Questo motivo, per quanto balordo, non era però che un mendace pretesto;

infatti anche dove la _Cooperativa_ preesisteva al _Fascio_ e non era

connessa al medesimo la sua sorte non fu diversa. A Caltavuturo la

_Cooperativa_ sorse nel 1890 ed era consolidata e prospera nel 1893

quando, in seguito all'eccidio del gennaio vi si costituì il _Fascio_.

La _cooperativa_ riusciva assai giovevole ai miseri contadini ed era

perciò antipatica ai _galantuomini_; perciò il generale Morra si

affrettò a discioglierla per dare soddisfazione, come sempre, agli

oppressori contro gli oppressi.

I contadini ripetutamente si rivolsero a me per ottenere una giusta

riparazione, ed io alla mia volta ne scongiurai amici e congiunti

dell'on. Crispi--reputando oramai inutile rivolgermi al Regio

Commissario--ed un provvedimento, ad onore del vero, non tardò. Ma qual

provvedimento! venne promossa la liquidazione giudiziaria della

innocente ed odiata _cooperativa_ di Caltavuturo...

Ancora. La miseria è grande in Chiaramonte Gulfi--che ho dovuto

ricordare per il numero considerevole delle vendite d'immobili all'asta

pubblica nello interesse e ad istanza del fisco--i lavoratori credono

poterla diminuire costituendosi in _Cooperativa di consumo_

conformandosi alle più rigide prescrizioni delle leggi vigenti.

Lo statuto viene redatto, e ad evitare ogni sorta d'inciampi si

rivolgono al sottoprefetto di Modica chiedendo il permesso per la

riunione dei socî. Con sorpresa mista ad indignazione i lavoratori

appresero dal Sindaco che il sottoprefetto in data 18 luglio gli aveva

scritto non poter consentire alla domanda «perchè vigendo tuttora

l'editto del R. Commissario straordinario per la Sicilia, che sospende

il diritto di riunione e di associazione, non potevasi autorizzare la

riunione dei socî della _cooperativa_...»

[PROPONIMENTO SISTEMATICO]

Non è dunque evidente nel generale Morra il sistematico proponimento di

avversare tutto ciò, che può mirare, negli stretti limiti della legge,

al miglioramento economico dei lavoratori? Probabilmente, se egli lo

potesse, metterebbe agli arresti di rigore il generale Heusch, che in

Lunigiana da Regio Commissario si è fatto promotore di una _Cassa di

soccorso e pensioni degli operai invalidi_--uno scandalo!--che gli ha

procurato gli elogi calorosi del più antico e instancabile sostenitore

della _cooperazione_; ma il generale Heusch, come scrisse l'on. Prof. L.

Luzzatti, «ha asserita la responsabilità morale e sociale della

ricchezza e della coltura e la legge di solidarietà, che le collega nel

bene come nel male alla miseria e all'ignoranza;... ha seminato l'amore

e raccolto la previdenza; ha raccolto fiore che raramente spunta dallo

Stato d'assedio, persino la riconoscenza, poichè il lavoro non è

ingrato quando il capitale non è implacabile» mentre il generale Morra

ha seminato l'odio ed ha ribadito l'oppressione...

[GLI EDITTI FAMOSI]

In Sicilia, si sa, non si soffre soltanto in basso: soffre anche il

commercio, come soffre la piccola e media proprietà. Il generale Morra,

previdente e provvidente, si commosse pel primo e gli assestò un colpo

per stramazzarlo a terra, ferendolo nella parte più vulnerabile--il

credito--coi suoi famosi editti sulle cambiali, riusciti un capolavoro

d'ignoranza giuridica e di sovvertimento, deplorevoli pel contenuto, e

stranamente sibillini nella forma, tanto da esigere a pochi giorni di

distanza il commento straordinario dello stesso straordinario loro

autore. Il Commercio serio ed onesto, sdegnato, protestò pel non

richiesto editto; solo qualche giuocatore di _baccarat_, che discende da

magnanimi lombi, invece avrà potuto attestare al Regio Commissario la

propria riconoscenza. Il Commercio onesto e serio avrebbe potuto

giovarsi dalla rimozione di alcune stupide pastoie postegli collo Stato

di assedio e il generale Morra non fu sordo alle sue preghiere: dopo sei

mesi si accorse che l'Italia non correva alcun pericolo consentendo ai

negozianti la trasmissione dei telegrammi in linguaggio convenzionale.

