E come in Sicilia i tumulti si succedono con vertiginosa rapidità e vi

si formano associazioni ora legali ora segrete e criminose, che spesso

si sostituiscono al governo e dal governo sono più temute e più

rispettate. Sorgono perciò i _fanciulli bianchi, il ribbonismo, i

molly-maguyr, i feniani_, la _Land league_. Alcune di queste

associazioni, specialmente quella dei _molly-maguyr_, per gli statuti,

pei principi, per la esplicazione criminosa della loro azione si

rassomigliano maravigliosamente alla _mafia_.

Vediamo che cosa fa la più legale e la più celebre di quelle

associazioni: La _Land-league_ col suo Re senza corona, Parnell.

Siamo nell'autunno del 1880. Tutte le domeniche in sette o otto punti

dell'Irlanda, le popolazioni si affollano attorno ad un palco

improvvisato; ogni villaggio arriva preceduto da un corpo di musica e da

bandiere, sulle quali stanno gli emblemi dell'Isola Verde. Chi in questo

non riconosce le passeggiate dei Fasci coi gonfaloni e colle fanfare da

un paese all'altro?

A chi quella folla attorno un palco non richiama alla memoria i discorsi

che hanno suscitato tanta ira e tanta indignazione nei conservatori e

nei progressisti d'Italia?

Sin qui la rassomiglianza; ma ad un certo punto la _Land-league_ si

spinge ad atti collettivi e continuati, cui non giunsero i _Fasci_.

[LA RESISTENZA DELLA LAND-LEAGUE]

Infatti la _Land-league_, che ha la sua gerarchia, i suoi comitati, il

suo bilancio, la sua cassa rifornita continuamente dalle generose

contribuzioni degli Irlandesi degli Stati Uniti, organizza la

resistenza multiforme contro il governo e contro i grandi

proprietari--i _land-lords_.

I _land-lords_ non possono più esercitare i diritti che l'_atto_ del

1870 loro lasciava; essi non esigono più i fitti, sia perchè gli

affittaiuoli non possono pagarli, sia perchè non lo vogliono sembrando

loro esorbitante. Se i proprietari tentano procedere ad un sequestro o

di fare eseguire un decreto di espulsione la popolazione si ribella ed

occorre il concorso della fanteria e della cavalleria per proteggere le

esecuzioni.

Quando la espulsione è stata effettuata e la terra rilasciata, la

_land-league_ impedisce ad altri contadini di prenderla e tanto

l'amministratore, che ha provocato l'espulsione quanto gli affittaiuoli

che contravvengono alla proibizione della _land-league_ vengono

_boicottati_, cioè trattati come gli scomunicati dei secoli scorsi,

messi all'ostracismo: persino i bottegai negano loro di vendere le

mercanzie e gli operai il lavoro.

Talvolta la vendetta popolare non si arresta a questo, ma perfino la

notte vengono visitati da persone armate e mascherate; vengono

minacciati con lettere anonime o a viva voce e così lo spavento si

spande dappertutto perchè le minacce vengono seguite dai fatti:

dall'incendio e dall'assassinio. In tempi ordinarî la giustizia colpisce

i rei; ma è impossibile procedere contro una intera popolazione. Perciò

in Irlanda o per amore o per timore i contadini diventano complici dei

reati agrari; non si trovano testimoni a carico degli accusati e su 155

reati constatati non si poterono colpire che 32 persone. Così la

giustizia criminale viene paralizzata in una alla civile per opera della

_land-league_.

Un ultima osservazione per coloro che ignorano la storia dell'Irlanda:

il socialismo in massima fu estraneo alla nascita di tutte le

associazioni irlandesi, nelle quali predominò invece il sentimento di

razza e l'antagonismo religioso: i cattolici irlandesi di origine

celtica non si seppero mai rassegnare al giogo dei protestanti inglesi

di razza anglosassone.

[LE STESSE CAUSE DANNO GLI STESSI EFFETTI]

Il parallelo tra l'Irlanda e la Sicilia potrebbe essere continuato e

riuscirebbe oltremodo istruttivo nella parte politica; ma ciò mi pare

che basti per dimostrare che senza il menomo intervento del socialismo

le stesse cause hanno prodotto gli stessi effetti che in Sicilia. In

Irlanda e in Sicilia riescono gli _agitatori_ perchè il terreno è adatto

e fatalmente devono sorgere con qualunque nome e sotto qualunque

bandiera.

