VII.

«Se innanzi a voi, gentilissime donzelle e nobili signore di Nyon, io

mi presento a difendere l'onore e la fama di quella grande famiglia

artistica a cui mi glorio d'appartenere: la carità dello scopo varrà a

giustificare l'audacia dell'assunto, e voi di leggieri mi perdonerete

se, togliendovi agli ozii delle pacifiche dimore, v'ho qui stassera

chiamati a consiglio. Malagevole cosa è per me il combattere un

pregiudizio oramai incallito nei vostri cervelli; nè io presumo tanto

dalla eloquenza mia, da tenermi sicura la vittoria. Ad operare sì

grande rivolta d'idee, non che le mie deboli parole, insufficienti

tornerebbero le miracolose gesta degli antichi profeti: tanto l'uomo

è ritroso a salire anche d'un solo gradino la scala del progresso

e della civiltà. Ma s'egli è pur necessario che alcuno vi dia la

prima spinta, a ciò mi adoprerò col seguente discorso, nel quale,

dopo avervi dimostrato che l'arte del canto è le più antica e la più

nobile delle arti, e in qual pregio fosse tenuta e tengasi tuttora

dalle nazioni più incivilite; vi proverò con argomenti incontrastabili

come un cantante, pelle sue doti fisiche e morali, non possa a meno

di riuscire un valoroso e comodo marito. (_Tumulto nelle ultime

file_). Vi conforti però il pensiero, che, quando anche io riuscissi a

modificare le vostre opinioni e a conciliarmi d'un tratto l'universale

simpatia, mi asterrò dallo importunarvi con proposte di matrimonio;

io soffocherò nel petto quelle dodici fiamme d'amore, che pur troppo

vi divamparono dal giorno in cui il tacco del mio stivale si è posato

per la prima volta su questo vulcanico suolo. (_Movimento nelle prime

file_). Scoraggiato da molte ripulse, io feci voto di eterno celibato.

(_Sensazione_). Domani lascierò per sempre queste ridenti spiaggie

del Lemano, e simile ai nostri primi padri esulanti dall'Eden, io

porterò meco l'amarezza nel cuore e le lagrime sulle ciglia. Ma se la

giustizia della causa darà qualche efficacia alle mie parole, forse in

luogo dello sprezzo e dell'odio, mi seguiranno i voti e il compianto

di qualche anima convertita. (_Tosse e starnuti_). Un giorno...

qualche mio confratello... peregrinando a queste terre, troverà presso

di voi quell'accoglienza cortese che a me... fu negata. Allora non

più le grazie si involeranno sdegnose ai baci ed agli amplessi d'un

figlio d'Apollo, ma gli moveranno incontro con festevole gara, per

aprirgli cortesemente i nascosti tesori della bellezza. (_Agitazioni

e contorsioni nelle prime file_). Oh, in quel giorno... vi sovvenga

per me una parola di benedizione... La vostra pietà, benchè tarda,

sarà balsamo alle crudeli ferite che oggi mi avete aperte nel cuore.

(_Breve pausa_).

»Il canto è il linguaggio più naturale dell'uomo.

»Non mi sarebbe difficile il convincervi come i nostri primi padri si

intendessero fra loro a forza di scale e di solfeggi, non altrimenti

che le allodole ed i fringuelli. Ma quando, insieme cogli altri

peccati, nacquero gli odii e le guerre fra gli uomini, la musica

divenne impotente ad esprimere i nuovi bisogni e le nuove turpitudini:

le note si urtarono disaccordi, e cessata ogni armonia dei cuori

cessò di conseguenza anche la dolce armonia del linguaggio. Allora fu

inventato l'alfabeto; allora convenne torcere le labbra e contrarre la

bocca all'accozzo delle aspre consonanti, ed a forza di complicazioni

e di bisticci gli uomini giunsero al punto di più non comprendersi

fra loro. La molteplice varietà delle lingue dimostra evidentemente

come esse nascessero dalla discordia e dal capriccio, piuttosto che da

un naturale istinto dell'uomo, mentre alla musica è concesso tuttora

il privilegio di essere compresa ugualmente da tutta la famiglia

umana. L'Etiope, l'Ottentotto, il Mamalucco commovonsi al suono d'una

melanconica canzone, non meno dell'elegante e colto Europeo. I più

nobili e puri sentimenti dell'anima, le grandi gioie siccome i grandi

dolori, meglio che con altro linguaggio si rivelano colle varie

modulazioni delle note.--Col canto, le madri parlano ai loro bambini

lattanti, col canto, il garzone innamorato sfoga le pene segrete sotto

il balcone della sua ganza; e col canto voi pure, o nobili svizzeri,

riusciste a stabilire una perfetta intelligenza fra voi e le vostre

mandrie. (_Applausi_).

»Io non mi farò qui ad investigare chi abbia dettate le prime leggi

musicali e ridotto a regola d'arte questo nobile istinto della creatura

umana. Io so che presso tutti i popoli e in tutti i tempi, i cultori

dell'armonia furono oggetto di venerazione e di culto. Gli Egizii

eressero statue al celebre Eocri, il quale nelle feste di Osiride

dominava colla sua voce baritonale un coro di ben settemila cantori.

Io non vi parlerò di quel favoloso Orfeo, nè di quell'Anfione, che

colla soavità del canto ridussero a civiltà gli uomini e le pietre. E

tacerò di Talete che colla musica guariva i Cretesi dalla peste, e di

Peone che col canto è fama risanasse gl'infermi e i morti risuscitasse.

I Greci e gli Spartani avevano in tanta stima i cultori di quest'arte

divina, che Temistocle, forse per ciò solo che non sapeva cantare, fu

assai meno stimato di Epaminonda.--La popolazione romana provò tanto

dolore alla morte del cantante Tigellio, che i cittadini vestirono a

lutto e si cosparsero di cenere come all'annunzio di pubblica calamità;

il divino Alighieri non isdegnò celebrare nel suo poema il tenore

Casella, della cui amicizia si tenne, mentre che visse, onorato.