Sia lode a lui!

C'era un campo in Sicilia in cui si avrebbe potuto mietere allori in

gran copia da chi si fosse proposto di fare opera di sincera

riparazione: quello delle amministrazioni comunali. La circolare che nei

primi giorni della sua dittatura emanò il Regio Commissario fece sperare

che egli si sarebbe messo sulla buona strada, poichè nella medesima si

davano norme e criterî retti per la revisione dei bilanci e dei tributi

comunali, affinchè gli uni e gli altri commisurati ai mezzi disponibili

rispondessero all'interesse generale delle popolazioni. E ciò che si

avrebbe potuto e dovuto fare ha ripetuto nella citata circolare del 12

agosto.

[LA PIÙ DEPLOREVOLE DELLE IPOCRISIE]

La circolare giustificò i moti siciliani e li spiegò, senza bisogno di

ricorrere ai sobillatori e alle cospirazioni alla Gaborieau; e fece di

più: insegnò che le intenzioni buone, senza i fatti corrispondenti,

costituiscono la più deplorevole delle ipocrisie. E i fatti non potevano

essere più inconsultamente scellerati.

Ecco la ragione del severo giudizio:

Dalla circolare del generale Morra di Lavriano, da accenni e telegrammi

dell'on. Crispi, dai telegrammi dei Prefetti e sotto prefetti nei

momenti del pericolo e quando in Sicilia non c'erano ancora truppe a

sufficienza, emerge che il Presidente del Consiglio e il Regio

Commissario Straordinario, che il governo insomma, in alto e in basso,

riconosceva ciò che deputati e pubblicisti avevano denunziato, e cioè:

che la causa determinante dei moti di Sicilia doveva riconoscersi nella

partigiana, dissennata e iniqua amministrazione dei municipî, infeudati

da anni a consorterie locali che ne usavano ed abusavano in tutti i modi

sotto l'egida dei Prefetti, ed anche di deputati, ai quali in

contraccambio delle protezioni accordate rendevano con zelo servizî

polizieschi ed elettorali.

Un governo perfettamente conscio di tale stato di cose, che avrebbe

dovuto fare immediatamente, fulmineamente? Tener conto della indicazione

causale, provvedendo al sintomo più minaccioso e più doloroso: dare

addosso alle camorre locali, alle mafie amministrative, disoneste e

prepotenti!

[UNA COSA ... INVEROSIMILE]

Ebbene, il governo italiano ha fatto cosa che sembrerà in appresso

inverosimile, impossibile e che è rigorosamente vera: ha messo la sua

fiducia in quelle consorterie, che avrebbe dovuto punire; dove non c'è

delegato di pubblica sicurezza ne ha lasciato la funzione ai sindaci

malvisti e che si sanno odiati; e sindaci ed assessori hanno consigliato

e fatto eseguire gli arresti dai carabinieri e dalle truppe ai loro

ordini; essi, proprio essi! hanno imbastito processi mostruosi di cui

per un pezzo si dovrà vergognare l'Italia; e per loro suggerimento sono

stati deportati giovani d'illibata condotta, rei soltanto di avere

militato nelle fila della opposizione amministrativa e di avere svelato

le turpitudini commesse dai feudatari municipali. Così, coloro che

avrebbero dovuto essere puniti, coloro che si videro minacciati dall'ira

popolare--ex lege, in mancanza dell'azione punitrice legale--sono stati

messi in condizione di fare le proprie e spietate vendette sugli

avversarî accusatori.

E il generale Morra non si contentò di lasciare al loro posto quegli

amministratori, che avrebbe dovuto punire quale causa vera e diretta dei

tumulti, ma si rese loro complice, e somministrò loro gli strumenti per

consolidarsi al potere, fare le proprie vendette e continuare nella

dilapidazione e nella oppressione dei lavoratori, e dei vinti avversarî.

