Comincio da Monsignor Guttadauro, vescovo di Caltanisetta, che parlò il

primo e per la prima volta in ottobre 1893. Si può dire che meglio degli

altri e conformemente ai suoi eccellenti precedenti parafrasò la celebre

enciclica di Leone XIII, _De conditione opificum_, applicandola agli

avvenimenti dell'isola. Nella sua prima pastorale constata che le

«ragioni del malumore esistono e non si possono dissimulare. Il ricco

per lo più abusa della necessità del povero, che viene costretto a

vivere di fatica, di stento, di disinganno... Consiglia i reverendi

parroci, naturali protettori dei poveri, a reclamare presso i

proprietari ed i _gabelloti_, che si ristabilisca la giustizia e

l'equità nei contratti, che si cessi dall'usura manifesta o palliata...

che si ristabilisca l'equa proporzione tra il lavoro del contadino ed il

capitale apprestato dai _gabelloti_, sicchè il raccolto risulti diviso

giustamente...; che si mettano di accordo proprietarî e gabelloti e con

equa transazione contentino le non ingiuste pretese dei lavoratori per

impedire il desolante spettacolo della continua emigrazione dei poveri

contadini, che vanno a cercar pane nelle lontane Americhe, ove raro è

che trovino quel che desiderano... I reverendi parroci e predicatori

ricordino in ogni occasione ai padroni e capitalisti l'insegnamento

della Chiesa, che grida altamente, per bocca del sommo Pontefice, esser

loro dovere: _non tenere gli operai in conto di schiavi; rispettare in

essi la dignità dell'umana persona, del carattere cristiano; non imporre

lavori sproporzionati alle forze o mal confacenti con l'età o col

sesso_. Principalissimo poi tra i loro doveri è dare a ciascuno la

giusta mercede, determinarla secondo giustizia, e _non trafficare sul

bisogno dei poveri infelici_.»

[CIÒ CHE DICONO ALTRI VESCOVI]

Monsignor Blandini, vescovo di Noto, e Monsignor Gerbino, vescovo di

Caltagirone, su per giù fanno le stesse confessioni sulla miseria dei

lavoratori, sulla ingordigia e sull'usura dei ricchi, dei proprietarî,

dei gabellotti. Del secondo è notevole questa frase: «Fra la ricchezza e

la povertà dipendente da tutto e da tutti _quale libertà vi può essere_?

Non è forse accettare o morir di fame?»

I rapporti tra proprietario e proletario sulla base della _libertà_

della economia ortodossa non potrebbero essere meglio espressi; nè i

socialisti diversamente li formulano.

Monsignor Carini più esplicito riconosce che la Sicilia oggi è il paese

che presenta maggiori riscontri coll'Irlanda; che nella divisione dei

prodotti gabellotti e proprietarî fanno la parte del leone; che la

miseria è grande; che la crisi non è transitoria e che infine ai miseri

si è tolto il cielo e non si è data loro la terra, sicchè non c'è da

maravigliarsi se la miseria leva il suo immenso vessillo nero e se ciò

che dianzi era la sofferenza oggi diventa la disperazione.

Se nella diagnosi episcopale c'è unità e giustezza di vedute, non manca

la concordia, almeno tra alcuni, nel predicare la rassegnazione, perchè

alla fin fine i poveri ci sono stati e ci saranno sempre: _semper

pauperibus habetis vobiscum_, esclama monsignor Gerbino con San Matteo.

E monsignor Blandini non sa capacitarsi perchè le miserie che ci sono

state sempre, solo ora debbano riuscire a pericolosi ed imbarazzanti

esplosioni. Qui monsignore, sebbene persona assai colta, solo per

comodità di polemica--perchè la sua pastorale non è che polemica, anche

nel titolo: _Il socialismo_--ha potuto dimenticare la storia che

gl'insegna il contrario e che gli dice altresì, che la protesta odierna

assume forme diverse per la coscienza dei diritti e della forza, che

viene dalla istruzione e pel maggiore desiderio di eguaglianza

economica, che venne acuita dalla uguaglianza politica ed un poco anche

dalla religiosa. Che male c'è che gli uomini siano uguali in terra se

dovranno esserlo in cielo, dove anzi i primi saranno gli ultimi e

viceversa?

