La severità dell'on. Di San Giuliano, che vive nella politica ed è un

avversario, in pratica, dei socialisti, non viene uguagliata che da

quella di un altro conservatore, che vive appartato dalle lotte della

politica e dedito all'insegnamento e agli studî agronomici: alludo al

Prof. Basile di Messina. Egli nel libro: _I catasti d'Italia_ (Messina

1880) mostrò il più grande disprezzo per «i _signori_ che sono ricchi

perchè esigono affitti dal territorio di mezza provincia; che stimano

una villania pensare a coltivare le terre: che non intendono impazzare a

far conteggi con zotici castaldi; che neppure conoscono la forma e la

estensione dei loro latifondi affidati ai capricci dei procuratori; che

sciupano tutte le loro entrate negli alberghi di Parigi, di Londra,

della Svizzera, ai giuochi di azzardo di Wiesbaden.»

Siccome quest'ultimo giudizio particolarmente potrebbe applicarsi alla

classe aristocratica, il quadro può completarsi collo schizzo assai

sintetico che il Sonnino fece della borghesia «non numerosa, e in

Sicilia, come da per tutto, _avida di guadagno e imitatrice della classe

aristocratica soltanto nelle sue stolte vanità e nella sua smania di

prepotenza_!»

[LORO SENTIMENTI VERSO LE CLASSI INFERIORI]

Come trattino le classi inferiori queste _classi dirigenti_ si può

immaginarlo: «L'operaio e il contadino--dice l'Alongi--sono secondo il

_gabellotto_ e poteva dire secondo il borghese e l'aristocratico, una

_specie di animale inferiore_ spesso trattato peggio del suo cavallo da

coscia. Egli non può capire, per esempio, perchè i funzionarî di oggi

debbano occuparsi delle violenze gravi, che un _galantuomo_ fa ad un

servo.... Tanto meno poi riesce a comprendere che anche un miserabile ha

diritto a giustizia, a godere del porto d'armi, e ad altri privilegi, un

tempo riservati solo ai _galantuomini_. Quel che più li urta è poi la

insistenza con cui giudici e funzionarî vogliono sapere da loro certe

cose intorno ai reati di fresco successi, quasicchè un galantuomo debba

essere citato a dir quel che sa come qualunque altro;--e ve n'è poi di

semi-ingenui, che strabiliano nel vedere che un governo debba andar

cercando prove e far formalità e spese per mandare un miserabile in

galera--Ma che! fatelo _sparire_ senza tanti complimenti!»

Tali i sentimenti che un egregio funzionario di Pubblica Sicurezza,

siciliano, che ha occupato ed occupa posti di fiducia, ha attribuito

alle _classi dirigenti_ verso le classi inferiori! E pur troppo egli non

ha esagerato le tinte; il quadro anzi verrà completato aggiungendo che

le _dirigenti_ sono anche dotate di alterigia, di albagia, eredità

spagnuola, che spesso le fa cadere nel ridicolo, perchè scompagnata da

una qualsiasi delle condizioni che possono incutere rispetto. E lo

spagnolismo grottesco, in generale arriva al punto che un _galantuomo_

crederebbe di degradarsi andando a bere un bicchiere di vino in una

osteria--perchè è frequentata dalle classi inferiori--o anche solo

stringendo la mano ad un lavoratore!

Quanta cura le _classi dirigenti_ della Sicilia si siano presa delle

misere condizioni dei lavoratori, in questi momenti in cui dappertutto

altrove o per filantropia per calcolo si fanno inchieste e si votano

leggi a loro favore, ci vuol poco a comprenderlo una volta che si

conoscono le belle doti del loro intelletto e del loro cuore....

[EGOISMO E CECITÀ DELLE CLASSI DIRIGENTI]

Il Taine dipingeva la non curanza degli aristocratici francesi per i

contadini nel secolo scorso con questi pochi tratti: «Non facendo niente

per la terra, come sarebbero capaci di fare qualche cosa per gli uomini?

D'altronde sanno essi cos'è la fame? Quale fra di loro ha esperienza

delle cose campestri? E come potrebbero rappresentarsi la miseria del

povero? Per poter far questo essi sono troppo lontani da lui, troppo

estranei alla sua vita. Il ritratto che essi si fanno di lui è

immaginario; mai è stato più falsamente rappresentato il contadino.»

(_L'Ancien régime_ p. 65).