Qualche Consiglio comunale fu sciolto in sulle prime; e questa parve

soddisfazione accordata a coloro che avevano protestato in tutti i modi

e che avevano reclamato l'opera risanatrice di un regio commissario. Ma

la resipiscenza verso il male non tardò, e dove i regî commissarî

mostrarono onesti propositi di riparare ai mali furono rimossi o

costretti a dare le dimissioni, perchè avevano osato disturbare le

antiche disoneste e prepotenti camerille amministrative.[75]

[STRAGE DI ELETTORI]

Era noto del pari, che le disoneste camerille locali si mantenevano al

potere mercè la falsificazione delle liste elettorali, nelle quali

indebitamente erano iscritti gli amici fedeli, i complici, i dipendenti

e ne erano cancellati quanti erano in odore di avversarî. Il generale

Morra volle che tale stato di cose non fosse menomamente modificato.

Curò, anzi, che s'impedisse qualche levata di scudi da parte degli

elettori stanchi delle pessime amministrazioni; e dai suoi Commissarî

straordinarî fece fare più che una decimazione, una vera strage di

elettori di parte popolare, e chiamati sobillatori.

La strage fu parziale da principio, e limitata alle località nelle quali

era avvenuto lo scioglimento del Consiglio Comunale e dove si sapeva che

i sobillatori avevano grande seguito.

[UN PROFESSORE DICHIARATO ANALFABETA]

Così a Piana dei Greci fu mandato quel regio Commissario, che si rese

celebre a Misilmeri e di cui si occupò l'on. Comandini nel _Corriere

della Sera_, il quale cancellò 527 elettori dalla lista, radiando come

analfabeta, a quanto si dice, anche un Professore di lettere in un Regio

Ginnasio di Palermo!

Poscia la misura divenne generale coll'invio dei Commissarî speciali per

la revisione delle liste elettorali; commissarî che spiegarono a

preferenza la loro azione dove democratici e socialisti preponderavano.

In tal guisa a Catania, patria e collegio dell'on. De Felice, si

cancellano _cinquemila_ elettori sopra _novemila_ iscritti: cifra

quest'ultima niente affatto esagerata per una città di oltre centomila

abitanti; mentre nelle cittadelle dei conservatori--Aci Reale, Bronte,

Castelvetrano, ecc., ecc.--gli elettori oltrepassavano ogni misura;

arrivavano anche ai 25 e al 30 per cento della popolazione, quanti non

avrebbero potuto essere col suffragio universale; mentre a Catania

vennero cancellati dalle liste elettorali professori di Università,

medici, ingegneri, avvocati, proprietarî... E la censura sapientissima

non tollerò che la mostruosa _epurazione_, come veniva chiamata, fosse

denunziata e discussa in pubblico.[76]

Con questi savi provvedimenti il generale Morra avrà pensato di riparare

alle malversazioni, alle corruzioni elettorali, alle ingiuste

ripartizioni dei tributi, a tutti i mali delle amministrazioni locali

denunziati e non contraddetti nè in Parlamento nè fuori.

[UN INDIRIZZO PROTESTA...]

Certo è che egli ne ha annunziati e disciplinati non pochi; e tanto ha

disciplinati alcuni municipî, che alcuni si sono fatti spontanei

iniziatori della sottoscrizione di un indirizzo--che suona protesta

contro le irriverenti parole pronunziate dal Cavallotti nella Camera dei

deputati--proclamante la benemerenza del generale Morra di Lavriano e

della Montà per la sua opera civile di rigenerazione nella desolata

Sicilia!

Quest'opera civile poteva rimanere incompleta se non si pensava alla

base: alla coltura cioè, e alla educazione. In Sicilia il numero degli

analfabeti era ed è grandissimo, quale in nessun'altra nazione civile di

Europa; ebbene, si rimedia assecondando le aspirazioni dei grandi

proprietarî della sala Ragona, che acclamarono alla proposta di

sopprimere la istruzione obbligatoria; incoraggiando quel bravo

consigliere di Prefettura, che in Mazzarino proclamò che il dogma della

nuova Italia da ora in poi dovrebbe essere quello della _ignoranza

obbligatoria_ ed in conformità chiudendo tutte le scuole, ch'erano state

scandalosamente aperte dai _Fasci_, tanto deleterie pei lavoratori

quanto le _cooperative di consumo_.