»Ma che vado io rammentandovi queste viete istorie dei tempi andati?

Volgete piuttosto gli sguardi alle regioni più incivilite della

moderna Europa, e mirate a quale sublime altezza noi privilegiati

figliuoli dell'armonia fummo dal pubblico buon senso e dalla pubblica

riconoscenza elevati. A noi per unanime voto tributato il titolo

di virtuosi; in noi concentrate le speranze ed i voti dei popoli;

noi scopo di ogni conversazione ne' privati circoli, nei caffè,

nelle piazze e nei corsi; noi arricchiti ed ingrassati dal plauso

universale. Duemila e cento ventitre giornali si contendono il vanto

di registrare i nostri trionfi ed i nostri raffreddori, e noi diamo di

rimando l'alimento e la vita a tanti giornalisti, che ben si può dire

la letteratura moderna vegeti e cresca irrigata dai nostri gorgheggi

e dai nostri marenghi. Che più? A noi si dedicano biografie, a noi

si innalzano busti e monumenti, a noi si gettano corone, a noi si

decretano gli onori del trionfo. (_Oh! Oh!_). Dubitereste?--Si vede

o Svizzeri innocenti, che voi siete rimasti ben addietro nel cammino

della civiltà.--Io era presente... vidi io stesso lo spettacolo

commovente: una carrozza tirata dai più reputati gentiluomini della

città, i quali non isdegnarono logorare il molle guanto e curvare la

schiena alla generosa fatica del cavallo... E sapete voi chi sedesse

trionfalmente in quel cocchio? Poveri Svizzeri, voi noi crederete--un

tenore! (_Fischi, urli ed altre manifestazioni_)... Egli sedeva

radiante di gloria, come Febo nel suo carro luminoso, e mentre i

bipedi corsieri lo traevano nelle più popolate vie, e le dame dai

balconi sventolavano i fazzoletti e gittavano fiori e ghirlande sul suo

passaggio. A completare l'augusta cerimonia altro non mancò in quel

giorno se non che il festeggiato cantante, afferrato uno scudiscio,

lo esercitasse sulla groppa de' suoi fanatici ammiratori. (_Applausi

universali_).

»Ma io sto per porgervi l'ultima e la più manifesta prova dell'alta

considerazione in che noi siamo tenuti. Vi piaccia seguirmi col

pensiero in uno dei principali caffè di Milano, voglio dire nel caffè

Martini, sulla piazza del grande teatro della Scala.

»Tutto che vi ha nella Capitale Lombarda di gioventù nobile ed

elegante, le individualità più notevoli.

Sia per titoli e blasoni

Sia per cedole e dobloni:

i _lions_ più famigerati per imprese d'amore o per lusso, per

splendidezza di vita, hanno quivi ritrovo.

«In quelle sale privilegiate non osi l'umile proletario introdurre

il lezzo del suo vecchio paletot, nè l'equivoco colore de' suoi

collaretti; e si astengono parimenti dal porre là dentro il piede

gli stremati seguaci di Temi, gli avvocatuzzi senza clientela, gli

impiegati alle strade di ferro, i ragionieri del Censo, i segretari

delle case fallite, gli squattrinati studentelli di Brera, e simile

genìa. Costoro vi si troverebbero a disagio, umiliati, annichiliti

come irsuto cagnuzzo da vetturale che osasse accovacciarsi sui

tappeti d'un aristocratico gabinetto fra due lindi cagnolini inglesi,

puro sangue.--Noi soli, noi, augusti sacerdoti delle Muse; abbiamo

il diritto di portare in quelle sale le nostre barbe di becco e le

foggie cosmopolite della nostra _toilette_; noi sediamo su quelle

scranne al volgo contese ed abbiamo l'onore di sorbire il caffè da

quelle medesime tazze ove l'alta società milanese tuffa ogni giorno i

profumati mustacchi. (_Sensazione_). E si noti, a maggior orgoglio

dei cultori dell'arte, che mentre questa eletta società dal blasone

dai censi occupa il lato sinistro della sala, a noi venne riservata

esclusivamente la parte destra--ben inteso, che la destra e la sinistra

voglionsi determinare dalla posizione del proprietario, il quale tiene

anche due libri maestri per registrare i debiti degli avventori--due

libri, che messi a confronto, farebbero ragione dell'onestà e della

buona fede prevalente negli artisti.

»Ma io credo aver accumulate sufficienti prove, onde trarre al mio

partito anche le anime le più ritrose. Se il colèra, le guerre, le

pesti e il mal delle viti non pongono ostacolo al rapido incivilimento

del mondo, io prevedo che fra venti anni si rinnoveranno gli aurei

tempi di cui più sopra vi ho parlato, e la musica sarà di bel nuovo

il solo linguaggio degli uomini. Nelle nostre città d'Italia un tale

miracolo si va di giorno in giorno operando. I fanciulli appena

spoppati imparano le _messe di voce ed i gruppetti_; trillano nella

culla, solfeggiano sui ginocchi della madre; e più tardi, nelle scuole

cantano alla distesa l'abbecedario e la grammatica; e avventurati si

dicono i parenti quando il loro figlio all'età di cinque anni sappia

cantare tutta di seguito una cavatina. Nè i fanciulli soltanto, ma gli

adulti di tutte le condizioni, di tutte le classi, trovano più comodo

oggimai esercitare la laringe, piuttosto che le braccia e il cervello.

Io non vi parlo de' calzolai, de' falegnami e dei sartori, che, gittata

la lesina, la sega e l'ago, si dedicarono e riuscirono eccellenti

nell'arte del canto. Persone di rango distinto, e che già occuparono

luminose cariche, riconosciuta l'importanza dell'arte nostra, sfidando

ogni difficoltà, ogni pericolo, a quella si dedicarono a corpo perduto.

Gli avvocati disertarono il foro, i medici ripudiarono Esculapio, i

poeti spezzarono la lira, e purchè riuscissero a trarre dalla gola un

suono che assomigliasse alla voce umana, cercarono pei teatri applausi

e denari, e giunsero a tanto colla magia delle note e più colle

sterline guadagnate, da essere finalmente tenuti in conto d'uomini

dabbene. (_Tumulto e segni d'impazienza_).

