DETTI _meno la_ SORBI.
ERM. Quando potrò sbarazzarmi di questo debito?
GREG. Speriamo presto, Erminio, speriamo presto.
ERM. (_a Gregorio_) Ti pare che le abbia parlato da senno?
GREG. Sì, come sempre, bravo. (_mettendogli una mano sulla spalla_)
Dimmi la verità, Erminio, non ho fatto bene forse a venire?
ERM. Sì, certo.
GREG. Non ho fatto bene a rischiarare il tuo cammino?
ERM. (_seccato_) Sì, certo.... Ma vi è una cosa che mi fa ribrezzo.
GREG. Ed è?....
ERM. Mi permetti di parlare liberamente di tuo padre?
GREG. Sì, sì.... fa pure, pur troppo non posso impedirtelo.
ERM. Ebbene, Gregorio, io penso che fu infame l’azione di tuo padre nel
combinare il mio matrimonio.
GREG. (_turbato_) Perchè pensi così?
ERM. Tuo padre e la signora Sorbi, conoscendosi, si sposano, ciò indica
un’assoluzione reciproca.
GREG. E con questo?
ERM. Così dovrebbero essere tutti i matrimoni, ma per il mio avvenne
ciò?... Tu stesso hai detto che tra marito e moglie deve esservi una
confidenza illimitata.
GREG. Sì, e lo sostengo, ma tu non puoi, non devi paragonare tua
moglie.... con una donna come quella, mi capisci?
ERM. Dunque non vi è la Provvidenza?
GINA. (_che avrà arrestato il colloquio di Gregorio ed Erminio_)
Erminio non parlare così.
GREG. Sì, non entrare in un argomento troppo difficile....
ERM. Del resto il suo destino è già tracciato. Diverrà cieco.
GINA. Ciò non è sicuro ancora.
ERM. No, non v’è dubbio, e qui sì che riconosco la mano della
Provvidenza. Egli fece nella sua vita molto male, e Dio lo punisce
togliendogli la vista.
GINA. (_alzandosi_) Erminio, non parlare così.... mi fai paura, mi fai
paura.