denigrazione, erano riusciti a rendere odiosi i socialisti del processo
mostruoso; nei giornali, alle Camere, nei crocchi, le calunnie più
inverosimili si erano spacciate contro di loro. Gl'imputati non erano
soltanto responsabili degli eccidî, degli incendî, delle devastazioni di
Sicilia, ma erano anche i traditori della patria, che volevano disfare
l'opera secolare a cui consacrarono braccia, mente e cuore tanti martiri
e tanti eroi; erano i traditori della patria, che avevano trescato
coll'eterno nemico d'Italia, il clericalismo e ch'erano stati comprati
dall'oro straniero. E in essi, più che gli utopisti imprudenti, che
sognavano la redenzione economica dei lavoratori, lo ripeto, non si
vedevano che i traditori della patria.
[LE INFAMIE ACQUISTARONO CREDITO]
Tale l'ambiente morale creato non solo in Palermo, ma in tutta Italia.
Era stato creato colle menzogne e colle calunnie più scellerate; ma
queste venivano proclamate con tanta sicurezza e con tanta insistenza da
coloro che si presumeva dovessero conoscere la verità--dall'infimo
giornaletto di provincia sussidiato dal Prefetto, al grande giornale
della capitale, la cui ufficiosità non era discutibile; dal delegato di
pubblica sicurezza al primo ministro del regno--che la pubblica opinione
venne traviata e le infamie, per un momento, acquistarono credito presso
gli uomini indipendenti e di mente eletta, sinanco tra gli amici
politici dei prigionieri.[68]
Ma è tempo di fare, per così dire, la cronaca e la descrizione del
_processo mostruoso_ e comincio dalla lista degli accusati, dei giudici,
dei difensori, dei testimoni e degli accusatori.
Degli accusati non faccio la biografia; sono giovani tutti, meno il
Bensi, e non ebbero campo di fare qualche cosa notevole pel proprio
paese o per la libertà; quasi tutti furono giornalisti intelligenti
oratori e propagandisti instancabili e fortunati dell'ideale socialista.
Emerge Giuseppe De Felice e per la sua vita avventurosa, e perchè è
Deputato al Parlamento, e perchè è _onorato_ dall'odio personale di
Francesco Crispi, e perchè in fine, a torto o a ragione, viene ritenuto
il Capo dei _Fasci_ e della cospirazione: da lui, perciò, prende nome il
processo mostruoso.
Gli accusati nell'atto di accusa e nella requisitoria del Pubblico
ministero sommariamente vengono qualificati come appresso--e la
qualifica è bene conservare a documento della fenomenale leggerezza e
della malignità di chi istruì il processo e di chi fece da pubblico
accusatore.
[GLI ACCUSATI]
CIPRIANI è notoriamente conosciuto quale un internazionalista
_anarchico_ ed un _ardente rivoluzionario_.
GULÌ EMMANUELE è un _anarchico_ siciliano così ritenuto nelle
denuncie, così definito dai coimputati nei loro interrogatorii.
PETRINA un _rivoluzionario_ di _tempra adamantina_, così negli
elogi che in diverse lettere gli fa Cipriani.
MONTALTO il _più serio del partito_ tra quelli del Comitato,
secondo egli stesso si qualifica in una lettera del 23 maggio 1893
diretta al farmacista Curatolo di Trapani.
Il CIRALLI è un _fanatico gregario_, mentre il CASSISA è un
_arrabbiato contro l'attuale ordine di cose_ tanto da scrivere in
una lettera del 19 marzo 1892 diretta a Montalto, essere una
vergogna che il municipio di Trapani preparasse un'accoglienza al
Duca degli Abruzzi che chiama farabutto savoiardo, che non ha altro
pregio che appartenere a casa Savoia.
Il PICO è un _entusiasta travolto nella corrente_ dal De Felice,
perchè elevato a segreto ambasciatore: come prova una sua lettera
ed egli lo ammette nel suo interrogatorio.
Il VERRO è _un rivoluzionario opportunista_ ed il BARBATO un
_rivoluzionario convinto_ che non disdegnerebbe di cogliere la
prima favorevole occasione.
Il BENSI GAETANO, bolognese è _un opportunista_ che per la
rivoluzione fa causa comune con chicchessia. Difatti egli in una
lettera dell'8 dicembre 1893 diretta a De Felice scrive che: nel
fascio già costituito entrano anarchici, collettivisti, socialisti.