»Ma nei vostri volti, o gentili uditori, io veggo i segni manifesti

della compunzione e del ravvedimento. Epperò con animo alquanto

rassicurato io passerò ora a dimostrarvi come un cantante, pelle sue

doti fisiche e morali, debba necessariamente riuscire ottimo marito;

scabro e difficile assunto, dovendo io parlare ad un'assemblea di

innocenti fanciulle, a cui non vogliono essere svelate certe misteriose

leggi della natura (_attenzione nelle prime file_), sulle quali baserà

l'intero edifizio delle mie argomentazioni.

»Pertanto, piuttosto che offendere, o donzelle, il vostro delicato

pudore, io vi consiglio ad uscire dalla sala per pochi minuti, e

allora, procedendo io con maggior libertà di parole, il trionfo della

mia causa riuscirà più pronto e più completo. (_Bisbiglio--Ciascuno

rimane al proprio posto--Le donne raddoppiano d'attenzione_).

»Quando l'abate Parini, in odio dei _canori elefanti_, dettava quella

sua bellissima ode _la musica_, una legge stolta ed iniqua imponeva

ai cantanti tali sacrifizi, che io mi meraviglio si trovassero uomini

tanto virtuosi da assoggettarvisi. Certo, se io fossi vissuto in

quell'epoca, nè l'amore dell'arte, nè le illusioni della gloria, nè la

sacra fame dell'oro mi avrebbero indotto a seguire una carriera per la

quale era forza immolare le due appendici più caratteristiche della

virilità. (_Applausi_). Nè, se durassero quelle barbare costumanze,

io vi consiglierei, o gentili donzelle, a prendervi per marito un

cantante; troppo disaggradevole sorpresa vi attenderebbe sul talamo

nuziale.

»Ma grazie alle invettive del Parini ed al ravvedimento dei popoli, i

cantanti si trovano oggi in migliori condizioni; essi possono senza

vergogna presentarsi nei campi di Imeneo, ed in quello hanno già date

sì luminose prove di valore, che nelle città, nelle borgate, nei

villaggi, dovunque infine passarono, lasciarono traccie gloriose, e

riportarono onorevoli diplomi dalle dame, damine e damaccie che vollero

assecondarne gli sforzi generosi. Oh, quante istorielle leggiadre,

quanti bizzarri aneddoti mi si affollano alla mente che volentieri vi

narrerei se non mi frenasse il soverchio pudore! (_segni di impazienza

e di mal umore_). Il mondo si prostri con venerazione a voi dinanzi, ed

i secoli avvenire registrino a cifre d'oro i vostri nomi, o magnanime

donne, che, dopo aver resistito alla magnetica attrazione dei marenghi,

al fascino dei nomi gloriosi, alle eloquenti proteste di spasimanti

adoratori, vi lasciaste finalmente sedurre da un gruppetto, da un

trillo, da una ben vibrata appoggiatura! Voi non ignoravate come il

canto e l'amore sulla terra nascessero gemelli, e come la sonorità

della voce e il grande sviluppo della laringe sieno eccellente indizio

di altre qualità organiche troppo desiderabili, troppo preziose in

giovine marito. (_Sensazione_).

»Mi giovi, o Svizzeri, la vostra istessa esperienza. Avete mai

osservato come, nel regno degli animali, quelli sieno più inclinati

all'amore che più veemente sortirono lo istinto del canto?--L'usignuolo

è il più fedele e il più romantico degli innamorati. Il merlo ed

il passero solitario sono dai naturalisti citati come modelli di

fedeltà coniugale; il gallo, che nè la notte nè il giorno si ristà dal

cantare, è un tipo di galanteria e di operosità e d'altre virtù che

ogni moglie desidererebbe nel proprio marito. E tu, sventuratissimo

tra i quadrupedi, a cui la malvagità ha tolto insieme la libertà e

l'onore, tu sì crudelmente compensato de' tuoi generosi sacrifizi,

orecchiuto abitatore dei presepi: con quale potenza di note non assordi

le campagne e le valli, allorquando il sole di maggio, scaldandoti

le reni, ti sprona alle dolcezze dell'imeneo! (_Interruzioni_).

Perdonatemi se io m'appello ad un animale.... tanto scaduto nella

opinione pubblica; l'esempio non può venirmi più acconcio, perocchè

nessun quadrupede spieghi una voce più sonora e più bella, ed al tempo

istesso dimostri maggior vigoria nei trasporti della passione.

»Queste osservazioni che a prima giunta possono sembrare puerili non

cessano di rappresentare altrettante verità indiscutibili. Epperò io

leggo nelle istorie, i cantanti aver sempre ottenuto di preferenza i

favori del bel sesso; nè Elena avrebbe sì di leggieri abbandonata

la casa di Menelao per seguire il mal capitato Trojano, se questi

col suono della chitarra e con una canzonetta in _re minore_ non

l'avesse affascinata. E, senza ricorrere ai tempi favolosi, vi ricordi

quel Davide Rizio, che venuto alla corte della sventurata Stuarda, a

forza di cavatine giunse ad ottenerne i favori più intimi. Il troppo

avventuroso cantore..... moriva assassinato; ma non mancarono nei

secoli successivi, e forse anche ai tempi nostri non mancano altri

Rizii, che incontrarono uguali fortune e men tragico fine.

»Le quali cose considerando da una parte, e vedendo dall'altra

l'orrore, che molte fanciulle manifestano, alla idea di sposare un

cantante; e ricordandomi che io mi trovo in un oscuro villaggio della

Svizzera, sono costretto a sclamare: dove diavolo è venuta a cacciarsi

l'aristocrazia! Io riderei, o fanciulle, della vostra vanità, se non

mi assalisse in pari tempo la compassione del triste avvenire, che vi

è riserbato. Se con tanto disprezzo rifiutate la mano di chi potrebbe

farvi felici; quale sarà di grazia il mortale privilegiato a cui

accorderete un tanto favore?