A coloro che per ignoranza o per malafede non sanno scorgere nei

tumultuosi fenomeni sociali che la mano di sobillatori ripeterò le

parole dell'arguto Gian Luigi Courier: _les vrais sèditieux sont ceux

qui en trouvent partout_.

[GLI ECCITAMENTI NELLE RIVOLUZIONI]

Questo mio modo di vedere è il prodotto della sincera convinzione che

mi sono andato formando colla osservazione dei fatti; nè la enuncio

ora per comodità di difesa di amici politici e di avvenimenti ad essi

voluti intimamente connettere, ma la manifestai, ampiamente e in

termini identici, dieci anni or sono quando ero ben lungi dal prevedere

le dolorose contingenze odierne. Allora riportai un caratteristico brano

del Montchretien--uno scrittore francese del secolo XVII--e

nell'occuparmi dei rapporti tra rivoluzione ed evoluzione conchiusi con

queste parole, che tornano più che mai opportune adesso: «Gli scoppi, i

cataclismi non avvengono per gli eccitamenti di coloro, che la

rivoluzione predicano come una teoria, come unico mezzo di salute. Essi

da soli, colla decisa _intenzione_ di provocarla, non approderebbero

all'intento, quando anche fossero assai più numerosi di quel che sono,

se altre condizioni determinanti non esistessero. Non si designino

quindi alla pubblica esecrazione e non si rendano responsabili di

avvenimenti, che si svolgono indipendentemente dalla loro volontà!»[50]

NOTE:

[47] Mi consta con sicurezza che iniziato il periodo della reazione le

autorità militari dell'isola volevano ad ogni costo farmi arrestare.

Devo la libertà a qualche eminente magistrato; ed io che ho sentito e

sentirò il dovere di biasimare la magistratura in più occasioni, sento

per questo l'obbligo di manifestare pubblica e sincera riconoscenza.

[48] _Le condizioni_ ecc., p. 80. Erra di gran lunga il Di San Giuliano

quando afferma che le condizioni della provincia di Catania sono le più

tristi, poichè assai peggiori sono quelle del resto della Sicilia.

[49] Abolirono tasse locali, le ridussero, soppressero alcune spese

facoltative nei primi di Gennaio 1894 i municipî di Marsala, Trapani,

Canicattì, Gibellina, Misilmeri, Termini-Imerese, Cefalù-Diana,

Castrofilippo, Gratteri, Ravanusa, Casteltermini, Montevago, Aragona,

Menfi, Cinisi, Bisacquino, Vita, S. Biagio-Platani, Piazza-Armerina,

Carini, Santa Ninfa, Castellammare, Ribera, Sambuca-Zabut, Aidone,

Modica, Chiaromonte-Gulfi, Francofonte, Francavilla, S. Giovanni-Gemini,

Calatafimi, Villarosa, Licata, Caltanissetta, Resuttano, Alimena,

Collesano. Villafrati, Lercara, Malvagna, Ciminna, Baucina, S.

Mauro-Castelverde, Valledolmo. La lista è tutt'altro che completa e

sarebbe assai istruttivo che lo fosse e fossero note le concessioni

fatte in seguito ai tumulti.

Avverto che in generale la stampa di tutta Italia non si è ingannata

sulle cause che generarono i tumulti siciliani. A Roma il _Fanfulla_,

_l'Opinione_, _il Diritto_ le esposero sommariamente ed esattamente.

Vanno poi specialmente ricordati per onestà e precisione d'informazioni:

_Il Secolo_ e il _Corriere della sera_ di Milano, _Il Resto del Carlino_

di Bologna, _La Tribuna_, il _Messaggero_ e _Il Popolo Romano_ di Roma.

A questi giornali, ai loro direttori e corrispondenti va data una

sincera parola di lode.

