merito_ della domanda di autorizzazione a procedere. Non valse che lo
stesso on. Sacchi avesse ricordato il parere del più grande e autorevole
commentatore delle leggi inglesi, il Blackstone, sulla prerogativa
parlamentare, che la Camera inglese non volle mai definita da leggi
speciali affinchè, di caso in caso essa ne facesse quell'uso che nel suo
sovrano apprezzamento le sembrasse conveniente; a nulla valsero tanti
sforzi: la Camera accordò l'autorizzazione a procedere perchè il governo
la voleva.
La lotta della quistione dell'autorizzazione a procedere passò in
terreno ancora più favorevole ai difensori dell'on. De Felice quando si
discusse della convalidazione dell'arresto. Rammentò opportunamente
l'on. Imbriani, che nel 1848, quando fu eletto deputato Didaco
Pellegrini, nella Camera, appena se ne pronunziò il nome, alcuni
deputati si alzarono per domandare se fosse già stato messo in libertà,
trovandosi in carcere il Pellegrini sotto accusa di Stato. Il Ministro
Pinelli riconobbe il diritto della Camera ed immediatamente ordinò la
escarcerazione. Tali nobili e liberali tradizioni del Parlamento
subalpino non esercitarono influenza sulla Camera del 1894.
[ESSA TUTTO CONCEDE AL GOVERNO]