»Un banchiere?--Che nei momenti consacrati alle estasi voluttuose

vi sussurrerà all'orecchio la regola del tre, e mentre crederete

deliziarlo coi trasporti del vostro amore, penserà al rialzo o al

ribasso dei fondi pubblici? (_Indignazione_).

»Un medico?--Che divenuto materialista a forza di studii anatomici e

fisiologici, porterà sul talamo nuziale la gravità e la circospezione

di chi si accinge ad una operazione chirurgica? (_Ribrezzo_).

»Un avvocato?--Che vi assorderà di prediche, di chiacchiere, di

citazioni, di frammenti d'eloquenza nel momento in cui voi vi

attenderete il linguaggio poetico dell'amore?

»Un poeta?--(_Rumori diversi, ilarità_). Dio ve ne guardi! I poeti

sfogano il loro sentimento nelle elegie e nei sonetti: snervati dai

lunghi delirii della imaginazione, non serbano alla moglie che tosse e

sbadigli.

»A meno che non vogliate discendere nella classe dei pizzicagnoli, dei

droghieri, dei fornai, dei parrucchieri.....

»Ma i vostri desiderii non si curvano a sì bassa genìa. Il cuore di

una fanciulla, che di poco abbia varcato i cinque lustri, è caldo di

sentimento e di poesia. Esso rifugge dal lardo e dalle spezierie;

ma gli è tutto olezzante di profumi, colorito di rose, vaporoso e

splendente; tende a sollevarsi fra le nubi ed il sole.

»Oh! chi potrà realizzare i sogni dorati della vostra fantasia? Chi

seconderà i desiderii prepotenti di un'anima, che dall'amore si

ripromette sì forti gioie, sì inebbrianti voluttà?

»Il cantante..... il solo cantante può giungere a tanto. Egli, che

essendo per legge fisica meglio di ogni altro disposto all'amore, è

altresì pella sua posizione sociale in grado di assecondare tutte le

esigenze, tutti i desiderii della più capricciosa fra le mogli.

»Amate i viaggi?--Un marito ordinario, per uno sforzo di compiacenza,

vi conduce a Parigi od a Londra, accompagnandovi colla gravità d'un

pedagogo, che il giovedì e la domenica meni a spasso l'allievo. Dopo

quel viaggio, tornando al vostro paese, udrete la terribile condanna

«di qui più non usciremo.» Un cantante all'incontro, al volger d'ogni

anno, d'ogni stagione, mutando paese e clima, seco vi trae di mare in

mare, di terra in terra, e vi gioconda di sempre variate sorprese. I

vostri amori, languenti oggi sotto i geli del nord, si ravvivano domani

e ritrovano l'antica energia riscaldati dal sole del tropico. Più

animati si rinnovano gli amplessi ed i baci, oggi sotto un boschetto

d'aranci, domani sotto i mirteti; oggi all'ombra dei tigli, domani fra

le palme e l'olezzo degli aromi; oggi al canto degli usignuoli, domani

fra l'urlo delle jene e le strida dei pappagalli; oggi sui muschiosi

tappeti dell'Apennino, domani sulle ardenti sabbie del deserto.

»L'amore vive di illusioni. Perchè queste durino perenni anco nello

stato coniugale, si richiede un tatto squisito, una raffinata perizia,

di che pochi sono dotati. Misero quel marito, che strappando le rose

onde il talamo si adorna, squarciando con improvvide mani i veli,

che ne adombrano i misteriosi recessi, prepara a sè medesimo ed alla

propria compagna il disinganno e la sazietà! Fui per molti anni amico

d'un egregio basso cantante, il quale ora nelle vicinanze di Ancona

vive agiatissimo, godendo il frutto di onorate fatiche. Era non troppo

bello della persona, ma elegante nei modi, d'indole modestissima;

e, benchè uscito di bassa famiglia, modellandosi al contatto della

buona società, e coltivando lo spirito con meditate letture, oltre al

rendersi ammirato sulle scene come cantante, godeva in società tutte le

simpatie che il mondo accorda agli uomini distinti. Ora avvenne, che

cantando egli al teatro di Sinigaglia, la figliuola di un ricchissimo

signore perdutamente se ne innamorò, e benchè non lo avesse mai veduto

che in sulle scene sotto le spoglie del duca Alfonso di Ferrara, tanto

si riscaldò in quell'amore, che giurò di ottenere il ricambio o morire

disperata. Le occhiate, i sospiri, i sorrisi furono molti.--I due

amanti si intesero a meraviglia.--Si cominciò col solito carteggio, co'

soliti regalucci, colle solite promesse di fede inviolabile; finchè il

padre della fanciulla, che era un fior di onest'uomo, accortosi della

tresca, non si fece molto pregare a secondarla con valido matrimonio.

Le nozze furono con insolita pompa celebrate.

»La città fu quella sera magnificamente illuminata, e l'orchestra del

gran teatro sotto le finestre degli sposi novelli eseguì dodici pezzi

di _scelta musica_.

»Frattanto che avviene negli intimi recessi delle stanze nuziali?

»Adagiata sulle coltrici profumate, leggiadra pegli adornamenti

dell'arte e pei vezzi della natura, la giovinetta con impaziente

desiderio attende l'ora della felicità suprema.....

»Ed ecco, le porte si spalancano; ed un uomo dal volto severo ad un

tempo ed amoroso, dalle vesti splendide d'oro e di gemme, dall'incesso

grave e dignitoso, si accosta alla giovinetta che trasalisce di

sorpresa e di voluttà. Non è più lo stesso marito che poche ore dianzi

coll'obbligatorio soprabituzzo a coda di rondine e coll'indispensabile

cappello a cilindro, la accompagnava alla chiesa: è il duca Alfonso di

Ferrara, quale nella scena terza dell'atto primo apparisce a Lucrezia

Borgia, meno la feroce ironia del sorriso e gli inumani desiderii di

vendetta.