E più sotto: Oggi a Ravenna vi sarà una riunione regionale,
«speriamo che i bravi anarchici vi si trovino.»
BOSCO sa mantenere tutte le _apparenze_ per dirsi _socialista
evoluzionista_, non si tradisce scrivendo, ma parlando ed agendo è
un vero campione degno di DE FELICE ch'è un _rivoluzionario deciso_
secondo egli stesso si analizza nei suoi interrogatorî, e non ne fa
un mistero.
Sono imputati di cospirazione per commettere fatti diretti a far
sorgere in armi gli abitanti del Regno contro i poteri dello Stato,
di eccitamento alla guerra civile ed alla devastazione in qualsiasi
punto del Regno con la consecuzione in parte dell'intento: fatti
avvenuti nei mesi di novembre e dicembre 1893 e gennaio 1894 in
Sicilia, articoli 136, 120, 252.
Tra gli accusati c'è un assente. A. Cipriani, che come usa presso i
Tribunali di guerra non venne condannato in contumacia.
Il Tribunale era così composto.
[IL TRIBUNALE]
_Presidente_: colonnello del genio cav. Giussani--_Giudici_: tenente
colonnello del 57 cav. _Bianchi_--tenente colonnello del 3. bersaglieri
cav. _Borgna_--capitano d'artiglieria _De Boyen_--capitano di fanteria
_cav. Minneci_--capitano di fanteria _Cortella_--capitano d'artiglieria
_Pontiglione_.
Da prima funzionò da pubblico ministero l'avvocato fiscale Soddu-Millo,
poi--ammalatosi--venne sostituito definitivamente dal sostituto Viesti.
Sull'opera del Tribunale non ritornerò; esporrò qui la impressione che
ne ebbe il pubblico in generale.
[IMPUTATI E GIUDICI]
Il Presidente, colonnello Giussani, concesse grande libertà di parola
non solo ai testimoni a difesa, ma anche agli accusati tanto da sembrare
interessato a vederne risultare luminosamente l'innocenza.
Quale fosse il pensiero degli accusati sulla loro posizione di fronte al
tribunale militare lo lascerò dire al Dr. Barbato che nella sua
splendida orazione in cui non fece la sua auto-difesa ma espose le
fatali ragioni storiche del socialismo, così disse:
«Quanto a noi, abbiamo semplicemente due doveri in questo processo,
secondo me. Riaffermare la nostra fede, e lo abbiamo fatto. Fornire i
documenti della nostra moralità extra legale, e lo abbiamo fatto. I miei
compagni hanno creduto di avere anche un terzo dovere, quello di
difendersi giuridicamente. Io affermo che questo diritto noi non
l'abbiamo; non perchè si dubiti della lealtà vostra, non per le ragioni
giuridiche che si sono messe avanti ne' parlamenti, ma perchè voi non
siete i nostri giudici naturali.»
«E giudici naturali non esistono, per noi: il codice non ci riguarda. Io
sono lieto di trovarmi dinnanzi a voi, perchè ci avete dato agio di
mostrarvi chi siamo, mentre i così detti giudici naturali questo agio
non ce l'avrebbero dato.»
«Sicchè quando vi dico che nel mio animo c'è riconoscenza per voi,
riconoscenza sincera, dovete credermi. Voi con molta probabilità, anzi
con certezza, manderete a casa, non certo me, ma quelli tra i miei
compagni che sono i meno odiati, mentre sono sicuro che i giudici
naturali avrebbero sacrificato tutti insieme a me, in omaggio a quella
libertà che ha dato feudi, ville, palazzi ai vecchi lupi, manette e
piombo ai figli della plebe cenciosa che ha liberato l'Italia dallo
straniero e che libererà l'Italia dalla schiavitù del capitale. Ma io
dubito che voi appunto non vogliate dare il vostro contributo alla
civiltà in cui viviamo. Quando si vive in un dato periodo di civiltà,
ogni uomo leale che la ritiene buona sente il dovere di darle, il suo
contributo: quella di oggi è ancora quella che innalzava i roghi e i
patiboli.»
[NON SI TRATTA DI CODICI]
«Non si tratta di codici. Nè voi, nè io c'intendiamo di codici. Si
tratta della convinzione che nei vostri animi può esserci rispetto a
questi elementi distruttivi del presente.»[69]
E il Dr. Barbato non s'ingannò: i meno odiati, Ciralli e Cassisa,
vennero assolti; gli altri tutti condannati, non perchè dimostrati
autori dei reati a loro imputati, ma perchè rappresentanti di un idea,
che il Tribunale aveva la consegna di combattere. Parve a tutti, che
esso, abbia condannato, per _disciplina_.
