Parlamento e nel processo si ingigantì la forza dei _Fasci_ pel loro
numero e pel numero di socî, che li componevano. Ma è da discutere forse
sul serio la possibilità di un moto ordinato da 160 sodalizî,--che hanno
un organo centrale e dispongono di oltre trecentomila socî--e che si
rivela in modo così tumultuario, veramente anarchico e con
manifestazioni tali che escludono l'intesa e la premeditazione, la
direzione, che avrebbe potuto e dovuto dare un organismo poderoso,
vittoriosamente, allorquando tutte le forze di resistenza mancavano,
quando le città erano sguernite di truppa e la poca che c'era figurava
come le comparse teatrali, ora quà ora là, e stanche, abbattute,
demoralizzate? Se l'intesa, la premeditazione, la direzione dei _Fasci_
ci fossero state, come spiegare la constatata azione moderatrice dei
_Fasci_ meglio organizzati e dei capi più stimati e più intelligenti?
Ma che non ci sia stata si rileva alla evidenza dalle stesse relazioni
della polizia, che rappresentano tutti o almeno i principali documenti
dell'accusa. È il questore Lucchese, _il deus ex machina_ dei processi,
che narra la discussione,--durata otto ore!--tra i membri del _Comitato
Centrale_, sei dei quali insistevano perchè si facesse un manifesto per
raccomandare la calma, ed uno solo, il De Felice, propendeva per
l'azione rivoluzionaria. E il Procuratore del Re nella citata domanda di
autorizzazione a procedere per aggravare la responsabilità del De
Felice, si vale della narrazione del questore Lucchese. Dalla quale
dunque, emerge all'evidenza, che sino al momento dell'arresto dei membri
del _Comitato_ e dello inizio della reazione si deve escludere nei
tumulti di Sicilia la responsabilità collettiva dei _Fasci dei
lavoratori_, per un moto voluto e coordinato.
[ASSOLUTA MANCANZA D'INTESA]
Da tutti i processi e da tutti i documenti risulta, infine, che nei
movimenti mancarono le armi, mancò il denaro, mancò l'accordo, mancò
l'impronta di un capo, di una qualsiasi direzione...
Tutte queste osservazioni vengono meglio illuminate e corroborate dallo
studio delle cause dirette e immediate, e del sorgere dei _Fasci_, e
delle tumultuose dimostrazioni dei contadini; lo studio è stato fatto
nei suoi particolari dagli avversarî dei _Fasci_, da coloro anche
ch'erano preposti ufficialmente a reprimerne le manifestazioni più o
meno legali.
[LA FAME LEGALE]
È l'on. Marchese Di San Giuliano che scrive: «Coloro, che sostengono
non essere il disagio economico la causa precipua dei disordini in
Sicilia, osservano che finora i più gravi sono accaduti nelle provincie
di Trapani e di Palermo, che non sono tra le più povere e le più
colpite dalla crisi; ammetto che per questo o quel comune, possano aver
prevalso altre cause locali, ma per la provincia di Palermo è bene
notare che essa ha dato nel 1892 un contigente di 5929 persone
all'emigrazione permanente e di 1585 all'emigrazione temporanea,
mentre che non l'aveva dato che di 870 all'una e di 138 all'altra nel
1885, il che autorizza a conchiudere che anche in quella provincia sia
avvenuto un notevole peggioramento economico. In Provincia di Trapani
l'emigrazione permanente, nel 1892, fu di sole 337 persone, ma di
queste 105 appartengono al Comune di Gibellina, dove i disordini sono
stati tra i più gravi: ed è stato ucciso il pretore.»[48] A questo mi
permetto aggiungere che anche Caltavuturo dette un grande contigente
all'emigrazione, che la condizione economica della provincia di
Palermo e di Trapani poteva considerarsi buona prima della crisi
vinicola ed agrumaria; e che la emigrazione--come diceva R. Cobden, a
proposito di quella Irlandese: «quando deriva dalla necessità di
fuggire la _fame legale_--cioè quella che deriva dalle leggi e dalla
organizzazione sociale e non dalla naturale sterilità del suolo--non è
emigrazione, ma deportazione.»
E in modo ancora più conclusivo in favore dello assunto propostomi, lo
stesso Di San Giuliano aggiunge: «_i Fasci non sono causa, ma effetto
della grave situazione della Sicilia!_»
[NON CE N'È FORSE ABBASTANZA?...]
