Lo strazio fatto della libertà individuale--il più prezioso dei
diritti--è stato completato da quello della libertà di riunione e di
associazione. Quando la reazione stende le unghie adunche per violare il
diritto di riunione e di associazione lo spettacolo, ora si fa
grottesco, ora volge al serio ed al doloroso. _I Fasci dei Lavoratori_
in generale non aspettarono le ingiunzioni del generale Morra di
Lavriano per isciogliersi; quando fiutarono per l'aria ciò che si
apparecchiava contro di loro, spontaneamente si sciolsero e divisero la
modesta mobiglia tra i socî o la regalarono ad istituti pii; fecero in
pezzi i gonfaloni e li conservarono come un caro ricordo e colla
speranza di poterli riunire in un non lontano e meno triste avvenire;
bruciarono gli elenchi dei socî e divisero ai poveri lo scarso peculio,
dove c'era. Ma i rappresentanti delle autorità non sapevano darsi pace
di queste auto-dissoluzioni, volevano darsi il gusto di perquisire, di
frugare, di sequestrare; nell'auto-dissoluzione scorgevano un tranello
ed una futura e immediata ricostituzione: e frugavano nelle stanze vuote
che furono sede dei _Fasci_, e quando nulla potevano ghermire,
acchiappavano chi per un meschino stipendio--senza la menoma pretensione
politica--aveva fatto da custode. In un punto si sequestra con grande
ardore la tabella di legno sulla quale era scritto: _Fascio dei
Lavoratori_, mentre l'economo ex-Presidente la faceva staccare per
condurla a casa e far cuocere la minestra; in un altro, un bravo e buon
delegato di Pubblica Sicurezza prega che gli si faccia trovare nei
locali un oggetto purchessia, che appartenne al _Fascio_, per far
contento il suo prefetto e promette in contraccambio di mostrarsi
moderatissimo negli arresti..... Nè il furore si sfoga soltanto contro i
_Fasci_, ma si sciolgono pure le innocue società di mutuo soccorso, che
non sono se non onesti ritrovi serali pei lavoratori non dediti
all'ubriachezza; e si colpiscono le associazioni sfegatatamente
monarchiche, denominate: _Regina Margherita, Principe di Napoli,
Francesco Crispi..._ Si dirà, che dichiarata la guerra al diritto di
riunione e di associazione la guerra si fa con lealtà e trattando tutti
alla stessa stregua? Nossignori, poichè vengono rispettati e tenuti
aperti i _clubs_, i cosidetti _Casini dei civili_, costituiti e
frequentati dall'aristocrazia e dalla borghesia. I maligni hanno
interpretato l'eccezione come un odioso stratagemma per aizzare
viemaggiormente l'odio tra le diverse classi sociali, per rendere sempre
più invisi _li cappedda_ ai popolani; e questo stratagemma sarebbe più
efficace degli articoli di certi giornali settimanali che il Pubblico
Ministero sequestra con tanta rabbiosa premura.[57]
Quando si arriva al sequestro dei telegrammi da e pel continente, e dei
giornali di tutti i colori l'arbitrio suscita, a seconda dei
temperamenti, il riso o la indignazione.
[CONTRO LA STAMPA]
Il generale Morra di Lavriano non permise mai che venissero divulgati in
Sicilia i più innocenti commenti e le notizie più esatte che circolavano
liberamente da Susa a Reggio Calabria; nè che per telegrammi si
conoscesse nel continente la verità sulle condizioni dell'isola. Vero è
che egli dovette sentire gran rammarico perchè si sentì impotente a
sopprimere le corrispondenze epistolari; però di tale impotenza si
vendica sequestrando i giornali invisi. E sequestra di preferenza il
_Secolo_, il _Messaggero_, il _Don Chisciotte_, il _Roma_, il _Corriere
della Sera_, financo l'ufficiosa _Tribuna_, e sequestra...
l'_Illustrazione Italiana_ per certe figure sospette di contadini, che
il corrispondente Ximenes aveva riprodotte. L'Austria fu sorpassata,
poichè a Trieste sua eccellenza Rinaldini, nei peggiori tempi della
guerra all'irredentismo, non dette la caccia ai giornali italiani come
sua eccellenza Morra di Lavriano la dette in Palermo. E dico in Palermo,
poichè se i giornali arrivavano per la via dello stretto nel resto
dell'isola potevano circolare liberamente.