I difensori furono:
[I DIFENSORI]
Truglio, tenente del 38º fanteria, per De Felice--Caldarera, tenente
del 22º artiglieria, per Ciralli--Calcagno, tenente del 22º artiglieria,
per Cassisa--Lelli, tenente del 57º fanteria, per Bosco--Palizzolo,
tenente del 22º artiglieria, per Petrina--Orioles, capitano del 57º
fanteria, per Verro--Piccoli, capitano del 22º artiglieria, per
Barbato--Trulla, tenente del 38º fanteria, per Benzi--Ponti, tenente del
57º, per Montalto--Palizzolo, tenente del 22º artiglieria, per
Pico--Trulla, tenente del 38º, per Gulì.
Non c'è parola di elogio che basti per coloro che ebbero il compito
della difesa, ingrato, perchè si sapeva inutile ogni sforzo. In questo e
negli altri processi i militari della difesa mostrarono intelligenza,
coraggio, indipendenza, eloquenza; essi sollevarono numerosi incidenti e
somministrarono elementi preziosi per il ricorso in Cassazione;
scattarono spesso contro le calunnie e le menzogne dei testimoni
dell'accusa, che non di raro s'imbrogliarono, si contraddissero, si
ritrattarono. Essi infine meritarono il saluto seguente, che in nome di
tutti i suoi compagni rivolse loro Giuseppe De Felice: «mando un caldo
saluto di affetto e riconoscenza ai nostri egregi, cari, simpatici
difensori. Essi che accettarono titubanti le nostre difese perchè ci
credettero per un momento colpevoli, li avete sentiti, hanno col
maggiore entusiasmo sostenuta la nostra difesa perchè ci sanno
innocenti. Essi dubitarono della nostra fede, noi non dubitammo mai
della loro lealtà, vennero sconosciuti al carcere, uscirono fratelli
nostri. E noi li ringraziamo come fratelli; l'opera loro non può
essere che quella di fratelli. E ci confortò l'idea che, arrivati a noi
in mezzo al dubbio, sono usciti pieni di entusiasmo e di affetto per
questi giovani che hanno lasciato le dolcezze della vita per farsi
chiudere in carcere, animati da un desiderio infinito d'amore.
Grazie, grazie dal profondo del cuore, qualunque sia l'esito del
dibattimento!... Nè noi siamo qui per domandare pietà per noi o
per le nostre famiglie, ma per manifestare al paese che giovani leali
lottano lealmente, senza transigere mai colla lealtà del cuore. Vi
ringraziamo!...»
Gli ufficiali preposti alla difesa dei predestinati alla condanna, nel
senso più elevato della parola fecero il loro dovere!
[DEUS EX MACHINA]
Supero la ripugnanza, che destano certe persone e presento ai lettori il
Comm. Lucchese, il _deus ex machina_ del processo mostruoso, l'artefice
e lo strumento principale delle vendette del governo e della borghesia e
che gli odî dell'una e le paure dell'altra condensò nei suoi rapporti e
nelle sue deposizioni.
Il passato del comm. Lucchese non è bello. All'epoca del processo
Notarbartolo quel passato venne rievocato dalla _Tribuna Giudiziaria_,
autorevole rivista di Napoli--la quale... non venne incriminata. Poscia
fu esposto succintamente dall'On. Altobelli nella sua testimonianza
innanzi al Tribunale di Guerra, in questo processo--udienza del 16
maggio--a domanda del tenente Truglio: e infine da me, in Parlamento,
costrettovi dalle denegazioni dell'onor. Crispi....
[I RAPPORTI DELLA POLIZIA]
Ora quale parte abbia potuto rappresentare il Lucchese nel processo De
Felice si può argomentarlo da questi due rapporti a sua firma:
R. QUESTURA DI PALERMO
5 gennaio 94
Il Comitato Centrale agiva d'accordo col Comitato internazionale
socialista-anarchico residente all'estero.
I presidenti dei Fasci sono scelti fra gli ammoniti ed i
facinorosi.
Fu istituito un comitato d'azione per preparare meglio la
rivoluzione.
Sul principio il Comitato si tenne separato dagli anarchici: e si
unì poi a loro nel novembre del 93.