Altrettanto e peggio si deve affermare del modo di giudicare delle

_classi dirigenti_ siciliane rispetto ai bisogni dei lavoratori e a'

rimedi contro le ingiustizie alle quali soggiacciono.

La _Inchiesta agraria_ ne fa fede: essa somministra il documento

autentico del loro egoismo e della loro cecità. Tra i Comuni e i privati

interrogati, pochissimi si preoccuparono della triste condizione dei

lavoratori e la maggior parte invocarono invece provvedimenti favorevoli

ai proprietarî, inutili e superflui al proletariato agricolo. E la prova

di egoismo hanno ripetuto ora nella riunione ricordata dei _grandi

proprietarî_ della Sala Ragona nella quale non seppero occuparsi che dei

propri esclusivi interessi: all'indomani dei tumulti e degli incendi del

Dicembre 1893 e del Gennaio 1894!

NOTE:

[23] Il Senatore Zini chiamò la Baronia siciliana _superba ed ignava,

non ultima cagione del pervertimento morale_ onde volentieri si getta il

carico sul mal governo dei Borboni. (_Dei Criterî e dei modi di governo

nel regno d'Italia._ Bologna 1876).

XI.

I PARTITI IN LOTTA E LE AMMINISTRAZIONI DEI CORPI LOCALI

Le _classi dirigenti_ in Sicilia non sono ancora feudali soltanto pel

disprezzo che ostentano verso gl'inferiori, e per le ingiustizie che

fanno loro subire; ma esse si conservano tuttavia medioevali pure nelle

loro divisioni in partiti, pel modo come intendono e praticano le lotte,

e come amministrano comuni e provincie che cadono sotto le loro unghie.

Anche su questo doloroso argomento nulla si può dire di nuovo; ma ciò

che è stato detto e scritto molti anni or sono è stretto dovere

riprodurre, perchè meglio che ogni altro dato giova a spiegare la genesi

degli ultimi fatti luttuosi.

Il Bonfadini nel 1876 constatò «la sopravvivenza, in molti paesi, di

quelle lotte e di quegli odî di famiglia che funestarono la società del

medio-evo; chè non è giusto, come taluni fanno per preconcetti politici

o contro la evidenza storica, l'asserire che le guerre civili furono un

malanno peculiare dei nostri comuni medio-evali...»

[I PARTITI E IL PREPOTERE PRIVATO]

Ed è altrettanto esplicito il Generale Corsi che osserva «essere

tradizionale, _ab antico_, vivissimo in questo corpo sociale così

composto, o per dir meglio, così mal composto, il parteggiare... E può

darsi benissimo, che i partiti siano della stessa fede politica gli uni

e gli altri o indifferenti del pari. Nel fondo però di quelle gare vi

son talvolta antichi rancori di famiglia e allora tanto più facilmente

le elezioni amministrative e politiche diventano un _caso di Sciacca_.»

Così a pag. 280, mentre a pag. 332, dopo avere descritto l'intervento

dei _Fasci_ in queste gare, giustamente afferma che in molti paesi si

fece un vero _imbroglio_ tra Municipio, partiti e _Fasci_.

Chi non sa adesso che questi _odî_ e queste _lotte_ tra le famiglie più

potenti di un comune hanno sopratutto contribuito alla organizzazione di

Fasci che non avevano neppur l'ombra dell'idealità socialista, ma che

dovevano servire agli interessi e alle passioni di un capo parte, e che

aizzarono i contadini ed eccitarono ai tumulti?

In qual modo, poi, e con che mezzi questi partiti a base di odî e di

lotte tra famiglie, esercitano il potere e l'influenza è anche noto.

L'on. Franchetti scrisse: «nella capitale dell'Isola e nei suoi contorni

domina maggiore _prepotenza privata_, per effetto del maggiore concorso

colà di membri delle clientele dominanti (_Le condizioni politiche e

amministrative della Sicilia nel 1876_); clientele, soggiunse il

Turiello, usate a riconoscere più spesso dov'è più folta la popolazione,

nel _prepotere_ privato, un diritto che non è poi impedito da alcuna

autorità sociale più forte della loro volontà. (_Governo e governati._

Vol. 1. p. 79.)»

