IV.

La notte del 24 maggio fu una terribile notte pegli abitanti di

Nyon.--Mi coricai con triste presentimento.--Le varie emozioni del

viaggio, le scosse e i trabalzi della vettura, e sopratutto la vista

delle bellissime fanciulle mi avevano acceso un vulcano nella testa;

i nervi ed i muscoli mi oscillavano, e una mano di piombo, pesandomi

sul petto, pareva contrastarmi il respiro. Volgiti a destra, volgiti

a sinistra, mettiti boccone o supino, tieni gli occhi chiusi o

spalancati, quando il sonno non viene spontaneo a coronarti de' suoi

papaveri, le invocazioni e le evoluzioni non giovano: ti convien

vegliare a dispetto.

Fu una notte di spasimi--una notte di delirio.... per me, e per tutti

gli abitanti di Nyon.

Le sentinelle e le guardie di finanza, che vegliavano le contrade,

affermarono aver uditi nell'aere certi gemiti affannosi, certi sospiri

e singulti d'equivoca espressione. Parve ancora a taluni aver vedute

delle figure bianche e trasparenti disegnarsi nell'ombra, affacciarsi

alle finestre, correre su pei tetti leggiere, leggiere...--poi

disparire come nebbia.

Alle undici del mattino io dormiva finalmente il sonno dal giusto,

sovra un letto che assomigliava ad un mare in tempesta, avviluppato,

o per meglio dire intricato dalle coltrici che aveano preso forma

di corde da bastimento. Francesco entrò nella mia camera, spalancò

le imposte ed uno sfacciato raggio di sole mi percosse le palpebre

d'improvviso.

--Presto! fuori dal letto! gridò l'amico--Tutte le ragazze di Nyon sono

in volta coi più begli abiti da festa!

Io balzo dal letto; mi vesto, do di braccio all'amico, e scendo con lui

sulla piazza--La vista del sole mi ha rallegrato il cuore.... e l'aria

che spira dal lago ha ravvivati i miei sensi.

Eccoci di nuovo sulla spianata. Quanta gente! Aspettano l'ultimo

richiamo delle campane per entrare nella chiesa.

La domenica ne' piccoli paesi è il più lieto giorno della settimana, ed

anche il più propizio agli innamorati. Le crestaie e le lavandaie vanno

in giro coi loro cartoni, coi loro panierini ed altri passaporti della

professione, ed ho inteso dire da un grande filosofo che col

...Scendere e salir per l'altrui scale

le buone fanciulle lasciano su tutti i gradini una piccola porzione

del loro cuore. Ma io non bado alle crestaie.... e molto meno alle

lavandaie; in campagna ho bisogno di poesia... e di amore, e tuttociò

che mi richiama al pensiero le mie fralezze cittadine, mi fa montare il

rossore sul volto. Io cerco avidamente le dodici fanciulle dalla veste

bianca e dal nastro azzurro.--Più si avvicina il momento desiderato,

più aumentano le mie ansietà.

Ma le campane suonano l'ultimo richiamo, e la turba dei divoti entra

confusamente nella chiesa, mentre io e Francesco restiamo nell'atrio

ad attendere.--Esse debbono passare per di là, ed io potrò meglio

contemplarne la bellezza. L'incerto lume della notte sovente inganna

anche i più esperti osservatori; le nostri grandi dame di città, le

quali appaiono sì belle al riflesso d'una lampada o d'un becco di gaz,

perdono ogni attrattiva quando si mostrano alla schietta luce del

giorno!

Io spero aver prodotto in quelle anime sensibili una dolce impressione.

Non abituate alla vista di un _giovine civilmente vestito_, quelle

fanciulle non potranno resistere alla seduzione del mio gilet di

velluto e della mia cravatta di seta. Ma non ho io giurato di rimaner

celibe? È vero; ma ho anch'io la mia piccola dose di vanità, e non ho

a male se una donna mi riguardi con compiacenza. V'è tanta eloquenza

negli sguardi d'una giovinetta che sente alle estremità dei nervi la

prima prurigine dell'amore! Con un solo muover di ciglia essa dice ben

più che non il Petrarca col suo grosso volume di sonetti.

Grazie al cielo ho finito di attendere--Le fanciulle di Nyon muovono

verso la chiesa, e se ieri sera mi parvero belle, oggi discopro in

esse novelli pregi, novelle perfezioni. Decisamente lo apparir belle

soltanto di notte è privilegio delle lucciole e delle grandi dame.

Per Dio! che significano questi dispetti? Sono esse timide tanto che

non osino levare lo sguardo? Perchè nel passarmi d'accanto le fanciulle

di Nyon fanno quelle smorfie disdegnose; mentre i padri, i tutori, gli

zii mi fulminano del loro austero cipiglio!

Racconti e novelle · 第 193 / 234 题