Sarebbe errore, però, il ritenere che solo il dissesto economico abbia
prodotto la esplosione del 1893 e del principio del 1894; moltissimo,
forse di più come spinta diretta e immediata, vi contribuirono la
esasperazione per la iniquità delle amministrazioni comunali e le gare
vivacissime tra i partiti locali. Esaminando l'insieme di queste cause
il Cavalieri esclama: «Non ce n'è forse abbastanza per spiegarsi il
movimento dei _Fasci_?»
Che i _Fasci_ non avessero torto nelle loro domande e che i metodi
adoperati non fossero biasimevoli, almeno in un primo tempo, risulta da
testimonianze irrefragabili.
In quanto ai metodi vi sono le sentenze dei tribunali di Caltanissetta,
di Girgenti, di Trapani, di Palermo per varî processi istruiti sui fatti
di Acquaviva, di Casteltermini, di Milocca, di Siculiana, di Gibellina,
di Piana dei Greci ecc. ecc., le quali assolvendo quasi tutti gli
accusati o ritenendoli colpevoli di lievi contravvenzioni danno la prova
della leggerezza e del malanimo delle autorità politiche, che
denunziavano i pretesi reati. E quanto non contribuirono queste
persecuzioni a fare uscire i lavoratori dalle vie della legalità?
In quanto alla sostanza delle loro domande, che provocarono le
agitazioni e i tumulti si hanno testimonianze non meno autorevoli, che
le dimostrano giuste e ragionevoli.
Per la parte economica il Cavalieri giudica che anche senza appartenere
alla scuola comunista o Marxista, come questo o quello dei _Fasci_, si
può pensare che il lavoro, nella distribuzione dei prodotti, non abbia
la parte che gli spetta.
L'on. Sonnino aveva giustificato tali domande preventivamente colla
pubblicazione del libro del 1876 e più tardi, alla vigilia di divenire
ministro, colla presentazione del suo disegno di legge sulla mezzadria,
dà ragione del Congresso di Corleone, che tanto illegale gli parve da
volerne tenere conto e da mettersi in relazione diretta col suo autore
principale, Bernardino Verro. E divenuto ministro le sue viscere
continuarono a commuoversi e nella esposizione finanziaria, trovò modo
di stigmatizzare la iniquità dei dazî di consumo in Sicilia e la
necessità e il dovere di provvedere.
[DISAGIO E ANGHERIE]
[I RECLAMI]
Le amministrazioni comunali, infine, vennero condannate--e perciò
giustificati i _Fasci_ e le agitazioni--dalle circolari dell'on. Crispi
e del generale Morra di Lavriano ai Prefetti della Sicilia nelle quali
s'inculcava d'invitare i sindaci a mettere ogni cura nella compilazione
dei ruoli delle tasse municipali, nel ripartirle più equamente e senza
violare le leggi, nell'evitare il fiscalismo e le angherie nella
esazione, nel sorvegliare la compilazione dei bilanci, ecc., ecc. E i
prefetti e le Giunte amministrative, ch'erano stati sordi e ciechi per
tanti anni provvidero spesso--per rimangiarsi i provvedimenti
dopo--esagerarono anche chiedendo l'abolizione totale dei dazî di
consumo, imponendola contro legge, con lesione dei diritti dei terzi e
mettendo le amministrazioni nella impossibilità di provvedere alle spese
obbligatorie più indispensabili. E moltissimi municipî sordi e ciechi
anche essi, non meno e per non minor tempo dei prefetti e delle Giunte
amministrative, si destarono e accolsero i reclami delle popolazioni
stremate ed angariate ed abolirono tasse inique e accennarono di volere
rientrare nell'orbita della legalità, se non della giustizia.[49]
Questi, esclusivamente questi e non altri furono i fattori d'indole
economica, politica e sociale, che determinarono i moti di Sicilia e che
furono favoriti da altre particolari circostanze, alle quali si accennò
vagamente altrove, ma che giova esporre ordinatamente in questo punto.
[LA TRADIZIONE RIVOLUZIONARIA]
Anzitutto, in Sicilia e sopratutto in quei luoghi che costituiscono,
secondo l'on. Crispi di oggi, la corona di spine della città di Palermo,
vi sono tradizioni rivoluzionarie nel popolo, che gli danno una energia
ed una fiducia nelle proprie forze, che mancano altrove. Queste
tradizioni hanno creato uno speciale punto di onore--anormale quanto può
esser quello che induce due _gentiluomini_ a battersi in duello per una
inezia--e tale da indurre i contadini di un luogo a ritenersi menomati
nella stima pubblica quando non avessero ripetuto ciò che gli altri
avevano fatto. Li ho sentiti io rispondere ai consigli di calma: _che
cosa si dirà di noi se non facciamo nulla quando gli altri si muovono_?
