_Quando crea un grand'uomo od un gran naso_: e aggiungiamo pure
quest'altra sentenza infallibile: _Da grandi cause non possono prodursi
che grandi effetti_.
Strana potenza della parola stampata! A ridestare nella mente di re
Piperio tutti gli allarmi assopiti, bastarono tre parole del giornale
repubblicano stampate in corsivo.
Qual'è l'uomo, per poco sia assiduo lettore di giornali, che mai non
abbia impallidito e tremato dinanzi ad una frase in corsivo?
Era un bel mattino di maggio. Il re si svegliava da un olimpico sonno.
A destra del letto, da una guantiera sfavillante di oro e di gemme,
esalavano i profumi di un moca squisitissimo. Dall'altro lato, sovra un
bacile d'argento cesellato, stavano schierati dodici grossi zigari del
colore dell'ambra.
Il re accese uno zigaro, assorbì voluttuosamente un primo sorso di
caffè, poi, sciolta la fascia al giornaletto democratico, tuffò in esso
il suo sguardo penetrante e sereno.
Che è stato? Lo zigaro è caduto dalle auguste labbra. La mano
convulsiva del principe tenta invano di riprendere la tazza... Se
è vero che l'occhio del basilisco abbia potenza di istupidire i
riguardanti, direste che il principe abbia appunto, in quella fitta
compagine di parole stampate, incontrato lo sguardo del rettile
fascinatore. Il primo movimento del principe fu quello di portare la
mano al naso; dopo quell'atto, da pallido che era, l'augusto volto
divenne livido e deforme.
Eppure la frase terribile non era formata che da poche innocenti
parole allusive al ministro delle finanze: _Noi speriamo che la nuova
tassa votata dal Parlamento_ non avrà mai, sotto il regno dell'augusto
Piperio una seria applicazione; il nostro re ha troppo _buon naso_ per
non comprendere l'impopolarità a cui egli stesso andrebbe incontro
apponendovi la sua firma. Sì, noi lo ripetiamo, il nostro re _ha troppo
buon naso_ per commettere di tali errori!»
Sotto l'impressione di tale lettura, il re suonò il campanello con
impeto violento. Il maggiordomo accorse nella stanza, e, vedendo la
strana lividezza del volto regale, mandò un grido di all'armi. Il re
fece uno sforzo per dominarsi, e, dissimulando, come poteva, il proprio
turbamento, domandò al maggiordomo con voce abbastanza pacata: che
tempo abbiamo, Battista?
--Bellissimo, maestà.
--Pure non veggo sole... Il cielo mi sembra bujo!
--Al contrario, maestà!... il sole è limpidissimo! una vera giornata
di primavera... Se vostra maestà si degnasse di mettere il naso alla
finestra...
Quelle parole furono uno zolfanello gettato nella polveriera. Piperio
balzò dal letto, staccò dalla muraglia una lunga scimitarra, e la testa
del maggiordomo rotolò sul pavimento. Tuttociò era accaduto in un
lampo. Il re, dopo quell'impeto d'ira, ricadde sovra una seggiola come
istupidito.