I vescovi siciliani, che consigliano la rassegnazione, si capisce che

nella cura dei mali si debbano in prevalenza affidare al misticismo e

debbano vedere la salvezza nel trionfo della religione e per essa nella

restaurazione del potere temporale del papa. Monsignore Blandini--sia

detto a suo onore--non manca però di avvertire, che certi sistemi

curativi sono troppo pericolosi:

«Chi si affida nel ferro di ferro perirà, egli osserva saviamente; e

l'esagerato militarismo dell'odierna Europa, quando meno vi si pensi e

si tema, potrà accelerare la conflagrazione all'estero, la guerra civile

all'interno. _Che vale rimettere in moto la ghigliottina e mozzare

qualche testa?_»

[UN'ILLUSIONE DELL'ARCIVESCOVO DI MESSINA]

Monsignor Guarino, arcivescovo di Messina, non ha pubblicato alcuna

pastorale, perchè la ritenne inefficace ma secondo un rapporto spedito

al Vaticano ne ha diramate una ai preti suoi dipendenti, nella quale

raccomanda rimedî pratici e la _via di fatto_ per mezzo del mutuo

soccorso organizzato delle congregazioni religiose della sua

arcidiocesi. (R. De Cesare: _Il vaticano e le presenti condizioni

d'Italia. Nuova Antologia._ 1º Marzo 1894). Lo lascio nella dolce

illusione di credere che sia stato il mutuo soccorso organizzato da lui

a mantenere la calma nelle sua arci-diocesi--e non le diverse e note

condizioni economiche della provincia di Messina--e constato la lodevole

tendenza non mistica, ma terrena, nella cura dei mali.

[IL PROGRAMMA DI MONSIGNOR CARINI]

Monsignor Carini rende il necessario omaggio alle tendenze reazionarie

riproducendo un brano del discorso tenuto dal Sommo Pontefice nella

Basilica vaticana il 28 gennaio 1894 e il cui succo sta nel consiglio di

_rifare il cammino a ritroso_; però in lui lo spirito moderno e il

sentimento di umanità prendono il sopravvento nei particolari e

suggerisce rimedî terrestri quali potrebbero esser dati da un accorto

politico: non affidarsi alla libertà--_libertà funesta e che spesso è

solo la libertà nel più forte di opprimere il più debole_--nel regolare

i rapporti tra contadini, proprietarî e gabellotti; abolire il

_Truck-system_, frenare l'usura, anzi estirparla dalle radici,

risuscitare i monti frumentari; distribuire il credito con

discernimento; combattere la funesta piaga dell'_assenteismo_; indurre i

proprietarî a migliore coltura delle terre; dare istruzione più pratica

e che non produca spostati; estendere all'agricoltura la giuria dei

_probi-viri_; intraprendere una certa quantità di opere pubbliche per

conto dello Stato per dare lavoro immediatamente agli operai

disoccupati; temperare le asprezze dei tributi; correggere le

amministrazioni comunali; regolare il lavoro e i salarî delle miniere,

ecc., ecc. Questo è tutto un programma, che potrebbe sottoscrivere

qualunque socialista di Stato. Si dirà, dunque, che l'episcopato

siciliano segue, sebbene timidamente, quel socialismo cattolico, che ha

tanti illustri ed eminenti cultori fuori d'Italia?

Così forse potrebbe essere se il clero italiano in generale e quello

siciliano in ispecie non fosse di una deficienza deplorevole in fatto di

studî economici; deficienza tale, che fa considerare lo sciopero da

monsignor Gerbino come un _monopolio_ ingiusto del lavoro contro il

capitale--dopo aver parlato della _libertà_ come sappiamo--che fa

inculcare ai miseri il risparmio. È tale la deficienza in simili

discipline, e la mancanza di conoscenza del movimento contemporaneo, che

lo stesso Monsignor Carini, mente tanto superiore a quella degli altri

suoi colleghi, se da un lato afferma che le società di resistenza

inglesi o americane non hanno mai preso alcun colore politico o

socialista--e l'affermazione è dimostrata inesatta dalla storia dei

_Cavalieri del lavoro_ in America e del _nuovo unionismo_ in

Inghilterra--dall'altro vorrebbe attuare tutta la serie delle riforme

suenunciate _pur non attentando menomamente all'antica rigidità del

diritto quiritario_.

