Piperio III, re dei Panami, era un principe saggio e di indole
assai mite. I suoi sudditi lo adoravano. Assunto al trono in età
giovanissima, egli aveva proclamato ai suoi popoli uno statuto dei più
liberali. Gli avventurosi abitatori della Panamia avevano veduto in
pochi anni, mercè l'iniziativa del loro principe ben amato, realizzarsi
tutte le riforme sociali e umanitarie reclamate dai tempi.... e dai
ladri.
Piperio III poteva chiamarsi un re felice. Nel territorio a lui
soggetto non esisteva che un solo giornale repubblicano il quale osasse
talvolta indirizzargli qualche frizzo mordace. Piperio leggeva quel
foglio tutte le mattine tra una fumata e una tazza di caffè. L'ottimo
principe sorrideva dei lazzi democratici che lo assalivano. Egli si
sentiva troppo _integer vitae scelerisque purus_, per irritarsi di ogni
baja giornalistica.
Nullameno, la esistenza serena di questo principe privilegiato tratto
tratto era annebbiata da una leggiera nubecola, da un'ombra nera,
che poteva essere gravida di procelle. Quest'ombra era projettata
da un naso, dal naso stesso del principe. La natura avea dato a
codesto accessorio del volto principesco dei contorni così spiccati,
e, diciamolo francamente, delle proporzioni così eccedenti, che a
vederlo di profilo, quel naso attirava l'attenzione, e poteva provocare
dei sorrisi irriverenti. Naso profilato, simmetrico, perfettamente
modellato, ma alquanto più lungo dei nasi ordinari. Il principe,
vedendolo riflesso dagli specchi, non osava arrestarvi lo sguardo, e
sempre in vederlo sentiva una stretta nel cuore, e la sua fronte si
increspava di una ruga sinistra.
Ma quelle impressioni di disgusto non erano che lampi fugaci. Piperio
era amato dalla generalità, nè giammai gli era accaduto di sorprendere
nel volto di alcun suddito il menomo accenno di ironia all'indirizzo
del suo naso. Quel principe osservatore, dopo dieci anni di regno, già
cominciava a persuadersi che il difetto da lui solo avvertito, non
fosse altra cosa che un'ottica menzogna degli specchi.