Qui c'è anche uno speciale spirito di solidarietà di cui bisogna tener
conto. Lo straordinario accentramento della popolazione e la coesistenza
negli stessi abitati degli elementi rurali e degli elementi urbani,
inoltre, fa sì che i malumori più rapidamente si diffondano e che
l'azione di contatto, che tali diversi elementi esercitano gli uni sugli
altri, agisca come lo strofinio su quei corpi dai quali si sprigiona la
scintilla elettrica. Nè m'indugio ad applicare gl'insegnamenti della
psicologia popolare per ricordare quanto più poderosa sia l'azione di
certi fattori sulle folle numerose anzichè sui gruppi sparsi e poco
considerevoli; nè quanto sia facile l'intesa tra gente che soffre degli
stessi mali, che si sente forte e che difficilmente può essere
rattenuta e sorvegliata dalle autorità governative.
[LA DISTRIBUZIONE DELLA POPOLAZIONE]
L'influenza esercitata in ogni tempo sui moti di Sicilia dalla speciale
distribuzione della popolazione (caratterizzata dalla mancanza dei
piccoli e numerosi centri rurali, mentre i suoi abitanti in grandissima
maggioranza sono dediti all'agricoltura) mi pare che per lo passato non
sia stata abbastanza avvertita.
I tumulti scoppiano nei grossi centri rurali anzichè nelle città; nelle
file dei contadini piuttosto che in quelle degli operai e dei zolfatari,
che sebbene analfabeti hanno intelligenza più svegliata--lo constata la
Jessie White Mario--pei contatti frequenti colle classi colte; tra gli
elementi più incolti di preferenza che non tra coloro che posseggono una
istruzione qualsiasi, fosse anche appena rudimentale e limitata al più
elementare alfabetismo. L'ignoranza delle leggi, dei pericoli, delle
conseguenze di certi atti, l'ignoranza completa in tutto e per tutto fu
il vero, il grande fattore dei casi di Sicilia; di tale e tanta
ignoranza se ne ha la prova lampante nella ingenua e unanime confessione
dei feriti e degli arrestati, che affermavano sentirsi al sicuro contro
l'azione delle truppe solo perchè le loro dimostrazioni avvenivano al
grido: _Viva il Re!_ e procedevano sotto l'egida dei ritratti del Re e
della Regina, ai quali non poche volte veniva riunito un Crocefisso.
Ma chi è veramente responsabile di tanta ignoranza, la quale non può non
destare una profonda commiserazione? Il governo italiano e le classi
dirigenti, che in trentatre anni di così detto regime di libertà nulla
fecero per eliminarla, per attenuarla; proprio nulla! E dire che gli
elementi che nei primi tempi malamente rappresentarono il governo in
Sicilia, dopo averne sprezzantemente constatata la _barbarie_, fecero
intendere di volere assumere la missione d'incivilirla!
Se dall'analisi fatta risulta che nei tumulti mancò l'azione collettiva
dei _Fasci_ e si ridusse a poca cosa quella dei singoli _Fasci_--i meno
ordinati, i rurali e i più recenti--ci vuol poco a dimostrare che non è
maggiore la responsabilità dei cosidetti sobillatori e della propaganda
socialista sia pel sorgere degli stessi _Fasci_, sia per le esplosioni
dell'ira popolare.
I _Fasci_, dice il generale Corsi, in moltissimi punti non erano che le
antiche _Società operaie_, che cambiavano nome. Col cambiamento del nome
mutava forse per miracolo il contenuto antico?