[IL SEQUESTRO DEI TELEGRAMMI]
Pochi esempî per dare un'idea di questa libidine di sequestri di
telegrammi. Sequestra il telegramma da Palermo alla _Tribuna_ e al
_Secolo_, che riproduce un brano del discorso inaugurale dell'anno
giuridico del Procuratore generale Sighele; sequestra il sunto
telegrafico, trasmesso da Roma al _Giornale di Sicilia_ di un articolo
della _Riforma_, di cui è proprietario l'on. Palamenghi-Crispi;
sequestra parte di un telegramma da Girgenti al _Secolo_ in cui era
detto che era stata ascoltata attentamente una mia deposizione innanzi
al Tribunale penale; sequestra un telegramma da Catanzaro al _Giornale
di Sicilia_, in cui si dava conto di una seduta tempestosa del Consiglio
Comunale e nella quale si era protestato contro un telegramma del
sindaco, apologetico pel questore Lucchese e di smentita ad una
testimonianza dell'on. Altobelli innanzi al Tribunale di Guerra in
Palermo; sequestra il telegramma con cui il corrispondente romano del
_Giornale di Sicilia_ riferiva lo svolgimento della interrogazione alla
Camera dei Deputati sul precedente sequestro; sequestra un telegramma da
Palermo alla _Tribuna_, in cui si accennava alla deficienza... di
ospedali; e quando è stanco di sequestrare telegrammi e giornali S. E.
il Generale Morra di Lavriano fa sequestrare in Messina i
pericolosissimi garofani rossi...
Questa mania di sequestri fu forse il prodotto dell'eccitamento morboso,
e della paura dei primi momenti quando da per tutto si vedevano
cospiratori e bande armate? Oibò: il sequestro del telegramma per la
deficienza degli ospedali di Palermo è della metà di luglio.
Sicuramente a tanto non sarebbe arrivato Maniscalco, ch'era ai servizî
di un governo assoluto ed agiva conformemente; ma quello era una persona
seria.[58]
[LA CENSURA PREVENTIVA]
Pari intelligenza e pari liberalismo ed equanimità si mise nello
esercizio della censura preventiva, poichè è bene sapere che per un
certo tempo le bozze di stampa dei giornali erano esaminate e non
potevano pubblicarsi senza il permesso dei superiori. Si vede che il
generale Morra di Lavriano volle far godere ai Siciliani lo spettacolo
della risurezione frammentaria del regime pontificio, per far loro
meglio apprezzare i benefizî del regime costituzionale italiano sotto il
quale semplicemente si sequestra. E per siffatta censura preventiva i
giornali spesso si ponevano in vendita con delle intere colonne in un
bianco candidissimo, che rappresentavano gli articoli pei quali non era
stato accordato il sabaudo: _imprimatur!_
Dopo la censura, si ha la soppressione pura e semplice.
[LA SOPPRESSIONE DEL "SICILIANO"]
Fu soppressa l'_Unione_ di Catania: soppressi il _Riscatto_, il
_Vespro_, i _Pagliacci_ di Messina; e soppresso in Palermo fu l'_Amico
del popolo_, giornale monarchico che si pubblicava da trentatrè anni, e
soppresso fu il _Siciliano_. Quest'ultima soppressione merita qualche
parola di più del semplice annunzio del fatto. Il _Siciliano_, giornale
repubblicano socialista, durante lo stato di assedio sbalordì per la sua
temperanza; esso, senza rinunziare ai propri ideali, tenne un linguaggio
che anche ai tempi di Maniscalco, di borbonica memoria, sarebbe stato
trovato correttissimo. Ma al generale Morra di Lavriano erano le idee
propugnate con sincerità che non piacevano, quale che ne fosse la
forma: non per nulla egli rispecchiava le tendenze reazionarie di coloro
che lo circondavano! Perciò _côute que côute_ ne giurò la morte. E
siccome voleva evitare lo scandalo di una soppressione, per nessuna
ragione giustificabile, cominciò coll'arrestare il redattore-capo, avv.