[GLI ERRORI DELL'EPISCOPATO]

Se questi soli fossero gli errori dell'episcopato, sarebbero

attribuibili esclusivamente al grado della loro coltura economica e non

lo intaccherebbero dal lato morale. Esso, però, contraddicendo alle sue

premesse mise la sua influenza--danneggiando se stesso più che giovando

agli altri--a disposizione delle classi dirigenti e del governo,

ripetendo in Sicilia l'attitudine serbata dal Papato in Irlanda, in

Polonia, dovunque i doveri della religione cristiana gl'imponevano di

dichiararsi pel popolo, pei deboli, pegli oppressi, contro i forti,

contro gli oppressori, contro il governo. E perciò i vescovi di Sicilia

scagliano unanimemente fulmini e invettive, talora volgari, contro il

socialismo e i socialisti, contro i _Fasci_ e i loro soci; attribuendo

loro anche le colpe non commesse; ed è doloroso che ciò abbiano fatto

quando gli accusati, anzi i calunniati, non avevano la possibilità della

difesa, perchè a migliaia essi erano stati mandati in prigione e a

domicilio coatto, e alla stampa era stato messo un ferreo bavaglio,

mentre gli accusatori erano protetti dal regime eccezionale dello Stato

di assedio.

Questo contegno, sebbene temperatamente, assunse anche Monsignor

Guttadauro--e me ne duole per l'uomo veramente rispettabile--che nella

seconda pastorale del 7 febbraio parla di plebi fatalmente illuse da

istigatori malvagi, di ree dottrine ecc., ed assume proporzioni di

sconveniente diatriba, che potrebbe essere sottoscritta da Yves Guyot,

nel Vescovo di Noto. Monsignor Blandini, confonde nientemeno socialismo

e massoneria, e chiamando la seconda _esercito di Satana, malvagia e ria

setta, la quale ha scelto a suo grande architetto il diavolo, a

gerofante il giudeo_ scende giù giù sino a voler rinchiudere

_caritatevolmente_--l'aggettivo è suo--nel manicomio i socialisti; a

definire _stoltizia_ l'aspirazione a democratici ordinamenti e ad una

più equa ripartizione dei beni della terra, in un momento in cui si

corre il pericolo di vedere divenire _homo homini lupus_ e ad

indignarsi--poco cristianamente--contro l'abnegazione e l'altruismo dei

nihilisti russi e dei comunisti francesi _perchè non appartengono mica

alla classe dei diseredati_. E dire che la temperanza del giudizio e del

linguaggio era più che in altri da attendersi in monsignor Blandini che

stoicamente aveva esclamato: _è da sciocco lamentare la tristizia dei

tempi, quando, al dire di Sant'Agostino_, TEMPORA NOS SUMUS!

[L'ARCIVESCOVO DI PALERMO]

L'arcivescovo di Palermo, monsignor Celesia non volle esser da meno dei

suoi inferiori e sferzò anche lui i _mestatori anarchici o

socialisti_--che per lui sono tutta una cosa!--e se la prese anche colla

soppressa _Giustizia sociale_.

Di che il generale Morra di Lavriano e della Montà gli si mostrò

riconoscente, e appena pubblicata la pastorale si recò al palazzo

arcivescovile a ringraziarne l'autore mentre l'on. Crispi probabilmente

incoraggiava qualche onoranza a Giordano Bruno.

[I VESCOVI SICILIANI E I PRELATI STRANIERI]

È strano che i vescovi siciliani--interpreti e seguaci di quelli del

continente--abbiano tenuto un linguaggio ed una attitudine cotanto

diversa da quella tenuta da illustri cattolici e da eminenti prelati

stranieri--da monsignor Ketteler al canonico Maufang, dall'abate Hitzig

al prete Mac Glynn, dal De Curtius e Lamoignon, a tutti gli scrittori,

laici o ecclesiastici, dell'_Association catholique_.[46]

Di questa diversità è bene addurre alcune testimonianze scegliendole tra

le più recenti. Così il Mac Glynn curato cattolico di New-York e seguace

di Henry George, nel 1887 all'invito del suo vescovo di moderare la

propaganda rivoluzionaria rispose: «ho sempre insegnato e insegnerò

sempre nei miei discorsi e nei miei scritti, sino a quando vivrò, che la

terra è di diritto la _proprietà comune_ del popolo e che _il diritto di

proprietà individuale_ sul _suolo_ è opposto alla giustizia naturale

quantunque sanzionato da leggi civili e religiose. Vorrei subito, se lo

potessi, far modificare le leggi del mondo intero in modo da confiscare

la proprietà individuale senza alcuna indennità per i sedicenti

proprietarî.»