[LE OLIGARCHIE]

E l'Alongi rincalzò:

«Ne' piccoli e medî comuni, ci sono gruppi di preti, professionisti,

operai, dati a questo e a quel signore. E i partiti non sono formati che

da questi nuclei aderenti a un paio di signorotti sempre nemici per

antichi odî, o per spirito di supremazia, o per libidine di potere e di

prepotere su tutti, e specialmente sul bilancio comunale.

«Le oligarchie organizzate, sono, è vero, meno violenti e feroci di

quelle da cui direttamente promanano (le feudali) ma sin dove possono

giungere, ne hanno l'audacia e le pretese.

«E per sostenersi ricorrono a tutti i mezzi.

«Della legge e della legalità hanno un concetto esclusivamente

unilaterale; le riconoscono e vi ricorrono solo in quanto sanzionano il

loro potere; per tutto il resto, o non esistono, o si possono violare

impunemente.»

I maggiorenti, divisi ed organizzati in partiti che non hanno ragione

politica, ma bensì di astî e rancori personali, sono pienamente

d'accordo;--presso a poco come Carlo V. e Francesco I. che volevano

entrambi la stessa cosa: il ducato di Milano--onde alternandosi al

potere, si imitano, si ripetono e nei procedimenti, e nei criteri

amministrativi e nelle vendette sui vinti avversarî, e nell'imporre

sempre le spese ad essi ed ai lavoratori in generale.

[SOPRAFFAZIONE DI CLASSE]

Le amministrazioni comunali e provinciali d'Italia e particolarmente

della Sicilia somministrano le prove più evidenti della sopraffazione di

una classe a danno di un'altra, dei favoritismi, delle camorre, delle

opere irrisoriamente dette pubbliche, ma che servono a benefizio di

pochi, delle imposte fatte pagare di preferenza ai contribuenti

appartenenti al partito vinto, delle imposte che gravano maggiormente

sui consumi necessarî e sulle classi meno agiate e il cui prodotto serve

per il teatro, per i ginnasî, per le passeggiate, per i giardini

pubblici, per tutto ciò che diverte o giova ai ricchi o ai meno

disagiati.

Di queste spese e di queste imposte mi sono lungamente occupato in un

libro pubblicato nel 1882[24] alla vigilia delle elezioni politiche

generali; e pur troppo le critiche aspre enunziate allora a carico delle

amministrazioni municipali si dovrebbero oggi inasprire di più; e pur

troppo le riforme invocate allora sono tuttavia un desiderio!

Allora deplorai che Palermo e Messina discutessero invano per

provvedersi dell'elemento più indispensabile alla vita, l'acqua;

deplorai che si spendessero milioni e milioni per un Teatro Massimo, che

difficilmente,--se si riuscirà a compirlo--si potrà riempire di

spettatori; deplorai, che si spendesse poco e male per la istruzione

popolare; deplorai che si spendesse poco e male per tutti gli istituti

pii, che servono pei poveri e per gli inabili al lavoro; deplorai che si

rubasse nello spendere e che si qualificassero come opere pubbliche

quelle che sono di semplice interesse privato; deplorai infine che il

dazio di consumo, il focatico e la tassa sugli animali costituissero la

principale risorsa economica dei Comuni; e deplorai che la tutela

esercitata dal governo riuscisse impotente ad impedire il male ed

efficace, invece, per aggravarlo, pur di servire al capriccio, al comodo

dei beniamini, dei protetti, dei grandi elettori, dei deputati.

Dopo pochi anni si levò la voce dell'Alongi che la vita locale conosce

anche perchè è stato più volte Regio Commissario straordinario presso

diversi municipî:

«Si profondono favori,--egli dice--impieghi, esenzioni di tasse e

protezioni d'ogni portata agli aderenti e si fa l'opposto con gli

avversarî, contro ai quali: persecuzione continua, evidente, spesso

sfacciata e feroce, fino al delitto, fino all'omicidio. E si pretende

che i funzionarî del governo seguano questo indirizzo.

«Tranne poche e lodevoli eccezioni, nei comuni dominano la incompetenza

e la prepotenza più goffe e sfrenate che per contraccolpo vi producono

la paura, la sofferenza, i rancori sordi delle masse.

«L'ufficio di Sindaco, nei piccoli comuni, è sfuggito dai buoni perchè

arduo e pericoloso; è ricercato avidamente dai tristi cui offre risorse

illecite ma sfuggenti al Codice Penale, e voluttà di comando e di

prepotenze che fanno rivivere Don Rodrigo senza il blasone.

«A che si riducano, con questo sistema i servizi amministrativi è facile

immaginarlo...»