Crimaudo, e il collaboratore assiduo, barone Colnago; al direttore,
principe di Cutò, si era dato lo sfratto da Palermo sin dai primi
giorni dello Stato di assedio. S'ingannò il generale sui risultati dei
suoi soldateschi procedimenti e il _Siciliano_, ad opera di giovani
valorosi e coraggiosi--Benedetto Salemi[59] Enrico La Loggia, Aurelio
Drago--continuò a pubblicarsi. Corse voce di un indegnissimo ricatto:
cioè, si sarebbero posti in libertà Colnago e Crimaudo purchè il
_Siciliano_ avesse cessato le sue pubblicazioni.
Questa voce fu poi smentita da un avvocato--che si diceva essere stato
intermediario nelle trattative--con una lettera sibillina, ma certo è
che delle proposte di quel genere ci furono, sebbene io mi rifiuti a
credere che siano partite dal Regio Commissario straordinario ed è
probabilissimo invece che ne sia autore qualche basso arnese di
questura. Certo è che quella proposta venne sdegnosamente respinta dai
redattori, sicuri d'interpretare la volontà dei compagni imprigionati.
Onde, visto che erano inefficaci gli arresti, visto che non approdava la
censura, visto che si respingevano sdegnosamente le proposte
disonorevoli, fu decisa ed eseguita la soppressione del _Siciliano_. Ci
fu un pretesto per la soppressione? Questa avvenne dopo la pubblicazione
del Nº del 9 Febbraio per un capo-cronaca intitolato: _Onore ai
fucilatori!_ nel quale senza alcun commento si riferiscono alcuni brani
dell'allocuzione del generale Morra di Lavriano di cui già si fece
parola.
[IL "GIORNALE DI SICILIA" IN PERICOLO]
E di soppressione fu minacciato lo stesso _Giornale di Sicilia_ per
avere _composto_ soltanto la deliberazione della giunta comunale di
Castelbuono. Il Regio Commissario seppe che il giornale dovea pubblicare
tale deliberazione e poco prima che fosse posto in vendita mandò un
semplice _aut aut_: se la deliberazione sarà pubblicata il giornale
verrà soppresso.
Com'è naturale la pubblicazione non avvenne; ma gl'italiani devono
conoscere questo caratteristico documento, che riporto integralmente:
[UN DOCUMENTO PREZIOSO]
«La Giunta Comunale di Castelbuono, presieduta dal sindaco funzionante
P. Barreca, vivamente impressionata protesta contro gli atti abusivi
commessi dalla squadra volante di pubblica sicurezza capitanata dal
delegato Breda, la quale nei giorni 8 e 9 percorrendo la strada che da
questa città conduce ai due comuni finitimi di San Mauro e Geraci, a
due km. dal paese, commetteva delle ferocie degne di altri tempi,
bastonando senza ragione e senza riguardo di età tutte le persone che
incontrava, riducendo non pochi onesti cittadini nell'impossibilità di
lavorare. Ciò per la sciocca pretesa di aver notizie della banda
maurina.
«Tal fatto ha non solo commosso, ma sdegnato gravemente il paese che
vede della povera gente malconcia a tal punto, da giacersi in un letto
di dolore e nella dura necessità di non poter provvedere ai bisogni
della famiglia.
«Gli offesi da un tanto briaco furore han fatto appello a questa Giunta
per una riparazione e la rappresentanza sottoscritta, a tutela dei
diritti dei propri amministrati che in quella barbarie vede tutti quanti
crudelmente violati, sente alto il suo dovere d'informare
l'illustrissimo comandante la zona militare qui di stanza, maggiore cav.
Merli, per gli opportuni provvedimenti.
«E qui a giusta lode del sullodato cav. Merli, la Giunta adempie
parimente l'obbligo di elogiare la condotta irreprensibile e
cavalleresca della 3ª compagnia del 38º fanteria comandata del bravo
capitano Abatino, degli ufficiali tutti e dei carabinieri e suoi
ufficiali e di questo delegato signor Gherghi, che, pur mai venendo meno
al loro compito, seppero acquistarsi l'affetto dell'intero paese.
«Gl'individui più maltrattati sono: Failla Giuseppe fu Onofrio di anni
37 muratore, Fiasconaro Rosario fu Antonio d'anni 62, Lipira Antonino fu
Leonardo d'anni 53; Gennaro Vincenzo fu Pietro d'anni 52, Ricotta Santi
fu Pietro di anni 50, tutti pastori.»
Seguono le firme degli assessori e del funzionante sindaco.