Il La Loggia ha fatto una diligente statistica delle cause che

determinarono le principali dimostrazioni e i tumulti da gennajo 1893 a

gennajo 1894, che mi pare importante riprodurre dal _Giornale degli

Economisti_ (marzo 1894): divisione demanii comunali 1, cause politiche

2, tasse locali 48, patti agrarî 7, patti minerarî 1, prepotenze

amministrative 2, prepotenze di autorità politiche 4, mancanza di lavoro

1, contratto di lavoro 1.

[50] N. Colajanni: _Il socialismo_. Catania 1884--p. 350 a 352 e 393.

XIX.

LE RESPONSABILITÀ

_c)_

IL GOVERNO

Al generale Corsi, che paragonò la Sicilia a una mina già preparata da

secoli alla quale i _Fasci_ e gli agitatori socialisti diedero fuoco, si

può rispondere, che più veramente la parte di miccia la fece proprio il

governo.

Infatti, la responsabilità del governo è immensa; antica e recente;

diretta e indiretta; positiva e negativa. Su quella, antichissima, che

si deve considerare come vera opera di preparazione, non ritornerò,

risguardando essa la formazione dell'insieme di quelle condizioni

sociali descritte avanti; nè ripeterò ciò che venne esposto

relativamente alla provocazione, la quale rappresenta una fase più

recente.

[I RAPPRESENTANTI DEL GOVERNO]

Il governo è responsabile per la sua azione diretta e che fa capo a

Roma, e ancora di più per quella dei suoi rappresentanti locali, ora

disonesti ora inetti--partigiani sempre--contro ai quali gli uomini

più eletti dell'isola protestarono in ogni tempo invocandoli migliori.

Di quanto fecero i prefetti e la polizia risponde il governo centrale,

non solo per le ragioni che derivano dallo stesso regime parlamentare,

ma ancora di più per la impunità che quello ha voluto sempre concedere

ai suoi subalterni, e per l'incoraggiamento dato al malfare coi

premi e le promozioni in ragione diretta della audacia mostrata nella

violazione delle leggi e di quei principi fondamentali, che--anche se

non regolati esplicitamente da leggi speciali, come vorrebbe lo Statuto,

e come sarebbe il caso quanto al diritto di associazione e di

riunione--dovrebbero pure far parte del diritto pubblico di un paese,

che creda di vivere sotto il libero regime rappresentativo.

[L'IMPUNITÀ DELLE CLASSI DIRIGENTI]

La responsabilità di questa ultima fase di esplosione che ricade sul

governo per l'inettitudine e per l'imprudenza dei suoi agenti potrei io

dimostrare con molti esempi. Mi limito solo ad accennare a quel tal

delegato di Racalmuto, il quale medita stupidamente ed eseguisce una

aggressione illegale contro una folla di un migliaio di cittadini,

avendo _due soli_ carabinieri e ch'è premiato, di poi, per essersi

ecclissato nel momento critico del pericolo; e al delegato di

Valguarnera che ordina ad altri due carabinieri di far fuoco contro un

assembramento di parecchie migliaia di persone già eccitate; e faccio

anche menzione di quel Prefetto di Trapani, che perdette del tutto la

bussola appena ebbe notizia dei primi tumulti, rimanendo in balia degli

eventi come fece il suo collega di Napoli nell'agosto del 1893: e di

tanti altri funzionarî di polizia--specialmente della provincia di

Caltanissetta--che si sono chiariti di una inettitudine superlativa

nella ricerca di delinquenti e nella repressione del delitto, ma

audacissimi nel denunziare come _pericolosi_ i più onesti e pacifici

cittadini, e che pur sono stati premiati più volte nonostante il

contrario avviso della magistratura.