Il cardinale Manning morì esclamando: «l'attuale società è selvaggia ed

anti-cristiana e soltanto un socialismo cristiano può redimerla e

salvarla.»

[LA FEDE NELL'AVVENIRE DEMOCRATICO]

Monsignor John S. Vaughan, arcivescovo di Westminster, perciò successore

del Cardinale Manning, in un articolo (_The social difficulty_)

pubblicato nella Dublin Review (Febbrajo 1894) non esita a dichiararsi

socialista convinto; monsignor Keane, Vescovo di Richmond riconosce che

«avviene un rivolgimento radicale sia nel metodo dei governi degli

uomini, sia nelle relazioni della vita. Queste mutazioni possono

riassumersi in una parola: è _l'era della democrazia_, della sovranità

dei poteri popolari, della preponderanza del quarto stato. Non è qui il

luogo d'esaminare la ragione filosofica di questa rivoluzione; ci basta

di stabilire e di accertare un fatto, che non si può mettere in

discussione e di esprimere la convinzione, che _questo fatto non è opera

del caso, nè del demonio_, MA SI COMPIE PER DISEGNO DELLA DIVINA

PROVVIDENZA.»

E monsignor Carini, da cui riporto le citate parole del Keane, esprime

la stessa fede nello avvenire democratico di Europa e del mondo.

Oh! dite, Monsignor Blandini: manderete _caritatevolmente_ al manicomio

tanti altri vostri superiori o fratelli in Cristo, che vedono un'opera

della divina provvidenza in ciò che voi considerate come l'opera di

Satana?

[SOCIALISMO E CRISTIANESIMO]

Nè si dica che sono in errore i socialisti cattolici; perchè la dottrina

socialista--senza che con ciò s'intenda darle nuovo vigore--è conforme

alla dottrina di Cristo (che minacciava il terribile: _Vae divitibus!_),

a tutti gl'insegnamenti dei primi e più eminenti padri della Chiesa. Il

socialismo integra il cristianesimo, per un certo verso, in quanto che

cerca dargli la sanzione terrestre. Possono, adunque, i prelati che lo

combattono rendere dei servizî al governo e alle classi dirigenti, non

parlare nel nome del loro Dio!

E di questa rinnegata loro missione come italiani possiamo essere

contenti, perchè se il clero cattolico di fronte al socialismo assumesse

un contegno diverso, data la situazione politica e le pretese di

restaurazione del potere temporale, esso costituirebbe un pericolo per

la patria nostra!

NOTE:

[46] Chi avesse vaghezza di conoscere il movimento del socialismo

cattolico ricorra al bel libro che vi ha consacrato F. S. Nitti.

XVIII.

LE RESPONSABILITÀ

_b)_

I FASCI

Coloro che hanno seguito le discussioni della stampa e della Camera dei

Deputati, da un anno in qua, conoscono che prima l'on. Giolitti e poscia

l'on. Crispi, pur non essendo d'accordo tra loro su certi punti, hanno

fatto di tutto per riversare ogni responsabilità degli avvenimenti di

Sicilia sui _Fasci_, sul socialismo, sui _sobillatori_. L'esame dei

fatti dà a questa accusa una smentita altrettanto recisa quanto alla

precedente, relativa all'azione del clero.

[IL CRITERIO SPERIMENTALE]

Questo giudizio è strettamente sperimentale e la enunciazione sua è _a

posteriori_. Non a caso accenno al criterio sperimentale col giudizio _a

posteriori_; ciò è indispensabile nel momento in cui tutti s'impancano a

positivisti, pur facendo strazio del positivismo nelle applicazioni, o

creandone uno di sana pianta per comodità dei governanti e delle classi

dirigenti.

Si sa che Claudio Bernard dette il più chiaro concetto dello

sperimentalismo nelle scienze fisico-chimiche e nelle biologiche--per

quanto tra queste ultime le induzioni siano assai meno rigorose ed

esatte che tra le prime, perchè le condizioni dello sperimento sono

assai più complesse e ne intervengono parecchie, che possono passare

inosservate, quantunque alterino i risultati.