[LA PREPOTENZA LEGALIZZATA]

Nei municipî la prepotenza di classe dai vampiri borghesi o

aristocratici è stata esercitata in modo classico, ripetendo

incoscientemente--perchè i più non conoscono la storia di Inghilterra,

nè hanno letto Carlo Marx--i procedimenti prevalsi alcuni secoli or sono

al di là della Manica diretti a usurpare la cosa pubblica, che in

Sicilia particolarmente era la cosa del proletariato agricolo. Qui

infatti, i _galantuomini_ con costanza sorprendente, da _gabellotti_, da

limitrofi, da amministratori hanno usurpato i demanî comunali, la

proprietà collettiva degli abitanti poveri del Comune.

[LE USURPAZIONI DEI DEMANII]

E le usurpazioni sfacciate e impunite--ciò che stabilisce la

responsabilità e la complicità del governo nel reato--hanno, ad esempio,

una illustrazione in tribunale col ricorso dei comunisti di Alcari li

Fusi, fraudolentemente spogliati dei proprî beni, ed ebbero un epilogo

tragico a Caltavuturo dove furono assassinati dei poveri contadini

perchè--ingenui!--vollero esercitare un diritto, zappando--niente altro

che zappando!--la terra che a loro appartiene.

Oh! Italiani, che vi siete santamente indignati per l'assoluzione di

Angoulême, quando v'indignerete per il massacro di Caltavuturo, che

costituisce l'episodio più scellerato della vita politica italiana, ch'è

rimasto impunito e pel quale non un solo accusato venne trasportato

sullo sgabello della Corte di Assise? In Francia almeno ci fu un

processo, ci furono degli accusati, ci fu un Pubblico Ministero severo e

imparziale che fece di tutto per farli condannare, ci furono dei

gendarmi che deposero il vero: ma in Italia?

Però le usurpazioni dei demanî comunali, e la vendita e i censimenti

fraudolenti delle terre patrimoniali nè possono essere consumati

dappertutto,--perchè in Sicilia non tutti i Comuni posseggono demani

comunali e beni patrimoniali--nè possono ripetersi ogni giorno perchè la

materia che fornisce occasione al reato, a danno del popolo, si

esaurisce. Ci sono, però, altri modi di nuocere al popolo,

quotidianamente, perennemente, e che riescono perciò causa più frequente

di odî e di risentimenti: questi modi vengono rappresentati dalle

imposte e dalle spese.

[COME SI SPENDE IL DENARO PUBBLICO]

Si deve premettere, per essere imparziali, che oggi come oggi i municipi

di Sicilia sono agli sgoccioli in quanto a _spese facoltative_, ridotte

in molti luoghi a qualche migliaio di lire per la musica o per la

Chiesa, e che le imposte servono per le _spese obbligatorie_. Molte

delle spese della prima categoria, però, vennero fatte in altri tempi

per mezzo di debiti, che ora pesano sui municipî, e fatte talora per

mettersi, almeno nella parte esteriore e che rappresenta la vernice, a

livello delle città più colte del continente. Lo spagnolismo impera nei

comuni come sugli individui e li ha spinti ad un più elevato tenore di

vita sproporzionato alle risorse.

E perchè riguardano il prepotere--veramente feudale in quanto alla

natura delle spese--ricorderò questi casi:

Nella provincia di Caltanissetta si costruì a spese della provincia una

strada a totale benefizio di un barone che dominava nel Consiglio

provinciale.

In Agira, a spese del Comune, si costruì altra strada del costo di oltre

200,000 lire che giovava principalmente ad un ricco signore--nel resto

onesto cittadino--che spadroneggiava nel Municipio.[25].

Così altrove. In quanto alla _onestà_ nello spendere e nel costruire me

ne rimetto al severo giudizio della _relazione_ Bonfadini sulle strade

provinciali di Caltanissetta e di Girgenti. Del resto ci vorrebbe un

volume per notare e descrivere tutte queste spese pazze e disoneste, che

gli amministratori locali possono tentare di giustificare soltanto

coll'esclamare: _abbiamo imitato lo Stato_.

Purtroppo!