Infine, il governo è responsabile quale organo delle classi dirigenti

per quello che fece e per quello che lasciò sempre fare ad esse

impunemente; responsabilità grande, che viene riassunta dal generale

Corsi con questo tratto breve ed efficace: «i più moderati dei

sommovitori _non potevano fare a meno di pensare_: il governo e i

gaudenti _promettono e dormono_; bisogna scuoterli, costringerli col

coltello alla gola.» (p. 371). E davvero, come non scorgere tutta la

efficienza che doveva venire dalla radicata e ben fondata convinzione

che nulla c'era da sperare colle buone e colle vie legali dal governo e

dalle classi dirigenti?[51]

[L'ALTO SENNO DELL'ON. GIOLITTI]

Quando si perviene alla vigilia della esplosione ed entra in iscena

maggiormente l'on. Giolitti, corre il debito di dichiarare, che la

situazione in Sicilia era assai cattiva; ma egli, che doveva risuscitare

la bandiera sfatata della _sinistra_ con tutte le sue colpe e con tutti

i suoi errori, ebbe il merito speciale di renderla addirittura pessima

con tutto quel periodo di provocazione.

Egli peggiorò tutti i cattivi metodi di governo mettendo a disposizione

dei deputati--divenuti tanti proconsoli in cinquantesimo--prefetti,

delegati, ed anche magistrati! ed ottenendo, però, un risultato

insperato e insperabile per altri titoli: una fedeltà, cioè, a tutta

prova nei rappresentanti dell'isola, che coprirono e legittimarono ogni

loro voto di fiducia in nome della sacrosanta ricostituzione dei partiti

e della risurrezione della _sinistra_... fatta da uomini che erano stati

i promotori e i campioni del _trasformismo_.

Avvenuta poi la tragedia di Caltavuturo, la cecità e la persistenza del

governo negli antichi metodi, e la mancanza completa di opportuni

provvedimenti divennero assolutamente criminose.

Ciò che c'era da temere, ciò che poteva verificarsi si era veduto coi

fatti: Caltavuturo non fu che un primo sintomo di uno stato generale.

Era urgente provvedere allora e riparare; mostrarne almeno l'intenzione.

Finalmente, gli avvisi, gli allarmi, le grida di gioia degli uni e di

paura degli altri rompono l'alto sonno dell'on. Giolitti; ed ecco il

governo cominciò ad accorgersi che in Sicilia c'era del fuoco

serpeggiante che minacciava di propagarsi--assurgendo alle proporzioni

di un grande incendio--e si avvide che questa ipotesi del fuoco sotto

la neve non era un'immagine poetica, cui si prestava l'Etna maestosa e

fumante, ma una realtà. Ma pure allora il Presidente del Consiglio non

si svegliò del tutto: sbadigliò, e sbadigliò da vero ministro di polizia

dei passati regimi, non sapendo vedere al di là della superficie e

credendo che con semplici brutali repressioni la si potesse fare finita.

[UNA INSANA CONFUSIONE]

In Sicilia c'era una quistione di malandrinaggio di cui s'era occupato

ripetutamente il Parlamento e la stampa; c'era la quistione sociale di

cui i _Fasci_ erano una fioritura parziale; e l'una e l'altra

preoccupavano i grandi proprietarî e le classi dirigenti. L'on. Giolitti

credette dare un colpo da maestro confondendole e giudicando che i

_Fasci_ non fossero che una speciale manifestazione del malandrinaggio e

nella sua alta sapienza commise di studiare la quistione sociale al

direttore generale della Pubblica Sicurezza. Così facendo--confondendo

il moto sociale colla manifestazione criminosa--credette d'infangare il

primo per discreditarlo, senza però d'altra parte nutrire la speranza di

fare scomparire la seconda, che dalla insana confusione non poteva che

ricevere incremento.

E per giudicare insana tale misura mi appello all'on. Di San Giuliano,

che pur avendo fatto parte del gabinetto dell'on. Giolitti onestamente

riconobbe: «che il peggioramento delle condizioni della pubblica

sicurezza non è un effetto della propaganda, cui si devono i _Fasci_, ma

tanto il successo di questa propaganda e i disordini che ne conseguono,

quanto l'aumento dei furti e delle grassazioni sono effetti simultanei

del disagio economico.» (op. cit. p. 14).

Il generale Corsi alla sua volta fece questa speciale e preziosa

osservazione: «del moto dei _Fasci_ rimasero quasi affatto immuni i

circondarî di Cefalù e Mistretta, _quelli appunto ch'erano in maggior

sospetto di malandrinaggio_.» (p. 366).

[LA MISSIONE DEL SENATORE SENSALES]

Il senatore Sensales, pei suoi precedenti e pel posto che occupava, era

certo il meno adatto di tutti a conoscere i mali e a suggerire

confacenti rimedî.