Nelle scienze politiche e sociali il criterio sperimentale si può

applicare più difficilmente, o meglio quello che si applica è d'indole

diversa, ma conserva sempre un grandissimo valore. Poichè, se sugli

uomini e sulle umane società non si possono fare quelli esperimenti _in

corpore_ e in _anima vili_, che si fanno nelle scienze fisiche, chimiche

e biologiche, riproducendo artificialmente ed a beneplacito dello

sperimentatore le condizioni volute, per vedere se sono seguite sempre

da certi dati risultati,--sicchè tra le une e le altre si stabilisca con

certezza il rapporto come tra _causa ed effetto_--pure, colla

osservazione ripetuta di certe condizioni che si presentano

spontaneamente nel corso della vita delle nazioni e degli aggregati

umani e che producono o meglio sono seguiti quasi sempre da certi dati

avvenimenti si può dire che anche nelle scienze politiche e sociali si

applicano i criterî sperimentali. Nelle medesime, senza riprodurre qui

tutte le distinzioni metodiche dello Stuart Mill--riprodotte e

illustrate tra noi dal Gabaglio a preferenza di tanti altri--si può

affermare che la storia e la statistica suppliscono i reagenti chimici,

le pile elettriche, gli scalpelli anatomici, le iniezioni, le

asportazioni di organi, ecc.

La convergenza dei risultati positivi e negativi nella osservazione dei

fatti sociali vale, perciò, a fare ammettere sperimentalmente il

rapporto come tra causa ed effetto tra certe condizioni--e sul proposito

è noto che le induzioni hanno tanto maggior valore, quanto più numerose

sono le condizioni identiche o rassomiglianti--e certi avvenimenti

consecutivi.

Questo criterio sperimentale applicato ai casi di Sicilia esclude

l'azione dei _Fasci_, della propaganda socialista, dei sobillatori o la

riduce alle sue vere proporzioni.

[UN PRIMO RISULTATO DELL'OSSERVAZIONE]

Il primo risultato che si ha dalla osservazione dei fatti è

significativo: nella provincia di Messina ed in alcune parti della

provincia di Catania dove predomina una mezzadria meno adulterata e

forme di contratti agrarî relativamente eque, dove i rapporti tra le

varie classi sociali sono improntati ad una certa umanità, dove il

benessere economico dei lavoratori della terra è maggiore, nei centri

agricoli o non sorgono i _Fasci_, o vi si mantengono in minuscole

proporzioni: e quando vi sorgono e vi attecchiscono nè trasmodano, nè

ricorrono a manifestazioni che possano dare occasione alle osservazioni

dei loro avversarî e pretesti di accuse e calunnie alle autorità zelanti

e alle permalose classi dirigenti. Questa osservazione recente va a

completare--e nel contempo ne riceve maggior luce--l'altra fatta da me

stesso circa dieci anni or sono sui rapporti tra la delinquenza e le

condizioni sociali. Allora scrissi che nella provincia di Messina la

maggiore divisione della proprietà, la maggiore quantità di terreni

coltivati intensivamente ad agrumeti, a vigneti, ad uliveti con

maggiore partecipazione dei lavoratori ai prodotti della terra

assicurava alle medesime condizioni morali migliori che nel resto

dell'isola. (_La delinquenza della Sicilia_ ecc., p. 53 a 57).

Parimenti dove i _Fasci_ sono bene organizzati e consolidati nella loro

compagine da una vita più lunga; dove c'è una certa coltura e vi

prevalgono e vi sono ascoltati gli elementi schiettamente

socialisti--Catania, Palermo, Messina, Marsala, Trapani, Corleone, Piana

dei Greci ecc., la calma non manca, l'ordine non viene turbato, la

disciplina viene rispettata, la parola dei capi viene religiosamente

ascoltata.

[L'ORDINE E L'ELEMENTO SOCIALISTA]

Si può costatare positivamente l'azione moderatrice dei _Fasci_ e dei

socialisti in più luoghi; ad essi si deve se si riesce a mantenere

l'ordine a Salemi, a Salaparuta, a Castrogiovanni, a Villarosa, a Riesi,

in tutta la provincia di Catania, per molto tempo o durante tutto il

periodo dell'agitazione e dei tumulti, anche nell'assenza delle truppe,

colla impotenza, colla inettitudine e non ostante le provocazioni delle

autorità politiche e delle classi dirigenti.