Fu _progettata la rivoluzione in Palermo_, che fu poi sventata
dall'opportuno arrivo della forza. Si verificò invece il movimento
preveduto nei Comuni dell'Isola.
Lo scopo del sodalizio era di eccitare nel popolo l'odio contro le
istituzioni e le classi abbienti.
Si fa rilevare l'acquisto d'armi e munizioni fatto dai contadini a
Palermo su vasta scala, e molte riparazioni alle vecchie armi.
La flagranza del delitto di cospirazione è continua e provata dalle
continue riunioni del Comitato, e specialmente da quella del 3
gennaio u. s.
I fatti successi poi nei comuni costituiscono il reato di
associazione a delinquere.
R. QUESTURA DI PALERMO
Verbale 9 gennaio 1894
Lo scopo del partito socialista si desume:
1. Dal punto storico dello sviluppo dei fasci:
2. Dallo spoglio dei giornali cittadini e specialmente dai fogli
del partito, come: la _Giustizia Sociale_ e il _Siciliano_;
3. Dai documenti sequestrati, costituendo essi un corredo di prove
chiare, complete ed inoppugnabili.
Perchè l'organizzazione potesse concertarsi e rinsaldarsi, oltre
allo _Statuto unico_ per i fasci, occorrevano:
1. Un centro direttivo nella Capitale dell'isola, celebre per le
patriottiche iniziative:
2. Mezzi economici sufficienti alla propaganda colla stampa, coi
viaggi, con attiva corrispondenza, sussidi e feste;
3. Un numero di persone capaci di correre qua e là, affrontare i
rigori della legge e di sostituire nei grandi centri l'azione che
nei piccoli centri è affidata e devoluta ai pregiudicati ed ai
facinorosi.
I Fasci erano composti _per 2/3 di povera gente e per 1/3 di
delinquenti_.
Se il manifesto del 3 non è dichiarazione di guerra, ha però
l'aspetto di un ultimatum da potenza a potenza.
Gli appelli alla calma erano platonici ed apparenti.
Il socialismo che per altri è una fede ed una scuola; per essi (i
membri del Comitato) è uno strumento ed un mestiere.
_Questore Lucchese_--Palermo
[LA DEPOSIZIONE DEL LUCCHESE]
Il Lucchese completò l'opera sua nella udienza del 20 Aprile, quando
innanzi al Tribunale, disse che in Palermo si vedevano gironzare molte
facce nuove venute per fare le squadre e la rivoluzione tra gli ultimi
di dicembre e i primi di gennaio; che si erano fatti straordinarî
acquisti di armi.
Messo alle strette s'imbroglia e si contraddice; si rifiuta per non
violare i segreti di Ufficio, a scoprire la fonte delle sue notizie; ma
oltre ai comuni confidenti di polizia, insinua che ebbe tutto comunicato
da un membro del Comitato Centrale, completando la campagna da lui
condotta contro uno dei tre membri del Comitato non arrestati
immediatamente e che lasciava comprendere di non volere arrestare.
[UN'ENORMITÀ GIURIDICA]
La testimonianza orale di questo Comm. Lucchese fu tale, che la difesa
domandò la sua incriminazione per applicazione dell'art. 214 del Codice
penale. Quando il Tribunale si ritirò per decidere, furono molte le
discussioni e i commenti; l'incriminato andò al banco della Stampa per
giustificarsi; fu tale, però, l'accoglienza che se ne allontanò subito.
Nessuno s'illuse sulla decisione che avrebbe presa il Tribunale; ma
nessuno poteva aspettarsi una _ordinanza_ come quella che lesse il
Presidente, poichè essa consacrava una enormità giuridica e morale colle
seguenti parole finali: «_Il Tribunale dichiara veridica la deposizione
del teste, la quale non può essere infirmata dalla cartolina scritta dal
Pico e respinge l'istanza della difesa_». Tali parole furono accolte
nell'aula da un mormorio prolungato, che in quel momento, a chi vi
assisteva, potè sembrare un fremito di ribrezzo del popolo.
Per intendere tale impressione, ed anticipando la narrazione si deve
aggiungere che di _questa cartolina di Pico_ sarebbe vero autore morale
lo stesso Lucchese: se non la dettò, la lesse, la conobbe, l'approvò!
