La mia risoluzione era presa, e oramai nessun artifizio, nessuna
seduzione poteva cangiarmi.
Pranzammo tutti insieme nella gran sala. Io seppi dissimulare il mio
imbarazzo, portando la conversazione sul tema della letteratura e
delle arti, acciò il marito di Amelia avesse campo di sfoggiare tutta
la coltura del suo spirito. Narciso ci interrompeva tratto tratto co'
suoi vecchi _calembours_, e la signora mostrava apprezzarli e gustarli
enfaticamente con certe risatine prolungate, per le quali ella poteva
far brillare due file di denti splendidi e bianchi come perle.
Appena levati da mensa, io posi in campo un pretesto per ritirarmi
nella mia stanza. Salutai cortesemente gli amici, stesi la mano ad
Amelia, e quand'ella mi porse la sua, io la strinsi senza affettazione,
senza darle alcun indizio che potesse in qualche modo rivelare i miei
divisamenti. Appena fui solo, mi posi al tavolino, e scrissi queste
poche linee:
«_Gentile Signora_,
»Quando riceverete questa mia, io sarò in viaggio per Milano. Vi prego
di perdonare e di obbliare. Il vostro Edmondo mi ha fatto l'onore di
chiamarmi amico; in poche ore egli ha saputo guadagnarsi la mia stima e
il mio affetto più vivo. Rimanendo, io correrei pericolo di demeritarmi
la sua amicizia, di tradire la nobile fiducia che egli ripone nel mio
carattere. È un uomo adorabile vostro marito, ed io per mia parte,
sento di aver già dei gravi torti verso di lui.--Io spero che a Milano
ci rivedremo tutti, e potremo stringere una intimità più degna di noi.
Scrivo due linee ad Edmondo per dirgli che una lettera giuntami da
Milano questa sera fu causa della mia repentina partenza. Nuovamente vi
chieggo perdono, e mi raccomando alla vostra buona amicizia.»
Suggellata la lettera, uscii nel corridoio per confidarla ad Angiolina,
ond'ella il mattino seguente la recasse alla signora.
Poi scrissi ad Edmondo--chiamai il cameriere per aggiustare i miei
conti ed ordinargli di svegliarmi di buon'ora.--Lo pregai di tenermi il
segreto per quella sera, e di attendere l'indomani per consegnare la
mia lettera ad Edmondo.
All'alba del giorno seguente, io saliva sulla vettura che doveva
condurmi a Milano.