A Marsala il Presidente del _Fascio_ sig. Ruggieri è coadiuvato nella

bisogna dal prof. Pipitone; il presidente del _Fascio_ di Pioppo si

coopera col pretore e col comandante il distaccamento delle truppe a

ristabilire l'ordine in Monreale. A S. Ninfa avviene di meglio: in

seguito a precedenti tumulti, che minacciavano di rinnovarsi, molti soci

del _Fascio_ si mettono a guardia del municipio e impediscono che i

tumultuanti vi penetrino. E se più di frequenti la parola dei

Presidenti e dei socî più autorevoli del _Fascio_ e di altri socialisti

non venne ascoltata, ciò si deve all'invincibile malcontento per la

miseria e per le ingiustizie subite da lunghi anni dai lavoratori, che

avevano esaurito la loro pazienza e li avevano resi increduli ad ogni

promessa di prossime riparazioni. Perciò rimasero del tutto inefficaci

gli scongiuri del povero Presidente del _Fascio_ di Gibellina, contro ai

disordini; della quale sua opera tutti fanno fede.

[UNA RICONOSCENZA SUI GENERIS]

Rimarrà poi a perenne memoria di questo triste periodo la riconoscenza

_sui generis_ riserbata dalle autorità politiche grandi e piccole verso

coloro, che si cooperarono anche con favorevoli risultati, a mantenere

l'ordine e la calma. Di questa riconoscenza ebbero prova luminosa il

prof. Curatolo da Trapani, il Vivona da Castelvetrano, il D.r Crescimone

da Niscemi, il Salerno-Vinciguerra e l'Aldisio-Sammitto da Terranova,

l'avv. G. Rao da Canicattì, e parecchi altri che dopo essere stati

ringraziati calorosamente, e talora per lettera da Prefetti e da

Sotto-prefetti, da Delegati di P. S. e da Carabinieri per la efficace

opera prestata nel periodo che si può chiamare della _forza minima_,--in

cui le autorità avevano addirittura perduta la testa, perchè non avevano

abbastanza soldati per farsi rispettare--non appena la Sicilia fu invasa

da fanteria, cavalleria, quanta ne occorrerebbe per iniziare una guerra

contro un potente nemico, esse si sentirono forti e la forza vollero

fare palese con atti di solenne ingratitudine facendo arrestare quelli

che avevano prima encomiati. Per molti l'arresto fu talmente iniquo e

ingiustificabile, che dopo qualche mese non fu più mantenuto; per

pochi--il Curatolo e il Vivona--fu seguito da processo e da condanna a

diecine di anni di reclusione. Del Vivona, farmacista in Castelvetrano e

nemico irreconciliabile dei Saporito, i quali nel processo si

vendicarono senza un ritegno, è da ricordare che egli venne precisamente

accusato per un discorso tenuto ai tumultuanti, onde evitare maggiori

eccessi, a preghiera caldissima e quasi per imposizione delle autorità

politiche e militari del luogo.

[DOPO I RINGRAZIAMENTI....]

Il Rao venne arrestato in Canicattì al ritorno da Castrogiovanni dove

era venuto insieme al Sindaco Avv. Falcone per prendere accordi e

consigli da me sulla condotta da seguire per iscongiurare i tumulti

temuti e di cui c'erano i prodromi.... In questi casi non si sa se

maggiormente si debba flagellare la vigliaccheria o la ingratitudine di

coloro che ringraziarono prima e poco dopo ordinarono gli arresti.[47]

Questi dati positivi sulla vera indole dell'azione spiegata dai _Fasci_

e dai più noti socialisti vengono completati da altri dati e da altre

considerazioni.

Un significantissimo elemento sulla minima partecipazione dei _Fasci_ ai

tumulti si rinviene in un documento ufficiale di singolare importanza.

Il Procuratore del Re di Palermo nel domandare alla Camera dei Deputati

l'autorizzazione a procedere contro l'on. De Felice aveva tutto

l'interesse a magnificare l'intervento nei tumulti dei _Fasci_ e del

loro _Comitato Centrale_, senza di che non ci sarebbe stato motivo a

procedere contro l'on. De Felice e contro il _Comitato_; or bene, in

tale domanda, per impressionare i deputati e indurli ad accordare la

chiesta autorizzazione non si può fare menzione dello intervento chiaro

e diretto d'altri Fasci che quelli di Terrasini, di Giardinello e di

Belmonte, tre microscopici comunelli.

[I FASCI NEI TUMULTI]

Di quali altri _Fasci_, in tutti i processi, si riscontra la traccia nei

tumulti? degli altri di Pietraperzia, di Lercara, di Santa Caterina

Villarmosa, tutti senza capi, sciolti o in via di dissoluzione.

Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause · 第 13 / 35 段