GINA — ERMINIO _e_ EDVIGE.
GINA. Edvige va in cucina e bada al caffè, voglio scendere a
portargliene una tazza, voglio parlargli.
(_Edvige eseguisce, Gina prende una scopa che avrà lasciato
nell’altra stanza e scopa il laboratorio, dopo breve pausa apre
adagio adagio la porta di entrata ed entra Erminio. Ha il paletot
ed è senza cappello, scarmigliato, ha l’aspetto di uomo stanco,
accasciato_).
GINA. (_vedendolo resta un poco attonita, poi butta la scopa in
un angolo e fa due o tre passi verso lui_) Ah! sei tu Erminio, sei
arrivato finalmente.
ERM. (_con voce franca_) Venni, ma per ripartirmene subito.
GINA. Sei padrone di fare quello che vuoi.... ma come ti sei
conciato!!... (_Erminio sorride tristamente_) Ed è l’abito nuovo che
hai ridotto così?
EDVIGE. (_viene dalla cucina_) Mamma, se vuoi andare.... (_vede
Erminio, dà in un grido di gioia e corre a lui_) Ah! Papà, papà.
ERM. (_respingendola_) No... stammi lontana, stammi lontana.... (_non
volendo Edvige andarsene si rivolge a Gina_) Dille dunque che se ne
vada.
GINA. (_commossa_) Edvige, va di là.... vuol parlare con me, si
vede.... va di là Edvige.
(_Edvige soffoca i singhiozzi, fissando Erminio, obbedisce ed entra
a sinistra_).
ERM. (_commosso va alla scansia e ne apre un cassetto_) Voglio prendere
con me i miei libri.... (_cercando_) Ma dove sono?
GINA. Quali libri vuoi?
ERM. Le mie opere di scienza, i miei disegni.... la mia invenzione
insomma.
GINA. (_cercando anch’essa_) Sono quei quaderni con copertina gialla?
ERM. (_senza guardarla_) Appunto.
GINA. (_va alla tavola_) Eccoli, sono questi? (_Erminio se li prende e
li esamina_) Dunque ci abbandoni?
ERM. (_sempre scartabellando i libri_) Avresti già dovuto comprenderlo:
(_con forza_) come posso io restare in questa casa.... ora che so
tutto, che so chi sei.
GINA. Dio possa perdonarti il male che le tue parole mi fanno.
ERM. Provami che non sei quale si crede.
GINA. Sei tu che devi provarmi.
ERM. No.... dopo un passato come il tuo.
GINA. (_con passione_) Ma a tuo padre non pensi? Che ne sarà di lui?
ERM. So quale è il mio dovere. Me lo porto via con me; bisogna anzi che
trovi due stanze in città.... (_fa per partire_) Non sai se qualcuno ha
trovato il mio cappello sulle scale?
GINA. Perdesti il cappello?
ERM. Non lo so, ieri l’avevo e stamane.... non ho più la testa.... non
ho più la testa!
GINA. Erminio, dove sei stato questa notte con quegli scioperati?
ERM. E che so io, mi condussero per le birrerie e per le bettole, dove
si era assordati dalle grida, soffocati dal fumo, ma io era come un
automa, non mi ricordo più di nulla.
GINA. Erminio, tu sei malato.
(_Erminio non le risponde, volge le spalle nel deporre i libri sul
tavolo, scorge la donazione di Werle che nell’atto precedente egli
ha stracciato, la mette da parte vedendo Gina che sarà andata in
cucina e torna con un vassoio sul quale vi è una tazza di caffè con
un piatto di sandwich_).
GINA. (_posando il vassoio sul tavolo_) Prendi una tazza di caffè, ne
hai bisogno; tu sei digiuno, manda giù un sandwich.
ERM. Non ne voglio. (_prende i libri va verso la porta di sinistra dove
è entrata Edvige ed apre l’uscio, ma ritraendosi_) Ancora lei....
GINA. Povera fanciulla non accasciarti.
(_Edvige, tornando spaurita non osando guardare Erminio, entra in
scena. Erminio è sulla soglia dell’uscio_).
ERM. Ricordati Gina che per questi ultimi giorni che ho da restare
in questa casa non voglio essere molestato da persone che non mi
riguardano. (_fa per entrare_).
EDVIGE. (_avvicinandosi a Gina con voce rotta dal pianto dice piano_)
Mamma, allude forse a me?..
GINA. Sai, è di cattivo umore.... ma passerà, aspettami di là (_accenna
alla cucina_) non piangere mio angelo. (_a Erminio_) Non andare di là,
se hai bisogno di qualcosa dillo a me. (_a Edvige_) Va va pure.
EDVIGE. (_piangente s’avvia verso la cucina, ma poi è colpita da
un’idea, e a voce rauca_) L’anitra, il sacrificio! (_vedendo che Gina
ed Erminio non si accorgono della sua presenza, striscia piano piano
fino alla scansia, ne prende la pistola e senza far rumore apre un
battente del solaio, entra e richiude, non ermeticamente però_).
ERM. (_che non si è accorto di nulla mentre ha luogo l’azione di Edvige
dice a Gina_) Spicciati, dunque, e dammi solo la borsa nera.
GINA. (_entra e ritorna subito con una borsa_) Ma questa non ti può
bastare?
ERM. (_non risponde, rimette i suoi libri e altri oggetti che prende
dalla scrivania. Poi si leva il pastrano e lo butta sopra una sedia_).
GINA. Bada il caffè ti si raffredda.