[LE GARE MUNICIPALI E I FASCI]
«E qui cade acconcio--continua lo stesso generale--il rammentare come le
gare più acerbe e costanti in questi paesi siano le municipali, poichè
quasi non v'è Comune che non sia scisso in due o più partiti non solo
avversi, ma apertamente e accanitamente nemici tra loro, i quali si
contendono per ogni modo il primato, ed _anche il beneficio_,
nell'amministrazione municipale. Ora, con questa presente agitazione è
avvenuto che questo o quel partito di Comune ha trovato molto opportuno
di giovarsi dello appoggio potente del _Fascio_ locale, il quale a sua
volta s'è gettato spontaneo, e dopo lieve spinta, nella gara municipale,
e così s'è fatto in più luoghi un imbroglio di _Fascio_ e municipio e
partito, e taluni possidenti, non dei maggiori bensì (e i Di Lorenzo di
Gibellina?), si sono messi alla testa del _Fascio_, o vi sono scivolati
dentro. Infatti i maggiorenti di quelle Società non fanno mistero della
loro intenzione di _valersene nelle lotte municipali_, dicendo, forse
persuasissimi, che lo fanno e lo faranno pel meglio del paese e quindi
dei lavoratori. Intanto anche per questo verso, il _Fascio_ diventa
arena di ambizioni ed interessi locali, di _galantuomini_ forse più che
di _picciuotti_....»
Dov'è, dunque, il socialismo come causa efficiente, diretta e immediata
dei moti di Sicilia, secondo il Comandante del XII Corpo di armata, che
del socialismo non è punto tenero? E minore ancora la sua responsabilità
risulterà uscendo dalle affermazioni vaghe e generiche e mettendo i
punti sugli _i_ come suol dirsi, cioè indicando i nomi dei capi-partito
dei paesi dove avvennero agitazioni e tumulti: ciò che oggi può farsi
senza commettere alcuna indiscrezione e senza nuocere a chicchessia
perchè i fatti sono noti e sono stati discussi innanzi ai Tribunali
militari di guerra.
[IL SOCIALISMO NON C'ENTRA]
Ora i fatti dimostrano che il socialismo non ci aveva che vedere nei
diversi _Fasci_ di Monreale, e che quello ostentato dal sindaco Cav.
Balsano in un suo discorso, era socialismo di occasione suggeritogli dal
timore di perdere ogni popolarità e di vedersi sopravvanzato dagli
avversari. Il socialismo entrava come i cavoli a merenda a Santa
Caterina Villarmosa, e lo dichiarò il farmacista Bruno ad un capitano
dei carabinieri prima del 5 gennaio e lo ripetè il sindaco Fiandaca, suo
avversario, innanzi al tribunale militare di Caltanisetta.
E non era affatto socialista, ma un monarchico convinto ed amico intimo
dell'on. Damiani, il Vivona, avversario antico e irreconciliabile dei
Saporito a Castelvetrano; ed è assolutamente irresponsabile il
socialismo del fiero antagonismo tra i Di Loronzo e i Gerardi in
Gibellina, tra i Lafranca-Gallo e i Lafranca-Massena in Partinico, tra i
Nicolosi e i Sartorio in Lercara, tra gli Sparti e gli Scozzari in
Misilmeri, tra i Bruno e i Gallina in Santa Caterina Villarmosa...
[LA MINA ERA CARICA]
In risposta a chi potrebbe accusarmi di mala fede perchè dalle pagine
del generale Corsi e di altri avversarî del socialismo cito soltanto
quelle che mi fanno comodo, riconoscerò che il primo assegna una parte
di responsabilità ai _sobillatori_ colla propaganda socialista; e questa
parte viene determinata con precisione in questo periodo: «il paese era
nel 1892 preparato allo scoppio come una mina carica, che aspetta la
miccia. Ora questa fu apprestata da un pugno di socialisti, giovani,
arditi, abili, agitatori di vaglia sin dal primo momento.»
E sia! Ma con ciò non rimane sempre minima, storicamente e moralmente
incalcolabile la loro responsabilità? Certo; e la certezza risulta
indiscutibile dalla larghissima sperimentazione sociale, la quale
ammaestra, che dovunque esistono le condizioni generatrici di un
fenomeno, il fenomeno presto o tardi si presenta illudendo solo gli
ignoranti o i malevoli sulla parte che rappresenta _l'ultima causa
occasionale_, la scintilla. Così, in Sicilia, nel continente italiano,
in Irlanda sempre e dovunque esistano le condizioni analoghe a quelle
che generarono le ultime manifestazioni dell'isola, le manifestazioni
non mancheranno _con, senza, o contro i Fasci; con, senza o contro_ il
socialismo.
Non c'erano i _Fasci_ e non era neppur nota la parola _socialismo_,
eppure nel 1848 in Burgio si ebbero tumulti analoghi a quelli del 1893.