«Lo stratagemma riescì mirabilmente; quel travestimento bizzarro

ridestò nella giovine sposa le ricordanze più care; ella balzò

dalle piume, e gettossi con trasporto nelle braccia del duca. Le

gioie dell'imeneo si alternarono per entrambi saporitissime, e sul

talamo nuziale, che generalmente suol chiamarsi la tomba dell'amore,

rinverdirono per essi le speranze e le illusioni di un avvenire

felice. Nè quello fu l'ultimo travestimento onde il sagacissimo marito

scosse le volubili fibre della sua donna; che anzi per molti anni

continuando la lodevole costumanza, ogni sera, tornando dal teatro, a

lei si presentava sotto nuovo costume. Enrico VIII, Carlo V, Filippo

Visconti ed altri illustri fecero alla lor volta onorevole comparsa, ed

ottennero le stesse carezze, l'istessa cortesia che al duca di Ferrara

erano state prodigate. E quando la fortunatissima donna, desiderando

più lieti amori, si mostrò noiata di quei severi personaggi, il

brillantissimo Figaro colla chitarra al collo e il dottor Dulcamara

colla sua boccetta di elisir la solleticarono di novelle sorprese.

(_Risa ironiche nei banchi dei mariti_). Io era preparato a quelle

vostre risa di scherno, o grossolani e volgari mariti. Voi non potete

apprezzare al giusto valore gli ingegnosi ritrovati del cantante

anconetano; voi, che forse nel giorno delle nozze osaste comparire

innanzi alla sposa con un paio di mutande scucite, e una grossa

flanella di cotone sulla zucca. (_Indignazione_). Oh! il berretto

di cotone! Conosco molte dame rispettabili, che sdegnate e prese

da ribrezzo in mirare questo accessorio della _toilette_ maritale,

all'indomani delle nozze furono spinte a chiedere il divorzio.

(_Applausi nelle prime file_).

«Restami ora a dire--e sarà l'ultima parte, forse la più efficace di

questo mio lungo sermone--restami a dire, amabilissime figliuole, di

quelle avvantaggiose combinazioni, per cui la moglie di un cantante

può meglio di altra donna qualsiasi... _coronare_ la felicità del suo

compagno indivisibile.

»Ispiratemi, o caste suore dell'Elicona! Fate che io ritrovi una

perifrasi pudica, onde esprimere il peccaminoso concetto!--Eppure

avvi fanciulla ben educata--parlo di quelle, che ebbero la fortuna di

entrare in collegio fino dalla più tenera età, e di collaborare con

un centinaio di amiche innocenti alla risoluzione dei più simpatici

problemi della natura--avvi fanciulla, che, qualche volta, non abbia

vagheggiato l'imeneo siccome una condizione d'indipendenza sociale, e

sospirato un marito, siccome una _etichetta_ legittima per far passare

la merce di contrabbando? Certo è che al vostro orecchio infantile,

prima della parola _matrimonio_, suonò l'adulterio nei santi precetti

del decalogo, e all'età di sette anni quella oscena parola fu proferita

da voi senza rossore, fino al giorno in cui la direttrice, o la

maestra, o il catichista del collegio, o qualcuna delle vostre amiche

più intime, vi fecero comprendere con pietose reticenze il segreto di

quel precetto divino. Le oneste fanciulle cominciano ordinariamente

la loro educazione sentimentale su qualche pagina del _Manuale di

Filotea_, ovvero del catechismo. Gran ventura pei mariti, che in grazia

del decalogo, voi apprendiate a conoscere le illegalità prima degli

obblighi conjugali! Io vi assolvo col labbro e col cuore, amabilissime

figliuole! La colpa non è vostra, se nell'età delle illusioni e dei

desiderii, prima dei vincoli, voi vagheggiaste le risorse illegittime

del matrimonio! Un marito è per voi il _primo uomo_, che deve

emanciparvi dalla soggezione dei parenti, e presentarvi a tutto il

genere umano, guarentite da ogni pericolo.--(_Sensazione nelle prime

file_). Io comprendo dalla vostra irrequietezza e dal vostro rossore,

o intelligenti, non meno che avvenenti figliuole, che voi mi avete

compreso perfettamente. Vi parlo da scapolo, da giovine spensierato;

vi parlo come colui, che nell'ultimo disinganno delle vostre repulse,

fino da oggi a mezzogiorno rinunziava a qualunque aspirazione di vita

coniugale. Certo, s'io serbassi ancora qualche speranza o desiderio

legittimo--non sarei tanto stolto da prevenire le vostre anime, forse

innocentissime, cogli adescamenti della colpa.... Conosco dei poeti....

dei romanzieri, degli autori di commedie, i quali, per avere nei loro

scritti giovanili insegnata alle donne la strategia dei capricci

amorosi, e raccomandata la infedeltà coniugale quasi un obbligo di

galanteria, più tardi, per opera di una moglie intelligente, sentirono

spuntare sulla testa il mal albero seminato.

»Posto dunque che l'istinto e l'educazione vi portino, o sensibili

fanciulle, a diffidare della vostra fermezza, antiveggendo le

difficoltà di una fede quasi ripugnante alle leggi stesse della

natura--non vi pare egli ottimo consiglio, dovendo legarvi ad un

uomo per tutta la vita, badare che esso non sia in tal posizione da

esercitare su voi una sorveglianza perenne, e da chiudervi ogni adito

a quelle divagazioni o variazioni, che tanto desideraste nei sogni

dell'età prima?