[LE PRODEZZE DELLA POLIZIA]
Non aveva ragione da vendere il Regio Commissario straordinario nel
volere impedire che il pubblico avesse conoscenza delle prodezze dei
suoi agenti? E con queste misure--tanto abbiette, quanto i nani degli
uomini che governano l'Italia--si crede di arrestare la marcia di
un'idea![60].
L'ultima soppressione, però non definitiva perchè fu revocata in seguito
ad interrogazione presentata alla Camera dei Deputati dall'on. Picardi e
da me, avvenne alla fine del mese di Maggio e colpì, il giornale
_Imparziale_ di Messina. È notevole pei criterii, che la determinarono:
fu la espressione del più schietto risentimento personale, perchè fu
motivata dalla riproduzione di un articolo ironico del _Mattino_ di
Napoli contro il generale Morra, che da sè stesso si considerò,
modestamente, sacro e inviolabile.
[IL DISARMO]
Sul disarmo c'è poco a dire. Esso sarebbe una misura capricciosa e
ridicola se non costituisse un indizio delle paure della reazione
trionfante. Nessuna ragione lo consigliava, una volta che in tutti i
tumulti di Sicilia _i massacrati giammai fecero uso di armi da taglio o
da fuoco_; la qual cosa era tanto conosciuta, che il Tribunale di Guerra
di Palermo stabilì che si potessero fare le rivoluzioni.... senza armi!
ma la reazione ha pensato che ciò che non avvenne ieri potrà avvenire
domani: dunque, essa disse, bisogna disarmare tutti!
Con qual risultato? I malviventi non hanno consegnato alcun'arma; molta
gente per bene non le ha consegnate neppure perchè così ha inteso
protestare contro l'arbitrio inaudito; delle armi si sono privati
soltanto i più timidi e scrupolosi osservatori della legge, colla
speranza di averle restituite a breve scadenza. Ciò che, ad onore del
vero, in parte e secondo i capricci delle autorità locali, è avvenuto.
Allo Stato è rimasta una splendida collezione di vecchi ed arrugginiti
fucili della guardia nazionale: ma gli rimane sulla coscienza una
conseguenza più grave e più dolorosa: oltre un migliaio di
contravvenzioni, che dai tribunali militari furono punite
complessivamente colla bellezza di 800 anni di prigione in parte
scontati, quando sopraggiunse--in luglio--l'amnistia riparatrice.
La insana misura, che non ebbe l'approvazione dei reazionarî, chè in
molti punti non sfuggirono ai soprusi, alle vessazioni di una polizia
tanto inetta quanto prepotente--a Caltanissetta si perquisì il domicilio
di un Consigliere di Prefettura ed a Piazza Armerina quello del
_pericolosissimo_ on. Lavaccara, provocando la più schietta ilarità di
mezza Italia!--ebbe un'altra triste conseguenza, prevista in Parlamento
nella discussione di febbraio e verificatasi esattamente: l'incremento
inaudito del malandrinaggio.
A rendere meno incompleto il quadro dei fasti della reazione trionfante
dovrei ora occuparmi della istituzione dei Tribunali militari; ma questo
grande argomento merita una trattazione a parte; qui trova posto invece
una parola sul contegno conservato dalle _classi dirigenti_ in questo
sinistro periodo di ecclissamento di ogni concetto di giustizia e di
legalità.
[LE CLASSI DIRIGENTI E LA REAZIONE]
[STATU QUO ANTE TUMULTUS]
La reazione del governo non fu uguagliata che dalla reazione di una gran
parte delle _classi dirigenti_. Queste, che per alcuni mesi si erano
ecclissate e rannicchiate in modo da rendersi invisibili, o avevano
fatto buon viso a cattivo giuoco, modificando i patti agrari, elevando i
salarî, trattando da uomini i lavoratori, non appena il governo si
mostrò _forte_ e ristabilì l'ordine, smisero ogni ipocrisia; e gli
uomini sciacalli--vili nel pericolo ma sanguinarî quando possono esserlo
senza timore--sono sbucati dai loro nascondigli preparandosi alla
riscossa. Ridono delle miserie dei lavoratori, si compiacciono delle
fucilazioni e del sangue sparso, inneggiano agli arresti e ai processi.
