EDVIGE _e_ VECCHIO EKDAL _poi_ GINA.
EKDAL. Mi annoia questo dovermene star solo stamane. (_va vicino alla
stufa a riscaldarsi_).
EDVIGE. E oggi non hai cacciato?
EKDAL. Il tempo non è adatto, è troppo scuro e non ci si vede.... eh?
Una volta cacciavo anche di notte. Mah!... (_brontola tra sè parole
incomprensibili_).
EDVIGE. Dimmi la verità, nonno, ti sei stancato di prendere di mira i
conigli?
EKDAL. No, no.... sono brave bestie.... e non è facile prenderle.
EDVIGE. (_a bassa voce_) E.... e l’anitra selvatica?
EKDAL. Povera piccina, temi forse che abbia a tirare sull’anitra? No,
no, sta tranquilla.... ho ancora l’occhio giusto e il polso sicuro.
EDVIGE. (_non guardando il vecchio Ekdal_) Capisco e poi, forse, ti
sarà troppo difficile.... il colpirla.
EKDAL. (_sorpreso_) Difficile?... Difficile a me?... Ma Edvige!....
EDVIGE. Dimmi, dunque, come faresti, se mai.... parlo così per
curiosità.
EKDAL. Cercherei di colpirla al petto, è il colpo più sicuro, ma
bisogna però tirare contro le penne, non nel verso delle piume....
EDVIGE. (_stentata_) E.... muore presto?
EKDAL. La morte è istantanea se il colpo è giusto. Ma lascia che vada
a vestirmi. (_si avvicina sorridente a Edvige carezzandole il volto_)
Oggi è la festa della mia nipotina e il nonno si veste in gran gala....
ma che nonno? oggi io per te ridivento il luogotenente EKDAL. (_fa
altre carezze ad Edvige e ritorna nella sua stanza borbottando: «Il
luogotenente.... il luogotenente....»_)
EDVIGE. (_guarda il vecchio Ekdal, che s’allontana, poi sta pensierosa,
si passa una mano sulla fronte mostrando di prendere una grave
risoluzione, quindi in punta di piedi va alla scansia in fondo, ne apre
un cassetto e prende la pistola, ma vedendo Gina che viene dalla porta
di sinistra lesta la ripone_).
GINA. Non mettere a soqquadro le carte di Erminio.
EDVIGE. (_avanzando_) Volevo solamente ordinarle un poco.