»Accorte, direte voi, e previdenti sono le fanciulle, che volonterose

si legano ad uomo un po' sordo, un po' miope, e mediocremente

imbecille.--Badate: la sordità, e la miopia sono indizio di

debilitazione generale nel sistema nervoso--e un marito, debilitato

in anticipazione, non conviene per verun titolo a giovine donna. E

sono altresì i sordi ed i miopi per loro natura ombrosi, diffidenti e

tenaci; però non cessano dal sorvegliare, e irrequieti brontolano, e

tormentano la loro compagna, prima ancora che essa abbia dato motivo

a sospetto legittimo. D'altronde non è molto aggradevole il convivere

con persone tanto compromesse nei sensi--e poichè il marito bisogna ad

ogni costo subirlo per tutta la vita, sta bene che egli sia in grado di

intrattenere la sua compagna aggradevolmente, quando altri non occupi

il suo posto.--No: un miope ed un sordo non farebbero al caso vostro,

mie belle figliuole--nè io voglio farvi il torto di credere che a voi

manchi quello spirito tanto comune alle mogli, di farla sugli occhi al

più chiaroveggente dei mariti (_applausi nelle prime file_). E tanto

meno vorrei affidarvi ad un imbecille--essendo oggimai riconosciuto

che gli uomini più eminenti per ingegno, più versati nella diplomazia,

nelle scienze, nelle lettere, nelle arti, prima che dalla patria

renitente, ebbero dalla moglie una corona non richiesta, e per essa una

celebrità non invidiata. È ben vero che alla moglie di un imbecille

il mondo perdona facilmente qualche distrazione illegittima, quasi

sempre involontaria... Si ride, e si compatisce.... «È tanto stupido

quel marito!.... È tanto brillante quella donna!... Ella avrebbe torto

di esser onesta!» Così parla il mondo, ed assolve. Ma più spesso nei

circoli galanti ho udito dire a cert'uni: «Quella povera signora.... è

ben infelice di aver un marito scienziato!... Tutto assorto ne' suoi

studii, preoccupato de' suoi piani politici, delle sue scoperte, de'

suoi lavori letterarii, colla soverchia attività della mente, egli

si è inaridito il cuore. Una donna sana e robusta può ben rispettare

un marito sfibrato dalla meditazione; ma è però necessità che ella

cerchi d'altra parte qualche scossa più energica!.. Ella ha ragione di

dire che nel marito adora lo spirito, ma nei cinque o sei dragoni che

la corteggiano, rende omaggio alle forme più elette della materia.»

(_Entusiasmo nelle prime file--sospiri per parte delle donne vecchie_).

Credetelo, figliuole mie, una donna intelligente trova sempre un

mezzo termine per coonestare in faccia alla società _elevata_ tutti i

capricci dello istinto.

»Importa innanzi tutto--ed è appunto di ciò che io voglio a preferenza

intrattenervi, per l'utile vostro--che il marito non sappia mai, e che

la società sappia il meno possibile, in modo che voi abbiate sempre dei

validi argomenti a protestare contro l'evidenza dei fatti.

»Ed eccoci al passo dove io voleva condurvi. Quando io vi abbia

dimostrato che il solo cantante, per la sua posizione sociale, per

gli obblighi inerenti alla sua professione, e per le condiscendenze

obbligatorie imposte dall'arte, in date circostanze, non può nè

_vedere_, nè _udire_, nè vietare, nè sorprendere, nè adirarsi, nè fare

scandali, nè promuovere inchieste... allora voi dovrete convenire--e

sarà l'ultimo e il più solenne trionfo della mia eloquenza--che il

cantante, sia desso baritono o tenore, buffo o basso profondo, è senza

alcun dubbio, il più comodo dei mariti. (_Attenzione_).

»Io voglio concedere--nè potrei oppormi alla evidenza dei fatti--io

voglio concedere, che il progresso della civiltà abbia di molto

avvantaggiata, a' giorni nostri, la condizione di quelle povere vittime

del dispotismo mascolino, che si chiamano le mogli--perocchè alla

grande categoria de' mariti _comodi_, quella pure si annette dei mariti

_tolleranti, compiacenti_, o _consenzienti_, o _contenti_--le quali

categorie potrebbonsi ancora suddividere in gradazioni variantissime ed

infinite.

»Io non voglio farvi il torto, amabilissime figliuole, di calunniare

la vostra ingenuità fino a sospettare che, nei vostri sogni di

indipendenza conjugale, abbiate mai vagheggiato uno sposo _tollerante_

o _consenziente_. Il desiderio istintivo del piacere non può escludere

ogni senso di amor proprio in cuore di fanciulla ben conformata ed

onestamente educata.

»Voi aspirate alla _libertà_, ma questa parrebbe a voi frutto insipido

ed acre, qualora il Dio tiranno del vostro paradiso domestico non ve ne

imponesse il divieto. Se una mela vi cascasse nel grembo, se una rosa

si sfogliasse sul vostro capo, quel frutto, quel fiore non avrebbero

pregio per voi.

»L'ostacolo di una siepe, il terrore del guardaboschi, la puntura d'uno

spino--ecco gli allettamenti, gli stimoli, che abbelliscono il peccato.

Voi altre donne somigliate a quegli inveterati cospiratori, i quali non

possono vivere in libero paese, dove appunto la libertà toglie loro

ogni pretesto di cospirazione. E d'altronde non bisogna dimenticare,

come, nello stato, conjugale, una donna non debba mai rinunziare alla

più nobile e dilettevole delle sue prerogative, quella di tormentare il

marito e tiranneggiarlo a sua volta colle smanie vere o simulate dalla

gelosia.--Le quali smanie, oltre ad essere un mezzo efficacissimo per

rompere la monotonia di una esistenza uniforme, possono anche divenire

eccellente stratagemma a conquistare un braccialetto, una mantiglia,

un abbonamento ed un palco in teatro, un nuovo equipaggio, un congedo

illimitato pei bagni di acqua salsa, (_Sensazione_). Escludiamo dunque

i mariti _tolleranti_ e _consenzienti_ e _contenti_--perocchè a ben

esaminarli, essi non sono tanto _comodi_, quali vorrebbero apparire--e

vediamo all'incontro di fare una buona scelta fra questi ultimi.

»Un impiegato! direte voi--un impiegato a stipendio fisso!.... Io

rendo omaggio alla vostra perspicacia, al vostro istintivo buon

senso, perocchè avete colto fra i migliori. Un impiegato, che tutti

i giorni, tranne la domenica, esce di casa alle nove del mattino

per non tornare che alle quattro od alle cinque pomeridiane, può

fornire delle occasioni molto propizie ad una moglie intelligente

ed attiva. Otto ore di libertà sulle ventiquattro della giornata!