Le promesse fatte durante i tumulti non vengono mantenute, e le
concessioni vengono ritirate. _I grandi proprietarî_ riuniti nella sala
Ragona di Palermo per cura del loro Comitato promotore, fanno voti
perchè l'insegnamento ufficiale dato nelle scuole sia a _base morale_, e
c'è chi nella stessa riunione propone che si abolisca l'istruzione
obbligatoria tra gli applausi dell'assemblea! Ecco ciò che le _classi
dirigenti_ sanno escogitare e proporre per venire in aiuto degli
affamati. Esse si chiariscono degne del loro passato, di quel passato,
che fece giudicare al senatore Zini «la Baronia siciliana _ignava e
superba_ e non ultima cagione del pervertimento morale, onde volentieri
si rigetta tutto il carico sul mal governo dei Borboni»; esse si
mostrano degne del governo attuale e questo degno di loro; formando un
circolo vizioso nel cui perimetro le oligarchie, alte e basse, trovano
modo di rafforzarsi e di sostenersi a vicenda, a tutto detrimento della
libertà e del benessere popolare. Allegri italiani: la Sicilia ritorna
allo _statu quo ante tumultus_!
NOTE:
[53] Alla riunione intervenne persona che rappresentava Bosco, Verro e
Barbato, latitanti.
[54] Il telegramma-circolare è del seguente tenore: «In nome di tutti i
compagni di fede vi scongiuro di mantenere calma assoluta ed evitare
qualunque occasione, che possa produrre inutile spargimento di sangue,
doloroso sempre e dannoso adesso principalmente per la causa dei
lavoratori--occorre che la vostra attitudine pacifica, serena, dimostri
superflua ogni misura repressiva. Cessati i disordini, resterà l'impegno
al governo di riparare a quella parte dei vostri mali, che ha ora
riconosciuto.--È necessario attenderlo all'opera promessa, augurando che
possa vincere la resistenza delle camarille locali, cointeressate al
mantenimento delle attuali ingiustizie, e sappia riconoscere i vostri
diritti sinora conculcati. Le condizioni attuali impongono questa
condotta. Chi consiglia altrimenti è pazzo o traditore.»
[55] L'on. Comandini in una lettera pubblicata nel _Corriere della sera_
in risposta ad altra dell'on. Saporito-Ricca, disse che lo stesso on.
Crispi gli confessò le pressioni, che gli si facevano in favore della
reazione.
[56] Pel Pinnavaja e pel Giannone da Caltanisetta intercedettero la
società dei militari in congedo e il colonnello Pittaluga del 27º
Reggimento fanteria. L'on. Conte Testasecca si rese garante del
Pinnavaja: ma il De Rosa, Prefetto di Caltanissetta tenne duro nel
volerlo mantenuto a domicilio coatto. Il De Rosa cadde in numerose
contraddizioni per giustificare il proprio operato.
[57] Passati i primi furori della reazione molte società operaie di
mutuo soccorso si lasciarono ricostituire e si permise la riapertura
delle loro sedi. Ciò per la verità.
[58] La guerra fatta ai telegrammi ordinari divenne proibizione assoluta
pei telegrammi in cifre e con linguaggio convenzionale, che molti
negozianti adoperano a risparmio di spese coll'estero. Solo in Giugno il
Generale Morra si accorse, che poteva lasciar passare in linguaggio
convenzionale la richiesta o l'offerta di un carico di aranci senza
pericoli per la patria!
[59] Colgo qui l'occasione per testimoniare a questo egregio e mio caro
amico, tutta la mia riconoscenza per la sua cooperazione attiva e
intelligente prestatami nella pubblicazione di questa seconda edizione.
[60] Sento il dovere di segnalare l'attitudine dignitosa e indipendente
del _Giornale di Sicilia_ di fronte all'invadere della marea
reazionaria. Invece seguì ed incoraggiò la più bieca reazione _Il
Corriere dell'Isola_, dopo che ne lasciò la direzione l'Avv. Sangiorgi
che non avea disdegnato in altri tempi di collaborare nell'_Isola_.
Ma la storia della protesta della Giunta di Castelbuono dev'essere
completata: furono chiamati uno ad uno i consiglieri comunali e
_invitati_ a riunirsi di nuovo per dire che la precedente protesta era
una cosa... da burla. Così fecero perchè non si sentirono l'animo di
farsi arrestare e mandare a domicilio coatto....
XXI.