Del resto, il direttore generale della Pubblica Sicurezza non mostrò

alcuna intenzione di studiare e conoscere; percorse rapidamente l'isola

da Palermo a Messina, sentì i prefetti, si fece ossequiare alle stazioni

ferroviarie _per un minuto_ dai delegati suoi dipendenti, non chiamò

notabili, non chiamò e non volle sentire gli oppressi. A Corleone

soltanto--forte della coscienza del proprio retto operato--il Presidente

del _Fascio_, B. Verro, si presentò da sè al Sensales per sottoporgli le

doglianze e le ragioni, veri _cahiers_, dei lavoratori della propria

regione. Onde il Direttore della pubblica sicurezza nulla vide, nulla

apprese, che non avesse potuto sapere dai rapporti dei suoi dipendenti.

Quale fu, dunque, la sua missione; quale la sua opera?

Eccola: in una delle brevi soste del suo rapido e trionfale viaggio, a

Girgenti--siamo già in ottobre, proprio alla vigilia dello scoppio--egli

scopre «che alla fin fine miseria ce n'è stata sempre e ce n'è

dappertutto; che i _Fasci_ non raggiungerebbero lo scopo

politico-sociale cui miravano e sarebbero stati sciolti con mezzi che

non poteva rivelare.»

Non rivelò i mezzi arcani, ma li lasciò intravvedere ai suoi intimi o

almeno parlò loro un linguaggio così equivoco da farlo interpretare in

questo modo:

Persecuzione agli elementi migliori dei _Fasci_ in modo che questi si

sciogliessero spontaneamente, risparmiando al governo l'odiosa

illegalità di scioglierli esso stesso. E la parola d'ordine data, pare

che sia stata altrettanto semplice: _arrestare in qualunque occasione e

per qualunque pretesto_!

E se non fu data in questa forma brutale la istruzione draconiana, i

subordinati così ebbero ad intenderla e così la eseguirono.

[N'È DERIVATO...]

Vi furono funzionari onesti e vergognosi dell'opera che compivano, i

quali da me rimproverati aspramente, mi confessarono con sincerità che

essi eseguivano gli ordini dei superiori _arrestando ad ogni minima

occasione, processando con ogni pretesto_! E ciò l'indomani del viaggio

dell'on. Sensales. Il quale viaggio viene annunziato dal generale Corsi

così: «l'infelice governo centrale mandò _un alto funzionario_

(siciliano) a vedere come stessero le cose. _N'è derivato...._» (p.

336).

I reticenti puntini sono del generale Corsi, che interrompe bruscamente

i propri commenti e che lascia comprendere chiaramente che a proposito

della missione del senatore Sensales e dei suoi risultati molte cose

brutte sa e vorrebbe dire, ma non può.

Perchè si giudichi dell'effetto morale che poteva fare il contegno

equivoco e misterioso del senatore Sensales bisogna esporre questi

tratti del carattere dei siciliani quali li riferisce lo stesso

generale Corsi: «Il siciliano ha bisogno di espansione, di franchezza,

di verità.--Andategli a viso aperto colla verità, ed egli, foss'essa

anche una condanna, vi si sottomette. Fategli comprendere

l'inesorabilità di certe cose, e a lui basta questa sincerità.--Insomma

coi Siciliani non bisogna adoperare sotterfugi, scappavie o che so

io;--no, bisogna dir tutto e mantenere sia in bene che in male..... Se

potete accordate; se non potete non andate per le lunghe, ma dite chiara

e tonda la ragione.» (pag. 273).

La sapienza di governo dell'on. Giolitti non si limitò all'invio del

senatore Sensales, che serbò il contegno meno adatto ad inspirare

fiducia agli isolani; andò oltre, e continuando nell'applicazione del

criterio che tutto dovesse ridursi a reprimere brutalmente il

malandrinaggio creò le _zone_ e _sotto-zone_ militari.