La prospettiva è abbastanza seducente, per una giovane donna, che

desideri e sappia, alla sua volta, impiegarsi. Però non ho mai

fatto le meraviglie in vedere molte fanciulle di condizione civile

ed onestamente allevate, rifiutare le profferte di un commerciante

abbastanza avventuroso, ovvero di un'artista che _lavori in casa_,

per unirsi ad un modesto impiegato da tre o quattro lire al giorno,

i cui probabili _avanzamenti_ promettono ad epoca incerta un reddito

di lire cinquemila. Ed è assai significante nella sua ingenuità, la

frase ripetuta in tali casi dalle giovani fanciulle: «Mio marito

colle funzioni pubbliche, ed io, in casa, co' miei lavori privati,

guadagneremo di che vivere con decoro.» Infatti, veggonsi parecchie

mogli di impiegati a tre lire, trascinare maestosamente il velluto e

la seta sui baluardi, e competere colle grandi dame nel lusso e nella

manìa dei divertimenti. Ciò prova, che i lavori _privati_ di una saggia

moglie, possono costituire una rendita non dispregevole ad un marito,

che sia puntuale all'impiego, e non esca mai dall'uffizio ad ora

indebita.--Ma qui sta il guaio, figliuole mie amatissime.--Io non vi

farò notare, come il mondo facilmente inchini a mormorare del lusso

e della vita comoda di un funzionario ammogliato.--Nè accennerò alle

esigenze dei _capi di uffizio_, tiranni della peggior specie, i quali

vorrebbero far scontare alle moglie, tutti i riguardi di indulgenza,

usati verso i loro _subalterni_, ponendo le misere donne fra le

alternative della destituzione o della denunzia!.... No, sulla terra

non avvi animale più lubrico e più schifoso di un capo di uffizio, e

le grandi, improvvise calamità, che ogni giorno sopravvengono nelle

famiglie degli impiegati, sono ad essi specialmente devolute.--Una

donna, una moglie perspicace e prudente, sa che il marito deve rimanere

all'uffizio fino alle quattro pomeridiane.--Ella prende le sue

misure--regola il pendolo a tempo medio--manda a spasso la serva col

piccino--predispone la scena onde tutto si passi col massimo ordine....

Queste precauzioni, rigorosamente osservate nei primi mesi, a poco

a poco si allentano.... La buona riuscita genera la sicurezza, e da

questa una improvvida negligenza.--Si cessa dal montare il pendolo,

le sfere si arrestano ed il tempo corre veloce.--E dopo tutto, il

marito impiegato, che non è un pendolo, un bel giorno infrange la

disciplina.... e viene difilato alla propria abitazione, trova la porta

chiusa.... scuote il campanello.... batte.... riesce ad aprire.... e

non trova.... Meno male quando non trova la moglie!.... Ma tali casi

sono i meno frequenti, avvenendo più spesso che la moglie si trovi in

casa.... e troppo bene accompagnata!..... (_Applausi_).

»Tale è la catastrofe ordinaria di due conjugi pubblicamente e

privatamente impiegati--ma questa catastrofe è piuttosto una necessità,

che un pericolo della situazione.--Perocchè, quando una volta abbiate

ammesso che l'impiegato il più rigido, il più zelante degli impiegati,

l'impiegato modello, e l'impiegato bue, l'impiegato macchina, possano

avere un lucido intervallo di insubordinazione, e sentire, qualche rara

volta, nel corso della vita, i bisogni e gli stimoli animali--ecco una

povera moglie eternamente minacciata dal pericolo, ed anzi, più che

le altre donne, esposta a quei disastri della vita conjugale, tanto

più crudeli alla sensibile natura della donna, quanto meno calcolati e

temuti.

»Oh! che dunque? Sclamate voi--in qual classe andremo a trovare il

marito che ci guarentisca da ogni sorpresa disaggradevole? Se un

impiegato può lasciare quando che sia l'uffizio, contro la volontà

od anche per comando del suo capo, ognun vede che anche lo speziale,

il medico, l'avvocato, l'ingegnere, il pittore, il commerciante, più

indipendenti e più liberi nell'esercizio delle loro professioni, non

forniscono alla donna veruna guarentigia di sicurezza domestica.

»La vostra osservazione non potrebb'essere più logica, o argute

figliuole dei monti--ed io mi compiaccio di vedermi prevenuto, perocchè

la vostra perspicacia mi dispensa da una lunga rassegna di arti e

mestieri. E non vorrei che un maligno genio vi suggerisse il ripiego

di appigliarvi ad un guerriero, ad un marinaio, o ad altri, che, per

necessità di professione, sia costretto a lunghe assenze dal tetto

coniugale; perocchè la lunga assenza del marito costituisce un pericolo

assai grave, per le mogli che si rispettano, ed io non vorrei che la

vostra onoratezza e la tranquillità vostra menomamente soffrissero. Non

chiedetemi spiegazioni in argomento sì delicato.--Scrutate le ragioni

più intime che vi muovono a desiderare lo stato coniugale; ripensate i

vostri bei sogni del collegio, le speranze, i desiderii, i trasporti

delle ardenti vigilie. Nelle preghiere del mattino e del vespero

voi chiedeste un marito, come l'iniziatore di un'êra novella, nella

quale si concretassero per voi tutte le astrazioni di mille esseri

idoleggiati. Un esercito di Arturi, di Adolfi, di Ernesti--e ponete

pure i nomi più sonanti del repertorio romantico--passava in rassegna

nella vostra fantasia giovanile; ma sempre all'avanguardia marciava un

Bartolomeo od un Pasquale in abito da nozze. Figliuole mie: il marito

Bartolomeo non rappresenta l'ostacolo, sibbene la salvaguardia. Guai

tre volte s'egli prolungasse di oltre un mese la sua assenza dal tetto

coniugale!

»Il marinaio che ha veleggiato in lontane regioni--il guerriero, che

torna da lunga guerra--prima di riabbracciare le mogli, fanno i loro

conti sull'almanacco... e qualche volta, per un calcolo puerile di

date, sì feroci divengono, da ripudiare ciò che l'uomo ha di più caro,

di più sacro in sulla terra--una prole, che aspira a legittimarsi.

