SCENA VII.

DETTI _e_ GREGORIO.

GREG. (_entra e rimane meravigliato di vedere Erminio_) Tu sei seduto

qui? E hai anche fatto colazione?

ERM. (_alzandosi in fretta_) Che vuoi, la stanchezza mi ha vinto.

GREG. Che decisione hai preso dunque?

ERM. Un uomo come me non può seguire che una strada... Fuggo da questa

casa. Vi tornerò per prendere i miei libri!...

GINA. (_non guardando Gregorio_) Allora farò la tua valigia.

ERM. Sì....

(_Gina prende la borsa nera ed entra nella stanza a sinistra,

breve pausa, Erminio cammina per la stanza, Gregorio lo segue cogli

occhi_).

GREG. Non avrei mai creduto che avesse a finire così! Dunque tu vai via

di casa?

ERM. (_sempre camminando_) Sì, che vuoi? Io non sono un’anima grande

che comprenda la nobiltà del perdono, io non posso vivere con... con

persone che ad ogni ora, ad ogni minuto mi ricordano il mio disonore.

GREG. Erminio, prova, almeno il perdono, tu l’hai detto nobilita,

e tu che ora sai tutto, devi perdonare e vivere, vivere per la tua

invenzione.

ERM. Non mi parlare di invenzioni, cosa vuoi che inventi? Quello che

ieri mi pareva facile ora lo trovo impossibile... La mia opera però è

distrutta. Cosa vuoi che inventi?...

GREG. Distruggi dunque il lavoro continuo di tanti anni?

ERM. Sì, tutto, tutto... Relling mi aveva illuso ma ora mi sono destato.

GREG. Relling?

ERM. Sì, egli mi parlava sempre del mio talento, mi incitava a

lavorare, e io studiavo, studiavo... Ah! Come ero felice, come ero

felice allora!

GREG. (_turbato_) Eri felice?...

ERM. Sì... Molto, e sapevo che la mia Edvige alla mia invenzione ci

credeva, sapevo che lei mi riguardava come un genio... Era dunque tutta

una finzione?

GREG. Puoi solo supporre che Edvige abbia finto con te?

ERM. Oramai credo a tutto... (_prendendolo per un braccio_) Non sapevi

che Edvige, la mia Edvige d’ieri, oggi è d’imbarazzo, essa sarà sempre

il punto nero della mia vita?

GREG. Edvige? Tu parli così di Edvige?

ERM. E l’ho amata tanto quella fanciulla! Era la mia adorazione,

vivevo per lei. Le sue carezze mi empivano di gioia, mi facevano

bella questa modestissima dimora; ero beato quando lei mi fissava con

i suoi occhioni. Pazzo, pazzo, mi immaginavo che ella avesse per me

dell’adorazione, sì dell’adorazione.

GREG. Tu lo immaginavi?... Così dici?...

ERM. Posso forse esserne sicuro?... Chi me lo può provare?... A chi

debbo rivolgermi, a Gina forse?... Gregorio, tu devi sapere tutto ciò,

dubito che Gina non mi abbia mai amato.

GREG. Non lo supporre nemmeno.... (_viene interrotto da un rumore che

s’ode sul solaio_) Che c’è? È l’anitra selvatica?...

ERM. Mio padre deve essere sul solaio.

GREG. (_contento_) Erminio, tu vuoi una prova dell’amore di Edvige?

ERM. Che prova vuoi darmi? Che prova che possa farmi sicuro?...

(_svolta a destra_)

GREG. Edvige non finse mai con te.

ERM. È ciò che voglio veramente sapere. Ella crebbe tra Gina e la

Sorbi, chissà con quali idee l’educarono.... Eppoi la lettera di

donazione non può essere capitata così improvvisa.... Non è naturale.

GREG. Tu vuoi trovare il pelo nell’uovo.