Il libero insegnamento scientifico è uno scandalo e il generale Morra

chiama nel suo ufficio due professori della Università di

Palermo--Schiattarella e Salvioli--e fa loro intendere e si fa

promettere che nelle lezioni non ci doveva entrare la sobillazione, se

no... Si sa che un poco di domicilio coatto fortifica lo spirito e

prepara nobilmente ad impartire una scienza sana _ad usum delphini_, a

base di catechismo e di cristianesimo annacquato e corretto, di completo

gradimento di Monsignor Celesia e degli altri vescovi, che generosamente

si scagliarono contro i socialisti relegati, processati, imprigionati!

[EQUANIMITÀ E DELICATEZZA DEL MORRA]

La mente eletta e l'animo nobile del generale Morra non si rivelarono

soltanto nelle cennate circostanze e nei modi summenzionati; altre

occasioni egli ebbe di mettere in evidenza la equanimità, la delicatezza

dei sentimenti, il tatto squisito. Il premuroso sindaco di Catanzaro

manda--_spontaneamente_ s'intende--un telegramma al colonnello Giussani

Presidente del Tribunale militare, in difesa del Questore Lucchese e in

danno di De Felice e C.?

E il generale Morra lo lascia pervenire al suo indirizzo. Da Catanzaro

mandano poco dopo un telegramma al _Giornale di Sicilia_, che dà notizia

delle proteste del Consiglio Comunale contro l'operato del sindaco, e

che gioverebbe agli stessi accusati? E il generale Morra si affretta a

sequestrarlo. Ciò per la equanimità.

Quanto al tatto squisito, il generale Morra distribuisce lodi e dà

banchetti in quali occasioni e per quali motivi? Lasciamolo dire a

Felice Cavallotti.

[LA PAROLA DI CAVALLOTTI]

Il generale Morra «è l'autore di quel saluto di congedo agli ufficiali

in partenza, che dopo avere nell'isola, tra dolorosi frangenti, mostrato

pur cuore di soldati italiani, mentre partivano pensosi ed afflitti

delle cose vedute, si udirono in un discorso gonfio di rettorica vanesia

decretare allori da essi nè bramati nè sognati nè chiesti, i tristi

allori della guerra civile, come tornassero da Filippi o da Farsaglia.

Di più: «il giorno che nell'aula di un tribunale si domandano 23 anni di

galera, per delitto di lesa patria, contro un deputato italiano, fino a

ieri circondato dall'aura popolare, rappresentante di una illustre

città, onorato della fiducia di due collegi dell'isola sua... il giorno

che tanti anni di galera si domandano contro un deputato e contro altri

cittadini italiani, alle cui virtù morali e civili lo stesso

rappresentante, non dirò della legge, che non lo è, ma dell'accusa, ha

dovuto rendere omaggio, è sempre un giorno doloroso per chiunque abbia

cuore italiano, per chiunque abbia senso di gentilezza italiana.

«Ebbene, è deplorevole che questo sentimento elementare non sia stato

capito dal signor generale Morra di Lavriano, il quale ha creduto

delicato, opportuno, gentile, scegliere proprio il giorno, in cui si

pronunziava quella enorme requisitoria... (_Interruzioni_) per indire,

proprio in quel giorno, in via eccezionale un solenne festoso banchetto

ai notabili e all'alta società di Palermo. (_Rumori_). Io mi domando a

quale altro generale che non fosse il generale Morra di Lavriano sarebbe

venuta in mente un'idea così peregrina, coprendo un ufficio che per la

sua stessa anomalia di fronte alla legge esigeva per lo meno un tatto

squisito, e in un momento nel quale la pacificazione degli animi è il

bisogno supremo dell'isola.

«Io nato in Milano, sotto il _felice_ governo di Casa d'Asburgo, ben so

che i generali austriaci sceglievano i giorni delle condanne di patrioti

per indire feste e banchetti, a provocazione e sfida del sentimento

cittadino. E se mal non ricordo, devo aver letto in un bellissimo libro

del deputato Bufardeci, qui a me vicino, libro scaldato da quella fiamma

giovanile che pare oggi essersi riconcentrata nell'animo dei vecchi, che

il maresciallo Del Carretto sceglieva il giorno della esecuzione di

Mario Adorno e del suo figlio giovanetto in Siracusa per celebrare

l'eccidio con una festa da ballo. Ma è deplorevole che, dopo 34 anni che

l'Italia fu redenta, reminiscenze e confronti simili si ridestino da

generali italiani!»