[IL REGNO DELLA SCIABOLA]

L'impressione di quest'altro provvedimento fu penosa; ci fu la delusione

in coloro che giustamente attendevano misure economiche e riparazioni

politiche e amministrative; ci fu la paura in quanti ricordavano i fasti

militari di altri tempi--paura, che si accrebbe quando corse la voce che

sarebbe stato mandato il generale Baldissera a domare ed incivilire

l'isola--certo, _more Livraghi_--ci fu in tutti lo accasciamento per la

ribadita convinzione che il governo era e voleva continuare a mantenersi

su di una falsa strada. Che la impressione fatta da tale provvedimento

sia stata realmente penosa sulla generalità si rileva dalla cura del

generale Corsi nel volerla dileguare e nel trovarla ingiustificata.

Egli narra, all'uopo, episodî e giudizi, che mirano a provare che il

_regno della sciabola_ non è così terribile e temibile come si crede e

che molte volte fece savia opera di pace: ed io che del militarismo sono

avversario irreconciliabile sento il dovere di dichiarare che in molte

occasioni ho trovato le autorità militari di gran lunga superiori, per

tatto e per cuore, alle autorità civili; ma ciò non ostante, a torto o

ragione, l'impressione non fu buona per quella misura del governo, che

senza distrurre il malandrinaggio, accrebbe le diffidenze, le antipatie,

i malumori.

[L'ATTITUDINE DEL GOVERNO]

La insipienza e la malevolenza del governo non risultava soltanto dai

provvedimenti succennati, che avrebbero potuto essere spiegati in senso

favorevole se accompagnati da buoni propositi, ma dalla sua attitudine

di fronte all'azione dei _Fasci_, durante tutto il 1893: e di fronte ai

municipi, dall'ottobre al dicembre dello stesso anno: poichè se verso i

primi si chiariva schiettamente reazionario, la debolezza unita

all'arbitrio verso i secondi non poteva servire che d'incoraggiamento al

tumulto, alla violazione della legge dal basso contemporaneamente alle

violazioni dall'alto.

Invero l'indole dei reati attribuiti dalle autorità ai così detti

sobillatori e ai _Fasci_, e i pretesti che dettero occasione allo sfogo

della loro libidine di arbitrî durante il periodo della provocazione,

furono tali che giustificano l'avere considerato la loro azione come

essenzialmente provocatrice ed iniquamente partigiana.

Si esagerarono a bella posta alcuni fatti, e della esagerazione dà la

prova il Generale Corsi, che scrive: «in sostanza l'_Inferno_ a cui s'è

ridotta la Sicilia è un inferno assai tollerabile, a vederlo da presso,

_senza paura e senz'odio, senza il maledetto spirito di parte_. Nè tutto

il male che si poteva e si voleva fare dagli scioperanti fu fatto;

gl'incendî delle pagliaie e dei fienili non furono molti, non moltissimi

gli abigeati, i guasti ai colti non frequenti nè grandi; gli armenti non

furono abbandonati alla campagna dai pastori, come si diceva che sarebbe

avvenuto; dei campieri non fu fatta strage; i lavoratori chiamati da

altre parti da alcuni proprietari non furono costretti a cessare il

lavoro...» (_Sicilia_, p. 337 e 338).

[LO SCIOPERO PRETESTO DI ARBITRII]

Il pretesto più ordinario agli arresti e agli arbitrî innumerevoli

perpetrati sotto il ministero Giolitti,--o contro i _Fasci_

collettivamente o contro i singoli membri--venne somministrato dallo

sciopero e dai suoi naturali inconvenienti. Questi inconvenienti, che

ogni giorno si constatano ancora e in maggior misura in Inghilterra, in

Francia, in Germania, negli Stati Uniti, dove agiscono masse di operai

colti, educati alla vita pubblica e che hanno da lungo tempo adoperato

questo mezzo--riconosciuto legittimo da conservatori e da economisti

liberisti--per migliorare la propria condizione economica col rialzo dei

salari, dovevano esser guardati con benevolenza dalle autorità perchè si

sperimentavano nell'agitazione legale intrapresa per la prima volta dai

lavoratori della Sicilia, incalzati dal bisogno assoluto ed urgente di

migliorare la propria condizione.

[QUEL CHE SI FECE IN INGHILTERRA]

Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause · 第 15 / 35 段