(_Sensazione_).

»Voi mi avete compreso, ed io comprendo alla mia volta in quale caos

di perplessità e di timori si smarrisca la vostra coscienza. Voi

nuotate fra le tenebre--è tempo che io vi indichi la luce, e vi sollevi

nella barca di salvezza!.... Oh sì! venite fra le mie braccia....

(_Movimento nelle prime file_). Che dico?... No! non è a me, che voi

dovete rivolgervi, o amabilissime e sensibilissime figliuole! La causa

che io difendo non è la mia, ma quella di tutta una casta indegnamente

oltraggiata dal pregiudizio! Però, se quanto vi ho esposto nella prima

e seconda parte del mio sermone, sulla nobiltà dell'artista di canto, e

sulle sue speciali attitudini alla vita coniugale, non basta ancora per

vincere le vostre ritrosie; voi non potrete resistere alle seduzioni

della mia eloquenza, quando io vi abbia rappresentata la moglie del

cantante nel libero esercizio della sua indipendenza morale.... e

positiva. (_Attenzione_).

»È tenore? è baritono?--Non importa il registro della voce.--Ciò che

vi ha di interessante per voi gli è che vostro marito questa sera deve

cantare in teatro.--I cartelli furono affissi--nulla è sopravvenuto

nel corso della giornata, perchè l'impresario abbia a mutare lo

spettacolo--la rappresentazione è accertata... immancabile.--Per

maggior sicurezza, voi date di braccio al consorte per accompagnarlo

sul campo de' suoi trionfi... Non vi basta?... Entrate con lui nel

camerino, la aiutate a spogliarsi dell'abito borghese, gli aggiustate

le maglie alla gamba, lo serrate ben bene nella armatura di ferro.....

Non basta ancora?.... gli date la patina al viso, il sughero alle

ciglia: gli accollate alle guancie una lanugine da caprone, lo

deformate di una orribile parrucca.--Frattanto, nell'orchestra gli

istrumenti cominciano ad accordarsi..... i lumi spuntano alla ribalta,

il direttore di scena dà il segnale dell'attacco..... Vostro marito

cessa, per quattro ore, quanto dura la rappresentazione, di essere

vostro marito..... Inesorabilmente, inappellabilmente egli appartiene

alla massa del pubblico.... Comprendete voi, o fanciulle, ciò che

vi ha di assoluto, di fatale, in cotesta condanna: _appartenere al

pubblico?_.... (_Sensazione_). Il fuoco dei vostri sguardi, il vostro

furbesco sorriso mi dispensano, o simpatiche ascoltatrici, dallo

indicarvi come voi, divenute spose all'ideale più perfetto dei mariti,

abbiate a profittare di queste quattro o cinque ore che incatenano al

teatro l'eletto del vostro cuore.--Io conobbi a Milano una gentile ed

avvenente signorina, la quale, essendo moglie ad un egregio tenore

scritturato alla Scala, soleva uscire dal teatro, ove questi prendesse

parte ad una rappresentazione; e affermando non poter assistere,

per eccessiva irritabilità dei nervi e per soverchianza di affetto

coniugale, ai pubblici cimenti dell'artista marito, trascorreva buona

metà della notte nel proprio appartamento, in compagnia di uno o più

dilettanti che meglio le gradivano. (_Mormorio di approvazione_).

»Ma oramai, troppo io credo aver detto su tale argomento--e voi troppo

intendeste.

»Se più oltre procedessi, sarebbe a temersi che la mia perorazione

venisse accolta da un mormorio sinistro.

»Io vi ho presentato un vero ideale; vi ho fornito, in certa guisa,

il ritratto fisico e morale di un marito modello: ve ne ho delineati

i contorni e sviscerate le parti più riposte e imperscrutabili; non

sarebbe stoltezza la mia se insistessi nell'apprendervi le arti e

gli stratagemmi per trarre da un tal marito il maggior profitto

possibile?--Afferratelo! ecco ciò che preme.--Una volta che egli sia

agguantato da voi, ne farete ciò che tutte le donne sanno fare tanto

pulitamente e con tanta sapienza dei loro mariti.

»Ed ora, già presso a dipartirmi da voi, in questo grave e difficile

momento della separazione--un fiero dubbio, che somiglia ad un

presentimento, mi assalisce, e mi turba fino a strozzarmi la voce...

»Avete voi un teatro, a Nyon? Ecco la domanda... (_Mormorio lugubre e

prolungato_). Avete voi un teatro?... una sala qualunque dove si possa

erigere un palco scenico e far rappresentare un'operetta qualunque?

(_Voci: No! no!_)

»La è appunto la risposta che io mi aspettava. Voi non avete un

teatro--da voi non si può in veruna maniera far rappresentare un

opera in musica--la è dunque difficile cosa, quasi impossibile, che a

Nyon approdino mai dei cantanti... (_Sensazione, tumulto nella prima

fila.--La voce dell'oratore è interrotta_).

»Quale sarà dunque, o fanciulle sventurate, quale il vostro

avvenire?... Faccia il Dio Amore che il mio vaticinio vada perduto--Il

vostro avvenire....

»Così belle!... così giovani!... così fresche!... così bianche!... così

morbide!... Divenir mogli di qualche capraro o fabbricatore di formaggi

... di qualche ricco e brutale rivenditore di bottoni e di fibbie....

di qualche ripulitore di fucili o di orologi a cilindro--ovvero--ciò

che sarebbe ancora più orribile--chiamarvi eternamente le vergini di

Nyon!... (_Oh! oh! grida, singulti_).

»Signore, signorine: io ho lanciato il gran verbo dell'avvenire; ed ora

non mi resta che ritirarmi, augurandovi tutto quel bene, che meritate e

che io vi ho coi più vivaci colori rappresentato e dipinto.» (_Applausi

prolungati--l'oratore scende dalla tribuna, ed esce rapidamente dalla

sala per sottrarsi ad ogni dimostrazione_).

Racconti e novelle · 第 196 / 234 题