[MORRA CONTRO MARIA DE FELICE]

E chi infine oserebbe mettere in dubbio la delicatezza dei sentimenti

del Generale Morra di Lavriano e della Montà, che all'indomani della

sentenza che manda l'on. De Felice per _diciotto_ anni nella reclusione,

espelle da Palermo la gentile Maria, colpevole di non sapere nascondere

il cordoglio ineffabile per la condanna del padre e di destare la

simpatica commiserazione in una cittadinanza cavalleresca e pietosa?

Un ultimo accenno all'opera _civile_ del generale Morra.

[UNA MANOVRA DEI REAZIONARII]

Perchè essa fosse riuscita proficua, opportuna, apprezzata sarebbe stato

necessario che egli avesse percorso la Sicilia, per conoscerne _de visu_

i mali, che egli avesse avvicinato i sofferenti e gli oppressi ed avesse

ascoltato dalla loro viva voce i reclami e le proteste, che si fosse

frammischiato col popolo e col popolo avesse vissuto. Il Generale Heusch

gli dette l'esempio in Lunigiana di ciò che avrebbe dovuto fare; ed

anche qualche suo subordinato, il simpatico colonnello Pittaluga, gli

additò la via da battere. Ma tali esempî non erano degni di lui; egli

invece di visitare i tugurî, di informarsi delle sofferenze del popolo,

di studiarne le cause, preferì passare da una casa principesca

all'altra, da questa a quell'altra villa per gradire banchetti lauti,

per assistere a sfarzose _soirèes_, che riuscivano un insulto alla

miseria grande delle moltitudini: insomma tutto fece meno che muoversi

da Palermo e adempire il proprio dovere.

Principi, marchesi e baroni si tennero onorati delle visite dell'ospite

eminente e vollero mostrarsi riconoscenti: cospirarono--è la parola

adatta--per fargli concedere la cittadinanza onoraria di Palermo; ma la

città di Palermo, giammai vile e servile, sventò la indecorosa manovra,

e colla sua attitudine impose il rispetto che si doveva ad un paese che

tale onorificenza solo a Garibaldi ha voluto concedere.

Solo per un momento il Morra vuol rendersi popolare e va al Foro italico

per assistere... alla benedizione delle capre!

Finalmente esce da Palermo, dove si godette i suoi veri ozî di Capua, e

va a fare la sua visita di congedo alla Sicilia. Va e passa in rassegna

le truppe per informarsi, forse, se le cartucce sono sufficienti e se i

fucili sono pronti per ripetere la cura del piombo al popolo. Vero è che

egli raccoglie ciò che merita: accoglienze strettamente e glacialmente

ufficiali dai suoi dipendenti, talvolta urli e fischi dagli imperterriti

Gavroche isolani, che non sanno valutare e temere abbastanza i benefizî

e i pericoli dello Stato di assedio: ma in compenso lo conforta il

brindisi laudatorio dell'on. Marchese di San Giuliano...

Il generale Morra lasciando l'Isola, nella sua circolare ai prefetti,

osò scrivere questo periodo sbalorditoio, ch'è meritevole di essere

tramandato ai posteri, come l'indice più esatto della sua incoscienza:

«Durante questo periodo eccezionale _sprezzando fatiche e disagi_ mi

sono dedicato con vero affetto alla non facile impresa della

pacificazione degli animi per varie cause eccitati, e allo studio arduo

dei principali bisogni delle popolazioni siciliane....»

[IL RESPONSABILE DELL'OPERA DI MORRA]

E l'ironia amara per quest'opera _incivile_ del Regio Commissario

straordinario in Sicilia potrebbe continuare, se non fosse tempo di

ricordare che di quest'opera sua c'è chi è direttamente e politicamente

responsabile di fronte al paese: l'on. Crispi.

