SCENA VI.

GINA — ERMINIO _e_ EDVIGE.

GINA. Edvige va in cucina e bada al caffè, voglio scendere a

portargliene una tazza, voglio parlargli.

(_Edvige eseguisce, Gina prende una scopa che avrà lasciato

nell’altra stanza e scopa il laboratorio, dopo breve pausa apre

adagio adagio la porta di entrata ed entra Erminio. Ha il paletot

ed è senza cappello, scarmigliato, ha l’aspetto di uomo stanco,

accasciato_).

GINA. (_vedendolo resta un poco attonita, poi butta la scopa in

un angolo e fa due o tre passi verso lui_) Ah! sei tu Erminio, sei

arrivato finalmente.

ERM. (_con voce franca_) Venni, ma per ripartirmene subito.

GINA. Sei padrone di fare quello che vuoi.... ma come ti sei

conciato!!... (_Erminio sorride tristamente_) Ed è l’abito nuovo che

hai ridotto così?

EDVIGE. (_viene dalla cucina_) Mamma, se vuoi andare.... (_vede

Erminio, dà in un grido di gioia e corre a lui_) Ah! Papà, papà.

ERM. (_respingendola_) No... stammi lontana, stammi lontana.... (_non

volendo Edvige andarsene si rivolge a Gina_) Dille dunque che se ne

vada.

GINA. (_commossa_) Edvige, va di là.... vuol parlare con me, si

vede.... va di là Edvige.

(_Edvige soffoca i singhiozzi, fissando Erminio, obbedisce ed entra

a sinistra_).

ERM. (_commosso va alla scansia e ne apre un cassetto_) Voglio prendere

con me i miei libri.... (_cercando_) Ma dove sono?

GINA. Quali libri vuoi?

ERM. Le mie opere di scienza, i miei disegni.... la mia invenzione

insomma.

GINA. (_cercando anch’essa_) Sono quei quaderni con copertina gialla?

ERM. (_senza guardarla_) Appunto.

GINA. (_va alla tavola_) Eccoli, sono questi? (_Erminio se li prende e

li esamina_) Dunque ci abbandoni?

ERM. (_sempre scartabellando i libri_) Avresti già dovuto comprenderlo:

(_con forza_) come posso io restare in questa casa.... ora che so

tutto, che so chi sei.

GINA. Dio possa perdonarti il male che le tue parole mi fanno.

ERM. Provami che non sei quale si crede.

GINA. Sei tu che devi provarmi.

ERM. No.... dopo un passato come il tuo.

GINA. (_con passione_) Ma a tuo padre non pensi? Che ne sarà di lui?

ERM. So quale è il mio dovere. Me lo porto via con me; bisogna anzi che

trovi due stanze in città.... (_fa per partire_) Non sai se qualcuno ha

trovato il mio cappello sulle scale?

GINA. Perdesti il cappello?

ERM. Non lo so, ieri l’avevo e stamane.... non ho più la testa.... non

ho più la testa!

GINA. Erminio, dove sei stato questa notte con quegli scioperati?

ERM. E che so io, mi condussero per le birrerie e per le bettole, dove

si era assordati dalle grida, soffocati dal fumo, ma io era come un

automa, non mi ricordo più di nulla.

GINA. Erminio, tu sei malato.

(_Erminio non le risponde, volge le spalle nel deporre i libri sul

tavolo, scorge la donazione di Werle che nell’atto precedente egli

ha stracciato, la mette da parte vedendo Gina che sarà andata in

cucina e torna con un vassoio sul quale vi è una tazza di caffè con

un piatto di sandwich_).

GINA. (_posando il vassoio sul tavolo_) Prendi una tazza di caffè, ne

hai bisogno; tu sei digiuno, manda giù un sandwich.

ERM. Non ne voglio. (_prende i libri va verso la porta di sinistra dove

è entrata Edvige ed apre l’uscio, ma ritraendosi_) Ancora lei....

GINA. Povera fanciulla non accasciarti.

(_Edvige, tornando spaurita non osando guardare Erminio, entra in

scena. Erminio è sulla soglia dell’uscio_).

ERM. Ricordati Gina che per questi ultimi giorni che ho da restare

in questa casa non voglio essere molestato da persone che non mi

riguardano. (_fa per entrare_).

EDVIGE. (_avvicinandosi a Gina con voce rotta dal pianto dice piano_)

Mamma, allude forse a me?..

GINA. Sai, è di cattivo umore.... ma passerà, aspettami di là (_accenna

alla cucina_) non piangere mio angelo. (_a Erminio_) Non andare di là,

se hai bisogno di qualcosa dillo a me. (_a Edvige_) Va va pure.

EDVIGE. (_piangente s’avvia verso la cucina, ma poi è colpita da

un’idea, e a voce rauca_) L’anitra, il sacrificio! (_vedendo che Gina

ed Erminio non si accorgono della sua presenza, striscia piano piano

fino alla scansia, ne prende la pistola e senza far rumore apre un

battente del solaio, entra e richiude, non ermeticamente però_).

ERM. (_che non si è accorto di nulla mentre ha luogo l’azione di Edvige

dice a Gina_) Spicciati, dunque, e dammi solo la borsa nera.

GINA. (_entra e ritorna subito con una borsa_) Ma questa non ti può

bastare?

ERM. (_non risponde, rimette i suoi libri e altri oggetti che prende

dalla scrivania. Poi si leva il pastrano e lo butta sopra una sedia_).

GINA. Bada il caffè ti si raffredda.

L'anitra selvatica · 第 67 / 72 题