Quell'atroce avvenimento rimase per alcun tempo involto di mistero. La
giovane regina a cui l'augusto consorte era solito aprirsi interamente,
non ebbe la parola di quell'enigma sanguinoso. Il fatto fu in diverse
guise commentato alla corte; il popolo mormorò sommessamente, ma ben
presto cessò di occuparsene.
Ciò che più seriamente dava a pensare alla regina, ai ministri, alla
corte ed al popolo di Panamia, era lo strano cambiamento sopravvenuto
nel carattere e nelle abitudini del principe. Quell'uomo sì mite e
manieroso, sì affabile ed espansivo, di giorno in giorno diveniva più
tetro e irascibile. Usciva rare volte dal palazzo, e sempre in carrozza
coperta, a cortine abbassate. Passava molte ore rinchiuso nel suo
gabinetto. Rare volte assisteva al consiglio dei ministri. Ogni qual
volta gli accadesse di trovarsi in presenza di estranei, si notava
nello sventurato una singolare premura di portare la mano al naso e
di tenervela accavallata con una pertinacia inesplicabile. A quella
posa insolita della mano, il primo ministro e consigliere intimo di re
Piperio annodò, come vedremo, le fila che lo condussero alla scoperta
del segreto.
Questo primo ministro e consigliere si chiamava Canella, e dopo la
regina, era la persona più influente alla corte. Le sue osservazioni
erano quasi sempre infallibili. Egli possedeva il colpo d'occhio che
scruta i pensieri e approfondisce i più intimi arcani di un cuore.
Un giorno, mentre la regina si doleva fra lacrime e singulti degli
strani furori del principe, l'arguto ministro proferì a mezzo labbro
tre parole: _questione di naso_! La regina, come ognun può immaginare,
provò una scossa nervosa, e chinò il capo arrossendo.
Il gran Canella non s'ingannava. Per accertarsi, non gli rimaneva che
tentare una prova sull'animo del re. Egli non pose tempo di mezzo.
Un'ora dopo, il ministro ed il re si trovavano di fronte.
--Maestà! disse il ministro con accento risoluto; io son venuto a
rassegnarvi le mie dimissioni...
--Io spero, mio ottimo Canella, che tu vorrai palesarmi le ragioni che
ti spingono ad abbandonare il tuo sovrano in questo grave momento.
--Maestà! io vi ho sempre parlato colla massima franchezza, ed è quello
che farò anche nell'ora di separarmi per sempre da voi... Da qualche
tempo, vostra maestà è di un umore insopportabile. Per ogni nonnulla
(e qui il ministro fissò nel volto reale una occhiata incisiva come un
trapano), per ogni nonnulla vi sale la mosca al _naso_...
--Sciagurato! gridò il re balzando dalla seggiola e portando la mano al
pugnale...
Ma il ministro non gli diè tempo di tradurre in atto quell'impeto di
collera, e, facendosi barricata di una sedia a braccioli, gridò a sua
volta con voce di tuono: «O re, la tua ira mi ha tutto rivelato...
Il mio sospetto è omai certezza.. Poichè non si tratta che di una
questione di naso, io ritiro le mie dimissioni.»
Il re ed il ministro stettero alcun tempo immobili, guardandosi in
silenzio. Il principe si sentì soggiogato. I suoi occhi si gonfiarono.
Egli ricadde in sulla seggiola singhiozzando e ripetendo con accento
convulso: «è vero: questione di naso!... questione di naso!»
L'arguto Canella non proferì che queste parole: «due soluzioni
possibili: o tagliare... o incrociare!..»