I TRIBUNALI MILITARI[61]
Il fatto più esorbitante dello Stato di assedio proclamato in Sicilia è
nella constituzione dei _Tribunali di Guerra_ ai quali non solo furono
sottoposti i civili, ma, con una violazione aperta del diritto lo furono
anche per quei reati commessi avanti la stessa proclamazione dello Stato
d'assedio. Onde si può dire che quei tribunali servirono come
efficacissimo strumento di reazione.
[I PRECEDENTI]
Giova rilevare anzitutto col Brusa che, a uno a uno, i precedenti in
fatto di Stato di assedio, nè autorizzavano nè consentivano, in maniera
qualsiasi, la manomissione delle leggi, e degli articoli espliciti
dello Statuto, per la quale solamente fu possibile la istituzione dei
Tribunali militari.
Nello Stato d'assedio proclamato a Genova nel 1849, a Sassari nel 1852,
in Sicilia e nel Napoletano nel 1862, in Sicilia nel 1866, non si
rinviene cosa alcuna che possa considerarsi come un precedente di quello
che si fece nel 1894 in Sicilia e nella Lunigiana.
Le condizioni politiche di Genova, nel 1849, erano talmente gravi ed
eccezionali che non si può in nessun modo paragonarle a queste di
Sicilia del 1894, eppure all'articolo 9 della regia ordinanza che le
impose lo Stato d'assedio era detto: «_Continueranno i giudici, i
tribunali e i magistrati ad esercitare la loro giurisdizione a seconda
delle leggi vigenti_, salvo nei reati contro la sicurezza dello Stato ed
in quelli per il porto e la ritenzione d'armi, i quali _potranno_ essere
giudicati da un Consiglio di guerra, che applicherà le pene portate dal
codice penale militare e, nei casi da esso non previsti, quelle
stabilite dalle leggi penali comuni.»
Questa prima constatazione vale _a priori_ a dare una idea della
esorbitanza del Regio Commissario straordinario che istituì i _Tribunali
di guerra_ e della illegittimità dei medesimi. La illegittimità e la
incompetenza loro risulta altresì evidente per una serie di ragioni e di
osservazioni, che sono costretto a riassumere, non potendo estesamente
esporle in un lavoro, che non ha indole giuridica.
I _Tribunali militari_ non potevano conoscere dei reati commessi dai
civili, perchè gli articoli 70 e 71 dello Statuto _octroyè_ da Carlo
Alberto, esplicitamente stabiliscono: «Non si può derogare alla
organizzazione giudiziaria se non in forza di una legge. Niuno può
essere distolto dai suoi giudici naturali. _Non potranno perciò essere
creati tribunali o commissioni straordinarie._»
[LE FACOLTÀ DEL POTERE ESECUTIVO]
Il potere esecutivo, dunque, col regio Decreto del 3 Gennaio col quale
affidava i _pieni poteri_ al generale Morra di Lavriano non poteva a lui
delegare quelle facoltà, che non aveva. Quando il bisogno esista di
modificare lo Statuto o di derogare temporaneamente ad alcuna delle sue
disposizioni, questa facoltà non competerà certamente al potere
esecutivo, il quale nessuna legge può fare o sospendere (art. 6 dello
Statuto) e molto meno può toccare alla legge fondamentale dello Stato
(_Impallomeni_).
Che il potere esecutivo non abbia tale facoltà--ed è evidente che non
possa averla in un regime costituzionale--risulta dagli stessi
precedenti della nostra storia; infatti esso quando ha sentito bisogno
di poteri dittatoriali od eccezionali per ragioni di difesa esterna e di
_difesa interna_ ha chiesto quella facoltà ai parlamenti e l'ha ottenuta
con la legge del 2 Agosto 1848, con quella del 25 aprile 1859, con
quella del 17 Maggio 1866 per le guerre coll'Austria; con la legge
chiamata Pica del 15 Agosto 1863 per la repressione del brigantaggio;
con la legge 3 Luglio 1875, non messa in esecuzione, per le condizioni
della pubblica sicurezza in Sicilia. Onde da questi dati si vede che se
i _Tribunali di guerra_ furono stabiliti a Genova nel 1849 ed a Palermo
nel 1866, essi furono legali, poichè il potere esecutivo si trovava già
investito dei _pieni poteri_ in forza delle cennate leggi speciali del
1848 e del 1866.
[VIOLAZIONE DELLO STATUTO]