ERM. Dacchè mi è caduta la benda dagli occhi, io vedo tutto, osservo

tutto; ora capisco perchè la Sorbi si mostrò sempre tanto premurosa

per Edvige.... Chissà, forse aveva già combinato, col vecchio di

prendersela.

GREG. Vuoi che Edvige ti abbandoni?

ERM. Caro mio, la ricchezza è una calamita potente.... E io che l’ho

amata tanto.... Nessun padre fu più amoroso di me, eppure fui tradito,

vigliaccamente tradito, forse ella finse, non ebbe mai affezione per

me, aspettava il giorno per lasciarmi.

GREG. Erminio, tu parli da insensato.

ERM. Provami il contrario, caro Gregorio, tu sei un visionario, neanche

per un pugno d’oro mi dimenticherò, non dubitare, mi dimenticherò...

GREG. (_interrompendolo_) Ne sei certo?

ERM. Sì, certo, certo (_ridendo sardonicamente_) Come sono certo che

se le domandassi il sacrificio della sua vita lei mi.... (_un colpo di

pistola rimbomba sul solaio_).

GREG. (_con gioia_) Erminio, eccoti la prova....

ERM. (_spaventato_) Mio padre uccise dunque?

GINA. (_entrando spaventata_) Che è successo?

ERM. (_avvicinandosi verso il solaio_) Lasciami andare a vedere....

GREG. (_commosso_) Erminio ora sarai contento, questa era la prova.

ERM. Di che?

GREG. Il sacrificio di una fanciulla; ti sacrificò ciò che più aveva di

caro, fece uccidere l’anitra.

GINA. La uccise? (_Erminio resta stupito_).

GREG. Lo fece per riacquistarti, non poteva vivere senza te.

ERM. (_commosso_) Povero angelo mio....

GINA. (_piangendo_) Erminio, Erminio, ti commovi ora?....

ERM. Dov’è, dov’è.... Edvige, Edvige!

GINA. Sarà in cucina, la vado a chiamare.

ERM. No, tocca a me. (_entra in cucina e ne esce subito_) Non c’è....

(_Gina cerca inutilmente nelle altre stanze_).

GINA. Non può essere uscita.

ERM. Ora sono guarito, ma cercatela, ma cercatela....

(_Il vecchio Ekdal esce dalla sua camera in grande uniforme di

luogotenente di fanteria, con sciabola al fianco_).

ERM. (_spaventato_) Tu qui, papà, tu qui?...

EKDAL. (_arrabbiato_) Bravo, tu vai da solo, eh, a cacciare?...

ERM. (_con ansia_) Non eri tu che hai tirato?

EKDAL. Io?... Sei pazzo.

GREG. (_a Erminio_) Fu lei stessa... Il sacrificio è completo.

ERM. (_c. s._) Che vuol dir ciò? (_corre al solaio, ne apre i battenti

ed entra_) Edvige, mia Edvige!

GINA. (_correndo anch’essa al solaio_) Mio dio! Mio dio! Non

risponde....

GREG. (_spaventato_) In terra? (_corre al solaio_).

ERM. (_in preda a grande spavento_) È stesa in terra.

GINA. (_respinge tutti ed entra nel solaio_) Edvige. (_con un urlo_)

Ah! (_Erminio la segue_).

EKDAL. E che? Anche lei si mette a cacciare? (_si dirige verso il

solaio: Erminio, Gina e Gregorio trasportano Edvige che ha una mano

penzoloni con una pistola in pugno, con un urlo_) Edvige, Edvige!...

ERM. (_fuori di sè_) È morta, è morta!... Aiuto! Aiuto!

GINA. (_correndo sull’uscio di entrata_) Relling! Relling!... (_Erminio

e Gregorio distendono Edvige sul divano, Gina si inginocchia davanti a

lei_)

EKDAL. (_in preda a grande turbamento, con voce rauca_) È la

foresta.... La foresta che si è vendicata. (_va al divano e si

inginocchia_)

L'anitra selvatica · 第 69 / 72 题