Si mentirebbe e si calunnierebbe il Presidente del Consiglio dei

ministri se si dicesse che egli sia rimasto contento e soddisfatto del

modo come il generale Morra ha adempiuto alla delicatissima e grave

missione affidatagli. Si assicura che egli si sia accorto in tempo della

cattiva scelta fatta e che non abbia nascosto il suo malumore. Un

sintomo del suo malumore si volle scorgere nella insolita fiacchezza

colla quale difese egli nella Camera dei deputati il regio Commissario

dagli attacchi dell'on. Cavallotti.[77]

[PIÙ VEROSIMILMENTE...]

Ma se l'on. Crispi si accorse in tempo che il Generale Morra non

rispondeva alle esigenze imperiose della difficile situazione, perchè

non lo rimosse dall'ufficio? Forse temette di attentare alla reputazione

della propria infallibilità? Più verosimilmente ubbidì ad ordini che

vennero dall'alto protettore del Morra. Nell'uno e nell'altro caso sul

capo del governo che scelse un uomo inadatto al compito e lo mantenne,

quando si manifestò tale apertamente, ricade la responsabilità intera

dell'errore commesso. In un modo solo potrebbe farselo perdonare:

disfacendo l'opera del generale Morra e cominciando dalla pacificazione

degli animi, che non potrà iniziarsi efficacemente se non coll'amnistia:

amnistia, suggerita dalla suprema Corte di Cassazione, e moralmente

necessaria ai giudici anzichè ai condannati.

NOTE:

[75] In Palermo fece rumore il caso di Parco. L'amministrazione fu

sciolta perchè furono dimostrate fondate le accuse portate contro di

essa dal _Fascio_. Vi fu mandato come regio Commissario il sig.

Benedetto Carrozza, che conoscendo i fatti cercò riparare al dissesto

economico e ai disordini amministrativi; ma i rei seppero ingraziarsi il

generale Morra, e il regio Commissario di Parco si dimise, per

provvedere al proprio decoro e forse anche alla propria libertà: venne

indicato come sobillatore!

[76] Il caso di Catania fu portato alla Camera dei Deputati. Conservo

relativamente ad essa un articolo che voleva pubblicarsi in un giornale

locale--e di cui fu vietata la pubblicazione,--come il documento più

prezioso dello sconfinato e brutale arbitrio della censura preventiva.

Ogni cartella dell'articolo, in cui non c'è una sola parola

incriminabile e men che rispettosa verso le autorità, porta il _veto_

del Capo di Gabinetto della Prefettura sig. De Francisci.

[77] Il _Corriere dell'Isola_ di Palermo, organo dei conservatori e che

rispecchiava le tendenze dell'_entourage_ aristocratico del generale

Morra, scrisse in quella occasione un fierissimo articolo contro l'on.

Crispi. Ad onore del vero si deve aggiungere che il numero in cui fu

pubblicato venne sequestrato per ordine dello stesso generale, che

certamente si sarà ricordato del: _surtout pas trop de zèle_!

XXIV

LA DISCUSSIONE PARLAMENTARE

Se questo libro non dovesse essere che la esposizione cronologica degli

avvenimenti, più volte avrei dovuto accennare alla discussione

parlamentare; ma poichè ho invece preferito raggruppare i fatti

logicamente e metterli in connessione colle loro cause, facendoli

seguire dai commenti che mi sono parsi opportuni, ho raccolto in unico

capitolo tutto ciò che riguarda la discussione degli avvenimenti a

Montecitorio; perchè in quelle discussioni c'è appunto il riassunto

degli avvenimenti, della esposizione delle loro cause, e delle

considerazioni fatte sugli uni e sulle altre, della responsabilità del

governo, della utilità e convenienza della sua azione.

I giudizî emessi in Parlamento dànno la più esplicita sanzione a quanto

sinora è stato esposto e servono di opportuna conclusione alla

precedente narrazione ed ai relativi commenti.

[UN CONSENSO AMMIREVOLE]

Quali le cause intime e reali dei moti di Sicilia? Su questo argomento

ci fu un consenso ammirevole di parere tra gli oratori delle varie

parti della Camera, che non potè essere menomato dal dissenso di

pochissimi deputati, e che verrà lumeggiato in ultimo.

Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause · 第 27 / 35 段