I testimoni. La loro sfilata è immensa; tra quelli di accusa ho notato,
senza avere avuto la pazienza di rilevare la condizione di tutti:
_sette_ prefetti, _un_ ex prefetto, _un_ consigliere delegato di
Prefettura, _tre_ questori, _sei_ ispettori di pubblica sicurezza; e poi
Delegati, ufficiali dell'esercito di ogni arma e di ogni grado, sindaci
e proprietari, avversarî notissimi dei _Fasci_; e poi questurini e
carabinieri; e poi pochissimi lavoratori, che o depongono su circostanze
inconcludenti o smentiscono ciò che risultava avevano affermato nel
processo scritto...
Quanta fosse la indipendenza di questi funzionarî-testimoni si può
detergerlo dal caso occorso al Comm. Bondi, ex-prefetto di Catania e
Messina: egli fu messo a disposizione del ministero per punirlo, si
dice, di avere deposto in parte favorevolmente agli accusati.
Tra i testimoni a difesa stanno deputati di ogni colore--da Pierino
Lucca a Prampolini, da Imbriani a Tasca Lanza, da Cavallotti a
Paternostro, da Florena ad Altobelli,--consiglieri provinciali e
comunali, proprietarî, avvocati, medici, ingegneri, farmacisti,
commercianti--insomma il fior fiore delle intelligenze e del carattere
di ogni angolo della Sicilia e di altre regioni d'Italia.
Da un questore Lucchese e da quella razza di testimoni d'accusa non
furono raccolte che testimonianze e prove nelle quali c'era tutto meno
che la verità e la serietà; dell'una e dell'altra non traspare neppur
l'ombra della preoccupazione. E la magistratura tutte le gratuite e
calunniose asserzioni, tutti gli elementi innocenti accettò come prove
irrefragabili della colpevolezza degli imputati; le accettò senza alcun
beneficio d'inventario.
[GLI ELEMENTI ... PIÙ SERII DEL PROCESSO]
Gli elementi più serî, a prima vista, sono le lettere di Cipriani a De
Felice e a Petrina; molte rimontano al 1890, al 1888; ma di tutte l'uno
e l'altro fecero un minuzioso esame, che distrusse le induzioni
dell'accusa, come si vedrà, non rimanendo di assodato che questo solo:
Cipriani desiderava la rivoluzione.
Si parlò di un _terribile_ appello dello stesso Cipriani ai Siciliani;
ma era tanto criminoso e pericoloso che la _Giustizia Sociale_ lo aveva
a suo tempo pubblicato senza essere sequestrata e processata.
Si fece una colpa a De Felice di un discorso pronunziato... in ottobre,
a Casteltermini; ma vi fu denunzia e processo a suo tempo e la Camera di
Consiglio del Tribunale penale di Girgenti non trovò luogo a procedere.
Il pubblico ministero appellossi... dopo proclamato lo stato di assedio
e iniziato il _processo mostruoso_.
A dimostrare l'accordo per la rivoluzione tra De Felice e i clericali si
invoca una lettera di presentazione dell'Avvocato D'Agata di Catania
all'avvocato Menzione di Napoli; ma non si procede contro chi l'ha
scritta, non si procede contro colui cui è diretta e se ne fa una colpa
al deputato socialista, che... non la presentò.
[I PREFETTI TESTIMONII]
De Rosa, ex prefetto di Caltanissetta, trova l'indizio grave della
colpabilità di De Felice nella visita da lui fatta ai prigionieri di
Valguarnera nelle carceri di Caltanisetta e non si trattava che di
un'inchiesta legittimissima, fatta alla presenza del Direttore delle
Carceri, e la cui relazione fu pubblicata dal _Siciliano_, per conto del
quale venne fatta.
Lo stesso De Rosa, parlò di un _patto di morte_ sottoscritto--da
contadini, che non sanno leggere e scrivere!--tra i membri dei _Fasci_
della provincia, che reggeva, e tacque prudentemente dello schiaffo
assestatogli dalla magistratura nel processo di Milocca in cui figurava
lo stesso tremendo patto.
Bondi, ex prefetto di Catania, desume le intenzioni rivoluzionarie di De
Felice da un suo discorso al Teatro Nazionale di Catania, che le
autorità politiche non interruppero, le giudiziarie non incriminarono e
la stampa borghese locale non trovò biasimevole.
Lo stesso Bondi attribuì ad un discorso di De Felice i tumulti di
Catenanuova e i resoconti parlamentari in quel giorno provarono che il
De Felice era a Roma.
