Io non conosceva la signora Amelia prima che la mia buona fortuna me
la facesse incontrare alle acque di Trescorre--ma il di lei nome più
volte mi era suonato all'orecchio. Qual'è il milanese che non sappia
a memoria i nomi delle _sue stelle_? Qual'è di noi, che a sua volta
non abbia subìto il disinganno di queste _etichette_ della bellezza,
applicate dalla moda ad una elegante fantasmagoria di merletti e di
colori, che vuol essere una donna avvenente?
Ma questa volta l'_etichetta_ non era menzogna--non era solamente una
vetrina mobile di Garbagnati e Panseri--era una donna reale, una forma
elegantissima di donna.
Quando io vidi la signora Amelia discendere dalla carrozza col suo
abito vaporoso, aereo, trasparente come una nuvola di perle; quando
ella attraversò il cortile dello Stabilimento, lanciando faville
voluttuose dai suoi begli occhi azzurrognoli; quando la sua voce
limpida e vibrata risuonò al mio orecchio, io non potei reprimere una
esclamazione di meraviglia.
L'esclamazione più comune, più banale: come è bella!--Amelia era
inebbriata di felicità. Lasciò cadere su me e sugli altri, che del
pari l'avevano ammirata, uno di quei lampi di sorriso dove si fondono
deliziosamente la vanità e l'ironia.--Un sorriso che voleva dire: gran
novità! lo sapevamo da un pezzo, che siamo.... quel che siamo!
Ma vi era in quell'orgoglio qualche cosa di amabile, di lusinghiero per
tutti.
Alla sera, nello Stabilimento, non si parlava che di lei. Una _stella_
a Trescorre!--una stella senza marito....! Figuratevi l'agitazione
degli eleganti....!
Dopo mezz'ora dal suo arrivo, tutti i _lions_ si erano cambiata la
cravatta.