[SPERIMENTALISMO SOCIALE]
Non c'erano i _Fasci_ e non era neppur nota la parola _socialismo_,
eppure nel 1860 in mezzo all'entusiasmo e agli slanci generosi della
riscossa nazionale avvennero le cruente sollevazioni di Pace, di
Collesano, di Bronte, di Nissoria sempre al grido: _morte ai
galantuomini! abbasso li cappedda!_ E senza _Fasci_ e senza socialismo
avvennero i disordini di Canicattini nel 1865, le preparazioni dei
contadini a Villalba ed a Valledolmo, la rivolta di Grammichele nel
1876, nella quale si dette l'assalto al _Casino dei galantuomini_, che
furono presi a fucilate e più tardi la ribellione di Calatabiano al
grido di: _abbasso il municipio! abbasso le tasse! Viva il Re!_
sanguinosamente repressa della _sinistra_ riparatrice. E senza _Fasci_ e
senza la menoma conoscenza di socialismo tumultuano i lavoratori di
Favara nel 1890, e insorgono i contadini e i zolfatari di Floresta, di
Valguarnera...
L'esistenza delle condizioni opportune per esplosioni violente non era
sfuggita a nessuno, e Sidney Sonnino, prima che sorgessero i _Fasci_ e
senza che sospettasse la influenza della propaganda socialista, ne aveva
previsto la ripetizione. E Abele Damiani, non aveva mancato di
avvertire: «Non dimentichiamo che in tempo di rivoluzione furono
specialmente i contadini, i quali assalirono i possidenti nelle persone
e ne danneggiarono le possidenze: il 1848 e il 1860 segnano due epoche
terribili di manifestazioni popolari; in alcuni comuni dell'isola si
ebbero a deplorare _fatti di sangue, vendette, incendî di archivi
pubblici_ da parte di una moltitudine oppressa, ubbriaca, nell'intento
di vendicare _l'onta della miseria patita a causa dell'odiata classe dei
proprietarî_.»
Ah! perchè l'on. rappresentante per Marsala non ha ricordato questa
pagina da lui scritta all'amico suo intimissimo ed antico, Francesco
Crispi, quando con violenza e con leggerezza indegna di un uomo di Stato
egli volle accusare e calunniare i socialisti, sobillatori?
Oltrepassiamo lo stretto. Le provincie del continente napoletano
presentano il terreno adatto per questa indagine di sperimentalismo
sociale; nè riferendomi a tali regioni intendo ricordare i contemporanei
moti di Ruvo, di Corato, ecc. che si può supporre essere stati
determinati da contagio psichico il quale pure non è efficace se non
dove esistono le favorevoli opportune condizioni. Mi riporterò invece
alle diverse fasi del brigantaggio ed alle altre esplosioni dell'odio di
classe, che hanno preceduto le siciliane e che riconoscono cause
perfettamente identiche.
[DAL '48 AL '93]
Furono i _Fasci_ e la propaganda socialista, che li determinarono? Ma il
socialismo non era ancora nato e nel secolo scorso--si può apprenderlo
dalle opere insigni di Winspeare e di Nicola Santamaria sul
_feudalismo_--nel campo stesso dove si svolse il brigantaggio si ebbero
scene e manifestazioni perfettamente analoghe a quelle ricordate per la
Sicilia dal 1848 al 1893.
[LE PAROLE DEI MODERATI]
Credo di avere già citato sulle cause e sul significato del brigantaggio
dal 1860 in poi i discorsi di Giuseppe Ferrari, i quali, mutati i nomi,
si crederebbero pronunziati pei moti di Sicilia, devo aggiungere che
tutte le discussioni parlamentari del 1863 e 1864 e particolarmente la
relazione e un discorso del Massari e un altro del Castagnola riescono
alla stessa conclusione: «il brigantaggio è la protesta selvaggia e
brutale della miseria contro antiche e secolari ingiustizie.» Sono
parole del moderatissimo Massari e pronunziate quando della sincerità di
certe oneste dichiarazioni dei _moderati_ non si poteva dubitare, perchè
essi erano al potere e non avevano bisogno di ostentare sensi umanitarî
o democratici per fare la critica degli avversarî.
Pasquale Villari nelle sue splendide _Lettere Meridionali_, riassunse
coll'usata sua acutezza tali discussioni, che deve rileggere chiunque
voglia ora giudicare rettamente su i casi di Sicilia e apprendere pure
di quanto gli uomini di ordine e di governo di allora fossero superiori
a quelli di oggi.