Ciò che il Sonnino e il Franchetti e il Bonfadini--cito di proposito

persone non sospettate di radicalismo o di socialismo--osservarono sulle

amministrazioni comunali, dovettero constatarlo anche nelle

amministrazioni delle opere pie.[26]

[LE IMPOSTE MEZZO DI SFRUTTAMENTO]

Nel giudizio sulle imposte, come mezzo di iniquo sfruttamento di classe,

lascio la parola all'on. Sonnino, di me assai più autorevole:

[L'ARBITRIO NELL'IMPORRE]

«Quanto al modo in cui la classe dei _galantuomini_ si vale delle

amministrazioni comunali a suo profitto, ed a danno della classe dei

contadini, basterebbe esaminare Comune per Comune i ruoli delle imposte

per averne qualche idea. Così noi troveremo generalmente imposta in modo

gravissimo la tassa sulle bestie da tiro e da soma, ossia principalmente

sui muli e sui cavalli, che sono la proprietà maggiore dei contadini; e

invece raramente e in proporzioni minime la tassa vera sul bestiame,

ossia sulle vacche e sui bovi, perchè questi sono posseduti dai

proprietarî. Il contadino paga in moltissimi luoghi fino a 8 lire per

mulo, o 5 lire per un asino, e il proprietario e il gabellotto non

pagano nulla, o relativamente pochissimo, per centinaia di vacche o di

bovi.»

Il Cavalieri, che fu compagno di viaggio di Sonnino e di Franchetti nel

1875, si è occupato adesso della quistione siciliana; epperò ha dovuto

confermare quanto avevano scritto i primi molti anni or sono e

aggiungere fatti nuovi e opportune considerazioni, che meritano di

essere riportati.

«Le tasse sugli animali da tiro, da sella e da soma e quelle pel

bestiame danno luogo a sfruttamenti del contadino: e in generale si

aggrava la prima, la quale colpisce gli animali, che gli rendono un

servizio e si attenua la seconda, che colpisce il bestiame come

capitale.[27]

«È più che verosimile, che sindaci e consiglieri nel compilare i ruoli

delle varie tasse favoriscono i loro amici e gravano la mano sugli

avversarî e sui poveri.»

«Osservazioni simili si devono fare per la tassa fuocatico....»

«Ma a far più completa la dimostrazione dello stato delle cose, ecco un

altro documento meno conosciuto, ma altrettanto grave. Il Fascio di

Campobello di Licata ricorse di recente al Consiglio provinciale di

Girgenti perchè quel Consiglio comunale, per creare un corpo di 21

guardie campestri, istituì una tassa sui proprietarî sulla base di lire

8 per ogni salma di terra, ma _colla clausola che sarebbero tassati solo

i proprietari, che possedono sino a sei salme_.

«S'intende che nessuno dei consiglieri comunali è in questa

categoria....

«Il ricorso avrà certo buon esito, ma la cosa è tanto enorme che si

stenta a comprendere come ci sia stato il bisogno di produrlo: però non

da chi, già nel 1876, in Santa Margherita--nella stessa provincia di

Girgenti--ebbe a constatare che da anni si riscuoteva colla tolleranza

degli ufficiali del governo una seconda imposta a benefizio del Comune:

l'imposta governativa si riscuoteva col contatore meccanico e quella

comunale si riscuoteva col sistema borbonico e cioè con altrettante

bollette che un apposito ufficio rilasciava a chi voleva macinare, senza

delle quali il mugnaio non avrebbe potuto prestarsi sotto pena di una

contravvenzione!» (_I fasci dei lavoratori_, p. 29 a 32).

[IL DAZIO DI CONSUMO]

[SI OLTREPASSANO I LIMITI LEGALI]

In quanto al Dazio di consumo quasi tutti i Comuni chiusi, almeno i

principali (compresi quelli amministrati dai democratici) hanno

sorpassato i limiti legali del sovrimporre. E perchè su questo vitale

argomento le sentimentalità non prendano il sopravvento,--o meglio non

si abbia il sospetto che lo prendano,--giova riprodurre alcune cifre

comparative per i bilanci del 1889, sulla proporzione della sovrimposta

fondiaria e del dazio di consumo comunale in poche regioni d'Italia, che

hanno presso a poco la stessa popolazione della Sicilia.

