Passarono tre anni ancora. I due sposi, se non felici, viveano per lo
meno tranquilli. Onorina si era abituata al soggiorno della campagna;
coltivava i fiori, educava le tortorelle, conversava colle galline
e coi gatti, rassegnata ad una vita di annegazione e di solitudine,
per la quale nei primi giorni di matrimonio sentiva della ripugnanza.
Pasquale, dal canto suo, cercava di soddisfarla in ogni desiderio;
egli avea introdotta qualche riforma nelle proprie abitudini; vestiva
con ricercatezza, si pettinava di tempo in tempo i favoriti, ed aveva
educati, a forza di lardo, un bel paio di mustacchi rosso-bigi,
ch'erano la delizia della moglie. S'egli non avea tutt'affatto
l'aspetto d'un Arturo o d'un Enrico, nessuno in vederlo avrebbe
supposto ch'egli fosse Pasquale Bertoni, il droghiere del vicolo delle
Galline.
Cionullameno i due conjugi pativano ancora un difetto; dopo tre anni di
matrimonio erano tuttavia senza prole. Onorina per distrarsi dalle noie
della campagna, oltre ai gatti ed alle galline, avrebbe amato assai di
educare un gentil bamboletto.