XXI.

Non vi dirò come si passasse per me quella eterna giornata. Verso le

quattro ore, mentre io dirigeva i miei passi allo Stabilimento, dal

quale ero poco discosto, sentii chiamarmi per nome.

Mi volsi. Era Edmondo che tornava dalla sua escursione artistica.

--Voi vedete ch'io sono esatto, mi disse.

Io mi fermai per attenderlo.--Egli mi narrò brevemente i piccoli

episodii della sua giornata--mi mostrò dei graziosi paesaggi schizzati

sul suo _album_--e così, famigliarmente conversando, noi entrammo nel

cortile dello Stabilimento.

Vi confesso che il mio cuore tremava. Sì: io tremava come un fanciullo

al momento di dover ricomparire innanzi a lei..... di dover subire

uno sguardo schernitore, un complimento pieno di crudele ironia. Ma

il contegno della signora valse ben presto a rassicurarmi. Ella aveva

prediposto la scena per quell'incontro--ella aveva contato sovra un

artifizio che, in luogo di assicurarle il trionfo, doveva pregiudicarla

d'avvantaggio nella mia opinione, e rassodare i miei propositi.

La signora Amelia mosse ad incontrarci festevolmente, tutta vezzi,

tutta sorrisi. Non mai l'eleganza della sua _toelette_ mi era apparsa

più studiata, più artistica e, diciamolo pure, meglio riuscita. Le dame

milanesi, che pure hanno tanta prosa nel cervello e nel cuore, sono

tutte poetesse nell'arte di abbigliarsi.

Ella appoggiava il suo braccio (e questo era il gran colpo di effetto,

questa era la prima strategia delle sue vendette)--sì--ella appoggiava

il suo braccio a quello di.... Narciso, che voi, lettori, dovete

conoscere..... quel fatuo pretenzioso e ridicolo, che passava le

sue giornate a cambiarsi le cravatte, a ripetere una quindicina di

_calembours_.

Ed ella si abbandonava a quel Narciso colla famigliarità di un'amica,

di una sorella--lasciando penzolare la sua testa voluttuosa sulle

spalle di lui, e volgendogli degli sguardi che parevano accennare

ad una intimità di desiderii e di accordi segreti. Quel Narciso, o

tulipano, che aveva preso il mio posto così repentinamente, che in

balìa di una frivola donna era divenuto un istrumento di rappresaglie

dispettose, di meschine vendette--in luogo di irritarmi mi fece

sorridere, m'ispirò compassione. Quanto poi alla donna.... tutto

l'incanto della sua bellezza, tutto il fascino era sparito. Io mi

vedeva dinanzi una artefice scaltrita di menzogne e di intrighi, che

ingannava ad un tempo il più affettuoso dei mariti e il più imbecille

dei cortigiani, per punire la mia onesta resistenza, per combattere uno

scrupolo di lealtà, che in quel momento mi rendeva orgoglioso.

Racconti e novelle · 第 150 / 234 题