POPOLAZIONE DAZIO QUOTA SOVRIMPOSTA QUOTA

CONSUMO PER FONDIARIA PER

COMUNALE ABITANTE ABITANTE

Piemonte 3,234,490 12,008,218 3,71 13,043,802 4,03

Lombardia 3,906,959 12,771,218 3,27 20,902,919 5,35

Veneto 2,985,164 7,209,917 2,42 16,264,792 5,45

Sicilia 3,285,474 22,218,045 6,76 5,350,478 1,63

Io non commenterò queste cifre eloquenti e mi limiterò a riprodurre

un'altra breve comparazione fatta dal professore Maffeo Pantaleoni, e

lascerò che i commenti li faccia una pregiata rivista che combatte il

socialismo con tutte le sue forze.

Le cifre comparative sono queste:

QUOTA PER ABITANTE DELLA

_Ricchezza_ _Dazio di consumo_ _Sovrimposta fon._

Sicilia 1,471 6,76 1,63

Piemonte 2,746 3,71 4,03

Lombardia 2,400 3,27 5,35

Veneto 1,935 2,42 5,45

Ed ecco i commenti:

[PARAGONI ELOQUENTI]

«Va notato che i dati della ricchezza per abitante per regione si

riferiscono ad un quinquennio (1884-1889) di eccezionale prosperità,

sopratutto in Sicilia.--La crisi sopravvenuta dopo, ha certamente

arrestato e retrocesso lo sviluppo della sua ricchezza proporzionalmente

più che sulle regioni del nord, per effetto della politica economica più

specialmente lesiva del Mezzogiorno.--Ma pure restando per larghezza di

concessione ai dati del Pantaleoni, il dazio consumo in Sicilia è quasi

il doppio che in Piemonte, mentre la ricchezza ne è la metà, ed esercita

nell'isola una pressione tributaria almeno _quattro volte_ maggiore.

Invece la sovrimposta sta ad un limite poco inferiore a quello che

potrebbe ancora raggiungere in vista della ricchezza rispettiva; mentre

le altre imposte (valore locativo, tassa famiglia, bestiame, vetture e

domestici) sono già in _cifra assoluta_ per abitante più gravose pel

contribuente siciliano. Questi dati permettono due considerazioni: 1º

che il sistema delle imposte comunali in Sicilia esercita una pressione

maggiore che nel continente; 2º che la ripartizione del carico

tributario locale è fatta tutta a danno dei contribuenti che pagano

imposte indirette» cioè, dei lavoratori! (_L'insurrezione Siciliana_,

nel _Giornale degli Economisti_, Febbrajo 1894).

Su questo proposito, infine, c'è la testimonianza più decisiva, e più

autorevole, più recente: quella del Generale Corsi, che giudica

«veramente gravissime le imposte nella massima parte dei Comuni,

specialmente sui generi di prima necessità, sulle farine sopratutto, e

_ripartite in modo così ingiusto, così empio, che pesavano molto più sul

povero che sul ricco_. E molti comuni sprecavano denaro in ispese di

nessuna o problematica utilità pubblica, a vantaggio dei signori, a

beneficio dei bene affetti e fautori della fazione predominante... (p.

369).»

La gravità di questi dati e delle accuse che essi autorizzano a muovere

contro le _classi dirigenti_, le quali spadroneggiano nei municipî,

preoccupò i _grandi proprietarî_ della sala Ragona; i quali cercarono di

difendersi, osservando che «il fenomeno doloroso dell'altissima quota di

dazio di consumo comunale che si paga in Sicilia è determinato dal fatto

che la classe rurale siciliana risiede nelle città e borgate soggiacenti

al dazio di consumo, mentre nelle altre regioni d'Italia vive

disseminata nelle campagne.»

[LA SPEREQUAZIONE TRA LE IMPOSTE]

La giustificazione in parte è accettabile; e si può dire eziandio, che

la legge stessa sui tributi locali favorisce la proprietà fondiaria

cogli ostacoli, che mette alla facoltà di sovraimporre; ma rimane

sempre,--a spiegare il largo e giusto risentimento dei proletarî,--il

fatto stesso della esistente sperequazione tra imposte dirette e

indirette, a danno loro, (e che essi ignari di leggi e di demografia non

riescono a giustificare), non che la circostanza che colle stesse leggi

e cogli stessi ostacoli a sovrimporre sulla imposta fondiaria in

Piemonte, in Lombardia e nel Veneto i proprietarî riescono a pagare tre

e quattro volte di più che in Sicilia. È innegabilmente maggiore

l'equità tributaria nell'Alta Italia, che in Sicilia e in molte altre

contrade del mezzogiorno, e specialmente nella Campania.

Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause · 第 6 / 35 段