Novari, tenente dei carabinieri, dice violentissimo un discorso dallo
stesso De Felice nella stessa Catenanuova dove si portò molti mesi dopo
ch'era stato pronunziato, e contraddice e smentisce il maresciallo dei
carabinieri, che lo aveva ascoltato e non vi aveva trovato da ridire; e
il superiore dichiara inesatto e incompleto il rapporto del suo
subordinato per giustificare la propria asserzione. Si fa colpa al De
Felice di avere partecipato al Congresso socialista di Zurigo ed egli
documenta che si trovava in Italia.
Si dichiarano rivoluzionarî nel significato volgare De Felice, Bosco,
Petrina sulla base di elementi di questo genere: perchè in una lettera
di un Barbagallo il primo vien detto _tenace sostenitore dei più sacri
diritti popolari_; perchè in un'altra lettera da Lugo lo si dice _caldo
oratore del partito rejetto, caldo sostenitore dei diritti finora
conculcati, illustre condannato della borghesia_; perchè Bosco scrive a
Petrina _senza il giornale_ (_L'Isola_, da me diretta) il _movimento
operajo è ammazzato_... E da tali elementi si argomenta che la
propaganda socialista ha false apparenze!
[UN DIALOGO ... ISTRUTTIVO]
Non basta, non basta! Ecco un dialogo istruttivo all'udienza del 28
Aprile:
_Difensore Piccoli_: Da che cosa arguisce il teste, che il _Fascio_ di
Piana dei Greci fosse così terribilmente provocatore?
_Zumma, Delegato di P. S._: Dalla compattezza dei soci, i _quali si
fecero crescere tutti i baffi in seguito ad ordine del Barbato, il quale
disse che sarebbero stati espulsi dal Fascio quelli che non avrebbero
portato i baffi_...
Il resoconto nota, che quando venne denunziato questo terribile indizio
dei _baffi_ il pubblico scoppiò in ilarità. Si rideva; ma con siffatti
elementi si tolsero la libertà e i diritti civili a tanta generosa ed
intelligente gioventù.
Ed ora viene il meglio. Un Marzullo, ispettore di P. S. in Palermo
afferma che gl'imputati accordavano _largizioni, sussidî, assegni_ a
coloro, che lavoravano per la causa comune. Un Delegato, il Gallegra,
riferisce che si è fatta una propaganda contro la monarchia e che i
collettivisti avevano predicato la divisione della proprietà.[70] Un
terzo ispettore, il Castellini, riconosce che il vero scopo del
_Comitato dei Fasci_ non fu mai il miglioramento morale e materiale dei
lavoratori, ma il _solo proprio tornaconto_; che promettevano ai gonzi
la divisione dei beni e che intanto _fanaticando_ le masse ignoranti e
spillando denari se la godevano da signori... De Felice, Bosco, Barbato
e Verro, nulla tenenti, spendevano e spandevano come _grandi signori in
pranzi e bagordi senza sapersi ove trovavano il denaro_....
[BRAVI FUNZIONARII]
Tutto ciò si legge testualmente nei rapporti di questi _bravi_
funzionari, che devono applicare le leggi antianarchiche; e tutto ciò
porta la stigmata della viltà, perchè venne scritto il 26 e 27 gennaio,
quando lo stato di assedio era in vigore, quando gl'imputati erano in
carcere; e venne scritto per uso e consumo della magistratura
inquirente, che voleva del buono in mano per mandare in galera i
socialisti. Ci fu un eroe, però, che non aspettò lo stato di assedio per
denunziare i pericolosi sobillatori e le più pericolose cospirazioni: è
il delegato di Bisacquino. Ecco il rapporto dell'ottimo signor Morandi,
mandato in ottobre al suo superiore, il sottoprefetto di Corleone, in
tutta la peregrinità del suo stile:
[IL TRATTATO DI BISACQUINO]
«Notizie sulla cospirazione del Comitato centrale esistente in
Palermo, inspirata dai componenti di esso, da notizie partecipate
da un gregario fin dall'ottobre 1893.
«1. La congiura che ha la sua manifestazione a mezzo dei Fasci dei
lavoratori socialisti ha per obiettivo una azione politica,
protetta e promossa dalla Francia e dalla Russia, che hanno di mira
lo smembramento della Sicilia dal resto d'Italia;
«2. La Sicilia sarebbe invasa dalla Russia e tenuta da essa come
base d'operazione sopra Costantinopoli;
«3. Si promette alla Sicilia un governo libero, indipendente, senza
oneri, con l'obbligo però di tenere, nei punti in cui vorrebbe la
Russia, delle guarnigioni militari;