Un bel mattino, ecco entrar nel cortile un _tilbury_ elegante. Onorina
si affaccia al balcone; un giovinotto di circa vent'anni, biondo di
capelli, e senza un pelo al mento, la saluta con dolce sorriso.
--Oh! io t'ho ben riconosciuta.... io... Come ti sei fatta bella!
--Che?.... voi.... siete dunque?
--Voi?.... voi?... Che significa questo voi?
--Federico!....
--Onorina!
I due cugini si riconoscono, e corrono per abbracciarsi. L'una
precipita dalle scale, l'altro ascende con molta fretta...
s'incontrano.... si urtano; e Pasquale, correndo dietro alla moglie,
grida a tutta gola:
--Che furia è codesta? Chi è entrato nel cortile? Chi si è degnato di
visitarci?
--Mio cugino Federico.
--Un cugino! ben giunto! Quale onore!.... Presto! Sgozzate due
capponi.... e intanto, se il signore vuol prendere un cioccolatte....
La parola cioccolatte fa arrossire Onorina. Federico stringe la mano
di Pasquale; questi con mille parole e mille gesti gli esprime la sua
cortesia, poi corre a dar gli ordini, perchè si allestisca un pranzo
sontuoso.
La giornata trascorre rapidamente; Federico intrattiene Pasquale con
mille piacevoli baje; parla di politica, di teatri, di scienza, di
musica, non lasciando di volgere qualche occhiata alla bella Onorina,
che lo contempla e lo ascolta meravigliata. Il pranzo fu servito
sontuosamente.
--Oh! qui in campagna si vive pur bene! esclamava il giovinotto con
certa affettazione sentimentale. Per un uomo, quale io mi sono, stanco
del mondo e delle sue pazze gioie, non vi è soggiorno preferibile a
questo.
--La mia casa è a vostra disposizione, s'affrettava a rispondere il
buon droghiere. Se vi degnate di rimanere qualche tempo fra noi, sarà
per me e per mia moglie un vero favore.
--Basta! Vedremo. E volse furtivamente alla cuginetta una
scelleratissima occhiata.