Posteriormente c'è stato un altro scrittore, che è ritornato sullo
stesso argomento ed ha raggruppato i fatti e le considerazioni in guisa
tale che meravigliosamente si adattano agli ultimi avvenimenti della
perla del Mediterraneo.
Vale la pena di arricchire questa collezione di documenti con i seguenti
brani del Turiello: «Il feudalismo lasciò più viva che altrove
nell'Italia meridionale la differenza _fra la plebe_.... Il bilanciarsi
più o meno velato dell'autorità regia, tra la plebe e la borghesia,
rimane la chiave dei rivolgimenti napoletani di tutto il periodo corso
dal 1806 al 1861, quando il brigante Crocco a Menfi, seguito da
migliaia di villani per l'ultima volta tentò la restaurazione
borbonica!......
[LA LOTTA TRA LE CLASSI]
«Alle rumorose sollevazioni sociali in veste politica, che seguirono dal
1806 in poi, sotto nome di brigantaggio, bisognerebbe aggiungere, per
intendere la condizione reale della _opposizione dei due ceti_ in molte
delle nostre campagne, la ricerca e l'enumerazione minuta _d'infiniti
casi di sollevazioni locali di contadini, a fin di dividersi terre
controverse, in ogni periodo in cui parve meno vigorosa in queste
provincie l'autorità dello Stato_.»
«Il grosso brigantaggio tra il 1864 e il 1866 venne meno. _Ma le cagioni
della lotta feroce non iscemarono di poi_, se non qua e colà dove
scemarono con i popoli gli odî delle campagne per la cresciuta
emigrazione.... E, installato un nuovo ordine di cose, il voluto regime
di libertà, il feudalismo di _nome_ fu abolito nelle provincie
meridionali, ma non di fatto. Le condizioni dei lavoratori pessime e
vivissima _la lotta aperta_ o _l'antagonismo latente tra le classi_.
«Nè mancarono _manifestazioni delittuose collettive_ negli ultimi tempi,
quando non esisteva più il vero brigantaggio.--_Incendî numerosi ed
estesi, uccisioni di bovi_ avvennero nel 1877 negli Abruzzi e nel
Salernitano, in odio _a ricchi proprietari_ spesso usurpatori di terreni
comunali... Altrove, come in un comune di Basilicata, i contadini si
sono confederati in setta di mutuo soccorso per false testimonianze,
sempre benevole al proprio ceto in caso di liti coi possidenti, per
offese private o per quistioni demaniali....»
E perchè ciò? Perdio, come dice il Franchetti, gli abbienti delle
Calabrie e della Basilicata _sono oppressori disonesti senza averne
coscienza_...
[UN PARALLELO CON L'IRLANDA]
C'è di meglio ancora; c'è un isola che più volte si è paragonata alla
Sicilia: l'Irlanda. Nell'isola verde la lotta dura da un secolo; le
dimostrazioni, i tumulti, le intimidazioni da un secolo vi si alternano
colle repressioni violente e colle leggi eccezionali: lo stato di
assedio vi fu proclamato _cinquanta volte_ in novantanni circa e sempre
inutilmente!
Perchè ciò? Riassumo un lato delle condizioni dell'Irlanda colle parole
di un conservatore: del Fournier. I contadini vi sono miserabilissimi,
irregolarmente impiegati e male pagati dai fittaiuoli..., le loro
abitazioni consistono in un sol vano, che serve al tempo stesso per
preparare gli alimenti e per dormire--come in Sicilia. Molti dividono
l'abitazione colle bestie da soma, col porco, col pollame--come in
Sicilia. Tali abitazioni sono appena chiuse; qualche volta non hanno
vetri alle finestre; un foro nel tetto lascia passare il fumo--come in
Sicilia. Sono malvestiti e male forniti in quanto a letto e ad utensili
domestici--come in Sicilia. Le relazioni dei fittaiuoli coi contadini
sono molto tese e i primi si mostrano più arroganti dei membri
dell'aristocrazia--come in Sicilia: sempre!
Il Fournier continua: «Il contadino irlandese sa ch'egli è il più male
alloggiato, il più mal vestito, il più mal nutrito dell'Europa
occidentale ed insorge contro questa situazione.... Su questo popolo
eccitato dalla miseria e dalle privazioni, dal timore e dalla collera
gli _agitatori_ hanno buon giuoco....»--come in Sicilia.
[LE PROTESTE]