Non erano passati venti giorni dalla prima rappresentazione della
_Africana_, quando la moglie di Teobaldo, la bella Clarina, profittando
della assenza del marito, si chiuse nel suo gabinetto da toletta per
scrivere una lettera.
Poniamoci dietro le spalle della signora (è una posizione che offre
quasi sempre delle viste aggradevoli), e leggiamo ciò che ella scrive:
«Mio dolce amico!
«Tu hai commesso uno di quegli errori a cui difficilmente si può
rimediare. Qualcuno aveva già parlato a Teobaldo in tuo favore, e mio
marito si mostrava assai ben disposto a riceverti in casa; ma tu,
colle tue imprudenze, hai guastato i miei piani. Come mai ti è venuto
in mente di dire tanto male della _Africana_ al _club_ degli artisti?
Teobaldo era presente, Teobaldo ha udito ogni cosa, e ti giuro che,
dopo un tal fatto, è assai difficile che egli si riconcili con te.
Teobaldo è furioso... Figurati che egli non dorme più... che egli non
mangia più... che egli mi ha completamente obliata per l'_Africana_.
Ogni giorno mi viene a casa con dei nuovi signori, maestri, dilettanti,
giornalisti... che so io?... il pianoforte è in ballo... Io non so
più dove ricoverarmi per fuggire l'_Africana_.--Quando penso che tu
solo, tu che avresti potuto tener luogo di tutti, per una imprudente
chiacchierata... ti sei chiuso per sempre la strada che io ti aveva
aperta!... Carlo!... Se è vero che tu mi ami... se è vero che
brameresti rinnovare ogni giorno le gioie... ahi! troppe fugaci e
incomplete... della nostra prima giovinezza... Carlo: io te ne
supplico--desisti dal far guerra... all'_Africana_--riconciliati con
lei--confessa pubblicamente i tuoi torti--non ti resta altro modo per
tornare nelle buone grazie di mio marito... e per avvicinarti a colei,
che ti ama e ti aspetta coll'anima ansante.
«C. B. T.»